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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; musica</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Giovedì 17 la fotografia che immortala le arti in movimento</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 07:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può immortalare in uno scatto fotografico la musica, la danza, il teatro? Loro ci sono riusciti. Silvia Lelli e Roberto Masotti, la storia di chi ha saputo vincere la sfida di fotografare arti che nascono per il movimento. Lelli e Masotti, la memoria fotografica del Teatro alla Scala, ma non solo. Uno straordinario sodalizio professionale. Un’altrettanta straordinaria storia personale di coppia.
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<div>
<p style="text-align: center;">Giovedì 17 Ottobre ore 19.15 &#8211; Hotel Londra Palace, Venezia</p>
<h2 style="text-align: center;">Il mecenate d&#8217;anime</h2>
<p style="text-align: center;">presenta</p>
<h1 style="text-align: center;">&#8220;Una coppia e la rappresentazione per immagini delle performing arts&#8221; con Silvia Lelli e Roberto Masotti</h1>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-3307" title="Silvia Lelli e Roberto Masotti" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/10/Silvia_Lelli_e_Roberto_Masotti-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></p>
<p>Si può immortalare in uno scatto fotografico la musica, la danza, il teatro? Loro ci sono riusciti. Silvia Lelli e Roberto Masotti, la storia di chi ha saputo vincere la sfida di fotografare arti che nascono per il movimento. Lelli e Masotti, la memoria fotografica del Teatro alla Scala, ma non solo. Uno straordinario sodalizio professionale. Un’altrettanta straordinaria storia personale di coppia.<br />
- &#8211; -</p>
<p>Terzo incontro della 3. Edizione de &#8220;Il mecenate d&#8217;anime approda a Venezia&#8221;, la trasposizione live del format di storytelling nato sul web un paio d&#8217;anni fa, da un&#8217;idea di Andrea Bettini, che racconta le storie di persone apparentemente diverse tra loro, ma tutte accomunate dal talento e dalla passione.</p>
<p>Gli appuntamenti di questa nuova edizione in totale saranno cinque e a questo link <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/levento/" target="_blank">www.ilmecenatedanime.it/levento/</a>potrete trovare l&#8217;intero programma.</p>
<p>Gli incontri saranno ospitati presso l&#8217;<a href="http://www.londrapalace.com/" target="_blank">Hotel Londra Palace </a>in Riva degli Schiavoni 4171 a Venezia. Orario d&#8217;inizio ore 19.15 con ingresso libero. Al termine degli incontri seguirà aperitivo.</p>
<p>Per maggiori informazioni:<br />
Andrea Bettini (autore e curatore del format Il mecenate d&#8217;anime)<br />
mail: radiobet@gmail.com<br />
mob: 348 9121666</p>
<p>Elena Ferrarese (ufficio stampa Hotel Londra Palace)<br />
mail: press@londrapalace.com<br />
mob: 349 6393917</p>
</div>
</div>
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		<title>Lelli e Masotti: una coppia e la narrazione per immagini delle performing arts</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 09:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aveva qualcosa di particolare. La luce che filtrava dalle persiane rendeva quasi magico quell’ambiente. Lei lo notò immediatamente. Il respiro un po’ affaticato per raggiungere quel quarto piano, diffidando dell’ascensore, prendeva ritmi più lenti fino ad assumere uno stato di piacevole armonia. L’agente immobiliare continuava la sua minuziosa descrizione, ma non era necessario. Ormai lei aveva già capito che quell’appartamento di quella strada milanese non lontana dalla Darsena, sarebbe stata la loro abitazione e anche  la loro sala di posa. Non rimaneva che comunicarlo a lui. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/06/Ilmecenatedanime_Lelli_e_Masotti.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/06/Ilmecenatedanime_Lelli_e_Masotti.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Aveva qualcosa di particolare. La luce che filtrava dalle persiane rendeva quasi magico quell’ambiente. Lei lo notò immediatamente. Il respiro un po’ affaticato per raggiungere quel quarto piano, diffidando dell’ascensore, prendeva ritmi più lenti fino ad assumere uno stato di piacevole armonia. L’agente immobiliare continuava la sua minuziosa descrizione, ma non era necessaria. Ormai lei aveva già capito che quell’appartamento di quella strada milanese non lontana dalla Darsena, sarebbe stato la loro abitazione e anche  la loro sala di posa. Non rimaneva che comunicarlo a lui.</p>
<div id="attachment_3237" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/pages/Lelli-e-Masotti-Milano/119975098018719" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3237" title="Silvia Lelli e Roberto Masotti" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/06/Lelli_e_Masotti.jpg" alt="" width="435" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Silvia Lelli e Roberto Masotti (ph. by Luca d&#39;Agostino)</p></div>
<p>Il lui in questione è <strong>Roberto Masotti</strong>. Colei invece che in quei primi anni ’70 varcò per prima la soglia di quella che poi sarebbe diventata la loro casa e all’epoca luogo di lavoro è <strong>Silvia Lelli</strong>. La storia ora potrebbe continuare citando un unico nome “<strong><a href="https://www.facebook.com/pages/Lelli-e-Masotti-Milano/119975098018719" target="_blank">Lelli e Masotti</a></strong>”, perché loro, oltre che essere una coppia nella vita privata, sono firma unica (e prestigiosa, ndr) nell’ambito professionale della fotografia delle performing arts. Ma per capire meglio chi sono Silvia e Roberto, occorre tornare di qualche anno addietro.</p>
<p>Lui arriva dall’industrial design. Questo conta, ma fino ad un certo punto. Ciò che forse è scatenante per la sua carriera è un altro elemento. A Roberto piace la musica. È un appassionato di musica contemporanea, di jazz e di un certo tipo di rock. Ma soprattutto è uno che vive la musica. Va ai concerti, ascolta, guarda e inizia a fare qualche foto. Poi prende l’abitudine di accompagnare i concerti con la macchina fotografica. Il gioco è fatto. Roberto capisce che si possono fare due delle sue attività preferite insieme, ascoltare e vedere per poi immortalare il tutto attraverso la fotografia. Inizia a narrare ciò che vede. I musicisti, l’ambiente e soprattutto la relazione tra i due. È il suono organizzato. Questi scatti piacciono, a tal punto che Roberto inizia a collaborare con delle prime testate di musica.</p>
<p>Il percorso iniziale di Silvia invece è legato all’architettura e ad una laurea in urbanistica. Cosa centra con la fotografia? Fondamentale. Silvia presta un’attenzione particolare agli spazi e il suo fotografare tiene sempre conto che nella composizione di una buona immagine deve esserci l’armonia degli spazi. A questo Silvia aggiunge un’altra sensibilità. È data da una passione per il teatro. Partecipa ad una compagnia teatrale universitaria. Fa sue le regole di portamento su un palco. Silvia impara presto a vincere una sfida: fotografare qualcosa che nasce per il movimento come può essere la recitazione o la danza. È affascinata dagli spazi teatrali e questa attrazione rimarrà costante.</p>
<div id="attachment_3239" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://vimeo.com/7373255" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3239" title="Note Sparse by Lelli e Masotti" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/06/189.778-Note-Sparse-e1370335916313.jpg" alt="" width="435" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Note Sparse by Lelli e Masotti</p></div>
<p>Silvia e Roberto che sono insieme fin dai tempi del liceo iniziano un percorso straordinario. Un percorso di vita che si mescola ad uno professionale, dove la passione per la fotografia diventa il collante indissolubile di una coppia, che pur mantenendo le singole individualità, si rafforza ed evolve come persone e come professionisti. Sullo sfondo diverse città. Ravenna quella di origine. Firenze per gli studi. Poi Bologna, i primi lavori. Fino a giungere nel ‘74 quella Milano, capitale della musica, della discografia e dell’editoria.</p>
<p>Ci sono in Italia mensili di musica e cultura alternativa come Gong e Muzak che ospitano le foto di Roberto. C’è Spettacoli &amp; Società dove pubblicano entrambi, c’è la prestigiosa rivista Musica Viva diretta da Lorenzo Arruga dove Silvia fa parte della redazione e realizza copertine e servizi. E proprio dall’ambito musicale classico si apre all’improvviso una nuova opportunità: il Teatro alla Scala chiede a Silvia di immortalare tutto ciò che accade al suo interno. L’incarico è gravoso e articolato, eccessivo per uno solo, è quindi <a href="https://www.facebook.com/pages/Lelli-e-Masotti-Milano/119975098018719" target="_blank">Lelli e Masotti</a> ad assumere quell’incarico con il loro talento e la loro passione. È l’anno 1979 e per diciassette anni diventano testimoni attraverso i loro scatti di un incommensurabile capitale a livello artistico. Prove, rappresentazioni, prime e repliche. Un lavoro enorme in termini numerici. Cinquecento mila negativi in bianco e nero. Altri trecento mila a colori, con la dovuta approssimazione. Un archivio da custodire gelosamente da parte del teatro, ma allo stesso tempo un momento di condivisione di straordinaria bellezza. Loro stessi lo hanno voluto, non poteva essere altrimenti. In ogni singolo scatto escono le gesta, le emozioni, gli ambienti che Silvia e Roberto hanno saputo cogliere creativamente.</p>
