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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; scelte</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Una chef crudista a tempo di musica &#8211; Lorena Loriato</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se non fossimo fatti per fare sempre le stesse cose? In un mondo ideale ognuno dovrebbe essere espressione di ciò che è. Un’applicazione spontanea del proprio talento a mansioni equamente retribuite. Ma non solo. Dovrebbero esserci le condizioni per poter cambiare. Fare ciò per il quale si è portati in quel preciso periodo dove la fiamma della passione non ha eguali. E poi? E poi si continua, per strade attigue, per altre apparentemente diverse, con un bagaglio di esperienza in più e un nuovo tassello evolutivo conquistato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Ilmecenatedanime_Lorena_Loriato.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>E se non fossimo fatti per fare sempre le stesse cose? In un mondo ideale ognuno dovrebbe essere espressione di ciò che è. Un’applicazione spontanea del proprio talento a mansioni equamente retribuite. Ma non solo. Dovrebbero esserci le condizioni per poter cambiare. Fare ciò per il quale si è portati in quel preciso periodo dove la fiamma della passione non ha eguali. E poi? E poi si continua, per strade attigue, per altre apparentemente diverse, con un bagaglio di esperienza in più e un nuovo tassello evolutivo conquistato.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Lorena-Loriato-e1369292450164.jpeg" alt="" title="Lorena Loriato" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3216" /></a></p>
<p><strong><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank">Lorena Loriato</a></strong> è una di quelle che l’interrogativo se lo è posto e si è pure data delle risposte. Lei che per natura (fortuna) è uno spirito inquieto non si lascia trascinare dalla stagionalità della vita. Quella dove tutto sembra avere una scadenza prefissata. È lei al timone del suo destino. Viaggio avventuroso, non semplice, ma ricco di soddisfazioni.</p>
<p>Ogni rotta è segnata da un elemento di passione. Come la prima, dove è la musica a richiamare la sua attenzione. C’è un diploma per interpreti conseguito e un lavoro da impiegata commerciale a disposizione. Elementi fuorvianti per alcuni, non per lei. Questo perché il luogo di lavoro ha un nome che è già di buon auspicio “<a href="http://www.newageclub.it/" target="_blank">New Age</a>”, ma soprattutto perché rappresenta uno dei club musicali più interessanti dal punto di vista di concerti ed eventi sonori. Ed è così che Lorena segue l’amministrazione del locale, ma pure l’ufficio stampa, le relazioni con i media e la gestione dei social network.</p>
<p>Questo lavoro per Lorena rappresenta molto. L’indipendenza economica. Il coronamento di una passione. Poi però dopo dieci anni “tra palco e realtà”, la parte artistica, quella più emozionale viene meno. Ed ecco che entra in gioco la sua voglia di sfida. Cambio di rotta. Cambio di città. Cambio di lavoro. Un’altra fonte di passione: il cibo.</p>
<p>Dalla provincia di Treviso, Lorena sbarca a Londra. A dire il vero il suo è un ritorno in questa città. Un richiamo iniziato con un primo viaggio a sedici anni. Continuato poi con un periodo come ragazza alla pari ed ora ambientazione ideale da un anno a questa parte per questa sua nuova fase di vita. Nel trasloco porta con sé tutto, gatto compreso. Un’unica rinuncia, per la paura di rovinarli, la sua interminabile collezione di CD musicali. Ora non rimane che ricominciare.</p>
