Il baratto di Paolo

Nei miei ricordi cinematografici di gioventù, oltre ai Rocky, Rambo, Ritorno al Futuro e Top Gun, ha trovato spazio anche una pellicola, certamente meno nota, ma a me assai cara. In quel film Tom Cruise apriva un locale dal nome Cocktails & Dreams.

Facce da Baratto, scattata a Milano presso lo stand di ZeroRelativo durante la fiera Fa' la cosa giusta dela scorsa edizione

Mi piaceva per due motivi. Il primo perché era il classico film motivazionale legato al sogno americano. Se hai un’idea la puoi realizzare. Il secondo perché i protagonisti erano dei barman acrobatici e per un certo periodo la cosa mi allettava, mi vedevo a lanciare in aria bottiglie di gin e preparare colorati bloody mary.

Dico questo perché la persona che vi sto per presentare in un certo qual modo è riuscita a realizzare entrambi gli aspetti, dal momento che di professione è barman, ma allo stesso tempo sta vedendo concretizzare un proprio sogno, quello della prima community italiana di scambio, riuso e baratto online.

Paolo Severi, questo è il suo nome, che quel giorno del 2006 invece di buttare via il suo divano l’ha venduto su ebay per un euro, forse non avrebbe immaginato che da lì a poco avrebbe partorito un’idea così semplice, ma così forte da balzare agli onori della cronaca. “… se invece di un euro, mi avessero dato un libro per il mio divano, sarei stato ugualmente soddisfatto…” mi dice Paolo al telefono. Infatti, da questo concetto ha preso forma e sostanza ZeroRelativo.

Ma sentiamo direttamente dalle parole di Paolo in cosa consiste questo progetto, che appena ne ho avuto notizia, ha aperto in me lo spiraglio che si può fare qualcosa di concreto per un consumo più intelligente.

“Paolo tu sai che ti riterrò direttamente responsabile se mia moglie mi farà trovare una comoda poltrona in pelle anni ’70 al posto della mia moderna sedie ergonomica, ancora imballata, mai utilizzata e stivata in ripostiglio! A parte gli scherzi, comunque è stata lei a segnalarmi entusiasta ZeroRelativo, ma spiegami meglio come funziona?”

“ZeroRelativo è un sito dove si inseriscono annunci di baratto. Con gli oggetti inseriti si possono ricevere offerte (di altri oggetti) o fare offerte (per altri oggetti). Esattamente quello che avviene in un mercato del baratto dove arrivo con le mie cose e le offro in cambio di altre. Unica condizione: qua non si usa denaro, ed è il proprio oggetto che diventa “moneta”. Nei tuoi ricordi di gioventù ricorderai gli scambi di figurine, ecco… lo spirito è quello”.

“Ma riesci a farmi un identikit di un “barter” che frequenta e utilizza la vostra community?”

“Il barter (il neologismo che abbiamo utilizzato per definire chi scambia) è un utente sensibile, attento a consumare in modo più critico, crede nel baratto perchè si crea coesione e ci si orienta ad uno stile di vita più sobrio. Chi baratta compie una semplice azione che invita a riflettere su diversi aspetti. Fra questi ci sono persone più coinvolte e già a conoscenza di temi che trattano la decrescita o il consumo critico ed altre che si approcciano ad un fenomeno del tutto nuovo. Il nostro non è un sito dove si fanno affari, ma dove si condivide un progetto”.

“Quali sono le principali tipologie di oggetti che vengono scambiati?”

“Veramente di tutto. Da libri a vestiti, da bigiotteria ad oggettistica di ogni genere. Curiosissimi gli scambi fra cose cucinate e autoprodotte. Mi è rimasto impresso quello del Patè di olive fatto in casa con una borsa portacosmetici. Cose semplici che attribuiscono valore a ciò che abbiamo già e alle nostre abilità”

“Secondo te quali sono le motivazioni che spingono un utente ad avere un ruolo attivo su ZeroRelativo?”

“L’idea di scambiare oggetti piace, appare subito sana e senza secondi fini, ci si sente attivi “nella spesa” anche senza mettere mano al portafoglio, si compie un’azione concreta. Oltre le informazioni c’è un’attività che le concretizza, non rimane un “clic” passivo. Si prende l’oggetto, si fotografa, si baratta, ci si accorda sulla spedizione o sullo scambio a mano. Un esempio positivo di come con gli strumenti adeguati si possono fare cose utili e orientate al sociale, non solo a parole”.

