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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; storie</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Ho interpretato il sogno di mio padre &#8211; Claudio Costa</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2014 07:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Salvare una vita umana diventa un atto d’amore sconfinato con il mondo”. Le parole sono quelle di un medico. Le emozioni sono quelle di un dottore. All’anagrafe Claudio Marcello Costa. Per gli amici e per tutti gli appassionati di motomondiale è il “dottor Costa”. Nel 1976 ha fondato la clinica mobile. Nella vita ha interpretato un sogno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>“<em>Salvare una vita umana diventa un atto d’amore sconfinato con il mondo</em>”. Le parole sono quelle di un medico. Le emozioni sono quelle di un dottore. All’anagrafe <strong>Claudio Marcello Costa</strong>. Per gli amici e per tutti gli appassionati di motomondiale è il “<strong>dottor Costa</strong>”. Nel 1976 ha fondato la clinica mobile. Nella vita ha interpretato un sogno.<br />
<div id="attachment_3479" class="wp-caption aligncenter" style="width: 420px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/Dottor_Claudio_Costa.jpg" alt="" title="Claudio Marcello Costa - Il dottor Costa" width="410" height="220" class="size-full wp-image-3479" /><p class="wp-caption-text">Claudio Marcello Costa, il dottor Costa, fondatore della Clinica Mobile </p></div></p>
<p>Non è facile fargli delle domande. Non perché sia ritroso nel rispondere, ma perché è un piacere, stare in silenzio ed ascoltarlo in un suo libero esternare di pensieri. L’intera telefonata è un susseguirsi di ricordi, sensazioni e vibrazioni di sentimenti. Un discorso pacato in continuo equilibrio tra la bellezza di una straordinaria vita vissuta e la profondità di alcune cicatrici ben impresse nell’anima da dolorosi episodi.</p>
<p>La figura del padre è ricorrente. Non potrebbe essere diversamente. Figlio di Francesco “Checco” Costa, che ha fatto la storia del motociclismo agonistico moderno, organizzando alcune delle gare più importanti a livello internazionale ed ideatore del Circuito di Imola, Claudio ne è l’interprete di un sogno inteso come progetto di esistenza terrena. Papà Checco, laureato in agraria, ma con la passione per i motori ben conosceva i rischi di correre su delle potenti due ruote. È così che il giovane Claudio si ritrova con due divieti. Il primo è quello di fumare. Il secondo, di andare in moto. Però gli indica una missione. Occuparsi del “salvataggio” dei piloti che corrono in pista. Claudio fa sua questa indicazione e la interpreta nel migliore dei modi. Si laurea in medicina con tre specializzazioni, Clinica ortopedica e traumatologica, Fisio-chinesiterapia ortopedica e Medicina dello Sport. Proprio al Circuito di Imola inizia a prestare i propri soccorsi come medico di pista. Mette a disposizione tutta la sua professionalità al servizio dei piloti. Competenze mediche che nel suo caso non posso scindere da quelle umane. Con la sua profondità d’animo riesce a curare sia le ferite fisiche, ma non solo.</p>
<p>Geoff Duke, Franco Uncini, Graziano Rossi, il papà di Valentino, sono solo alcuni dei piloti che sono stati da lui soccorsi. Ma ben presto Claudio Costa, il dottor Costa diventerà un riferimento per generazioni diverse di piloti del motomondiale. Mentre parla, traspare nelle sue parole una piacevole serenità. Quel gesto di far risorgere un pilota è pregno di gioia. Mentre cerca di sorvolare su alcuni degli accadimenti tragici che comunque caratterizzano uno sport come questo. Ci riesce. Fino ad un certo punto però. Quando si arriva al un passato recente come la morte di Marco Simoncelli fa una pausa. “<em>Ho cercato di darmi una risposta. Abbiamo cercato insieme alla sua famiglia di darci una risposta</em>”. È qui che mi accenna alla sacralità – “<em>Il mondo ha bisogno della sacralità. Una sacralità che va oltre la ragione. Dove  nel ricordo c’è la possibilità, l’illusione di sconfiggere quello che è l’oblio e poter decantare l’eterno</em>”.<br />
<div id="attachment_3481" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><a href="http://www.fucinaeditore.it/it/libri/la-vittoria-di-marco" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/la_vittoria_di_Marco-198x300.jpg" alt="" title="La vittoria di Marco - dottor Claudio Costa" width="198" height="300" class="size-medium wp-image-3481" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro - LA VITTORIA DI MARCO e il folle sogno del dinosauro: eroi non estinguetevi - di Claudio Costa (Fucina Editore)</p></div></p>
<p>Questa componente di cercare con il proprio lavoro di aggiungere vita ai piloti, proprio con la clinica mobile ha trovato un importante tassello di immortalità. Un automezzo appositamente pensato e studiato per interventi medici rapidi a piloti infortunati. Era il primo maggio del 1977 quando questa idea di Claudio Costa ha trovato forma e sostanza, debuttando al GP d’Austria di Salisburgo. Da allora la clinica mobile è sempre stata presente in tutti i circuiti dove si sono tenute gare di motomondiale. Con lei, proprio il suo artefice il dottor Costa, sempre pronto a dispensare cure ed anche sorrisi.</p>
<p>Da quest’anno però Claudio Costa ha deciso di fare un passo indietro. Ha designato il suo successore. Michele Zasa, trentaquattro anni e pronto a portare avanti un progetto illuminante. Chiedo al dottor Costa cosa stia facendo ora e lui sospirando mi dice: “<em>Alla mia età mi sto guardando dentro… ripercorro ciò che ho fatto… contento di averlo fatto e sperando di averlo fatto al meglio</em>”. D’istinto mi verrebbe di rispondergli “su questo non può avere dubbi”, ma mi trattengo. Glielo dirò la prossima volta. Perché voglio risentirlo. Voglio incontrarlo. Ascoltare le sue parole è stato un piacevole regalo. È proprio vero che è un dottore. Fa stare bene chi lo ascolta.</p>
<p>Arrivederci dottor Costa!</p>
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		<title>Io sono montagna &#8211; Matteo Majer</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 09:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Majer.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita.</p>
