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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; vino</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Senza Trucco &#8211; Le Donne del Vino Naturale</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 07:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è una regista, brava. C’è un documentario, bello. C’è una passione, il vino e ci sono pure delle protagoniste: Arianna, Dora, Elisabetta e Nicoletta.
Fin qui non c’è nulla di anomalo se non fosse che ciò che viene raccontato dalla telecamera di Giulia Graglia è uno spaccato reale di un mondo che in tanti cercano di "artificializzare".
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/senzatrucco.m4a.ff_.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/senzatrucco.m4a.ff_.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>C’è una regista, brava. C’è un documentario, bello. C’è una passione, il vino e ci sono pure delle protagoniste: Arianna, Dora, Elisabetta e Nicoletta.</p>
<p>Fin qui non c’è nulla di anomalo se non fosse che ciò che viene raccontato dalla telecamera di <strong><a href="http://senzatrucco.wordpress.com/" target="_blank">Giulia Graglia</a></strong> è uno spaccato reale di un mondo che in tanti cercano di &#8220;artificializzare&#8221;.</p>
<p>Quattro storie diverse, ma tutte consapevolmente o meno unite da un amore per la terra, per ciò che è in grado di regalare, per quanto possa offrirci se rispettata e curata. Storie dove il vino riacquista la propria identità, al di fuori di logiche di mercato e speculazioni dal fascino artefatto. Storie di un vino naturale. Come è stato e come dovrebbe continuare ad essere.</p>
<p><div id="attachment_2828" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.agricolaocchipinti.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/arianna_1-e1340970122610.jpg" alt="" title="Arianna Occhipinti" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2828" /></a><p class="wp-caption-text">Arianna Occhipinti - Azienda Agricola Arianna Occhipinti - Vittoria (RG), Sicilia</p></div>Partendo dalla Sicilia per poi risalire la penisola, incontriamo <strong><a href="http://www.agricolaocchipinti.it/" target="_blank">Arianna Occhipinti</a></strong>, la più giovane, una nuova generazione che forse per questo affronta la viticoltura destando più attenzione, con la voglia di imparare e la smania di fare. Figlia d’arte e conseguiti gli studi in viticoltura ed enologia, rimane fin da subito affascinata dall’energia sprigionata dalla gente che lavora per produrre il vino. Comincia da un etto di terra adibito a Nero d’Avola e dopo otto anni di sacrifici arriva a sedici etti, nel pieno rispetto delle sue vigne autoctone e seguendo un preciso sistema naturale, anche in cantina. Soddisfazioni enormi, in un percorso pieno di sorprese, arrivando ad una crescita continua e di qualità, superando stereotipi di logiche maschili e dovute alla sua giovane età. Arianna, generosa e gioiosa che mette anima e corpo nella sua attività, con un carattere irruente, nel bene e nel male, perché vive nella loro completezza tutte ciò che fa. Una ragazza che da sempre è legata alla campagna e ai progetti intesi come sfide, come opportunità per mettersi alla prova e che ha nello spirito di cambiamento uno dei suoi punti di forza.</p>
<p><div id="attachment_2830" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.sanguineto.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/dora-e1340970477964.jpg" alt="" title="Dora Forsoni" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2830" /></a><p class="wp-caption-text">Dora Forsoni - Azienda Agricola Forsoni Dora - Acquaviva, Montepulciano (SI), Toscana</p></div>Spostandoci sulle pendici verso nord-est di Montepulciano incontriamo <strong><a href="http://www.sanguineto.com/" target="_blank">Dora Forsoni</a></strong> e qui il vino attraverso le sue parole prende forma e sostanza. Dora è uno spirito libero. Dora è la tenacia. Dora è il lato selvaggio della natura e forse per questo il più vero. Dora è il suo vino, il Vino Nobile, il Rosso di Montepulciano. Ma soprattutto Dora è la sua visione della viticoltura, una visione che si basa sul principio che “<em>il vino si fa in vigna, in cantina si può solo peggiorare</em>”. E’ questo l’approccio di una produzione biologica che va ad irrompere in un sistema di industrializzazione della viticoltura, rimettendo al centro la pianta, facendo decadere il blasone acquisito dagli enologi. Dora è colei che ha sempre vissuto in vigna, che ha vissuto felicemente il forte legame con il padre e che da bambina aveva due desideri legati ai principi di libertà ed uguaglianza. Una sognatrice concreta, che si lascia estasiare dal silenzio e dai profumi di una campagna rigogliosa, ma che allo stesso tempo combatte per far tornare il Nobile di Montepulciano così com’era. Ma forse proprio lei con tutta la passione che mette nel suo lavoro questa battaglia l’ha già vinta. Dora è tutto ciò e molto di più. E’ lei che subito dopo essersi congedata al telefono, mi richiama per rispondere alla domanda lasciata in sospeso legata a il suo sogno nel cassetto. Ma questo lo conservo per me.</p>
