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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; progetto</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Un&#8217;altra nuova partenza</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2013 07:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3271" class="wp-caption alignright" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-3271" title="Un'altra nuova partenza" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/08/DSC_3502-5-e1377069341217.jpg" alt="" width="450" height="253" /><p class="wp-caption-text">Photo Credits: Alfredo Montresor</p></div>
<p>Quando in conclusione di quella mail scrissi “<em>… oggi mi sento un po’ come un mecenate d’anime…</em>” non avevo ancora tutto ben chiaro. Erano due termini che spontaneamente si erano abbracciati per definire una sensazione. Una sensazione di entusiasmo. Una voglia di condividere storie dopo aver incontrato ancora una volta una persona in gamba.</p>
<p>Da quella oramai lontana mail di nuovi incontri ne sono passati. Sono più di cento coloro che in un modo o nell’altro sono riuscito a veicolare attraverso questo progetto denominato appunto <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/" target="_blank">Il mecenate d’anime</a>. Un traguardo, forse. Una nuova partenza, sicuramente.</p>
<p>Sono diverse le idee di quello che si potrebbe ancora fare. Innanzitutto seguendo l’evoluzione degli incontri realizzati. Le storie non hanno mai fine. Si chiude un capitolo per aprirne immediatamente un altro. Per ciò cercheremo di raccontarvi il seguito di quanto già descritto. Un modo per non fare solo delle istantanee fissate nel tempo, ma diffondere emozioni in continuo movimento.</p>
<p>Dopodiché ci sono gli incontri live. A ottobre ci sarà la <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/levento/" target="_blank">3. Edizione de Il mecenate approda a Venezia</a>. Un intero mese dove grazie all’ospitalità dell’<a href="http://www.londrapalace.com/" target="_blank">Hotel Londra Palace</a> ci sarà modo di entrare ancora più in contatto. Ospiti e pubblico s’immergeranno in storie dove ancora una volta i protagonisti saranno il talento e la passione.</p>
<p>E poi chissà c’è sempre la missione della trasposizione televisiva di questo progetto. Le prime prove realizzate lasciano ben sperare. Ora si tratta di ottimizzare il tutto.</p>
<p>Insomma diciamo che da qui ai prossimi mesi le sorprese non mancheranno. E se avete storie da segnalare caratterizzate da impegno, determinazione ed entusiasmo, che secondo voi sono meritevoli di visibilità non mancate di scrivere alla <a href="mailto:redazione@ilmecenatedanime.it"> redazione@ilmecenatedanime.it</a> .</p>
<p>A presto,</p>
<p>Andrea Bettini</p>
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		<title>Una strada in comune: Valerio Tirapani ed Emanuele Di Feliciantonio</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 08:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma nord. Una strada. Una via. A nemmeno cento metri di distanza due abitazioni. Da una di queste un ragazzo esce. Subito dopo una curva a destra, fa un fischio. Il cancello dell’altra casa si apre. E’ un incontro. E’ l’incontro. E’ un rituale che si ripete quasi tutte le sere. E’ un’amicizia nata in passato, che vive il presente e si proietta nel futuro. E’ più semplicemente la storia di Valerio ed Emanuele.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/Valerio_Tirapani_Emanuele_Difeliceantonio.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/Valerio_Tirapani_Emanuele_Difeliceantonio.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Roma nord. Una strada. Una via. A nemmeno cento metri di distanza due abitazioni. Da una di queste un ragazzo esce. Subito dopo una curva a destra, fa un fischio. Il cancello dell’altra casa si apre. E’ un incontro. E’ l’incontro. E’ un rituale che si ripete quasi tutte le sere. E’ un’amicizia nata in passato, che vive il presente e si proietta nel futuro. E’ più semplicemente la storia di Valerio ed Emanuele.</p>
<div id="attachment_3095" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/DiFeliciantonio-Tirapani-e1360052462935.jpg" alt="" title="Valerio Tirapani ed Emanuele Di Feliciantonio" width="435" height="289" class="size-full wp-image-3095" /><p class="wp-caption-text">Valerio Tirapani ed Emanuele Di Feliciantonio</p></div>
<p><strong><a href="https://www.facebook.com/ermoviola" target="_blank" >Valerio Tirapani</a></strong> ha ventidueanni. Fa il postino. E’ pittore. <strong><a href="https://www.facebook.com/EmanueleDiFeliciantonioPhotoreporter" target="_blank">Emanuele Di Feliciantonio</a></strong> ne ha ventisette ed è un fotografo professionista. Si conoscono fin da bambini. Hanno giocato insieme. Hanno corso. Riso e qualche volta si sono pure azzuffati. Ora condividono parole. Scambiano pensieri. Si confrontano sulla vita. Oggi come ieri una cosa è rimasta intatta. La gioia di stare insieme. La spensieratezza di una paio d’ore passate in compagnia.</p>
<p>Per Valerio c’è un liceo artistico iniziato e un diploma in psicopedagogia conseguito, ma soprattutto c’è il disegno. Quello che ha sempre fatto con una matita in mano. Quello che ha scoperto quando si è ritrovato con gli attrezzi di una pittrice scomparsa. E’ proprio lì che quasi per gioco, quello che era un suo modo di intrattenere il tempo, diventa qualcosa di più strutturato. Da un foglio passa alla tela. Dal pensiero alla pittura. Un giorno prende un quadro acquistato tempo prima all’Ikea. Non gli piace. Forse non gli è mai piaciuto. Lo gira e ne disegna uno lui. E’ una “finestra”. E’ la prima di una lunga serie. Nel guardarle il senso che ne ha è quello di entrarci dentro. E’ quello di entrare nell’anima delle persone. Una visione che prende forma. Per Valerio la soddisfazione è totale.</p>
<p>Emanuele inizia a lavorare a tredici anni.  A quindici riceve la sua prima paghetta. A diciotto passa al professionismo. Da allora è il fotografo ufficiale di tutto ciò che è arti marziali, boxe, sollevamento pesi e molto altro ancora, perché come dice lui “dove si menano io ci sto”. Emanuele è un po’ figlio d’arte in tutto ciò. Il suo legame con lo sport è un legame generazionale. Suo nonno praticamente ha introdotto le palestre a Roma. Suo padre si è occupato di produzioni televisive legate alle arti marziali. Produzioni che dopo la sua scomparsa, Emanuele segue insieme alla fotografia.</p>
<p>In questi due contesti professionali apparentemente lontani, ecco che <a href="https://www.facebook.com/ermoviola" target="_blank" >Valerio</a> ed <a href="https://www.facebook.com/EmanueleDiFeliciantonioPhotoreporter" target="_blank" >Emanuele</a> trovano un punto di contatto. Quasi inevitabilmente tra una chiacchierata e l’altra di una delle tante serate trascorse insieme, si ritrovano a condividere un’idea. Perché non mettere insieme la pittura con la fotografia? Nemmeno il tempo di capire come, che passano immediatamente all’azione. Valerio dipinge le sue finestre sulle schiene di alcune persone. Emanuele che sa cogliere l’essenza di un gesto fisico immortala il tutto. Il risultato è straordinario. E’ straordinario per la bellezza che rappresenta. E’ straordinario perché è il perfetto equilibrio di due forme d’arte. E’ straordinario soprattutto perché è la sintesi di un’amicizia che traspare nella sua completezza.</p>
