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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; vetro</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Uno sguardo riflesso in una perla &#8211; Moulaye Niang</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/ilmecenatedanime_moulayeniang.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.</p>
<p>Non è il terminal di un aeroporto. Nemmeno la sala d’aspetto di una stazione. Niente valigie. L’unico bagaglio a mano permesso è il sorriso. Ed è così che in uno dei Sestieri dove sono rimasti ancora dei veri veneziani, illumina la Salizada del Pignater, la vetrina di questo negozio. Perché di un negozio si tratta.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400481251026_260244116026_4870703_3184571_n-e1323076741313.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2467" /></a></p>
<p>Niente paura, qui non troneggiano le insegne di noti brand. Qui l’unica scritta che si fa largo ha qualcosa di originale – <a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><strong>Muranero</strong></a> – sillogismo perfetto per descrivere cosa si realizza. Già, perché c’è un altro tassello da aggiungere a questa storia. In questo luogo dove si avvicendano persone ad apportare il proprio saluto, al suo interno c’è un’artista o forse meglio dire, come piace a lui, un umile artigiano. Il suo nome è <strong>Moulaye Niang</strong> ed è lui l’artefice delle opere in vetro che animano questo spazio.</p>
<p>E’ lui che ha saputo imprimere lo sguardo della sua terra natia, il Senegal, all’antica arte del vetro di Murano. Il risultato è ciò che non riesce a trattenere chi entra nel suo negozio. Stupore per tanta bellezza. Ed è proprio nelle perle in vetro, l’oggetto che maggiormente rappresenta Moulaye, che l’energia di questo incontro si fa più pura. Più intensa.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/19157_260468666026_260244116026_3917172_581528_n-e1323076892179.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2469" /></a></p>
<p>La sua anima si riflette in ciò che realizza. Il suo spirito emerge dal calore di questo luogo. Un calore umano intenso. Lo sanno bene i vari amici che anche per pochi istanti si fermano a salutare Moulaye. Per ammirarne le opere. Per scambiare qualche parola. Per ritrovare la giusta dimensione del tempo.</p>
<p>“Il tempo deve essere mio…” dice Moulaye. Non è una frase di circostanza. E’ un approccio di vita. E’ il rispetto di quanto necessario per la realizzazione di un’opera. Ma è anche il valore che dà alla propria esistenza. Quella degli altri. Mai prevaricare. Mai imporre.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400479646026_260244116026_4870657_7020552_n-300x200.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-2471" /></a>La storia di Moulaye Niang potrebbe essere un esempio virtuoso di emigrazione. E’ molto di più. E’ la storia di un ragazzo che con caparbietà e determinazione ha saputo perseguire quella che sentiva essere la sua strada. Questo anche quando andava a bussare alle fornaci di Murano per imparare. Per apprendere un’arte che gli avrebbe permesso di esprimersi attraverso dei manufatti unici. Perché fatti da lui. Mescolando tradizioni diverse. Anche questo è innovare. Evolvere.</p>
<p>Ma l’espressione artistica di Moulaye non si ferma al vetro. Il suo scandire del tempo trova anche un’altra forma d’espressione. La musica. “… la musica è cuore… la musica è emozioni… la musica si suona…”, mi dice iniziando a battere con una bacchetta per scandire il tempo. Lui che voleva essere un bassista ed invece è diventato un batterista. Lui che nonostante le innate doti ritmiche, si ritiene solo un esecutore. Forse perché ha visto cosa vuol dire farsi travolgere dal successo. L’essere famosi e non sapere gestire la notorietà. Come è accaduto ai suoi fratelli. Il clamore che sovrasta l’essenza della musica. Aspetto che Moulaye non sottovaluta mai, anzi che cerca di trasferire anche ai giovani ai quali insegna musica, affinché lo strumento non diventi uno scudo per sentirsi più grande. Per Moulaye la musica è un modo per dare voce alla propria parte emozionale. Forse anche per questo non ha mai voluto approfondire la parte accademica. Conoscerne la parte intellettuale.<br />