<p>Lorena riparte da un corso. L’insegnante è <a href="http://therawfoodcoach.com/" target="_blank">Karen Knowler</a>, la filosofia è quella crudista e per Lorena il raggiungimento di un percorso alimentare sperimentato su sé stessa. Come tutte le situazioni dove l’entusiasmo è il volano degli accadimenti la cosa non finisce lì. <a href="http://www.nudocrudo.net/" target="_blank">Vito Cortese</a>, noto chef crudista italiano cerca collaboratori all’estero che possano rappresentare la cucina italiana gourmet. Lorena si candida, la selezione è difficile, ma lei ce la fa. Diventa l’unica collaboratrice per l’Europa del progetto “<a href="http://www.nudocrudo.net/" target="_blank">Nudo&amp;Crudo</a>”.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/photo-1-e1369293525399.jpg" alt="" title="La cucina crudista di Lorena Loriato" width="220" height="220" class="alignleft size-full wp-image-3226" /></a>Inizia a tenere i suoi corsi. “Mani in pasta” è il loro nome. Il divertimento, l’educazione alimentare e l’apprendimento di tecniche di cucina crudista i suoi elementi basilari. Piccoli gruppi di persone raggruppate in sale sparse per Londra a sperimentare cosa significhi preparare piatti crudisti. Persone differenti tra loro. Da chi non ha mai mangiato piatti crudi a chi ha problemi d’intolleranze, fino ad arrivare a persone che semplicemente vogliono apprendere nuovi piatti. Il clima è quello del gioco. Si parla, si scherza e allo stesso tempo ci si applica. In tutto ciò, c’è la professionalità di Lorena e c’è pure il suo sorriso. Quel sorriso frutto della consapevolezza di fare qualcosa che le piace.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Tartarementa-e1369293317637.jpg" alt="" title="Tartare di menta by Lorena Loriato" width="220" height="294" class="alignright size-full wp-image-3223" /></a>“<em>Il modo di avvicinare la gente a questa cucina è l’immagine</em>”, mi dice Lorena. Sarà per questo che i suoi piatti sono appetibili già nel momento in cui si vedono. Poi c’è il suo approccio, privo di ogni forma di rigidità mentale, che invita le persone a provare, rispettando le singole e diverse emotività.</p>
<p>Oggi Lorena Loriato è un’insegnante di tecniche di cucina crudista. La musica dalla sua vita non è completamente scomparsa. Le capita ancora di organizzare alcuni eventi live. Ma ciò che importa è il suo stato d’animo – “<em>… sono molto contenta, tutto è molto colorato se dovessi descrivere la mia esistenza… negli ultimi anni sono tornata sul palco…</em>”, mi racconta sorridendo. Già è tornata protagonista sul palco della sua vita. Naturalmente non mancano nuovi progetti, così come deve essere. Intanto si appresta a preparare un tiramisù crudo. In sottofondo una musica. Così tanto per non farsi mancare niente.</p>
<p>Arrivederci Lorena, chef crudista a tempo di musica.</p>
<div id="attachment_3228" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/20130407_ManiInPasta_007AROMAS-e1369293675754.jpg" alt="" title="Una chef crudista a tempo di musica - Lorena Loriato" width="435" height="290" class="size-full wp-image-3228" /></a><p class="wp-caption-text">Lorena Loriato durante una sessione di Mani in Pasta, corsi di apprendimento delle tecniche di cucina crudista </p></div>
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		<title>Pioggia, scelte e vite rinnovate &#8211; Silvio Barbiero</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 08:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pioggia scende, l’asfalto si bagna e il tergicristallo continua ad andare su e giù. Il tutto in forma ciclica. Gocce che ripetono la loro discesa. Pozzanghere che alimentano la loro presenza. Parabrezza delle auto sulle quali si rinnovano forme e disegni. Anche l’incontro con lui era iniziato così. Non per questo è sempre valida la sequenzialità dei fatti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/Ilmecenatedanime_Silvio_Barbiero.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>La pioggia scende, l’asfalto si bagna e il tergicristallo continua ad andare su e giù. Il tutto in forma ciclica. Gocce che ripetono la loro discesa. Pozzanghere che alimentano la loro presenza. Parabrezza delle auto sulle quali si rinnovano forme e disegni. Anche l’incontro con lui era iniziato così. Non per questo è sempre valida la sequenzialità dei fatti.</p>