<div id="attachment_3096" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/stampa-70x100_001-e1360052774347.jpg" alt="" title="Valerio Tirapani feat. Emanuele Di Feliciantonio" width="435" height="304" class="size-full wp-image-3096" /><p class="wp-caption-text">La pittura di Valerio Tirapani incontra la fotografia di Emanuele Di Feliciantonio</p></div>
<p>L’idea non si ferma. Due, tre, quattro fino ad arrivare ad una decina di opere. Opere dove la posizione dei modelli è la cornice e la loro schiena diventa la tela. Il progetto viene mostrato. Prima ad amici. Poi a galleristi ed esperti di arte. Le conclusioni sono sempre quelle. Quelle che ti portano via le parole per lasciare spazio alle emozioni. Iniziano una prima serie di  mostre in giro per l’Italia. I consensi si moltiplicano. Anche i sorrisi, quelli di <a href="https://www.facebook.com/ermoviola" target="_blank" >Valerio</a> ed <a href="https://www.facebook.com/EmanueleDiFeliciantonioPhotoreporter" target="_blank" >Emanuele</a> che sembrano aver trovato una chiave di lettura a tanti discorsi fatti in piacevoli serate trascorse insieme.</p>
<p>E’ solo l’inizio. Il passo successivo non è ancora svelato, ma sicuramente sarà un altro entusiasmante viaggio nell’animo delle persone. Intanto è giunta un’altra sera. Dopocena Valerio scende di casa. Dopo pochi passi inizia a fischiare e la porta di casa Di Feliciantonio si apre. Perché alla base di tutto c’è la loro grande amicizia.</p>
<div id="attachment_3097" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/stampa-70x100_002-e1360052896423.jpg" alt="" title="Valerio Tirapani feat. Emanuele Di Feliciantonio" width="435" height="304" class="size-full wp-image-3097" /><p class="wp-caption-text">Valerio Tirapani feat. Emanuele Di Feliciantonio</p></div>
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		<title>Un giorno speciale &#8211; Manuela Venerandi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 10:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sempre il modo più efficace per ricostruire l’identikit di una persona è quello di analizzarne i suoi tratti somatici. A volte il tono di voce, le parole enunciate, i silenzi condivisi e gli sguardi scambiati, possono dire molto di più, in particolar modo, se quello che si sta cercando è d’intravedere l’anima di quel soggetto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Non sempre il modo più efficace per ricostruire l’identikit di una persona è quello di analizzarne i suoi tratti somatici. A volte il tono di voce, le parole enunciate, i silenzi condivisi e gli sguardi scambiati, possono dire molto di più, in particolar modo, se quello che si sta cercando è d’intravedere l’anima di quel soggetto.</p>
<p>E’ così che in un mattino di fine maggio le porte di una nuova conoscenza si schiudono inesorabilmente. A svelarsi nella sua più completa naturalezza è una donna. Una donna che ha fatto una grande scoperta: “<em>… ho scoperto che un Dono non si attende nulla in cambio… è per questo che ho il piacere di porgerti questi due doni segno tangibile della gioia di condividere!</em>”. Con questo messaggio frutto di un inchiostro impresso sulla carta, mi fa pervenire due suoi libri. Ma questo è solo il gesto finale di un incontro forse già scritto fin dalla notte dei tempi.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Manuela_Venerandi-224x300.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Un giorno speciale" width="224" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2808" />Il suo nome è <strong>Manuela Venerandi</strong>, nome e cognome che messi insieme racchiudono molte cose. Trasparenza. Spontaneità. Sensibilità. Amore, per la vita, quella vita che ti permette di evolvere. Mancano venti minuti alle nove quando Manuela inizia a parlarmi al telefono. Sono sufficienti pochi secondi per capire che mi trovo di fronte ad una persona speciale. La sensazione di ciò è data da come si esprime senza mai dimenticarsi dell’interlocutore. Parla di sé, ascoltando l’altro. Si concede, ricevendo. Il suo non è un monologo, ma un dialogo sulla bellezza. Sulla bellezza dell’esistenza.</p>
<p>I suoi pensieri sono come la magnificenza del flusso di un fiume. Proprio come quel Sile, che lei costeggia per andare a lavoro. Pulsioni in movimento, ma soprattutto la forza positiva di chi è consapevole di avere delle innate predisposizioni ed è proprio allora che basta quel pizzico di coraggio per liberare quell’energia che è la vera essenza dell’essere umano.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Cuoio_incisioni-e1339755518686.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Incisioni in cuoio" width="250" height="187" class="alignleft size-full wp-image-2811" />Ma quali sono questi talenti di Manuela Venerandi? Non è possibile confinarli ad una limitata lista di cose che sa fare. Piuttosto è il suo atteggiamento generale che ha trovato in diverse forme d’arte la sua espressività. Spaziando dalla manualità artigiana come possono essere la realizzazione di incisioni in cuoio o gli abiti da bambina, fino alla stesura di poesie e non solo. Ma tutta la creatività di Manuela sembra ispirata dalla voglia di comunicare. Niente grandi proclami, ma importanti e semplici valori da condividere.</p>
<p>Quando la chiacchierata con Manuela si conclude, c’è ancora nella stanza le vibrazioni delle sue parole. Non sono però sensazioni sospese nell’aria, ma  emozioni che hanno fatto capolinea in me, per poi forse ripartire. Verso altri. Verso un domani che è già oggi.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8890355875/ref=olp_product_details?ie=UTF8&amp;me=&amp;seller=" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Manuela_Venerandi_libri-e1339755690320.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Libri" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2813" /></a></p>
<p>E’ per questo che a distanza di qualche giorno da quella telefonata, quando arrivano i suoi libri a casa, l’atmosfera è proprio di festa. Inizio con lo sfogliare il suo libro di poesie, <strong>La poesia psichica</strong>. Lo tocco con la delicatezza di avere tra le mani qualcosa di fragile. Lo guardo con il compiacimento di essere di fronte a qualcosa di bello. Ne leggo immediatamente alcune pagine. Il cerchio si chiude o forse per meglio dire si amplifica. Quel cerchio fatto da quelle prime buone impressioni su Manuela si allarga come un sasso gettato nello stagno. “<em>Non sigillare il tuo Cuore… mai… </em>“, scrive a conclusione di questa raccolta. Una dedica oppure più semplicemente uno spassionato invito diretto a tutti coloro che si immedesimeranno nelle sue poesie.</p>