<img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/45034_146538305375122_100000568608279_332833_7420777_n-e1323077043383.jpg" alt="" title="Moulaye Niang" width="450" height="301" class="alignleft size-full wp-image-2473" /></p>
<p>Mentre parliamo di tutto ciò ogni tanto veniamo interrotti da qualche amico che entra in negozio. Non sono interruzioni però. Più che altro arricchimenti. Un modo per ampliare i confini dei propri discorsi. Come quando entra un ragazzo entusiasta nel dare conferma che farà parte del gruppo. Dalla musica si passa al viaggio. Il gruppo in questione è quello che Moulaye sta organizzando per andare in Senegal. Dieci giorni. Un paio di settimane. Certo non abbastanza, ma sufficiente per vedere con i propri occhi e non con quelli di stereotipi tramandati, cosa c’è in quella terra.</p>
<p>Intanto a proposito di tempo, i campanili a fianco scandiscono i dodici rintocchi. E’ mezzogiorno. Lascio Muranero non prima di soffermarmi sulla brillantezza di una delle tante opere di Moulaye. Poi guardo i suoi occhi. Ritrovo la stessa brillantezza. Non è un caso. E’ la capacità di ascoltare e riprodurre le emozioni che lo circondano. Bravo Moulaye.</p>
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		<title>L&#8217;isola del vetro di Dario Stellon</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 13:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivati alle Fondamente Nove si prende la linea 41. I turisti non mancano. Macchine fotografiche. Zaini. Bottigliette d’acqua. Negli sguardi traspare la meraviglia di quello che i loro occhi stanno vedendo. Pochi minuti e si è arrivati. Loro da una parte, mentre io mi incammino per la fondamenta. Bastano pochi passi per entrare nelle atmosfere di un’isola del tutto particolare. Bastano pochi metri per trovarmi di fronte ad un’insegna storica. Salviati &#038; C.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<a href="http://www.salviati.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/salviati-e1305723567545.jpg" alt="" title="L&#039;isola del vetro di Dario Stellon" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2079" /></a></p>
<p>Arrivati alle Fondamente Nove si prende la linea 41. I turisti non mancano. Macchine fotografiche. Zaini. Bottigliette d’acqua. Negli sguardi traspare la meraviglia di quello che i loro occhi stanno vedendo. Pochi minuti e si è arrivati. Loro da una parte, mentre io mi incammino per la fondamenta. Bastano pochi passi per entrare nelle atmosfere di un’isola del tutto particolare. Bastano pochi metri per trovarmi di fronte ad un’insegna storica. <strong><a href="http://www.salviati.com/" target="_blank">Salviati &amp; C</a></strong>.</p>
<p>Siamo a Murano. E all’interno della fornace ci attende <strong>Dario Stellon</strong>, responsabile produzione di Salviati. Dario ha una particolarità. Anzi forse più di una. E’ giovane. E’ in gamba. E’ muranese.</p>
<p>Essere muranese significa non solo esseri nati in quest’isola, ma averne ereditato l’imprinting. Qui si respira un’arte. Si cresce con essa. Si vive per essa. Un’arte che ha nel vetro il suo elemento distintivo. Elemento che abbinato all’acqua che circonda l’isola e al fuoco utilizzato nelle fornaci, rende unico un prodotto esportato in tutto il mondo. Rende unico il dna dei suoi abitanti.</p>
<p>Il vetro qui non rappresenta solo un lavoro. E’ una missione. E’ un modo attraverso il quale interpretare la vita. E’ qualcosa che richiede passione, impegno e sacrificio.</p>
<p>Forse proprio per questo Dario poco più che ragazzo durante una chiacchierata con il padre, grande lavoratore e titolare della fornace di famiglia insieme allo zio, confessa le sue preoccupazioni: “… la vita che stai facendo richiede troppi impegni… non so se questa sia la mia strada”. Parole che Dario ricorda ancor bene oggi. Parole per certi aspetti profetiche. Gli impegni ci sono stati, eccome per Dario. Ma allo stesso tempo piano piano sono scomparsi i timori, soverchiati da una crescita e da un entusiasmo che hanno fatto amare questo mondo. Questo stile di vita.</p>
<p>Quello di Dario è stato un percorso lungo. A volte non sempre lineare. Entra a diciassette anni nell’azienda di famiglia. Entra dalla porta di servizio. Inizialmente come garzone. Dopo in moleria, a controllare la qualità dei pezzi.</p>
