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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; viaggi</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Il rappresentante fotografo &#8211; Giovanni Pasinato</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 07:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le mani impugnano il volante. Lo sguardo è fisso sulla strada. L’autoradio suona e i pensieri volano. Fermo ad uno stop strade s’incrociano. Destini pure e la luce del crepuscolo sale. Intanto il paesaggio là fuori cambia. Cambia per chi è in grado di vedere. Cambia per chi è in grado di sentire. È così che accosta la macchina, impugna la sua medio formato ed inizia il suo dialogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Giovanni_Pasinato.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Le mani impugnano il volante. Lo sguardo è fisso sulla strada. L’autoradio suona e i pensieri volano. Fermo ad uno stop strade s’incrociano. Destini pure e la luce del crepuscolo sale. Intanto il paesaggio là fuori cambia. Cambia per chi è in grado di vedere. Cambia per chi è in grado di sentire. È così che accosta la macchina, impugna la sua medio formato ed inizia il suo dialogo.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/DSC2613-200x300.jpg" alt="" title="Giovanni Pasinato" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3176" /></a>A fare tutto ciò è <a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><strong>Giovanni Pasinato</strong></a>, una laurea in legge alle spalle, una carriera da legale rifiutata e centomila chilometri all’anno di strade attraversate. Rappresentante per differenti categorie merceologiche, le sue dieci ore di vita quotidiane le trascorre in auto, tra le terre dell’Emilia e quelle marchigiane.</p>
<p>Ma Giovanni non è solo nei suoi viaggi. Non lo è mai stato. Fin da quando veniva scorazzato dai genitori, la sua fedele compagna di viaggio è stata la sua macchina fotografica.</p>
<p>Fotografa Giovanni. Fotografa per immortalare. Fotografa per condividere. Fotografa per capire. È una passione quella sua, ma è pure un innato talento. Dai suoi primi viaggi riceve il plauso dagli amici per quello che riesce a trasferire con quelle sue istantanee. Non sono semplici convenevoli. Sono sinceri ringraziamenti per ciò che riesce a fare.</p>
<p>Inizia a crederci Giovanni. In lui sale la consapevolezza che è questo il suo percorso. Inizia a studiare fotografia. Fa corsi di approfondimento. Affina la tecnica. Preserva la sua spontaneità. Giovanni diventa autore. Autore di emozioni trasferite attraverso l’immagine fotografica.</p>
<p>Tutto questo bagaglio Giovanni lo trasferisce nei suoi spostamenti. I luoghi, i paesi, le terre di provincia attraversate durante il suo lavoro diventano tutte potenziali scenari di un progetto, dove lo stimolo principale sembra essere quello “<em>di chiedersi dove siamo e cosa stiamo facendo</em>”.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/PMB_0129-e1366788899435.jpg" alt="" title="Il rappresentante fotografo - Giovanni Pasinato" width="435" height="294" class="aligncenter size-full wp-image-3179" /></a></p>
<p>Ogni pausa, ogni punto che unisce un incontro da quello successivo sono occasioni uniche per dialogare con ciò che sta intorno a Giovanni. Un dialogo quello di Giovanni “<em>tra le apparenze e i simulacri</em>”, intriso di quella malinconia umana che non necessariamente è elemento di uno stato d’animo negativo. Anzi è la naturale grammatica di Giovanni per entrare in confidenza con il suo paesaggio circostante e il suo paesaggio interiore.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/PMB_0133-e1366789257209.jpg" alt="" title="Il rappresentante fotografo - Giovanni Pasinato" width="435" height="292" class="aligncenter size-full wp-image-3181" /></a></p>
<p>Il lavoro di due anni di scatti si materializza in sessanta stampe. È un altro Giovanni, <a href="http://www.fotologie.it/umicini.html" target="_blank">Giovanni Umicini</a> ad affiancarlo in questa delicata fase conclusiva di stampa fotografica. Il risultato è straordinario. Quel bianco e nero su negativo 6&#215;9 stampato a mano in laboratorio è la perfetta tecnica interpretativa della fotografia di Giovanni Pasinato. Il suo progetto diventa una <a href="http://galleriabrowning.tumblr.com/post/48046475492/giovanni-pasinato" target="_blank">mostra</a>. Le sue fotografie opere condivise con un pubblico.</p>
<p>Da qualche giorno Giovanni ha intrapreso un nuovo lavoro. Fa l’agente assicurativo. Continuerà a viaggiare. Forse di più. Forse di meno. Con sé comunque ha sempre “<em>un registratore fotografico</em>”, perché comunque Giovanni rimane fotografo o ancora meglio, <a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank">Giovanni Pasinato</a> è autore fotografico.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/sera-e1366789630789.jpg" alt="" title="Il rappresentante fotografo - Giovanni Pasinato" width="435" height="295" class="aligncenter size-full wp-image-3184" /></a></p>
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		<title>Formentera non esiste &#8211; Stefania Campanella</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si definisce una viaggiatrice mancata. Non lo è. Perché di viaggi ne ha fatti e molti altri ne farà. Piuttosto è una viaggiatrice passionaria, dal momento che con rapidità entra in simbiosi con i luoghi che visita. Luoghi che spesso non hanno in apparenza punti in comune. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Si definisce una viaggiatrice mancata. Non lo è. Perché di viaggi ne ha fatti e molti altri ne farà. Piuttosto è una viaggiatrice passionaria, dal momento che con rapidità entra in simbiosi con i luoghi che visita. Luoghi che spesso non hanno in apparenza punti in comune. Stati Uniti, Thailandia, Spagna comprese le sue Baleari. Luoghi che però lei ha trovato la sua personale chiave interpretativa per viverli. Su tutti primeggia una striscia di terra non più lunga di 23 Km. Si chiama Formentera. Alcuni dicono che non esista. Altri che c’era, ma che poi è scomparsa. Altri ancora ne testimoniano non solo la presenza, ma la sua evoluzione. <strong>Stefania Campanella</strong> è una di questi ultimi.</p>
<p>La incontro a Roma in una giornata dove la luce certamente non manca. Eppure, è proprio su questo punto che si sofferma introducendomi Formentera – “<em>… il segreto di quest’isola è nella sua luce… l’isola della luce… perché Formentera è la luce… è una luce che ti comunica… è la luce che ti coinvolge… è lo spettacolo della luce…</em>”. Dicendo ciò anche l’espressione del suo viso assume una diversa brillantezza, come se sensazioni vissute ed ora ricordate le donassero improvvisamente nuova linfa.</p>
<p><a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC05669-e1324460051160.jpg" alt="" title="Formentera non esiste - Stefania Campanella" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-2512" /></a></p>
<p>Ogni parola che utilizza nei confronti di questa isola è come se volesse inciderla in maniera indelebile nel racconto della sua vita. Ne parla come se parlasse di un amante. Di una relazione intensa, pregna di amore, senza risparmiare critiche se qualcosa non perfettamente funziona. Ma sono le lodi che hanno il sopravvento, lodi per un’isola che comunque le ha cambiato la vita.</p>
<p><a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC03920-225x300.jpg" alt="" title="Formentera non esiste - Stefania Campanella" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2514" /></a>Un cambiamento iniziato diversi anni fa. Raccogliendo quindici anni di storie dell’isola in un libro. <a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><strong>Formentera non esiste</strong></a>. Un lavoro durato più di dieci mesi. Un lavoro che l’ha pienamente ripagata in termini di passione. Un lavoro che l’ha messa alla prova, ma dal quale ne è uscita cresciuta professionalmente ed umanamente. Da quel momento, per Stefania Campanella si sono susseguite una serie di fantastici accadimenti. L’apertura di un <a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank">blog</a>. La costituzione di un gruppo <a href="http://www.facebook.com/groups/156448125777/" target="_blank">Formentera Filo Blu</a>, per tutti coloro che amano il mare, ma non solo, gruppo che da poco si è costituito sotto forma di Associazione.</p>
<p>Ad un tratto Stefania mi anticipa la risposta ad una domanda naturale di fronte a questa forma di innamoramento – “<em>Perché Formentera? Perché su quest’isola mi sento realmente ciò che sono… i ruoli cadono quando arrivi a Formentera… vivi tutto in maniera più profonda… infatti o stai molto bene… o stai molto male… non è un caso che sull’isola si facciano incontri diametralmente opposti… dai personaggi spirituali e quelli dannati, quelli che messi di fronte al proprio io non sono riusciti a trovare la propria dimensione…</em>”.</p>
