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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; scrittore</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Raccontare è l&#8217;unico modo per salvarsi &#8211; Marco Ballestracci</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 08:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/ilmecenatedanime_marcoballestracci.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/ilmecenatedanime_marcoballestracci.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<div id="attachment_2045" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/207467_1925022295419_1538003709_2042729_921244_n-e1304581955125.jpg" alt="" title="Marco Ballestracci" width="450" height="300" class="size-full wp-image-2045" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Ballestracci accompagnato alla chitarra da Massimo Zemolin</p></div>
<p><em>“… sono una persona fortunata… quello che sognavo da bambino si è realizzato… sognavo di fare lo speaker radiofonico e l’ho fatto… sognavo di viaggiare con la musica e ho iniziato a fare blues e con una band ho girato dentro e fuori l’Italia… sognavo di mettere su carta i miei racconti e ho iniziato a scrivere dei libri…”</em> breve pausa e poi sorridendo riprende <em>“… sognavo di avere un figlio biondo con gli occhi azzurri che si chiami Emanuele e l’ho avuto!”</em>.</p>
<p>Siamo a Castelfranco Veneto, nel cuore della provincia di Treviso. Qui dove la dedizione al lavoro è elevata e l’attenzione alla produttività pure, c’è chi decide che i sogni non sono solo da inseguire, ma anche da realizzare.</p>
<p>A parlare è <strong><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank">Marco Ballestracci</a></strong>, classe ’62, che dopo essersi laureato in Economia e Commercio e aver fatto il responsabile finanziario, decide che non è più il caso di trascorrere metà della giornata lavorativa alla gestione delle relazioni con persone poco affini a lui e cambia la sua vita.</p>
<p>Si ricorda invece delle persone con le quali era stato bene da ragazzo e con loro accetta di gestire la birreria Casa Rossa sempre a Castelfranco. <em>“… ho preferito andare a lavorare con delle persone che mi piacciono… con cui sto bene… delle quali posso fidarmi e non devo perdere tempo a guardarmi alle spalle”</em>.</p>
<p>Parlando con Marco la sensazione è quella di trovarmi di fronte ad un esemplare ormai raro di umanità. E’ il prototipo positivo di questo territorio, dove impegno, sudore e caparbietà possono portare a realizzare cose inimmaginabili. Il tutto però nel rispetto degli altri. Di chi ti sta attorno e ti stima. Ma anche di chi non condivide quello che fai o comunque non va oltre al proprio essere.</p>
<p>Marco è un po’ come quei personaggi che rimangono ben ancorati alle proprie origini, ma allo stesso tempo questo non li limita nella loro evoluzione. Anzi sono stimolati al rinnovamento, senza perdere però quei valori che sono ben impressi nella loro memoria.</p>
<p>In alcuni momenti sembra uscito da qualche film neorealista. In altri appare come un Guccini nostrano. Addirittura mi saltano alla mente le atmosfere della provincia di metà anni ’70, ben rappresentate da Ligabue in Radiofreccia. Marco è tutto questo, ma anche molto di più. Non è possibile etichettarlo, perché comunque con il suo naturale modo di fare è solo ed esclusivamente Marco Ballestracci.</p>
<p>La sua esistenza è stata, e lo è tuttora, una concatenazione fortuita di eventi. Da quando appunto decide di fare lo speaker radiofonico. Sono i primi periodi delle radio private e lui è l’emblema di una passione. Quella del parlare. Quella di comunicare, sfruttando la magia di un mezzo come la radio che ti dà la possibilità di mischiare parole e musica. Un amore per questo strumento, che lo porta a fare dirette estenuanti con orari assurdi, ma non per lui.</p>
<p>Ed è proprio con la radio che inizia a scrivere. Scrive di musica. Prende i primi contatti con riviste di blues. Per lui che è anche musicista di armonica a bocca e cantante, il passaggio al live è quasi naturale.</p>