<div id="attachment_3247" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=vMCaP3xytjQ" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3247" title="La vertigine del teatro by Lelli e Masotti" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/06/TeatroallaScalaMilano1991cm.50x601-e1370336840535.jpg" alt="" width="435" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala diretta da Riccardo Muti, immagine tratta da La vertigine del teatro by Lelli e Masotti</p></div>
<p>“<em>C’è una cosa che aiuta molto insieme al talento, si chiama intuito che unito al sapere cosa stai descrivendo e alla scelta di cosa fotografare può fare la differenza</em>”, mi dice Roberto guardando Silvia che conferma. Sarà, comunque c’è anche una particolare alchimia che è proprio frutto di questa complicità tra loro. Perché anche se lavorano in maniera disgiunta, c’è un trasferimento di energia da uno all’altro che porta all’ottimizzazione di uno scatto. In teatro il lavoro di squadra è fondamentale.</p>
<p>Sono passati quasi quarant’anni dal loro arrivo a Milano. Tante cose sono cambiate. La fotografia è cambiata. Le possibilità di pubblicare fotografie. Ciò che non è cambiato però è la loro curiosità, la loro voglia di sperimentare, addirittura di anticipare e soprattutto di fotografare ciò che piace a loro. La loro non è solo fotografia. È un’idea, un pensiero culturale a 360° sulle performing arts.</p>
<p>Nel frattempo la luce, la magica luce, continua ad entrare dalle persiane di quell’appartamento di quella strada non lontana dai Navigli.</p>
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		<title>Una chef crudista a tempo di musica &#8211; Lorena Loriato</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se non fossimo fatti per fare sempre le stesse cose? In un mondo ideale ognuno dovrebbe essere espressione di ciò che è. Un’applicazione spontanea del proprio talento a mansioni equamente retribuite. Ma non solo. Dovrebbero esserci le condizioni per poter cambiare. Fare ciò per il quale si è portati in quel preciso periodo dove la fiamma della passione non ha eguali. E poi? E poi si continua, per strade attigue, per altre apparentemente diverse, con un bagaglio di esperienza in più e un nuovo tassello evolutivo conquistato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Ilmecenatedanime_Lorena_Loriato.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Ilmecenatedanime_Lorena_Loriato.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>E se non fossimo fatti per fare sempre le stesse cose? In un mondo ideale ognuno dovrebbe essere espressione di ciò che è. Un’applicazione spontanea del proprio talento a mansioni equamente retribuite. Ma non solo. Dovrebbero esserci le condizioni per poter cambiare. Fare ciò per il quale si è portati in quel preciso periodo dove la fiamma della passione non ha eguali. E poi? E poi si continua, per strade attigue, per altre apparentemente diverse, con un bagaglio di esperienza in più e un nuovo tassello evolutivo conquistato.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Lorena-Loriato-e1369292450164.jpeg" alt="" title="Lorena Loriato" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3216" /></a></p>
<p><strong><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank">Lorena Loriato</a></strong> è una di quelle che l’interrogativo se lo è posto e si è pure data delle risposte. Lei che per natura (fortuna) è uno spirito inquieto non si lascia trascinare dalla stagionalità della vita. Quella dove tutto sembra avere una scadenza prefissata. È lei al timone del suo destino. Viaggio avventuroso, non semplice, ma ricco di soddisfazioni.</p>
<p>Ogni rotta è segnata da un elemento di passione. Come la prima, dove è la musica a richiamare la sua attenzione. C’è un diploma per interpreti conseguito e un lavoro da impiegata commerciale a disposizione. Elementi fuorvianti per alcuni, non per lei. Questo perché il luogo di lavoro ha un nome che è già di buon auspicio “<a href="http://www.newageclub.it/" target="_blank">New Age</a>”, ma soprattutto perché rappresenta uno dei club musicali più interessanti dal punto di vista di concerti ed eventi sonori. Ed è così che Lorena segue l’amministrazione del locale, ma pure l’ufficio stampa, le relazioni con i media e la gestione dei social network.</p>
<p>Questo lavoro per Lorena rappresenta molto. L’indipendenza economica. Il coronamento di una passione. Poi però dopo dieci anni “tra palco e realtà”, la parte artistica, quella più emozionale viene meno. Ed ecco che entra in gioco la sua voglia di sfida. Cambio di rotta. Cambio di città. Cambio di lavoro. Un’altra fonte di passione: il cibo.</p>
<p>Dalla provincia di Treviso, Lorena sbarca a Londra. A dire il vero il suo è un ritorno in questa città. Un richiamo iniziato con un primo viaggio a sedici anni. Continuato poi con un periodo come ragazza alla pari ed ora ambientazione ideale da un anno a questa parte per questa sua nuova fase di vita. Nel trasloco porta con sé tutto, gatto compreso. Un’unica rinuncia, per la paura di rovinarli, la sua interminabile collezione di CD musicali. Ora non rimane che ricominciare.</p>
<p>Lorena riparte da un corso. L’insegnante è <a href="http://therawfoodcoach.com/" target="_blank">Karen Knowler</a>, la filosofia è quella crudista e per Lorena il raggiungimento di un percorso alimentare sperimentato su sé stessa. Come tutte le situazioni dove l’entusiasmo è il volano degli accadimenti la cosa non finisce lì. <a href="http://www.nudocrudo.net/" target="_blank">Vito Cortese</a>, noto chef crudista italiano cerca collaboratori all’estero che possano rappresentare la cucina italiana gourmet. Lorena si candida, la selezione è difficile, ma lei ce la fa. Diventa l’unica collaboratrice per l’Europa del progetto “<a href="http://www.nudocrudo.net/" target="_blank">Nudo&amp;Crudo</a>”.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/photo-1-e1369293525399.jpg" alt="" title="La cucina crudista di Lorena Loriato" width="220" height="220" class="alignleft size-full wp-image-3226" /></a>Inizia a tenere i suoi corsi. “Mani in pasta” è il loro nome. Il divertimento, l’educazione alimentare e l’apprendimento di tecniche di cucina crudista i suoi elementi basilari. Piccoli gruppi di persone raggruppate in sale sparse per Londra a sperimentare cosa significhi preparare piatti crudisti. Persone differenti tra loro. Da chi non ha mai mangiato piatti crudi a chi ha problemi d’intolleranze, fino ad arrivare a persone che semplicemente vogliono apprendere nuovi piatti. Il clima è quello del gioco. Si parla, si scherza e allo stesso tempo ci si applica. In tutto ciò, c’è la professionalità di Lorena e c’è pure il suo sorriso. Quel sorriso frutto della consapevolezza di fare qualcosa che le piace.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Tartarementa-e1369293317637.jpg" alt="" title="Tartare di menta by Lorena Loriato" width="220" height="294" class="alignright size-full wp-image-3223" /></a>“<em>Il modo di avvicinare la gente a questa cucina è l’immagine</em>”, mi dice Lorena. Sarà per questo che i suoi piatti sono appetibili già nel momento in cui si vedono. Poi c’è il suo approccio, privo di ogni forma di rigidità mentale, che invita le persone a provare, rispettando le singole e diverse emotività.</p>
<p>Oggi Lorena Loriato è un’insegnante di tecniche di cucina crudista. La musica dalla sua vita non è completamente scomparsa. Le capita ancora di organizzare alcuni eventi live. Ma ciò che importa è il suo stato d’animo – “<em>… sono molto contenta, tutto è molto colorato se dovessi descrivere la mia esistenza… negli ultimi anni sono tornata sul palco…</em>”, mi racconta sorridendo. Già è tornata protagonista sul palco della sua vita. Naturalmente non mancano nuovi progetti, così come deve essere. Intanto si appresta a preparare un tiramisù crudo. In sottofondo una musica. Così tanto per non farsi mancare niente.</p>
<p>Arrivederci Lorena, chef crudista a tempo di musica.</p>
<div id="attachment_3228" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/20130407_ManiInPasta_007AROMAS-e1369293675754.jpg" alt="" title="Una chef crudista a tempo di musica - Lorena Loriato" width="435" height="290" class="size-full wp-image-3228" /></a><p class="wp-caption-text">Lorena Loriato durante una sessione di Mani in Pasta, corsi di apprendimento delle tecniche di cucina crudista </p></div>
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		<title>Il timbro sonoro di Ermanno Pasqualato</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 08:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Tutti cerchiamo di imitare gli altri e perdiamo di vista per cosa siamo veramente portati”. A parlare è un chitarrista mancato. A parlare è un liutaio che ha conquistato il mondo.

