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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; storia</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Basket, uomini e altri pianeti &#8211; Ettore Messina</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 13:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Un lavoro che non è un mezzo, ma un fine”. Nel suo caso si potrebbe aggiungere una missione. Una di quelle che raccontata ad un ragazzo appare un sogno. Una di quelle che spiegata ad un adulto rimane ai più incompresa. Protagonista di questa missione è un uomo. Ad accompagnarlo sacrificio e determinazione. Perché seppure sia un gioco, è la perfetta metafora di quello che deve essere la vita. Senza impegno non si va da nessuna parte. A completamento di tutto ciò c’è la sua panchina. Luogo privilegiato per assistere a straordinarie gesta sportive di altrettanti straordinari atleti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Ilmecenatedanime_Ettore_Messina.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>“<em>Un lavoro che non è un mezzo, ma un fine</em>”. Nel suo caso si potrebbe aggiungere una missione. Una di quelle che raccontata ad un ragazzo appare un sogno. Una di quelle che spiegata ad un adulto rimane ai più incompresa. Protagonista di questa missione è un uomo. Ad accompagnarlo sacrificio e determinazione. Perché seppure sia un gioco, è la perfetta metafora di quello che deve essere la vita. Senza impegno non si va da nessuna parte. A completamento di tutto ciò c’è la sua panchina. Luogo privilegiato per assistere a straordinarie gesta sportive di altrettanti straordinari atleti.</p>
<p>Il lui in questione è <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ettore_Messina" target="_blank">Ettore Messina</a></a></strong>. Coach Messina. Per chi ama il basket non ci sarebbe altro da aggiungere. Per chi ne è a digiuno merita una certa attenzione. La scusa per parlarne è la pubblicazione di un libro. L’effettiva motivazione è la possibilità di condividere una bella storia.</p>
<div id="attachment_3078" class="wp-caption alignleft" style="width: 244px"><a href="http://www.addeditore.it/messina.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Ettore_Messina_Basket_uomini_e_altri_pianeti-234x300.jpg" alt="" title="Basket, uomini e altri pianeti - Ettore Messina" width="234" height="300" class="size-medium wp-image-3078" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro di Ettore Messina - Basket, uomini e altri pianeti (Ed. Add Editore)</p></div><strong><a href="http://www.addeditore.it/messina.html" target="_blank">Basket, uomini e altri pianeti</a></strong> di cui lui è l’autore insieme a <a href="http://www.flaviotranquillo.com/" target="_blank">Flavio Tranquillo</a> (pensieri, parole e voce del basket nazionale ed internazionale, ndr), è il racconto di una stagione esaltante da assistent coach, che Ettore Messina ha avuto modo di vivere sulla panchina di una leggendaria squadra, i <a href="http://www.nba.com/lakers/" target="_blank">Los Angeles Lakers</a>. Ma non solo. Oltre ad essere un diario di un’esperienza sportiva straordinaria è un taccuino sui quali sono stati ben trascritti i sentimenti umani. Euforia. Gioia. Tensioni. Slanci, ma anche paure. Tutto questo avendo tra le mani quel pallone arancione a spicchi e da gestire extraterresti come un certo <a href="http://kb24.com/" target="_blank">Kobe Bryant</a>.</p>
<p>Ma la storia di coach Messina inizia molto prima. In un tessuto socio-sportivo come poteva essere quello di una  Venezia e terraferma degli anni ’70, dove sport era sinonimo di basket e l’atmosfera che si respirava era paragonabile a quella dei campus americani. E’ proprio in questo fermento che il giovane Messina appassionato di pallacanestro ha la fortuna di fare quegli incontri che ti possono cambiare la vita. Come nel suo caso. Allenatori come Renato Vianello prima, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tonino_Zorzi" target="_blank">Tonino Zorzi</a> dopo lo incoraggiano ad intraprendere un percorso, che forse era già segnato. Ettore Messina è il traghettatore delle varie categorie giovanili di un’epica <a href="http://www.reyer.it/" target="_blank">Reyer</a>. Dopodichè è un susseguirsi di successi. Scudetti, coppe nazionali ed Eurolega.  Città come Treviso, Bologna, fino ad arrivare a Mosca, coach Messina lascia un segno per le sue imprese sportive e per la sua dimensione umana.</p>
<p><div id="attachment_3081" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Ettore_Messina-e1359035086298.jpg" alt="" title="Ettore Messina" width="435" height="257" class="size-full wp-image-3081" /><p class="wp-caption-text">Ettore Messina durante una seduta di allenamento del CSKA di Mosca</p></div>
