E se fosse stata tutta “colpa” del camper? – Elisa Loriato

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Il camper è molto di più di una semplice scelta di vacanza. Forse si avvicina ad una forma di nomadismo. Con una particolarità però, ci si sposta alla scoperta del mondo portandosi con sé un pezzo di casa. Già perché comunque il camper è un’estensione della propria residenza fisica. Meglio ancora il camper è una seconda casa viaggiante. I veri camperesti hanno sempre il camper pronto per partire. Stoviglie apposite. Lenzuola su misura. Carte da gioco, forse quelle sì, rubate al soggiorno di casa. L’atmosfera che si respira è quella familiare, tipica di una casa in perfetta armonia.

Cosa succede se una persona fin da bambina trascorre parte del suo tempo viaggiando su questa casa in movimento? Può succedere che si innamori. Si innamori dei viaggi. Si innamori della scoperta. Si innamori di un approccio dinamico del pensiero. Aprire gli occhi. Abbattere confini fisici e mentali di barriere geografiche, pur mantenendo ben presente le proprie origini.

Elisa Loriato con la sorella durante i primi viaggi in camper

Forse deve essere successo proprio questo a Elisa Loriato. Figlia di camperesti. In viaggio già all’età di cinque anni. Innumerevoli Paesi visitati. Diverse culture conosciute. Il suo imprinting non poteva essere diverso. Il viaggio era e rimane la sua passione.

E’ per questo che la storia di Elisa diventa nella sua semplicità un racconto emblematico. Si laurea velocemente in lingue e culture per il management turistico. Entra presto a far parte del mondo del lavoro. Ma se esser giovani dovrebbe rappresentare un vantaggio, questo elemento nelle aziende troppo spesso viene limitato ad un aspetto contributivo. Per il resto l’indice anagrafico rimane una sorta di ordine gerarchico. Il più piccolo taccia e faccia solo ciò che gli venga richiesto.

In parte a questo supplizio di camuffata gavetta, Elisa viene risparmiata. Viene assunta all’interno dell’ufficio legale di una fashion company internazionale. Certo non ci sono i viaggi, ma c’è una nuova lingua da parlare e ancor di più uno straordinario rapporto con i colleghi da coltivare.

Ed è proprio da questo ufficio che Elisa riceve nuova linfa. In particolar modo dai due diretti responsabili di madrelingua inglese, Elisa ha la possibilità di amplificare la sua già dinamica impostazione mentale – “… un’impostazione che ti aiuta ad essere quello che sei… un percorso che ti mette ripetutamente alla prova, che però è ricco di soddisfazioni” mi dice.

E’ così che Elisa piano piano prende sempre più coscienza di sé. Dei propri limiti “… non potevo trattare direttamente un contratto perché comunque non potevo giustamente cogliere quelle chiamiamole sfumature date da una lingua diversa dalla mia…”. Delle proprie passioni “… in parte ero soddisfatta perché potevo finalmente parlare in inglese, però più passava il tempo più mi rendevo conto che soffrivo d’intolleranza nei confronti della scrivania…”.

A tutto a ciò si devono aggiungere alcuni aspetti. Gratificazioni. Dall’ufficio non mancavano. Dalla Direzione non sempre giungevano. Poi, il contatto con la gente. Certo in azienda non scarseggiava, ma nel suo ruolo forse era un po’ limitato. Infine, la capacità organizzativa. Elisa prendeva sempre più coscienza di esserne dotata.

Gli ingredienti ormai c’erano tutti. Viaggi, lingue, persone e organizzazione. Mancavano solo le istruzioni di come ben amalgamarli tutti insieme.

Nel frattempo Elisa si avvicinava sempre di più verso quella manovra che porta il nome di cambiamento.

Prende il patentino di accompagnatore turistico. Si diletta a dispensare consigli agli amici che devono andare in viaggio. Il dado è tratto. Nella sua mente si fa largo tra sistematici dubbi, una risposta. Con questa certezza quasi raggiunta, Elisa fa un altro passo. Personale. Anche se non sempre è possibile scindere quello che si fa da quello che si è. C’è un matrimonio e un lungo viaggio in Australia. Il coronamento di un sogno per una viaggiatrice come lei.