Potrebbe essere una favola. C’è un falegname. C’è un garage trasformato in laboratorio. C’è pure qualcosa di magico, com’è la musica. Invece è una splendida realtà. Una di quelle che ti fa star bene quando la senti raccontare. Una di quelle che ti trasmettono la voglia di provarci. Perché ognuno ha un suo talento. Ognuno ha un suo progetto di vita da realizzare.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>“<em>Tutti cerchiamo di imitare gli altri e perdiamo di vista per cosa siamo veramente portati</em>”. A parlare è un chitarrista mancato. A parlare è un liutaio che ha conquistato il mondo.</p>
<p>Potrebbe essere una favola. C’è un falegname. C’è un garage trasformato in laboratorio. C’è pure qualcosa di magico, com’è la musica. Invece è una splendida realtà. Una di quelle che ti fa star bene quando la senti raccontare. Una di quelle che ti trasmettono la voglia di provarci. Perché ognuno ha un suo talento. Ognuno ha un suo progetto di vita da realizzare.</p>
<p>A San Pietro Viminario sono poco più di tremila gli abitanti e meno di trenta i chilometri che lo distanziano da Padova. Proprio in questa dimensione sicuramente a misura d’uomo, <strong><a href="http://www.lapsteelguitar.net/" target="_blank">Ermanno Pasqualato</a></strong> sta lavorando alle sue chitarre. Chitarre particolari, che quasi hanno rischiato di estinguersi, se non fosse che, un “certo” Ben Harper, qualche anno fa, seduto su una sedia appoggia la sua lap steel sulle gambe ed inizia ad incantare il pubblico presente.</p>
<p>Ermanno che aveva già capito che aveva più orecchio timbrico che tecnica strumentale, rimane rapito da quel suono. È così che decide di mettere in secondo piano l’essere musicista per indirizzare tutta la sua passione per la musica (tanta), verso la realizzazione di questi strumenti. Il passaggio per lui è quasi naturale. Figlio di un falegname, lui stesso da sempre artigiano del legno, si compra una electric lap steel guitar e prova a riprodurla. Il risultato è più che soddisfacente, ma Ermanno non è completamente soddisfatto. Navigando sul web trova il progetto, un disegno di una wiessenborn acoustic guitar. Ne studia le misure. Inizia a lavorarci ed infine ne ascolta il suono. Ci siamo quella timbrica tanto ricercata, quella perfezione sonora che affianca la melodia regalandone colore, è raggiunta. Ora non rimane che venderle.<br />
<div id="attachment_3149" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.lapsteelguitar.net/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/DSC00280-e1363074589773.jpg" alt="" title="Ermanno Pasqualato, il liutaio che realizza weissenborn e lap steel guitars" width="435" height="326" class="size-full wp-image-3149" /></a><p class="wp-caption-text">Ermanno Pasqualato, il liutaio che dalla provincia di Padova realizza e vende weissenborn e lap steel guitars in tutto il mondo</p></div><br />
Anche questo passo sembra un’impresa.  Apre un <a href="http://www.lapsteelguitar.net/" target="_blank">sito internet</a>. Arrivano le prime richieste. Francia, Svizzera e Germania. Poi Australia e Stati Uniti. Sono solo alcune delle aree geografiche dove le chitarre di Ermanno Pasqualato giungono a destinazione. Arrivano anche richiesta dall’Italia. Si innesca un virtuoso passaparola. Chitarristi di artisti famosi come Fossati, De Gregori richiedono le chitarre di Ermanno. E poi tanti appassionati. Musicisti in erba. Talenti in crescita.</p>
<div id="attachment_3154" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.lapsteelguitar.net/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/DSC000691-e1363075269724.jpg" alt="" title="Ermanno Pasqualato, il liutaio che realizza weissenborn e lap steel guitars" width="435" height="326" class="size-full wp-image-3154" /></a><p class="wp-caption-text">Le weissenborn e lap steel guitars di Ermanno Pasqualato</p></div>
<p>Ad Ermanno oltre agli ordini per la produzione di nuovi strumenti arrivano anche le prime email dove i chitarristi si complimentano con lui. Il liutaio, che prima di tutti, ha saputo applicare la sua sartorialità alla realizzazione di strumenti così particolari. Per Ermanno la soddisfazione è totale. Per lui amante delle musica, che ha sempre suonato la chitarra partendo da Neil Young, il suo idolo, per poi passare al country, al country/rock, al blues e fino a giungere al jazz, è una straordinaria gratificazione. Le sue mani ora non solo suonano, ma permettono di far suonare anche altri. Tanti altri, anche coloro proprio con problemi alle mani si sono rivolti a lui e hanno potuto continuare a suonare, dal momento che lo slide si suona con una barra metallica che si fa scivolare sulle corde.</p>
<p>È quasi sera nel suo piccolo laboratorio sotto casa. Sono già diverse ore che sta lavorando alla sua ultima chitarra. In sottofondo c’è la radio accesa. Gli occhi di Ermanno sono sul quel legno che sta prendendo forma. Le sue orecchie invece sono su quella melodia che esce da quel apparecchio sonoro. Ermanno ancora una volta ne ricerca la sonorità e come per incanto si immagina quella musica. Chissà magari a creare quei suoni c’è pure una chitarra da lui realizzata. Potrebbe essere.</p>
<p>Quasi fosse un rito si toglie il grembiule da lavoro. Spegne la radio. Poi la luce. Si reca in casa a preparare la cena. Ogni suo gesto però riproduce un suono. È una musica. È la musica che accompagna l’esistenza di <a href="http://www.lapsteelguitar.net/" target="_blank">Ermanno Pasqualato</a>.</p>
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		<title>Suoni e colori dell&#8217;anima &#8211; Anna Dari</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 08:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è possibile soffocare una passione. Tanto meno se questa è accompagnata dal talento. Perciò anche circostanze della vita che tenterebbero di allontanare da un proprio naturale percorso, non possono arrestare un processo vitale. Riescono a rallentarne il cammino, posticiparne gli straordinari effetti. Poi però succede ciò che deve accadere. E da quel momento tutto sarà diverso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Non è possibile soffocare una passione. Tanto meno se questa è accompagnata dal talento. Perciò anche circostanze della vita che tenterebbero di allontanare da un proprio naturale percorso, non possono arrestare un processo vitale. Riescono a rallentarne il cammino, posticiparne gli straordinari effetti. Poi però succede ciò che deve accadere. E da quel momento tutto sarà diverso.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Spartitodonna_Newtext1-copia-e1358758161175.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="200" height="166" class="alignleft size-full wp-image-3060" /></a></a>Anche <strong><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank">Anna Dari</a></strong> non avrebbe immaginato di rimettere le mani sui quei tasti bianchi e neri. Erano passati diciotto anni. Troppi. Non abbastanza per sopire i desideri. I motivi della pausa erano i più ordinari, per questo i più complicati. Quelli che a tante donne possono imbrigliare la propria esistenza. C’è un matrimonio. Una famiglia. Dei figli. Un lavoro. Tutto gira attorno a loro, anche quelle responsabilità che non spettano loro. Eppure per Anna suonare il pianoforte era la cosa più normale. Al di là di un diploma al conservatorio, la musica era espressione di lei e lei era espressione della sua musica. Ma quando le cose stanno così non si può relegare tutto al passato. Anna è musica.</p>
