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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; Andrea Bettini</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>&#8220;Il futuro non sono in grado di prevederlo. So solo che voglio farlo&#8221; Cesare Cacitti</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 10:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno è sul palco del TedxLecce a parlare di futuro. Il giorno prima è su i banchi di scuola. Il giorno dopo, a capire come dare concretezza e sostanza ai suoi sogni.

Cesare Cacitti, quindici anni, ha diverse passioni. Gli piace la musica. Suona il pianoforte e ha scoperto pure il clarinetto. Gli piace lo sport. Due volte alla settimana la piscina diventa la sua palestra. Gli piace stare all’aria aperta, per questo è facile incontrarlo in sella alla sua bicicletta per le strade di Dueville, il paese dove vive a pochi chilometri da Vicenza. Ma Cesare ha anche altre passioni e queste si chiamano: informatica, elettronica e stampa 3D. Per capire da dove arrivino queste ultime passioni occorre andare indietro di qualche anno.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/10/il_mecenate_danime_cesare_caciti.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p><a href="http://cesarecacitti.wordpress.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/10/Cesare_Cacitti_con_la-sua_prima_stampante_3D-copy-e1414578020575.jpg" alt="" title="Cesare Cacitti con la sua prima stampante 3D" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-3509" /></a></p>
<p>Un giorno è sul palco del <a href="http://www.tedxlecce.it/" target="_blank">TedxLecce</a> a parlare di futuro. Il giorno prima è su i banchi di scuola. Il giorno dopo, a capire come dare concretezza e sostanza ai suoi sogni.</p>
<p><strong><a href="http://cesarecacitti.wordpress.com/" target="_blank">Cesare Cacitti</a></strong>, quindici anni, ha diverse passioni. Gli piace la musica. Suona il pianoforte e ha scoperto pure il clarinetto. Gli piace lo sport. Due volte alla settimana la piscina diventa la sua palestra. Gli piace stare all’aria aperta, per questo è facile incontrarlo in sella alla sua bicicletta per le strade di Dueville, il paese dove vive a pochi chilometri da Vicenza. Ma Cesare ha anche altre passioni e queste si chiamano: informatica, elettronica e stampa 3D. Per capire da dove arrivino queste ultime passioni occorre andare indietro di qualche anno.</p>
<p>È il 2005 e durante la festa per il suo settimo compleanno tra palloni, giochi e t-shirt, riceve pure un piccolo kit di elettronica. Per Cesare è un’immediata attrazione. Durante i festeggiamenti si apparta ed inizia subito ad appassionarsi a quello che apparentemente doveva essere un gioco in scatola, come tanti altri. Inizia a sperimentare. Soddisfa le sue curiosità studiando. Stimola il suo pensiero ragionando.  Ma soprattutto fa. Costruisce, mette in pratica le cose che ha appreso. Questa sua modalità sintetizzabile in curiosità/studio/sperimentazione continuerà ad accompagnarlo anche in seguito. Tant’è che qualche anno dopo ad attirare la sua curiosità sono altri due elementi: la tecnologia open-source e i primi articoli che parlano delle stampa in 3D.</p>
<p>Cesare capisce che per approfondire questi temi ha bisogno di prendere maggiore dimestichezza con l’inglese. Vai su YouTube e segue i tutorial per apprendere al meglio questa lingua. Fatto questo arriva il momento del grande confronto. La nuova sfida si chiama <a href="http://www.arduino.cc/" target="_blank">Arduino</a>. Si fa spedire a casa  una scheda elettronica, dopodiché inizia a “giocare” come piace fare a lui con la progettazione di circuiti elettrici. Si costruisce il suo primo cubo led e poi un tavolo da lavoro, un mini CNC attraverso il quale si costruisce i pezzi per costruire la sua prima stampante 3D. È agosto del 2013. È l’inizio di un nuovo sogno.</p>
<p><a href="http://cesarecacitti.wordpress.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/10/Cesare_Cacitti_stampante_nuova-300x224.jpg" alt="" title="Cesare Cacitti stampante 3D nuova" width="300" height="224" class="alignleft size-medium wp-image-3512" /></a></p>
<p>Di questo ne parla anche in un tema a scuola, dove scrive delle sue stampanti 3D e di cosa vuole fare, la maestra gli sottolinea che questo potrà accadere solo nei suoi sogni, inconsapevole però che per Cesare i sogni sono sinonimo di progetti concreti da realizzare. Inizia a stampare porta penne, robottini, braccialetti e cover per telefonini personalizzate per gli amici. Un giorno stampa anche un piccolo pezzo di ricambio per la tenda elettrica della nonna che si era rotta. Ma soprattutto con quella prima stampante ora ne sta stampando un’altra. Perché è questo quello che vuole fare Cesare Cacitti: costruire e vendere stampanti 3D low cost in tutto il mondo.</p>
<p><a href="http://cesarecacitti.wordpress.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/10/Cesare_Cacitti_TedxLecce-214x300.jpg" alt="" title="Cesare Cacitti sul palco del TedxLecce" width="214" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3514" /></a>Questo suo progetto oggi ha vinto un percorso di incubazione messo in palio dal <a href="http://www.premiogaetanomarzotto.it/" target="_blank">Premio Gaetano Marzotto</a>. Mettere a disposizione di ogni famiglia una stampante 3D a basso prezzo è qualcosa di più che una semplice idea. Cesare Cacitti è probabilmente il più giovane startupper italiano. Cesare Cacitti è probabilmente pure anche il più giovane maker italiano. Ma soprattutto Cesare Cacitti è un ragazzo di quindici anni che ha le idee molto chiare.</p>
<p>La madre di Cesare, Lidia Zocche, mi dice: “<em>Con lui in casa ho il futuro che diventa presente</em>”. Sarà per questo che quando chiedo a Cesare cosa vuole fare da grande mi risponde: “<em>Il futuro non sono in grado di prevederlo. So solo che voglio farlo</em>”.</p>
<p>Intanto è un altro pomeriggio di un autunno soleggiato nella provincia di Vicenza. Cesare prende la sua bicicletta e va a farsi un bel giro. Farà tappa anche in un’azienda di filamenti per stampa 3D, ma questo fa parte del suo quotidiano lavoro di costruzione del proprio futuro.</p>
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		<title>Correre per star bene &#8211; Fulvio Massini</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2014/05/28/correre-per-star-bene-fulvio-massini/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2014 09:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni lo guardavano con curiosità. Altri si lasciavano andare a qualche sbeffeggio. Qualcuno gli suonava il clacson. E c’era chi lo osservava con attenzione nell’attesa di un semaforo verde. Tutto ciò non lo scalfiva. Lui continuava. Ascoltando il suo respiro. Guardando davanti a sé. Lasciando rullare quei piedi sull’asfalto fiorentino. Il senso di libertà era totale. Lo era allora. Lo è adesso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/Fulvio_Massini.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Alcuni lo guardavano con curiosità. Altri si lasciavano andare a qualche sbeffeggio. Qualcuno gli suonava il clacson. E c’era chi lo osservava con attenzione nell’attesa di un semaforo verde. Tutto ciò non lo scalfiva. Lui continuava. Ascoltando il suo respiro. Guardando davanti a sé. Lasciando rullare quei piedi sull’asfalto fiorentino. Il senso di libertà era totale. Lo era allora. Lo è adesso.</p>