<p>Spesso Il mecenate d’anime, ha raccontato di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/10/14/simone-perotti-adesso-basta/" target="_blank">cambiamento</a>, del significato d’<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/07/29/paolo-la-luna-e-con-te/" target="_blank">inseguire un proprio sogno</a>, dell’importanza di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2011/10/19/lafrica-bella-di-simone-mura/" target="_blank">riappropriarsi della propria esistenza</a>. La storia di <strong><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank">Matteo Majer</a></strong> rientra a pieno titolo in questo percorso di ricerca personale.</p>
<p>Matteo, si laurea in psicologia del lavoro in quegli anni dove lo studio abbinato ad esperienze in azienda dava come risultato, un successo professionale assicurato. E così in parte è stato. Il “Dottor” Majer fa le sue prime esperienze come consulente nell’ambito risorse umane, finché come prassi vuole, si confronta dall’interno di un’impresa. A dire il vero più di una ed attraverso questa esperienza come responsabile del personale vive dal di dentro il significato del suo ruolo. Aziende diverse, dinamiche differenti, un’unica costante, Matteo Majer si schiera sempre dalla parte degli onesti, i quali non sempre poi trovavano vita facile in un ambiente relazionale aziendale poco armonico.</p>
<p>Matteo, sempre stimolato dal cambiamento e orientato all’innovazione, decide che è giunta l’ora di continuare con questo lavoro che lo appassiona, ma allo stesso tempo di rallentare i ritmi, per porsi delle domande e soprattutto trovare delle risposte ai motivi del suo passaggio terreno. È così che inizia un percorso professionale e personale che gli permette di raggiungere quel giusto equilibrio tra impegni lavorativi e tempo che dedica a sé. Fa il temporary manager, scegliendo di essere presente in azienda due, tre giorni a settimana. Si dedica alla libera professione, sempre nell’ambito risorse umane, affinando tecniche formative, di valutazione del personale e di ricerca intervento sull’analisi e la gestione dello stress.</p>
<p>E la montagna in tutto ciò? È luogo e simbolo della sua rinascita. Luogo perché ci trascorre quasi cinque mesi all’anno, anche se non in maniera continuativa. Simbolo, perché è la perfetta metafora del suo pensiero esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2304-e1395132963825.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3410" /></a></p>
<p>La montagna è preparazione. È allenamento. Ogni giorno devi fare qualcosa che ti permetta di avvicinarti alla realizzazione del tuo sogno. La soddisfazione di una personalità matura deve essere data dall’individuazione di un progetto e dal suo portarlo a compimento. Ragionare per obiettivi. Fare un percorso, dove il sacrificio ne è parte integrante.</p>
<p>La montagna è conoscenza. Conoscenza dell’ambiente nel quale ci si trova, del territorio circostante, in modo tale da poter valutare in maniera puntuale ed efficace gli obiettivi che si vogliono raggiungere.</p>
<p>La montagna è azione. Un’azione finalizzata ad un apprendimento. Un’azione dove si è concentrati su ciò che si fa e allo stesso tempo c’è gioia, divertimento nell’intraprenderla. Un’azione che prevede il sapersi arrangiare, ma anche confrontarsi e condividere con gli altri. Un’azione vista sempre in un’ottica di risultati raggiunti, anche quando si avverte di non essere arrivati alla meta prefissata.</p>
<p><div id="attachment_3413" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_3379-e1395133252320.jpg" alt="" title="Io sono Montagna - Matteo Majer" width="225" height="399" class="size-full wp-image-3413" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Majer</p></div>Infine la montagna è essenzialità. Alcune cose sono indispensabili, altre è giusto non averle perché sono solo d’ingombro. Tornare ad un contatto con la natura, allontanandosi dai luoghi comuni. Come dice proprio Matteo “lontano dall’estetica per essere più vicini all’etica”, nella ricerca di una sobrietà che ci distacchi dalla macchina compulsiva dei consumi.</p>
<p>È questa la direzione che Matteo ha intrapreso. Una direzione che lo sta portando sempre più vicino alla sua autorealizzazione. Una direzione che Matteo mette a disposizione anche agli altri attraverso il suo lavoro. Un lavoro caratterizzato dalla passione e che vuole essere da supporto a tutti coloro che vogliono progettare il proprio futuro, partendo dal presente. Un cambiamento quello di Matteo che si basa prima di tutto sulla consapevolezza, per poi aiutare nell’individuazione dei personali obiettivi, prima di passare ai piani d’azione.</p>
<p>È una scelta quella fatta da Matteo. Sperimentare e provare su sé stesso per poi essere utile ad altri nella fase di presa delle decisioni. O forse è solo un sogno quello di Matteo. Un sogno tangibile, realizzatosi, una volta che è diventato progetto di vita.</p>
<p>Intanto rimette nel cassetto quella sua foto da bambino. Guarda fuori dalla sua baita arroccata tra le dolomiti bellunesi e poi, sorride. Sta per iniziare un nuovo giorno per Matteo Majer. Una nuova vita.<br />
<a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2856-e1395133383418.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3417" /></a></p>
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		<title>Il mecenate d&#8217;anime is Elvis Inside</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2013/12/22/elvisinside/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Dec 2013 22:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvistamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell'augurarvi buone feste vi lascio alla lettura di un <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">articolo</a> uscito qualche giorno fa. Per una volta Il mecenate d'anime non ha narrato, ma è stato narrato. Lo segnalo perché le parole che ha utilizzato <a href="http://www.valeriotagliacarne.com/" target="_blank">Valerio Tagliacarne</a> e le fotografie realizzate da <a href="http://www.yorick-photography.com/" target="_blank">Marco Tortato</a>, rappresentano pienamente lo spirito di questo progetto di storytelling.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/"></a><div id="attachment_3343" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/12/ilmecenatedanime_yarich-e1387749509458.jpg" alt="" title="Il mecenate d&#039;anime visto da Yorich Photography" width="435" height="290" class="size-full wp-image-3343" /><p class="wp-caption-text">Il mecenate d'anime visto attraverso la fotografia di Marco Tortato alias Yorick Photography</p></div></p>