<p>Su un aspetto non mi ritrovo con Stefania, però ne capisco le motivazioni. Riguarda ciò che Formentera era, rappresentava nel suo passato e ciò che è diventata poi con l’apertura al mondo, al turismo. Ma anche questo forse fa parte di naturali dinamiche di cambiamento, come la stessa Stefania mi conferma: “<em>… io ci sono arrivata negli anno ’90, quando l’isola era già così, era già nelle mani degli italiani… ma per me è ancora un’isola incontaminata… non intravedo un problema… secondo me addirittura il turismo è migliorato… comunque sia poi sta nel singolo ritagliarsi un proprio spazio sull’isola… per esempio a me interessa la parte privata dell’isola… quella di chi approdando sull’isola ne percepisce una propria visione… come giusto che sia… non esiste una Formentera… esistono più Formentera a seconda di come uno la vede con i propri occhi… la vive con la propria anima…</em>”.</p>
<p><a href="http://www.pendragon.it/libro.do?id=1869" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/copertina.jpg" alt="" title="Formentera senza vie di mezzo - Stefania Campanella" width="184" height="274" class="alignright size-full wp-image-2516" /></a>A sostegno di ciò che Stefania mi racconta, prendo tra le mani <a href="http://www.pendragon.it/libro.do?id=1869" target="_blank"><strong>Formentera senza vie di mezzo</strong></a>, il secondo libro che ha recentemente pubblicato. Una guida, una guida divertente che comunque lascia libera interpretazione ad una propria visione sull’isola. Poi guardandomi dritta negli occhi mi dice: “<em>Quello che vorrei fare è quello di costruire un ponte chiamiamolo di comunicazione tra Formentera e gli italiani… questo libro è un modo di rafforzare le fondamenta di questa mia impresa</em>”. Non è una dichiarazione d’intenti quella che Stefania Campanella mi fa, più che altro è la condivisione di un progetto che inconsciamente o meno ha iniziato a costruire dal momento che ha messo piede per la prima volta su quell’isola.</p>
<p>Il termine ponte non è casuale, dal momento che comunque Stefania non sarebbe disposta a rinunciare a fare altri viaggi come lei stessa mi dice: “<em>… non vivrei a Formentera… perché se decidessi di trasferirmi lì innanzitutto dovrei essere pronta ad affrontare tre/quattro mesi di solitudine… poi se abitassi sempre lì perderei quello spirito di magia che ho colto in tutti questi anni… lo spirito di un’esperienza di vita non indifferente… poi significherebbe fossilizzarsi… mentre ho intenzione di conoscere ancora nuovi luoghi…</em>”.</p>
<p>Stefania Campanella ha bisogno di continuare a volare nel mondo. Un po’ come un’aquila, come l’aquila della sua amata squadra del cuore, che prima di ogni incontro s’innalza sopra i cieli  dell’Olimpico. Ma questa è un’altra storia. E’ una storia fatta di tifo e anche di donne. E’ una storia che la stessa Stefania ha già raccontato. Ma questo è un altro <a href="http://donnetifose.blogspot.com/2006/04/e-uscito.html" target="_blank">libro</a>.</p>
<p><a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/cap-de-barbaria-e1324460807757.jpg" alt="" title="Stefania Campanella - Formentera non esiste" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-2518" /></a></p>
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		<title>La donna che viaggiava nel tempo &#8211; Caterina Borgato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina_Borgato_01-e1321281917399.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2442" /></p>
<p>Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. Non perché fosse un’eroina d’altri tempi o un Marco Polo moderno. Però di cose da raccontare, di mondi da descrivere, di persone da ricordare ne aveva a disposizione.</p>
<p>Il viaggio di <strong>Caterina Borgato</strong> era iniziato fin da subito. Da quando la madre la portava in grembo a visitare terre lontane. La sua era una famiglia di viaggiatori. Di scopritori. Indole che le era stata trasmessa in modo totale, tant’è che per capire a chi assomigliasse dei genitori, non occorreva confrontarne gli elementi fisici, piuttosto chiedere in quali luoghi erano stati.</p>
<p>Mentre mi parlava mi citava nomi per lo più sconosciuti, o quantomeno incontrati in qualche racconto d’avventura. Lo faceva non per stupirmi, ma per condividere. Questo per lei era un dogma. La sacralità della condivisione. Poi comunque non era saccente nel suo modo di raccontare. Tutt’altro. Se mai era coinvolgente. Emozionante. Trascinante. Con le sue parole sia enunciate sia scritte, sapeva trasportare l’interlocutore in viaggio con sé.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina-Borgato-03-e1321282270294.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2450" /></p>
<p>I suoi non erano solo viaggi lontani. Erano dei veri e propri viaggi nel tempo. Come un’antropologa veniva attirata dai quei luoghi ricchi di storia. Storia spesso dimenticata. Dove il valore umano e sociale era dato da tradizioni che solo gli abitanti di quelle terre conoscevano e custodivano gelosamente.</p>
<p>Anche su questo però Caterina sapeva come muoversi. Prima di tutto rispetto. Poi apriva i pori dei suoi sensi per raccogliere quante più possibili emozioni. Ascoltava i silenzi dei deserti. Guardava oltre i confini dei cieli. Annusava i profumi di spezie rare. Si avvicinava a piante mai incontrate fino ad allora, ma soprattutto comunicava con la gente. Con i gesti. Con lo sguardo. Con il cuore.</p>
<div id="attachment_2447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_02-e1321282087610.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="337" class="size-full wp-image-2447" /><p class="wp-caption-text">L'isola di Socotra (Yemen) fotografata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Come quando mi raccontò di Socotra, l’isola dello Yemen, della quale si era innamorata. Bastarono pochi dettagli per farmi capire i motivi di codesto tanto amore. Un luogo incontaminato, quasi dimenticato. Dove nessuno conosceva la storia di questo posto. Una terra di ricchezze antiche. Un paesaggio alieno. Un regno delle leggende. Un patrimonio botanico, ma in particolar modo una culla di umanità. Umanità data da tutti gli abitanti del luogo.</p>
<p>Le parole con le quali Caterina descriveva quest’isola, sembravano quelle di un narratore che aveva vissuto pienamente un’esperienza, che andava al di là della parentesi legata al viaggio.</p>
<p>Ecco qual era l’elemento catalizzante di questa donna: la temporalità. Il suo viaggio non si concludeva con il ritorno. Il suo viaggio continuava con le sue descrizioni e nello stesso modo era iniziato, ancor prima di arrivare nel luogo da visitare. Mettendo insieme brandelli di storia, Caterina Borgato, poteva così viaggiare nel tempo. Far viaggiare nel tempo. Non aveva bisogno di chissà quali strane macchine per far ciò, ma tanta curiosità e voglia di scoprire.</p>
<div id="attachment_2453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_01-e1321282467929.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="size-full wp-image-2453" /><p class="wp-caption-text">Un'altra immagine di Socotra immortalata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Un altro elemento che si denotava in lei era lo spirito di tolleranza. Aveva incontrato troppe culture, troppe persone così diverse e lontane tra loro per non capire che sarebbe stato stupido la mancanza di rispetto. Era anche per questo che non sopportava l’ignoranza. L’ignoranza di coloro che non aprivano la mente al confronto con gli altri.</p>
<p>Ogni tanto sul suo taccuino annotava qualcosa. Questo le accadeva sempre che fosse in viaggio o meno. Era un modo per fissare dei ricordi. Era un modo anche per appuntare nuovi stimoli. Perché lei era in continuo movimento. Con il pensiero. Con il fisico. Ragion per cui il mezzo che prediligeva per gli spostamenti nei suoi viaggi erano i piedi. Spostamenti lenti che le permettevano di immortalare nella sua memoria tutto ciò che le accadeva attorno.</p>
<p>Passionalità e ratio messi insieme. L’equilibrio raggiunto da Caterina. Lei che amava programmare, per poi partire, ma comunque per poi ritornare. D’altronde lei era la donna che viaggiava nel tempo e in questa circolarità di azioni, il suo viaggio non trovava fine.</p>
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		<title>Un adolescente di terza età &#8211; Claudio Giovenzana</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 08:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa fareste con una seconda vita a disposizione?