<p><a href="www.fulviomassini.com" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/fulvio-stramilano-1-200x300.jpg" alt="" title="Fulvio Massini - Correre per star bene" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3493" /></a>Era la metà degli anni ’70 quando <strong><a href="http://www.fulviomassini.com/" target="_blank">Fulvio Massini</a></strong> iniziava a correre. E da allora non ha più smesso. Dice di essere stato un atleta scarso. Sarà. Comunque sia, il suo contributo per questa disciplina sportiva è stato ed è tutt’oggi importante. Un contributo concreto che ha trovato modalità differenti di espressione. La scrittura. L’insegnamento. La passione. Aspetti diversi di una professione che lo ha portato a diventare uno dei consulenti per l’allenamento più ricercati, con un suo approccio allo sport, che lo rende unico. “Insegnare a correre è la mia professione, aiutarti a “star bene” è il mio obiettivo”, con questa frase accoglie i visitatori del suo <a href="http://www.fulviomassini.com/" target="_blank">sito Internet</a>. Non è una frase a caso, ma la sintesi del suo essere.</p>
<p><a href="http://www.rizzoli.eu/libri/andiamo-a-correre/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/Fulvio_Massini_Andiamo_a_Correre-201x300.png" alt="" title="Fulvio Massini - Andiamo a Correre" width="201" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3497" /></a>Fulvio Massini ha iniziato a scrivere di corsa, quando la corsa non era ancora un fenomeno sociale come oggi. “<a href="http://www.rizzoli.eu/libri/andiamo-a-correre/" target="_blank">Andiamo a correre</a>” (edito Rizzoli) è solo l’ultimo, in ordine cronologico, dei libri che lui ha dedicato alla corsa. Tecniche, allenamento, preparazione, alimentazione, ma soprattutto amore e rispetto per il proprio corpo. “<em>Nei miei libri cerco di trasmettere ciò che la corsa ha dato a me</em>” mi dice con tono gioioso. Ed è forse proprio questa gioia che Fulvio vuole diffondere. Una gioia frutto di una ricerca di uno stato di benessere fisico e psicologico, oltre che un’acquisizione di fiducia nelle proprie possibilità.</p>
<p>Il desiderio di trasferire i suoi valori legati alla corsa ad altre persone, portano Fulvio a diplomarsi all’ISEF e ad iniziare un suo percorso d’insegnamento. In diverse scuole medie di Firenze. Alla cattedra dell’Università di Firenze nel corso di laurea in Scienze Motorie della Facoltà di Medicina. Situazioni differenti. Difficoltà differenti. Da un lato la presa di coscienza che purtroppo l’attività fisica non è materia fondamentale nelle scuole. Dall’altro il tentativo di far capire che molte malattie possono essere prevenuto con lo sport, invece che curate poi con le medicine. Aspetti differenti di una visione culturale limitata, dove l’attività fisica viene relegata al tempo libero e non parte integrante della quotidianità di un individuo alla ricerca di uno stato di benessere.</p>
<p>Ma forse il pregio maggiore di Fulvio Massini è quello di essere sé stesso. La sua passione per ciò che fa emerge nelle persone che entrano in contatto con lui. È per questo che non impone rigide regole sportive, ma suggerisce buone abitudini comportamentali. Correre in modo rilassato. L’ascolto del proprio corpo. L’attenzione alla sonorità del proprio respiro. Sono solo alcune delle basi dalle quali partire per iniziare un percorso legato alla corsa, mirato a stare meglio. La poesia di gesti che ripetuti nel tempo portano ad una maggiore consapevolezza delle potenzialità del proprio essere in un’ottica di benessere continuo. Non esistono limiti anagrafici o fisici. Ma solo la volontà del singolo di iniziare un percorso graduale di miglioramento del proprio stile di vita.</p>
<p>Fulvio mi racconta di tutto ciò con la stessa passione ed entusiasmo di quando si accorse a sedici anni di avere il “morbo della corsa”. È straordinario sentirlo parlare dei prossimi camp che sta organizzando. Altrettanto straordinario è la lucida visione che ha della sua professione “correre per star bene”. Continua a ripeterlo questo che non è solo un motto, ma fatti che si concretizzano con la sua modalità di lavoro. Sarà anche per questo che le sue parole non appaiono mai scontate, anche quando mi racconta di aneddoti legati alle sue esperienze lavorative. “<em>Vedere una persona raggiungere obiettivi che a lei sembravano impossibili è ogni volta una grande conquista</em>”, mi dice. Ritorna quella sua forma altruistica nel divulgare insegnamenti appresi con l’esperienza.</p>
<p>“<em>Cercare di dare agli altri, ciò che io ho ricevuto con la corsa… è giusto che sia così</em>”. Ci lasciamo con queste sue parole. È il perfetto finale di un incontro che vuole essere l’inizio di una nuova scoperta. Una scoperta che ha alla base lo sport e come fine ultimo il benessere. Fulvio ora va a fare la sua corsa quotidiana. Ci vado pure io. Lontani nello spazio, vicini nel pensiero.</p>
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		<title>Ho interpretato il sogno di mio padre &#8211; Claudio Costa</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2014 07:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Salvare una vita umana diventa un atto d’amore sconfinato con il mondo”. Le parole sono quelle di un medico. Le emozioni sono quelle di un dottore. All’anagrafe Claudio Marcello Costa. Per gli amici e per tutti gli appassionati di motomondiale è il “dottor Costa”. Nel 1976 ha fondato la clinica mobile. Nella vita ha interpretato un sogno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>“<em>Salvare una vita umana diventa un atto d’amore sconfinato con il mondo</em>”. Le parole sono quelle di un medico. Le emozioni sono quelle di un dottore. All’anagrafe <strong>Claudio Marcello Costa</strong>. Per gli amici e per tutti gli appassionati di motomondiale è il “<strong>dottor Costa</strong>”. Nel 1976 ha fondato la clinica mobile. Nella vita ha interpretato un sogno.<br />
<div id="attachment_3479" class="wp-caption aligncenter" style="width: 420px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/Dottor_Claudio_Costa.jpg" alt="" title="Claudio Marcello Costa - Il dottor Costa" width="410" height="220" class="size-full wp-image-3479" /><p class="wp-caption-text">Claudio Marcello Costa, il dottor Costa, fondatore della Clinica Mobile </p></div></p>