<p>La sua storia già la conoscevo, ma poche sue parole sono servite per darne un’altra chiave di lettura. Quell’idea di cambiamento, non è che fosse sbagliata. Era semplicemente incompleta. “<em>Silvio… quello che ha lasciato la polizia per dedicarsi al teatro</em>”, a questa affermazione occorreva aggiungere sensazioni e togliere preconcetti. E’ proprio quella pioggia che cade, mentre <strong>Silvio Barbiero</strong> parla a farmi capire tutto ciò. La sua storia non può essere descritta ad un ritmo costante. La temporalità degli accadimenti  potrebbe essere fuorviante.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/Silvio-Barbiero-e1364198372550.jpg" alt="" title="Silvio Barbiero" width="435" height="289" class="aligncenter size-full wp-image-3162" /></p>
<p>La sua vita avanza come una massa di sentimenti pronti per essere plasmati qualora si abbia la sensibilità per farlo. E Silvio questa sensibilità l’ha avuta, modellando al meglio le occasioni che gli si sono presentate. E’ per questo che non si colgono parole di rammarico in lui. Parla con affetto del suo periodo nella polizia. Le relazioni umane. L’analisi costruttiva per un rinnovamento del corpo militare affinché, chi intraprenda questo percorso ne abbia la piena consapevolezza. Ne sia completamente supportato. In termini di strutture. In termini morali. Non è un lavoro comune. E’ una missione che ha le fondamenta nella sicurezza, nella giustizia e nella tutela dei diritti. Silvio ne riconosce l’estremo valore e proprio per ciò, sulla base della sua esperienza, si auspica un miglioramento che permetta ai tanti giovani coinvolti di essere preparati alle diverse necessità. Non si tratta di formare degli eroi. Chi intraprende questo percorso è una persona come tutte le altre. Con le sue forze, con le sue debolezze. Persone che si mettono in gioco, magari inizialmente non sapendo nemmeno a cosa vanno incontro. Anche per Silvio è stato così. Le pressioni di trovare un lavoro. Una laurea in filosofia che stava arrivando, ma che appariva di poche opportunità (questo almeno per gli altri) e un concorso pubblico vinto per entrare nell’arma. Un lavoro sicuro, forse. Un lavoro del quale si conosceva poco se non niente, sicuramente.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/silvio-barbiero-3-300x263.jpg" alt="" title="Silvio Barbiero" width="300" height="263" class="alignleft size-medium wp-image-3164" />Sono ricordi per Silvio ora. Senza connotazioni negative. Senza accentuazioni positive. In tutto ciò c’è l’altro l’elemento che lo identifica. C’è la passione per il teatro. L’accompagna da sempre. Prima di lasciare la sua Pesaro. A Padova durante l’Università. A Roma con il teatro “che conta” e al quale approda forse non ancora maturo. In giro per l’Italia con compagnie teatrali diverse. Passione che nemmeno durante il periodo in Polizia abbandona. Una passione che  si alimenta e si evolve, fino a far nascere in Silvio la convinzione che si possa trasformare quella passione in professione.</p>
<p>Il salto non è indifferente, ma oramai il suo piano di vita sembra chiaro e definito. Lascia l’arma. Ed insieme ad un amico regista apre un piccolo teatro-caffè. Qualcosa di tangibile, per accentuare a sé stesso la veridicità di una scelta. L’esperienza si rivela così straordinaria che poco dopo si presenta la necessità di ampliarla. Il circolo culturale si allarga, i <a href="http://www.carichisospesi.com/"><strong>Carichi Sospesi</strong></a>, questo è il suo nome, apre un nuovo spazio in un luogo simbolo della città di Padova: il Portello. Rassegne, laboratori di animazione teatrale, produzione di spettacoli, sperimentazione di nuovi linguaggi e tecniche, le idee di Silvio Barbiero si concretizzano. Ma è entrando in questo circolo che si può respirare la magia di un sogno, che forse Silvio aveva sempre pensato. Quello che potrebbe essere il retrobottega in un qualsiasi altro locale, diventa la piccola sala teatrale delle espressioni umane di artisti diversi. Si respira tutto ciò. E poi basta fissare lo sguardo, anche per pochi secondi, sul viso di Silvio per trovarne i segni di un’immensa soddisfazione.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/silvio-barbiero-2-e1364198625297.jpg" alt="" title="Silvio Barbiero" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3166" /></p>