<p><div id="attachment_2832" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.elisabettaforadori.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Elisabetta-e1340970780535.jpg" alt="" title="Elisabetta Foradori" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2832" /></a><p class="wp-caption-text">Elisabetta Foradori - Azienda Agricola Elisabetta Foradori - Mezzolombardo (TN), Trentino Alto Adige</p></div>A più di quattrocento chilometri di distanza da Dora e a venti a nord di Trento, un altro incontro. E’ la volta di Elisabetta, <a href="http://www.elisabettaforadori.com/" target="_blank"><strong>Elisabetta Foradori</strong></a>, madre di quattro bimbi, da quasi trent’anni lavora nell’azienda vinicola del nonno prima e del padre dopo e un percorso singolare. Già perché la sua visione del vino naturale è il punto di vista di un enologo, come lei è. Però di un enologo particolare, dal momento che se è consapevole che la scienza ha un ruolo importante allo stesso tempo è convinta che la tecnica non deve prevalere. Mentre parla Elisabetta, la sensazione è quella di essere di fronte ad una persona molto testarda, ma allo stesso tempo con una forte capacità di ascolto. Capacità di entrare in contatto con gli altri per rientrare poi più in profondità con se stessi. Forse per questo le sarebbe piaciuto essere una scrittrice, per raccontare le storie di altri, mettendo in ogni personaggio qualcosa di sé. Per lei il suo non è un mestiere, ma un modo di vivere. Anche per questo forse come dice lei sorridendo ci è arrivata per “<em>disperazione</em>”, nel bisogno di rinnovarsi, cosa che poi ha trasposto anche sul suo vino. La creatività applicata, in una continua ricerca, scoperta e riscoperta, con il fine ultimo di raggiungere quella serenità individuale che poi permette di ottenere i migliori risultati. Dice di essere una privilegiata nel vivere a contatto con la natura, poco importa se il lavoro (e la famiglia) la assorbano completamente, da non trovare nemmeno il tempo di andare dal parrucchiere, tanto per citare un’ordinaria azione.</p>
<p><div id="attachment_2834" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.sanfereolo.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/nicoletta-e1340971115691.jpg" alt="" title="Nicoletta Bocca" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2834" /></a><p class="wp-caption-text">Nicoletta Bocca - Azienda Agricola San Fereolo - Dogliani (CN), Piemonte</p></div>Infine il viaggio si conclude nelle Langhe, a Dogliani, con <a href="http://www.sanfereolo.com/" target="_blank"><strong>Nicoletta Bocca</strong></a> dell’azienda vitivinicola San Fereolo. Con lei non ho ancora avuto modo di parlarci, ma è sufficiente sentire come risponde nel documentario a domande come “<em>quali sono le dieci donne del vino più importanti?</em>” oppure “<em>quali sono i miglior dieci vini del mondo?</em>”, per capire il suo approccio. Un approccio, come scrive lei sul suo sito, che è di una persona, arrivata al vino prima come bevitore e perciò senza mai dimenticare le qualità che un cliente affezionato può cercare in un vino. Lei arrivata da Milano senza sapere nulla della campagna, piano piano si è ritagliata uno spazio interpretativo nel suo lavoro, cercando per quanto possibile di dare un senso alla frase “vini con personalità”.</p>
<p><div id="attachment_2836" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://senzatrucco.wordpress.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/giulia_graglia-e1340971359526.jpg" alt="" title="Giulia Graglia" width="435" height="326" class="size-full wp-image-2836" /></a><p class="wp-caption-text">Giulia Graglia, regista, autrice del film documentario Senza Trucco</p></div>Insomma quattro storie diverse, ma che nelle loro diversità trovano proprio punti di comunanza e naturalmente di complementarietà. Un plauso finale va comunque a colei che ha diretto questa pellicola, <strong><a href="http://senzatrucco.wordpress.com/" target="_blank">Giulia Graglia</a></strong>, che ha saputo in modo spontaneo e naturale, raccontare queste quattro storie di vita.</p>