<p>È stato un anno ricco di storie, emozioni e grandi protagonisti. Persone che hanno regalato attraverso le loro testimonianze il valore di un&#8217;idea, di un progetto, di un sogno concreto di vita. Persone diverse tra loro, ma tutte accomunate da quei due elementi magici che vanno sotto il nome di <strong>talento</strong> e <strong>passione</strong>.</p>
<p>Non mi rimane che darvi l&#8217;appuntamento al prossimo anno, dove andremo ancora una volta a mettere un riflettore su questi modelli positivi che spesso non trovano spazio nei mezzi di comunicazione tradizionale. Nell&#8217;augurarvi buone feste vi lascio alla lettura di un <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">articolo</a> uscito qualche giorno fa. Per una volta Il mecenate d&#8217;anime non ha narrato, ma è stato narrato. Lo segnalo perché le parole che ha utilizzato <a href="http://www.valeriotagliacarne.com/" target="_blank">Valerio Tagliacarne</a> e le fotografie realizzate da <a href="http://www.yorick-photography.com/" target="_blank">Marco Tortato</a>, rappresentano pienamente lo spirito di questo progetto di storytelling.</p>
<p>E come dice l&#8217;amico <a href="http://www.sebastianozanolli.com/" target="_blank">Sebastiano Zanolli</a> &#8220;<em>il destino de Il mecenate d&#8217;anime è <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">Elvisinside</a>!</em>&#8220;.</p>
<p>Questo è il <strong><a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">link</a></strong>! Buona lettura e a presto,</p>
<p>Andrea Bettini</p>
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		<title>Reportage di un viaggio tra le emozioni</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2013/11/07/reportage-di-un-viaggio-tra-le-emozioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 09:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvistamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta è stato uno straordinario viaggio. Un viaggio fatto di incontri, emozioni, spunti, riflessioni e sorrisi. Già perché comunque alla base di tutto c'era l'entusiasmo. La voglia di condividere. Il tentativo di unire attraverso un unico filo, il protagonista e coloro che erano lì ad ascoltare il suo racconto. In un vortice di positivi stimoli in grado di accendere quel senso di immedesimazione che fa si che tutti possona domandarsi "ma perché non ci provo anch'io a mettermi in gioco?".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3331" title="Il mecenate d'anime approda a Venezia" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/11/ilmecenatedanime_immagine_londra-e1383816802380.jpg" alt="" width="435" height="246" /></p>
<p>Ancora una volta è stato uno straordinario viaggio. Un viaggio fatto di incontri, emozioni, spunti, riflessioni e sorrisi. Già perché comunque alla base di tutto c&#8217;era l&#8217;entusiasmo. La voglia di condividere. Il tentativo di unire attraverso un unico filo, il protagonista e coloro che erano lì ad ascoltare il suo racconto. In un vortice di positivi stimoli in grado di accendere quel senso di immedesimazione che fa si che tutti possona domandarsi &#8220;<em>ma perché non ci provo anch&#8217;io a mettermi in gioco?</em>&#8220;.</p>
<p>È la forza del racconto. È l&#8217;energia che fuoriesce da una storia quando essa è vera.</p>
<p>Ed è così che anche questa <strong><span style="color: #000000;">3. Edizione de &#8220;Il mecenate d&#8217;anime approda a Venezia&#8221;</span></strong> ha fatto da palcoscenico a persone apparentemente diverse tra loro, ma tutte accomunate da due elementi: il talento e la passione. Elementi che alla fine non possono vivere in maniera disgiunta, ma che si alimentano uno con l&#8217;altro, facendo sì che ciò che sembrava impossibile diventi realtà. Una splendida realtà.</p>
<p>Siamo partiti con il sogno di <a href="http://youtu.be/D_z9CBfqiH8" target="_blank">Bruno Lancetti</a>. Quel sogno legato alla curiosità di cosa c&#8217;è dietro al fascino di un parco divertimenti. Una passione coltivata, alimentata, arricchita a tal punto da trasformarla in una professione. Ed è così che oggi Bruno Lancetti si ritrova a lavorare per la più grande società al mondo costruttrice di montagne russe. Ed è oggi come ieri che lui non ha perso lo stupore di vedere (e provare) le nuove attrazioni che vengono realizzate, dopo lunghe e attente ricerche.</p>
<p>Dai parchi divertimento poi abbiamo messo le mani in pasta con il secondo incontro, quello con <a href="http://youtu.be/b026I0xUEko" target="_blank">Maurizio Toffoli</a>. Una storia la sua che rasenta la fiaba. Ci sono tutti gli elementi. La magia di un mestiere. La fantasia nell&#8217;interpretarlo. La gioia nel condividerlo. Ed è così che la storia del pluripremiato pizzaiolo Maurizio Toffoli ha incantato un&#8217;attenta platea. Ed è così che si è scoperto qual è l&#8217;ingrediente segreto di Maurizio: l&#8217;amore. Per ciò che fa. Per ciò che vuole trasmettere.</p>
<p>La terza tappa di questo viaggio è stata con una straordinaria coppia: <a href="http://youtu.be/pABGdOf2v1o" target="_blank">Silvia Lelli e Roberto Masotti</a>. Con loro, grazie a loro, abbiamo potuto rivivere un percorso professionale e umano illuminato dalla fotografia applicata alle performing arts. Musica, teatro, danza e molto altro ancora. Sono loro, Lelli e Masotti, che hanno trovato la chiave interpretativa per fissare in uno scatto fotografico quelle arti che nascono per il movimento.</p>
<p>A proposito d&#8217;interpretazione abbiamo continuato a parlare di linguaggi nel quarto appuntamento di questo terzo ciclo d&#8217;incontri. In quella serata il linguaggio era quello del corpo e ad accompagnarci in un suggestivo percorso fatto di emozioni, sentimenti, modalità espressive è stata <a href="http://youtu.be/teP9LfS47Vs" target="_blank">Isabella Moro</a>. Con lei, con la sua passione per la danza, con la sua professionalità legata alla danza educativa, abbiamo messo a fuoco l&#8217;importanza di essere in grado di comunicare sé stessi attraverso il proprio corpo.</p>