<p>All’inizio è disorientato. Anche se è un ambiente che da sempre conosce, non sono immediate tutte le dinamiche da capire. Una prima scoperta Dario la fa subito &#8211; “… Murano non è solo l’isola dei grandi Maestri vetrai… certo il loro peso e la loro fama è giustamente internazionale… però, Murano è anche l’isola di straordinari esecutori… coloro che danno forma alla materia, a un’idea del designer o di uno stesso Maestro vetraio…”. Riuscire a dare una produzione costante e continuativa a pezzi artistici. Questo è in sintesi il pensiero colto da Dario.</p>
<p>Dopo questo assaggio di vita legata al vetro, un primo cambiamento importante. L’azienda viene acquisita insieme alla Salviati e alla Venini dalla cordata guidata da Raul Gardini. Da azienda di famiglia, si passa ad un grosso gruppo industriale. Da proprietario a dipendente, ma soprattutto viene a mancare un’identità. Un posto di lavoro come riferimento.</p>
<p>Il primo incontro con Salviati non è idilliaco. Complice anche un momento personale di difficoltà, Dario decide dopo un paio d’anni di lasciare l’azienda per trascorrere un anno in un’altra fornace, la Vincenzo Mason, come responsabile di produzione. In quel periodo Dario passa tante ore a vedere la produzione. Una produzione diversa. Più artistica, non solo legata al soffiaggio.</p>
<p>Questo è un passo importante per Dario. Anche perché Dario non è un’artista. Non deve realizzare le opere, ma deve capirne tutte le dinamiche. “… io ho bisogno di vedere il vetro, non di farlo… sento la necessità di capire le cose nella loro globalità e allo stesso tempo di trovare delle risposte per farle perfettamente girare tra loro” – mi dice Dario, mostrandomi uno degli ultimi pezzi usciti dalla produzione.</p>
<p><a href="http://www.salviati.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/foto1-e1305724198542.jpg" alt="" title="Dario Stellon" width="450" height="600" class="aligncenter size-full wp-image-2086" /></a></p>
<p>Già perché nel frattempo la sua passione per il vetro aumenta. Il suo legame con Murano si solidifica. E qui un altro passaggio importante per Dario. Insieme allo zio, responsabile di produzione in Salviati, ma soprattutto mentore per il giovane muranese, progetta il ritorno proprio nell’azienda che aveva lasciato l’anno prima.</p>
<p>La Salviati nel frattempo era stata acquistata da un grande gruppo francese e Dario rientra nelle vesti di composizioniere. Le miscele di vetro. La magia del colore. E qui inizia pure anche la nuova avventura per Dario.</p>
<p>L’azienda era tutta da riorganizzare – “… è stato come imbarcarmi in una nave che stava per salpare per una grande impresa oceanica…”. Un mondo nuovo. Entusiasmante. E’ lì che inizia ad avere un approccio diverso all’azienda. Una visione d’insieme. Con l’esperienza di avere visto i diversi aspetti della produzione, ora non gli rimane che incastrare alla perfezione i differenti tasselli di questa attività.</p>
<p>E’ una sfida costante. Con se stessi. Con gli altri. Con una proprietà, che arrivava dal vetro industriale e quindi non capiva le dinamiche dell’azienda Salviati – “… un mondo che sentivo mio e che formalmente non lo era” e continua Dario “… volevo difendere l’identità del vetro di Murano”.</p>
<p>E’ in questa fase di co-direzione dell’azienda insieme allo zio, che Dario riceve una spinta di entusiasmo e di energia così forte, che gli permetterà di combattere per questa azienda. In nome di questa azienda.</p>
<p>Arriva anche il momento di prendere in mano il timone della nave da solo. Lo zio va in pensione e a ventiquattro anni compiuti, Dario si ritrova a traghettare un marchio nella storia. I sentimenti sono contrastanti: “… mi sentivo molto arrabbiato e allo stesso tempo molto impaurito… rabbia per lo scollamento che c’era tra il mio amore per l’azienda e le incomprensioni con la proprietà… paura perché mi ritrovavo nel momento topico ad essere da solo”.</p>
<p>Ma la vita è fatta di straordinari incontri. Proprio in questo importante frangente arriva in azienda una persona, che seppur giovane pure lei, riuscirà a supportare Dario nelle scelte più delicate. E quasi contestualmente arriva in azienda anche il nuovo direttore. Per Dario saranno due persone fondamentali. Con la prima perché s’instaurerà una straordinaria sintonia lavorativa. Con la seconda invece gli si aprirà un nuovo mondo. Un mondo fatto al di fuori di Murano. Di viaggi di lavoro. Dell’apprendimento di una nuova lingua e della capacità di dialogare con tutti – “… posso comunicare con il mondo… prendo coscienza di questo… per un ragazzo che è nato in un’isola e con una conoscenza dell’inglese alquanto limitata&#8230; è stato uno slancio propulsivo non indifferente”.</p>