<p>Non è facile fargli delle domande. Non perché sia ritroso nel rispondere, ma perché è un piacere, stare in silenzio ed ascoltarlo in un suo libero esternare di pensieri. L’intera telefonata è un susseguirsi di ricordi, sensazioni e vibrazioni di sentimenti. Un discorso pacato in continuo equilibrio tra la bellezza di una straordinaria vita vissuta e la profondità di alcune cicatrici ben impresse nell’anima da dolorosi episodi.</p>
<p>La figura del padre è ricorrente. Non potrebbe essere diversamente. Figlio di Francesco “Checco” Costa, che ha fatto la storia del motociclismo agonistico moderno, organizzando alcune delle gare più importanti a livello internazionale ed ideatore del Circuito di Imola, Claudio ne è l’interprete di un sogno inteso come progetto di esistenza terrena. Papà Checco, laureato in agraria, ma con la passione per i motori ben conosceva i rischi di correre su delle potenti due ruote. È così che il giovane Claudio si ritrova con due divieti. Il primo è quello di fumare. Il secondo, di andare in moto. Però gli indica una missione. Occuparsi del “salvataggio” dei piloti che corrono in pista. Claudio fa sua questa indicazione e la interpreta nel migliore dei modi. Si laurea in medicina con tre specializzazioni, Clinica ortopedica e traumatologica, Fisio-chinesiterapia ortopedica e Medicina dello Sport. Proprio al Circuito di Imola inizia a prestare i propri soccorsi come medico di pista. Mette a disposizione tutta la sua professionalità al servizio dei piloti. Competenze mediche che nel suo caso non posso scindere da quelle umane. Con la sua profondità d’animo riesce a curare sia le ferite fisiche, ma non solo.</p>
<p>Geoff Duke, Franco Uncini, Graziano Rossi, il papà di Valentino, sono solo alcuni dei piloti che sono stati da lui soccorsi. Ma ben presto Claudio Costa, il dottor Costa diventerà un riferimento per generazioni diverse di piloti del motomondiale. Mentre parla, traspare nelle sue parole una piacevole serenità. Quel gesto di far risorgere un pilota è pregno di gioia. Mentre cerca di sorvolare su alcuni degli accadimenti tragici che comunque caratterizzano uno sport come questo. Ci riesce. Fino ad un certo punto però. Quando si arriva al un passato recente come la morte di Marco Simoncelli fa una pausa. “<em>Ho cercato di darmi una risposta. Abbiamo cercato insieme alla sua famiglia di darci una risposta</em>”. È qui che mi accenna alla sacralità – “<em>Il mondo ha bisogno della sacralità. Una sacralità che va oltre la ragione. Dove  nel ricordo c’è la possibilità, l’illusione di sconfiggere quello che è l’oblio e poter decantare l’eterno</em>”.<br />
<div id="attachment_3481" class="wp-caption alignleft" style="width: 208px"><a href="http://www.fucinaeditore.it/it/libri/la-vittoria-di-marco" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/05/la_vittoria_di_Marco-198x300.jpg" alt="" title="La vittoria di Marco - dottor Claudio Costa" width="198" height="300" class="size-medium wp-image-3481" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro - LA VITTORIA DI MARCO e il folle sogno del dinosauro: eroi non estinguetevi - di Claudio Costa (Fucina Editore)</p></div></p>
<p>Questa componente di cercare con il proprio lavoro di aggiungere vita ai piloti, proprio con la clinica mobile ha trovato un importante tassello di immortalità. Un automezzo appositamente pensato e studiato per interventi medici rapidi a piloti infortunati. Era il primo maggio del 1977 quando questa idea di Claudio Costa ha trovato forma e sostanza, debuttando al GP d’Austria di Salisburgo. Da allora la clinica mobile è sempre stata presente in tutti i circuiti dove si sono tenute gare di motomondiale. Con lei, proprio il suo artefice il dottor Costa, sempre pronto a dispensare cure ed anche sorrisi.</p>
<p>Da quest’anno però Claudio Costa ha deciso di fare un passo indietro. Ha designato il suo successore. Michele Zasa, trentaquattro anni e pronto a portare avanti un progetto illuminante. Chiedo al dottor Costa cosa stia facendo ora e lui sospirando mi dice: “<em>Alla mia età mi sto guardando dentro… ripercorro ciò che ho fatto… contento di averlo fatto e sperando di averlo fatto al meglio</em>”. D’istinto mi verrebbe di rispondergli “su questo non può avere dubbi”, ma mi trattengo. Glielo dirò la prossima volta. Perché voglio risentirlo. Voglio incontrarlo. Ascoltare le sue parole è stato un piacevole regalo. È proprio vero che è un dottore. Fa stare bene chi lo ascolta.</p>
<p>Arrivederci dottor Costa!</p>
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		<title>Arte e design in un&#8217;unica persona &#8211; Elena Tordini</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2014/04/03/arte-e-design-in-ununica-persona-elena-tordini/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 07:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…”. Con queste parole Elena Tordini, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>“<em>È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…</em>”. Con queste parole <strong><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank">Elena Tordini</a></strong>, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.</p>
<div id="attachment_3445" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3445" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena_Tordini_-e1396446439485.jpg" alt="" width="435" height="319" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. by Patrizia Minelli)</p></div>
<p>Siamo a Prato e il resoconto di Elena, va ben oltre a qualunque reportage o servizio giornalistico. È chiaro che non riesce a rimanere distaccata dall’analisi di ciò che è accaduto e sta tutt’ora accadendo in quella provincia. Lei è nata lì. Ha lavorato lì. È stata protagonista delle glorie di un distretto artigianale/industriale. È solo spettatrice della sua scomparsa. Analizzare le cause, individuare i responsabili, provare a fare una previsione di ciò che potrà ulteriormente accadere, non è ne semplice e forse nemmeno possibile. Sta di fatto che quella che chiamano qui “invasione cinese” e lo “scippo” dell’indotto tessile pratese, presenta delle criticità che trovano strette correlazioni con la perdita di valori. Valori legati al lavoro. Valori legati all’etica. Valori legati alla persona.</p>
<div id="attachment_3435" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3435" title="Details  - Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/D-1-finito-e-ridotto_-e1396446868712.jpg" alt="" width="435" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Details</p></div>