Di ritorno in azienda la comunicazione delle dimissioni. L’atto finale di una scelta meditata da tempo. Sono trascorsi cinque anni da quando aveva varcato per la prima volta il cancello di quella sua prima formante esperienza lavorativa. E’ il 23 dicembre del 2010 quando per l’ultima volta si lascia la facciata alle spalle, prima di salire in auto. Il tragitto fino a casa è un interrotto pianto. Poi arriva il sorriso. Quel sorriso dato dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta.

Elisa Loriato si ritrova all’inizio del nuovo anno con un futuro tutto da scrivere. Riprende in mano i tasselli delle sue passioni e allo stesso tempo la sua vita. Una frase le gira per la testa “… rendere felice chi viaggia…”. Infatti mi dice: “…. io che avevo sempre la valigia in mano… che avevo ricordi bellissimi legati ai miei viaggi… non potevo capire chi non desiderava fare altrettanto… forse si trattava solo di fargli vivere la giusta esperienza… quella più adatta… fargli vivere un’esperienza unica”.

E così che Elisa diventa consulente per viaggiare. Trova una struttura che le mette a disposizione le informazioni e nel giro di poco ciò che prima faceva in modo naturale, dispensare consigli sui viaggi, lo fa diventare un’attività. Ed ecco che Elisa tra un passa parola ed un altro si ritrova non solo con gli amici, ma anche con “coloro che non hanno tempo o chi non ha l’abilità nell’utilizzo di Internet” a fare ciò che ha sempre fatto.

Ma questo è solo l’inizio. Il sogno di Elisa è qualcosa di più articolato. Il passo successivo innanzitutto sarebbe quello di accompagnare chi va in viaggio – “… fargli conoscere i posti dove sono stata io… valorizzare anche il territorio dove vivo…”. Poi c’è un progetto molto più ambizioso. E’ ancora in fase embrionale. E’ legato ai camper, d’altronde non poteva essere diversamente. Si tratta di ridare una valenza culturale oltre che economica a questo modo di viaggiare.

Tutto è pronto. Il camper è acceso. La traiettoria è segnata. Non rimane che partire con Elisa.

Buon viaggio a tutti!

2 Commenti

  1. Claudio scrive:

    Grande Andrea ed Elisa.
    Un altro mattone per la costruzione di un mondo in movimento.
    Elisa, io non mi muovo in camper.. ogni tanto vorrei infilarmi in una qual “sottocoperta per proteggermi e rintanarmi..” ma l’unica cosa è montare la tenda o affittare una stanza. Modo diverso di fare strada.

    Andrea, i miei complimenti per aver raccolto altro midollo dell’esperienza altrui. Adesso sono inchiodato in un mondo che non sempre mi piace ma presto riprenderò la strada.
    Fammi sapere quando è pronto il pezzo su longwalk

    CIAO

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  2. Luca scrive:

    Cara Elisa,
    capisco perfettamente che cosa provi quando accendi il camper ….
    Anche io pur vivendo in Australia provo le stesse emozioni quando parto con il mio fuoristrada alla scoperta dell’Outback Australiano … anzi, io gia’ le provo queste emozioni ancora prima, quando apro la cartina ed inizio a progettare il viaggio, le soste, i rifornimenti, i campeggi … quando calcolatrice alla mano calcolo quanto carburante devo preventivare per raggiungere la destinazione, quanta acqua devo portarmi dietro e quanto cibo …
    Dicono che esiste il “Mal d’Australia” … io ne sono la prova vivente che non e’ soltanto un male ma un’epidemia! Non passo settimana senza pensare al prossimo viaggio, che adesso condivido con i miei 2 figli Camilla e Massimo.
    Camilla ha fatto il suo primo viaggio sui Flinders Rangers quando aveva – 3 mesi …. hai capito bene … non era ancora nata che gia’ percorreva le strade polverose dell’Australia!

    Luca

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