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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; libro</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Correre per star bene &#8211; Fulvio Massini</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2014 09:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni lo guardavano con curiosità. Altri si lasciavano andare a qualche sbeffeggio. Qualcuno gli suonava il clacson. E c’era chi lo osservava con attenzione nell’attesa di un semaforo verde. Tutto ciò non lo scalfiva. Lui continuava. Ascoltando il suo respiro. Guardando davanti a sé. Lasciando rullare quei piedi sull’asfalto fiorentino. Il senso di libertà era totale. Lo era allora. Lo è adesso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/Fulvio_Massini.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Alcuni lo guardavano con curiosità. Altri si lasciavano andare a qualche sbeffeggio. Qualcuno gli suonava il clacson. E c’era chi lo osservava con attenzione nell’attesa di un semaforo verde. Tutto ciò non lo scalfiva. Lui continuava. Ascoltando il suo respiro. Guardando davanti a sé. Lasciando rullare quei piedi sull’asfalto fiorentino. Il senso di libertà era totale. Lo era allora. Lo è adesso.</p>
<p><a href="www.fulviomassini.com" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/fulvio-stramilano-1-200x300.jpg" alt="" title="Fulvio Massini - Correre per star bene" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3493" /></a>Era la metà degli anni ’70 quando <strong><a href="http://www.fulviomassini.com/" target="_blank">Fulvio Massini</a></strong> iniziava a correre. E da allora non ha più smesso. Dice di essere stato un atleta scarso. Sarà. Comunque sia, il suo contributo per questa disciplina sportiva è stato ed è tutt’oggi importante. Un contributo concreto che ha trovato modalità differenti di espressione. La scrittura. L’insegnamento. La passione. Aspetti diversi di una professione che lo ha portato a diventare uno dei consulenti per l’allenamento più ricercati, con un suo approccio allo sport, che lo rende unico. “Insegnare a correre è la mia professione, aiutarti a “star bene” è il mio obiettivo”, con questa frase accoglie i visitatori del suo <a href="http://www.fulviomassini.com/" target="_blank">sito Internet</a>. Non è una frase a caso, ma la sintesi del suo essere.</p>
<p><a href="http://www.rizzoli.eu/libri/andiamo-a-correre/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/Fulvio_Massini_Andiamo_a_Correre-201x300.png" alt="" title="Fulvio Massini - Andiamo a Correre" width="201" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3497" /></a>Fulvio Massini ha iniziato a scrivere di corsa, quando la corsa non era ancora un fenomeno sociale come oggi. “<a href="http://www.rizzoli.eu/libri/andiamo-a-correre/" target="_blank">Andiamo a correre</a>” (edito Rizzoli) è solo l’ultimo, in ordine cronologico, dei libri che lui ha dedicato alla corsa. Tecniche, allenamento, preparazione, alimentazione, ma soprattutto amore e rispetto per il proprio corpo. “<em>Nei miei libri cerco di trasmettere ciò che la corsa ha dato a me</em>” mi dice con tono gioioso. Ed è forse proprio questa gioia che Fulvio vuole diffondere. Una gioia frutto di una ricerca di uno stato di benessere fisico e psicologico, oltre che un’acquisizione di fiducia nelle proprie possibilità.</p>
<p>Il desiderio di trasferire i suoi valori legati alla corsa ad altre persone, portano Fulvio a diplomarsi all’ISEF e ad iniziare un suo percorso d’insegnamento. In diverse scuole medie di Firenze. Alla cattedra dell’Università di Firenze nel corso di laurea in Scienze Motorie della Facoltà di Medicina. Situazioni differenti. Difficoltà differenti. Da un lato la presa di coscienza che purtroppo l’attività fisica non è materia fondamentale nelle scuole. Dall’altro il tentativo di far capire che molte malattie possono essere prevenuto con lo sport, invece che curate poi con le medicine. Aspetti differenti di una visione culturale limitata, dove l’attività fisica viene relegata al tempo libero e non parte integrante della quotidianità di un individuo alla ricerca di uno stato di benessere.</p>
<p>Ma forse il pregio maggiore di Fulvio Massini è quello di essere sé stesso. La sua passione per ciò che fa emerge nelle persone che entrano in contatto con lui. È per questo che non impone rigide regole sportive, ma suggerisce buone abitudini comportamentali. Correre in modo rilassato. L’ascolto del proprio corpo. L’attenzione alla sonorità del proprio respiro. Sono solo alcune delle basi dalle quali partire per iniziare un percorso legato alla corsa, mirato a stare meglio. La poesia di gesti che ripetuti nel tempo portano ad una maggiore consapevolezza delle potenzialità del proprio essere in un’ottica di benessere continuo. Non esistono limiti anagrafici o fisici. Ma solo la volontà del singolo di iniziare un percorso graduale di miglioramento del proprio stile di vita.</p>
<p>Fulvio mi racconta di tutto ciò con la stessa passione ed entusiasmo di quando si accorse a sedici anni di avere il “morbo della corsa”. È straordinario sentirlo parlare dei prossimi camp che sta organizzando. Altrettanto straordinario è la lucida visione che ha della sua professione “correre per star bene”. Continua a ripeterlo questo che non è solo un motto, ma fatti che si concretizzano con la sua modalità di lavoro. Sarà anche per questo che le sue parole non appaiono mai scontate, anche quando mi racconta di aneddoti legati alle sue esperienze lavorative. “<em>Vedere una persona raggiungere obiettivi che a lei sembravano impossibili è ogni volta una grande conquista</em>”, mi dice. Ritorna quella sua forma altruistica nel divulgare insegnamenti appresi con l’esperienza.</p>
<p>“<em>Cercare di dare agli altri, ciò che io ho ricevuto con la corsa… è giusto che sia così</em>”. Ci lasciamo con queste sue parole. È il perfetto finale di un incontro che vuole essere l’inizio di una nuova scoperta. Una scoperta che ha alla base lo sport e come fine ultimo il benessere. Fulvio ora va a fare la sua corsa quotidiana. Ci vado pure io. Lontani nello spazio, vicini nel pensiero.</p>
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		<title>In viaggio con Riccardo Luna</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 08:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È da quando siamo partiti da Roma che lo sto osservando. Non ha mai alzato lo sguardo da quel portatile. Solo in un paio di occasioni le sue dita hanno fatto sosta su quei tasti. La prima per agevolare la sistemazione del bagaglio da parte di un turista. La seconda, quando un raggio di sole atterrato sul monitor gli impediva di vedere cosa stava componendo. Perché si trattava di un componimento. Lo si capiva bene questo. Dai sorrisi che ogni tanto gli sfuggivano. Dai sospiri che andavano a scandire uno stato d’animo sereno e compiaciuto. Intanto il Frecciarossa continuava la sua risalita dell’Italia e con sé portava sicuramente anche i pensieri di quell’uomo in azione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Ilmecenatedanime_incontra_RiccardoLuna.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>È da quando siamo partiti da Roma che lo sto osservando. Non ha mai alzato lo sguardo da quel portatile. Solo in un paio di occasioni le sue dita hanno fatto sosta su quei tasti. La prima per agevolare la sistemazione del bagaglio da parte di un turista. La seconda, quando un raggio di sole atterrato sul monitor gli impediva di vedere cosa stava componendo. Perché si trattava di un componimento. Lo si capiva bene questo. Dai sorrisi che ogni tanto gli sfuggivano. Dai sospiri che andavano a scandire uno stato d’animo sereno e compiaciuto. Intanto il Frecciarossa continuava la sua risalita dell’Italia e con sé portava sicuramente anche i pensieri di quell’uomo in azione.</p>
<p><a href="http://www.wired.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/1copertina_wired-224x300.jpg" alt="" title="Wired Italia - Primo numero" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3197" /></a>Mentre tutto ciò accadeva ripercorrevo il momento in cui avevo sentito parlare di lui. Inizi 2009 e dispacci di agenzia davano l’annuncio dello sbarco della versione italiana di <a href="http://www.wired.it/" target="_blank">Wired</a>, citando proprio lui come fondatore e direttore: <strong><a href="http://www.cambiamotutto.it/#et_page_2" target="_blank">Riccardo Luna</a></strong>. Non mi diceva molto quel nome. Come poche erano le aspettative per una rivista, la cui prima versione originale americana conoscevo molto bene. Partivo prevenuto – “<em>ecco faranno la solita rivista patinata, snaturando l’anima di questa bibbia dell’innovazione</em>”, commentavo tra me e me. Mi ricredetti subito. Vedendo la copertina, dove troneggiava Rita Levi Montalcini. Leggendo il suo editoriale. Studiando i diversi articoli presenti. Da allora lui era per me il Direttore. Lo sarebbe sempre stato, come nel gergo calcistico esiste solo ed un unico capitano.</p>
<p>Quanta strada da quel momento. A sua insaputa insieme. Perché allo scandire di ogni nuovo mese l’uscita di un nuovo numero di Wired rappresentava un viaggio. “<em>Storie, idee e persone che cambiano il mondo</em>”. Quella frase ben impressa sulla parte superiore della copertina era una vera e propria dichiarazione d’intenti. Erano le destinazioni che si sarebbero potute raggiungere sfogliando quelle pagine.</p>
<p>La sua energia, il suo entusiasmo, la sua curiosità condivisa poi ebbero modo di esprimersi anche in altre forme. Il <a href="http://www.ilpost.it/riccardoluna/" target="_blank">suo blog su Il Post</a>. La direzione del magazine online “<a href="http://www.chefuturo.it/" target="_blank">che futuro! Il lunario dell’innovazione</a>”. Il coordinamento di <a href="http://www.italia2013.me/" target="_blank">italia2013.me</a> e la guida di <a href="http://startupitalia.eu/" target="_blank">StartupItalia!</a>. Modalità diverse dove la sua capacità divulgativa sul tema innovazione trovava naturale sfogo.</p>