<p>Con il vento in poppa e il tragitto segnato, per Dario non rimane che gridare “avanti tutta”. E’ il 2003, in azienda arriva un altro nuovo dirigente, il quale ha l’intelligenza di capire che il modello di portare avanti l’azienda di Dario e dei suoi più stretti collaboratori è vincente. Dà piena responsabilità a Dario e i risultati premiano la scelta.</p>
<p>“… è stato il periodo professionale più entusiasmante della mia vita… chi entrava da noi, chi si trovava a lavorare con noi percepiva un’energia dilagante… grandi designer che dialogavano con noi giovani e rimanevano affascinati da questa dimensione… individuavamo di cosa avesse bisogno l’azienda e prontamente ne trovavamo la risorsa… siamo riusciti a fare cose entusiasmanti… ogni giorno si superava un proprio limite…” racconta Dario con gli occhi lucidi per il ricordo.</p>
<p>Il percorso di Dario si era compiuto. Aveva la visione completa dell’azienda. Trovava risposte agli interrogativi. Forniva soluzioni ai problemi. Meccanismo perfetto se non fosse che nel 2006 arriva un nuovo cambiamento societario. I nuovi dirigenti non capiscono, non percepiscono tutto ciò e complice una situazione economica internazionale alquanto difficile, l’azienda perde quella sua verve d’eccellenza.</p>
<p>Arriviamo ai giorni nostri. Alle difficoltà che caratterizzano un sistema impresa. Alla gestione dell’azienda Murano. Alla gestione di una produzione di vetro d’alta gamma. Alla necessità di costruire qualcosa insieme. Il dialogo tra le diverse realtà imprenditoriali. Il cambio di una mentalità, forse ormai troppo limitata. La definizione di nuove prospettive di lavoro legate al vetro di Murano. Sono proprio queste le nuove sfide che dovrà affrontare Dario e tutti coloro che lavorano e vivono in questa splendida isola.</p>
<p>Prima di lasciarci Dario mi confida che il suo sogno è quello di vivere il suo lavoro come se fosse qualcosa di suo. Un’estensione del proprio essere.</p>
<p>Bene Dario non ti rimane che cominciare. Ricominciare. Riprendere il tuo fantastico viaggio all’insegna di una nuova sfida. C’è un’isola da salvare. Una storia. Una tradizione che deve continuare ed evolvere anche nel prossimo futuro.</p>
<p>Issate le vele. C’è una nuova impresa da compiere.</p>
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		<title>Paolo, la luna è con te</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 09:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle 13.40 Paolo Scarpa esce puntualmente dalla banca. Dalla sua banca. Visto che è lì che lavora da diversi anni. Ci siamo dati appuntamento ufficiosamente per mangiare qualcosa insieme durante la pausa pranzo. Ufficialmente per parlare e scambiare qualche opinione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 13.40 <strong><a href="http://www.paoloscarpa.it/" target="_blank">Paolo Scarpa</a></strong> esce puntualmente dalla banca. Dalla sua banca. Visto che è lì che lavora da diversi anni.<br />
Ci siamo dati appuntamento ufficiosamente per mangiare qualcosa insieme durante la pausa pranzo. Ufficialmente per parlare e scambiare qualche opinione sulle nostre idee. Già, visto che con Paolo ci sono diverse affinità, in particolar modo su una visione slow della vita oltre che sull’utilizzo della creatività per migliorare se stessi e ciò che ci circonda.</p>
<p><a href="http://www.paoloscarpa.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2009/07/Paolo_Scarpa-e1298212957281.jpg" alt="" width="220" height="221" class="alignright size-full wp-image-1678" /></a>Paolo ha da qualche giorno compiuto quarantatré anni. Il suo compleanno scade in un data molto particolare. Festeggiava il suo terzo anno di vita quando tutto il mondo guardava alla Luna sapendo che c’erano delle persone che ci passeggiavano sopra. Forse anche questo ha influito sul suo destino.</p>
<p>La sua è la storia di chi si accorge che la strada che sta percorrendo non è propriamente la sua. Fin qui niente di nuovo. Quanti hanno questa percezione. La differenza però, sta che Paolo ha avuto il coraggio e la forza di provarci. Proprio così, comunque vada, lui potrà essere sereno con se stesso per quello che ha fatto.</p>