<p>Poi prendo in mano l’altro suo libro <strong>Eroma… Amore al contrario</strong>. “<em>Ogni cosa tragica può essere trasformata dalla forza dell’amore…</em>”, mi aveva detto al telefono Manuela, parlandomi di questo libro. Basta leggerne le prime righe per capirne l’intensità, la veridicità. Una storia che va oltre la morte. Una storia che non si prefigge di dare nessun insegnamento se non quello forse di fermarsi un attimo nella rincorsa della nostra vita, per guardare con occhi diversi quello che ci circonda, perché il vero cambiamento deve avvenire nelle coscienze umane di ognuno di noi.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_1.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_1-e1339755869503.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Segnidivento - Abbigliamento bambine" width="250" height="187" class="alignleft size-full wp-image-2816" /></a>Ma non finisce qui. Ricordo che Manuela mi aveva parlato anche di abiti per bambine. Controllo la posta e vedo in una delle sue ultime mail una cartella denominata <strong>Segnidivento</strong> con delle immagini. La apro. Sorrido. Rido. Mi emoziono. Ancora una volta Manuela riesce a stupirmi. E’ un progetto <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_2.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_2-e1339755964383.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Segnidivento - Abbigliamento bambine" width="250" height="333" class="alignright size-full wp-image-2818" /></a>embrionale questo lo so. So pure quanto ci tiene Manuela che questi abiti che ha disegnato e ha fatto realizzare possano trovare una loro completa concretizzazione attraverso la parthership con qualche azienda che possa essere interessata alla produzione in serie di questi capi. Già perché la sua idea è quella di “raccogliere fondi vendendo creatività, fondi da impiegare in quella ricerca che si prefigge di comprendere le ‘cause’ dalle quali traggono origini le malattie, al di là dell’importanza della ricerca dedita ad individuarne i rimedi di cura”.</p>
<p>Mi soffermo sull’intuito, l’estro e la fantasia racchiusi in quei piccoli abiti. Dopodichè ripenso a l’intero incontro con Manuela Venerandi. Mi sento carico come non mai. Eppure non abbiamo parlato di chissà quali cose, ma di semplici momenti di vita. Forse è proprio per questo, per questa condivisione, che oggi mi sembra proprio un giorno speciale.</p>
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		<title>La lista dei desideri di Alessio Albano</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seduti all’incirca a metà carrozza. Uno di fronte all’altro. Mentre i pensieri prendevano la forma di parole, le nostre immagini si rispecchiavano nel finestrino. Era quasi un collage. Per quei chilometri che dividevano Verona a Milano, eravamo consapevolmente o meno appartenuti a una scenografia in continuo mutamento. Campagne, capannoni, case, paesi e città, si erano alternati e in quel alternarsi pure i nostri discorsi erano cambiati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Seduti all’incirca a metà carrozza. Uno di fronte all’altro. Mentre i pensieri prendevano la forma di parole, le nostre immagini si rispecchiavano nel finestrino. Era quasi un collage. Per quei chilometri che dividevano Verona a Milano, eravamo consapevolmente o meno appartenuti a una scenografia in continuo mutamento. Campagne, capannoni, case, paesi e città, si erano alternati e in quel alternarsi pure i nostri discorsi erano cambiati.</p>
<p>Avevamo parlato di tante cose in quel tragitto. Di lavoro, certamente. Eravamo lì per quello. Ma alla fine avevano preso il sopravvento da un lato le passioni &#8211; musica in primis &#8211; dall’altro i desideri. Cosa effettivamente avremmo voluto fare nella vita. Quale sarebbe stata la traccia indelebile lasciata ai posteri come testimonianza della nostra esistenza.</p>
<p>Quel viaggio comunque aveva sancito una cosa. Un collega nella maggior parte dei casi non si sceglie. Un amico sì. Fu così che da allora nonostante le strade professionali si siano separate, il legame di amicizia perdura. Si accresce.<br />
<a href="http://mybucketli.st/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/Alessio_Albano-e1326720001160.jpg" alt="" title="Alessio Albano - Ideatore di MyBucketLi.st" width="450" height="298" class="aligncenter size-full wp-image-2549" /></a><br />
Con <strong>Alessio Albano</strong> mi ritrovo proprio qualche giorno fa. Il luogo d’incontro non può essere che uno. Quella Fnac di Via Cappello, che in molte pause pranzo ci ha visti perderci tra i suoi scaffali. Dopo aver fatto il nostro consueto sopralluogo tra le novità di musica e libri, eccoci a fare sosta al piano superiore per un caffè. E’ lì che tra bilanci di fine anno e buoni propositi per quello a venire, mi racconta di ciò che oramai è diventata la sua priorità.</p>
<p>“<em>… si chiama <strong><a href="http://mybucketli.st/" target="_blank">MyBucketLi.st</a></strong>… non è altro che il sunto di tante cose che ci siamo detti in passato…</em>”, mi dice con quell’espressione di gioia, che gli è sempre appartenuta, aggiungendo poi: “<em>… non ho fatto altro che mettere insieme i diversi tasselli… il web, la materia su cui lavoro… le relazioni umane, ciò in cui credo e infine… i desideri, ciò che alimentano la nostra vita…</em>”. Alessio potrebbe non aggiungere nient’altro. Tutto mi è chiaro. Non occorrono spiegazioni, solo il plauso per l’intuizione che ha avuto.<br />
<a href="http://mybucketli.st/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/mybucketli.st_-e1326720351189.png" alt="" title="mybucketli.st" width="450" height="166" class="aligncenter size-full wp-image-2551" /></a><br />
“<em>… fare una bucket list… compilare una lista delle cose da fare nella vita è una cosa frequente… nel Paese a stelle e strisce è quasi una consuetudine… la differenza qui è che si sfruttano le potenzialità relazionali di un social network affinché tu possa essere aiutato a realizzare un tuo desiderio o aiutare qualcun altro nel realizzarlo…</em>”, conclude Alessio alzando la tazzina al cielo quasi in un segno di brindisi, prima di assaporarne il contenuto.</p>
<p>Quello che mi sta dicendo non mi coglie sorpreso. E’ un progetto che da una persona dinamica come lui mi potevo aspettare. Semmai la cosa mi lascia entusiasta. E’ come se alcuni di quei discorsi fatti anni prima su quel treno, avessero trovato una loro concretizzazione.</p>
<p>Uscendo dal negozio iniziamo una passeggiata senza una meta fissa. Alessio mi racconta in maniera più dettagliata gli sforzi per portare avanti questa idea. Lo stato dell’arte, ma soprattutto in maniera pragmatica quali saranno i passi immediatamente successivi, affinché questa iniziativa possa non solo decollare, cosa che ha già ben fatto, ma spiccare il volo nel cielo delle grandi iniziative di Internet.</p>
<p>Ci fermiamo in continuazione, quasi a voler mettere dei punti nelle nostre frasi. Alcune volte interrogativi, altre esclamativi, altre ancora di sospensione. Dubbi, certezze e speranze, che caratterizzano un dialogo. La vita.</p>
<p>Ad un certo punto addirittura ci fermiamo e in silenzio guardiamo le persone che freneticamente passeggiano durante quei giorni di festa. Quasi a volerne carpire i pensieri. Quasi a voler condividere con altri un sogno. Gridare che se siamo lì non è un caso.</p>
<p>Intanto lentamente arriviamo al parcheggio. Ancora una volta dovremmo separarci. Prima di lasciarci una stretta di mano ci accompagna nel saluto. Entrambi guardiamo quel gesto riflesso nel finestrino dell’auto. A fianco a noi questa volta l’Adige. Un fiume che scorre, come i pensieri che ci hanno accompagnato in questo incontro.</p>
<p>Torno a casa. Accendo il computer e mi collego a <a href="http://mybucketli.st/" target="_blank">MyBucketLi.st</a>. Con il sorriso di Alessio Albano stampato nella mente, compilo la mia lista dei desideri. Chissà quanti desideri ho in comune con Alessio. Molti presumo.</p>
<p><a href="http://mybucketli.st/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/In_fondo_al_tunnel-e1326720495872.jpg" alt="" title="Fuori dal tunnel - Alessio Albano" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2553" /></a></p>