<p>E’ parlando con lui che si possono apprezzare principi che vanno oltre i confini sportivi. Quando cita termini come equità e correttezza, si capisce che ne parla come valori da applicare universalmente. Quando sottolinea l’importanza di lavorare con persone che si stimano, non è un’affermazione fine a sé stessa. E’ una filosofia comportamentale. Quando parla di meritocrazia, rida concretezza al suo significato.</p>
<p>Con coach Messina non si enunciano solo i nomi dei grandi giocatori internazionali. Si ha la possibilità di confrontarsi sullo scenario di cosa significhi allenare dei bambini. Per un momento rivestendo i suoi panni di padre, racconta di quanto sia difficile allenare le categorie giovanili. Dove si è alla ricerca di bilanciare il desiderio di raggiungere i risultati, del tutto legittimo, con la necessità di far crescere questi ragazzi. Come sportivi. Come uomini.</p>
<p>E non può mancare una disamina sull’attuale stato del basket in Italia. “<em>Fase cruciale</em>”, ma che lascia ben sperare in un positivo destino, vedendo anche i risultati che stanno dando giovani atleti italiani sui parquet più prestigiosi  come quello NBA. Ma occorre lavorare incessantemente. Per migliorare. Per attivare quei virtuosi circoli che portano all’eccellenza dell’essere.</p>
<p>Il tema dominante torna ad essere quello. Cercare di dare il massimo come sportivo. Come persona. Nella gioia di condividere i risultati raggiunti.</p>
<p>Sono quasi le 13 ore italiane. Le 16 a Mosca. Coach Messina torna ad allenare il suo <a href="http://www.cskabasket.com/" target="_blank">CSKA</a>. Gloriosa compagine, con la quale aveva già raccolto importanti risultati prima della parentesi a stelle e strisce. Qui sembra lontano il sole di Los Angeles. Ugualmente però si percepisce un forte calore. E’ quello dell’anima di coach Messina. Dell’uomo Ettore Messina.</p>
<div id="attachment_3083" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.flickr.com/photos/53853330@N02/7361193114" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Coach_Ettore_Messina-e1359035424541.jpg" alt="" title="Ettore Messina" width="435" height="291" class="size-full wp-image-3083" /></a><p class="wp-caption-text">Ettore Messina (ph. by Guadalupe de la Vallina)</p></div>
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		<title>La donna che viaggiava nel tempo &#8211; Caterina Borgato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina_Borgato_01-e1321281917399.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2442" /></p>
<p>Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. Non perché fosse un’eroina d’altri tempi o un Marco Polo moderno. Però di cose da raccontare, di mondi da descrivere, di persone da ricordare ne aveva a disposizione.</p>
<p>Il viaggio di <strong>Caterina Borgato</strong> era iniziato fin da subito. Da quando la madre la portava in grembo a visitare terre lontane. La sua era una famiglia di viaggiatori. Di scopritori. Indole che le era stata trasmessa in modo totale, tant’è che per capire a chi assomigliasse dei genitori, non occorreva confrontarne gli elementi fisici, piuttosto chiedere in quali luoghi erano stati.</p>
<p>Mentre mi parlava mi citava nomi per lo più sconosciuti, o quantomeno incontrati in qualche racconto d’avventura. Lo faceva non per stupirmi, ma per condividere. Questo per lei era un dogma. La sacralità della condivisione. Poi comunque non era saccente nel suo modo di raccontare. Tutt’altro. Se mai era coinvolgente. Emozionante. Trascinante. Con le sue parole sia enunciate sia scritte, sapeva trasportare l’interlocutore in viaggio con sé.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina-Borgato-03-e1321282270294.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2450" /></p>
<p>I suoi non erano solo viaggi lontani. Erano dei veri e propri viaggi nel tempo. Come un’antropologa veniva attirata dai quei luoghi ricchi di storia. Storia spesso dimenticata. Dove il valore umano e sociale era dato da tradizioni che solo gli abitanti di quelle terre conoscevano e custodivano gelosamente.</p>
<p>Anche su questo però Caterina sapeva come muoversi. Prima di tutto rispetto. Poi apriva i pori dei suoi sensi per raccogliere quante più possibili emozioni. Ascoltava i silenzi dei deserti. Guardava oltre i confini dei cieli. Annusava i profumi di spezie rare. Si avvicinava a piante mai incontrate fino ad allora, ma soprattutto comunicava con la gente. Con i gesti. Con lo sguardo. Con il cuore.</p>