<p>Infine, giovedì 31 ottobre, abbiamo volato. In compagnia di <a href="http://youtu.be/J1Ry1rhJIeM" target="_blank">Giancarlo Grinza</a>, campione italiano di volo a vela, siamo saliti con la fantasia a bordo del suo aliante per compiere un volo lassù nel cielo dove l&#8217;unico rumore è il battito del proprio cuore. Un perfetto finale per un&#8217;edizione de &#8220;Il mecenate d&#8217;anime approda a Venezia&#8221; che ha saputo apportare ancora una volta una testimonianza concreta di quante persone in gamba animano questo nostro Paese. Aspetto da tenere ben presente. Per ripartire. Per accelerare un nuovo Rinascimento italiano.</p>
<p>Infine un grosso plauso va a chi ha permesso che questo progetto di storytelling trovasse una sua naturale trasposizione live: <strong>Alain Bullo</strong>, direttore dell&#8217;<a href="http://www.londrapalace.com/" target="_blank">Hotel Londra Palace</a> di Venezia, che ha pienamente colto e condiviso lo spirito di questa iniziativa e ha messo a disposizione il prestigioso salotto del Londra Palace che è stato animato dai racconti e dal pubblico di questi incontri. Ed un altro ringraziamento è indirizzato ad <strong>Elena Ferrarese</strong>, ufficio stampa dell&#8217;Hotel Londra Palace, che grazie al suo prezioso lavoro ha saputo comunicare cosa accadeva in queste, magiche, serate.</p>
<p>Andrea Bettini</p>
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		<title>Giovedì 3 Ottobre inizia una nuova stagione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 07:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 3 ottobre alle ore 19.15 inizia la Terza Stagione de "Il mecenate d'anime approda a Venezia" presso l'Hotel Londra Palace della città lagunare. Ospite del primo incontro Bruno Lancetti, colui che ha fatto della propria passione per i parchi divertimento una vera e propria professione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Giovedì 3 Ottobre ore 19.15 &#8211; Hotel Londra Palace, Venezia</strong></p>
<h2 style="text-align: center;">Il mecenate d&#8217;anime</h2>
<p style="text-align: center;">presenta</p>
<h1 style="text-align: center;">&#8220;Perché la vita è un grande parco divertimenti con Bruno Lancetti&#8221;</h1>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3287" title="Bruno Lancetti" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/09/Bruno_Lancetti_003-e1380264955461.jpg" alt="" width="435" height="326" /></p>
<p style="text-align: left;">Una storia che potrebbe essere una fiaba. Una storia che grazie alla determinazione e le capacità del protagonista è una straordinaria realtà. Un giovane e la sua passione per i luna park. Passione che porta Bruno Lancetti a lavorare per una delle più grandi multinazionali nella costruzione di montagne russe, dopo essere partito dalla vicentina Zamperla e approdato a Gardaland.</p>
<p style="text-align: left;">- &#8211; -</p>
<p>Con questo primo incontro si apre la 3. Edizione de &#8220;<strong>Il mecenate d&#8217;anime approda a Venezia</strong>&#8220;, la trasposizione live del format di storytelling nato sul web un paio d&#8217;anni fa che racconta le storie di persone apparentemente diverse tra loro, ma tutte accomunate dal talento e dalla passione.</p>
<p>Gli appuntamenti di questa nuova edizione in totale saranno cinque e a questo link <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/levento/" target="_blank">www.ilmecenatedanime.it/levento/</a> potrete trovare l&#8217;intero programma.</p>
<p>Gli incontri saranno ospitati presso l&#8217;<a href="http://www.londrapalace.com/" target="_blank">Hotel Londra Palace </a>in Riva degli Schiavoni 4171 a Venezia. Orario d&#8217;inizio ore 19.15 con ingresso libero. Al termine degli incontri seguirà aperitivo.</p>
<p>Per maggiori informazioni:<br />
Andrea Bettini (autore e curatore del format Il mecenate d&#8217;anime)<br />
mail: radiobet@gmail.com<br />
mob: 348 9121666</p>
<p>Elena Ferrarese (ufficio stampa Hotel Londra Palace)<br />
mail: press@londrapalace.com<br />
mob: 349 6393917</p>
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		<title>Un&#8217;altra nuova partenza</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2013 07:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando in conclusione di quella mail scrissi “… oggi mi sento un po’ come un mecenate d’anime…” non avevo ancora tutto ben chiaro. Erano due termini che spontaneamente si erano abbracciati per definire una sensazione. Una sensazione di entusiasmo. Una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3271" class="wp-caption alignright" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-3271" title="Un'altra nuova partenza" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/08/DSC_3502-5-e1377069341217.jpg" alt="" width="450" height="253" /><p class="wp-caption-text">Photo Credits: Alfredo Montresor</p></div>
<p>Quando in conclusione di quella mail scrissi “<em>… oggi mi sento un po’ come un mecenate d’anime…</em>” non avevo ancora tutto ben chiaro. Erano due termini che spontaneamente si erano abbracciati per definire una sensazione. Una sensazione di entusiasmo. Una voglia di condividere storie dopo aver incontrato ancora una volta una persona in gamba.</p>
<p>Da quella oramai lontana mail di nuovi incontri ne sono passati. Sono più di cento coloro che in un modo o nell’altro sono riuscito a veicolare attraverso questo progetto denominato appunto <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/" target="_blank">Il mecenate d’anime</a>. Un traguardo, forse. Una nuova partenza, sicuramente.</p>
<p>Sono diverse le idee di quello che si potrebbe ancora fare. Innanzitutto seguendo l’evoluzione degli incontri realizzati. Le storie non hanno mai fine. Si chiude un capitolo per aprirne immediatamente un altro. Per ciò cercheremo di raccontarvi il seguito di quanto già descritto. Un modo per non fare solo delle istantanee fissate nel tempo, ma diffondere emozioni in continuo movimento.</p>
<p>Dopodiché ci sono gli incontri live. A ottobre ci sarà la <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/levento/" target="_blank">3. Edizione de Il mecenate approda a Venezia</a>. Un intero mese dove grazie all’ospitalità dell’<a href="http://www.londrapalace.com/" target="_blank">Hotel Londra Palace</a> ci sarà modo di entrare ancora più in contatto. Ospiti e pubblico s’immergeranno in storie dove ancora una volta i protagonisti saranno il talento e la passione.</p>