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		<title>Non c&#8217;è apprendimento se non c&#8217;è divertimento &#8211; Antonio Consorti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 13:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ passato quasi un anno. L’emozione però si è conservata. Forse accresciuta. La serata era trascorsa piacevolmente. Già al suo arrivo aveva destato un sentimento di simpatia e ammirazione. Intratteneva i bambini disegnando su dei fogli dei buffi personaggi. Con la voce ne descriveva le gesta. Favole. Racconti. Diceva che erano storie realizzate con la complicità dei ragazzi che seguiva. Li per lì poteva essere scambiato per un maestro. Non lo era. Era molto di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>E’ passato quasi un anno. L’emozione però si è conservata. Forse accresciuta. La serata era trascorsa piacevolmente. Già al suo arrivo aveva destato un sentimento di simpatia e ammirazione. Intratteneva i bambini disegnando su dei fogli dei buffi personaggi. Con la voce ne descriveva le gesta. Favole. Racconti. Diceva che erano storie realizzate con la complicità dei ragazzi che seguiva. Li per lì poteva essere scambiato per un maestro. Non lo era. Era molto di più.</p>
<p>Ci disse d’essere un logopedista. Ma anche questo non era sufficiente a spiegare il suo delicato e coinvolgente approccio con i bambini. Poi una frase: “… non c’è apprendimento se non c’è divertimento…” aggiungendo “… è il primo assioma della <a href="http://www.progetto-viredis-onlus.org/Computer-Game-Therapy.html" target="_blank">Computer Game Therapy</a>… è il mio approccio di lavoro”.</p>
<p><a href="http://www.progetto-viredis-onlus.org/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/10/foto-225x300.jpg" alt="" title="Antonio Consorti" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2328" /></a><br />
Si presentò così <strong><a href="http://www.progetto-viredis-onlus.org/" target="_blank">Antonio Consorti</a></strong> quella sera di novembre di un anno fa. Poi ci fece un altro dono. Ci parlò di un suo progetto. Lasciò spazio alle immagini di un dvd. Una centrale elettrica in disuso. Un luogo incantato e una missione. Riportare a splendere quella casa della luce. In una veste diversa questa volta. Trasformarla in un luogo di aggregazione. Un’osteria dove i disabili potessero contribuire con il loro lavoro. Un centro culturale. Un centro di terapia. Un luogo ricettivo per ospitare i degenti e le loro famiglie, secondo le regole auree della vita di Antonio: accogliere, comprendere, consolare e costruire.</p>
<div id="attachment_2335" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.progetto-viredis-onlus.org/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/10/DSC04671-200x300.jpg" alt="" title="Centrale elettrica" width="200" height="300" class="size-medium wp-image-2335" /></a><p class="wp-caption-text">Centrale elettrica in disuso, luogo nel quale dovrebbe sorgere il nuovo spazio di aggregazione del progetto di Antonio Consorti</p></div>
<p>Mentre descriveva tutto ciò, già una luce si diffuse nella stanza. Era la luce dell’umanità con la quale si capiva che questo progetto doveva essere realizzato. Non tanto per realizzare il sogno di Antonio, ma al fine di permettere a molte persone di tornare a sorridere.</p>
<p>E pensare che Antonio Consorti la sua intuizione l’ha avuta vent’anni fa davanti ad un’edicola. Quando vede per la prima volta su una copertina di una rivista un uomo con una scatola in testa. Quello sarebbe stato il suo primo incontro con la realtà virtuale. Incontro che diventa una folgorazione dopo aver assistito ad una conferenza che parlava della “Società della Mente”di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marvin_Minsky" target="_blank">Marvin Lee Minsky</a>, co-fondatore del MIT.</p>
<p>“… volevo usare il computer per fare terapia con i bambini… avevo un interrogativo al quale volevo rispondere… perché la terapia doveva essere sempre triste?”. E’ cosi che Antonio inizia un lungo percorso di ricerca, di studio, di affiancamento a specialisti che gli permettono di portare avanti un protocollo medico a basso costo, ma dai risultati invidiabili.</p>
<p>Nel 1999 viene realizzato presso la sede dell’<a href="http://www.istitutopalazzolo.it/" target="_blank">Istituto Palazzolo</a> di Grumello del Monte, in provincia di Bergamo, un primo laboratorio guida ad alta tecnologia, per la pratica della Computer Game Therapy con soggetti disabili e anziani, e poi, dopo il primo corso pubblico sulla sua metodologia, un inaspettato invito a collaborare con la <a href="http://www.dongnocchi.it/" target="_blank">Fondazione Don Gnocchi</a> di Milano che applicherà il suo metodo in molte delle sue sedi.</p>
<p><div id="attachment_2338" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.progetto-viredis-onlus.org/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/10/VIREDIS_WII_1-150x150.jpg" alt="" title="Progetto Vi.Re.Dis. ONLUS" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-2338" /></a><p class="wp-caption-text">Logo del progetto Vi.Re.Dis. ONLUS</p></div>Oggi questa è diventata una metodologia applicata in molte realtà pubbliche e private. Ecco che l’intelligenza emotiva, unico vero motore evolutivo dell’uomo (che vede in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Goleman" target="_blank">Daniel Goleman</a> il suo più grande teorizzatore) emerge nei pazienti  grazie al rapporto gioioso e paritario con gli operatori e diviene strumento di maturazione della relazione con i loro famigliari,migliorando la qualità  di vita dei pazienti stessi.</p>
<p>Ecco dove la visione di Antonio ha trovato concretezza. Mettere a disposizione uno strumento terapeutico che non solo aiuti il disabile, ma anche tutti coloro che sono coinvolti nel suo recupero.</p>
<p>L’utilizzo di nuove tecnologie per rendere più umano il processo di crescita sia dei pazienti sia di coloro che li accompagnano nella loro vita. Un paradosso? No, una piacevole realtà.</p>
<p>Il cammino di Antonio non è terminato. Ora c’è la diffusione di questa metodologia applicata sul territorio. Partendo da Bergamo, l’intenzione è quella di aprire due sedi distaccate a Firenze e Fasano in Puglia. Ma soprattutto c’è la volontà di ridare vita a quella centrale elettrica abbandonata, al fine di crearne un luogo che “possa fare del bene a tante persone”.</p>
<p>In questa sua missione Antonio Consorti sembra un sognatore, che deve scontrarsi con i cavilli di una burocrazia che ha poco dell’umano. Il suo slancio nel fare cose concrete sembra non trovare riscontri in una società imbrigliata dalla politica dell’interesse personale. Però Antonio è spinto da due valori assoluti. Generosità e delicatezza. Valori di ogni singolo individuo. Valori che trasmette nel suo approccio alla disabilità. Sarà per questo che Antonio ce la farà.</p>
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		<title>L&#8217;esperienza segna &#8211; Luca Nuzzolo e i Soluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 09:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per parlare dell’incontro di oggi con la mente bisogna fare un salto nel tempo. Ci spostiamo per un attimo in una cantina di una casa di quartiere. All’interno ci sono dei ragazzi. Delle chitarre. Una batteria. Le tastiere e un basso. Ma non solo. C’è una musica e le pareti di quello scantinato sono intrise di passione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><a href="http://www.soluzione.biz/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2132" title="Luca Nuzzolo e i Soluzione" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/SOLUZIONE-Official-e1306831527624.jpg" alt="" width="450" height="194" /></a></p>