<p>In questo scenario la storia di Elena assume un ulteriore significato di riscatto e di volontà di rimettersi in gioco. Lei nipote di un pittore, fin da piccola voleva fare l’artista. Non era il capriccio di una bambina, ma la sua modalità innata di comunicare con gli altri. Però a Prato si lavora, mica si può “perdere tempo” a rincorrere sogni. Un compromesso sembra la scuola per disegnatrice di moda. Estro artistico finalizzato ad un lavoro concreto. Poi comunque permette seppur momentaneamente di uscire dalla propria città. Adempiuti gli studi si inizia subito a lavorare nell’ambito manifatturiero pratese. La strada di Elena sembra essere ben definita, se non fosse che, arriva una maternità e un matrimonio. Elena ha diciottanni e si ritrova subito a dover confrontarsi con responsabilità importanti e progetti sicuramente diversi da quelli programmati.</p>
<blockquote><p>&#8216;<em>Chi cade al suolo si rialza appoggiandosi ad esso</em>&#8216;</p>
<p>(Nichiren Daishonin)</p></blockquote>
<p>In questo periodo Elena però acquisisce nuove competenze. Fa suoi i primi programmi di grafica ed inizia a disegnare loghi, marchi ed altro ancora. Con queste nuove conoscenze, rientra nel mondo tessile applicando le sue capacità grafiche al tessuto. I risultati si vedono e le sue collaborazioni con le imprese locali trovano un buon riscontro. Poi però succede l’imprevisto. Arrivano i primi cinesi. La concorrenza si inasprisce. Tecnici tessili per sopravvivere si propongono come grafici, fino ad arrivare ad oggi, dopo a mala pena il 15% delle imprese pratesi sono sopravvissute.</p>
<div id="attachment_3451" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3451" title="Pensieri Nudi a Firenze di Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Pensieri-Nudi-a-Firenze_-e1396447206808.jpg" alt="" width="435" height="621" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Pensieri Nudi </p></div>
<p>Elena non demorde cerca nuove strade. Disegno di prodotto. Complementi d’arredo. Adegua la sua creatività. Creatività che trova la sua realizzazione in una linea di oggetti e in un tavolo disegnato che trova il plauso della commissione del Florence Design Week, che invita Elena ad esporre la sua creazione. Ma in un andirivieni di situazioni, accade pure che Elena rimanga coinvolta in un incidente automobilistico, che gli impedisce di lavorare al completamento di quel tavolo che doveva trovare la meritata vetrina durante quell&#8217;appuntamento fiorentino.</p>
<p>Ma è proprio in una situazione come questa, dove ancora una volta, sembra di aver perduto un’importante occasione, che Elena Tordini inizia a fare ciò che non era riuscita a fare prima. Inizia a dipingere a mano. A casa ritrova un vecchio corso di pittura dello zio. Inizia a fare un ritratto. Si sofferma sugli sguardi. Sugli occhi. Riesce a riprodurre l’intensità delle espressioni delle persone. Il bianco e nero che utilizza sembra potenziare tutto ciò. Elena ha la conferma che la pittura insieme al design sono i suoi linguaggi per mettersi in contatto con il mondo. Inizia un nuovo viaggio per Elena. È il dicembre 2013 e nel suggestivo luogo com’è l’Opificio JM di Prato, approdano le prime collezioni pittoriche di Elena: <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Pensieri Nudi</a> e <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Details</a>.</p>
<p>Il resto? È presente. Il resto è <a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer">Elena Tordini</a>, artista, designer e “spacciatrice di idee”.</p>
<div id="attachment_3453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer"><img class="size-full wp-image-3453" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena-Tordini-e1396447669615.jpg" alt="" width="435" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. Patrizia Minelli)</p></div>
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		<title>Io sono montagna &#8211; Matteo Majer</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 09:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Majer.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita.</p>
<p>Spesso Il mecenate d’anime, ha raccontato di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/10/14/simone-perotti-adesso-basta/" target="_blank">cambiamento</a>, del significato d’<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/07/29/paolo-la-luna-e-con-te/" target="_blank">inseguire un proprio sogno</a>, dell’importanza di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2011/10/19/lafrica-bella-di-simone-mura/" target="_blank">riappropriarsi della propria esistenza</a>. La storia di <strong><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank">Matteo Majer</a></strong> rientra a pieno titolo in questo percorso di ricerca personale.</p>
<p>Matteo, si laurea in psicologia del lavoro in quegli anni dove lo studio abbinato ad esperienze in azienda dava come risultato, un successo professionale assicurato. E così in parte è stato. Il “Dottor” Majer fa le sue prime esperienze come consulente nell’ambito risorse umane, finché come prassi vuole, si confronta dall’interno di un’impresa. A dire il vero più di una ed attraverso questa esperienza come responsabile del personale vive dal di dentro il significato del suo ruolo. Aziende diverse, dinamiche differenti, un’unica costante, Matteo Majer si schiera sempre dalla parte degli onesti, i quali non sempre poi trovavano vita facile in un ambiente relazionale aziendale poco armonico.</p>
<p>Matteo, sempre stimolato dal cambiamento e orientato all’innovazione, decide che è giunta l’ora di continuare con questo lavoro che lo appassiona, ma allo stesso tempo di rallentare i ritmi, per porsi delle domande e soprattutto trovare delle risposte ai motivi del suo passaggio terreno. È così che inizia un percorso professionale e personale che gli permette di raggiungere quel giusto equilibrio tra impegni lavorativi e tempo che dedica a sé. Fa il temporary manager, scegliendo di essere presente in azienda due, tre giorni a settimana. Si dedica alla libera professione, sempre nell’ambito risorse umane, affinando tecniche formative, di valutazione del personale e di ricerca intervento sull’analisi e la gestione dello stress.</p>
<p>E la montagna in tutto ciò? È luogo e simbolo della sua rinascita. Luogo perché ci trascorre quasi cinque mesi all’anno, anche se non in maniera continuativa. Simbolo, perché è la perfetta metafora del suo pensiero esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2304-e1395132963825.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3410" /></a></p>
<p>La montagna è preparazione. È allenamento. Ogni giorno devi fare qualcosa che ti permetta di avvicinarti alla realizzazione del tuo sogno. La soddisfazione di una personalità matura deve essere data dall’individuazione di un progetto e dal suo portarlo a compimento. Ragionare per obiettivi. Fare un percorso, dove il sacrificio ne è parte integrante.</p>
<p>La montagna è conoscenza. Conoscenza dell’ambiente nel quale ci si trova, del territorio circostante, in modo tale da poter valutare in maniera puntuale ed efficace gli obiettivi che si vogliono raggiungere.</p>