<div id="attachment_3202" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Riccardo_Luna_foto-300x300.jpg" alt="" title="Riccardo Luna" width="300" height="300" class="size-medium wp-image-3202" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Luna, fondatore e primo direttore di Wired Italia</p></div>Per un attimo torno a guardarlo. Lo faccio rapidamente. Un po’ per non apparire invadente. Un po’ nella purezza del pensiero che quel mio avvistamento rubato possa disturbare il suo processo creativo. Fortunatamente così non è. Continuano a volare le sue mani su quel computer. Tornano a volare anche i miei ricordi. Riposiziono il viso nella traiettoria del paesaggio in movimento fuori dal finestrino. In quel sovrapporsi di luoghi differenti, ripenso anche le dirette streaming delle conferenze di cui lui è stato curatore nonché conduttore. <a href="http://www.happybirthdayweb.it/" target="_blank">Happy Birthday Web</a>, Makers, <a href="http://ischool.worldwiderome.it/" target="_blank">iSchool</a> e il <a href="http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/anteprima-bari2013/" target="_blank">Next della Repubblica delle Idee</a>. Lui era lo straordinario padrone di casa di ospiti le cui storie erano simbolo di trasparenza, partecipazione e collaborazione. Erano storie che tracciavano un cambiamento. Un cambiamento dove l’interruttore andava sotto il nome di innovazione.</p>
<p><a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/cambiamotutto_copertina_libro-200x300.jpg" alt="" title="cambiamo tutto! La rivoluzione degli innovatori - Riccardo Luna" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3201" /></a>Proprio mentre mi soffermo su questo termine, vengo riportato alla realtà da un interrogativo postomi. “<em>Cosa ne pensi se lo intitolassi <a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank">cambiamo tutto</a>?</em>”. A pormi la domanda è proprio lui e aggiunge poi: “<em>Credo di essere ormai giunto alla conclusione di questo libro… è un libro che parla della rivoluzione degli innovatori… quelli che fanno, quelli che hanno già iniziato, quelli che stanno cambiando e cambieranno sempre più le nostra vite… il modo di fare scienza, di condividere la conoscenza, di fa impresa, di creare posti di lavoro, di produrre, di amministrare la cosa pubblica</em>” e conclude: “<em>si vorrei chiamarlo <a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank">cambiamo tutto</a>… con il punto esclamativo… perché non è una supposizione… è una realtà già in atto</em>”.</p>
<p>Intanto il treno sta per giungere alla Stazione di S. Lucia. Questo viaggio si sta per concludere in una Venezia, città simbolo di un seppur storico cambiamento ai tempi della gloriosa Serenissima.</p>
<p>Non trovo le parole adatte per rispondere affermativamente alla sua domanda, se non un sintetico “<em>mi piace</em>”. Ripresomi da quella inaspettata richiesta aggiungo però: “<em>Ti andrebbe di continuare a parlarmi di questa rivoluzione degli innovatori facendo un pezzo di strada tra calli e campielli?</em>”. E lui sorridendomi mi risponde: “<em>Certo che sì. Andiamo!</em>”</p>
<p><div id="attachment_3211" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.523611717686003.1073741825.169688859744959"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/700_7847-e1368540396274.jpg" alt="" title="Riccardo Luna e Andrea Bettini" width="435" height="289" class="size-full wp-image-3211" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Luna con Il mecenate d'anime durante l'incontro del 10 maggio 2013 presso l'Auditorium Santa Margherita di Venezia, all'interno della Ca' Foscari Digital Week (ph. by Alfredo Montresor)</p></div>
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		<title>Basket, uomini e altri pianeti &#8211; Ettore Messina</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 13:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Un lavoro che non è un mezzo, ma un fine”. Nel suo caso si potrebbe aggiungere una missione. Una di quelle che raccontata ad un ragazzo appare un sogno. Una di quelle che spiegata ad un adulto rimane ai più incompresa. Protagonista di questa missione è un uomo. Ad accompagnarlo sacrificio e determinazione. Perché seppure sia un gioco, è la perfetta metafora di quello che deve essere la vita. Senza impegno non si va da nessuna parte. A completamento di tutto ciò c’è la sua panchina. Luogo privilegiato per assistere a straordinarie gesta sportive di altrettanti straordinari atleti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Ilmecenatedanime_Ettore_Messina.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>“<em>Un lavoro che non è un mezzo, ma un fine</em>”. Nel suo caso si potrebbe aggiungere una missione. Una di quelle che raccontata ad un ragazzo appare un sogno. Una di quelle che spiegata ad un adulto rimane ai più incompresa. Protagonista di questa missione è un uomo. Ad accompagnarlo sacrificio e determinazione. Perché seppure sia un gioco, è la perfetta metafora di quello che deve essere la vita. Senza impegno non si va da nessuna parte. A completamento di tutto ciò c’è la sua panchina. Luogo privilegiato per assistere a straordinarie gesta sportive di altrettanti straordinari atleti.</p>
<p>Il lui in questione è <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Messina" target="_blank">Ettore Messina</a></a></strong>. Coach Messina. Per chi ama il basket non ci sarebbe altro da aggiungere. Per chi ne è a digiuno merita una certa attenzione. La scusa per parlarne è la pubblicazione di un libro. L’effettiva motivazione è la possibilità di condividere una bella storia.</p>
<div id="attachment_3078" class="wp-caption alignleft" style="width: 244px"><a href="http://www.addeditore.it/messina.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Ettore_Messina_Basket_uomini_e_altri_pianeti-234x300.jpg" alt="" title="Basket, uomini e altri pianeti - Ettore Messina" width="234" height="300" class="size-medium wp-image-3078" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro di Ettore Messina - Basket, uomini e altri pianeti (Ed. Add Editore)</p></div><strong><a href="http://www.addeditore.it/messina.html" target="_blank">Basket, uomini e altri pianeti</a></strong> di cui lui è l’autore insieme a <a href="http://www.flaviotranquillo.com/" target="_blank">Flavio Tranquillo</a> (pensieri, parole e voce del basket nazionale ed internazionale, ndr), è il racconto di una stagione esaltante da assistent coach, che Ettore Messina ha avuto modo di vivere sulla panchina di una leggendaria squadra, i <a href="http://www.nba.com/lakers/" target="_blank">Los Angeles Lakers</a>. Ma non solo. Oltre ad essere un diario di un’esperienza sportiva straordinaria è un taccuino sui quali sono stati ben trascritti i sentimenti umani. Euforia. Gioia. Tensioni. Slanci, ma anche paure. Tutto questo avendo tra le mani quel pallone arancione a spicchi e da gestire extraterresti come un certo <a href="http://kb24.com/" target="_blank">Kobe Bryant</a>.</p>
<p>Ma la storia di coach Messina inizia molto prima. In un tessuto socio-sportivo come poteva essere quello di una  Venezia e terraferma degli anni ’70, dove sport era sinonimo di basket e l’atmosfera che si respirava era paragonabile a quella dei campus americani. E’ proprio in questo fermento che il giovane Messina appassionato di pallacanestro ha la fortuna di fare quegli incontri che ti possono cambiare la vita. Come nel suo caso. Allenatori come Renato Vianello prima, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tonino_Zorzi" target="_blank">Tonino Zorzi</a> dopo lo incoraggiano ad intraprendere un percorso, che forse era già segnato. Ettore Messina è il traghettatore delle varie categorie giovanili di un’epica <a href="http://www.reyer.it/" target="_blank">Reyer</a>. Dopodichè è un susseguirsi di successi. Scudetti, coppe nazionali ed Eurolega.  Città come Treviso, Bologna, fino ad arrivare a Mosca, coach Messina lascia un segno per le sue imprese sportive e per la sua dimensione umana.</p>
<p><div id="attachment_3081" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Ettore_Messina-e1359035086298.jpg" alt="" title="Ettore Messina" width="435" height="257" class="size-full wp-image-3081" /><p class="wp-caption-text">Ettore Messina durante una seduta di allenamento del CSKA di Mosca</p></div>
<p>E’ parlando con lui che si possono apprezzare principi che vanno oltre i confini sportivi. Quando cita termini come equità e correttezza, si capisce che ne parla come valori da applicare universalmente. Quando sottolinea l’importanza di lavorare con persone che si stimano, non è un’affermazione fine a sé stessa. E’ una filosofia comportamentale. Quando parla di meritocrazia, rida concretezza al suo significato.</p>
<p>Con coach Messina non si enunciano solo i nomi dei grandi giocatori internazionali. Si ha la possibilità di confrontarsi sullo scenario di cosa significhi allenare dei bambini. Per un momento rivestendo i suoi panni di padre, racconta di quanto sia difficile allenare le categorie giovanili. Dove si è alla ricerca di bilanciare il desiderio di raggiungere i risultati, del tutto legittimo, con la necessità di far crescere questi ragazzi. Come sportivi. Come uomini.</p>
<p>E non può mancare una disamina sull’attuale stato del basket in Italia. “<em>Fase cruciale</em>”, ma che lascia ben sperare in un positivo destino, vedendo anche i risultati che stanno dando giovani atleti italiani sui parquet più prestigiosi  come quello NBA. Ma occorre lavorare incessantemente. Per migliorare. Per attivare quei virtuosi circoli che portano all’eccellenza dell’essere.</p>
<p>Il tema dominante torna ad essere quello. Cercare di dare il massimo come sportivo. Come persona. Nella gioia di condividere i risultati raggiunti.</p>
<p>Sono quasi le 13 ore italiane. Le 16 a Mosca. Coach Messina torna ad allenare il suo <a href="http://www.cskabasket.com/" target="_blank">CSKA</a>. Gloriosa compagine, con la quale aveva già raccolto importanti risultati prima della parentesi a stelle e strisce. Qui sembra lontano il sole di Los Angeles. Ugualmente però si percepisce un forte calore. E’ quello dell’anima di coach Messina. Dell’uomo Ettore Messina.</p>
<div id="attachment_3083" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.flickr.com/photos/53853330@N02/7361193114" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Coach_Ettore_Messina-e1359035424541.jpg" alt="" title="Ettore Messina" width="435" height="291" class="size-full wp-image-3083" /></a><p class="wp-caption-text">Ettore Messina (ph. by Guadalupe de la Vallina)</p></div>
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		<title>Abbiate fede. Tanta. Diversa. &#8211; Daniele Bolelli</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 12:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un interrogativo che mi sono sempre posto “se fossi nato in un altro Paese, di che religione sarei?”. Chiamiamola pure geolocalizzazione della fede. E’ così che m’immagino a vagare tra Bombay, Kabul, San Pietroburgo o qualche isola dispersa del Pacifico, catechizzato a seconda del territorio di appartenenza.