<p>Per parlare dell’incontro di oggi con la mente bisogna fare un salto nel tempo. Ci spostiamo per un attimo in una cantina di una casa di quartiere. All’interno ci sono dei ragazzi. Delle chitarre. Una batteria. Le tastiere e un basso. Ma non solo. C’è una musica e le pareti di quello scantinato sono intrise di passione.</p>
<p>In questo scenario dove forse in tanti ci siamo ritrovati, c’è qualcuno che ha avuto la forza e il coraggio di andare avanti. Quell’energia che veniva riprodotta insieme a delle note è ancora presente. La cantina si è trasformata in uno studio. Ma lo stupore e l’amore per la musica è quello di allora. Se possibile forse ancor di più.</p>
<p>L’evoluzione di questa storia ha un nome: <a href="http://www.soluzione.biz/" target="_blank"><strong>Soluzione</strong></a>.</p>
<p>E a parlarcene è <strong>Luca Nuzzolo</strong>, voce e chitarra di questo gruppo. Musicalmente nato in una Mestre anni ’80, poco più che bimbo con un gruppo chiamato Trans, con un sostanzioso contributo di musica elettronica e agli albori di band come i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bluvertigo" target="_blank">Bluvertigo</a>, Luca recupera le esperienze sonore passate, portandole ad una attualizzazione musicale con i Soluzione. Una naturale maturazione artistica, visto che Luca oltre che essere autore delle musiche e dei testi, è anche produttore di questo progetto con la sua etichetta <a href="http://jost.splinder.com/" target="_blank">Jost</a> in distribuzione <a href="http://www.audioglobe.it/disk.php?code=8016670191049" target="_blank">Audioglobe</a> e <a href="http://itunes.apple.com/it/album/lesperienza-segna/id432504718" target="_blank">iTunes</a>.</p>
<p>Un progetto che mette insieme tre anime differenti, ma complementari, dal momento che oltre a lui, c’è un batterista che arriva da esperienze legate al metal e un bassista ben conoscitore della musica anni ’70 come Led Zeppelin e Jethro Tull.</p>
<p>Ma torniamo per un attimo all’essenza di questo approccio musicale dei Soluzione. In un Paese come il nostro dove l’arte viene insegnata marginalmente e la musica spesso non ha una sua dignità professionale, Luca e i componenti dei Soluzione, fanno della ricerca nella forma canzone un punto di forza per far emergere ciò che vogliono comunicare.</p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/album/lesperienza-segna/id432504718" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-2134" title="L'Esperienza Segna - Soluzione" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/L_ESPERIENZA-SEGNA_Soluzione-e1306831760537.jpg" alt="" width="250" height="253" /></a>“<em>Oggi sempre più persone ascoltano distrattamente o non ascoltano affatto la musica, e penso che questo sia dovuto a un’insensibilità crescente verso se stessi che porta per svariate cause a non percepire i segnali che arrivano dall’esterno…</em>”, mi dice Luca, riflettendo sulla situazione del mercato discografico in Italia e sulle difficoltà di produrre e promuovere nuovi dischi, dopo avermi fatto un veloce excursus storico sulla sua carriera artistica “<em>ma posso garantirti che vedere “</em><a href="http://itunes.apple.com/it/album/lesperienza-segna/id432504718" target="_blank"><em>L’esperienza segna</em></a><em>” in cd è una grande emozione. Sappiamo che sarà difficile ma siamo pronti</em>”.</p>
<p>“<em>Per produrre un disco oggi bisogna essere pazzi…[ride] in primis, lo fai perché ti senti di farlo… nel migliore dei modi, senza certezza che a qualcuno arriverà il tuo messaggio…</em>” racconta Luca in un misto di disillusione e volontà di non mollare. “<em>Però lo sai che a qualcuno arriverai…</em>”, sorride. E proprio da questa visione della musica, intesa come possibilità di esprimere idee e sentimenti, nasce l’album L’esperienza segna.</p>
<p>“<em>Il titolo racchiude un po’ tutto il mio percorso legato alla musica… un’esperienza che lascia un segno indelebile… un’esperienza che mi ha permesso di raggiungere una certa maturità artistica (e)o consapevolezza artistica e allo stesso tempo di ritrovare la giusta attenzione verso ciò che sto facendo… E’ un disco che parla di vita e inevitabilmente anche la mia ci è finita dentro</em>” mi dice Luca parlandomi di questo nuovo disco.</p>
<p>“<em>L’esperienza segna è un lavoro attento alla melodia, ricco di citazioni, in un percorso vicino alla canzone d’autore che riprende a volte sonorità del passato importanti nella nostra infanzia, ma non replicandole sterilmente, anzi elaborandole e cercando nuove soluzioni stilistiche. Un disco che ha potuto contare anche su collaborazioni di artisti come </em><a href="http://www.myspace.com/mao" target="_blank"><em>Mao</em></a><em>, </em><a href="http://www.myspace.com/regarbo" target="_blank"><em>Garbo</em></a><em> e i </em><a href="http://www.myspace.com/diaframma" target="_blank"><em>Diaframma</em></a><em>…</em>”.</p>
<p>Quello delle collaborazioni è un aspetto importante del lavoro che Luca sta portando avanti con la sua band. Infatti oltre a quelle presenti su L’esperienza segna, ce n’é un’altra con il filosofo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manlio_Sgalambro" target="_blank">Manlio Sgalambro</a>, che porterà alla luce un nuovo progetto entro la fine dell’anno.</p>
<p>Mentre Luca mi parla del disco e dei progetti futuri, c’è un elemento che mi desta interesse, curiosità e compiacimento. Si tratta della purezza con il quale esprime il suo amore disinteressato verso la musica. Qui non ci sono uffici stampa o frasi di circostanza. Ci sono però emozioni. Molte. Emozioni date dalle parole di Luca. Emozioni date dall’ascolto delle canzoni dei Soluzione.</p>
<p>“<em>Molte canzoni del disco sono nate da veri e propri “voli” sullo strumento, mi capita di venire rapito dai suoni e quando mi risveglio da questo piacevole torpore mi ritrovo con l’idea per una nuova canzone… forse nascono proprio così le mie canzoni, da questo dialogo diretto con le note sulle quali poi costruisco castelli di parole…</em>” mi spiega Luca parlandomi del momento più creativo dello sviluppo artistico/musicale.</p>
<p>Poi in un momento di confidenza gli chiedo quale potrebbe essere il complimento che gli piacerebbe ricevere e lui inizialmente ridendo: “<em>Uno sconosciuto che mi ferma e mi dice &#8211; ce ne fosse di gente che fa musica così” e poi riprendendo un tono più serio: “A parte le battute, credo che se riuscissimo ad accendere quel contatto emotivo a cui mi riferivo inizialmente, sentendoci dire dalle persone che hanno ascoltato la nostra musica – siete riusciti a trasmetterci delle vere emozioni – questo sarebbe un risultato straordinario…</em>”.</p>
<p>Prima di lasciarci con Luca poi parliamo di aspettative, di desideri. Anche in questo caso la sua verve poetica ha la meglio sul cinismo che ci vorrebbe essere imposto da un certo tipo di comunicazione – [ride] &#8220;<em>hai presente quando gratificazione morale e lavoro si fondono insieme? Non sarebbe male lasciare il segno con &#8220;l&#8217;esperienza segna&#8221;&#8230; il sogno di ogni musicista [ride ancora], fantasticare per fantasticare, perché no?</em>”</p>
<p>Queste ultime parole di Luca, mi fanno ritornare a quel pensiero iniziale. Un pensiero fatto di un locale, di ragazzi e di strumenti. Un pensiero che mi fa accapponare la pelle ogni volta che ci penso, per la passione che trasmette. Un pensiero che porta proprio là. Dove la musica è musica. Dove la musica è vita.</p>
<p>In bocca al lupo Soluzione.</p>