<p>La montagna è azione. Un’azione finalizzata ad un apprendimento. Un’azione dove si è concentrati su ciò che si fa e allo stesso tempo c’è gioia, divertimento nell’intraprenderla. Un’azione che prevede il sapersi arrangiare, ma anche confrontarsi e condividere con gli altri. Un’azione vista sempre in un’ottica di risultati raggiunti, anche quando si avverte di non essere arrivati alla meta prefissata.</p>
<p><div id="attachment_3413" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_3379-e1395133252320.jpg" alt="" title="Io sono Montagna - Matteo Majer" width="225" height="399" class="size-full wp-image-3413" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Majer</p></div>Infine la montagna è essenzialità. Alcune cose sono indispensabili, altre è giusto non averle perché sono solo d’ingombro. Tornare ad un contatto con la natura, allontanandosi dai luoghi comuni. Come dice proprio Matteo “lontano dall’estetica per essere più vicini all’etica”, nella ricerca di una sobrietà che ci distacchi dalla macchina compulsiva dei consumi.</p>
<p>È questa la direzione che Matteo ha intrapreso. Una direzione che lo sta portando sempre più vicino alla sua autorealizzazione. Una direzione che Matteo mette a disposizione anche agli altri attraverso il suo lavoro. Un lavoro caratterizzato dalla passione e che vuole essere da supporto a tutti coloro che vogliono progettare il proprio futuro, partendo dal presente. Un cambiamento quello di Matteo che si basa prima di tutto sulla consapevolezza, per poi aiutare nell’individuazione dei personali obiettivi, prima di passare ai piani d’azione.</p>
<p>È una scelta quella fatta da Matteo. Sperimentare e provare su sé stesso per poi essere utile ad altri nella fase di presa delle decisioni. O forse è solo un sogno quello di Matteo. Un sogno tangibile, realizzatosi, una volta che è diventato progetto di vita.</p>
<p>Intanto rimette nel cassetto quella sua foto da bambino. Guarda fuori dalla sua baita arroccata tra le dolomiti bellunesi e poi, sorride. Sta per iniziare un nuovo giorno per Matteo Majer. Una nuova vita.<br />
<a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2856-e1395133383418.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3417" /></a></p>
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		<title>Non si vive di solo calcio. C&#8217;è anche il football&#8230; quello americano &#8211; Michele De Martin</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 08:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla cucina fuoriescono gli aromi della domenica. Il bollito è già da un paio d’ore sul fuoco. Dal salotto invece provengono delle parole. Il televisore è acceso su uno di quei canali da poco nati. Le chiamano reti commerciali. In quella mattina tutto sembra perfettamente incastrarsi nella ritualità di un giorno di festa. Michele ha poco più di dodici anni e seduto sul divano, ancora con il pigiama addosso, è rapito da ciò che viene trasmesso da quella scatola rettangolare appoggiata sul portatelevisore da poco lucidato. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Dalla cucina fuoriescono gli aromi della domenica. Il bollito è già da un paio d’ore sul fuoco. Dal salotto invece provengono delle parole. Il televisore è acceso su uno di quei canali da poco nati. Le chiamano reti commerciali. In quella mattina tutto sembra perfettamente incastrarsi nella ritualità di un giorno di festa. Michele ha poco più di dodici anni e seduto sul divano, ancora con il pigiama addosso, è rapito da ciò che viene trasmesso da quella scatola rettangolare appoggiata sul portatelevisore da poco lucidato. Ad attrarre l’attenzione di Michele quella mattina però non sono cartoni animati. È una trasmissione sportiva. Si tratta di football, di football americano e a commentare quella prima partita trasmessa in Italia del campionato <a href="http://www.nfl.com/" target="_blank">NFL</a> è un certo Dan Peterson.</p>
<p>Per Michele è subito amore. Certo per i bambini è facile appassionarsi ad uno sport. È altrettanto facile e naturale per loro allontanarsene, per ripiegare su un altro. Ma non è così per <strong><a href="http://www.mastiniverona.net/" target="_blank">Michele De Martin</a></strong>. Passa poco tempo, l’anno è il 1982 e Michele, assiste dal vivo alla sua prima partita di football americano. La città è la sua Verona e la squadra in azione è proprio quella di casa i <a href="http://www.redskinsverona.it/" target="_blank">Redskins</a> in un incontro valevole per il campionato italiano. Il coinvolgimento per Michele è totale. Un’emozione mai provata. Guarda la perfezione dei lanci che vengono eseguiti. Le corse irrefrenabili verso l’ultima yard. Le collisioni dei corpi dei giocatori durante le mischie.</p>
<div id="attachment_3386" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.mastiniverona.net/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/quarterback-7-mastini-e1393260967204.jpg" alt="" title="Michele De Martin - Non si vive di solo calcio. C&#039;è anche il football, quello americano - Mastini Verona" width="435" height="315" class="size-full wp-image-3386" /></a><p class="wp-caption-text">Michele De Martin #7 quarterback per tre stagioni (2006/2008) dei Mastini Verona (ph. by Federico Tumicelli)</p></div>
<p>Da quel giorno anche Michele inizia a fare i suoi primi lanci nel campetto vicino a casa. Con lui il fratello e qualche amico. I loro coetanei si soffermano incuriositi, poi proseguono il loro cammino con il tondo pallone verso il campo da calcio, mentre Michele e compagni fanno vibrare nell’area quella palla ovale. È un divertimento totale in grado di attutire anche i dolori dovuti a qualche escoriazione da caduta a terra.</p>
<p>Negli anni successivi Michele continua ad andare a vedere i suoi Redskins. Incontri epici con tanto di finale a San Pellegrino e nell’87 entra a far parte delle giovanili di quella squadra. Allenamento dopo allenamento, Michele affina la tecnica, gestisce le tensioni, aumenta la passione per questa disciplina sportiva. Due anni dopo è in prima squadra. Il suo ruolo è quello del quarterback, non potrebbe essere diversamente. D’altronde Michele ha come idolo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Elway" target="_blank">John Elway</a>, uno dei più grandi quarterback della storia del football americano, una vera e propria bandiera dei <a href="http://www.denverbroncos.com/" target="_blank">Denver Broncos</a> e un esempio sportivo per tutta la NFL. Ma non è solo per questo. La scelta di questo ruolo è un po’ la presa di coscienza per l’amore che ha nei confronti di questo sport. Un ruolo delicato, dove l’essere il regista di una squadra, comporta la gestione della strategia d’attacco, dei lanci perfetti, il prendere decisioni in pochi secondi mentre ti si stanno dirigendo contro avversari come fossero automezzi asfaltatori. È una sfida quella di Michele. Con sé stesso in primis, con la gestione della paura. Che lo porta ad essere proclamato miglior quarterback nell’edizione 2002 del campionato italiano di Silver League. Questa componente agonistica sembra essere ben presente nella famiglia De Martin, visto che anche il fratello più giovane di Michele raggiunge nel 1995 e nel 1997 la nazionale italiana, conquistando una medaglia d’argento ed un bronzo negli europei per nazioni.</p>