<div id="attachment_2447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_02-e1321282087610.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="337" class="size-full wp-image-2447" /><p class="wp-caption-text">L'isola di Socotra (Yemen) fotografata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Come quando mi raccontò di Socotra, l’isola dello Yemen, della quale si era innamorata. Bastarono pochi dettagli per farmi capire i motivi di codesto tanto amore. Un luogo incontaminato, quasi dimenticato. Dove nessuno conosceva la storia di questo posto. Una terra di ricchezze antiche. Un paesaggio alieno. Un regno delle leggende. Un patrimonio botanico, ma in particolar modo una culla di umanità. Umanità data da tutti gli abitanti del luogo.</p>
<p>Le parole con le quali Caterina descriveva quest’isola, sembravano quelle di un narratore che aveva vissuto pienamente un’esperienza, che andava al di là della parentesi legata al viaggio.</p>
<p>Ecco qual era l’elemento catalizzante di questa donna: la temporalità. Il suo viaggio non si concludeva con il ritorno. Il suo viaggio continuava con le sue descrizioni e nello stesso modo era iniziato, ancor prima di arrivare nel luogo da visitare. Mettendo insieme brandelli di storia, Caterina Borgato, poteva così viaggiare nel tempo. Far viaggiare nel tempo. Non aveva bisogno di chissà quali strane macchine per far ciò, ma tanta curiosità e voglia di scoprire.</p>
<div id="attachment_2453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_01-e1321282467929.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="size-full wp-image-2453" /><p class="wp-caption-text">Un'altra immagine di Socotra immortalata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Un altro elemento che si denotava in lei era lo spirito di tolleranza. Aveva incontrato troppe culture, troppe persone così diverse e lontane tra loro per non capire che sarebbe stato stupido la mancanza di rispetto. Era anche per questo che non sopportava l’ignoranza. L’ignoranza di coloro che non aprivano la mente al confronto con gli altri.</p>
<p>Ogni tanto sul suo taccuino annotava qualcosa. Questo le accadeva sempre che fosse in viaggio o meno. Era un modo per fissare dei ricordi. Era un modo anche per appuntare nuovi stimoli. Perché lei era in continuo movimento. Con il pensiero. Con il fisico. Ragion per cui il mezzo che prediligeva per gli spostamenti nei suoi viaggi erano i piedi. Spostamenti lenti che le permettevano di immortalare nella sua memoria tutto ciò che le accadeva attorno.</p>
<p>Passionalità e ratio messi insieme. L’equilibrio raggiunto da Caterina. Lei che amava programmare, per poi partire, ma comunque per poi ritornare. D’altronde lei era la donna che viaggiava nel tempo e in questa circolarità di azioni, il suo viaggio non trovava fine.</p>
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		<title>Il Social Network di Matteo Girardi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 08:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci saremo incontrati tre volte. Ora ripensandoci, in tre momenti ben precisi della sua vita. Professionalmente lo conoscevo abbastanza. Personalmente sentivo di conoscerlo ancora di più.

Di più rispetto alle occasioni di parlare di aspetti extralavorativi. Era come se certe cose non dette, fossero emerse ugualmente dalla sua persona. Sicuramente alla base una buona dose di empatia, ma non solo. Il suo modo di fare, la sua modalità nell’esprimersi, lasciavano trapelare quanto entusiasmo e determinazione, ci fossero in lui nel perseguire i propri progetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Ci saremo incontrati tre volte. Ora ripensandoci, in tre momenti ben precisi della sua vita. Professionalmente lo conoscevo abbastanza. Personalmente sentivo di conoscerlo ancora di più.</p>
<p>Di più rispetto alle occasioni di parlare di aspetti extralavorativi. Era come se certe cose non dette, fossero emerse ugualmente dalla sua persona. Sicuramente alla base una buona dose di empatia, ma non solo. Il suo modo di fare, la sua modalità nell’esprimersi, lasciavano trapelare quanto entusiasmo e determinazione, ci fossero in lui nel perseguire i propri progetti.</p>
<p>All’inizio del nuovo anno ci sentiamo. Tra le varie novità che ci raccontiamo, mi fa intendere che dietro a quelle mie positive impressioni, ci fosse qualcosa di concretamente provabile.</p>
<p><em>“… non ti ho mai detto che anch’io ho una passione per la scrittura? Sai da poco ho pubblicato un libro che racconta un po’ le mie vicissitudini lavorative e di vita di questi ultimi anni</em>” quasi sottovoce mi dice <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank">Matteo Girardi</a></strong>.</p>