<p>Lascia la radio e inizia a girare con la sua band. Insieme a loro partecipa ad importanti festival di musica blues all’estero, ma allo stesso tempo non c’è diniego a serate in qualche pub della provincia. Perché comunque lui arriva da lì e sa cosa vuol dire dispensare musica anche in piccole realtà locali. In quel periodo non conta tanto dove si esibisce, l’importante è avere un pubblico, qualcuno da allietare con la propria musica.</p>
<p>Mentre Marco mi racconta di questi passaggi da un mestiere all’altro mi dice: <em>“… abbiamo una vita a disposizione per imparare il più possibile… quando faccio qualcosa… ed è qui la concatenazione… una concatenazione comunque cercata… cerco di fare qualcosa da imparare… per apprendere qualcosa di nuovo… questo è il mio atteggiamento di vita”</em>.</p>
<p>Con questo atteggiamento inizia anche il suo percorso letterario. Scrive un primo libro dal titolo <a href="http://www.ibs.it/code/9788876060458/ballestracci-marco/compagno-di-viaggio-nove.html" target="_blank">Il Compagno di Viaggio (nove racconti in blues)</a>. Ne scrive un altro <a href="http://www.ibs.it/code/9788876061295/ballestracci-marco/bluespadano.html" target="_blank">Blues Padano</a>, che poeticamente ritrae le storie di quelle band che sorgono sulla via Emilia. Un libro questo così vero e umano, che viene citato anche in un articolo del <a href="http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/ritratti/2010/04/02/news/dove_il_po_sfocia_nel_mississippi-5382/" target="_blank">National Geographic</a> che parla del blues in Italia.</p>
<p>Ma Marco non si ferma qui. Sulla scia dei suoi ricordi d’infanzia, scrive delle vere e proprie dediche d’affetto allo sport – <em>“… con lo sport  in bianco e nero… cose che succedevano solo la domenica… e le magliette erano talmente strette che al primo sudore diventavano un tutt’uno con la pelle…”</em>. Ed è così che pubblica <a href="http://www.ibs.it/code/9788862610261/ballestracci-marco/a-pedate-11-eroi.html" target="_blank">A Pedate</a> con il quale vince la 46° edizione del Premio Selezione Bancarella Sport e <a href="http://www.ibs.it/code/9788846101020/ballestracci-marco/ombra-del-cannibale.html" target="_blank">L’ombra del Cannibale</a>, in onore del grande Eddy Merckx.</p>
<p><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Storia-balorda-198x300.jpg" alt="" title="La Storia balorda - Marco Ballestracci" width="198" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2047" /></a>Proprio in questi giorni sta per uscire il suo nuovo lavoro. Il titolo è <strong>La Storia Balorda</strong>, ed ancora una volta ci sono tutti i presupposti affinché le parole di Marco, le storie di Marco, ci portino in un viaggio tra storia e finzione ai confini però delle emozioni.</p>
<p>In tutto questo tourbillon creativo, Marco riprogetta anche il suo modo di stare su un palco: <em>“… ad un certo punto ho deciso di cambiare il punto di riferimento… è per questo che ho introdotto le parole nei miei concerti… parole non solo cantate, ma parlate…”</em>. Ora infatti che per scelta ha deciso di ridurre il numero di date a suonare, ha introdotto anche un nuovo modo di fare le sue serate.</p>
<p><em>“… lo scrivere e il parlare sono facilmente comprensibili a tutti… mentre con la musica il DO è DO, ma può essere interpretato in maniera diversa in chi ascolta… è per questo che nei miei nuovi spettacoli accompagnato alla chitarra da Massimo Zemolin… c’è un alternarsi di parole e suoni… nell’intento di raccontare delle storie…</em>”.</p>
<p><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Marco_Ballestracci-200x300.jpg" alt="" title="Marco Ballestracci" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2049" /></a>Quello di Marco non è uno spettacolo standard. E’ uno spettacolo a cui forse non siamo più abituati ad assistere. E’ uno spettacolo che richiede l’ascolto. E’ uno spettacolo che coinvolge all’ascolto. E’ un modo ancora una volta nuovo per comunicare, perché come lo stesso Marco mi dice: <em>“… io ho come esigenza quella di comunicare… anche perché raccontare è l’unico modo per salvarsi”</em>.</p>