Una domanda ingombrante, che lascia intravedere che ciò che abbiamo fatto non ci ha completamente soddisfatti. O magari non abbiamo avuto il necessario tempo per fare tutto quello che desideravamo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2097" title="Claudio Giovenzana" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/cla-e-toporso-su-moto-Version-2-e1306253021679.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p>Cosa fareste con una seconda vita a disposizione?</p>
<p>Una domanda ingombrante, che lascia intravedere che ciò che abbiamo fatto non ci ha completamente soddisfatti. O magari non abbiamo avuto il necessario tempo per fare tutto quello che desideravamo.</p>
<p>Cosa succede se questo interrogativo se lo pone un non ancora trentenne? Può accadere che dalle parole si passi ai fatti. Che un pensiero si trasformi in azione. Che una nuova vita abbia inizio.</p>
<p>Marocco, Natale del 2007. Il ragazzo in questione sta leggendo il giro del mondo in Vespa di <a href="http://www.giorgiobettinellifansclub.it/" target="_blank">Giorgio Bettinelli</span></a>. I suoi dubbi cominciano a diventare certezze. La smania che lo accompagna da un po’ si tramuta in energia di rinnovamento. “L’idea era quella di aprire una parentesi… sospendere quello che stavo facendo per costruire qualcosa di nuovo…” – A parlare è <strong><a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank">Claudio Giovenzana</a></strong>. Laurea in psicologia. Due master di specializzazione alle spalle. Un lavoro nel campo sociale.</p>
<p>“Ho fatto tutto ciò che c’era da fare… tirocinio, corsi di formazione, lavorato tantissimo&#8230; co.co.pro. … co.co.co… cooperativa sociale… lavori diversi accomunati da impegno, sacrificio e dedizione… più andavo avanti però, più mi accorgevo che la qualità della mia vita era bassa…” mi racconta Claudio.</p>
<p>Di fronte a questo malessere, Claudio reagisce. Viaggi e storie gli illuminano la strada. Gli fanno da spartiacque tra un prima e il dopo. Ad aiutarlo viaggiatori come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Chatwin" target="_blank">Chatwin</a>, reporter come <a href="http://www.tizianoterzani.com/" target="_blank">Terzani</a>.</p>
<p>“… la mia idea non era solo quella di viaggiare… io sentivo la necessità di raccontare… raccontare la storia di persone orientate alla felicità…”. Definito questo, mancava solo di decidere il mezzo per gli spostamenti. La scelta ricade su una Moto Guzzi “California” del ’97. Per prepararsi al viaggio otto mesi in un’officina meccanica &#8211; “… dovevo prepararmi per intervenire manualmente sulla moto in caso di guasti… e poi mentalmente… mi serviva un arco di tempo per capire che quello che stavo facendo era la scelta che volevo…”.</p>
<p>Una preparazione tecnica ed interiore. Una consapevolezza che è divenuta tale solo nel momento della partenza. Biglietto aereo in mano. Moto spedita.  Ad accompagnare Claudio Giovenzana in questa avventura il Toporso – “… un orsacchiotto… è il simbolo di questo viaggio… un viaggio che definirei di un adolescente di terza età… il punto d’incontro tra il mondo reale e la capacità di sognare… un viaggio fatto con il disincanto dei bambini…” mi dice Claudio con voce vibrante.</p>
<p>Il viaggio ha inizio. Prima tappa New York. Poi Canada. Discesa nella West Coast. E ancora Messico, Guatemala e poi di ritorno in Messico. Tre anni sono trascorsi. Tre anni di viaggio. Tre anni in viaggio. Tre anni dall’inizio della seconda vita di Claudio.</p>
<p>Un riferimento sul web. <a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank">Longwalk</a>, immagini, video e testi che immortalano gli incontri fatti. Modalità diverse per comunicare emozioni.</p>
<p><a href="http://www.longwalk.it/it/libri/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2103" title="TRANSCANADA - CLAUDIO GIOVENZANA" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-400-pixel-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Un libro. <a href="http://www.longwalk.it/it/libri/" target="_blank">Transcanada</a>. Il racconto dei primi 10.000 km. 130 pagine di parole e foto.</p>
<p>Collaborazioni. Diverse. Quotidiani, magazine e altro ancora ospitano le testimonianze di Claudio.</p>
<p>“… se guardo indietro a questi tre anni trascorsi mi sembra un sogno… o meglio ancora tanti sogni… quelli che sono riuscito a vivere attraverso gli occhi e le parole delle persone che ho incontrato… sogni non come qualcosa di onirico… ma come desideri… qualcosa di tangibile… realizzabile…”, sottolinea Claudio.</p>
<p>La città di Taxco, 150 km da Città del Messico, è il luogo dove Claudio si è fermato a raccogliere idee ed a consolidare la sua altra professione di fotografo, ma è solo una nuova tappa. L’intenzione di Claudio è quella di riprendere il viaggio prima a Nord del Messico per poi invece dirigersi vero il Chiapas – “… è la parte più indigena di questa terra… da lì il Guatemala per poi scendere a sud… in Argentina”.</p>
<p>Nel frattempo Claudio ha diversi progetti. In questo momento di apparente staticità, la sua mente è in continuo movimento – “… questa pausa mi serve anche un per mettere su carta quello che finora ho fatto… sto scrivendo nuovi racconti… sto pure riorganizzando il materiale video e fotografico… è necessario per capire quello che ho fatto e quello che potrò fare…”.</p>
<p><a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2101" title="Toporso Temascal 2" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Toporso-Temascal-2-e1306253880253.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<p>La cosa che lascia più entusiasti di Claudio però è la serenità. Sentirlo parlare, vederlo gesticolare lascia intravedere che la strada che ha intrapreso è quella giusta – “… i confini di questa mia nuova vita si stanno sempre più delineando… vado avanti e mi accorgo che voglio sempre più essere un reporter… focalizzarmi sulle cose che contano… voglio studiare e applicare questo stile narrativo ai miei incontri… incontri diversi, ma che hanno come tratto comune il tema fondamentale della nostra esistenza… la felicità”, questa volta mi dice sorridendo Claudio.</p>
<p>La narrativa come terapia. Potremo sintetizzare così il lavoro di ricerca di Claudio. Un lavoro che si sta affinando sempre di più. Un viaggio che ha avuto un suo inizio, ma forse che non avrà una fine. Un percorso particolare, che mette al centro l’uomo. I suoi sentimenti.</p>
<p>Una speranza che prende forma. Un’insoddisfazione che innesca un cambiamento. La costruzione di una nuova vita che ha preso forma da un sogno.</p>
<p>Non è semplice quello che Claudio Giovenzana sta facendo. Non si tratta di mettersi in moto e viaggiare. La moto qui è solo un mezzo di trasporto, forse il più idoneo per il tipo di viaggio, ma la cosa va ben oltre. Si tratta di sostenere con dei contenuti, dei buoni contenuti quello che si vede. Quello che si sente.</p>
<p>Sono da poco trascorse le 18 qui in Italia. Da qualche minuto ho terminato la chiacchierata con il Messico. Mi metto a sfogliare Transcanada. Ricordo le parole di Claudio, che ora di anni ne ha trentuno. Vedo i risultati di quello che ha fatto. Sogno pure io. Gran bel lavoro Claudio. Complimenti.</p>
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		<title>E se fosse stata tutta &#8220;colpa&#8221; del camper? &#8211; Elisa Loriato</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 07:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
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		<description><![CDATA[Il camper è molto di più di una semplice scelta di vacanza. Forse si avvicina ad una forma di nomadismo. Con una particolarità però, ci si sposta alla scoperta del mondo portandosi con sé un pezzo di casa. Già perché comunque il camper è un’estensione della propria residenza fisica. Meglio ancora il camper è una seconda casa viaggiante.]]></description>
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<p>Il camper è molto di più di una semplice scelta di vacanza. Forse si avvicina ad una forma di nomadismo. Con una particolarità però, ci si sposta alla scoperta del mondo portandosi con sé un pezzo di casa. Già perché comunque il camper è un’estensione della propria residenza fisica. Meglio ancora il camper è una seconda casa viaggiante. I veri camperesti hanno sempre il camper pronto per partire. Stoviglie apposite. Lenzuola su misura. Carte da gioco, forse quelle sì, rubate al soggiorno di casa. L’atmosfera che si respira è quella familiare, tipica di una casa in perfetta armonia.</p>
<p>Cosa succede se una persona fin da bambina trascorre parte del suo tempo viaggiando su questa casa in movimento? Può succedere che si innamori. Si innamori dei viaggi. Si innamori della scoperta. Si innamori di un approccio dinamico del pensiero. Aprire gli occhi. Abbattere confini fisici e mentali di barriere geografiche, pur mantenendo ben presente le proprie origini.<br />
<div id="attachment_2061" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/famiglia-114-e1305272220502.jpg" alt="" title="Elisa Loriato - E se fosse stata tutta colpa del camper?" width="450" height="317" class="size-full wp-image-2061" /></a><p class="wp-caption-text">Elisa Loriato con la sorella durante i primi viaggi in camper</p></div></p>