A questa e a molte altre domande ancora deve aver cercato di rispondere pure lui. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un interrogativo che mi sono sempre posto “<em>se fossi nato in un altro Paese, di che religione sarei?</em>”. Chiamiamola pure geolocalizzazione della fede. E’ così che m’immagino a vagare tra Bombay, Kabul, San Pietroburgo o qualche isola dispersa del Pacifico, catechizzato a seconda del territorio di appartenenza.</p>
<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/07/ilmecenatedanime_daniele_bolelli.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>A questa e a molte altre domande ancora deve aver cercato di rispondere pure lui. Lui, che del guru ha ben poco. Lui che ha più che altro l’aspetto del bravo ragazzo, se non fosse per quel fisico ben tornito dalle arti marziali e da qualche occhiaia da post concerto rock (ndr in verità sono occhiaie da giovane padre con qualche ora di sonno in meno).</p>
<p><a href="http://www.addeditore.it/igod.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/07/Daniele_Bolelli-300x287.jpg" alt="" title="Daniele Bolelli" width="300" height="287" class="alignleft size-medium wp-image-2228" /></a>Comunque sia a lui il coraggio non manca. Già perché a parlare di religione il coraggio serve. E’ un tema per il quale il confronto non è sempre è facile. Meglio astenersi. Al massimo dichiararsi atei. Anche solo alcune osservazioni possono risultare scomode. Ingombranti. Addirittura dei veri e propri attacchi ad una professione di fede. Ma il Daniele, <a href="http://www.addeditore.it/igod.html" target="_blank"><strong>Daniele Bolelli</strong></a>, è già da tempo abituato ad essere considerato un ninja. Lo sanno bene i suoi ragazzi (e anche i colleghi), dell’<a href="http://www.ucla.edu/" target="_blank">UCLA</a>, presso la quale ormai da anni tiene corsi sulla storia delle religioni, la storia degli Stati Uniti e gli Indiani d’America.</p>
<p>Oggi anche i lettori italiani possono leggere il pensiero di Daniele inerente la religione. Un pensiero finalizzato all’ottimizzazione di principi religiosi differenti, per vivere meglio, per stare meglio. Una taylorizzazione della religione? No, molto di più. Quello che si può leggere in <a href="http://www.addeditore.it/igod.html" target="_blank"><strong>iGod</strong></a>, il libro di Daniele Bolelli, è una sorta di provocatoria riflessione che prendendo spunto da ambiti di vita diversi, accompagna il lettore nella messa in discussione di alcuni fondamenti religiosi.</p>
<p>Sesso, aldilà, relazioni umane, universo e natura sono alcuni delle sfere toccate da Daniele per liberare la mente da <a href="http://www.addeditore.it/igod.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/07/iGod_Daniele_Bolelli-217x300.jpg" alt="" title="iGod Daniele Bolelli" width="217" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2231" /></a>preconcetti confezionati.</p>
<p>Su un unico componente non ammette replica. La dicotomia tra religioni inclusive e religioni esclusive. Tra un approccio costruttivo e quelle distruttivo. Su tutto il resto si può discutere, confrontarsi e avvalersi del diritto di replica.</p>
<p>Da divulgatore della conoscenza com’è, Daniele ha una caratteristica in più. La gioia. E questo non è un elemento secondario nel suo modo di vedere le religioni e perciò l’esistenza stessa. Daniele è proiettato alla ricerca della felicità, non tanto come pensiero utopico, bensì come stile di vita. Una religione che ti vuole triste, che ti fa vivere di sensi di colpa, che dà più valore a sé stessa come istituzione che all’individuo, qualunque essa sia non può trovare terreno fertile in Daniele.</p>
<p>Daniele è una persona che di fronte alle avversità della vita, anche quelle più dure, reagisce con una dignità presente solo in chi mette l’essere umano al centro della propria esistenza. Ecco la vera vitalità del suo credo religioso.</p>
<p>Certamente qualcosa dal padre avrà preso. E’ per questo che ogni tanto nel suo modo di fare, di esprimersi, esce la verve di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2011/03/02/lapproccio-di-vitalita-di-franco-bolelli/" target="_blank">Franco Bolelli</a>. E’ un’energia. L’energia positiva che irradia lo spirito in chi è presente. L’energia stimolatrice che si manifesta in azioni semplici, ma dalla forza inarrestabile.</p>
<p>Certo per alcuni questo approccio potrebbe risultare un adattamento personalizzato e semplicistico di  pratiche religiose. Una sorta di filosofia new age rivisitata. Un indebolimento strutturale di principi da secoli sedimentati o più semplicemente una visione filtrata nell’era della comunicazione globale, delle nuove tecnologie e di Internet. Ma non è questo il fatto. Il punto di forza di iGod, sta proprio nel poter anche solo pensare ad una religione proiettata allo stare bene, all’elevare la qualità della vita. Dell’individuo e della collettività.</p>
<p>La religione non può essere un limite. Semmai deve essere un acceleratore dell’esistenza. Una specie di amplificatore della sensibilità percettiva su ciò che ci circonda. Tutto il resto sono guerre. Soprusi. Annientamenti. Anche in questo Daniele riesce a dare, sempre se possibile, una visione equilibrata.</p>
<p>E’ difficile dire a chi non consiglierei la lettura di questo libro. Va bene per tutti. Può fare bene a molti. Può innervosire alcuni e sorridere altri. Sta di fatto che parla di religione. Di religioni. E questo è già un tema per far discutere. Discutere inteso come discussione. La messa in discussione. Partendo dai propri punti di vista, magari rimanendo ben ancorati ad essi, ma comunque sia innescando un dialogo costruttivo che non si limiti ad una visione religiosa da bar dello sport &#8211; “la mia religione è migliore della tua”.</p>
<p>Intanto mentre concludo l’incontro con Daniele il sole è alto nel cielo di Los Angeles. Anche questo aiuta ad aver fede. Guardare in alto, sapendo che lassù qualcuno ci ama.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il ricercatore di geografie umane – Pino Petruzzelli</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.]]></description>
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<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/Pino-Petruzzelli-e1303216743645.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli" width="350" height="466" class="aligncenter size-full wp-image-2010" /></a><br />
Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.</p>
<p>Siamo a Varazze, per la precisione a Piani d’Invrea, luogo di rifugio o meglio di riflessione per <strong>Pino Petruzzelli</strong>. Per lui pugliese d’origine, nato a Brindisi, trasferitosi a Bari, poi ad Ancona per giungere infine a Genova, l’elemento marino, tolta la parentesi romana per gli studi, è una costante. Un elemento di vita.</p>
<p>Ma sarebbe limitante confinare Pino in un singolo luogo. Lui ancor prima di essere un artista è un viaggiatore. Ciò che lo spinge a muoversi è la curiosità. La curiosità di fare nuovi incontri, visto che come si definisce lui è “<em>un appassionato ricercatore di geografie umane</em>”.</p>
<p>Pino è sicuramente quel genere di persone (ndr mi ci metto in mezzo pure io) per le quali, arrivati in una nuova città, l’attrazione verso chi abita quelle terre e l’attrattiva verso l’elemento umano, prevalgono sugli aspetti architettonici del luogo stesso.</p>
<p><em>“… ho sempre amato cercare in prima persona… fermarmi a parlare con la gente… il tutto in modo spontaneo, naturale… capita che mi fermi a parlare con una persona e poi di ritrovarmi a pranzo con lei per continuare questa conoscenza…”</em> mi racconta Pino. Già perché per lui conoscere significa entrare in sintonia con l’altro. Ascoltare. E quale momento migliore della condivisione di un pasto, per stare insieme, dialogare.</p>