<div id="attachment_3388" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.mastiniverona.net/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/head-coach-mastini-e1393261485142.jpg" alt="" title="Michele De Martin - Non si vive di solo calcio. C&#039;è anche il football, quello americano - Mastini Verona" width="435" height="404" class="size-full wp-image-3388" /></a><p class="wp-caption-text">L'entrata in campo dei Mastini Verona, capitanati dell'head coach Michele De Martin (ph. by Federico Tumicelli)</p></div>
<p>Intanto gli anni passano, Michele si rende conto che è giunto il momento di aggiungere un nuovo tassello nella sua passione verso il football americano. Lo fa nella maniera più originale, naturalmente più difficile e forse più pazza. Dal campo Michele vuole passare alla panchina. Da giocatore vuole essere allenatore. L’idea si concretizza un giorno di ritorno con il fratello e un amico da una partita di Coppa Campioni a Bergamo. “<em>Perché non costituiamo una nostra squadra?</em>”. L’interrogativo trova subito risposta. Si chiama <a href="http://www.mastiniverona.net/" target="_blank">Mastini Verona</a>, in onore a Cangrande della Scala e alla dinastia scaligera, ed è la nuova squadra della città veronese, che combatterà nel campionato di A2. Capo allenatore proprio il buon Michele De Martin e presidente, suo fratello.</p>
<div id="attachment_3390" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.mastiniverona.net/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/Mastini-A2-2013-e1393261679948.jpg" alt="" title="Mastini Verona stagione 2013" width="435" height="243" class="size-full wp-image-3390" /></a><p class="wp-caption-text">La squadra dei Mastini Verona nella scorsa stagione 2013 del campionato di A2 che dopo aver vinto otto partite consecutive hanno raggiunto i play-off per la prima volta nella loro storia e sono stati sconfitti dai futuri campioni d’Italia dei Grizzlies Roma ai quarti di finale</p></div>
<p>È l’inizio di una nuova avventura. Se giocare le emozioni erano uniche, trasmettere ciò che si sa non è da meno. Impegno, determinazione e tanta voglia di sognare, sono questi gli elementi che hanno caratterizzato Michele prima come giocatore ed ora come allenatore. Il football americano è l’espressione di cosa vuol dire avere una passione per Michele, ma allo stesso tempo è la chiave di lettura metaforica di come affronta la vita.</p>
<p>I Mastini Verona rappresentano l’espressione di chi ama il football americano qui da noi in Italia e allo stesso tempo è uno straordinario luogo di scambio di culture. Già proprio così visto che più che mai i Mastini sono una squadra multi-etnica, dove sono presenti moldavi, brasiliani, nord-africani e albanesi, oltre che un gruppo ben assortito d’italiani. Tutto ciò aspettando gli americani, che possono essere presenti solo nel campionato di serie A1. Ma non ci sono dubbi che arriveranno anche loro.</p>
<p>Michele De Martin ha ancora due sogni. Uno di questi è di portare i suoi Mastini nella massima serie. Il prossimo 2 marzo inizia un nuovo campionato e potrebbe essere la giusta annata. L’altro invece si chiama Mile High Stadium a Denver, per poter vivere da vicino le emozioni della sua squadra del cuore, quella di quel John Elway, in campo negli anni ’90 con la sua maglia numero 7 (numero indossato naturalmente anche da Michele) ancor oggi in giacca e cravatta bandiera dei suoi Broncos.</p>
<p>Vai Michele vai, lancia ancora una volta quella palla alla perfezione come solo tu sai fare.</p>
<div id="attachment_3395" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.mastiniverona.net/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/700_6738-e1393334757180.jpg" alt="" title="Mastini Verona" width="435" height="289" class="size-full wp-image-3395" /></a><p class="wp-caption-text">I Mastini Verona visti dall'obiettivo del fotografo Alfredo Montresor</p></div>
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		<title>Luca Bressan: l&#8217;italiano che venderà le tavole da surf agli americani</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Feb 2014 08:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/lucabressan.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Mentre ripenso alla nostra chiacchierata, me lo immagino lì, dritto in piedi, con lo sguardo verso il mare e il vento che gli aggiusta alla sua maniera i capelli. Chiudendo gli occhi riesco ad associare anche una musica a questa visione. È un fischio. È Jack Johnson con “<em>I Got You</em>”. Non potrebbe essere diversamente, di affinità con lui ce ne sono. Più ripercorro quanto mi ha detto, più mi pervade uno stato di naturale serenità. Sarà merito delle sue parole. Sarà merito della sua storia. Sarà merito del suo essere padre da qualche mese, stato di beatitudine in grado di rimettere al centro la straordinarietà della vita. Comunque sia, <strong><a href="http://www.solosurfboards.com/" target="_blank">Luca Bressan</a></strong>, ha qualcosa di magico da condividere.</p>
<div id="attachment_3372" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.solosurfboards.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/furgone-e1392280955882.jpg" alt="" title="Luca Bressan - Solo Surfboards " width="435" height="205" class="size-full wp-image-3372" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Bressan - Solo Surfboards (ph. by Marco Mucig)</p></div>
<p>Siamo a Fuerteventura. È lì che Luca, insieme alla compagna e al loro piccolo da poco arrivato, stanno vivendo. Ma la storia di Luca inizia molto prima e addirittura in luoghi che poco hanno a che vedere con il mare. Il contesto è quello alpino, e sulla fresca neve, Luca scivola con la sua tavola da snowboard insieme agli amici. Si diverte. Si entusiasma. Ma nell’animo di Luca c’è anche una parte più razionale, forse meglio dire progettuale. Infatti lui è un designer. È un designer di progetti industriali articolati. Perché non abbinare queste sue competenze alla sua passione per lo snow? Detto fatto. Realizza una prima tavola per sé, poi per qualche amico ed ancora per qualche amico di un suo amico. C’è una particolarità però nelle tavole che Luca realizza. Lui che soffre d’asma capisce subito che ciò che costruisce deve essere il più naturale possibile. Niente resine che inquinino. Niente poliuretano che emani polveri di vetro.</p>