<p>E poi chissà c’è sempre la missione della trasposizione televisiva di questo progetto. Le prime prove realizzate lasciano ben sperare. Ora si tratta di ottimizzare il tutto.</p>
<p>Insomma diciamo che da qui ai prossimi mesi le sorprese non mancheranno. E se avete storie da segnalare caratterizzate da impegno, determinazione ed entusiasmo, che secondo voi sono meritevoli di visibilità non mancate di scrivere alla <a href="mailto:redazione@ilmecenatedanime.it"> redazione@ilmecenatedanime.it</a> .</p>
<p>A presto,</p>
<p>Andrea Bettini</p>
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		<title>In viaggio con Riccardo Luna</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 08:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È da quando siamo partiti da Roma che lo sto osservando. Non ha mai alzato lo sguardo da quel portatile. Solo in un paio di occasioni le sue dita hanno fatto sosta su quei tasti. La prima per agevolare la sistemazione del bagaglio da parte di un turista. La seconda, quando un raggio di sole atterrato sul monitor gli impediva di vedere cosa stava componendo. Perché si trattava di un componimento. Lo si capiva bene questo. Dai sorrisi che ogni tanto gli sfuggivano. Dai sospiri che andavano a scandire uno stato d’animo sereno e compiaciuto. Intanto il Frecciarossa continuava la sua risalita dell’Italia e con sé portava sicuramente anche i pensieri di quell’uomo in azione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Ilmecenatedanime_incontra_RiccardoLuna.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Ilmecenatedanime_incontra_RiccardoLuna.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>È da quando siamo partiti da Roma che lo sto osservando. Non ha mai alzato lo sguardo da quel portatile. Solo in un paio di occasioni le sue dita hanno fatto sosta su quei tasti. La prima per agevolare la sistemazione del bagaglio da parte di un turista. La seconda, quando un raggio di sole atterrato sul monitor gli impediva di vedere cosa stava componendo. Perché si trattava di un componimento. Lo si capiva bene questo. Dai sorrisi che ogni tanto gli sfuggivano. Dai sospiri che andavano a scandire uno stato d’animo sereno e compiaciuto. Intanto il Frecciarossa continuava la sua risalita dell’Italia e con sé portava sicuramente anche i pensieri di quell’uomo in azione.</p>
<p><a href="http://www.wired.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/1copertina_wired-224x300.jpg" alt="" title="Wired Italia - Primo numero" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3197" /></a>Mentre tutto ciò accadeva ripercorrevo il momento in cui avevo sentito parlare di lui. Inizi 2009 e dispacci di agenzia davano l’annuncio dello sbarco della versione italiana di <a href="http://www.wired.it/" target="_blank">Wired</a>, citando proprio lui come fondatore e direttore: <strong><a href="http://www.cambiamotutto.it/#et_page_2" target="_blank">Riccardo Luna</a></strong>. Non mi diceva molto quel nome. Come poche erano le aspettative per una rivista, la cui prima versione originale americana conoscevo molto bene. Partivo prevenuto – “<em>ecco faranno la solita rivista patinata, snaturando l’anima di questa bibbia dell’innovazione</em>”, commentavo tra me e me. Mi ricredetti subito. Vedendo la copertina, dove troneggiava Rita Levi Montalcini. Leggendo il suo editoriale. Studiando i diversi articoli presenti. Da allora lui era per me il Direttore. Lo sarebbe sempre stato, come nel gergo calcistico esiste solo ed un unico capitano.</p>
<p>Quanta strada da quel momento. A sua insaputa insieme. Perché allo scandire di ogni nuovo mese l’uscita di un nuovo numero di Wired rappresentava un viaggio. “<em>Storie, idee e persone che cambiano il mondo</em>”. Quella frase ben impressa sulla parte superiore della copertina era una vera e propria dichiarazione d’intenti. Erano le destinazioni che si sarebbero potute raggiungere sfogliando quelle pagine.</p>
<p>La sua energia, il suo entusiasmo, la sua curiosità condivisa poi ebbero modo di esprimersi anche in altre forme. Il <a href="http://www.ilpost.it/riccardoluna/" target="_blank">suo blog su Il Post</a>. La direzione del magazine online “<a href="http://www.chefuturo.it/" target="_blank">che futuro! Il lunario dell’innovazione</a>”. Il coordinamento di <a href="http://www.italia2013.me/" target="_blank">italia2013.me</a> e la guida di <a href="http://startupitalia.eu/" target="_blank">StartupItalia!</a>. Modalità diverse dove la sua capacità divulgativa sul tema innovazione trovava naturale sfogo.</p>
<div id="attachment_3202" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Riccardo_Luna_foto-300x300.jpg" alt="" title="Riccardo Luna" width="300" height="300" class="size-medium wp-image-3202" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Luna, fondatore e primo direttore di Wired Italia</p></div>Per un attimo torno a guardarlo. Lo faccio rapidamente. Un po’ per non apparire invadente. Un po’ nella purezza del pensiero che quel mio avvistamento rubato possa disturbare il suo processo creativo. Fortunatamente così non è. Continuano a volare le sue mani su quel computer. Tornano a volare anche i miei ricordi. Riposiziono il viso nella traiettoria del paesaggio in movimento fuori dal finestrino. In quel sovrapporsi di luoghi differenti, ripenso anche le dirette streaming delle conferenze di cui lui è stato curatore nonché conduttore. <a href="http://www.happybirthdayweb.it/" target="_blank">Happy Birthday Web</a>, Makers, <a href="http://ischool.worldwiderome.it/" target="_blank">iSchool</a> e il <a href="http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/anteprima-bari2013/" target="_blank">Next della Repubblica delle Idee</a>. Lui era lo straordinario padrone di casa di ospiti le cui storie erano simbolo di trasparenza, partecipazione e collaborazione. Erano storie che tracciavano un cambiamento. Un cambiamento dove l’interruttore andava sotto il nome di innovazione.</p>