<p><em>“… la scrittura di questi miei incontri avviene solo in un secondo momento… prima c’è l’ascolto… individuale… con una singola persona… concentrarsi su di essa… prestare attenzione… capire… soprattutto non avere fretta… lasciare che le cose accadano… anche ponendo domande apparentemente banali… sempre con quella propensione alla scoperta che può avere un bambino…”</em> mi dice con tono pacato e rilassato.</p>
<p>Proprio così. Mantenere quello stupore, quell’innocenza conoscitiva, prerogativa dei bambini. Per conoscere gli altri occorre prima eliminare gli stereotipi e i preconcetti che si sono sedimentati in noi a causa di una non conoscenza. Di una conoscenza “<em>dello sentito dire</em>”.</p>
<p>Pino mi fa un esempio a riguardo: <em>“… andando in Marocco mi stupivo che molti bevessero il tè… poi chiedendo, ascoltando… una persona mi ha detto che il Marocco produceva molto zucchero che vendeva al Regno Unito, il quale pagava loro in tè… il tè insieme all’argenteria rappresentava moneta di scambio… ma poi successe un altro fatto… che un gruppo di abitanti del Marocco si trasferì a Manchester e da lì iniziò a produrre argenteria, che poi rivendevano agli stessi concittadini…”</em>.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/pino_petruzzelli_gli_ultimi-191x300.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli - Gli Ultimi" width="191" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2008" /></a>Al di là di questo aneddoto, è affascinante come racconta le storie dei suoi incontri Pino. Lui propone. Senza artifizi interpretavi personali. Ne ho riscontro dopo aver letto il suo nuovo libro dal titolo <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank">Gli Ultimi</a></strong>, dove raccoglie i pensieri di dodici persone che ha incontrato nei suoi viaggi. Una prima parte dedicata ad incontri fatti all’estero come Marocco, Albania, Israele e Palestina e una seconda parte fatta d’incontri avvenuti in Italia.</p>
<p>Gli Ultimi di Pino Petruzzelli non sono da intendere come poveri, nulllatenenti. I suoi ultimi sono le ultime persone belle – <em>“… sono quelle persone che in situazioni di difficoltà riescono a ricominciare… riescono a superare una realtà che li vorrebbe vittime sacrificali… reagiscono con azioni, con la forza della speranza…”</em>.</p>
<p>Ed è attraverso questo filo conduttore che Pino riesce ad accompagnare il lettore in storie diverse, ma accomunate da una grande forza, una grande energia.</p>
<p>Proprio su questo punto si apre un piacevole confronto: <em>“… sai la realtà se la tocchi con mano è umana… purtroppo però ci stanno abituando attraverso i mezzi di comunicazione a vedere una versione della realtà… che spesso è camuffata… oramai anche la povertà vista attraverso la televisione è una realtà virtuale… tu puoi discutere quello che vuoi, ma se vedi una persona che affoga intervieni… sta qui la differenza… il problema non sono i clandestini, gli zingari… ma quello di capire…”</em>.</p>
<p>E’ chiaro l’approccio di Pino. E’ l’approccio di colui che di fronte a situazioni di difficoltà cerca di andare in profondità delle cose. Senza abbattersi e nella convinzione che si possano cambiare determinate situazioni. Lo fa anche ripercorrendo la nostra storia, ridando linfa alla nostra memoria, perché proprio lì si possono ritrovare le indicazioni per una visione più ampia del nostro vivere.</p>
<p><em>“… non ho più voglia di sentire quel becero linguaggio razzistico… perciò preferisco riprendere la nostra storia… ricominciare da ciò che hanno vissuto i nostri nonni… persone che si sono sacrificate… e queste loro storie ci permetteranno di vivere meglio il resto del nostro presente… sono queste le testimonianze di cui mi faccio portavoce… persone che ancora oggi credono in qualcosa per andare avanti… </em>” con tono di speranza mi dice Pino al telefono e poi conclude: <em>“… io me ne frego di quelli che dicono che le cose vanno così… io non ci sto… meglio illusi che cinici</em>”.</p>
<p>Come gli ultimi che racconta nel suo libro <em>“… persone che vivono in modo coerente con le parole e i loro pensieri…</em>”, Pino Petruzzelli è un uomo che cerca di fare cose non tanto diverse da quello che pensa e dice. Sarà per questo che la prefazione del libro è di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gallo" target="_blank">don Andrea Gallo</a>, un amico, una forte stima reciproca che li unisce e sicuramente un modus vivendi simile.</p>
<p>La particolarità di Pino forse sta nella sperimentazione. Infatti alla mia domanda di cosa si sente di essere, mi risponde: <em>“… fare l’attore è una cosa splendida… ancor più quando ho la possibilità di scrivere i testi che rappresento… diciamo che mi piace sperimentare… mi piacerebbe conoscere tutta la gente del mondo… mi piacerebbe conoscere tutti i posti del mondo…”.</em></p>
<p>Nel frattempo partendo da Genova dove dirige il <a href="http://www.teatroipotesi.org/" target="_blank">Centro Teatro Ipotesi</a>, sta portando in giro per l’Italia i suoi spettacoli. ‘La Storia di Tönle’ omaggiando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern" target="_blank">Mario Rigoni Stern</a> oppure ‘Di uomini e di vini’, narrando le storie che ci sono dietro una bottiglia di vino o ancora ‘Non chiamarmi zingaro’, opera letteraria pubblicata nel 2008, che anch’essa poi ha avuto una trasposizione teatrale.</p>
<p>Prima di lasciarci riascolto quel suono del mare. E’ un suono di speranza. Di fiducia. E’ la musica che accompagna Pino. Perché come lui stesso mi dice: <em>“… la cosa più bella nella vita sta nel procedere… come nel teatro… è meglio vivere che arrivare alla conclusione della vita</em>”.</p>
<p>Buon viaggio Pino e spero di rincontrarti in questo tuo cammino di esistenza.</p>
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		<title>Il prof che avrei voluto &#8211; Piero Formica</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 13:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni volta che lo incontro, ogni volta che ci sentiamo, cerco di essere una spugna. Quello che dice, come lo dice, mi fa un po’ luccicare gli occhi. Sarà che vedo in lui quel professore che ho sempre desiderato avere. Ricco di conoscenza. Generoso nel condividerla. Capace nel divulgarla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Ogni volta che lo incontro, ogni volta che ci sentiamo, cerco di essere una spugna. Quello che dice, come lo dice, mi fa un po’ luccicare gli occhi. Sarà che vedo in lui quel professore che ho sempre desiderato avere. Ricco di conoscenza. Generoso nel condividerla. Capace nel divulgarla.</p>
<p>I suoi non sono tanto insegnamenti. Sono racconti, storie che innescano il meccanismo della riflessione e curiosità. E’ il suo approccio che lo rende così tremendamente catalizzante. Non ci sono gabbie precostituite nel suo parlare. Sono presenti invece concetti di ampio respiro, che non si fermano ai confini di un singolo tema.</p>
<p>Con lui è possibile commentare fatti economici parlando di filosofia. Attualità prendendo spunto dalla storia. Tecnologia facendo riferimento alla fantasia. Insomma discutere di vita usando tutte le metafore che la vita ci mette a disposizione.</p>
<p>Ne approfitto della sua sosta in Italia per fare una nuova chiacchierata con lui. Non è cosa semplice, visto che come docente gira il mondo tra Pechino, Ryadh e Dublino, solo per citare alcune tappe del suo insegnamento.</p>
