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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; suoni</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Suoni e colori dell&#8217;anima &#8211; Anna Dari</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 08:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è possibile soffocare una passione. Tanto meno se questa è accompagnata dal talento. Perciò anche circostanze della vita che tenterebbero di allontanare da un proprio naturale percorso, non possono arrestare un processo vitale. Riescono a rallentarne il cammino, posticiparne gli straordinari effetti. Poi però succede ciò che deve accadere. E da quel momento tutto sarà diverso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Non è possibile soffocare una passione. Tanto meno se questa è accompagnata dal talento. Perciò anche circostanze della vita che tenterebbero di allontanare da un proprio naturale percorso, non possono arrestare un processo vitale. Riescono a rallentarne il cammino, posticiparne gli straordinari effetti. Poi però succede ciò che deve accadere. E da quel momento tutto sarà diverso.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Spartitodonna_Newtext1-copia-e1358758161175.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="200" height="166" class="alignleft size-full wp-image-3060" /></a></a>Anche <strong><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank">Anna Dari</a></strong> non avrebbe immaginato di rimettere le mani sui quei tasti bianchi e neri. Erano passati diciotto anni. Troppi. Non abbastanza per sopire i desideri. I motivi della pausa erano i più ordinari, per questo i più complicati. Quelli che a tante donne possono imbrigliare la propria esistenza. C’è un matrimonio. Una famiglia. Dei figli. Un lavoro. Tutto gira attorno a loro, anche quelle responsabilità che non spettano loro. Eppure per Anna suonare il pianoforte era la cosa più normale. Al di là di un diploma al conservatorio, la musica era espressione di lei e lei era espressione della sua musica. Ma quando le cose stanno così non si può relegare tutto al passato. Anna è musica.</p>
<p>Come in tutte le situazioni apparentemente prive di uscita, bloccate da influenze esterne e da inutili sensi di colpa, c’è bisogno del giusto chiavistello. Quello di Anna è un concerto al quale assiste. E’ una bella sera di fine estate quando nella sua Asti arriva un pianista. Non è un pianista qualunque. Anna la sua musica l’aveva già ascoltata. Non le sue parole però. Quelle che lui usa per presentare i suo brani. La commistione di quella musica e di quelle parole sono una miccia per Anna. Ad accenderla è <a href="http://www.giovanniallevi.com/" target="_blank">Giovanni Allevi</a>.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/06092010728-225x300.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3064" /></a>Anna Dari torna a casa. Si siede davanti al suo pianoforte. Ancora qualche attimo di esitazione e poi procede. Le paure vengono spazzate dalle note. Le incertezze dai suoni. Come in una forma di trance creativo compone prima un brano. Poi un secondo. Poi un terzo. Il suo estro artistico è inarrestabile. Alla fine saranno sette i brani. La gioia espressa molto di più. Inizia a farli ascoltare. Prima ad amici e parenti, poi al pubblico. I primi concerti. Le prime grandi emozioni regalate. I primi complimenti ricevuti. Quel lasso di tempo di astinenza dal suono non sembra credibile ai più. La musica di Anna arriva dritta al cuore. Una musica classica che incontra il blues e non solo. E’ la magia di Anna quella che si sente.</p>
<p>Quasi ad omaggiare colui che l’ha fatta tornare nel suo mondo, dedica un brano al maestro Allevi. Gli affianca una poesia. Poi ne scrive altre. Ogni composizione arriva ad avere una poesia che l’accompagna. E’ la nascita di una raccolta. “<strong><a href="http://www.slanciovitale.blogspot.it/" target="_blank">Suoni e colori dell’anima</a></strong>”, non poteva che chiamarsi così.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/100_4909-225x300.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3066" /></a>La storia di Anna Dari non finisce qui. Questo è solo il suo risveglio. Ora Anna vuole vivere con la sua musica. Non è semplice. Ci sono delle regole di mercato d’affrontare. Meccanismi discografici. Circuiti per esibirsi dal vivo da interpretare. Tutte cose che hanno poco, se non nulla, da vedere con la sua arte. Tutte cose necessarie per affermarne la sua esistenza.</p>