<p><a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/cambiamotutto_copertina_libro-200x300.jpg" alt="" title="cambiamo tutto! La rivoluzione degli innovatori - Riccardo Luna" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3201" /></a>Proprio mentre mi soffermo su questo termine, vengo riportato alla realtà da un interrogativo postomi. “<em>Cosa ne pensi se lo intitolassi <a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank">cambiamo tutto</a>?</em>”. A pormi la domanda è proprio lui e aggiunge poi: “<em>Credo di essere ormai giunto alla conclusione di questo libro… è un libro che parla della rivoluzione degli innovatori… quelli che fanno, quelli che hanno già iniziato, quelli che stanno cambiando e cambieranno sempre più le nostra vite… il modo di fare scienza, di condividere la conoscenza, di fa impresa, di creare posti di lavoro, di produrre, di amministrare la cosa pubblica</em>” e conclude: “<em>si vorrei chiamarlo <a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank">cambiamo tutto</a>… con il punto esclamativo… perché non è una supposizione… è una realtà già in atto</em>”.</p>
<p>Intanto il treno sta per giungere alla Stazione di S. Lucia. Questo viaggio si sta per concludere in una Venezia, città simbolo di un seppur storico cambiamento ai tempi della gloriosa Serenissima.</p>
<p>Non trovo le parole adatte per rispondere affermativamente alla sua domanda, se non un sintetico “<em>mi piace</em>”. Ripresomi da quella inaspettata richiesta aggiungo però: “<em>Ti andrebbe di continuare a parlarmi di questa rivoluzione degli innovatori facendo un pezzo di strada tra calli e campielli?</em>”. E lui sorridendomi mi risponde: “<em>Certo che sì. Andiamo!</em>”</p>
<p><div id="attachment_3211" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.523611717686003.1073741825.169688859744959"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/700_7847-e1368540396274.jpg" alt="" title="Riccardo Luna e Andrea Bettini" width="435" height="289" class="size-full wp-image-3211" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Luna con Il mecenate d'anime durante l'incontro del 10 maggio 2013 presso l'Auditorium Santa Margherita di Venezia, all'interno della Ca' Foscari Digital Week (ph. by Alfredo Montresor)</p></div>
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		<title>Senza Trucco &#8211; Le Donne del Vino Naturale</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 07:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è una regista, brava. C’è un documentario, bello. C’è una passione, il vino e ci sono pure delle protagoniste: Arianna, Dora, Elisabetta e Nicoletta.
Fin qui non c’è nulla di anomalo se non fosse che ciò che viene raccontato dalla telecamera di Giulia Graglia è uno spaccato reale di un mondo che in tanti cercano di "artificializzare".
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/senzatrucco.m4a.ff_.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/senzatrucco.m4a.ff_.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>C’è una regista, brava. C’è un documentario, bello. C’è una passione, il vino e ci sono pure delle protagoniste: Arianna, Dora, Elisabetta e Nicoletta.</p>
<p>Fin qui non c’è nulla di anomalo se non fosse che ciò che viene raccontato dalla telecamera di <strong><a href="http://senzatrucco.wordpress.com/" target="_blank">Giulia Graglia</a></strong> è uno spaccato reale di un mondo che in tanti cercano di &#8220;artificializzare&#8221;.</p>
<p>Quattro storie diverse, ma tutte consapevolmente o meno unite da un amore per la terra, per ciò che è in grado di regalare, per quanto possa offrirci se rispettata e curata. Storie dove il vino riacquista la propria identità, al di fuori di logiche di mercato e speculazioni dal fascino artefatto. Storie di un vino naturale. Come è stato e come dovrebbe continuare ad essere.</p>
<p><div id="attachment_2828" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.agricolaocchipinti.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/arianna_1-e1340970122610.jpg" alt="" title="Arianna Occhipinti" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2828" /></a><p class="wp-caption-text">Arianna Occhipinti - Azienda Agricola Arianna Occhipinti - Vittoria (RG), Sicilia</p></div>Partendo dalla Sicilia per poi risalire la penisola, incontriamo <strong><a href="http://www.agricolaocchipinti.it/" target="_blank">Arianna Occhipinti</a></strong>, la più giovane, una nuova generazione che forse per questo affronta la viticoltura destando più attenzione, con la voglia di imparare e la smania di fare. Figlia d’arte e conseguiti gli studi in viticoltura ed enologia, rimane fin da subito affascinata dall’energia sprigionata dalla gente che lavora per produrre il vino. Comincia da un etto di terra adibito a Nero d’Avola e dopo otto anni di sacrifici arriva a sedici etti, nel pieno rispetto delle sue vigne autoctone e seguendo un preciso sistema naturale, anche in cantina. Soddisfazioni enormi, in un percorso pieno di sorprese, arrivando ad una crescita continua e di qualità, superando stereotipi di logiche maschili e dovute alla sua giovane età. Arianna, generosa e gioiosa che mette anima e corpo nella sua attività, con un carattere irruente, nel bene e nel male, perché vive nella loro completezza tutte ciò che fa. Una ragazza che da sempre è legata alla campagna e ai progetti intesi come sfide, come opportunità per mettersi alla prova e che ha nello spirito di cambiamento uno dei suoi punti di forza.</p>
<p><div id="attachment_2830" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.sanguineto.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/dora-e1340970477964.jpg" alt="" title="Dora Forsoni" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2830" /></a><p class="wp-caption-text">Dora Forsoni - Azienda Agricola Forsoni Dora - Acquaviva, Montepulciano (SI), Toscana</p></div>Spostandoci sulle pendici verso nord-est di Montepulciano incontriamo <strong><a href="http://www.sanguineto.com/" target="_blank">Dora Forsoni</a></strong> e qui il vino attraverso le sue parole prende forma e sostanza. Dora è uno spirito libero. Dora è la tenacia. Dora è il lato selvaggio della natura e forse per questo il più vero. Dora è il suo vino, il Vino Nobile, il Rosso di Montepulciano. Ma soprattutto Dora è la sua visione della viticoltura, una visione che si basa sul principio che “<em>il vino si fa in vigna, in cantina si può solo peggiorare</em>”. E’ questo l’approccio di una produzione biologica che va ad irrompere in un sistema di industrializzazione della viticoltura, rimettendo al centro la pianta, facendo decadere il blasone acquisito dagli enologi. Dora è colei che ha sempre vissuto in vigna, che ha vissuto felicemente il forte legame con il padre e che da bambina aveva due desideri legati ai principi di libertà ed uguaglianza. Una sognatrice concreta, che si lascia estasiare dal silenzio e dai profumi di una campagna rigogliosa, ma che allo stesso tempo combatte per far tornare il Nobile di Montepulciano così com’era. Ma forse proprio lei con tutta la passione che mette nel suo lavoro questa battaglia l’ha già vinta. Dora è tutto ciò e molto di più. E’ lei che subito dopo essersi congedata al telefono, mi richiama per rispondere alla domanda lasciata in sospeso legata a il suo sogno nel cassetto. Ma questo lo conservo per me.</p>