<p>Siamo a Bologna e a pochi minuti dalla presentazione del suo ultimo libro “<strong><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/vista-linceo-cronache-storie-innovazione/libro/9788890575112" target="_blank">La Vista di Linceo</a></strong>”, <strong><a href="http://www.intentac.org/Templates/Article2.aspx?PageID=8c25b215-1274-46e3-bdde-44de09cd88e2" target="_blank">Piero Formica</a></strong> mi accoglie con la sua solita proverbiale disponibilità.</p>
<div id="attachment_1992" class="wp-caption aligncenter" style="width: 435px"><a href="http://www.intentac.org/Templates/Article2.aspx?PageID=8c25b215-1274-46e3-bdde-44de09cd88e2" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1992" title="Piero Formica" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/Piero_Formica-e1302700877191.jpg" alt="" width="425" height="404" /></a><p class="wp-caption-text">Il professore PIERO FORMICA, durante l&#39;incontro La filiera dell&#39;Idea (ph. by Alfredo Montresor)</p></div>
<p><em>“… in questo periodo c’è un acceso dibattito sul nucleare… sai che il concetto di fusione è basilare per il rilancio dell’Italia? Non spaventarti non faccio riferimento alle centrali nucleari, bensì alla modalità di trasferimento della conoscenza nelle imprese… da noi ci sono troppi esperti, troppi consulenti, mi ci metto anch’io troppi professori… l’Italia è orientata alla fissione, prevale la visione riduttiva dei consulenti… occorre invece creare fusione, energia imprenditoriale… il consulente deve cambiar professione, fondersi con il team imprenditoriale, esserne l’allenatore… il motore di un meccanismo che mette insieme diverse parti complementari tra di loro…</em>”.</p>
<p>Ancora una volta Piero riesce a stupirmi. Mi fa visualizzare un pensiero. Mi conduce all’interno di un problema, indicandomene i limiti, ma anche le soluzioni.</p>
<p>Dopo una pausa per sorseggiare un caffè, Piero continua: <em>“… il mondo della consulenza si basa sul principio dell’esperienza… l’esperto ha però un difetto, è sbilanciato….. sbilanciato solo su ciò che conosce&#8230; per questo impone una saggezza convenzionale… questo è un grosso problema, perché se un imprenditore ha un’idea apparentemente strampalata… il consulente non riesce a dare una valutazione oggettiva… mentre per chi fa impresa oggi è necessario avere una vista lunga… e con i consulenti questo non è possibile… se poi la maggior parte delle aziende sono medio piccole, con orizzonti ristretti… il Linceo non ha spazio!</em>”.</p>
<p><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/vista-linceo-cronache-storie-innovazione/libro/9788890575112" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/LA-VISTA-DI-LINCEO-cover-definitiva-copy-199x300.jpg" alt="" title="LA VISTA DI LINCEO - Cronache e storie d&#039;innovazione - Piero Formica" width="199" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1999" /></a>Mi ha anticipato. Non ho fatto in tempo a chiedergli di cosa tratta il suo nuovo libro che Piero me ne sta già facendo regalo parlandomene a suo modo. Con lo stile che lo contraddistingue. Ad un certo punto vedo che il suo sguardo viene attirato dalla pagina di un giornale aperto. E’ un articolo sulla manifestazione dei giovani precari svoltasi in questi giorni.</p>
<p><em>“… vedi questo è un altro problema di approccio culturale… di limiti del pensiero… hai mai sentito parlare della Singularity University? E’ una nuova visione dell’università… non c’è più una suddivisione per dipartimenti&#8230; ma c’è una coevoluzione della conoscenza… ciascun studente può uscire da questo percorso di studi ed essere molte cose allo stesso tempo… immagina di vedere un geologo, ma che allo stesso tempo ha le basi per essere un bravo scenografo… è da qui che nasce l’innovazione… occorre mescolare sostanze equipotenti… lettere con la matematica… i ragazzi non devono pensare all’università come ad un pezzo di carta e sulla base di questo scegliere la facoltà… occorre far passare il messaggio ai giovani che devono essere loro ad orchestrare gli impulsi che gli vengono trasmessi… invece siamo fermi a riforme burocratiche dell’università italiana, con una visione culturalmente ristretta…</em>”.</p>
<p>Vedo come Piero si animi parlando di queste cose. Si percepisce come vorrebbe ampliare la visione di ciò che ci circonda. Le sue parole vibrano di una luce di un auspicato cambiamento. Infatti continua: <em>“… noi continuiamo a fare il mattone come la facevano i nostri padri… facciamo l’innovazione di routine, nei migliori dei casi innovazione incrementale… ma non siamo in grado di guardare oltre l’orizzonte visibile a occhio nudo… quanto si parla nel nostro Paese di nanotecnologie o di altre tematiche che potrebbero fare la differenza nell’età emergente del Rinascimento imprenditoriale?</em>”.</p>
<p>Mentre lentamente ci incamminiamo verso la sala che ospiterà il suo intervento, Piero guardandomi negli occhi mi dice: <em>“… poi c’è un altro problema… che fine fanno i profitti aziendali? A favore della finanza speculativa e non dell’innovazione, più rischioso investire nelle idee imprenditoriali di giovani ventenni anziché in Lehman Brothers!….… e questa è la spada di Damocle del perché la produttività non cresce… il Paese cresce poco… quindi aumenta la battaglia per la coperta pubblica, ma questa non può diventare più grande per le restrizioni europee legate al nostro debito pubblico… tutto ciò crea tensioni sociali… tensioni che solo in parte sono emerse…</em>”.</p>
<p>Dicendo ciò s’intravede in Piero il suo essere realista. Quello che di fronte ad un mezzo bicchiere d’acqua, vede esattamente il bicchiere riempito a metà. Ne di più, ne di meno. Però allo stesso tempo ha una sua percezione di come si possa uscire da un meccanismo che si è inceppato.</p>
<p><em>“… da una situazione di questo tipo se ne può uscire in due modi… o le tensioni sociali aumentano a tal punto da imporre il cambiamento… lo shock che crea un mutamento… anche se questa è una strada dolorosa e nemmeno è detto che il Paese sia in grado di risvegliarsi da un lungo letargo nonostante ciò… l’altra invece è legata ad una minoranza di giovani… quella che a me piace definire i nomadi della conoscenza, i globetrotter dell’imprenditorialità… dalla Cina, all’India passando per la Silicon Valley… bene se alcuni di essi, che hanno una radice italiana anche se sono concettualmente globali… riescono a sfondare… potrebbero risollevare le sorti di questo nostro Paese… un Paese che oggi non dà voce a queste brillanti risorse, ma che attraverso le diverse associazioni di categoria supporta solo la meccanica avanzata e il made in Italy… sicuramente giocatori fuori classe, ma non sufficienti per formare un team Italia che possa giocare con successo in seria A….</em></p>
<p>E’ giunto il momento di lasciarci. Piero, il professor Piero Formica si accinge a parlare di fronte ad una platea. L’incontro ha un tema “Innovazione, un treno che l’Italia non può perdere”.  Sotto il suo braccio tiene il volume “<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/vista-linceo-cronache-storie-innovazione/libro/9788890575112" target="_blank">La vista di Linceo – Cronache e storie dell’Innovazione</a>”. La sala si aspetta una presentazione di un libro. Non sanno ancora che riceveranno molto di più.</p>
<p>Alla prossima Piero.</p>
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		<title>Il Social Network di Matteo Girardi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 08:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci saremo incontrati tre volte. Ora ripensandoci, in tre momenti ben precisi della sua vita. Professionalmente lo conoscevo abbastanza. Personalmente sentivo di conoscerlo ancora di più.