<p>Forse deve essere successo proprio questo a <strong><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank">Elisa Loriato</a></strong>. Figlia di camperesti. In viaggio già all’età di cinque anni. Innumerevoli Paesi visitati. Diverse culture conosciute. Il suo imprinting non poteva essere diverso. Il viaggio era e rimane la sua passione.</p>
<p>E’ per questo che la storia di Elisa diventa nella sua semplicità un racconto emblematico. Si laurea velocemente in lingue e culture per il management turistico. Entra presto a far parte del mondo del lavoro. Ma se esser giovani dovrebbe rappresentare un vantaggio, questo elemento nelle aziende troppo spesso viene limitato ad un aspetto contributivo. Per il resto l’indice anagrafico rimane una sorta di ordine gerarchico. Il più piccolo taccia e faccia solo ciò che gli venga richiesto.</p>
<p>In parte a questo supplizio di camuffata gavetta, Elisa viene risparmiata. Viene assunta all’interno dell’ufficio legale di una fashion company internazionale. Certo non ci sono i viaggi, ma c’è una nuova lingua da parlare e ancor di più uno straordinario rapporto con i colleghi da coltivare.</p>
<p>Ed è proprio da questo ufficio che Elisa riceve nuova linfa. In particolar modo dai due diretti responsabili di madrelingua inglese, Elisa ha la possibilità di amplificare la sua già dinamica impostazione mentale – <em>“… un’impostazione che ti aiuta ad essere quello che sei… un percorso che ti mette ripetutamente alla prova, che però è ricco di soddisfazioni” </em>mi dice.</p>
<p><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/P1000454-40-e1305272627639.jpg" alt="" title="Elisa Loriato" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2063" /></a></p>
<p>E’ così che Elisa piano piano prende sempre più coscienza di sé. Dei propri limiti <em>“… non potevo trattare direttamente un contratto perché comunque non potevo giustamente cogliere quelle chiamiamole sfumature date da una lingua diversa dalla mia…</em>”. Delle proprie passioni <em>“… in parte ero soddisfatta perché potevo finalmente parlare in inglese, però più passava il tempo più mi rendevo conto che soffrivo d’intolleranza nei confronti della scrivania…”</em>.</p>
<p>A tutto a ciò si devono aggiungere alcuni aspetti. Gratificazioni. Dall’ufficio non mancavano. Dalla Direzione non sempre giungevano. Poi, il contatto con la gente. Certo in azienda non scarseggiava, ma nel suo ruolo forse era un po’ limitato. Infine, la capacità organizzativa. Elisa prendeva sempre più coscienza di esserne dotata.</p>
<p>Gli ingredienti ormai c’erano tutti. Viaggi, lingue, persone e organizzazione. Mancavano solo le istruzioni di come ben amalgamarli tutti insieme.</p>
<p>Nel frattempo Elisa si avvicinava sempre di più verso quella manovra che porta il nome di cambiamento.</p>
<p>Prende il patentino di accompagnatore turistico. Si diletta a dispensare consigli agli amici che devono andare in viaggio. Il dado è tratto. Nella sua mente si fa largo tra sistematici dubbi, una risposta. Con questa certezza quasi raggiunta, Elisa fa un altro passo. Personale. Anche se non sempre è possibile scindere quello che si fa da quello che si è. C’è un matrimonio e un lungo viaggio in Australia. Il coronamento di un sogno per una viaggiatrice come lei.</p>
<p><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/P1010397-e1305272798266.jpg" alt="" title="Elisa Loriato" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2065" /></a></p>
<p>Di ritorno in azienda la comunicazione delle dimissioni. L’atto finale di una scelta meditata da tempo. Sono trascorsi cinque anni da quando aveva varcato per la prima volta il cancello di quella sua prima formante esperienza lavorativa. E’ il 23 dicembre del 2010 quando per l’ultima volta si lascia la facciata alle spalle, prima di salire in auto. Il tragitto fino a casa è un interrotto pianto. Poi arriva il sorriso. Quel sorriso dato dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta.</p>
<p>Elisa Loriato si ritrova all’inizio del nuovo anno con un futuro tutto da scrivere. Riprende in mano i tasselli delle sue passioni e allo stesso tempo la sua vita. Una frase le gira per la testa <em>“&#8230; rendere felice chi viaggia…</em>”. Infatti mi dice: <em>“…. io che avevo sempre la valigia in mano… che avevo ricordi bellissimi legati ai miei viaggi… non potevo capire chi non desiderava fare altrettanto… forse si trattava solo di fargli vivere la giusta esperienza… quella più adatta… fargli vivere un’esperienza unica</em>”.</p>
<p>E così che Elisa diventa <a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank">consulente per viaggiare</a>. Trova una struttura che le mette a disposizione le informazioni e nel giro di poco ciò che prima faceva in modo naturale, dispensare consigli sui viaggi, lo fa diventare un’attività. Ed ecco che Elisa tra un passa parola ed un altro si ritrova non solo con gli amici, ma anche con “<em>coloro che non hanno tempo o chi non ha l’abilità nell’utilizzo di Internet”</em> a fare ciò che ha sempre fatto.</p>
<p>Ma questo è solo l’inizio. Il sogno di Elisa è qualcosa di più articolato. Il passo successivo innanzitutto sarebbe quello di accompagnare chi va in viaggio – <em>“… fargli conoscere i posti dove sono stata io… valorizzare anche il territorio dove vivo…</em>”. Poi c’è un progetto molto più ambizioso. E’ ancora in fase embrionale. E’ legato ai camper, d’altronde non poteva essere diversamente. Si tratta di ridare una valenza culturale oltre che economica a questo modo di viaggiare.</p>
<p>Tutto è pronto. Il camper è acceso. La traiettoria è segnata. Non rimane che partire con Elisa.</p>
<p>Buon viaggio a tutti!</p>
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		<title>Il viaggio del Ceri&#8230; ricomincia da Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 08:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sicuramente non passa inosservato. Sarà per le sue fattezze fisiche. Alto. Magro. Lineamenti originali. Sarà per il suo modo di fare. Retrò, ma allo stesso tempo moderno. Mettiamoci pure i più o meno vistosi tatuaggi. Comunque sia il suo carisma emerge.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilceri_argentina.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilceri_argentina-e1303891352258.jpg" alt="" title="Nicola Ceri Specchio" width="450" height="335" class="aligncenter size-full wp-image-2026" /></a></p>
<p>Sicuramente non passa inosservato. Sarà per le sue fattezze fisiche. Alto. Magro. Lineamenti originali. Sarà per il suo modo di fare. Retrò, ma allo stesso tempo moderno. Mettiamoci pure i più o meno vistosi tatuaggi. Comunque sia il suo carisma emerge.</p>
<p>Per alcuni aspetti sembra riconducibile al protagonista di un film di Kusturica. Per altri potrebbe essere scambiato per un musicista di Tonino Carotone. Ci si chiede quanto di reale ci sia in lui. Se stia fingendo di essere qualcuno. Poi inizia a parlare e ogni dubbio è dipanato.</p>
<p>Lui è <strong>Nicola “Ceri” Specchio</strong>. Basta. Non c’è altro da aggiungere. Non ci sono altre interpretazioni da considerare. Forse vale la pena soffermarsi solo su un soprannome. <strong>Il Ceri</strong>. Da bambino gli era stato affibbiato per evidenziarne le sue origini – <em>“… per le mie origini pugliesi mi chiamavano il Cerignola, da qui il Ceri, la cosa non m’infastidiva… mentre il fastidio ce l’avevo quando mi chiamavano Nicola di Bari… che è ben altro… è come scambiare un livornese con un pisano” </em>– oggi è quasi un marchio di fabbrica.</p>
<p>Il Ceri è tante cose, motivo per il quale non sa cosa mettere sul suo biglietto da visita. Il suo lavoro è aiuto regia. Ma ha fatto pure l’attore nel cinema, in fiction e in pubblicità. Ha fatto da coordinatore durante sfilate di moda. In alcuni casi ha fatto pure il modello. E’ insegnante di pizzica. Ma il Ceri è soprattutto un viaggiatore.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilceri_panorama.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilceri_panorama-e1303891436948.jpg" alt="" title="Nicola Ceri Specchio" width="450" height="321" class="aligncenter size-full wp-image-2028" /></a></p>
<p>A quattordici anni, zaino in spalla, gira l’Italia da solo. A quindici con un amico scopre il Sud America. Amore. Le letture fatte di grandi autori sud americani e il suo approccio di vita, trovano in queste terre il loro habitat naturale. Da quel momento è irrefrenabile la sua voglia di viaggiare in questi Paesi.</p>
<p>Argentina, Cile, Bolivia sono tappe fondamentali nel suo percorso. Città del Messico, Panama  e Buenos Aires, città da scoprire. Il tutto attraverso una modalità d’intendere il viaggio “<em>andando per ostelli… uno stile di vita</em>” mi dice il Ceri guardandomi negli occhi e poi continua <em>“… l’esplorare è uno status… è necessario che in ogni viaggio ci sia al centro la curiosità… curiosità che deve esserci proprio a partire dal luogo dove si vive…</em>”.</p>
<p>Ed è proprio da questo concetto, che in una chiacchierata informale tra amici in quel di Buenos Aires nasce un’idea: <em>“… perché non creare un ostello come lo intendiamo noi proprio dove viviamo… a Milano?</em>”. L’interrogativo sembra più una chimera. Una chiusa poetica di un brindisi tra nobili cavalieri. Invece la cosa viene messa su carta. Viene costituita una società e oggi quelle parole sono un cantiere.</p>