<p>Scelte, cambiamento e passaggi. Ma non sono pioggia. Sono movimenti sincopati di una vita in continua trasformazione. Può continuare a piovere su Padova. Anche mentre Silvio mi riaccompagna in stazione, le gocce continuano a scendere sulla sua auto. Ma è la sua esistenza che non può limitarsi ad un ritmo ripetitivo. La soddisfazione è tanta in lui, ma non abbastanza per fermarsi a guardare questa pioggia che cade.</p>
<p>Il treno riparte, noi ci lasciamo. Quando ci rivedremo potrebbero esserci anche delle altre novità. Anzi ce ne saranno sicuramente. Intanto all’orizzonte sta pure spuntando il sole.</p>
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		<title>E se fosse stata tutta &#8220;colpa&#8221; del camper? &#8211; Elisa Loriato</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 07:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il camper è molto di più di una semplice scelta di vacanza. Forse si avvicina ad una forma di nomadismo. Con una particolarità però, ci si sposta alla scoperta del mondo portandosi con sé un pezzo di casa. Già perché comunque il camper è un’estensione della propria residenza fisica. Meglio ancora il camper è una seconda casa viaggiante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Il camper è molto di più di una semplice scelta di vacanza. Forse si avvicina ad una forma di nomadismo. Con una particolarità però, ci si sposta alla scoperta del mondo portandosi con sé un pezzo di casa. Già perché comunque il camper è un’estensione della propria residenza fisica. Meglio ancora il camper è una seconda casa viaggiante. I veri camperesti hanno sempre il camper pronto per partire. Stoviglie apposite. Lenzuola su misura. Carte da gioco, forse quelle sì, rubate al soggiorno di casa. L’atmosfera che si respira è quella familiare, tipica di una casa in perfetta armonia.</p>
<p>Cosa succede se una persona fin da bambina trascorre parte del suo tempo viaggiando su questa casa in movimento? Può succedere che si innamori. Si innamori dei viaggi. Si innamori della scoperta. Si innamori di un approccio dinamico del pensiero. Aprire gli occhi. Abbattere confini fisici e mentali di barriere geografiche, pur mantenendo ben presente le proprie origini.<br />
<div id="attachment_2061" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/famiglia-114-e1305272220502.jpg" alt="" title="Elisa Loriato - E se fosse stata tutta colpa del camper?" width="450" height="317" class="size-full wp-image-2061" /></a><p class="wp-caption-text">Elisa Loriato con la sorella durante i primi viaggi in camper</p></div></p>
<p>Forse deve essere successo proprio questo a <strong><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank">Elisa Loriato</a></strong>. Figlia di camperesti. In viaggio già all’età di cinque anni. Innumerevoli Paesi visitati. Diverse culture conosciute. Il suo imprinting non poteva essere diverso. Il viaggio era e rimane la sua passione.</p>
<p>E’ per questo che la storia di Elisa diventa nella sua semplicità un racconto emblematico. Si laurea velocemente in lingue e culture per il management turistico. Entra presto a far parte del mondo del lavoro. Ma se esser giovani dovrebbe rappresentare un vantaggio, questo elemento nelle aziende troppo spesso viene limitato ad un aspetto contributivo. Per il resto l’indice anagrafico rimane una sorta di ordine gerarchico. Il più piccolo taccia e faccia solo ciò che gli venga richiesto.</p>
<p>In parte a questo supplizio di camuffata gavetta, Elisa viene risparmiata. Viene assunta all’interno dell’ufficio legale di una fashion company internazionale. Certo non ci sono i viaggi, ma c’è una nuova lingua da parlare e ancor di più uno straordinario rapporto con i colleghi da coltivare.</p>
<p>Ed è proprio da questo ufficio che Elisa riceve nuova linfa. In particolar modo dai due diretti responsabili di madrelingua inglese, Elisa ha la possibilità di amplificare la sua già dinamica impostazione mentale – <em>“… un’impostazione che ti aiuta ad essere quello che sei… un percorso che ti mette ripetutamente alla prova, che però è ricco di soddisfazioni” </em>mi dice.</p>