<p>Come in tutte le situazioni apparentemente prive di uscita, bloccate da influenze esterne e da inutili sensi di colpa, c’è bisogno del giusto chiavistello. Quello di Anna è un concerto al quale assiste. E’ una bella sera di fine estate quando nella sua Asti arriva un pianista. Non è un pianista qualunque. Anna la sua musica l’aveva già ascoltata. Non le sue parole però. Quelle che lui usa per presentare i suo brani. La commistione di quella musica e di quelle parole sono una miccia per Anna. Ad accenderla è <a href="http://www.giovanniallevi.com/" target="_blank">Giovanni Allevi</a>.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/06092010728-225x300.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3064" /></a>Anna Dari torna a casa. Si siede davanti al suo pianoforte. Ancora qualche attimo di esitazione e poi procede. Le paure vengono spazzate dalle note. Le incertezze dai suoni. Come in una forma di trance creativo compone prima un brano. Poi un secondo. Poi un terzo. Il suo estro artistico è inarrestabile. Alla fine saranno sette i brani. La gioia espressa molto di più. Inizia a farli ascoltare. Prima ad amici e parenti, poi al pubblico. I primi concerti. Le prime grandi emozioni regalate. I primi complimenti ricevuti. Quel lasso di tempo di astinenza dal suono non sembra credibile ai più. La musica di Anna arriva dritta al cuore. Una musica classica che incontra il blues e non solo. E’ la magia di Anna quella che si sente.</p>
<p>Quasi ad omaggiare colui che l’ha fatta tornare nel suo mondo, dedica un brano al maestro Allevi. Gli affianca una poesia. Poi ne scrive altre. Ogni composizione arriva ad avere una poesia che l’accompagna. E’ la nascita di una raccolta. “<strong><a href="http://www.slanciovitale.blogspot.it/" target="_blank">Suoni e colori dell’anima</a></strong>”, non poteva che chiamarsi così.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/100_4909-225x300.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3066" /></a>La storia di Anna Dari non finisce qui. Questo è solo il suo risveglio. Ora Anna vuole vivere con la sua musica. Non è semplice. Ci sono delle regole di mercato d’affrontare. Meccanismi discografici. Circuiti per esibirsi dal vivo da interpretare. Tutte cose che hanno poco, se non nulla, da vedere con la sua arte. Tutte cose necessarie per affermarne la sua esistenza.</p>
<p>Il passo più grande Anna lo ha già compiuto. Ora si tratta di muoverne ogni giorno altri nella direzione che le è più consona. Fare conoscere la propria musica, sembra un ossimoro in un Paese dove non s’investe nella cultura. Però qui non si tratta di realizzare un sogno, ma di vivere la propria esistenza. Anna sicuramente si è immaginato il suo traguardo.  Magari non raggiungerà proprio quello. Magari ne verranno fuori altri. Comunque sia sarà uno straordinario viaggio. Per lei. Per coloro che avranno il piacere di ascoltare la sua musica.</p>
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		<title>Il pianista fuori posto &#8211; Paolo Zanarella</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 13:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le lancette dell’orologio della Torre Belfredo segnano le otto. Le saracinesche dei negozi sono ancora abbassate. Una leggera foschia staziona a mezza altezza nell’aria. Non sono molti i passanti di un sabato mattino che a stento vuole risvegliarsi. In questo scenario quasi incantato appare lui. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Le lancette dell’orologio della Torre Belfredo segnano le otto. Le saracinesche dei negozi sono ancora abbassate. Una leggera foschia staziona a mezza altezza nell’aria. Non sono molti i passanti di un sabato mattino che a stento vuole risvegliarsi. In questo scenario quasi incantato appare lui. La sua sagoma si confonde con ciò che sta trasportando. Su un carrello con un motore d’avviamento preso da una vecchia Y12, troneggia un pianoforte a coda nella sua più completa nera eleganza. Arrivato quasi al centro della piazza, lui con quel insolito bagaglio a mano si ferma. Con un gesto fluido, ma intriso di ritualità, abbassa la pedana del carrello. Il pianoforte prende contatto con il terreno e la base di quel muletto diventa un naturale tavolo dove ospitare CD, depliants e articoli vari di giornali che parlano di lui. Non rimane che fissare un leggio, non per uno spartito, ma per un album fotografico che lo immortala in tante piazze diverse. Lui e il suo immancabile pianoforte.</p>
<p>Fatto questo ci rechiamo in un bar di lì a poco aperto. Mentre una musica anni ’80 fuoriesce dagli altoparlanti del locale ci sediamo attorno ad un rotondo tavolo. Davanti a noi un caffè. Di fronte i nostri sguardi. Ci presentiamo, ma è come se ci conoscessimo già. Mi era bastato incrociarlo qualche giorno addietro in un’altra piazza per conoscerlo. In quell’occasione non c’eravamo detti nulla. Lui stava suonando, io rincorrendo altri pensieri. Per questo gli avevo lasciato un biglietto da visita all’interno di un cappello che faceva da raccoglitore di monete. Forse per questo lui mi aveva richiamato e oggi eravamo lì.</p>
<p><strong><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank">Paolo Zanarella</a></strong> inizia a raccontarmi la sua storia. La passione per la musica. La determinazione nell’apprendere una tecnica da autodidatta. La decisione di inseguire un sogno. Dopo anni di un lavoro certo, la voglia di provarci. Per non lasciare spazio ai rimpianti. Per costruire una felicità. Sua, di conseguenza in chi gli sta attorno.  Ed ecco che il pianoforte mai abbandonato diventa lo strumento per realizzare un desiderio di vita.</p>
<p>Intreccia le note per costruire la sua musica. Una musica classica. Una musica che punta dritta al cuore. Compone brani come se andasse a fissare nel tempo le sue emozioni. Poi condivide il tutto. Per creare nuove suggestioni in chi ascolta e fa propria la musica di cui lui è l’autore. Inizia pure ad esibirsi. Concerti, eventi, appuntamenti. Ma in taluni casi si accorge che non è sempre così facile far accorrere le persone per una musica comunque nuova, per qualcuno che comunque non è ancora noto.</p>
<p>Ed è proprio da una considerazione su questo, che tramuta una potenziale frustrazione in un’idea originale. “<em>Forse non riesco a riempire i teatri, ma la fuori c’è pieno di gente… perché non portare la musica, la mia musica dove le persone ci sono e possono soffermarsi anche per pochi minuti, per poi riprendere il cammino della propria vita</em>”. Da questo pensiero Paolo passa all’azione. Gli ci vuole poco tempo per capire come dipanare apparenti impedimenti. Di meccanica ne sa qualcosa. E’ il suo lavoro, o almeno così è stato fino a quel momento. Progetta quel carrello che gli permette di mettere in movimento il suo pianoforte e dare concretezza a quel suo pensiero. Ora gli è possibile trasportare ovunque la sua musica. Anche in quei luoghi che non sembrano essere deputati a ciò. Soprattutto là. Perché è proprio quella distonia visiva, quello stupore di trovare un pianista fuori posto a rendere il tutto ancora più intenso, più vivo.</p>
<div id="attachment_3008" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/11/331113_10150399337026005_533396004_10435574_1605629059_o-e1353937501523.jpg" alt="" title="Paolo Zarontello - Il pianista fuori posto" width="435" height="326" class="size-full wp-image-3008" /></a><p class="wp-caption-text">Il pianista fuori posto - Paolo Zarontello</p></div>
<p>Tutto pronto non rimane che partire. Ed è un cielo stellato di un’estate padovana a fare da cornice a lui e al suo pianoforte per il debutto. Prato della Valle, sembra come tutte le altre sere, ma non per Paolo. C’è una forte emozione. C’è pure una paura per fare qualcosa di nuovo. Ma bastano le prime note, i primi accordi di una sua canzone a spazzare ogni dubbio ed incertezza oltre che catalizzare l’attenzione delle prime persone. E’ fatta. La musica prende il sopravvento. La gioia di Paolo si trasmette attraverso le dita che accarezzano quei tasti bianchi e neri. Le onde sonore che partono dal suo pianoforte regalano emozioni in chi è lì e si trova inaspettato spettatore. Da loro queste sonorità vengono rispedite all’autore sotto forma di applausi o di tacite parole che dagli occhi trovano una loro intensa e compiaciuta espressività.</p>
<p>Da quella notte Paolo e il suo pianoforte non hanno mai smesso di suonare. Hanno girato insieme per innumerevoli piazze, per altrettanti luoghi apparentemente non destinati alla musica.  Il risultato è stato sempre quello: la capacità di trasmettere gioia sotto forma di colonna sonora. Perché la musica è una colonna sonora. Della vita di Paolo Zanarella. Della vita di tutti noi.</p>