<p><div id="attachment_2832" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.elisabettaforadori.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Elisabetta-e1340970780535.jpg" alt="" title="Elisabetta Foradori" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2832" /></a><p class="wp-caption-text">Elisabetta Foradori - Azienda Agricola Elisabetta Foradori - Mezzolombardo (TN), Trentino Alto Adige</p></div>A più di quattrocento chilometri di distanza da Dora e a venti a nord di Trento, un altro incontro. E’ la volta di Elisabetta, <a href="http://www.elisabettaforadori.com/" target="_blank"><strong>Elisabetta Foradori</strong></a>, madre di quattro bimbi, da quasi trent’anni lavora nell’azienda vinicola del nonno prima e del padre dopo e un percorso singolare. Già perché la sua visione del vino naturale è il punto di vista di un enologo, come lei è. Però di un enologo particolare, dal momento che se è consapevole che la scienza ha un ruolo importante allo stesso tempo è convinta che la tecnica non deve prevalere. Mentre parla Elisabetta, la sensazione è quella di essere di fronte ad una persona molto testarda, ma allo stesso tempo con una forte capacità di ascolto. Capacità di entrare in contatto con gli altri per rientrare poi più in profondità con se stessi. Forse per questo le sarebbe piaciuto essere una scrittrice, per raccontare le storie di altri, mettendo in ogni personaggio qualcosa di sé. Per lei il suo non è un mestiere, ma un modo di vivere. Anche per questo forse come dice lei sorridendo ci è arrivata per “<em>disperazione</em>”, nel bisogno di rinnovarsi, cosa che poi ha trasposto anche sul suo vino. La creatività applicata, in una continua ricerca, scoperta e riscoperta, con il fine ultimo di raggiungere quella serenità individuale che poi permette di ottenere i migliori risultati. Dice di essere una privilegiata nel vivere a contatto con la natura, poco importa se il lavoro (e la famiglia) la assorbano completamente, da non trovare nemmeno il tempo di andare dal parrucchiere, tanto per citare un’ordinaria azione.</p>
<p><div id="attachment_2834" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.sanfereolo.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/nicoletta-e1340971115691.jpg" alt="" title="Nicoletta Bocca" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2834" /></a><p class="wp-caption-text">Nicoletta Bocca - Azienda Agricola San Fereolo - Dogliani (CN), Piemonte</p></div>Infine il viaggio si conclude nelle Langhe, a Dogliani, con <a href="http://www.sanfereolo.com/" target="_blank"><strong>Nicoletta Bocca</strong></a> dell’azienda vitivinicola San Fereolo. Con lei non ho ancora avuto modo di parlarci, ma è sufficiente sentire come risponde nel documentario a domande come “<em>quali sono le dieci donne del vino più importanti?</em>” oppure “<em>quali sono i miglior dieci vini del mondo?</em>”, per capire il suo approccio. Un approccio, come scrive lei sul suo sito, che è di una persona, arrivata al vino prima come bevitore e perciò senza mai dimenticare le qualità che un cliente affezionato può cercare in un vino. Lei arrivata da Milano senza sapere nulla della campagna, piano piano si è ritagliata uno spazio interpretativo nel suo lavoro, cercando per quanto possibile di dare un senso alla frase “vini con personalità”.</p>
<p><div id="attachment_2836" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://senzatrucco.wordpress.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/giulia_graglia-e1340971359526.jpg" alt="" title="Giulia Graglia" width="435" height="326" class="size-full wp-image-2836" /></a><p class="wp-caption-text">Giulia Graglia, regista, autrice del film documentario Senza Trucco</p></div>Insomma quattro storie diverse, ma che nelle loro diversità trovano proprio punti di comunanza e naturalmente di complementarietà. Un plauso finale va comunque a colei che ha diretto questa pellicola, <strong><a href="http://senzatrucco.wordpress.com/" target="_blank">Giulia Graglia</a></strong>, che ha saputo in modo spontaneo e naturale, raccontare queste quattro storie di vita.</p>
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		<title>Il ricercatore di geografie umane – Pino Petruzzelli</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilmecenatedanime_pinopetruzzelli.mp3"" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/Pino-Petruzzelli-e1303216743645.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli" width="350" height="466" class="aligncenter size-full wp-image-2010" /></a><br />
Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.</p>
<p>Siamo a Varazze, per la precisione a Piani d’Invrea, luogo di rifugio o meglio di riflessione per <strong>Pino Petruzzelli</strong>. Per lui pugliese d’origine, nato a Brindisi, trasferitosi a Bari, poi ad Ancona per giungere infine a Genova, l’elemento marino, tolta la parentesi romana per gli studi, è una costante. Un elemento di vita.</p>
<p>Ma sarebbe limitante confinare Pino in un singolo luogo. Lui ancor prima di essere un artista è un viaggiatore. Ciò che lo spinge a muoversi è la curiosità. La curiosità di fare nuovi incontri, visto che come si definisce lui è “<em>un appassionato ricercatore di geografie umane</em>”.</p>
<p>Pino è sicuramente quel genere di persone (ndr mi ci metto in mezzo pure io) per le quali, arrivati in una nuova città, l’attrazione verso chi abita quelle terre e l’attrattiva verso l’elemento umano, prevalgono sugli aspetti architettonici del luogo stesso.</p>