<p>Il passo più grande Anna lo ha già compiuto. Ora si tratta di muoverne ogni giorno altri nella direzione che le è più consona. Fare conoscere la propria musica, sembra un ossimoro in un Paese dove non s’investe nella cultura. Però qui non si tratta di realizzare un sogno, ma di vivere la propria esistenza. Anna sicuramente si è immaginato il suo traguardo.  Magari non raggiungerà proprio quello. Magari ne verranno fuori altri. Comunque sia sarà uno straordinario viaggio. Per lei. Per coloro che avranno il piacere di ascoltare la sua musica.</p>
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		<title>Il pescatore di suoni &#8211; Marco Cecotto</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 14:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ci sentiamo la sua stanza è illuminata da una fioca luce artificiale. Non è colpa di particolari fusi orari. Sono le undici del mattino sia da me che da lui. Se deve esserci un responsabile quello semmai è il vento. Certo a Trieste si è abituati alla bora, ma quella di questi giorni è di particolare intensità, tanto da far abbassare le persiane di casa ed attendere che Eolo plachi il suo soffio per un po’.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/marco_cecotto.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/marco_cecotto.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Quando ci sentiamo la sua stanza è illuminata da una fioca luce artificiale. Non è colpa di particolari fusi orari. Sono le undici del mattino sia da me che da lui. Se deve esserci un responsabile quello semmai è il vento. Certo a Trieste si è abituati alla bora, ma quella di questi giorni è di particolare intensità, tanto da far abbassare le persiane di casa ed attendere che Eolo plachi il suo soffio per un po’.</p>
<p>Per <strong><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank">Marco Cecotto</a></strong> la situazione ambientale è certamente cambiata. Passare dalla tranquillità della campagna di una piccola frazione dell’entroterra veneziano dal nome <a href="http://maps.google.it/maps?q=la+salute+di+livenza&#038;hl=it&#038;ll=45.656948,12.809286&#038;spn=0.033835,0.077076&#038;sll=41.442726,12.392578&#038;sspn=18.560562,39.462891&#038;hnear=La+Salute+di+Livenza,+Caorle+Venezia,+Veneto&#038;t=m&#038;z=14&#038;iwloc=A" target="_blank">La Salute di Livenza</a> alla città mitteleuropea per eccellenza, il salto è notevole, ma le passioni portano anche a questo. Perché c’è un elemento che è al centro degli interessi del ventinovenne Marco: <strong><a href="http://soundcloud.com/marcocecotto" target="_blank">il suono</a></strong>.<br />
<a href="http://soundcloud.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/marco_1.jpg" alt="" title="Marco Cecotto - Il pescatore di suoni" width="161" height="184" class="alignleft size-full wp-image-2608" /></a><br />
E’ proprio quando inizia a parlarmi di questo suo amore che anche il vento triestino sembra calmarsi quasi a voler curiosamente ascoltare la storia del giovane Cecotto. Tutto sembra essere iniziato con la visione di un video musicale quand’era bambino. Sullo schermo un musicista rock impugnava una chitarra. Nemmeno il tempo che la canzone terminasse e Marco implora la madre a portarlo a suonare quello strumento a corde. Il primo vero contatto con la musica. Non entusiasmante però, perché al di là di lunghi momenti di solfeggio, viene meno quel trasporto completo che si aspettava. Passano gli anni e a sedici il basso elettrico prende il sopravvento ed insieme ad amici mette insieme un gruppo di musica metal noisecore. Un passaggio fondamentale, ma non ancora una svolta definitiva.</p>
<p>“<em>Cominciai a concentrarmi sempre di più sull&#8217;improvvisazione &#8220;noise&#8221;, sul rapporto diretto, non mediato da strutture, con il suono… suoni che poi diventavano irripetibili però…</em>” mi racconta Marco in un crescendo di emozioni. Ed è proprio per cercare di memorizzare queste improvvisazioni che Marco Cecotto si rivolge per la prima volta all&#8217;informatica e, nel corso degli anni, capisce che la sua strada non è quella del musicista, ma quella della <strong>Sound Art</strong>.<br />
<div id="attachment_2610" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/This-Is-Not-an-Object-1b-Found-Object-interactive-sound-installation-e1329143676453.jpg" alt="" title="This Is Not an Object #1b (Found Object) - interactive sound installation" width="435" height="271" class="size-full wp-image-2610" /></a><p class="wp-caption-text">This Is Not an Object #1b (Found Object) - interactive sound installation by Marco Cecotto</p></div></p>