<div id="attachment_3009" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/11/ALB_5277-e1353937804904.jpg" alt="" title="Il pianista fuori posto - Paolo Zanarella" width="435" height="654" class="size-full wp-image-3009" /></a><p class="wp-caption-text">Il pianista fuori posto - Paolo Zanerella a Venezia</p></div>
<p>Al termine di questa chiacchierata ci scambiamo una stretta di mano. Ancor più stretta è la sintonia che ci ha accompagnato nel ricostruire quel suo modo di rendere migliore il mondo. Prima di lasciarci mi fa leggere alcuni commenti lasciati da passanti su improvvisati biglietti. Sono la gratificazione maggiore per la scelta che Paolo ha fatto. Ora però non ha più tempo. Deve iniziare a suonare. Deve iniziare a regalare altri indimenticabili momenti.</p>
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		<title>Un incontro (tanto) atteso &#8211; Guido Harari</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era da un po’ che lo rincorrevo. Come un metallo attratto da un magnete, sapevo che prima o poi ci saremo inesorabilmente incontrati. Il tutto accade quando un anno sta per finire e il suo compleanno è trascorso da appena un giorno. “E’ un eterno presente…” dice rispondendomi sul trascorrere dell’esistenza. “E’ una storia in continua evoluzione” mi verrebbe da rispondergli ripercorrendo il suo cammino professionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>29 dicembre 2011.</p>
<p>Era da un po’ che lo rincorrevo. Come un metallo attratto da un magnete, sapevo che prima o poi ci saremo inesorabilmente incontrati. Il tutto accade quando un anno sta per finire e il suo compleanno è trascorso da appena un giorno. “<em>E’ un eterno presente…</em>” dice rispondendomi sul trascorrere dell’esistenza. “<em>E’ una storia in continua evoluzione</em>” mi verrebbe da rispondergli ripercorrendo il suo cammino professionale.</p>
<p>Fotografia e musica sono gli ingredienti del suo lavoro. Parti integranti della sua persona forse è più corretto dire. Approfittandone dell’informalità di quei giorni di festa, gli chiedo quale potrebbe essere un ritratto fotografico che ben lo rappresenti e lui, <strong><a href="http://www.guidoharari.it/" target="_blank">Guido Harari</a></strong>, mi risponde così: “<em>Un tempo, quand’ero soprattutto fotografo, mi sentivo un “dilettante ispirato”. Oggi, dopo avere realizzato, libri, mostre, e aver aperto la mia galleria fotografica, <a href="http://www.wallofsoundgallery.com/" target="_blank"><strong>Wall Of Sound</strong></a>, credo di portare avanti a più livelli e con strumenti diversi un’opera di divulgazione non solo sull’immagine della musica, ma sulla musica stessa e sulla realtà di cui è, o è stata, espressione</em>”.</p>
<p>E’ un uomo che non solo ben sa cosa significhi il termine passioni, ma anche ha capito l’importanza di alimentarsi di esse – “<em>…vuol dire tenere sempre accesa la propria scintilla interiore. È qualcosa di molto intimo, impresso da sempre nel proprio Dna. Quando il mondo intorno muore, si può sempre riconnettersi con la propria scintilla interiore per guardare avanti e “credere”. Non ci sono alternative</em>”.</p>
<p>Guido Harari è colui che ha fatto talmente tante cose da poter essere soddisfatto di aver realizzato così tanti sogni, ma che ugualmente parlando di cosa ha ancora rinchiuso nel cassetto, risponde che per quello avrebbe bisogno di una macchina del tempo e di un’altra vita a disposizione.</p>
<p>Quando parla del suo lavoro sono le emozioni ad emergere dalle parole – “<em>Mi emozionano il contatto con l’altro, le potenzialità di approfondimento, di conoscenza. Per un timido cronico come me, il lavoro di fotografo obbliga a saltare tutta una serie di impacci e ad esporti per quello che sei. Non è ammessa finzione. Dunque il mio è un lavoro veramente auto terapeutico e, come tale, irrinunciabile</em>”.</p>
<p>Ma è sugli incontri che irrompono gli elementi distintivi che hanno caratterizzato la sua vita. Come quando mi racconta di come sia avvenuto il suo incontro con la fotografia – “<em>Ho amato la fotografia fin da piccolo, osservando mio padre (che non era certo un professionista) fissare con la sua macchina fotografica i momenti salienti che scandivano la vita della nostra famiglia. Ho imparato ad apprezzare di più le piccole e grandi sorprese della vita proprio per la possibilità di fissarle su pellicola. Questa passione si è presto intrecciata con quella per la musica e ad un certo punto, prima ancora che compissi vent’anni, ha prodotto quello che è diventato il mio ‘lavoro’ </em>”.</p>
<p>Già la musica, un altro incontro incantevole, come lui stesso mi racconta: “<em>Ho scoperto la magia della musica da bambino, infilando 45 giri nel mangiadischi dell’auto di alcuni amici di famiglia. Una specie di primitivo car stereo. Quando sono arrivati i <a href="http://www.beatles.com/" target="_blank">Beatles</a>, compravo già dischi con la mia paghetta, e non c’è voluto molto per capire che quella sarebbe stata la passione di una vita intera. Ho cominciato a ritagliare giornali, collezionare dischi e memorabilia e, più tardi, a fotografare e a scrivere</em>”.</p>
<p><div id="attachment_2564" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.guidoharari.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/GUIDO-HARARI__FRANZ-DI-CIOCCIO-e1327482648463.jpg" alt="" title="GUIDO HARARI &amp; FRANZ DI CIOCCIO" width="435" height="348" class="size-full wp-image-2564" /></a><p class="wp-caption-text">Guido Harari (sulla dx) con Franz Di Cioccio</p></div>Ma la vita di Guido Harari è stata forgiata anche da un altro tipo d’incontri. Quegli incontri che ti possono cambiare la vita – “<em>La mia vita è cambiata quando per la prima volta ho sentito <a href="http://www.elvis.com/" target="_blank">Elvis Presley</a> in un juke-box durante una vacanza in montagna. Avevo otto anni. E poi quando il mio sguardo si è posato sulle fotografie di <a href="http://www.jimmarshallphotographyllc.com/" target="_blank">Jim Marshall</a>, di <a href="http://www.photo-leloir.net/" target="_blank">Jean-Pierre Leloir</a>, di <a href="http://www.nital.it/sguardi/9/news_mostre3.php" target="_blank">Giuseppe Pino</a>, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annie_Leibovitz" target="_blank">Annie Leibovitz</a>. Avevo diciotto anni. Ogni incontro mi ha segnato, confermandomi nel percorso intrapreso</em>”.</p>
<p>Infine arriviamo a quell’incontro che forse ha dato quell’accelerazione finale affinché mi mettessi in contatto con lui: <a href="http://www.giorgiogaber.it/" target="_blank">Giorgio Gaber</a>. “Ho apprezzato Gaber fin dai primi dischi “dei Navigli”, ma l’ho incontrato tardi, grazie a <a href="http://www.alabianca.it/" target="_blank">Enzo Jannacci</a>, quando insieme riformarono il loro adrenalinico duo, ribattezzandolo Ja.Ga. Bros. Come se non più di <a href="http://www.fondazionedeandre.it/" target="_blank">De André</a>, Gaber è stato la coscienza di più di una generazione. Impossibile non farsi contagiare e travolgere dall’irruenza delle sue performance, dalla corrosività delle argomentazioni, dalle instancabili provocazioni. Gaber resta a tutt’oggi, insieme a <a href="http://www.pasolini.net/" target="_blank">Pasolini</a>, un esempio di serietà, di coerenza, di infaticabile ricerca. Colpiva di lui la dialettica, la sua smania di confrontarsi col pubblico in estenuanti dibattiti, il suo rimettere tutto in discussione – valori, idee, rituali. Ascoltare Gaber significava riaprire piaghe dolorose e gettare lo sguardo nell’abisso delle proprie contraddizioni. Dopo di lui, nessuno, purtroppo”.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/fuori-collana/gaber-lillogica-utopia.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/Lillogica_Utopia_Guido_Harari-235x300.jpg" alt="" title="L&#039;illogica Utopia di Guido Harari (ed. Chiarelettere)" width="235" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2566" /></a>Un anno fa proprio Guido, aveva pubblicato un meraviglioso libro fotografico su Gaber dal titolo <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/fuori-collana/gaber-lillogica-utopia.php" target="_blank">L’illogica utopia</a></strong>. – “Era tempo che si restituisse la parola a Gaber a quasi dieci anni dalla sua scomparsa. Per colmare un vuoto troppo ingombrante, per riascoltare la voce dell’intelligenza, per rilanciare nuovi quesiti in un’epoca di finte certezze e di sgradevolissima cosmesi.  