<p>La storia di Marco potrebbe essere paragonata quasi ad una favola. Nato e vissuto a Castelfranco Veneto, figlio di operai e che dalla provincia arriva al Salone del Libro di Torino. La sua stessa vita è un racconto. Ricorda ancora con emozione quando la madre gli chiedeva perché perdeva tempo, quando voleva fare la radio, ma allo stesso tempo nelle sue parole c’era tutto l’amore e l’orgoglio per lui come figlio.</p>
<p>Allo stesso tempo mi parla con gioia del suo essere padre oggi. Di come il suo amore non voglia condizionare le scelte di un figlio <em>“che faccia quello che gli piaccia… quello che lo farà stare bene…”</em>, quasi mi sussurra.</p>
<p>E prima di concludere mi dice: <em>“… sono contento dei miei anni… perché non ho invidie… non ho rimpianti… e c’è sempre stata e sempre ci sarà la musica che mi gira intorno…”</em>.</p>
<p>Siamo ai saluti, ma non potevamo che finire in musica, infatti mi domanda: <em>“Conosci i <a href="http://www.tinariwen.com/" target="_blank">Tinariwen</a>? Ascolta Aman Iman… e poi mi saprai dire</em>”.</p>
<p>E con questo consiglio, dato da chi di musica ne fa un elemento di costante presenza della sua vita, non mi rimane che salutare Marco, magari chissà ci rincontreremo in qualche suo spettacolo in giro, oppure anche per bere una birra alla sua Casa Rossa mentre ci racconteremo nuove storie.</p>
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		<title>La casualità d’essere Renzo Di Renzo</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 11:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso abbiamo una visione parziale e riduttiva delle persone.<br />
“Ah, tu fai questo, quindi sei questo”. Dimentichiamo che un individuo è costituito da un insieme di passioni, interessi e predisposizioni che ne fanno un soggetto piacevolmente variegato.</p>
<p>Se poi si ha la fortuna d’incontrare qualcuno che di natura è poliedrico, si ha la certezza che le etichette hanno diritto di esistere solo sui faldoni di un archivio.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Renzo_di_Renzo.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Renzo_di_Renzo-e1298029150792.jpg" alt="" width="435" height="435" class="aligncenter size-full wp-image-904" /></a></p>
<p>Sono le 9.30 a Venezia. Ho appena attraversato una Piazza San Marco ancora non troppo gremita di turisti e con il sole che illuminando le calli, porge il suo buongiorno ad una Serenissima ancora assonnata.</p>
<p>All’inizio di Strada Nuova si affaccia sul Canal Grande uno dei tanti e meravigliosi palazzi di questa città. Al secondo piano di esso vi è un luogo magico. Un luogo che vuole ricordare <a href="http://www.ibs.it/code/9788831791496/donazzan-beppe/forza-del-sogno.html" target="_blank">La Forza del Sogno</a> di un imprenditore illuminato. Un luogo che vuole promuovere i sogni di tanti giovani artisti e talenti. Si tratta della <a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank">Fondazione Claudio Buziol</a> e ad accogliermi c’è il suo direttore artistico: <strong>Renzo Di Renzo</strong>. E’ con lui che andremo a testare le tante sfaccettature di un essere umano.</p>
<p>Ci accomodiamo in una stanza che accoglie molti degli avvenimenti ed incontri della Fondazione. Osservo Renzo in questa sala settecentesca. Il contesto gli si addice. Con abiti d’epoca, potrebbe tranquillamente impersonificare un nobile del passato.</p>
<p>Iniziamo a conversare. Partiamo dalla fine in termini temporali. Un libro. <a href="http://www.ibs.it/code/9788842543893/zzz99-nuzzolo-m/musica-egrave-il-mio.html" target="_blank">La Musica è il mio radar</a>. <a href="http://www.myspace.com/massimilianonuzzolo" target="_blank">Massimiliano Nuzzolo</a> ne è il curatore. Renzo Di Renzo uno degli autori con un suo racconto.</p>