<p><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/P1000454-40-e1305272627639.jpg" alt="" title="Elisa Loriato" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2063" /></a></p>
<p>E’ così che Elisa piano piano prende sempre più coscienza di sé. Dei propri limiti <em>“… non potevo trattare direttamente un contratto perché comunque non potevo giustamente cogliere quelle chiamiamole sfumature date da una lingua diversa dalla mia…</em>”. Delle proprie passioni <em>“… in parte ero soddisfatta perché potevo finalmente parlare in inglese, però più passava il tempo più mi rendevo conto che soffrivo d’intolleranza nei confronti della scrivania…”</em>.</p>
<p>A tutto a ciò si devono aggiungere alcuni aspetti. Gratificazioni. Dall’ufficio non mancavano. Dalla Direzione non sempre giungevano. Poi, il contatto con la gente. Certo in azienda non scarseggiava, ma nel suo ruolo forse era un po’ limitato. Infine, la capacità organizzativa. Elisa prendeva sempre più coscienza di esserne dotata.</p>
<p>Gli ingredienti ormai c’erano tutti. Viaggi, lingue, persone e organizzazione. Mancavano solo le istruzioni di come ben amalgamarli tutti insieme.</p>
<p>Nel frattempo Elisa si avvicinava sempre di più verso quella manovra che porta il nome di cambiamento.</p>
<p>Prende il patentino di accompagnatore turistico. Si diletta a dispensare consigli agli amici che devono andare in viaggio. Il dado è tratto. Nella sua mente si fa largo tra sistematici dubbi, una risposta. Con questa certezza quasi raggiunta, Elisa fa un altro passo. Personale. Anche se non sempre è possibile scindere quello che si fa da quello che si è. C’è un matrimonio e un lungo viaggio in Australia. Il coronamento di un sogno per una viaggiatrice come lei.</p>
<p><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/P1010397-e1305272798266.jpg" alt="" title="Elisa Loriato" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2065" /></a></p>
<p>Di ritorno in azienda la comunicazione delle dimissioni. L’atto finale di una scelta meditata da tempo. Sono trascorsi cinque anni da quando aveva varcato per la prima volta il cancello di quella sua prima formante esperienza lavorativa. E’ il 23 dicembre del 2010 quando per l’ultima volta si lascia la facciata alle spalle, prima di salire in auto. Il tragitto fino a casa è un interrotto pianto. Poi arriva il sorriso. Quel sorriso dato dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta.</p>
<p>Elisa Loriato si ritrova all’inizio del nuovo anno con un futuro tutto da scrivere. Riprende in mano i tasselli delle sue passioni e allo stesso tempo la sua vita. Una frase le gira per la testa <em>“&#8230; rendere felice chi viaggia…</em>”. Infatti mi dice: <em>“…. io che avevo sempre la valigia in mano… che avevo ricordi bellissimi legati ai miei viaggi… non potevo capire chi non desiderava fare altrettanto… forse si trattava solo di fargli vivere la giusta esperienza… quella più adatta… fargli vivere un’esperienza unica</em>”.</p>
<p>E così che Elisa diventa <a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank">consulente per viaggiare</a>. Trova una struttura che le mette a disposizione le informazioni e nel giro di poco ciò che prima faceva in modo naturale, dispensare consigli sui viaggi, lo fa diventare un’attività. Ed ecco che Elisa tra un passa parola ed un altro si ritrova non solo con gli amici, ma anche con “<em>coloro che non hanno tempo o chi non ha l’abilità nell’utilizzo di Internet”</em> a fare ciò che ha sempre fatto.</p>
<p>Ma questo è solo l’inizio. Il sogno di Elisa è qualcosa di più articolato. Il passo successivo innanzitutto sarebbe quello di accompagnare chi va in viaggio – <em>“… fargli conoscere i posti dove sono stata io… valorizzare anche il territorio dove vivo…</em>”. Poi c’è un progetto molto più ambizioso. E’ ancora in fase embrionale. E’ legato ai camper, d’altronde non poteva essere diversamente. Si tratta di ridare una valenza culturale oltre che economica a questo modo di viaggiare.</p>
<p>Tutto è pronto. Il camper è acceso. La traiettoria è segnata. Non rimane che partire con Elisa.</p>
<p>Buon viaggio a tutti!</p>