<p>Recupero il libro. Leggo. Sorrido. Non c’è niente da fare l’istinto mi aveva ben indirizzato. Su quelle pagine trovo tutte quelle parole non dette. Trovo conferme e qualche piacevole sorpresa.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/IMG_1254-e1300262105819.jpg" alt="" title="Matteo Girardi" width="180" height="208" class="alignright size-full wp-image-1894" /></a>La storia di Matteo forse è simile a quella di tanti altri. Forse no. Sta di fatto che questo ragazzo di Bologna dal lavoro precario, si ritrova (e non per caso) nel pieno vortice della new economy. Si ritrova a lavorare per realtà legate al mondo Internet e delle nuove frontiere della comunicazione, proprio nei momenti topici. Da Yahoo! a FaceBook, passando per MySpace. Nomi noti ai più ora. Vere sfide nel momento in cui Matteo si è ritrovato a farne parte.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/socialnetwork-189x300.jpg" alt="" title="Social Network - Matteo Girardi" width="189" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1887" /></a>Nel libro di Matteo c’è un altro elemento caratterizzante e lo si può capire dal titolo: <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank">Social Network – una serie di incredibili (in)successi</a></strong>. Già perché se lo scenario lavorativo è stato inquadrato, manca ancora di capire la modalità con la quale Matteo lo ha affrontato.</p>
<p>E’ proprio su questo aspetto che ho ottenuto le risposte che apparentemente mi mancavano. In queste pagine ho ritrovato quella determinazione che Matteo mi aveva sempre ispirato.</p>
<p>Non voglio soffermarmi sui singoli episodi del libro. Meritano di essere letti. Vissuti ed immaginati. Anche perché Matteo è riuscito a mettere su carta, in modo semplice ed avvincente la sua storia. Mentre vorrei ripercorrere i motivi che fanno questa storia interessante e mi permetto di dire anche da prendere ad esempio.</p>
<p>Questo perché Matteo è riuscito ad andare oltre. Oltre ad un sistema scolastico che lo voleva mediocre. Oltre ad un primo impiego che ne voleva soffocare il talento. Oltre alle barriere linguistiche. Oltre soprattutto alle paure, che tutti abbiamo, quando dobbiamo fare delle scelte, quando capiamo quale sarebbe la nostra strada, ma non abbiamo sufficienti forze e coraggio per intraprenderla.</p>
<p>E’ un po’ il tema ricorrenti dei sogni che ritorna. Sogni concreti, realizzabili, ma che abdichiamo perché altri ci dicono non adatti a noi, oppure perché noi stessi non ci crediamo abbastanza.</p>
<p>Certo il cammino di Matteo non è stato semplice. Lui stesso mette in discussione quello che gli è capitato. Successi ed insuccessi. E’ in questo binomio che si possono inquadrare i suoi accadimenti. Però Matteo ha sempre reagito alle delusioni, con la sua caparbietà, con la convinzione che nonostante tutto bisogna andare avanti. Rimboccarsi le maniche e continuare.</p>
<p>La storia di Matteo è una storia di speranza e allo stesso tempo una storia che fa capire che certe volte non si deve dare eccessivo peso agli errori. Anzi proprio da questi, proprio dalle situazioni che sembrano essersi rovinosamente compromesse, si deve ripartire.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788874244447/girardi-matteo/social-network-una-serie.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/IMG_7887-e1300262289959.jpg" alt="" title="Matteo Girardi" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-1897" /></a></p>
<p>Se Matteo avesse aspettato, non avesse osato, sicuramente avrebbe qualche ferita in meno. E’ più facile assistere. Rimanere con la flebile gioia dell’attesa. Ma è agendo che Matteo ha ottenuto le più grandi soddisfazioni. Non è riuscito a realizzare tutto ciò che voleva. Ma poco importa. Nel frattempo in questo suo cammino si sono verificate altre occasioni.</p>
<p>Nel libro di Matteo ogni capitolo è aperto da una citazione. Sono tutte perfette per il momento che si appresta a raccontare. C’è né una in particolar modo che è esplicativa del suo approccio alle cose. Non per niente, infatti, si trova ancor prima della prefazione. Si tratta di una citazione di Winston Churchill che fa così “<em>Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo</em>”.</p>
<p>Ecco la parola magica. Entusiasmo. E quand’è che una persona è entusiasta? Quando fa ciò che ama. Ciò che sente proprio.</p>
<p>Mi sa che con Matteo dovrò scambiare altre quattro chiacchiere. Questa cosa dell’entusiasmo ci accomuna troppo. Chissà magari tra le varie idee e progetti potremo fare qualcosa insieme. Potrebbe essere anche qualcosa di esplosivo, vista la carica di adrenalina di entrambi.</p>
<p>La considerazione che ho fatto dopo aver terminato il libro è che Matteo non si è mai fermato di scrivere. Ancora una volta ho una sensazione. Ho la sensazione che quotidianamente scriva un nuovo capitolo della sua vita. Non su carta, ma attraverso le sue azioni.</p>
<p>Bravo Matteo, continua così!</p>
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