<p>In una traversa di via Torino, a meno di cinquecento metri dal Duomo, ottocentocinquanta metri quadri di un edificio si stanno trasformando in quello che sarà l’idea di ostello del Ceri e soci.</p>
<p><em>“… saranno tre piani di stanze… la possibilità di ospitare una sessantina di viaggiatori… ogni stanza avrà a propria disposizione un bagno… questo perché voglio smentire tutti coloro che credono che low cost si identifichi con low profile… poi ci sarà un’attrezzata cucina a disposizione degli ostellanti, ma soprattutto ci saranno due ambienti di spazio comune aperti alla città… sarà questa la vera sfida… da un lato l’intimità nella zona notte per chi viaggia… dall’altra una parte che accoglierà chi vive a Milano… questo vuole diventare il punto d’incontro…</em>” così mi racconta di questo progetto il Ceri in pieno slancio d’entusiasmo.</p>
<p>Economicità, socialità e approccio culturale sono i paradigmi alla base di questa idea di ostello – <em>“… il prezzo sarà contenuto… i servizi no… sarà un ambiente dove il nostro concetto di viaggio inizierà proprio dallo scambio tra gli ospiti… già vedere un italiano che cucina è un’attrattiva per uno straniero… noi cercheremo di moltiplicare le occasioni di socializzazione… e poi c’è l’impegno sociale da parte mia e degli altri soci… saremo promotori culturali, ma non una volta al mese… sempre&#8230; cultura che sarà a disposizione di tutti sia degli ospiti sia degli abitanti della città di Milano…”.</em></p>
<p>E’ qui che risiede l’innovazione. Pensare in grande. Meglio ancora, avere una visione d’insieme completa. Ospitalità e cultura. Turismo ed esperienza di vita. D’altronde sono aspetti che il Ceri conosce bene. Con questo spirito ha vissuto i suoi viaggi. Con questa <em>forma mentis</em> ha potuto verificare con mano che tutto sommato il paese della nonna in Puglia fosse più vicino a Buenos Aires che a Milano. Con questa curiosità ha vissuto i luoghi dove è stato. A contatto con la gente. Parlando con le persone del posto. Guardando come la vita scorre in luoghi lontani da casa.</p>
<p><em>“… l’idea dell’ostello combacia con due aspetti… il primo, io fortunatamente non scappo da un lavoro che non mi piace… il secondo, non viaggio più, ma viaggerò con gli ospiti del mio ostello…” mi racconta sorridendo il Ceri, dopodichè sempre con il suo tono informale mi dice: “… faccio impresa! voglio vincere la scommessa che sono un imprenditore illuminato… (sorridendo) illuminato da me stesso…</em>”.</p>
<p>Non è presunzione ciò che dice. E’ semplicemente la constatazione che si sta facendo qualcosa di nuovo. Un passo avanti nell’eliminare barriere mentali nel confronto con gli altri. Nel confronto tra culture diverse – <em>“… oggetto d’impresa è essere protagonisti di una piccola rivoluzione culturale sul viaggiare… un modo diverso di vivere il viaggio… invitare la gente a farsi la serata, ma anche di vivere pienamente l’esperienza sociale…”</em>.</p>
<p>Più il Ceri parla più traspare la sua vera umanità. Si capisce come sia una persona che ama stare in mezzo agli altri. Quasi un’animale sociale – <em>“… io sto bene quando faccio stare bene le altre persone… è per questo che se sono scarico preferisco rimanere da solo per rigenerarmi…  anche se lo stare con la gente, tra la gente è energia…  non c’è cosa che adori di più…</em>”.</p>
<p>Questo stato d’animo, questo suo modo di essere non è però il frutto della casualità. Certo ci sono state delle circostanze più o meno fortuite che hanno accelerato questa cosa, ma il Ceri la sua strada l’aveva scelta già molto tempo fa. Nel momento in cui ha iniziato a viaggiare. Nel momento in cui ha deciso d’intraprendere la scuola di cinema. Nel momento in cui ha scelto una professione che lo appagasse.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/scegli_il_tuo_destino.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/scegli_il_tuo_destino-e1303891554568.jpg" alt="" title="Nicola Ceri Specchio " width="450" height="296" class="aligncenter size-full wp-image-2030" /></a></p>
<p>A tal riguardo ad un certo punto mi fa vedere uno dei tatuaggi che ha fatto incidere sulla sua pelle. Dentro la sua anima. ‘Scegli il tuo destino’ ha tatuato in ben evidenza sul petto e poi mi dice: <em>“… mi ritengo fortunato perché posso scegliermi il mio destino… questa non è una cosa da poco… essere nelle condizioni per poterlo fare…”</em>. Ma il Ceri è anche colui che di fronte alle occasioni non si tira indietro &#8211; <em>“… la componente fortuna deve essere sempre presente… bisogna anche saperla riconoscere ed agguantarla… come quando in Argentina ero lì per fare un documentario sulla comunità italiana e poi mi sono ritrovato a fare un provino per Nuovomondo di Emanuele Crialese e diventarne parte come attore…</em>”.</p>
<p>Comunque il Ceri ha molto ancora da raccontare. L’ostello in costruzione è solo una piccola introduzione. Appena sarà concluso si potrà dare inizio a questo nuovo modo d’intendere il viaggio. Appena apriranno le porte del suo ostello un segnale tangibile del suo pensiero prenderà forma. Poi la parola passerà agli ospiti e alla città di Milano. Ma i presupposti per un rinnovato dialogo culturale ci sono tutti.</p>
<p>Buona continuazione di viaggio Nicola “Ceri” Specchio.</p>
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		<title>Il ricercatore di geografie umane – Pino Petruzzelli</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilmecenatedanime_pinopetruzzelli.mp3"" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/Pino-Petruzzelli-e1303216743645.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli" width="350" height="466" class="aligncenter size-full wp-image-2010" /></a><br />
Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.</p>
<p>Siamo a Varazze, per la precisione a Piani d’Invrea, luogo di rifugio o meglio di riflessione per <strong>Pino Petruzzelli</strong>. Per lui pugliese d’origine, nato a Brindisi, trasferitosi a Bari, poi ad Ancona per giungere infine a Genova, l’elemento marino, tolta la parentesi romana per gli studi, è una costante. Un elemento di vita.</p>
<p>Ma sarebbe limitante confinare Pino in un singolo luogo. Lui ancor prima di essere un artista è un viaggiatore. Ciò che lo spinge a muoversi è la curiosità. La curiosità di fare nuovi incontri, visto che come si definisce lui è “<em>un appassionato ricercatore di geografie umane</em>”.</p>
<p>Pino è sicuramente quel genere di persone (ndr mi ci metto in mezzo pure io) per le quali, arrivati in una nuova città, l’attrazione verso chi abita quelle terre e l’attrattiva verso l’elemento umano, prevalgono sugli aspetti architettonici del luogo stesso.</p>
<p><em>“… ho sempre amato cercare in prima persona… fermarmi a parlare con la gente… il tutto in modo spontaneo, naturale… capita che mi fermi a parlare con una persona e poi di ritrovarmi a pranzo con lei per continuare questa conoscenza…”</em> mi racconta Pino. Già perché per lui conoscere significa entrare in sintonia con l’altro. Ascoltare. E quale momento migliore della condivisione di un pasto, per stare insieme, dialogare.</p>
<p><em>“… la scrittura di questi miei incontri avviene solo in un secondo momento… prima c’è l’ascolto… individuale… con una singola persona… concentrarsi su di essa… prestare attenzione… capire… soprattutto non avere fretta… lasciare che le cose accadano… anche ponendo domande apparentemente banali… sempre con quella propensione alla scoperta che può avere un bambino…”</em> mi dice con tono pacato e rilassato.</p>
<p>Proprio così. Mantenere quello stupore, quell’innocenza conoscitiva, prerogativa dei bambini. Per conoscere gli altri occorre prima eliminare gli stereotipi e i preconcetti che si sono sedimentati in noi a causa di una non conoscenza. Di una conoscenza “<em>dello sentito dire</em>”.</p>
<p>Pino mi fa un esempio a riguardo: <em>“… andando in Marocco mi stupivo che molti bevessero il tè… poi chiedendo, ascoltando… una persona mi ha detto che il Marocco produceva molto zucchero che vendeva al Regno Unito, il quale pagava loro in tè… il tè insieme all’argenteria rappresentava moneta di scambio… ma poi successe un altro fatto… che un gruppo di abitanti del Marocco si trasferì a Manchester e da lì iniziò a produrre argenteria, che poi rivendevano agli stessi concittadini…”</em>.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/pino_petruzzelli_gli_ultimi-191x300.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli - Gli Ultimi" width="191" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2008" /></a>Al di là di questo aneddoto, è affascinante come racconta le storie dei suoi incontri Pino. Lui propone. Senza artifizi interpretavi personali. Ne ho riscontro dopo aver letto il suo nuovo libro dal titolo <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank">Gli Ultimi</a></strong>, dove raccoglie i pensieri di dodici persone che ha incontrato nei suoi viaggi. Una prima parte dedicata ad incontri fatti all’estero come Marocco, Albania, Israele e Palestina e una seconda parte fatta d’incontri avvenuti in Italia.</p>
<p>Gli Ultimi di Pino Petruzzelli non sono da intendere come poveri, nulllatenenti. I suoi ultimi sono le ultime persone belle – <em>“… sono quelle persone che in situazioni di difficoltà riescono a ricominciare… riescono a superare una realtà che li vorrebbe vittime sacrificali… reagiscono con azioni, con la forza della speranza…”</em>.</p>