“Quando è partito ZeroRelativo, non c’era nulla di analogo in Italia sul web. Al di là dell’originalità dell’idea, non credo sia stato semplice farvi conoscere. Oggi siete attorno ai 6.000 accessi al giorno e il progetto ha una crescita esponenziale, però come avete fatto all’inizio per ottenere visibilità?”

“Con il lavoro quotidiano, con la passione con cui viene portato avanti il progetto, con le decine di migliaia di tastini digitati che mi hanno permesso di imparare a non guardare più la tastiera quando scrivo :)

La “crisi” ha amplificato la visibilità perché i giornali e le televisioni sono arrivate a noi per cercare forme di risparmio o soluzioni per combatterla. Sottolineo che il baratto non ha nulla a che fare con la crisi e non risolleva le sorti economiche di nessuno, ma crea uno spunto di riflessione sui significati più profondi di quello che è l’economia attuale e di quello che si può fare con una corretta comunicazione sociale. Perché non è più la politica ad orientare le nostre scelte, ma i messaggi positivi (o negativi) che inviamo con le nostre scelte alla politica”.

“Secondo te a cosa è dovuto il successo di ZeroRelativo? Ancor meglio come mai oggi c’è questa attenzione verso il baratto, una forma di commercio che era passata in disuso e comunque mal distrattamente etichettata?”

“Un po’ per merito nostro no? :) Barattare è piacevole ed educativo, nelle scuole è una pratica che gli insegnanti fanno vivere ai bambini stessi per meglio imparare a rapportarsi con le risorse e il denaro. Certo, sembrano utopie viste le continue vicende che subiamo. Proprio per questo è importante dare messaggi propositivi ed esempi pratici invece di alimentare polemiche diseducative orientate sempre sugli stessi bersagli.

ZeroRelativo mette al centro oggetti che non avevano più vita e gliela rifornisce, quasi come andare a cogliere il talento di ognuno e metterlo in circolazione”.

“Comunque resta il fatto secondo me, che ZeroRelativo ha rinobilitato il termine baratto o comunque sia lo ha reinterpretato. A proposito sembra che il tema legato a forme di acquisto più consapevoli sia sentito un po’ ovunque. Nei giorni scorsi leggevo che anche l’attore Chistopher Lambert (o Christophe che dir si voglia) ha lanciato un progetto simile in Francia. E’ solo moda o siamo di fronte ad un cambiamento etico di notevole portata? Cosa ne pensi?”

“Un professore universitario, ordinario di Economia Politica osservava che il baratto nel web risolve ritrosie psicologiche per cui lo scambio di un oggetto usato è stato spesso accompagnato da un’umiliazione sociale, come fosse un fatto di cui vergognarsi. Il web garantendo l’anonimato risolve il problema e magari, aggiungo io, stimola riflessioni, che sono sempre etiche”.

“Prossimi step di ZeroRelativo? Che cos’altro ha in mente Paolo Severi?”

“Da venerdì prossimo saremo alla fiera di Milano dove incontreremo i barter e presenteremo anche zerorelativo.org, che è un aggregatore dove vogliamo inserire i blog personali e di qualità dei barter (c’è anche il tuo!) Mi piacerebbe anche radicarci di più sul territorio ed invitiamo chi apprezza il nostro progetto a darci una mano per farlo insieme”.

“Senti Paolo, per fare un brindisi a ZeroRelativo cosa mi prepari?”

“Un Cocktail Martini. E’ un cocktail semplice con un’anima molto più complessa di quello che all’apparenza può sembrare. La sua preparazione sintetizza in pochi gesti la professionalità di chi lo fa. Un capolavoro”.

Complimenti Paolo. Sono sicuro che questo tuo progetto non può che crescere ulteriormente. Resta il fatto comunque che se mi ritroverò la casa completamente cambiata e al posto del televisore troneggierà un antico vaso cinese, ricordati quello che ti avevo detto all’inizio.

1 Commento

  1. daniele scrive:

    ho iniziato ora a curiosare nel sito zero relativo,
    grande idea (evviva chi adopera l’intelligenza!).
    che belli questi posts,
    grazie!
    ciao

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