Un libro come L’illogica utopia ha significato per me anche il lusso di poter approfondire il percorso e la poetica di Gaber (senza dimenticare l’apporto fondamentale del suo partner <a href="http://www.luporini.it/" target="_blank">Sandro Luporini</a>) attraverso i suoi appunti, le sue interviste e una messe di materiali messi generosamente a disposizione dagli amici della <a href="http://www.giorgiogaber.it/" target="_blank">Fondazione Giorgio Gaber</a>. Di questo non potrò mai ringraziarli abbastanza”.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/quando-parla-gaber-7.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/QUANDO-PARLA-GABER-193x300.jpg" alt="" title="QUANDO PARLA GABER a cura di Guido Harari (ed. Chiarelettere)" width="193" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2568" /></a>Oggi un suo nuovo libro <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/quando-parla-gaber-7.php" target="_blank">Quando parla Gaber</a></strong>. – “… doveva intitolarsi, ben più significativamente, Io non mi sento italiano. È nato dall’esigenza di uscire dall’autobiografismo dell’Illogica utopia per zoomare sugli anni del Teatro Canzone e dell’impegno civile. Di fatto il libro riprende una serie di materiali contenuti nell’Illogica utopia con l’aggiunta di alcuni inediti che si rendevano indispensabili in questa nuova veste. È un piccolo libro Zen da tenere sul comodino o in tasca, pronto in qualunque momento a regalare stimoli e, soprattutto, conforto”.</p>
<p>Prima di concludere questa nostra chiacchierata gli chiedo se secondo lui, nell’ambito artistico, esiste oggi un nuovo Signor G e lui senza esitare mi risponde: “Non potrà mai esserci un nuovo Signor G, come non potrà mai esserci un nuovo De André. La storia avanza e richiede nuovi testimoni, persino nuovi linguaggi. Siamo qui ad attendere chi saprà raccontare questi tempi bui con parole nuove. È già molto che, in questa attesa che si fa sempre più lunga e preoccupante, artisti con una visione come Gaber e De André possano aiutarci a decifrarli e a indovinarne gli sviluppi futuri”.</p>
<p>Finisce così questo nostro primo incontro. Ma sono sicuro che ora che ci siamo conosciuti, ci saranno altre occasioni per parlare, per condividere oppure semplicemente per solo sognare.</p>
<p>A presto Guido.</p>
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		<title>Uno sguardo riflesso in una perla &#8211; Moulaye Niang</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/ilmecenatedanime_moulayeniang.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/ilmecenatedanime_moulayeniang.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.</p>
<p>Non è il terminal di un aeroporto. Nemmeno la sala d’aspetto di una stazione. Niente valigie. L’unico bagaglio a mano permesso è il sorriso. Ed è così che in uno dei Sestieri dove sono rimasti ancora dei veri veneziani, illumina la Salizada del Pignater, la vetrina di questo negozio. Perché di un negozio si tratta.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400481251026_260244116026_4870703_3184571_n-e1323076741313.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2467" /></a></p>
<p>Niente paura, qui non troneggiano le insegne di noti brand. Qui l’unica scritta che si fa largo ha qualcosa di originale – <a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><strong>Muranero</strong></a> – sillogismo perfetto per descrivere cosa si realizza. Già, perché c’è un altro tassello da aggiungere a questa storia. In questo luogo dove si avvicendano persone ad apportare il proprio saluto, al suo interno c’è un’artista o forse meglio dire, come piace a lui, un umile artigiano. Il suo nome è <strong>Moulaye Niang</strong> ed è lui l’artefice delle opere in vetro che animano questo spazio.</p>
<p>E’ lui che ha saputo imprimere lo sguardo della sua terra natia, il Senegal, all’antica arte del vetro di Murano. Il risultato è ciò che non riesce a trattenere chi entra nel suo negozio. Stupore per tanta bellezza. Ed è proprio nelle perle in vetro, l’oggetto che maggiormente rappresenta Moulaye, che l’energia di questo incontro si fa più pura. Più intensa.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/19157_260468666026_260244116026_3917172_581528_n-e1323076892179.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2469" /></a></p>
<p>La sua anima si riflette in ciò che realizza. Il suo spirito emerge dal calore di questo luogo. Un calore umano intenso. Lo sanno bene i vari amici che anche per pochi istanti si fermano a salutare Moulaye. Per ammirarne le opere. Per scambiare qualche parola. Per ritrovare la giusta dimensione del tempo.</p>
<p>“Il tempo deve essere mio…” dice Moulaye. Non è una frase di circostanza. E’ un approccio di vita. E’ il rispetto di quanto necessario per la realizzazione di un’opera. Ma è anche il valore che dà alla propria esistenza. Quella degli altri. Mai prevaricare. Mai imporre.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400479646026_260244116026_4870657_7020552_n-300x200.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-2471" /></a>La storia di Moulaye Niang potrebbe essere un esempio virtuoso di emigrazione. E’ molto di più. E’ la storia di un ragazzo che con caparbietà e determinazione ha saputo perseguire quella che sentiva essere la sua strada. Questo anche quando andava a bussare alle fornaci di Murano per imparare. Per apprendere un’arte che gli avrebbe permesso di esprimersi attraverso dei manufatti unici. Perché fatti da lui. Mescolando tradizioni diverse. Anche questo è innovare. Evolvere.</p>
<p>Ma l’espressione artistica di Moulaye non si ferma al vetro. Il suo scandire del tempo trova anche un’altra forma d’espressione. La musica. “… la musica è cuore… la musica è emozioni… la musica si suona…”, mi dice iniziando a battere con una bacchetta per scandire il tempo. Lui che voleva essere un bassista ed invece è diventato un batterista. Lui che nonostante le innate doti ritmiche, si ritiene solo un esecutore. Forse perché ha visto cosa vuol dire farsi travolgere dal successo. L’essere famosi e non sapere gestire la notorietà. Come è accaduto ai suoi fratelli. Il clamore che sovrasta l’essenza della musica. Aspetto che Moulaye non sottovaluta mai, anzi che cerca di trasferire anche ai giovani ai quali insegna musica, affinché lo strumento non diventi uno scudo per sentirsi più grande. Per Moulaye la musica è un modo per dare voce alla propria parte emozionale. Forse anche per questo non ha mai voluto approfondire la parte accademica. Conoscerne la parte intellettuale.<br />
<img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/45034_146538305375122_100000568608279_332833_7420777_n-e1323077043383.jpg" alt="" title="Moulaye Niang" width="450" height="301" class="alignleft size-full wp-image-2473" /></p>
<p>Mentre parliamo di tutto ciò ogni tanto veniamo interrotti da qualche amico che entra in negozio. Non sono interruzioni però. Più che altro arricchimenti. Un modo per ampliare i confini dei propri discorsi. Come quando entra un ragazzo entusiasta nel dare conferma che farà parte del gruppo. Dalla musica si passa al viaggio. Il gruppo in questione è quello che Moulaye sta organizzando per andare in Senegal. Dieci giorni. Un paio di settimane. Certo non abbastanza, ma sufficiente per vedere con i propri occhi e non con quelli di stereotipi tramandati, cosa c’è in quella terra.</p>
<p>Intanto a proposito di tempo, i campanili a fianco scandiscono i dodici rintocchi. E’ mezzogiorno. Lascio Muranero non prima di soffermarmi sulla brillantezza di una delle tante opere di Moulaye. Poi guardo i suoi occhi. Ritrovo la stessa brillantezza. Non è un caso. E’ la capacità di ascoltare e riprodurre le emozioni che lo circondano. Bravo Moulaye.</p>