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		<title>Simone Perotti: “Adesso Basta”</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2009/10/14/simone-perotti-adesso-basta/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 11:01:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[adesso basta]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[downshifting]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[rallentare]]></category>
		<category><![CDATA[scelte]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto qualcosa d’interessante sui quotidiani si trova ancora. Giovedì 8 ottobre sul Corriere della Sera versione online, vengo rapito da uno strillo in home page che dice Guadagnare di meno per vivere di più abbinandolo poi al termine downshifting. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.simoneperotti.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/simone_perotti-225x300.jpg" alt="" title="simone_perotti" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-667" /></a>Ogni tanto qualcosa d’interessante sui quotidiani si trova ancora.<br />
Giovedì 8 ottobre sul Corriere della Sera versione online, vengo rapito da uno strillo in home page che dice <a href="http://www.corriere.it/economia/09_ottobre_08/focus_imarisio_dd8cd590-b3dc-11de-afa2-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Guadagnare di meno per vivere di più</a> abbinandolo poi al termine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Semplicità_volontaria" target="_blank">downshifting</a>.</p>
<p>Leggo attentamente l’articolo, tra un misto di curiosità e scetticismo. Mi soffermo in particolar modo sulle dichiarazioni di un certo <a href="http://www.simoneperotti.com/" target="_blank"><strong>Simone Perotti</strong></a>, che un fatidico giorno procede con un cambiamento radicale della propria vita.</p>
<p>Non ha nulla a che vedere con il Michael Douglas di Un giorno di ordinaria follia. Anche per Simone Perotti ci sono stati gli ingorghi in mezzo al traffico e tensioni quotidiane date dalla vita moderna, però la sua, è stata una scelta “morbida”, un volere rallentare per riappropriarsi meglio di se stesso e della propria vita.</p>
<p>A questo punto non mi rimane altro che contattarlo. Voglio capire cos’è successo in lui. In cosa consiste la sua scelta. E forse, se è realizzabile un approccio diverso al mondo che ci circonda.</p>
<p>Gli scrivo una mail per avere la disponibilità per chiacchierare su questa sua scelta di vita. Dopo neanche un minuto mi risponde: “Volentieri”. Ecco cosa mi ha raccontato.</p>
<p><strong>“Partiamo dalla fine. Chi è Simone Perotti oggi?”</strong></p>
<p>“Un uomo molto più libero. Liberi del tutto è forse impossibile, però ci si può provare con forza e determinazione…”</p>
<p><strong>“Cos’è successo quel giorno, quel giorno di due anni fa, ormai, che hai detto adesso basta?”</strong></p>
<p>“Una sensazione meravigliosa, inebriante. Tutto dietro, anzi, dentro, perché non si perde nulla, tutto si conserva nel cuore e nella mente. Però niente più autorità esterne su di me. Solo chi mi ama. Ricordo che passeggiavo per Milano e mi sembrava di volare…”</p>
<p><strong>“Rimpianti? La rinuncia che hai fatto più fatica a metabolizzare?”</strong></p>
<p>“Vivo dietro La Spezia. Mi manca l’Anteo, il miglior cinema di Milano. Da questo puoi capire che rimpianti non ne ho…”</p>
<p><strong>“Cosa vuol dire per te non avere più l’ansia del lunedì mattino e poterti godere ogni singolo giorno della settimana come fosse un giorno di festa?”</strong></p>
<p>“E’ un sogno. È come la vita dovrebbe essere per tutti. Vivere così per moltissime persone è possibile, vorrei che tutti lo capissero. Serve coraggio, determinazione. Nessuno ci insegna a essere determinati sui nostri sogni, ma solo sui doveri. E’ questo il gesto più crudele del sistema. E’ come dare due colpi di mazza alle gambe di un prigioniero per evitare che fugga. Ma quelle gambe dobbiamo curarle, farle correre ancora, perché ci portino dove vogliamo. Stand up!”</p>