Di più rispetto alle occasioni di parlare di aspetti extralavorativi. Era come se certe cose non dette, fossero emerse ugualmente dalla sua persona. Sicuramente alla base una buona dose di empatia, ma non solo. Il suo modo di fare, la sua modalità nell’esprimersi, lasciavano trapelare quanto entusiasmo e determinazione, ci fossero in lui nel perseguire i propri progetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Girardi.mp3"" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Girardi.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Ci saremo incontrati tre volte. Ora ripensandoci, in tre momenti ben precisi della sua vita. Professionalmente lo conoscevo abbastanza. Personalmente sentivo di conoscerlo ancora di più.</p>
<p>Di più rispetto alle occasioni di parlare di aspetti extralavorativi. Era come se certe cose non dette, fossero emerse ugualmente dalla sua persona. Sicuramente alla base una buona dose di empatia, ma non solo. Il suo modo di fare, la sua modalità nell’esprimersi, lasciavano trapelare quanto entusiasmo e determinazione, ci fossero in lui nel perseguire i propri progetti.</p>
<p>All’inizio del nuovo anno ci sentiamo. Tra le varie novità che ci raccontiamo, mi fa intendere che dietro a quelle mie positive impressioni, ci fosse qualcosa di concretamente provabile.</p>
<p><em>“… non ti ho mai detto che anch’io ho una passione per la scrittura? Sai da poco ho pubblicato un libro che racconta un po’ le mie vicissitudini lavorative e di vita di questi ultimi anni</em>” quasi sottovoce mi dice <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank">Matteo Girardi</a></strong>.</p>
<p>Recupero il libro. Leggo. Sorrido. Non c’è niente da fare l’istinto mi aveva ben indirizzato. Su quelle pagine trovo tutte quelle parole non dette. Trovo conferme e qualche piacevole sorpresa.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/IMG_1254-e1300262105819.jpg" alt="" title="Matteo Girardi" width="180" height="208" class="alignright size-full wp-image-1894" /></a>La storia di Matteo forse è simile a quella di tanti altri. Forse no. Sta di fatto che questo ragazzo di Bologna dal lavoro precario, si ritrova (e non per caso) nel pieno vortice della new economy. Si ritrova a lavorare per realtà legate al mondo Internet e delle nuove frontiere della comunicazione, proprio nei momenti topici. Da Yahoo! a FaceBook, passando per MySpace. Nomi noti ai più ora. Vere sfide nel momento in cui Matteo si è ritrovato a farne parte.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/socialnetwork-189x300.jpg" alt="" title="Social Network - Matteo Girardi" width="189" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1887" /></a>Nel libro di Matteo c’è un altro elemento caratterizzante e lo si può capire dal titolo: <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank">Social Network – una serie di incredibili (in)successi</a></strong>. Già perché se lo scenario lavorativo è stato inquadrato, manca ancora di capire la modalità con la quale Matteo lo ha affrontato.</p>
<p>E’ proprio su questo aspetto che ho ottenuto le risposte che apparentemente mi mancavano. In queste pagine ho ritrovato quella determinazione che Matteo mi aveva sempre ispirato.</p>
<p>Non voglio soffermarmi sui singoli episodi del libro. Meritano di essere letti. Vissuti ed immaginati. Anche perché Matteo è riuscito a mettere su carta, in modo semplice ed avvincente la sua storia. Mentre vorrei ripercorrere i motivi che fanno questa storia interessante e mi permetto di dire anche da prendere ad esempio.</p>
<p>Questo perché Matteo è riuscito ad andare oltre. Oltre ad un sistema scolastico che lo voleva mediocre. Oltre ad un primo impiego che ne voleva soffocare il talento. Oltre alle barriere linguistiche. Oltre soprattutto alle paure, che tutti abbiamo, quando dobbiamo fare delle scelte, quando capiamo quale sarebbe la nostra strada, ma non abbiamo sufficienti forze e coraggio per intraprenderla.</p>
<p>E’ un po’ il tema ricorrenti dei sogni che ritorna. Sogni concreti, realizzabili, ma che abdichiamo perché altri ci dicono non adatti a noi, oppure perché noi stessi non ci crediamo abbastanza.</p>
<p>Certo il cammino di Matteo non è stato semplice. Lui stesso mette in discussione quello che gli è capitato. Successi ed insuccessi. E’ in questo binomio che si possono inquadrare i suoi accadimenti. Però Matteo ha sempre reagito alle delusioni, con la sua caparbietà, con la convinzione che nonostante tutto bisogna andare avanti. Rimboccarsi le maniche e continuare.</p>
<p>La storia di Matteo è una storia di speranza e allo stesso tempo una storia che fa capire che certe volte non si deve dare eccessivo peso agli errori. Anzi proprio da questi, proprio dalle situazioni che sembrano essersi rovinosamente compromesse, si deve ripartire.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/IMG_7887-e1300262289959.jpg" alt="" title="Matteo Girardi" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-1897" /></a></p>
<p>Se Matteo avesse aspettato, non avesse osato, sicuramente avrebbe qualche ferita in meno. E’ più facile assistere. Rimanere con la flebile gioia dell’attesa. Ma è agendo che Matteo ha ottenuto le più grandi soddisfazioni. Non è riuscito a realizzare tutto ciò che voleva. Ma poco importa. Nel frattempo in questo suo cammino si sono verificate altre occasioni.</p>
<p>Nel libro di Matteo ogni capitolo è aperto da una citazione. Sono tutte perfette per il momento che si appresta a raccontare. C’è né una in particolar modo che è esplicativa del suo approccio alle cose. Non per niente, infatti, si trova ancor prima della prefazione. Si tratta di una citazione di Winston Churchill che fa così “<em>Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo</em>”.</p>
<p>Ecco la parola magica. Entusiasmo. E quand’è che una persona è entusiasta? Quando fa ciò che ama. Ciò che sente proprio.</p>
<p>Mi sa che con Matteo dovrò scambiare altre quattro chiacchiere. Questa cosa dell’entusiasmo ci accomuna troppo. Chissà magari tra le varie idee e progetti potremo fare qualcosa insieme. Potrebbe essere anche qualcosa di esplosivo, vista la carica di adrenalina di entrambi.</p>
<p>La considerazione che ho fatto dopo aver terminato il libro è che Matteo non si è mai fermato di scrivere. Ancora una volta ho una sensazione. Ho la sensazione che quotidianamente scriva un nuovo capitolo della sua vita. Non su carta, ma attraverso le sue azioni.</p>
<p>Bravo Matteo, continua così!</p>
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		<title>L’approccio di vitalità di Franco Bolelli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 21:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensate ad un libro che vi fa capire, mentre lo leggete,  che le cose che volete fare si possono realizzare. Pensate ad un libro, che man mano che ne sfogliate le pagine stimoli a tirare fuori le attitudini che esistono in ognuno di voi. Pensate ad un libro che accenda la consapevolezza a tutte le persone positive. Bene questo libro c’è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Pensate ad un libro che vi fa capire, mentre lo leggete,  che le cose che volete fare si possono realizzare. Pensate ad un libro, che man mano che ne sfogliate le pagine stimoli a tirare fuori le attitudini che esistono in ognuno di voi. Pensate ad un libro che accenda la consapevolezza a tutte le persone positive.</p>
<p>Bene questo libro c’è.</p>
<p>Ha un titolo esplicativo <strong><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank">VIVA TUTTO!</a></strong> scritto da due autori particolari: <strong><a href="http://www.soleluna.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Lorenzo “Jovanotti” Cherubini</span></a></strong> e <strong>Franco Bolelli</strong>. Il primo non ha bisogno di presentazioni. Il secondo nemmeno. Già perché se forse ha meno popolarità del primo, è come il primo una vera e propria anima pop.</p>
<div id="attachment_1812" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1812" title="Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/lorodue-e1298988796598.jpg" alt="" width="450" height="309" /></a><p class="wp-caption-text">Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini, autori del libro VIVA TUTTO!</p></div>
<p>Dopo essermi alimentato dell’energia di questo libro proprio con Franco Bolelli mi congratulo.</p>
<p>“<em>Bravi! Era da un po’ che non leggevo un libro così vitale. Mi sono sentito parte di questo percorso che avete costruito, ma non solo. Con questo libro ho sorriso, ho pregato, ho sognato e soprattutto mi è venuta ‘una grande fame’ di fare. Fare cose che ho sempre desiderato, ma che per motivi diversi, per banali giustificazioni, ho spesso lasciato perdere</em>”.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1823" title="VIVA TUTTO! di Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/copertina.jpg" alt="" width="202" height="244" /></a>“<em>Bene mi fa piacere che ti sia capitato ciò… in maniera non tanto celata è quello che speriamo che capiti a tutti dopo averlo letto</em>”, mi risponde Franco e poi aggiunge: “<em>sai questo libro è iniziato con uno scambio di mail, tra me e Lorenzo e doveva raccontare la costruzione del suo nuovo disco… così ha fatto, ma è andato oltre… ne è venuto fuori un viaggio culturale… innovativo</em>”.</p>
<p>Questo è vero. In queste pagine si possono raccogliere gli spunti, i motivi che hanno portato alla nascita di <a href="http://itunes.apple.com/it/album/ora-deluxe-version/id414215120" target="_blank">ORA</a>. Un disco già di per sé straordinario e che acquisisce un valore aggiunto proprio dalla lettura di VIVA TUTTO! . VIVA TUTTO! non è un manuale d’istruzione dell’album, però permette di aggiungerne delle nuove chiavi di lettura.</p>
<p>“<em>… c’è una cosa fondamentale  in questo libro… è il linguaggio… quello che Lorenzo ed io abbiamo fatto è stata proprio un’operazione di linguaggio straordinario</em>” mi dice entusiasta Franco.</p>