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		<title>Jazz:Re:Found Edizione 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 09:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’eravamo lasciati con una promessa. Quella di rivederci a giugno di quest’anno. Ormai manca poco, il 23 di questo mese prenderà il via la quarta edizione del Jazz:Re:Found. Prima di mettermi in movimento per raggiungere Vercelli, chiamo Denis Longhi per sapere come sta andando la preparazione di questo festival musicale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.jazzrefound.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Denis_Longhi-e1307351085170.jpg" alt="" title="Denis Longhi" width="450" height="270" class="aligncenter size-full wp-image-2145" /></a></p>
<p>C’eravamo lasciati con una promessa. Quella di rivederci a giugno di quest’anno. Ormai manca poco, il 23 di questo mese prenderà il via la quarta edizione del <a href="http://www.jazzrefound.com/" target="_blank">Jazz:Re:Found</a>.</p>
<p>Prima di mettermi in movimento per raggiungere Vercelli, chiamo <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2010/11/02/denis-longhi-come-suona-la-provincia/" target="_blank">Denis Longhi</a> per sapere come sta andando la preparazione di questo festival musicale.</p>
<p>“<em>… quest’anno sono accadute due dinamiche che hanno modificato sostanzialmente il mio approccio nell’organizzazione di questo evento… prima cosa mi sono innamorato… per la prima volta mi sono innamorato di una donna… e questo per una sorta di bilanciamento personale mi ha permesso di vedere questo festival in maniera più distaccata… una maggiore consapevolezza mi ha permesso di vedere gli errori dati da eccessivi slanci emotivi…</em>” – dopo una pausa che va a rafforzare maggiormente questo suo passaggio personale, Denis aggiunge: “<em>…  poi c’è stata la perdita della coscienza storica del Jazz:Re:Found… Andrea, grande amico e persona che portava con sé l’essenza di questa manifestazione, si è trasferito a Barcellona… quindi dopo un primo momento di smarrimento, mi sono ritrovato a dover dare concretezza a ciò che per me… per noi… ha sempre significato questo evento…</em>”.</p>
<p>Il Denis che ritrovo a distanza di qualche mese è diverso. Dalle sue parole colgo una maturità, frutto sicuramente di questi episodi personali, che và a dipingere in modo ancor più nitido il progetto Jazz:Re:Found. Se da un lato sembra aver perso quel disincanto iniziale dato dalla realizzazione di un sogno, dall’altro avverto un forte senso di determinazione nel portare avanti questo ‘suono della provincia’.</p>
<p><a href="http://www.jazzrefound.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/jazz_re_found_2011-e1307351634554.jpg" alt="" title="Jazz:Re:Foud Vercelli Music Art Festival 2011" width="450" height="140" class="aligncenter size-full wp-image-2148" /></a></p>
<p>A sostegno di queste mie impressioni mi dice: “<em>… ho vissuto l’organizzazione di <a href="http://www.jazzrefound.com/" target="_blank">Jazz:Re:Found 2011</a> più come una produzione artistica che come un evento ideato da me… questo con tutti i valori aggiunti e forse qualche limite… rispettando però ciò che erano state le linee guida che c’eravamo imposti fin dalla prima edizione… musica, qualità, cultura… il tutto nell’ottica di ricalcare la tradizione dei grandi festival internazionali…</em>”.</p>
<p>Poi con Denis affronto il tema spinoso dei finanziamenti economici per la realizzazione di un evento di questo tipo e lui ancora una volta senza allarmismi, ma con una lucida analisi racconta: “<em>… dal punto di vista economico c’è stata la disillusione più totale… ma essendo stato un festival costruito al di fuori delle logiche commerciali non ci siamo abbattuti… c’è stata un’oggettiva riduzione economica della produzione… però anche qui senza andare ad intaccare l’identità del festival… nonostante i tagli alla fine per il pubblico credo che sarà un’edizione molto interessante…</em>”.</p>
<p>A questo punto provocatoriamente chiedo a Denis se questo festival sarebbe più appetibile per gli investitori se invece di svolgersi a Vercelli si svolgesse in un’altra città e lui con un sorriso un po’ amaro mi risponde: “<em>… non ti nascondo che questa osservazione me l’hanno già fatta alcuni grandi sponsor… se fossimo a Milano o a Torino… tanto per non andare troppo lontani… sicuramente saremo più interessanti da un punto di vista di finanziatori privati… è per questo che è necessario che le istituzioni locali ci sostengano… per sopperire ad un mancato introito da parte delle aziende private… questo sarà fondamentale per il prossimo futuro… sarà la discriminante per capire se ci sono le risorse per rimanere qui o meno… la Puglia da questo punto di vista insegna… in pochi anni è diventata la culla degli eventi artistico/musicali…</em>”.</p>
<p>Dopo un legittimo sfogo derivante dalle difficoltà di dare sostenibilità economica ad un progetto culturale, Denis, quasi sottovoce, quasi nel cercare di confidare un proprio sogno mi dice: “<em>… sai io credo che Jazz:Re:Found abbia tutte le prerogative per diventare uno dei festival più importanti a livello nazionale ed internazionale… lo è proprio per una sua costituzione naturale… è nato in provincia… ma proprio per questo contiene gli elementi di naturalezza e passione che lo possono far diventare un punto di riferimento tra gli eventi di questo genere… la mia non è  solo una dichiarazione d’amore verso questo festival… anzi… oggi che lo vivo con uno sguardo più distaccato… ne percepisco ancora di più le potenzialità…</em>”.</p>
<p>A proposito di potenzialità poi Denis mi accenna a qualche novità legata a questa edizione 2011 del Jazz:Re:Found – “<em>… in Italia dopo anni… forse addirittura per la prima volta… un’etichetta di culto del mondo musicale come la <a href="http://ninjatune.net/" target="_blank">Ninja Tune</a> sarà partner del festival… e questo significa che il pubblico potrà vedere e sentire durante i giorni del Jazz:Re:Found artisti come <a href="http://www.myspace.com/dorianconcept">Dorian Concept</a>, <a href="http://kidkoala.com/" target="_blank">Kid Koala</a>, <a href="http://www.myspace.com/statelessonline" target="_blank">Stateless</a> e <a href="http://www.djfood.org/djfood/" target="_blank">Dj Food</a>… poi tra i main artist dell’evento ci saranno tra gli altri <a href="http://www.myspace.com/afrikabambaataaandthesoulsonicforce" target="_blank">Afrika Bambaataa</a>, <a href="http://www.jamestaylorquartet.co.uk/" target="_blank">James Taylor Quartet</a>, <a href="http://www.casinoroyale.it/" target="_blank">Casino Royale</a> che presenteranno il loro nuovo album e poi… la <a href="http://submotion.co.uk/" target="_blank">Submotion Orchestra</a>… che posso garantirti è veramente in gamba… ricordano un po’ la <a href="http://www.cinematicorchestra.com/" target="_blank">Cinematic Orchestra</a> prima maniera…</em>”.</p>
<p>Prima di concludere Denis mi anticipa che anche per quest’anno “<em>… ritorna il Circo delle Pulci in maniera più imponente…</em>” e quasi a sdrammatizzare comunque le difficoltà economiche affrontate per sostenere il progetto Jazz:Re:Found mi dice: “<em>… nonostante tutto abbiamo trovato soldi per gli altri… con la Provincia abbiamo fatto una cosa bella… abbiamo istituito la Jazz Sound Accademy che permetterà a quindici persone… selezionate tra studenti universitari, disoccupati, eccetera… di partecipare in prima persona al making-off dell’evento… suddivisi tra audio, video ed editoria… queste persone potranno fare un’esperienza molto interessante e retribuita… anche nell’ottica di un futuro lavoro domani…</em>”.</p>
<p>Che dire Denis. Io ho già le valigie pronte. Ci vediamo dal 23 giugno a Vercelli, per far sentire ancora una volta <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2010/11/02/denis-longhi-come-suona-la-provincia/" target="_blank">come suona la Provincia</a>.</p>