<p>E’ qui che Marco inizia la realizzazione delle sue installazioni sonore. “<em>Sentivo l’esigenza di trasformare il computer in uno strumento che riproducesse i suoni, ma non in modo seriale…</em>” – è così che arriva alla produzione di opere dove l’interazione diventa l’elemento caratterizzante.  “<em>Ciò che faccio è costruire un sistema a partire dal quale ciò che andrà ad accadere sia non la semplice espressione del mio gusto personale, ma il risultato di una situazione complessa… il prodotto dell’azione dello spettatore da un lato e dell’ambiente dove l’installazione si trova dall’altro</em>”. Questo ultimo aspetto non è indifferente nel processo creativo di Marco: “<em>E’ fondamentale sapere dove l’installazione andrà a finire… se sarà possibile accedervi di giorno o di sera… se sarà in uno spazio pubblico o meno… la durata e quant’altro…</em>”.</p>
<p>Sono diverse le anime che caratterizzano Marco Cecotto. Con una laurea in filosofia e una specializzazione in estetica, ora si trova a confrontarsi in prima persona con questo suo grande amore che ha per il suono. Sono tre le componenti inscindibili della sua persona. L’elemento informatico, che gli permette di realizzare da solo le applicazioni alla base delle sue installazioni. L’elemento sonoro, da intendersi come l’aria che si respira e che ci circonda, perciò vitale. Infine l’elemento artistico, quello che gli permette attraverso il suo estro di creare un’opera attraverso l’utilizzo della sua materia prima, il suono appunto.</p>
<p>Tendenzialmente Marco registra suoni della strada. Seppur non esista un suono preferito ci sono dei luoghi che predilige, come le stazioni, habitat naturali di una molteplicità di stimoli sonori e informazioni. Ma come mi spiega lui, poi può essere l’inaspettato, il suono che fornisce notevoli soddisfazioni, questo come quando si è trovato ad immortalare il suono prodotto da un pneumatico interposto tra due imbarcazioni ancorate vicine tra loro, al momento del loro momentaneo contatto sulla spinta del moto ondoso. E’ su questo aspetto che bisogna avere una spiccata sensibilità legata al senso uditivo – “<em>… chiudere gli occhi ed ascoltare è una delle esperienze più intense che si possa fare… ricordo ancora l&#8217;esperimento di &#8220;blind listening&#8221; durante un live di <a href="http://www.franciscolopez.net/" target="_blank">Francisco Lopez</a> (un nome di assoluta importanza nel panorama della sound art): privati della prospettiva propria della visione, nell&#8217;esperienza acusmatica ci si trova immersi in una dimensione che porta con se un&#8217;esperienza radicalmente differente dello spazio e del tempo</em>”.</p>
<div id="attachment_2613" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/This-Is-Not-an-Object-2b-Sound-Object-interactive-sound-installation-e1329143795704.jpg" alt="" title="This Is Not an Object #2b (Sound Object) - interactive sound installation" width="435" height="271" class="size-full wp-image-2613" /></a><p class="wp-caption-text">This Is Not an Object #2b (Sound Object) - interactive sound installation by Marco Cecotto</p></div>
<p>Ma la sperimentazione per Marco Cecotto non ha mai termine. La sua ricerca nell&#8217;ultimo periodo si è concentrata sulla tenuta dei limiti di varie tipologie di &#8220;oggetto&#8221;, esplorate, decostruite e trasformate attraverso il medium del suono e la strategia dell&#8217;interazione. I primi tre risultati di questa indagine  (Found Object, Sound Object e Art Object), raccolti sotto il titolo <strong>This Is Not an Object</strong>, rimarranno disponibili al pubblico fino al 21 febbraio allo Spazio Pelodrilli di Treviso, nell&#8217;ambito di un&#8217;esposizione organizzata dalla giovane <a href="http://www.notitlegallery.com/" target="_blank">No Title Gallery</a> che lo vede coinvolto insieme all&#8217;artista 108.  Quello che gli piacerebbe fare ora, la sua ambizione, sarebbe invece quella di &#8220;<em>uscire dall&#8217;idea di speaker</em>&#8220;, nel senso di “<em>trasformare il comune concetto di diffusore audio facendo coincidere le due estremità della catena elettroacustica: la sorgente sonora e il dispositivo predisposto a diffonderne il suono amplificato… in altre parole, trasformare gli speaker in oggetti/strumento, facendo in modo che essi non amplifichino altro che sé stessi… su questo sono stato molto influenzato dalla visionaria e pionieristica &#8220;orchestra di altoparlanti&#8221; sviluppata negli anni &#8217;70 <a href="http://davidtudor.org/" target="_blank">David Tudor</a>, e culminata in &#8220;Rainforest IV&#8221;, ma anche dai recentissimi esperimenti di <a href="http://www.fonurgia.unito.it/" target="_blank">Andrea Valle</a> e dal suo &#8220;Rumentarium&#8221;</em>”.</p>
<p>Prima di lasciarci chiedo a Marco se esca sempre in compagnia del suo registratore e lui simpaticamente mi risponde così: “<em>non sempre, ma spesso… anche se devi sapere che registrare i suoni è un po’ come andare a pesca… può capitare di rimanere del tempo ad aspettare che il giusto suono si presenti… ma è anche questo il bello della pesca… l’attesa</em>”.</p>
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