<p>Ed è attraverso questo filo conduttore che Pino riesce ad accompagnare il lettore in storie diverse, ma accomunate da una grande forza, una grande energia.</p>
<p>Proprio su questo punto si apre un piacevole confronto: <em>“… sai la realtà se la tocchi con mano è umana… purtroppo però ci stanno abituando attraverso i mezzi di comunicazione a vedere una versione della realtà… che spesso è camuffata… oramai anche la povertà vista attraverso la televisione è una realtà virtuale… tu puoi discutere quello che vuoi, ma se vedi una persona che affoga intervieni… sta qui la differenza… il problema non sono i clandestini, gli zingari… ma quello di capire…”</em>.</p>
<p>E’ chiaro l’approccio di Pino. E’ l’approccio di colui che di fronte a situazioni di difficoltà cerca di andare in profondità delle cose. Senza abbattersi e nella convinzione che si possano cambiare determinate situazioni. Lo fa anche ripercorrendo la nostra storia, ridando linfa alla nostra memoria, perché proprio lì si possono ritrovare le indicazioni per una visione più ampia del nostro vivere.</p>
<p><em>“… non ho più voglia di sentire quel becero linguaggio razzistico… perciò preferisco riprendere la nostra storia… ricominciare da ciò che hanno vissuto i nostri nonni… persone che si sono sacrificate… e queste loro storie ci permetteranno di vivere meglio il resto del nostro presente… sono queste le testimonianze di cui mi faccio portavoce… persone che ancora oggi credono in qualcosa per andare avanti… </em>” con tono di speranza mi dice Pino al telefono e poi conclude: <em>“… io me ne frego di quelli che dicono che le cose vanno così… io non ci sto… meglio illusi che cinici</em>”.</p>
<p>Come gli ultimi che racconta nel suo libro <em>“… persone che vivono in modo coerente con le parole e i loro pensieri…</em>”, Pino Petruzzelli è un uomo che cerca di fare cose non tanto diverse da quello che pensa e dice. Sarà per questo che la prefazione del libro è di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gallo" target="_blank">don Andrea Gallo</a>, un amico, una forte stima reciproca che li unisce e sicuramente un modus vivendi simile.</p>
<p>La particolarità di Pino forse sta nella sperimentazione. Infatti alla mia domanda di cosa si sente di essere, mi risponde: <em>“… fare l’attore è una cosa splendida… ancor più quando ho la possibilità di scrivere i testi che rappresento… diciamo che mi piace sperimentare… mi piacerebbe conoscere tutta la gente del mondo… mi piacerebbe conoscere tutti i posti del mondo…”.</em></p>
<p>Nel frattempo partendo da Genova dove dirige il <a href="http://www.teatroipotesi.org/" target="_blank">Centro Teatro Ipotesi</a>, sta portando in giro per l’Italia i suoi spettacoli. ‘La Storia di Tönle’ omaggiando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern" target="_blank">Mario Rigoni Stern</a> oppure ‘Di uomini e di vini’, narrando le storie che ci sono dietro una bottiglia di vino o ancora ‘Non chiamarmi zingaro’, opera letteraria pubblicata nel 2008, che anch’essa poi ha avuto una trasposizione teatrale.</p>
<p>Prima di lasciarci riascolto quel suono del mare. E’ un suono di speranza. Di fiducia. E’ la musica che accompagna Pino. Perché come lui stesso mi dice: <em>“… la cosa più bella nella vita sta nel procedere… come nel teatro… è meglio vivere che arrivare alla conclusione della vita</em>”.</p>
<p>Buon viaggio Pino e spero di rincontrarti in questo tuo cammino di esistenza.</p>
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		<title>Lui, Lei e il Generale</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 13:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Per lui è una fuga. Per lei è una ricerca. Il Generale non risponde, ma avrebbe molte cose da dire. Quella che vi sto per raccontare potrebbe essere una favola, se non fosse che ho avuto modo di parlare con i protagonisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Per lui è una fuga. Per lei è una ricerca. Il Generale non risponde, ma avrebbe molte cose da dire. Quella che vi sto per raccontare potrebbe essere una favola, se non fosse che ho avuto modo di parlare con i protagonisti.</p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">La storia parte da non troppo lontano. Montecosaro, paese della provincia di Macerata, distante pochi chilometri dall’Adriatico. Ma di strada ne farà molta. Prima di partire però un passo indietro.</span></strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_1776" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.terraeasfalto.it/" target="_blank"><span style="font-weight: normal;"><img class="size-full wp-image-1776" title="Giorgio Serafini e Giuliana Foresi" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Budda-e1298543424830.jpg" alt="" width="435" height="580" /></span></a><p class="wp-caption-text">Giuliana Foresi e Giorgio Serafino, nel loro viaggio on the road in Asia</p></div>
<p><span style="font-weight: normal;">C’è una roulotte, una casa in sistemazione e una vecchia moto appoggiata tra i calcinacci. Non è una due ruote qualsiasi. E’ una <strong>Vespa 50</strong>. Ma non è tutto. Chi abita in quella roulotte e lavora alla sistemazione della propria casa è una giovane coppia. <strong>Giorgio Serafino</strong>, classe ’75 e <strong>Giuliana Foresi</strong>, due anni più grande.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Questo è un punto importante della storia. Perché Giorgio e Giuliana non solo sono due innamorati, lui di lei e lei di lui. Lo sono anche della vita e condividono una visione della loro esistenza: l’essere in viaggio.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">La loro concezione di viaggio è particolare. On the road, con il profumo dell’asfalto e la polvere della terra. Quindi ecco che iniziano i primi spostamenti. Prima in giro per l’Europa in Panda. Poi nella tranquillità dei boschi e i laghi canadesi. E ancora a nord est del Brasile, Marocco, Thailandia e Cambogia in moto.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Arriviamo al 2009. La casa dei sogni è terminata. L’adrenalina da viaggi continua. Non rimane che arruolare un nuovo compagno d’avventura. Ed ecco che quella Vespa 50, che finora era stata solo spettatrice della realizzazione di un sogno e di racconti di viaggi, diventa anch’essa protagonista.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Completamente sistemata nella meccanica e nell’aspetto, quella che sembrava un ferro vecchio fino a poco tempo prima, assumeva le sembianze del Generale Lee, della serie televisiva Hazzard, su due ruote però.</span></p>
<div id="attachment_1773" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.terraeasfalto.it/" target="_blank"><span style="font-weight: normal;"><img class="size-full wp-image-1773" title="Il Generale Lee" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/n2-e1298543550268.jpg" alt="" width="435" height="580" /></span></a><p class="wp-caption-text">Il Generale Lee</p></div>
<p><span style="font-weight: normal;">Il 28 aprile 2010, in sella al Generale, Giorgio e Giuliana iniziano l’attraversamento della mitica </span><a href="http://www.terraeasfalto.it/category/route-66/" target="_blank"><span style="font-weight: normal;">Ruote 66</span></a><span style="font-weight: normal;">. Partenza da Chicago e arrivo a Los Angeles. Più di seimila chilometri percorsi. Dieci stati  e cinque fusi orari attraversati. Una ventina di ruote bucate. Bagno di folla quotidiano da parte delle persone incontrate. Bagno di pioggia, più che frequente, per le avverse condizioni climatiche. Tornadi, grandine e fulmini che si scagliavano a pochi metri di distanza da loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Nonostante ciò, viaggio straordinario. Un altro di quei viaggi che al ritorno nelle Marche, fa sì che Giorgio e Giuliana siano obbligati a pensarne ad uno successivo. Il Generale, dopo essere stato accolto come un eroe, tra le diverse contee americane è pronto a macinare altro asfalto.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Ed ecco che arriviamo alla cronaca recente. Fine gennaio 2011, il Generale approda a Bangkok. Tra le migliaia di persone, il traffico e lo smog della capitale thailandese, il trio riparte per affrontare sentieri sperduti dell’antica Asia.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">L’obiettivo è quello di fare il giro del triangolo d’oro. Thailandia appunto, Laos e Vietnam. Quando li rintraccio sono a Latyao, a circa 350 chilometri a nord/ovest da Bangkok. Sono le 12 in punto ora italiana. Ora dell’aperitivo pre-cena per loro, viste le cinque ore di fuso orario.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Attraverso Skype, mi accolgono nella stanza che li ospiterà per quella notte. Graziosa, ampia, ma soprattutto economica. Quando mi dicono il prezzo, mi viene voglia di trasferirmi là con loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Se non sapessi che sono reduci da una giornata in sella al Generale, Giorgio e Giuliana sembrerebbero appena usciti da qualche rilassante seduta di massaggio. Sorridenti, disponibili ed entusiasti per questa nuova avventura che hanno intrapreso.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Mi raccontano subito di come sono favolose le persone del luogo. Che addirittura, appena si è sparsa la voce in un Vespa Club locale del loro arrivo, sono stati “scortati” da altri vespisti per alcuni pezzi del loro tragitto.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Gli chiedo come sta il Generale e sorridendo Giorgio mi risponde “</span><em><span style="font-weight: normal;">Peccato che stia riposando, altrimenti te lo facevamo vedere… comunque mi sembra che abbia accolto con gioia questo nuovo viaggio… basta che ci fermiamo ogni mezz’ora, tre quarti d’ora per farlo raffreddare e lui è contento</span></em><span style="font-weight: normal;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">A differenza dell’avventura americana, questo viaggio presenta delle sostanziali diversità. Infatti Giorgio mi racconta: “</span><em><span style="font-weight: normal;">… qui non esiste un percorso preciso… abbiamo un’idea di dove vogliamo arrivare, però diciamo che le strade vengono scelte man mano che le incontriamo</span></em><span style="font-weight: normal;">”. “</span><em><span style="font-weight: normal;">… e di solito ci infiliamo per quelle meno comode, più tortuose, meno conosciute… chissà che non capiti come quando eravamo stati in Cambogia e ci siamo persi… e quella è stata la notte più bella</span></em><span style="font-weight: normal;">” aggiunge Giuliana.</span></p>