<div id="attachment_3375" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.solosurfboards.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/surfboards_generiche_01-e1392281144117.jpg" alt="" title="Luca Bressan - Solo Surfboards" width="435" height="205" class="size-full wp-image-3375" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Bressan - Solo Surfboards (Ph. by Marco Mucig)</p></div>
<p>È un successo. È a questo punto che Luca decide di provarci anche con il mare. Inizia la sua sfida con le onde e il vento. Parte da Jesolo e da lì fa un po’ il giro del mondo. Portogallo, Spagna, Francia, Brasile e Maldive. Fisicamente il mare è più impegnativo dell’altitudine delle montagne. Ma la vera sfida di Luca è un’altra. È quella di realizzare una tavola da surf tutta al naturale. Luca mette insieme la tecnologia e la precisione delle macchine a controllo numerico con l’artigianalità del lavorare il legno. Individua un metodo unico, dove il legno è la materia prima e dove non c’è spazio per le fibre di vetro. Affina la tecnica che aveva utilizzato per le tavole da snow. Inizia a farle provare a diversi surfisti. Le risposte sono entusiasmanti. Le sue tavole non si deformano con l’acqua. Raggiungono elevati livelli di stabilità. Allo stesso tempo con il passare del tempo “prendono carattere”. È come se acquisissero una propria personalità, data dal suo utilizzatore e dai dialoghi scambiati con il mare.</p>
<div id="attachment_3376" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.solosurfboards.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/solo_slider_03-e1392281245917.jpg" alt="" title="Luca Bressan - Solo Surfboards" width="435" height="290" class="size-full wp-image-3376" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Bressan - Solo Surfboards (ph. by Marco Mucig)</p></div>
<p>Sport, design e natura. In queste parole si racchiude ciò che Luca Bressan sta portando avanti. C’è la passione per discipline sportive impegnative e dove non si smette mai d’imparare. C’è una progettazione applicata a qualcosa che sente suo. C’è soprattutto un’etica ed un rispetto per ciò che di maggior valore abbiamo: la salute, quella nostra e quella dell’ambiente che ci circonda. Cose mai scontate. Anzi aspetti che vanno ripetutamente sottolineati.</p>
<p>I risultati ottenuti da Luca sono il frutto di un percorso lungo e tortuoso, dove nulla è lasciato al caso. Ci sono delle scelte ben precise. Ci sono dei rischi d’affrontare. Il parallelismo tra ciò che fa e proprio il surf, è notevole. Le onde sono il suo entusiasmo. Il vento il suo talento. Concentrazione per ciò che si fa e allo stesso tempo gioia per ciò che si riesce ad ottenere. Forse per tutto questo e per quello che è Luca, nella sua interezza, il suo sogno può diventare realtà. Nato a Milano, approdato a Roma e vissuto in quella Valdobbiadene, terra del Prosecco che sta facendo innamorare gli stranieri, Luca è pronto per un nuovo capitolo della sua storia. La prossima tappa potrebbe essere proprio la California e una volta oltrepassato l’oceano le sue tavole da surf avrebbero un nuovo mercato. Insomma, Luca ha tutte le carte in regola. Potrebbe essere proprio lui l’italiano che vende le tavole da surf agli americani, magari partendo da Jack Johnson, perché no?</p>
<div id="attachment_3379" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.solosurfboards.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/02/luca-e1392281555659.jpg" alt="" title="Luca Bressan - Solo Surfboards " width="435" height="205" class="size-full wp-image-3379" /></a><p class="wp-caption-text">Luca Bressan - Solo Surfboards (ph. by Marco Mucig)</p></div>
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		<title>La Casa dei Raccontastorie &#8211; Antonio Amendola</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2014 13:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad un certo punto il navigatore sembra smarrire il suo segnale. Non importa. Ugualmente l’auto si districa tra le vie. Nemmeno la pioggia in perpetua sfida con i tergicristalli nasconde le tracce di una sospirata meta. Difatti dopo pochi minuti appare l’insegna e poi l’arrivo. Siamo al 105 di Via del Mandrione. Siamo giunti a La Casa dei Raccontastorie. Ad accoglierci lui, Antonio Amendola. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad un certo punto il navigatore sembra smarrire il suo segnale. Non importa. Ugualmente l’auto si districa tra le vie. Nemmeno la pioggia in perpetua sfida con i tergicristalli nasconde le tracce di una sospirata meta. Difatti dopo pochi minuti appare l’insegna e poi l’arrivo. Siamo al 105 di Via del Mandrione. Siamo giunti a <strong>La Casa dei Raccontastorie</strong>. Ad accoglierci lui, <strong><a href="http://www.shoot4change.net/" target="_blank">Antonio Amendola</a></strong>. Riprende forma un dialogo iniziato qualche anno fa (<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/10/27/in-viaggio-con-antonio/" target="_blank">leggi qui</a>). Un dialogo mai interrotto. Un dialogo che continuerà. A te la parola Antonio…</p>
<p><object width="480" height="360"><param name="movie" value="//www.youtube.com/v/HWDG40p75x4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="//www.youtube.com/v/HWDG40p75x4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Il mecenate d&#8217;anime is Elvis Inside</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Dec 2013 22:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell'augurarvi buone feste vi lascio alla lettura di un <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">articolo</a> uscito qualche giorno fa. Per una volta Il mecenate d'anime non ha narrato, ma è stato narrato. Lo segnalo perché le parole che ha utilizzato <a href="http://www.valeriotagliacarne.com/" target="_blank">Valerio Tagliacarne</a> e le fotografie realizzate da <a href="http://www.yorick-photography.com/" target="_blank">Marco Tortato</a>, rappresentano pienamente lo spirito di questo progetto di storytelling.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/"></a><div id="attachment_3343" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/12/ilmecenatedanime_yarich-e1387749509458.jpg" alt="" title="Il mecenate d&#039;anime visto da Yorich Photography" width="435" height="290" class="size-full wp-image-3343" /><p class="wp-caption-text">Il mecenate d'anime visto attraverso la fotografia di Marco Tortato alias Yorick Photography</p></div></p>
<p>È stato un anno ricco di storie, emozioni e grandi protagonisti. Persone che hanno regalato attraverso le loro testimonianze il valore di un&#8217;idea, di un progetto, di un sogno concreto di vita. Persone diverse tra loro, ma tutte accomunate da quei due elementi magici che vanno sotto il nome di <strong>talento</strong> e <strong>passione</strong>.</p>