<p>Capisco benissimo a cosa fa riferimento. In questo libro non c’è una trama narrativa, bensì è presente una trama evolutiva. Evolutiva perché è un diario che ha una posizione vitale sulla vita. Evolutiva perché è propositivo. Nonostante ci sia una consequenzialità temporale negli accadimenti, il lettore può tranquillamente aprire il libro a caso, leggerne uno scambio e trarne giovamento. Questo perché, anche nei passaggi magari più intensi del libro, dove si parla anche delle difficoltà di realizzare un progetto completamente nuovo, c’è alla base proprio l’approccio VIVA TUTTO!: “<em>anche le cose che non ti piacciono arricchiscono”</em>.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Franco_Bolelli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1814" title="Franco Bolelli" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Franco_Bolelli-e1298989439686.jpg" alt="" width="450" height="298" /></a></p>
<p>E’ difficile descrivere chi è Franco Bolelli. Scrittore. Filosofo. Ogni tentativo potrebbe essere riduttivo. Mi parla dei festival che ha organizzato in passato legati alla creatività <em>“… il festival Frontiere aveva il senso di mettere insieme le persone migliori provenienti da discipline diverse… voleva far emergere il talento, la creatività su piani diversi, sociali, economici ed altro ancora…”.</em></p>
<p>Poi però è lui stesso a darmi la migliore definizione di sé. Lo fa, riprendendo in mano un suo precedente libro, <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788811740681/bolelli-franco/cartesio-non-balla.html" target="_blank">Cartesio non balla</a></strong>. E proprio da quello mi enuncia: <em>“</em><em>… sono cresciuto occupandomi di cose estremamente adolescenziali come il rock, il basket, i film d&#8217;azione, le storie adrenaliniche e in generale tutto ciò che è eccitante… sono passati tanti anni e ora mi occupo di cose estremamente evolute come il rock, il basket, i film d&#8217;azione, le storie adrenaliniche e in generale tutto ciò che è eccitante. Perché quelle stesse cose così creative ed eccitanti mi si sono anche svelate come le più avanzate</em>”.</p>
<p>E’ questo il modello filosofico di Franco. Un Franco che sottolinea che il problema del nostro Paese, fonte di creatività, sta nella sua continuità. Un Paese imprigionato nel proprio passato.  “<em>… il passato non deve essere un totem intoccabile… il passato è energia, però è necessario buttare via ciò che non è tale… solo così si possono avere degli slanci da un Paese… solo così una nazione può innovare</em>”.</p>
<p>Poi aggiunge un’altra cosa “<em>…  prima c’è sempre stato un motivo trainante che riepilogava lo spirito di un’epoca… gli anni ’60 la musica, i ’70 il cinema, gli ’80 il design, i ’90 ancora la musica… poi però siamo passati al globale… ecco da lì in poi possiamo parlare di coevoluzione… le cose imparano una dall’altra</em>”.</p>
<p>E’ piacevole ascoltare Franco. Senza eccessiva enfasi trasmette positività. Si capisce che è una persona che ama la vita. Che ama tutto ciò che è vita, che pulsa, che respira, che rigenera. Franco non è solo un osservatore dell’evoluzione umana. Franco ne è uno stimolatore. Lui stesso mi conferma quanto sia affascinato dalle persone. La direzione antropologica che ha intrapreso.</p>
<p>Tutto ciò si percepisce. Quando parla di innovazione non fa riferimento a qualcosa di stravagante.  Si riferisce ad un percorso naturale di vita. Quando parla di creatività, non si limita alla visualizzazione di un gesto artistico. Parla di una concreta applicazione di un processo creativo alla nostra esistenza.</p>
<p>Provocatoriamente cerco di spostare il discorso sul futuro. Gli chiedo come si immagini il mondo tra venticinque anni. La sua risposta supera l’ostacolo di una semplice visione. Mi risponde di futuro parlando di presente. D’altronde non poteva che rispondermi così. Il futuro è adesso.</p>
<p>Certo si capisce che l’esplorazione della vita, le biotecnologie, sono aspetti che lo attraggono, lo incuriosiscono. Forse è da questi elementi che pensa al futuro. Che vede al presente.</p>
<p>Nel libro lancia due sfide. Realizzare due progetti. Un festival dedicato a cosa sono riusciti a fare gli italiani all’estero, grazie al proprio talento. E poi un altro grande festival dedicato all’innovazione. Talento e innovazione, due elementi che conosco bene pure io. Ora ripensandoci più che sfide, sono programmi che si realizzeranno. Perché l’importante è crederci.</p>
<p>Ho una sensazione. Questo primo incontro che ho avuto con Franco non sarà l’ultimo. Per una straordinaria coincidenza siamo venuti in contatto. Ma come ben sapete per me le coincidenze sono solo dei segnali. E in questo caso l’indicazione è particolarmente chiara. Dare un’accelerazione alla concretizzazione dei sogni.</p>
<p>Insomma in qualunque modo la pensiate leggetevi <a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank">VIVA TUTTO!</a> . Sono certo che anche in voi accenderà l’interruttore della vostra voglia di evolvere.</p>
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		<title>Alberto Di Stefano &#8211; Il giro del mondo in barca-stop</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 13:40:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso abbiamo parlato di cambiamento. Di nuovi stili di vita. Di un riappropriarsi della propria esistenza. Molti degli incontri che abbiamo fatto sono dei viaggi. Alcuni con delle mete fisiche precise e lontane. Altri apparentemente più vicini, nel profondo di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso abbiamo parlato di cambiamento. Di nuovi stili di vita. Di un riappropriarsi della propria esistenza.<br />
Molti degli incontri che abbiamo fatto sono dei viaggi. Alcuni con delle mete fisiche precise e lontane. Altri apparentemente più vicini, nel profondo di se stessi.</p>
<div id="attachment_917" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.venticinquemilamiglia.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Alberto_Di_Stefano_Barca_Stop-e1298036672972.jpg" alt="" width="435" height="271" class="size-full wp-image-917" /></a><p class="wp-caption-text">La nostra rotta era sempre per Ovest, nelle lunghe attraversate bastava seguire il tramonto... - Alberto Di Stefano</p></div>
<p>Quello di oggi è un viaggio ancor più particolare. Complice la passione per il mare e la voglia di concedersi una pausa. Voglia di avventura. Voglia di libertà. Nella consapevolezza però, che tutto ciò avrà un inizio, ma pure una fine. Ecco un altro elemento di differenziazione.  Una parentesi di un anno. Un periodo di tempo limitato per immergersi in una nuova dimensione, ma per poi ritornare con i piedi a terra. In tutti i sensi.</p>
<p>Il protagonista di questa storia ha un nome: <a href="http://www.venticinquemilamiglia.it/" target="_blank"><strong>Alberto Di Stefano</strong></a>. Ha pure un lavoro (in ambito finanza) e pure gli piace. Certo quello che fa non è certo la sua passione, però è funzionale come mi illustra dettagliatamente Alberto nella sua categorizzazione del lavoro.</p>
<p><em>“Sai secondo me ci sono due tipi di lavoro. Quelli che si possono considerare delle passioni… e senza entrare nell’arte, pensa ad un medico che salva i propri pazienti oppure ad un ingegnere che progetta e costruisce un ponte. Poi ci sono quelli, come il mio, come quelli della maggior parte delle persone che presentano aspetti dei quali si farebbe volentieri a meno, che ti fanno qualche volta odiare il lunedì, che però presentano dei vantaggi oggettivi che ti permettono di fare altre cose.”</em></p>
<p>Siamo a gennaio del 2005 quando Alberto prende il largo. Inizialmente doveva essere un anno sabbatico con l’obiettivo dell’attraversamento dell’Atlantico in barca a vela. In teoria raggiunti i Caraibi sarebbe dovuto scendere per continuare il viaggio con altri mezzi. Se non fosse che, arrivato in questo primo paradiso, si accorge di una cosa che gli cambierà radicalmente la sua modalità di spostamento. Ci sono molte persone che sarebbero contente di ospitarlo sulle proprie imbarcazioni per continuare il proprio viaggio.</p>
<div id="attachment_919" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.venticinquemilamiglia.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Alberto_Di_Sfefano_Barca_Stop-e1298036890677.jpg" alt="" width="435" height="231" class="size-full wp-image-919" /></a><p class="wp-caption-text">La prima cosa che abbiamo visto dopo 18 giorni di Oceano Pacifico: la stupenda Baia delle Vergini alle isole Marchesi - Alberto Di Stefano</p></div>
<p>Per Alberto è un’illuminazione. Il giro del mondo di Alberto Di Stefano si trasforma nel giro del mondo in barca-stop. In ogni porto che raggiunge ci sono annunci di persone che cercano compagni di viaggio. – <em>“Ho trovato tante persone che dovevano fare lunghi tratti che erano contenti di ospitare gente a bordo. Pensionati ancora fisicamente atletici che si godevano i soldi risparmiati con il lavoro. Coppie che avevano deciso di fare il giro del mondo. Oppure skipper che dovevano traghettare una barca da un porto all’altro… o ancora imbarcazioni finanziate dalle università per ricerche in ambito marino. Erano veramente diverse le persone che si potevano incontrare, anche se tutte avevano un elemento in comune. La voglia di socializzare. La curiosità. L’entusiasmo di vedere posti che altrimenti difficilmente si potrebbero vedere in modalità diverse.”</em></p>
<p>Il 60% del tempo, Alberto Di Stefano lo ha trascorso navigando. Su un anno di durata del suo viaggio, più di duecento giorni sono stati di navigazione. Questo è un dato straordinario per chi ama l’ambiente marino come lui. Un valore affascinante al solo pensiero che solo due anni prima era salito per la prima volta in barca.</p>
<p>Sono numerosi gli aneddoti nei quali Alberto è incorso durante questa avventura. Come quando è arrivato dall’altra parte del mondo. Nella piccola isola di Niue, tra Tonga e le Fiji. E’ qui che dopo essere sbarcato, si ritrova in un piccolo bar a parlare con un polinesiano. Una persona distinta, di una certa età, ben vestita. Un polinesiano che appare fin da subito ad Alberto una persona con un’ottima conoscenza della civiltà europea e della storia risorgimentale italiana. Poco ci vuole per svelare che l’interlocutore in questione era il primo ministro di quella piccola isola. S’instaura un rapporto di stima e amicizia tra i due. – “Ogni sera mi ritrovavo a bere una birra con il primo ministro”, mi dice sorridendo Alberto. Tanto che il primo ministro offre l’opportunità ad Alberto di trasferirsi a vivere sull’isola. A prenderne la cittadinanza. Una tentazione, quella di cambiare radicalmente vita. Vivere in un piccolo Eden, con tanto di ottime retribuzioni pensionistiche garantite. Però per Alberto è solo una piacevole tappa e continua la sua attraversata.</p>