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		<title>La rete salverà la musica &#8211; Matteo Negrin</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 09:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un amico condivide un video su un social network. Capita quotidianamente. E’ la forza delle rete. Questa volta però mi soffermo maggiormente sulla visione. Lo guardo una prima volta. Lo riguardo tre, quattro volte. Ha qualcosa di catartico. Nella sua semplicità riesce a rapire vista, udito e anima.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Un amico condivide un video su un social network. Capita quotidianamente. E’ la forza delle rete. Questa volta però mi soffermo maggiormente sulla visione. Lo guardo una prima volta. Lo riguardo tre, quattro volte. Ha qualcosa di catartico. Nella sua semplicità riesce a rapire vista, udito e anima.</p>
<p><div id="attachment_1846" class="wp-caption alignleft" style="width: 207px"><a href="http://www.myspace.com/matteonegrin" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Negrin-Foto-di-Alessandro-Bosio-197x300.jpg" alt="" title="Matteo Negrin" width="197" height="300" class="size-medium wp-image-1846" /></a><p class="wp-caption-text">MATTEO NEGRIN (ph. by Alessandro Bosio)</p></div>Mi metto in contatto con l’autore <strong><a href="http://www.myspace.com/matteonegrin" target="_blank">Matteo Negrin</a></strong>, musicista e compositore torinese. Ne nasce un interessante dialogo sullo stato di salute della musica e di come si possa innovare in questo settore.</p>
<p>“<em>La musica non si ascolta più e basta! Ma si guarda, si legge come un messaggio, ci si pone di fronte come un’opera di videoarte</em>” esordisce Matteo quasi provocatoriamente. E poi continua “<em>catturare l’attenzione di qualcuno è la nuova sfida</em>”.</p>
<p>E di questo, Matteo con il suo progetto di <strong><a href="http://itunes.apple.com/it/album/glocal-sound/id417942341" target="_blank">Music Painting</a></strong> ha colpito nel segno. Immagini e musica messe insieme in un’esplosione di vera poesia che sta spopolando sul web. Fare questo richiede certi accorgimenti e come lo stesso Matteo dice <em>“… è necessario recuperare il modello di storytelling che tanto per darti un’idea era presente nei vecchi caroselli in bianco e nero… solo così si ribalta la situazione, i social network promuovono l’idea, che non è solo bella e ben fatta, ma deve mettere in atto un processo virtuoso”</em>.</p>
<p>Un nodo focale. Nella musica, come nella comunicazione in generale, è drasticamente cambiato il modo di veicolare il proprio lavoro. Si è spostato tutto sulla rete. Capirne le potenzialità e le dinamiche, significa vedere Internet non più come “il mostro” che ha annientato il mercato discografico, ma come il più grande alleato per migliorare il proprio lavoro.</p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/album/glocal-sound/id417942341" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/glocal-sound-web-grande-e1299747325463.jpg" alt="" title="glocal sound matteo negrin" width="200" height="200" class="alignright size-full wp-image-1851" /></a>“<em>Ho il privilegio, avendo lavorato diversi anni per il teatro e per il cinema, che ho sempre pensato alla musica introdotta in un altro schema</em>”, poi sorridendo Matteo mi lancia un’altra provocazione. “<em>Quest’anno ho pubblicato il mio ultimo CD… perché non ha più ragione d’essere. La vera sfida sarà quella di lavorare su un orizzonte multitematico. In un momento storico dove si parla di musica liquida, priva di ogni supporto, vengono meno anche gli obblighi, imposti dalle case discografiche, di produrre album dove spesso e volentieri ci sono solo due o tre canzoni degne di merito. Credo proprio che la rete salverà la musica</em>”.</p>
<p>In questa visione salvifica di Matteo, cerco di capire anche com’è possibile superare quelle problematiche oggettive legate al download “selvaggio” che calpesta comunque i diritti e il lavoro che c’è dietro ad un’opera musicale.</p>
<p>“<em>Una regolamentazione della rete è necessaria ai fini della tutela del copyright… tutti siamo stati contagiati da questa forma di bulimia da possesso di musica… forse perché è gratis, forse perché prima si pagava molto, troppo… quindi ci ritroviamo con hard disk pieni di file musicali, che poi quasi mai vengono ascoltati… però credo che la vera innovazione sarà quella di mettere a disposizione dei privati i concept realizzati… insomma si dovrà ritornare ad una nuova forma di mecenatismo, dove il musicista trova nel privato i finanziamenti per produrre il proprio lavoro… questo lo dico anche con beneficio d’inventario, visto che essendomi trovato a scrivere opere per il <a href="http://www.teatrostabiletorino.it/" target="_blank">Teatro Stabile di Torino</a>… conosco bene la questione dei fondi pubblici e dei tagli che sono stati apportati</em>”.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/matteonegrin" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/irish-negrin-200x300.jpg" alt="" title="matteo negrin" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1854" /></a>Con Matteo Negrin affronto anche un altro tema sempre comunque collegato a questo discorso. Si tratta delle opportunità che ha un musicista oggi in Italia di promuovere il proprio lavoro.</p>
<p>“<em>Occorre puntare sulla semplicità, che non deve significare banalità. Lasciamo perdere i talent show… creano solo artisti pop a scadenza, nel senso che vanno bene per una stagione o due, finché comunque non arriva il vincitore della nuova edizione… dovremo investire sulla qualità e sulle idee, cercare d’invertire la tendenza, invece di comprare format e prodotti pre-confezionati, capire quali sono le nostre peculiarità e potenzialità</em>”.</p>
<p>Sarà che è da poco padre per la seconda volta, ma Matteo Negrin da decisamente una carica positiva nell’esporre le proprie idee di cambiamento legate ad un settore culturale fondamentale, come quello della musica.</p>
<p>Prima di concludere sorridendo mi dice: “<em>E’ fondamentale trasmettere il messaggio che dobbiamo promuovere le nostre idee… non fermarsi di fronte a fantomatici ostacoli. Sai qual è stato il costo per la produzione del video di Music Painting? Pennarelli e carta! … mai fermarsi quando si ritiene di avere una buona idea tra le mani, mai</em>”.</p>
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		<title>Gli Italiani di Frontiera di Roberto Bonzio</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 17:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima volta che incontro Roberto Bonzio è a Milano. A due passi dal Duomo ci prendiamo un caffè insieme. L’autunno è arrivato, ma un premuroso sole diffonde energia sulla città. Sui presenti. Seduti sul plateatico esterno di un bar, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che incontro <strong><a href="http://www.italianidifrontiera.com/chi-sono/" target="_blank">Roberto Bonzio</a></strong> è a Milano. A due passi dal Duomo ci prendiamo un caffè insieme. L’autunno è arrivato, ma un premuroso sole diffonde energia sulla città. Sui presenti.</p>
<div id="attachment_954" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.italianidifrontiera.com/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-954" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Roberto_Bonzio_Family-e1298049221261.jpg" alt="" width="435" height="291" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Bonzio con la sua famiglia prima della partenza per gli States - l&#39;inizio della grande avventura di Italiani di Frontiera</p></div>