<p>Non mi rimane che darvi l&#8217;appuntamento al prossimo anno, dove andremo ancora una volta a mettere un riflettore su questi modelli positivi che spesso non trovano spazio nei mezzi di comunicazione tradizionale. Nell&#8217;augurarvi buone feste vi lascio alla lettura di un <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">articolo</a> uscito qualche giorno fa. Per una volta Il mecenate d&#8217;anime non ha narrato, ma è stato narrato. Lo segnalo perché le parole che ha utilizzato <a href="http://www.valeriotagliacarne.com/" target="_blank">Valerio Tagliacarne</a> e le fotografie realizzate da <a href="http://www.yorick-photography.com/" target="_blank">Marco Tortato</a>, rappresentano pienamente lo spirito di questo progetto di storytelling.</p>
<p>E come dice l&#8217;amico <a href="http://www.sebastianozanolli.com/" target="_blank">Sebastiano Zanolli</a> &#8220;<em>il destino de Il mecenate d&#8217;anime è <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">Elvisinside</a>!</em>&#8220;.</p>
<p>Questo è il <strong><a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">link</a></strong>! Buona lettura e a presto,</p>
<p>Andrea Bettini</p>
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		<title>Reportage di un viaggio tra le emozioni</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2013/11/07/reportage-di-un-viaggio-tra-le-emozioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 09:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta è stato uno straordinario viaggio. Un viaggio fatto di incontri, emozioni, spunti, riflessioni e sorrisi. Già perché comunque alla base di tutto c'era l'entusiasmo. La voglia di condividere. Il tentativo di unire attraverso un unico filo, il protagonista e coloro che erano lì ad ascoltare il suo racconto. In un vortice di positivi stimoli in grado di accendere quel senso di immedesimazione che fa si che tutti possona domandarsi "ma perché non ci provo anch'io a mettermi in gioco?".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3331" title="Il mecenate d'anime approda a Venezia" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/11/ilmecenatedanime_immagine_londra-e1383816802380.jpg" alt="" width="435" height="246" /></p>
<p>Ancora una volta è stato uno straordinario viaggio. Un viaggio fatto di incontri, emozioni, spunti, riflessioni e sorrisi. Già perché comunque alla base di tutto c&#8217;era l&#8217;entusiasmo. La voglia di condividere. Il tentativo di unire attraverso un unico filo, il protagonista e coloro che erano lì ad ascoltare il suo racconto. In un vortice di positivi stimoli in grado di accendere quel senso di immedesimazione che fa si che tutti possona domandarsi &#8220;<em>ma perché non ci provo anch&#8217;io a mettermi in gioco?</em>&#8220;.</p>
<p>È la forza del racconto. È l&#8217;energia che fuoriesce da una storia quando essa è vera.</p>
<p>Ed è così che anche questa <strong><span style="color: #000000;">3. Edizione de &#8220;Il mecenate d&#8217;anime approda a Venezia&#8221;</span></strong> ha fatto da palcoscenico a persone apparentemente diverse tra loro, ma tutte accomunate da due elementi: il talento e la passione. Elementi che alla fine non possono vivere in maniera disgiunta, ma che si alimentano uno con l&#8217;altro, facendo sì che ciò che sembrava impossibile diventi realtà. Una splendida realtà.</p>
<p>Siamo partiti con il sogno di <a href="http://youtu.be/D_z9CBfqiH8" target="_blank">Bruno Lancetti</a>. Quel sogno legato alla curiosità di cosa c&#8217;è dietro al fascino di un parco divertimenti. Una passione coltivata, alimentata, arricchita a tal punto da trasformarla in una professione. Ed è così che oggi Bruno Lancetti si ritrova a lavorare per la più grande società al mondo costruttrice di montagne russe. Ed è oggi come ieri che lui non ha perso lo stupore di vedere (e provare) le nuove attrazioni che vengono realizzate, dopo lunghe e attente ricerche.</p>
<p>Dai parchi divertimento poi abbiamo messo le mani in pasta con il secondo incontro, quello con <a href="http://youtu.be/b026I0xUEko" target="_blank">Maurizio Toffoli</a>. Una storia la sua che rasenta la fiaba. Ci sono tutti gli elementi. La magia di un mestiere. La fantasia nell&#8217;interpretarlo. La gioia nel condividerlo. Ed è così che la storia del pluripremiato pizzaiolo Maurizio Toffoli ha incantato un&#8217;attenta platea. Ed è così che si è scoperto qual è l&#8217;ingrediente segreto di Maurizio: l&#8217;amore. Per ciò che fa. Per ciò che vuole trasmettere.</p>
<p>La terza tappa di questo viaggio è stata con una straordinaria coppia: <a href="http://youtu.be/pABGdOf2v1o" target="_blank">Silvia Lelli e Roberto Masotti</a>. Con loro, grazie a loro, abbiamo potuto rivivere un percorso professionale e umano illuminato dalla fotografia applicata alle performing arts. Musica, teatro, danza e molto altro ancora. Sono loro, Lelli e Masotti, che hanno trovato la chiave interpretativa per fissare in uno scatto fotografico quelle arti che nascono per il movimento.</p>
<p>A proposito d&#8217;interpretazione abbiamo continuato a parlare di linguaggi nel quarto appuntamento di questo terzo ciclo d&#8217;incontri. In quella serata il linguaggio era quello del corpo e ad accompagnarci in un suggestivo percorso fatto di emozioni, sentimenti, modalità espressive è stata <a href="http://youtu.be/teP9LfS47Vs" target="_blank">Isabella Moro</a>. Con lei, con la sua passione per la danza, con la sua professionalità legata alla danza educativa, abbiamo messo a fuoco l&#8217;importanza di essere in grado di comunicare sé stessi attraverso il proprio corpo.</p>
<p>Infine, giovedì 31 ottobre, abbiamo volato. In compagnia di <a href="http://youtu.be/J1Ry1rhJIeM" target="_blank">Giancarlo Grinza</a>, campione italiano di volo a vela, siamo saliti con la fantasia a bordo del suo aliante per compiere un volo lassù nel cielo dove l&#8217;unico rumore è il battito del proprio cuore. Un perfetto finale per un&#8217;edizione de &#8220;Il mecenate d&#8217;anime approda a Venezia&#8221; che ha saputo apportare ancora una volta una testimonianza concreta di quante persone in gamba animano questo nostro Paese. Aspetto da tenere ben presente. Per ripartire. Per accelerare un nuovo Rinascimento italiano.</p>
<p>Infine un grosso plauso va a chi ha permesso che questo progetto di storytelling trovasse una sua naturale trasposizione live: <strong>Alain Bullo</strong>, direttore dell&#8217;<a href="http://www.londrapalace.com/" target="_blank">Hotel Londra Palace</a> di Venezia, che ha pienamente colto e condiviso lo spirito di questa iniziativa e ha messo a disposizione il prestigioso salotto del Londra Palace che è stato animato dai racconti e dal pubblico di questi incontri. Ed un altro ringraziamento è indirizzato ad <strong>Elena Ferrarese</strong>, ufficio stampa dell&#8217;Hotel Londra Palace, che grazie al suo prezioso lavoro ha saputo comunicare cosa accadeva in queste, magiche, serate.</p>
<p>Andrea Bettini</p>
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