<p><a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788871082165/Il_giro_del_mondo_in_barcastop/Alberto_Di_Stefano.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Alberto_Di_Stefano_Il_giro_del_mondo_in_barcastop.jpg" alt="" width="143" height="200" class="alignleft size-full wp-image-921" /></a></p>
<p>Turni al timone. Pesca. Lettura. Scrittura. Questa era la giornata tipo di Alberto Di Stefano durante i lunghi trasferimenti in mare. Leggendo, Alberto si prepara dettagliatamente per conoscere le nuove tappe da raggiungere. Scrivendo, mette su carta una serie di racconti tratti da questo suo viaggio, ma non solo. Quello che scrive diventa anche una sorta di guida per fare il barca-stop. Dove si possono trovare le imbarcazioni. A cosa bisogna stare attenti durante gli spostamenti e altro ancora. Un volume che trova sostanza in un libro pubblicato da Feltrinelli una volta rientrato a casa.</p>
<p>Alberto in questo suo viaggio lungo un anno non si è fatto mancare nulla. Il lancio con il paracadute a Nadi nelle Fiji. Immersioni spettacolari, come il bagno con le megattere alle Vavau. Il rafting sul fiume Chiriqui Viejo a Panama o l’upsailling di una cascata a Efate. Solo per citare alcune.</p>
<div id="attachment_923" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.venticinquemilamiglia.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Alberto_Di_Stefano_megattere_Tonga-e1298037270753.jpg" alt="" width="435" height="288" class="size-full wp-image-923" /></a><p class="wp-caption-text">Megattera alle Tonga</p></div>
<p>Mi dice che è stato difficile una volta rientrato, dopo essere stato per un anno in giro per il mondo scalzo, per il mare, riprendere le tradizionali abitudini come la sveglia del mattino, gli impegni di lavoro, le presentazioni powerpoint da fare e la pausa pranzo da assaporare. Alberto mi confida che la voglia di fare un altro viaggio così c’è. Senza fretta però. Quando sarà il momento. Quando ci saranno le condizioni per farlo. – <em>“Intanto ora appago la mia voglia di vela facendo lo skipper, facendo l’istruttore in una <a href="http://www.horcamyseria.it/" target="_blank">scuola vela</a> di Milano”</em>, sì perché durante la nostra chiacchierata telefonica, Alberto si trova in uno dei tanti uffici del capoluogo ambrosiano, mentre io guardo le acque della laguna che mi dividono dal campanile di San Marco. Ironia della sorte. Oppure solo amore incondizionato per il mare. Non bastano quattro mura per fermare la fantasia di un uomo. Nemmeno qualche chilometro di distanza dalla costa per impedirgli di diventare un vecchio lupo di mare.<br />
<div id="attachment_925" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.venticinquemilamiglia.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Alberto_Di_Stefano-e1298037442395.jpg" alt="" width="435" height="326" class="size-full wp-image-925" /></a><p class="wp-caption-text">Sotto una cascata nella grotta sacra delle Vanuatu - Alberto Di Stefano</p></div></p>
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		<title>L’Italia in Presadiretta di Riccardo Iacona</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 10:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è tanto quello che fai, ma come lo fai. Mi verrebbe da introdurre così l’ospite di oggi. Già perché se si possono fissare dei criteri oggettivi di qualità per la valutazione di una professione, i suoi sarebbero molto elevati. Una professione nella quale si è ritrovato un po’ per caso, ma che nel tempo ha saputo sviluppare nei migliori dei modi.</p>
<div id="attachment_880" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Riccardo_Iacona-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" class="size-medium wp-image-880" /><p class="wp-caption-text">RICCARDO IACONA - Ph. by Lucia Noviti</p></div>Se sono lontani gli anni in cui era aiuto regista prima e sceneggiatore poi, non lo sono certo le esperienze e gli insegnamenti di quegli esordi. Certo era un altro periodo. Le occasioni per lavorare non mancavano. Erano gli anni in cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Barbato" target="_blank">Andrea Barbato</a> sperimentava su Rai 3 un nuovo modo di fare giornalismo ed informazione. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Minoli" target="_blank">Giovanni Minoli</a> portava avanti i suoi faccia a faccia con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mixer_(programma_televisivo)" target="_blank">Mixer</a>. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Santoro" target="_blank">Michele Santoro</a> si presentava agli italiani con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samarcanda_(programma_televisivo)" target="_blank">Samarcanda</a>.</p>
<p>Ed è proprio con Santoro, che lui, <a href="http://www.presadiretta.rai.it/" target="_blank"><strong>Riccardo Iacona</strong></a> inizia a fare ciò che meglio sa fare: il giornalismo d’inchiesta. Brevi pezzi, sei/sette minuti massimo, ma di forte intensità. E’ il giornalismo dei citofoni. Quello dove si andava a suonare ai campanelli delle famiglie della malavita organizzata. Quello che poi sarebbe stato adottato anche da altre trasmissioni e da altri giornalisti.</p>
<p>Dieci anni di Santoro. Dieci anni di lavoro sul campo insieme ad altri colleghi. Operatori, macchinisti, giornalisti. Poi il 2002 e l’editto bulgaro. Stop delle trasmissioni. Un momento difficile per chi lavora da anni insieme. Per chi lavora in un clima di confronto e rispetto come in una grande famiglia.</p>
<p>Ma questa è anche l’occasione per Riccardo di ripartire. Di lavorare da solo. Di non demordere e continuare a raccontare attraverso delle storie il nostro Paese. Ed ecco arrivare tre grandi inchieste “W gli sposi”, “W il mercato” e “W la ricerca”. Tre importanti reportage. Un unico elemento di comunanza: la <strong>qualità</strong>.</p>
<p>Denunce sociali raccontate attraverso delle storie. Una dimensione narrativa che permette la divulgazione ad un numero considerevoli di spettatori di importanti problematiche. Problematiche che spesso non trovano spazio nell’informazione quotidiana – “tutti argomenti presi dall’ultima pagina dei giornali”,  mi dice Riccardo al telefono ironizzando, ma non più di tanto.</p>
<p>Le difficoltà ci sono. Lunghi e lenti sono i passaggi burocratici dei vertici centrali della RAI per l’approvazione delle proposte giornalistiche. Molta è la fatica di uno staff di produzione, che quasi sempre lavora nel precariato, ma che attraverso la propria professionalità apporta in modo encomiabile il proprio contributo.</p>
<p>E proprio da questo lavoro collettivo che prende forma <a href="http://www.presadiretta.rai.it/" target="_blank">Presa Diretta</a>. Un programma televisivo dove non ci sono temi, ma storie. Un programma televisivo dove c’è “il racconto fatto con il racconto”. Ed è attraverso questo strumento interpretativo che si parla di immigrazione, giustizia, scuola, nucleare. Solo per citarne alcuni.</p>
<p>Un pugno nello stomaco? Forse. Essendo abituati alla mediocrità dei palinsesti televisivi. Qui si viaggia ad alta quota. Il fisico ha bisogno di abituarsi alle nuove condizioni. I risultati non si fanno attendere. Presa Diretta è arrivata alla quarta serie. Le inchieste sono in prima serata. Le storie di tanti italiani sono in prima serata.</p>
<p><div id="attachment_882" class="wp-caption alignright" style="width: 203px"><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/litalia-in-presadiretta.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/L_Italia_in_Presadiretta_Riccardo_Iacona-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" class="size-medium wp-image-882" /></a><p class="wp-caption-text">L'Italia in Presadiretta di Riccardo Iacona (casa editrice chiarelettere)</p></div>
<p>Storie che oggi sono raccolte anche in un libro. <a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/litalia-in-presadiretta.php" target="_blank">L’Italia in Presadiretta</a> non è solo una trasposizione su carta dei reportage di Riccardo. E’ qualcosa di più. Un ulteriore sforzo per raccontare delle storie secondo un linguaggio comunicativo diverso. Un momento per lo stesso autore per fare il punto della situazione su ciò che fatto e ciò che potrà fare ancora.</p>
<p>Si sente che Riccardo vive le storie che racconta. Si legge che per Riccardo sono spunti di riflessione gli incontri che fa. Proprio sul libro si percepisce il suo disagio per un progetto di integrazione che non c’è. “Investire in integrazione è investire in un processo… i risultati non sono immediati, perciò non è merce spendibile in campagna elettorale, dove per ottenere voti si lavora su fronti che portano un riscontro visivo e mediatico istantaneo” mi risponde alla domanda su quale dei temi affrontati finora l’avevano maggiormente infastidito.</p>
<p>Un Riccardo Iacona che crede in questo Paese, ma che allo stesso tempo avverte il rischio di un’involuzione se la democrazia diventasse una democrazia limitata. Una democrazia per pochi. E’ preoccupato il suo tono quando parla che una svolta autoritaria porterebbe l’Italia fuori dalle ricchezze del mondo. E’ vibrante la sua voce quando mi dice “mi piacerebbe un Paese che partecipa!”.</p>
<p>Ci lasciamo con una speranza. Lo saluto con un grazie. Un grazie perché se c’è un motivo per accendere la televisione qualche volta è anche merito suo. Un grazie perché non è semplice lavorare sempre mantenendo un’onestà intellettuale e un così elevato livello di professionalità. Un grazie perché è anche attraverso le sue storie che possiamo porci qualche domanda in più.</p>
<p>In bocca al lupo Riccardo e continua a raccontare ciò che spesso viene volutamente tralasciato da altri. Perché qui sono le sfumature a fare la differenza.</p>
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