<div id="attachment_1781" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.terraeasfalto.it/" target="_blank"><span style="font-weight: normal;"><img class="size-full wp-image-1781" title="Laos - Lui, Lei e Il Generale" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/laos10-e1298551955831.jpg" alt="" width="435" height="326" /></span></a><p class="wp-caption-text">Laos, visto on the road da Giorgio, Giuliana e il Generale</p></div>
<p><span style="font-weight: normal;">E’ straordinario lo spirito di questi due ragazzi. In particolar modo è bello vedere l’armonia che c’è tra loro due. D’altronde non potrebbe essere differente. Fare un viaggio di questo tipo da soli è un’impresa. In compagnia, se non si è particolarmente affiatati, potrebbe diventare un calvario.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Mi raccontano che tutto il loro bagaglio è composto da due sacche di tre chili l’una. Solo l’indispensabile. Non c’è posto per il superfluo in un’avventura come questa. Anche i pensieri lasciano lo spazio al divagare della mente.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Il loro rientro è previsto per il 26 marzo. Nel frattempo però attraverso il loro sito </span><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.terraeasfalto.it/" target="_blank"><span style="font-weight: normal;">Terra e Asfalto</span></a></span><span style="font-weight: normal;"> (non poteva chiamarsi in modo più appropriato, ndr) aggiornano quotidianamente con testi e foto i loro spostamenti in questa parte dell’Asia. Un modo per stare insieme a loro. Per viaggiare con loro.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Comunque sia, le loro parole, suscitano un desiderio di viaggio. Certo magari non in Vespa, anche perché dove si potrebbe reperire un altro Generale Lee, però viene voglia di partire.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Questa voglia credo che Giorgio e Giuliana la conoscano molto bene. Infatti mi dispiace un po’ per la loro casetta, che si sono così impegnati a sistemare con le loro mani, però ho una sensazione. Credo che quelle quattro mura vedranno poco questi due ragazzi.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">A questo punto non ci rimane che augurare un buon viaggio a questi nouvelle Marco Polo o Cristoforo Colombo che vogliate. E naturalmente lunga vita al Generale Lee.</span></p>
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		<title>In viaggio con Antonio</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 12:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un giorno un amico mi disse “… ho visto un reportage fotografico di un viaggio, che mi ha fatto sognare … vai a vedere questi scatti, ne rimarrai entusiasta …”. Con la fotografia ho un rapporto particolare. Fino a qualche ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno un amico mi disse “… ho visto un reportage fotografico di un viaggio, che mi ha fatto sognare … vai a vedere questi scatti, ne rimarrai entusiasta …”.</p>
<div id="attachment_1693" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.antonioamendola.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2009/10/Tibet_Antonio_Amendola-e1298214656506.jpg" alt="" width="450" height="299" class="size-full wp-image-1693" /></a><p class="wp-caption-text">An altar on top of the world, Tibet 2005 by Antonio Amendola</p></div>
<p>Con la fotografia ho un rapporto particolare. Fino a qualche anno fa, nemmeno portavo la macchina fotografica in viaggio, convinto che le immagini più belle fossero quelle che immortalavo direttamente nella mia memoria. Vedevo la fotocamera come un’intrusa, che mi distoglieva l’attenzione. Un mezzo al quale dedicarvi forzatamente del tempo. Sbagliavo, almeno in parte. Infatti, poi ho scoperto che è bello condividere con altri immagini, che a parole sarebbe difficile descrivere.</p>
<p>Con questo mio nuovo approccio alla fotografia ed incuriosito dalla segnalazione, vado a vedere chi è questo fotografo che ha destato l’attenzione di un amico, di per sé, già sensibile al tema fotografico.</p>
<p>Il suo nome è <a href="http://www.antonioamendola.com/" target="_blank"><strong>Antonio Amendola</strong></a>. Inizio a sfogliare alcuni suoi scatti. Mi basta poco per capire che il mio amico aveva ragione. Arrivo al suo blog <a href="http://www.ilcircolodeiviaggiatori.com/" target="_blank">Il circolo dei viaggiatori</a>. Mi fermo. Lo chiamo. Veloci convenevoli di presentazione ed arrivo subito al dunque.</p>
<p><strong>“Tu oggi hai un merito! Sei riuscito a togliermi quegli ultimi dubbi che mi erano rimasti legati all’utilizzo della fotografia durante i viaggi. I tuoi scatti mi hanno regalato delle emozioni. Non ti chiedo qual è il tuo segreto, ma cosa provi quando sei lì da solo con la tua macchina fotografica?”</strong></p>
<p>“Ti ringrazio davvero. Credo che per un fotografo non vi sia nulla di più bello che sentirsi dire che le proprie fotografie suscitano delle emozioni. Certo, egoisticamente, di più bello c’è solo l’attimo di assoluta intimità che si vive quando si sente quel piccolo click. Scatto in apnea. Guardo e trattengo il respiro. E’ come se aspirassi la luce che ho a disposizione e la raccogliessi tutta nel momento del click. E’ una sensazione indescrivibile, quasi liberatoria.”</p>
<p><strong>“Ti accorgi ancor prima di vederlo, se uno scatto ti è ben riuscito? Mi spiego meglio, negli istanti prima che ti separano dal fatidico click, immagini già la tua foto come sarà?”</strong></p>
<p>“Spesso sì, mi capita. Vedi, secondo me una buona foto nasce anche dalla consapevolezza che la macchina fotografica non vede il mondo come lo vediamo noi. Noi lo vediamo in tre dimensioni, lei in due. Inoltre noi abbiamo una sensibilità alle luci ed ombre diversa, e così via. Pertanto, ritengo che un buon risultato si ottenga allineando almeno tre fattori: quello che sai che la macchina sta vedendo in quel momento, quello che tu vedi in quel momento, e quello che vuoi ottenere (altri direbbero “esprimere”) con quella foto. Se riesci a collimare tutto questo…beh…vivrai un momento magico. E gli altri lo noteranno.”</p>
<p><strong>“Quando hai iniziato a viaggiare in compagnia della tua macchina fotografica? Eri consapevole del lungo percorso che avresti fatto con lei?”</strong></p>
<p>“Sono cresciuto avendo come modello mio nonno e la sua camera oscura, alla quale – però – avevo poco accesso… e purtroppo se n’è andato troppo presto perché potesse insegnarmi quel che sapeva (era un ottimo fotografo). Con gli anni qualcosa è germogliato ed eccomi qui. La passione per i viaggi e quella per la fotografia si sono alimentate a vicenda ed ora non riuscirei a considerarle slegate.</p>
<p>Conosco chi viaggia nelle proprie memorie, chi nella propria stanza, chi nella propria solitudine, chi dietro l’angolo di casa sua, chi nel traffico quotidiano, chi nei libri. Ma c’è anche chi viaggia in luoghi sconosciuti, dentro paesaggi, memorie e visioni che non sono le sue, che non lo riguardano, che non gli appartengono. Credo che la curiosità che spinge a viaggiare oltre i confini delle proprie memorie e della propria fantasia sia alimentata da un’inquietudine di fondo che spinge a cercare ai quattro angoli del mondo qualcosa. A cercare nelle storie e nei luoghi altrui l’ombra di se stessi… Non mi spingo fino a dire che si cerca se stessi, perchè sarei pretestuoso, mi limito ad un’ombra. Ad una breve intuizione del funzionamento del mondo. Il satori… Ci si mette in discussione e si apre il cuore e la mente, pronti ad accettare le meraviglie della porta accanto o i disastri di paesi lontani e dimenticati, capendo che quello è il mondo e la vita che sarebbe potuta essere la tua ma non lo è stata. E ci si domanderà che cos’è realmente il mondo, questo piccolo campo di gioco che ci vede affannarci dalla mattina alla sera.</p>