<p><strong>“Non c’è il rischio di isolarsi, di crearsi un proprio mondo scollegato da quello reale? In fondo tu stai <a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/adesso-basta.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Simone-Perotti-Adesso-basta-192x300.jpg" alt="" title="Simone Perotti - Adesso basta" width="192" height="300" class="alignright size-medium wp-image-673" /></a>andando controcorrente. Il passa parola di questi giorni è Win for life, la lotteria che ti permette di vincere un vitalizio a vita, mentre tu hai scelto di rinunciare alle agiatezze economiche”</strong></p>
<p>“E&#8217; così che si diventa liberi secondo me. Non avendo soldi per fare quel che si vuole. E’ volere le cose vere, quelle che vanno proprio bene per noi che ci focalizza. Ti faccio io una domanda: quante volte facciamo cose che DOVREBBERO renderci felici, così si dice, così siamo convinti, ma che in realtà ci costano tempo e denaro ma non ci lasciano niente? Ecco la via per la libertà passa per queste cose. Si può diventare liberi anche senza smettere di lavorare. Però occorre assumersi la responsabilità della propria vita, renderla autonoma e indipendente dai condizionamenti. A quel punto si è veri-uomini-nel-mondo, dunque tutto si è meno che isolati. Sono gli altri a non avere tempo per me. Io ho tutto il tempo per loro che desiderano. Però voglio vederlo il loro desiderio, deve essere autentico e forte, altrimenti ho altro da fare.”</p>
<p><strong>“Ora devo fare un po’ l’avvocato del diavolo. Però ti sei permesso di fare una scelta così drastica, perché comunque eri nelle condizioni di poterlo fare. Se avessi avuto un mutuo da pagare o una famiglia da mantenere, avresti potuto fare ugualmente una scelta analoga?”</strong></p>
<p>“No. Ma vedi, il paradosso è proprio questo. Prima di tutto se uno ha fatto un mutuo per comprare una macchina più alla moda, la schiavitù se l’è cercata e se la merita tutta. A me della macchina me ne frega meno di niente. Ho un macchinone solo perché ci trasporto legna, materiali, e l’ho pagata 8.000 euro su eBay. Poi, se il mutuo è reale, utile, necessario, è chiaro che i problemi di quell’uomo esistono. Non sono semplici da risolvere. Il punto però è che esistono centinaia di migliaia di persone, anche milioni, che non hanno quel problema, o che in 3-5-10 anni possono risolverlo. Il fatto è che se non si comincia non si arriva. Occorre essere determinati e volere veramente cambiare vita. Se uno vuole può”</p>
<p><strong>“Hai raccolto la tua esperienza in un libro, dal titolo appunto Adesso Basta. Secondo te, la tua scelta potrebbe essere da stimolo ad altre persone?”</strong></p>
<p>“A giudicare dalle tonnellate di messaggi che ricevo e dal fatto che il mio libro è stato esaurito in 4 giorni, direi di sì”</p>
<p><strong>“Prima di concludere vorrei condividere con te una mia considerazione. Io credo che da tutta questa crisi economica, dal fallimento di un modello economico basato esclusivamente sul consumismo e la speculazione, ne usciremo con una consapevolezza diversa, con un approccio nuovo alla vita. Non dico che si arriverà a scelte “drastiche” come la tua, però ad una nuova forma di rinascimento mentale e culturale. In tal senso, tu cosa ne pensi?”</strong></p>
<p>“Me lo auguro. Io ero (per puro caso) di fronte alla Lehman Brothers quel famoso 12 settembre, quando scendevano gli impiegati con gli scatoloni in mano. Mi ha fatto pena quella gente, e ho patito per loro. Però esultavo. Che crollino questi santuari nel deserto, che vengano spazzati via e si riparta con meno cose in mano, ma con più autenticità. Non invoco alcun Armageddon, ma spero che questa crisi abbia spiegato chiaramente a tutti che così non va. Adesso Basta.”</p>
<p>La nostra chiacchierata finisce qui. Le nostre strade si dividono, per il momento. Simone torna al suo downshifting e io alla mia <a href="http://ilbetta.blogspot.com/2008/10/slow-life.html" target="_blank">slow life</a>. Tutto sommato ci sono più analogie che diversità. Chissà forse le nostre mete non sono così tanto diverse. Intanto grazie Simone e arrivederci.</p>
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