<p>Seduti sul plateatico esterno di un bar, Roberto inizia a raccontarmi del suo progetto. Per lui raccontare è la normalità. Non solo perché è un cronista, ma proprio perché negli ultimi anni ha raccontato diverse storie. Federico, Paolo, Enrico, Marcello e così via. La lista è molto lunga. Ma chi sono tutte queste persone di cui Roberto Bonzio parla? Sono “Italiani” o per meglio dire “<a href="http://www.italianidifrontiera.com/" target="_blank"><strong>Italiani di Frontiera</strong></a>”. Persone che oltreoceano, nella terra del sogno americano, hanno seguito il loro spirito d’impresa, le loro intuizioni.</p>
<p>Per far questo Roberto nel gennaio del 2008, lascia gli uffici della redazione <a href="http://it.reuters.com/" target="_blank">Reuters</a> per la quale lavora e si trasferisce con l’intera famiglia per sei mesi negli States. Roberto ha una missione. Non vuole raccontare la storia di cervelli in fuga. Roberto vuole raccontare la storia di talenti italiani, che nel nuovo mondo, grazie alle loro capacità, al loro modo di pensare, sono naturalmente emersi. Hanno potuto emergere perché erano privi di impedimenti sociali e culturali, che in patria gli avrebbero rallentato se non impedito questa loro crescita.</p>
<p>“<em>Per capire meglio l’Italia è stato necessario guardarla da fuori… solo così ho avuto conferma del patrimonio intellettuale immenso del quale siamo a disposizione… la forza degli italiani è quella di ragionare fuori degli schemi, modalità questa che in Italia spesso si vuole ingabbiare, mentre all’estero trova l’humus naturale per evolvere</em>” mi dice Roberto guardandomi negli occhi. Poi continua “<em>… ci sono dei meccanismi maledetti in Italia, come l’invidia ad esempio, che non permettono di innescare il circolo virtuoso del talento… talento che in Italia è ben presente</em>”.</p>
<p>Queste storie raccontate da Roberto, questi modelli positivi da lui narrati, ora costituiscono un blog, una web tv, un libro a breve, una rappresentazione teatrale in un prossimo futuro e una serie di conferenze multimediali.</p>
<p>Ed è proprio in una di queste conferenze che lo ritrovo&#8230;</p>
<div id="attachment_956" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.italianidifrontiera.com/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-956" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Paolo_Privitera_e_Roberto_Bonzio-e1298049570456.jpg" alt="" width="435" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Privitera introduce Roberto Bonzio durante la presentazione di Italiani di Frontiera alla serata La filiera dell&#39;Idea - Ph. by Alfredo Montresor</p></div>
<p>Siamo a Venezia. L’area è quello del parco scientifico VEGA. L’occasione il lancio di un <a href="http://www.lifestylentrepreneur.org/" target="_blank">magazine online</a> dedicato all’imprenditoria innovativa e mentre in laguna c’è l’acqua alta, al di qua del Ponte della Libertà c’è l’adrenalina alta.</p>
<p>Già al suo arrivo, capisco che l’entusiasmo di quella giornata meneghina è intatto. Addirittura noto anche un po’ d’emozione in <a href="http://www.italianidifrontiera.com/chi-sono/" target="_blank">Roberto Bonzio</a>. D’altronde per lui stasera significa anche ritornare a casa. Mestrino d’origine, figlio d’arte, visto che il padre <a href="http://www.culturaspettacolovenezia.it/eventi.asp?id=1549" target="_blank">Gibo</a> è stato un grande cronista per il quotidiano <a href="http://www.ilgazzettino.it/" target="_blank">Il Gazzettino</a>, ove Roberto stesso ha esordito. Ad accoglierlo ci sono molti ospiti, ma anche tanti amici.</p>
<p>Il suo abbigliamento informale e lo zaino che lo accompagna, lo rendono un personaggio ancor più curioso. A metà strada tra un moderno Indiana Jones e un giovane avventuriero raccontato da Mark Twain.</p>
<p>Un veloce saluto e un caloroso benvenuto, poi lo lascio raggiungere la postazione dalla quale questa sera ci presenterà i suoi <a href="http://www.italianidifrontiera.com/" target="_blank">Italiani di Frontiera</a>.</p>
<p>Sono le 22.30 circa quando dagli altoparlanti del locale sento partire una voce. E’ quella di <a href="http://www.linkedin.com/in/paoloprivitera" target="_blank">Paolo Privitera</a>, poco più trentenne talento imprenditoriale, che dopo aver vissuto per anni in Silicon Valley ora fa da ponte tra il modello start-up americano e la creatività italiana. E’ lui ad introdurre Roberto Bonzio.</p>
<div id="attachment_959" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.italianidifrontiera.com/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-959" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Roberto_Bonzio_IdF-e1298050015942.jpg" alt="" width="250" height="238" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Bonzio durante una delle sue presentazione di Italiani di Frontiera</p></div>
<p>E’ giunto il suo momento. Le sue parole sono sincopate. Sembrano quasi tenere il tempo del rullante di una batteria. La carica energetica di Roberto Bonzio è pazzesca. Quella che riesce a trasmettere è ancor maggiore. Non ci sono pause. Ci sono intervalli, quelli dei video che vengono proiettati, che alternano la voce di Roberto a quella dei protagonisti di Italiani di Frontiera.</p>
<p>Mi immergo nella storia di <a href="http://www.italianidifrontiera.com/2008/11/federico-faggin-padre-del-microchip/" target="_blank">Federico Faggin</a> e <a href="http://www.italianidifrontiera.com/2008/04/roberto-crea-pioniere-del-biotech/" target="_blank">Roberto Crea</a>, padri del microchip e dell’insulina sintetica. Sobbalzo ai racconti di <a href="http://www.italianidifrontiera.com/2008/03/fnambol-funmbol-o-funambl/" target="_blank">Fabrizio Capobianco</a>, fondatore di <a href="http://www.funambol.com/">Funambol</a> e <a href="http://www.italianidifrontiera.com/2008/04/marco-marinucci-da-google-per-favorire/" target="_blank">Marco Marinucci</a>, manager di Google. Mi appassiono alle divagazioni apparenti che fa Roberto. Cose diverse, ma alla fine non più di tanto.</p>
<p>Un racconto come lo stesso Roberto ha intitolato dal West al Web. E’ fantastica questa parafrasi per comprendere cosa gli italiani di ieri e quelli di oggi in America siano riusciti a fare.</p>
<p>Una presentazione immersiva. Suggestiva. Stimolante.<br />
Da questi racconti si evince che ce la si può fare. Che è nostro dovere sradicare certi luoghi comuni, certi retaggi culturali, per dare spazio alle nostre capacità intellettive.</p>
<p>A presentazione conclusa ne approfitto per fare altre due parole con Roberto. Alla mia domanda su quale possa essere il possibile sviluppo, la prossima sfida di Italiani di Frontiera, lui mi risponde sorridendo, ma con la convinzione di chi ha già fatto il primo passo – “<em>… lavorare su gli italiani di frontiera in Patria! E’ già da un po’ che ci lavoro e ho visto che si possono raccontare delle belle storie anche da qui…</em>”.</p>
<p>A questo punto non mi rimane che salutarlo, non prima di avergli fatto l’imbocca al lupo per questo suo (nostro) nuovo cammino.</p>
<p>Poi lascio lo spazio che ha ospitato questo “giornalista curioso”. Nel lasciarlo però prima mi soffermo sugli sguardi dei presenti. Cerco di carpirne i pensieri dopo che anch’essi hanno assistito alla presentazione di Roberto Bonzio. Forse anche per qualcuno di loro qualcosa è scattato questa sera. Forse qualche remora mentale è stata superata. Domani che è un altro giorno, potrebbe essere veramente un nuovo giorno.</p>