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		<title>Il Territorio di Steve Bisson</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amo viaggiare in auto. Velocità ridotta. Strade secondarie per quanto possibile. Trasferimenti che permettono di ascoltare della buona musica, perdersi nei propri pensieri e naturalmente, di vedere nuovi scenari. Di solito rimango meravigliato dalle bellezze paesaggistiche che si possono scoprire, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amo viaggiare in auto. Velocità ridotta. Strade secondarie per quanto possibile. Trasferimenti che permettono di ascoltare della buona musica, perdersi nei propri pensieri e naturalmente, di vedere nuovi scenari.</p>
<p>Di solito rimango meravigliato dalle bellezze paesaggistiche che si possono scoprire, in alcuni casi però prevale lo sconforto per come si possa violentare il nostro territorio.</p>
<div id="attachment_810" class="wp-caption alignright" style="width: 208px"><a href="http://www.urbanautica.com/"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Steve_Bisson-198x300.jpg" alt="" title="Steve Bisson" width="198" height="300" class="size-medium wp-image-810" /></a><p class="wp-caption-text">Steve Bisson visto attraverso il disegno della cuginetta Nina</p></div>A tal riguardo ho avuto il piacere di parlare qualche giorno fa con <strong>Steve Bisson</strong>, un’urbanista con una notevole sensibilità estetica, ma non solo, visto che Steve ha un approccio dinamico nel portare avanti le sue iniziative. Iniziative che hanno come elemento di comunanza la sua visione legata al territorio.</p>
<p>Steve è anche l’ideatore di due innovativi progetti. <a href="http://www.urbanautica.com/" target="_blank"><strong>Urbanautica</strong></a><br />
che ormai è diventato un punto di riferimento a livello internazionale di come sia possibile parlare di territorio attraverso nuovi linguaggi e del recente <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank"><strong>traccia</strong></a>, con il quale Steve offre un originale modo per comunicare un altro elemento fortemente legato alla terra: il vino.</p>
<p><strong>“Steve cosa vuol dire per te occuparsi di urbanistica in modo diverso?”</strong></p>
<p>“Nella società va crescendo l’attenzione verso i “modi di fare” sul territorio. Stiamo diventando meno indifferenti o più sensibili a quello che ci sta attorno. In questo senso serviranno strumenti e linguaggi nuovi per interpretare i bisogni emergenti.”</p>
<p><strong>“In quest’ottica immagino che rientri anche il documentario “Far West” che hai realizzato per rappresentare la zona industriale di Vicenza Ovest. Come viene accolto dagli enti e dalle istituzioni con le quali collabori, questo tuo stile “contemporaneo” nel descrivere il territorio?”</strong></p>
<p>“La rapidità del progresso tecnologico genera divario tra le generazioni che si traduce a volte in un gap di comunicazione fra chi decide e chi crea. Ciò non è accaduto con “Far West”, forse perché abbiamo “girato” in acciaieria la settimana prima della tragedia nella fabbrica Thyssen-Krupp a Torino. ”</p>
<p>Mentre Steve parla, affiorano in me le immagini desolanti dei capannoni che incontro quando faccio ritorno nelle mie zone d’origine della pianura veronese. Immensi scatoloni vuoti sparsi lungo ampie aree che dividono un piccolo comune da un altro.</p>
<p><strong>“Secondo te Steve, com’è possibile trovare una soluzione a questi problemi di eccessiva costruzione in queste zone industriali che ora si ritrovano a fare i conti con un loro inutilizzo?”</strong></p>
<p>“Negli ultimi 30 anni la specie umana ha prodotto più di quanto avesse fatto in tutta la sua storia. La metà circa di queste cose sono edifici produttivi. La soluzione passa per il riutilizzo o il riciclo di queste immensità di materia.”</p>
<p><div id="attachment_813" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/naturae_logo.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/naturae_logo-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" class="size-medium wp-image-813" /></a><p class="wp-caption-text">Logo di naturae, la mostra che Steve Bisson sta organizzando e che rappresenterà il primo salto nell'offline per il progetto Urbanautica</p></div>