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		<title>L&#8217;esperienza segna &#8211; Luca Nuzzolo e i Soluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 09:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per parlare dell’incontro di oggi con la mente bisogna fare un salto nel tempo. Ci spostiamo per un attimo in una cantina di una casa di quartiere. All’interno ci sono dei ragazzi. Delle chitarre. Una batteria. Le tastiere e un basso. Ma non solo. C’è una musica e le pareti di quello scantinato sono intrise di passione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/ilmecenatedanime_Luca_Nuzzolo_Soluzione.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.soluzione.biz/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2132" title="Luca Nuzzolo e i Soluzione" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/SOLUZIONE-Official-e1306831527624.jpg" alt="" width="450" height="194" /></a></p>
<p>Per parlare dell’incontro di oggi con la mente bisogna fare un salto nel tempo. Ci spostiamo per un attimo in una cantina di una casa di quartiere. All’interno ci sono dei ragazzi. Delle chitarre. Una batteria. Le tastiere e un basso. Ma non solo. C’è una musica e le pareti di quello scantinato sono intrise di passione.</p>
<p>In questo scenario dove forse in tanti ci siamo ritrovati, c’è qualcuno che ha avuto la forza e il coraggio di andare avanti. Quell’energia che veniva riprodotta insieme a delle note è ancora presente. La cantina si è trasformata in uno studio. Ma lo stupore e l’amore per la musica è quello di allora. Se possibile forse ancor di più.</p>
<p>L’evoluzione di questa storia ha un nome: <a href="http://www.soluzione.biz/" target="_blank"><strong>Soluzione</strong></a>.</p>
<p>E a parlarcene è <strong>Luca Nuzzolo</strong>, voce e chitarra di questo gruppo. Musicalmente nato in una Mestre anni ’80, poco più che bimbo con un gruppo chiamato Trans, con un sostanzioso contributo di musica elettronica e agli albori di band come i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bluvertigo" target="_blank">Bluvertigo</a>, Luca recupera le esperienze sonore passate, portandole ad una attualizzazione musicale con i Soluzione. Una naturale maturazione artistica, visto che Luca oltre che essere autore delle musiche e dei testi, è anche produttore di questo progetto con la sua etichetta <a href="http://jost.splinder.com/" target="_blank">Jost</a> in distribuzione <a href="http://www.audioglobe.it/disk.php?code=8016670191049" target="_blank">Audioglobe</a> e <a href="http://itunes.apple.com/it/album/lesperienza-segna/id432504718" target="_blank">iTunes</a>.</p>
<p>Un progetto che mette insieme tre anime differenti, ma complementari, dal momento che oltre a lui, c’è un batterista che arriva da esperienze legate al metal e un bassista ben conoscitore della musica anni ’70 come Led Zeppelin e Jethro Tull.</p>
<p>Ma torniamo per un attimo all’essenza di questo approccio musicale dei Soluzione. In un Paese come il nostro dove l’arte viene insegnata marginalmente e la musica spesso non ha una sua dignità professionale, Luca e i componenti dei Soluzione, fanno della ricerca nella forma canzone un punto di forza per far emergere ciò che vogliono comunicare.</p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/album/lesperienza-segna/id432504718" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2134" title="L'Esperienza Segna - Soluzione" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/L_ESPERIENZA-SEGNA_Soluzione-e1306831760537.jpg" alt="" width="250" height="253" /></a>“<em>Oggi sempre più persone ascoltano distrattamente o non ascoltano affatto la musica, e penso che questo sia dovuto a un’insensibilità crescente verso se stessi che porta per svariate cause a non percepire i segnali che arrivano dall’esterno…</em>”, mi dice Luca, riflettendo sulla situazione del mercato discografico in Italia e sulle difficoltà di produrre e promuovere nuovi dischi, dopo avermi fatto un veloce excursus storico sulla sua carriera artistica “<em>ma posso garantirti che vedere “</em><a href="http://itunes.apple.com/it/album/lesperienza-segna/id432504718" target="_blank"><em>L’esperienza segna</em></a><em>” in cd è una grande emozione. Sappiamo che sarà difficile ma siamo pronti</em>”.</p>
<p>“<em>Per produrre un disco oggi bisogna essere pazzi…[ride] in primis, lo fai perché ti senti di farlo… nel migliore dei modi, senza certezza che a qualcuno arriverà il tuo messaggio…</em>” racconta Luca in un misto di disillusione e volontà di non mollare. “<em>Però lo sai che a qualcuno arriverai…</em>”, sorride. E proprio da questa visione della musica, intesa come possibilità di esprimere idee e sentimenti, nasce l’album L’esperienza segna.</p>
<p>“<em>Il titolo racchiude un po’ tutto il mio percorso legato alla musica… un’esperienza che lascia un segno indelebile… un’esperienza che mi ha permesso di raggiungere una certa maturità artistica (e)o consapevolezza artistica e allo stesso tempo di ritrovare la giusta attenzione verso ciò che sto facendo… E’ un disco che parla di vita e inevitabilmente anche la mia ci è finita dentro</em>” mi dice Luca parlandomi di questo nuovo disco.</p>
<p>“<em>L’esperienza segna è un lavoro attento alla melodia, ricco di citazioni, in un percorso vicino alla canzone d’autore che riprende a volte sonorità del passato importanti nella nostra infanzia, ma non replicandole sterilmente, anzi elaborandole e cercando nuove soluzioni stilistiche. Un disco che ha potuto contare anche su collaborazioni di artisti come </em><a href="http://www.myspace.com/mao" target="_blank"><em>Mao</em></a><em>, </em><a href="http://www.myspace.com/regarbo" target="_blank"><em>Garbo</em></a><em> e i </em><a href="http://www.myspace.com/diaframma" target="_blank"><em>Diaframma</em></a><em>…</em>”.</p>
<p>Quello delle collaborazioni è un aspetto importante del lavoro che Luca sta portando avanti con la sua band. Infatti oltre a quelle presenti su L’esperienza segna, ce n’é un’altra con il filosofo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manlio_Sgalambro" target="_blank">Manlio Sgalambro</a>, che porterà alla luce un nuovo progetto entro la fine dell’anno.</p>
<p>Mentre Luca mi parla del disco e dei progetti futuri, c’è un elemento che mi desta interesse, curiosità e compiacimento. Si tratta della purezza con il quale esprime il suo amore disinteressato verso la musica. Qui non ci sono uffici stampa o frasi di circostanza. Ci sono però emozioni. Molte. Emozioni date dalle parole di Luca. Emozioni date dall’ascolto delle canzoni dei Soluzione.</p>
<p>“<em>Molte canzoni del disco sono nate da veri e propri “voli” sullo strumento, mi capita di venire rapito dai suoni e quando mi risveglio da questo piacevole torpore mi ritrovo con l’idea per una nuova canzone… forse nascono proprio così le mie canzoni, da questo dialogo diretto con le note sulle quali poi costruisco castelli di parole…</em>” mi spiega Luca parlandomi del momento più creativo dello sviluppo artistico/musicale.</p>
<p>Poi in un momento di confidenza gli chiedo quale potrebbe essere il complimento che gli piacerebbe ricevere e lui inizialmente ridendo: “<em>Uno sconosciuto che mi ferma e mi dice &#8211; ce ne fosse di gente che fa musica così” e poi riprendendo un tono più serio: “A parte le battute, credo che se riuscissimo ad accendere quel contatto emotivo a cui mi riferivo inizialmente, sentendoci dire dalle persone che hanno ascoltato la nostra musica – siete riusciti a trasmetterci delle vere emozioni – questo sarebbe un risultato straordinario…</em>”.</p>
<p>Prima di lasciarci con Luca poi parliamo di aspettative, di desideri. Anche in questo caso la sua verve poetica ha la meglio sul cinismo che ci vorrebbe essere imposto da un certo tipo di comunicazione – [ride] &#8220;<em>hai presente quando gratificazione morale e lavoro si fondono insieme? Non sarebbe male lasciare il segno con &#8220;l&#8217;esperienza segna&#8221;&#8230; il sogno di ogni musicista [ride ancora], fantasticare per fantasticare, perché no?</em>”</p>
<p>Queste ultime parole di Luca, mi fanno ritornare a quel pensiero iniziale. Un pensiero fatto di un locale, di ragazzi e di strumenti. Un pensiero che mi fa accapponare la pelle ogni volta che ci penso, per la passione che trasmette. Un pensiero che porta proprio là. Dove la musica è musica. Dove la musica è vita.</p>
<p>In bocca al lupo Soluzione.</p>
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