<p>“Questo è un progetto che premia la passione di chi l’ha portato avanti, Massimiliano Nuzzolo. Già fautore di altre interessanti iniziative, è un ragazzo in gamba, che stimo. Avevo un racconto rimasto fuori dal mio precedente libro (<a href="http://www.ibs.it/code/9788831791519/di-renzo-renzo/motivo-privato.html" target="_blank">Motivo Privato</a> edito da Marsilio, ndr) legato alla musica. A questo aggiungiamo che l’intero ricavato sarà devoluto alla <a href="http://www.amref.it/" target="_blank">AMREF</a> per finanziare dei progetti in Africa, diciamo è stato un piacere parteciparvi.”</p>
<p><strong>Ma che rapporto ha Renzo Di Renzo con la scrittura?</strong><br />
“Per fortuna non è il mio mestiere” mi dice sorridendo. “Anche se ho pubblicato quattro libri, non mi considero uno scrittore. Scrittore è colui che fa solo ed esclusivamente questo, vivendo di ciò. Io non ho i tempi e la loro costanza. Mi sono ritrovato, come per tante altre cose, un po’ per caso a pubblicare un primo libro. Sollecitato dalle persone che mi stanno attorno. E’ andata bene. Però la scrittura rimane una passione. Una delle modalità per esprimermi”.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788879266864/di-renzo-renzo/nero.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Nero_Renzo_Di_Renzo-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-908" /></a></p>
<p><strong>Direi che è andata più che bene, visto che <a href="http://www.ibs.it/code/9788879266864/di-renzo-renzo/nero.html" target="_blank">Nero</a> ha vinto il premio Grinzane Junior?</strong><br />
“Certo. Però anche quel libro è nato più che altro da una mia esigenza personale. Volevo attraverso dei racconti per bambini comunicare agli amici, alle persone che mi conoscono, che da lì a breve mi avrebbero visto in un contesto personale diverso. Attraverso la scrittura volevo fargli capire in un certo qual modo cosa sarebbe accaduto. La finalità che diventasse un libro commercializzabile era secondaria. E’ per questo che la proposta editoriale l’ho inviata solo a due case editrici e con una delle due è andata a buon fine.”</p>
<p><strong>Renzo, quindi per te la scrittura è una passione. Ma cosa vuol dire portare avanti una passione?</strong><br />
“Partiamo dal presupposto che spesso la passione deve essere gratuita. E’ per questo motivo che molti giovani creativi e talentuosi, purtroppo si riducono a fare il surrogato di quello che vorrebbero fare. Ottimi fotografi che si ritrovano a scattare foto per dei matrimoni. Promettenti musicisti a suonare in feste di piazza. Bravi fumettisti a fare le caricature ai turisti. Questo è un sistema che non sempre premia il talento delle persone, le quali appunto si ritrovano disilluse a fare qualcosa di diverso per guadagnare.”</p>
<p>Mentre Renzo parla, si capisce dal tono di disappunto con il quale esprime queste parole, che non gli va bene una situazione contingente di questo tipo. Anche perché parte del suo tempo lo dedica alle speranze dei giovani. Ne percepisce le loro potenzialità e allo stesso tempo le loro insoddisfazioni nel non poter seguire un loro amato cammino.</p>
<p><a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Fondazione_Claudio_Buziol-e1298029611839.jpg" alt="" width="200" height="119" class="alignright size-full wp-image-910" /></a></p>
<p><strong>Com’è nata la collaborazione con la <a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank">Fondazione Claudio Buziol</a>?</strong><br />
“Arrivavo da un’entusiasmante esperienza in <a href="http://fabrica.it/" target="_blank">Fabrica</a>. Erano gli anni di <a href="http://www.olivierotoscani.it/" target="_blank">Oliviero Toscani</a>. Gli anni in cui c’era la possibilità di lavorare insieme con tanti giovani in gamba. Vederli arrivare. Vederli crescere per poi lasciarli andare per le loro strade. Una ciclicità di gruppi di lavoro che teneva costantemente  alto il livello di creatività presente. Poi però la necessità dopo sette anni di cambiare. Ripartire da zero per rimettermi in discussione. Ed ecco arrivare la possibilità di collaborare con la <a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank">Fondazione Claudio Buziol</a>. Ancora una volta, quasi per caso, ma nel momento ideale per me di cambiare.<br />