<p>Continuo le mie riflessioni in questa umida notte veneziana. Al prossimo appuntamento con Roberto, perché so che ci sarà, voglio essere pronto. Pronto per raccontare che le cose possono cambiare. Se lo si vuole.</p>
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		<title>La comunicazione sociale di Pasquale Volpe</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 16:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/15596971?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="450" height="250" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Ore 7 la radiosveglia si accende. Invece di note musicali, un jingle pubblicitario. Colazione, dopodiché si esce. Affissioni sul muro accompagnano la camminata. Sul tram c’è chi sfoglia un giornale. Notizie alternate da inserzioni commerciali. In ufficio il monitor del computer si accende. Dal web contenuti ostacolati da banner. In posta elettronica, consigli per gli acquisti. Ore 19 rientro a casa. Televisione. E’ ora degli spot.</p>
<p>Rewind.</p>
<p>Ore 9 di una giornata di fine ottobre. Centro di Milano. Via Dante. Qualcosa è cambiato!</p>
<p>Poster. Affissioni. Si fa comunicazione, ma una comunicazione diversa. Niente modelli di autovettura da vendere. Nemmeno modelle da mercificare. I temi rappresentati, sono temi sociali. Questo è <a href="http://good50x70.org/" target="_blank"><strong>Good50x70</strong></a>.</p>
<p>“<em>E’ il progetto di comunicazione sociale più grande al mondo. 81 Paesi a rappresentarlo. Più di diecimila persone in quattro anni. Il coinvolgimento delle più importanti Organizzazioni Non Governative</em>”, questo è quello che ci dice <strong>Pasquale Volpe</strong>, l’ideatore di questo progetto e presidente dell’<a href="http://www.agooddesign.org/" target="_blank">Associazione Good Design</a>.</p>
<p>Per Pasquale la comunicazione è un amore. È un lavoro. Lasciata la Puglia per frequentare l’<a href="http://www.hdemia.it/" target="_blank">Accademia della Comunicazione</a> a Milano, ora ne è docente. Come lo è in <a href="http://www.naba.it/" target="_blank">NABA</a>, la Nuova Accademia di Belle Arti sempre di Milano. Ma per Pasquale anche un grande interrogativo “perché non utilizzare l’arma della comunicazione per sensibilizzare su temi importanti?”. La sua risposta è stata Good50x70.</p>
<p>Sono tre gli aspetti fondamentali di Good50x70, mi spiega Pasquale. “<em>La prima cosa appunto dar voce alle ONG, dar visibilità a temi socialmente importanti. Dopodiché parlare alla comunità dei creativi. Far capire quanto sia fondamentale parlare di temi che spesso non interessano o meglio commercialmente poco interessanti. Qui non ci sono target da raggiungere. Quindi diffondere queste tematiche e per gli ‘addetti ai lavori’, dare un’etica di progettazione. Terzo punto portare queste risposte visive in spazi dove le persone possono tranquillamente accedervi. Portare i risultati della mostra alla conoscenza di tutti. Una mostra si fa con le persone</em>”.</p>
<div id="attachment_944" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><a href="http://good50x70.org/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-944" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/pasquale_volpe-e1298048134482.jpg" alt="" width="230" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Pasquale Volpe, ideatore di Good50x70 e presidente dell&#39;Associazione Good Design</p></div>
<p>Pasquale è un fiume in piena mentre mi racconta tutto ciò. Si capisce immediatamente la passione che sta dietro a questo suo pensiero. Un approccio quasi incontaminato verso la comunicazione, spesso solo vista come una modalità per indirizzare un consumatore verso l’acquisto di un prodotto. Proprio per questa visione riduttiva, inizialmente è stato difficile far capire il progetto, soprattutto in Italia, come lo stesso Pasquale mi dice “<em>… il valore di <a href="http://good50x70.org/" target="_blank">Good50x70</a> è la genuinità del progetto… in una società come la nostra basata sulla mancanza di fiducia e con un secondo fine sempre presente, non è stato così semplice avere un immediato riscontro</em>”.</p>
<p>Ma fortunatamente Good50x70 è un progetto internazionale. E’ un progetto itinerante, che tocca diverse città in tutto il mondo. Una mostra che presenta i propri risultati, ma allo stesso tempo interagisce con le città che la ospita. “<em>… ogni volta che arriva la mostra in una nuova città, si cerca di fare qualcosa per la singola città. Good50x70 si personalizza… ad esempio per Istambul, si è cercato di interpretare il tema della multiculturalità, elemento cardine in questo caso di una capitale che racchiude diversi mondi… socialmente, economicamente e religiosamente diversi, ma integrati</em>”.</p>
<p>C’è un altro elemento caratterizzante di questo progetto. A partire da quest’anno, Good50x70 metterà a disposizione un importante database di comunicazione sociale. “<em>… chi fa qualcosa socialmente utile, ma non ha i soldi per comunicarlo, si potrà avvallare di tutto lo straordinario materiale che in quattro anni Good50x70 è riuscito a raccogliere. Questo è un traguardo per la nostra <a href="http://www.agooddesign.org/" target="_blank">associazione</a>. Lo sforzo di tutti i volontari che in questi anni hanno contribuito al progetto verrà messo a disposizione gratuitamente a tutti coloro che ne avranno bisogno</em>”.</p>
<div id="attachment_948" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://good50x70.org/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-948" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/good50x70_milano-e1298048460378.jpg" alt="" width="435" height="289" /></a><p class="wp-caption-text">Via Dante, Milano - La comunicazione sociale di Good50x70 edizione 2010</p></div>
<p>Idee, sensibilizzazione, coinvolgimento e concretezza. Non so se Pasquale se ne sia accorto, ma quello che ha innescato con Good50x70 è un perfetto esempio di circolo virtuoso. Si parte da una necessità mancante e attraverso l’ingegno e la creatività delle persone si arriva a presentare delle risposte concrete.</p>
<p>Ma c’è qualcos’altro. Quando chiedo a Pasquale quale sarà lo sviluppo di questo progetto riesce ulteriormente a sbalordirmi. “<em>Good50x70 non avrà uno sviluppo” mi dice con tono fermo. Aggiungendo “Good50x70 ha dato il buon esempio… mi auguro che abbia fornito la tavola dei dieci comandamenti della comunicazione sociale… siamo stati i primi ad utilizzare la rete come strumento per allargare a 360° i confini di un concorso sociale… forse non c’è mai stata una mostra di grafica così grande, che sia riuscita a coinvolgere così tante persone in così tanti Paesi… se proprio devo parlare di sviluppo di Good50x70 forse la sfida più imminente è quella legata al prodotto… ciò che abbiamo fatto in tema di comunicazione sociale mi auspico sia replicabile in tema di prodotto!</em>”.</p>
<p>Lascio Pasquale dopo questo messaggio. Questo augurio. Me ne torno lentamente a passeggiare in Via Dante. Guardo questi poster appesi. Guardo il comportamento dei passanti. La camminata frettolosa di alcune persone, rallenta in prossimità delle affissioni. La curiosità di altre, li blocca davanti ad essi. Gente diversa con reazioni diverse. Tutte accomunate però da un interesse verso ciò che viene esposto. Non ho bisogno di altro. La missione di Pasquale Volpe è andata a buon fine. Good50x70 ancora una volta è riuscita in quello che per molti sembra un’impresa. La comunicazione sociale ha un suo riscontro. Via Dante ne è la conferma.</p>
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