<p><em>“… ho sempre amato cercare in prima persona… fermarmi a parlare con la gente… il tutto in modo spontaneo, naturale… capita che mi fermi a parlare con una persona e poi di ritrovarmi a pranzo con lei per continuare questa conoscenza…”</em> mi racconta Pino. Già perché per lui conoscere significa entrare in sintonia con l’altro. Ascoltare. E quale momento migliore della condivisione di un pasto, per stare insieme, dialogare.</p>
<p><em>“… la scrittura di questi miei incontri avviene solo in un secondo momento… prima c’è l’ascolto… individuale… con una singola persona… concentrarsi su di essa… prestare attenzione… capire… soprattutto non avere fretta… lasciare che le cose accadano… anche ponendo domande apparentemente banali… sempre con quella propensione alla scoperta che può avere un bambino…”</em> mi dice con tono pacato e rilassato.</p>
<p>Proprio così. Mantenere quello stupore, quell’innocenza conoscitiva, prerogativa dei bambini. Per conoscere gli altri occorre prima eliminare gli stereotipi e i preconcetti che si sono sedimentati in noi a causa di una non conoscenza. Di una conoscenza “<em>dello sentito dire</em>”.</p>
<p>Pino mi fa un esempio a riguardo: <em>“… andando in Marocco mi stupivo che molti bevessero il tè… poi chiedendo, ascoltando… una persona mi ha detto che il Marocco produceva molto zucchero che vendeva al Regno Unito, il quale pagava loro in tè… il tè insieme all’argenteria rappresentava moneta di scambio… ma poi successe un altro fatto… che un gruppo di abitanti del Marocco si trasferì a Manchester e da lì iniziò a produrre argenteria, che poi rivendevano agli stessi concittadini…”</em>.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/pino_petruzzelli_gli_ultimi-191x300.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli - Gli Ultimi" width="191" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2008" /></a>Al di là di questo aneddoto, è affascinante come racconta le storie dei suoi incontri Pino. Lui propone. Senza artifizi interpretavi personali. Ne ho riscontro dopo aver letto il suo nuovo libro dal titolo <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank">Gli Ultimi</a></strong>, dove raccoglie i pensieri di dodici persone che ha incontrato nei suoi viaggi. Una prima parte dedicata ad incontri fatti all’estero come Marocco, Albania, Israele e Palestina e una seconda parte fatta d’incontri avvenuti in Italia.</p>
<p>Gli Ultimi di Pino Petruzzelli non sono da intendere come poveri, nulllatenenti. I suoi ultimi sono le ultime persone belle – <em>“… sono quelle persone che in situazioni di difficoltà riescono a ricominciare… riescono a superare una realtà che li vorrebbe vittime sacrificali… reagiscono con azioni, con la forza della speranza…”</em>.</p>
<p>Ed è attraverso questo filo conduttore che Pino riesce ad accompagnare il lettore in storie diverse, ma accomunate da una grande forza, una grande energia.</p>
<p>Proprio su questo punto si apre un piacevole confronto: <em>“… sai la realtà se la tocchi con mano è umana… purtroppo però ci stanno abituando attraverso i mezzi di comunicazione a vedere una versione della realtà… che spesso è camuffata… oramai anche la povertà vista attraverso la televisione è una realtà virtuale… tu puoi discutere quello che vuoi, ma se vedi una persona che affoga intervieni… sta qui la differenza… il problema non sono i clandestini, gli zingari… ma quello di capire…”</em>.</p>
<p>E’ chiaro l’approccio di Pino. E’ l’approccio di colui che di fronte a situazioni di difficoltà cerca di andare in profondità delle cose. Senza abbattersi e nella convinzione che si possano cambiare determinate situazioni. Lo fa anche ripercorrendo la nostra storia, ridando linfa alla nostra memoria, perché proprio lì si possono ritrovare le indicazioni per una visione più ampia del nostro vivere.</p>
<p><em>“… non ho più voglia di sentire quel becero linguaggio razzistico… perciò preferisco riprendere la nostra storia… ricominciare da ciò che hanno vissuto i nostri nonni… persone che si sono sacrificate… e queste loro storie ci permetteranno di vivere meglio il resto del nostro presente… sono queste le testimonianze di cui mi faccio portavoce… persone che ancora oggi credono in qualcosa per andare avanti… </em>” con tono di speranza mi dice Pino al telefono e poi conclude: <em>“… io me ne frego di quelli che dicono che le cose vanno così… io non ci sto… meglio illusi che cinici</em>”.</p>
<p>Come gli ultimi che racconta nel suo libro <em>“… persone che vivono in modo coerente con le parole e i loro pensieri…</em>”, Pino Petruzzelli è un uomo che cerca di fare cose non tanto diverse da quello che pensa e dice. Sarà per questo che la prefazione del libro è di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gallo" target="_blank">don Andrea Gallo</a>, un amico, una forte stima reciproca che li unisce e sicuramente un modus vivendi simile.</p>
<p>La particolarità di Pino forse sta nella sperimentazione. Infatti alla mia domanda di cosa si sente di essere, mi risponde: <em>“… fare l’attore è una cosa splendida… ancor più quando ho la possibilità di scrivere i testi che rappresento… diciamo che mi piace sperimentare… mi piacerebbe conoscere tutta la gente del mondo… mi piacerebbe conoscere tutti i posti del mondo…”.</em></p>
<p>Nel frattempo partendo da Genova dove dirige il <a href="http://www.teatroipotesi.org/" target="_blank">Centro Teatro Ipotesi</a>, sta portando in giro per l’Italia i suoi spettacoli. ‘La Storia di Tönle’ omaggiando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern" target="_blank">Mario Rigoni Stern</a> oppure ‘Di uomini e di vini’, narrando le storie che ci sono dietro una bottiglia di vino o ancora ‘Non chiamarmi zingaro’, opera letteraria pubblicata nel 2008, che anch’essa poi ha avuto una trasposizione teatrale.</p>
<p>Prima di lasciarci riascolto quel suono del mare. E’ un suono di speranza. Di fiducia. E’ la musica che accompagna Pino. Perché come lui stesso mi dice: <em>“… la cosa più bella nella vita sta nel procedere… come nel teatro… è meglio vivere che arrivare alla conclusione della vita</em>”.</p>
<p>Buon viaggio Pino e spero di rincontrarti in questo tuo cammino di esistenza.</p>
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