<p>E alla fine, anche se non avremo trovato la risposta… quelle domande che ci saremo posti e la curiosità che ci ha spinto per strada (o anche solo la strada della memoria o di una fantasia di carta) ci avrà regalato un bel viaggio. Il ritorno, forse, coinciderà con l’andata. E si capirà che alla fine… tutto torna. I conti tornano sempre…</p>
<p>Perchè scriverlo e perché fotografare il proprio viaggio? Perchè voler condividere la bellezza del mondo o il dolore delle tragedie degli uomini che lo stanno distruggendo? Perchè è vero che spesso si viaggia da soli ma è altrettanto vero che a volte è bello anche viaggiare in compagnia (virtuale nel mio caso di blogger) e rimandare ad altri la sensazione di poter essere in viaggio anche se confinati in una stanza.</p>
<p>Io viaggio per ricordare quando non sarò più in grado di farlo. Viaggio per capire che il mondo è bello e che si può cambiare sempre in meglio. Viaggio per rendermi conto che sono fortunato. Viaggio per ricordarmi che sono vivo.…E la mia macchina fotografica è un’insostituibile compagna di viaggio&#8230;”</p>
<div id="attachment_681" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.antonioamendola.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Finnmark_Antonio_Amendola-e1297862161655.jpg" alt="" width="450" height="337" class="size-full wp-image-681" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto Going back home? - Finnmark, Norway by Antonio Amendola - Esposta dal National Geographic a Milano</p></div>
<p><strong>“Parto dal presupposto che per te ogni viaggio sia una fantastica nuova esperienza, però ce n’è uno al quale sei particolarmente legato?”</strong></p>
<p>“Hai ragione, ogni viaggio è un’esperienza a sé. Non ricordo un viaggio brutto o non interessante. Tra i più, direi, intensi, sicuramente uno in Perù ed uno in Tibet. E poi sicuramente il Finnmark norvegese. Lì ho avuto il privilegio di vivere uno di quei momenti che chiamo “momenti wow”. Quando rimani letteralmente a bocca aperta e capisci che lì la macchina fotografica non basta più. Devi registrare con gli occhi e la testa. Eravamo in navigazione sul mare di Barents ed era notte inoltrata. Da giorni, durante un reportage fotografico, davamo “la caccia” all’aurora boreale, purtroppo senza successo. Dopo qualche turno sul ponte della nave e qualche malore dovuto al mare mosso i miei compagni di viaggio mi avvisano dell’improvvisa apparizione dell’aurora. Il tempo di infilarmi degli stivali e di precipitarmi in coperta… Appena ho aperto la porta sul ponte… bang! È stato come andare a sbattere contro la Natura in persona. Immagina, mare mosso, nave che beccheggia, nero pesto, apri la porta e vedi questa…immensa… onda verde che ondeggia silenziosa nel cielo… quasi a 180 gradi. Una cosa indescrivibile. Ancora adesso ho i brividi a pensarci… Fotografarla è stato impossibile a causa delle condizioni proibitive ma, forse, è stata la più bella foto mai fatta&#8230;”</p>
<p><strong>“Ho visto che hai realizzato una pubblicazione dedicata a Buenos Aires: i luoghi e i momenti del tango. Come si fa a racchiudere in uno scatto, la magia di un ballo così passionale?”</strong></p>
<p>“Il viaggio a Buenos Aires (legato, poi, ad un giro della Patagonia e della Terra del Fuoco), è nato da una passione per il ballo e la musica in se’. Già dopo poche ore in città ho capito che sia i colori forti, saturi, sgargianti, dei “luoghi” del tango a Buenos Aires (ad esempio, il quartiere della Boca) sia le atmosfere rallentate, retro, fumose, in bianco e nero, delle milonghe, esprimano la nostalgia di quanti abbandonarono i loro Paesi per sempre.</p>
<p>I luoghi della quotidianità furono colorati per coprire, mascherare, distrarre da un’innegabile povertà. Ed i momenti della nostalgia furono mantenuti…in bianco e nero.</p>
<p>Non so voi, ma io non riesco ad immaginare un tango a colori. Come non riesco ad immaginare Buenos Aires in bianco e nero.</p>
<p>Ed ecco come è nata una pubblicazione sui luoghi ed i momenti del tango a Buenos Aires. Un alternarsi di scatti a colori ed in bianco e nero. Ma non è così anche la vita?”</p>
<div id="attachment_688" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.antonioamendola.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Buenos_Aires_Antonio_Amendola-e1297862538910.jpg" alt="" width="450" height="300" class="size-full wp-image-688" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto un'immagine tratta da Buenos Aires: i luoghi e i momenti del tango by Antonio Amendola</p></div>
<p><strong>“Next stop? Quale sarà la prossima tappa del tuo viaggio fotografico?”</strong></p>
<p>“A fine dicembre, probabilmente, andrò in Uganda per documentare il lavoro straordinario di una ONG che supporta dei villaggi della zona dell’Alto Nilo. E’ una zona che mi affascina, anche alla luce della secolare storia delle esplorazioni alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Vedremo…&#8221;</p>
<p><strong>“Invece il tuo sogno nel cassetto qual è? Qual è il luogo che desidereresti immortalare?”</strong></p>
<p>“Sì, ci sarebbe un sogno nel cassetto che prima o poi realizzerò. Raggiungere l’isola di Tristan da Cunha, ad una settimana di navigazione a sud di Città del Capo. E’ l’avamposto umano più remoto al mondo, ed è un enclave britannica. Solo circa 400 abitanti che popolano “Edimburgh of the Seven Seas” (già il nome meriterebbe il viaggio) raggiungibili solo via mare con cargo mercantili che partono poche volte all’anno dal Sudafrica. L’isolotto antistante si chiama, pensa, Inaccessible Island… Ho fatto delle ricerche sui cognomi degli abitanti. Due, ricorrenti, sono di origine genovese e discendono da pescatori di una baleniera affondata lì nei pressi. Non male la storia, eh?”</p>
<p><strong>“Spiegami meglio cos’è <a href="http://www.shoot4change.net/" target="_blank"><strong>Shoot 4 Change</strong></a>? Ho visto che nei fai parte. Tu credi che si possa cambiare con un click?”</strong></p>
<p>“E’ un’iniziativa che ho ideato ed avviato recentemente e che, ogni giorno che passa, sembra crescere e – quasi – vivere di vita propria. Scherzi a parte, si tratta di un network di fotografi (professionisti e non) uniti dalla convinzione che una fotografia possa cambiare il mondo. O meglio, possa contribuire ad avviare un cambiamento. Pensa alla foto dello studente di Tienanmen che ferma il carro armato, o le foto del Vietnam, o il fungo nucleare o gli scontri in Birmania recentemente o le foto scattate in Iran pochi mesi fa ed inviate tramite Twitter. Sì, si può cambiare. E basta poco.</p>
<p>Noi realizziamo servizi fotografici del tutto gratuiti per ONG ed altre istanze sociali senza fini di lucro. Condividiamo un po’ del nostro tempo, mettendo a disposizione un po’ di talento fotografico per documentare realtà spesso trascurate.</p>
<p>E’ un’iniziativa aperta a tutti e che si sta rivelando una sorte di peer-to-peer professionale e sociale molto interessante. Recentemente, ad esempio, ho potuto contare su dei fotografi che non conoscevo di persona per dei reportage sulla Marcia Mondiale per la Pace (della quale siamo diventati, poi, sponsor su tutti i siti internazionali) e per la Notte dei Senza Dimora a Roma e Milano. Basta spargere la voce, un pizzico di marketing virale….e qualcosa di buono e bello succede sempre.</p>
<p>Mi è capitato di conoscere il grande Maestro <a href="http://www.nadir.it/recensioni/VACCARO_CAMPOBASSO/vaccaro.htm" target="_blank">Tony Vaccaro</a>, che ha fotografato l’Europa della Seconda Guerra Mondiale (ha partecipato alla Sbarco in Normandia) e l’Italia del dopo Guerra. Mi ha insegnato che il bello si trova dappertutto e che è compito del fotografo scovarlo e raccontarlo”</p>
<p><strong>“A proposito di sensibilizzare l’opinione pubblica e rendere partecipe la gente su iniziative umanitarie importanti, nei giorni scorsi si è svolta <a href="http://www.lanottedeisenzadimora.it/" target="_blank">La notte dei senza dimora</a>. Cosa mi puoi raccontare a tal riguardo?”</strong></p>
<p>“Beh, siamo stati felicissimi di partecipare agli eventi di Roma e Milano. Vedi, con Shoot 4 Change stiamo conoscendo delle realtà del nostro Paese che spesso ignoriamo (come la vergogna dei senza dimora, che quasi volontariamente facciamo finta di ignorare ai margini delle nostre città e dei quali ci ricordiamo solo quando comincia a fare davvero freddo). E a margine di queste iniziative, la vera sorpresa sono le tante, tantissime, brave persone, i volontari delle Associazioni, che dimostrano come il nostro Paese, in fondo, sia davvero splendido. Forse l’Italia non sarà un paese di brava gente…ma sicuramente lo è di brave persone.</p>
<p>In questo caso abbiamo realizzato quattro foto gallerie ed un videoclip visionabile sul nostro blog <a href="http://www.shoot4change.net/" target="_blank">www.shoot4change.net</a>”</p>
<p><strong>“Grazie Antonio per la tua disponibilità. Un’ultima cosa prima di concludere. Ma se non avessi fatto il fotografo, cosa avresti fatto?”</strong></p>
<p>“ (sorridendo)&#8230; Non capisco la domanda”</p>
<p>Con questa nuova consapevolezza verso l’utilizzo della fotografia, prendo la mia piccola digitale. La guardo con una luce diversa, come se avessi ritrovato un vecchio gioco al quale ero legato da bambino. Metto le batterie in carica e guardo fuori dalla finestra. Con la mente sto già viaggiando, ripensando a quello che mi ha raccontato Antonio. Click.</p>
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