Quando la creazione è sospinta dalla passione: Sebastiano Marchiò

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Ad un certo punto ci fermiamo.

Davanti ad una vetrina il nostro camminare trova sosta.

Non sappiamo nemmeno che negozio sia quello. D’altronde non è quello che ci interessa. Il flusso delle persone attorno a noi è intenso. Non rappresenta un disturbo, anzi più ascolto le parole di Sebastiano, più il brusio di sottofondo va a scomparire. Anche l’acqua alta che sta per arrivare al suo livello massimo previsto, sembra rallentare la sua spinta ascensionale. Una forma di rispetto. Forse più semplicemente un modo per partecipare a tutti quei discorsi.

Poi la vista prende il sopravvento sull’udito. Succede quando estrae il suo portatile tenendolo su una mano mentre con l’altra fa avanzare la successione delle immagini. Così come fosse la cosa più normale. Mentre i mori da lassù rintoccano le dodici. I turisti invadono le calli ed i veneziani a passo spedito si spostano per la città.

Sebastiano Marchiò, designer industriale

E’ tutta questa naturalezza a rendere ancora più vero il suo entusiasmo. Un entusiasmo che era iniziato con la descrizione di chi era. Un entusiasmo arrivato al suo massimo contagio lì, proprio in quel momento. Mentre un computer faceva vedere ciò che lui aveva realizzato e il suo sguardo illuminava codeste immagini.

E’ questo quello che Sebastiano Marchiò era riuscito a fare. Doveva essere un racconto del suo lavoro. Si era trasformata in una dichiarazione d’amore. Una dichiarazione di quanta fosse la passione che metteva in ciò che pensava. Ancor prima di progettarla. Subito dopo averla intuita. Lui che fin da piccolo non mancava di “scarabocchiare” qualsiasi pezzo di carta avesse sotto mano. Lui che man mano negli anni aveva trasformato quei segni in prodotti. Sempre lui che ora aveva sostituito la matita con il digitale, senza per questo perdere l’essenza di ciò che andava a produrre.

Sebastiano Marchiò con Ivan Favretto, fondatori di Design Non Autorizzato

Sebastiano Marchiò un designer industriale. Un progettista dall’elevata sensibilità. Linee e funzionalità mescolate per raggiungere un prodotto finito in grado di scaturire molteplici sensazioni. Desiderio, nel possederlo. Soddisfazione, nell’utilizzarlo. Un duro lavoro di ricerca dove fortunatamente ha la possibilità di confrontarsi. Già perché in quello studio, denominato del Design Non Autorizzato, c’è pure un socio. Per meglio dire c’è un amico. Un amico di quelli importanti. Ivan Favretto prima di tutto è quel ragazzo con il quale Sebastiano ha trascorso la giovinezza. Ha condiviso i banchi delle prime scuole e ora si ritrovano a mettere insieme i loro pensieri per realizzare qualcosa di unico. Due identità. Due personalità diverse. Due flussi di energie che trovano il loro perfetto equilibrio a metà strada. La dove la creatività si bilancia con la concretezza. Alla ricerca della semplicità, perché è proprio questa la sfida più difficile.

Sebastiano sorride ricordando i suoi studi allo I.U.A.V. . Si compiace del legame mantenuto con alcuni suoi compagni. Si rallegra di aver trovato dei maestri, dei punti di riferimento, in alcuni docenti. Annuisce soddisfatto del suo periodo da art director in un’agenzia pubblicitaria. Poi si emoziona parlando del suo incontro con lo scultore giapponese Yoshin Ogata ed infine gli brillano gli occhi per quanto è riuscito a fare al Master del Politecnico di Milano. Progettando spazi. Aprendo la mente.

Page Master by Design Non Autorizzato

Ma ora è su quel monitor che vedo le sue effettive creazioni. Come quella Page Master che riunisce design ed ergonomia in una poltrona in grado di raccogliere anche ciò che si legge. Sono numerose le forme che prendono vita nel senso più ampio del termine da quelle immagini in successione. C’è tutto un mondo da scoprire vedendo la magnificenza di alcuni arredi. C’è la visione dell’artista in altri termoarredi. Si sono anche luci, sedute e altre soluzioni per il vivere gli spazi che hanno come filo conduttore l’eleganza e allo stesso tempo la semplicità.

Interior Glove a soffitto by Design Non Autorizzato

Poi prima richiude e subito dopo ripone il portatile nella sua tracolla. Anche la magia di quanto ha detto, di cosa ha fatto vedere sembra terminare. Il rumore della città riprende la sua intensità e anche l’acqua che sembrava distratta ora torna a salire.

Ci lasciamo. Un saluto. Dopodiché due opposte direzioni ci allontanano. Solo allora mi accorgo che qualcosa di incantevole è rimasto. E’ la consapevolezza. La consapevolezza di aver incontrato un talento sospinto da un’innata passione per la creazione.

1 Commento

  1. Liviana scrive:

    Bella l’intervista a Sebastiano Marchiò: leggendola la passione diventa poesia!!!
    Bravo Andrea e bravi Sebastiano e Ivan!!!

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