<p><strong>“Veniamo ai tuoi progetti ora. Partiamo con <a href="http://www.urbanautica.com/" target="_blank">Urbanautica</a>. In due parole in cosa consiste?”</strong></p>
<p>“È un modo per educare lo sguardo attraverso la lettura della fotografia.”</p>
<p><strong>“Qual è stato l’elemento chiave per il successo di Urbanautica?”</strong></p>
<p>“La rete, perchè offre la possibilità di esprimere il proprio talento. Poi viene la selezione dei contenuti che sarà sempre più indispensabile nel futuro per riuscire a convincere e quindi emergere.”</p>
<p><strong>“Quindi in un certo qual senso, mi stai dicendo che sei andato controcorrente alle tendenze dei social network, puntando su meno contenuti, ma con un maggior tasso qualitativo. Quali sono i parametri di selezione per un contributo inviato ad Urbanautica, visto che la qualità è sempre un indice piuttosto soggettivo da gestire?”</strong></p>
<p>“Non ricerchiamo fotografie ma progetti che abbiano qualcosa di non banale da dire. Anche la fotografia poi ha la sua grammatica e va rispettata.”</p>
<p><strong>“Con che spirito gli utenti si avvicinano ad Urbanautica?”</strong></p>
<p>“Ciascuno a modo proprio direi…”</p>
<p><strong>“I Paesi nei quali ha trovato maggiore riscontro in termini numerici Urbanautica quali sono?”</strong></p>
<p>“Ci visitano da 106 Paesi nel mondo. Stati Uniti e Nord Europa i più frequenti. I paesi emergenti Brasile, Russia e Cina. L’Italia naturalmente.”</p>
<p><strong>“Questo è un progetto che parte dal web, ma che a breve farà un salto nell’offline attraverso una serie di mostre. Ci sarà un’anteprima? Come verranno articolati questi eventi?”</strong></p>
<p>“Sì, stiamo curando una mostra internazionale. Sarà un percorso itinerante con un’anteprima al Festival di Savignano, rassegna di spicco per la fotografia contemporanea in Italia.”</p>
<p><strong>“E il futuro di Urbanautica quale sarà?”</strong></p>
<p>“Il mio prossimo sogno è editare delle monografie in serie numerata.”</p>
<p>Le parole con le quali Steve si esprime, fanno intravedere un’anima poetica e sognante che sembra lasciare poco spazio alla sua formazione tecnica ed aziendale. Allo stesso tempo però si respira concretezza e operatività che permettono immediatamente di capire che i suoi progetti sono certamente originali, ma ben ancorati ad una visione di solido sviluppo.</p>
<p><a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/traccia-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-817" /></a></p>
<p><strong>“Raccontami ora di <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank">traccia</a>. Da dove nasce e che finalità ha?”</strong></p>
<p>“Il desiderio è sempre lo stesso, raccontare la bellezza. Siccome avevo questa passione per il vino mi sono lanciato con degli amici. L’idea è di raccontare il vino in modo diverso.”</p>
<p><strong>“Se ho ben capito, traccia è costituita da due aspetti. Da un lato <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank">il sito internet</a>, come luogo virtuale dove parlare di vino non in modo istituzionale. Poi invece c’è la collezione di vino. Siete già riusciti a produrne una?”</strong></p>
<p>“Sì, una produzione limitata di bottiglie di Malbec realizzata assieme ad una giovane cantina argentina.”</p>
<p><strong>“E’ vero che hai scritto un soliloquio per introdurre traccia al pubblico?”</strong></p>
<p>“Certo, poi ne ho stampato un po’ di copie per gli amici perché possano raccontare questa storia a loro volta.”</p>
<p><strong>“Immagino che non seguirà dei canali distributivi tradizionali. Questa collezione come sarà reperibile nei locali?”</strong></p>
<p>“Nel nostro sito segnaleremo i locali che hanno interesse a lasciare una traccia… Nessuna distribuzione tradizionale, visto i numeri al momento preferiamo sviluppare una rete di contatti umani.”</p>
<p><strong>“Colgo sia in <a href="http://www.urbanautica.com/" target="_blank">Urbanautica</a> sia in <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank">traccia</a> una volontà di far emergere l’eccellenza. Secondo te, Internet da questo punto di vista ha delle regole più meritocratiche in grado di supportare progetti come i tuoi?”</strong></p>
<p>“Sicuramente più della televisione.”</p>
<p>Bene Steve a questo punto non mi rimane altro che assaggiare un bicchiere di vino della collezione traccia per valutarne la qualità (per quanto le mie capacità degustative consentano), ma in particolar modo per fare un grosso brindisi alla tua dote creativa di trovare continue nuove forme innovative per parlare del territorio e di quello che lo circonda.</p>
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