Oggi a distanza di tre anni, possiamo contare su un numero cospicuo di attività portate avanti, una serie di collaborazioni di rilievo oltre ad essere considerati a Venezia tra i principali interlocutori culturali.”</p>
<p><a href="http://www.headscollective.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/HEADS_Collective.gif" alt="" width="240" height="80" class="alignleft size-full wp-image-912" /></a></p>
<p><strong>Tu sei fondatore anche di <a href="http://www.headscollective.com/" target="_blank">HEADS Collective</a>. Che periodo è per le agenzie di comunicazione?</strong><br />
“Abbiamo la fortuna per lavorare per grandi marchi. E’ indubbio però che con la crisi economica si siano verificati nelle aziende dei tagli di budget alla comunicazione notevoli. Quindi capita che ci siano richieste importanti da parte dei clienti che non trovano il giusto corrispettivo economico. Il rischio è che si radichi l’abitudine a sottopagare un lavoro spesso articolato.”</p>
<p><strong>A proposito di comunicazione, cosa ne pensi della polemica legata alle affissioni pubblicitarie a Venezia?</strong><br />
“Credo che ci siano cose più brutte delle affissioni. La gente dovrebbe scandalizzarsi di più per i tagli alla cultura. L’intervento dei privati è necessario. Come diceva uno degli ultimi ospiti che abbiamo avuto in Fondazione, il rischio altrimenti è che il pubblico diventi privato. Che la gente venga privata delle immense bellezze artistiche che vengono parcheggiate in stanze inadatte perché non ci sono i soldi per ristrutturare importanti spazi espositivi.<br />
Per quanto riguarda le affissioni a Venezia, si tratta solo di adottare una modalità di linguaggio conforme alla città. Le aziende devono contestualizzare il loro messaggio pubblicitario e questo se non raggiunge determinati criteri qualitativi prestabiliti non può essere affisso.”</p>
<p><strong>Veniamo all’insegnamento. Cosa rappresenta per te?</strong><br />
“E’ un modo per stare attaccato ai giovani. Insegnando <a href="http://www.unirsm.sm/" target="_blank">all’Università</a> da un lato apporto agli studenti la mia esperienza, quello che ho maturato sul campo del mondo del lavoro. Dall’altro ricevo da loro entusiasmo, energia, voglia di fare e poi non ti nascondo, che durante le ore di laboratorio del corso di design/management e comunicazione d’impresa, i ragazzi mi hanno presentato delle proposte che tranquillamente potrebbero trovare commercializzazione da parte di qualche azienda”.</p>
<p><strong>Ma tra scrittura, la Fondazione Claudio Buziol, il tuo studio e l’insegnamento all’Università di San Marino, trovi il tempo per qualcos’altro?</strong><br />
“Oltre la famiglia e le uscite in mountain bike, ci sono altri progetti in cantiere. Il prossimo in uscita sarà Treviso Design. Ufficialmente sarà inaugurato il 2 dicembre e rappresenta la volontà di raggruppare varie situazioni ed iniziative di design presenti nella provincia, sotto un unico modello di sviluppo, in modo tale da non aver dispersioni in un settore in forte fermento.”</p>
<p><strong>Prima di lasciarci non posso non farti questa domanda. Ma sotto sotto, cosa ti senti di essere?</strong><br />
“Un editore. Cerco di presentare contenuti di qualità attraverso modalità diverse e gran parte del merito va ai giovani brillanti che incontro.”</p>
<p>Lascio Renzo e la Fondazione. Me ne torno a camminare per le calli. Me ne torno a viaggiare con i pensieri. Quasi per caso Renzo DI Renzo si è ritrovato ad essere quello che è. Quasi per caso io mi ritrovo a raccontare la sua storia. Quasi per caso qualcuno oggi troverà la propria strada. E questo è un augurio.</p>
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