<p>Ma cosa ha fatto Paolo? Ha seguito le sue pulsioni e ha dato ascolto ad un talento artistico latente, ma che non vedeva l’ora di essere preso in considerazione.<br />
Questo talento ha trovato consistenza nella scultura del vetro attraverso un’antica tecnica che è quella della fusione a cera persa del bronzo, che lui ha adattato e modificato per il vetro. Dieci anni di sperimentazione contro tutto e contro tutti.</p>
<p>Mentre ci accomodiamo su un tavolino nell’attesa delle ordinazioni, gli rivolgo una prima domanda.</p>
<p><strong><a href="http://www.paoloscarpa.it/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-620" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/paolo_scarpa_opera_donna_viola.jpg" alt="" width="255" height="255" /></a>“Paolo, partiamo dalla fine. Non più di un paio di settimane fa, ho avuto il piacere di assistere ad una tua personale. Cosa vuol dire per te mettere in mostra le tue opere?”</strong><br />
“E’ il mio modo di esprimermi, di comunicare, di parlare di me stesso, della mia vita, della mia famiglia. E’ il mezzo per trasmettere agli altri la mia energia, il mio entusiasmo, ciò in cui credo.”</p>
<p><strong>“Gli oggetti che riesci a realizzare hanno una duplice componente che li rende particolarmente originali. Da un lato la luce e dall’altro la vitalità. Alcuni pezzi sembrano vivi, come nelle migliori sculture di Michelangelo. Come riesci ad ottenere questo effetto?”</strong><br />
“Una signora alla mia ultima mostra mi ha detto – in quelle sculture vedo te! Il tuo modo di muoverti, le tue posture, il tuo modo di prendere in braccio i tuoi figli, il tuo modo di muovere la testa – ecco è molto semplice, è tutto lì. Inconsciamente, inconsapevolmente, parlo con le mie mani attraverso il vetro. Nulla di più, nulla di meno. Assecondo il mio esser uomo materializzandolo. ”</p>
<p><strong>“Veniamo a quello che più mi interessa. Ci sono leggende, che narrano di te sveglio alle quattro del mattino,<a href="http://www.paoloscarpa.it/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-621" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/paolo_scarpa_opera-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>chiuso nel tuo laboratorio sotto casa a lavorare alle tue opere, prima di andare a lavorare in banca. Onestamente dove trovi il tempo per dedicarti alla tua arte, considerando inoltre che hai una famiglia (bellissima) che anch’essa ti reclama?</strong><br />
“Non è una leggenda, ma l’unica via percorribile. Realmente mi alzo alle 4.00 per poter dedicare quasi ogni giorno due ore alla scultura. La mia vocazione è la famiglia, non potrei mai privarla della mia presenza.”</p>
<p><strong>“A proposito di famiglia. Quanto è importante il sostegno di tua moglie e la presenza dei tuoi figli?”</strong><br />
“Assolutamente imprescindibile. Fondamentale! Non dimenticare che la mia musa ispiratrice è mia moglie, a cui dedico ogni cosa che faccio. Inoltre, contrariamente alla maggior parte degli artisti che hanno i momenti di più grande ispirazione nelle loro fasi di grande dolore e sofferenza, io lavoro esclusivamente se e quando sono felice! E ritorniamo al cuore: la famiglia.”</p>
<p>Veniamo interrotti dal cameriere che arriva per le ordinazioni esordendo con “Oh ecco il nostro bancario creativo”, dal tono ironico, ma ben poco divertente. Lascio che prenda le ordinazioni e appena si allontana, mi viene spontaneo porre un ulteriore quesito a Paolo.</p>
<p><strong>“Paolo, ti danno fastidio questi pregiudizi nei tuoi confronti? Sembra che alcune persone siano poco disposte ad accettare un cambiamento nell’ordinarietà delle cose. Certi che ti conoscono come bancario, ti hanno etichettato così e ti vorrebbero per sempre così. Questi non sono in grado di capire che una persona non è solo il suo lavoro. Cosa ne pensi a riguardo?”</strong><br />
“Fortunatamente non è più così. Nei primi anni di sperimentazione molti amici, parenti e colleghi mi hanno deriso e dato del matto. Poi, lentamente, gradualmente, le mie opere hanno cominciato a parlare per me e, loro, hanno cominciato a tacere.”</p>
<p>Arriva il pranzo. E’ ora di mangiare. Prima di addentare il primo boccone, alziamo i bicchieri al cielo, verso la luna che seppur giorno si vede benissimo. La luna è con Paolo e non solo lei. Poi facciamo un brindisi alla vita, che se lentamente vissuta, non finisce mai di sorprendere.</p>
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