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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; ricerca</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Io sono montagna &#8211; Matteo Majer</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 09:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Majer.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Majer.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita.</p>
<p>Spesso Il mecenate d’anime, ha raccontato di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/10/14/simone-perotti-adesso-basta/" target="_blank">cambiamento</a>, del significato d’<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/07/29/paolo-la-luna-e-con-te/" target="_blank">inseguire un proprio sogno</a>, dell’importanza di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2011/10/19/lafrica-bella-di-simone-mura/" target="_blank">riappropriarsi della propria esistenza</a>. La storia di <strong><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank">Matteo Majer</a></strong> rientra a pieno titolo in questo percorso di ricerca personale.</p>
<p>Matteo, si laurea in psicologia del lavoro in quegli anni dove lo studio abbinato ad esperienze in azienda dava come risultato, un successo professionale assicurato. E così in parte è stato. Il “Dottor” Majer fa le sue prime esperienze come consulente nell’ambito risorse umane, finché come prassi vuole, si confronta dall’interno di un’impresa. A dire il vero più di una ed attraverso questa esperienza come responsabile del personale vive dal di dentro il significato del suo ruolo. Aziende diverse, dinamiche differenti, un’unica costante, Matteo Majer si schiera sempre dalla parte degli onesti, i quali non sempre poi trovavano vita facile in un ambiente relazionale aziendale poco armonico.</p>
<p>Matteo, sempre stimolato dal cambiamento e orientato all’innovazione, decide che è giunta l’ora di continuare con questo lavoro che lo appassiona, ma allo stesso tempo di rallentare i ritmi, per porsi delle domande e soprattutto trovare delle risposte ai motivi del suo passaggio terreno. È così che inizia un percorso professionale e personale che gli permette di raggiungere quel giusto equilibrio tra impegni lavorativi e tempo che dedica a sé. Fa il temporary manager, scegliendo di essere presente in azienda due, tre giorni a settimana. Si dedica alla libera professione, sempre nell’ambito risorse umane, affinando tecniche formative, di valutazione del personale e di ricerca intervento sull’analisi e la gestione dello stress.</p>
<p>E la montagna in tutto ciò? È luogo e simbolo della sua rinascita. Luogo perché ci trascorre quasi cinque mesi all’anno, anche se non in maniera continuativa. Simbolo, perché è la perfetta metafora del suo pensiero esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2304-e1395132963825.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3410" /></a></p>
<p>La montagna è preparazione. È allenamento. Ogni giorno devi fare qualcosa che ti permetta di avvicinarti alla realizzazione del tuo sogno. La soddisfazione di una personalità matura deve essere data dall’individuazione di un progetto e dal suo portarlo a compimento. Ragionare per obiettivi. Fare un percorso, dove il sacrificio ne è parte integrante.</p>
<p>La montagna è conoscenza. Conoscenza dell’ambiente nel quale ci si trova, del territorio circostante, in modo tale da poter valutare in maniera puntuale ed efficace gli obiettivi che si vogliono raggiungere.</p>
<p>La montagna è azione. Un’azione finalizzata ad un apprendimento. Un’azione dove si è concentrati su ciò che si fa e allo stesso tempo c’è gioia, divertimento nell’intraprenderla. Un’azione che prevede il sapersi arrangiare, ma anche confrontarsi e condividere con gli altri. Un’azione vista sempre in un’ottica di risultati raggiunti, anche quando si avverte di non essere arrivati alla meta prefissata.</p>
<p><div id="attachment_3413" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_3379-e1395133252320.jpg" alt="" title="Io sono Montagna - Matteo Majer" width="225" height="399" class="size-full wp-image-3413" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Majer</p></div>Infine la montagna è essenzialità. Alcune cose sono indispensabili, altre è giusto non averle perché sono solo d’ingombro. Tornare ad un contatto con la natura, allontanandosi dai luoghi comuni. Come dice proprio Matteo “lontano dall’estetica per essere più vicini all’etica”, nella ricerca di una sobrietà che ci distacchi dalla macchina compulsiva dei consumi.</p>
<p>È questa la direzione che Matteo ha intrapreso. Una direzione che lo sta portando sempre più vicino alla sua autorealizzazione. Una direzione che Matteo mette a disposizione anche agli altri attraverso il suo lavoro. Un lavoro caratterizzato dalla passione e che vuole essere da supporto a tutti coloro che vogliono progettare il proprio futuro, partendo dal presente. Un cambiamento quello di Matteo che si basa prima di tutto sulla consapevolezza, per poi aiutare nell’individuazione dei personali obiettivi, prima di passare ai piani d’azione.</p>
<p>È una scelta quella fatta da Matteo. Sperimentare e provare su sé stesso per poi essere utile ad altri nella fase di presa delle decisioni. O forse è solo un sogno quello di Matteo. Un sogno tangibile, realizzatosi, una volta che è diventato progetto di vita.</p>
<p>Intanto rimette nel cassetto quella sua foto da bambino. Guarda fuori dalla sua baita arroccata tra le dolomiti bellunesi e poi, sorride. Sta per iniziare un nuovo giorno per Matteo Majer. Una nuova vita.<br />
<a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2856-e1395133383418.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3417" /></a></p>
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		<title>Quando la creazione è sospinta dalla passione: Sebastiano Marchiò</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2012/10/26/sebastiano-marchio/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Oct 2012 07:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad un certo punto ci fermiamo.
Davanti ad una vetrina il nostro camminare trova sosta.
Non sappiamo nemmeno che negozio sia quello. D’altronde non è quello che ci interessa. Il flusso delle persone attorno a noi è intenso. Non rappresenta un disturbo, anzi più ascolto le parole di Sebastiano, più il brusio di sottofondo va a scomparire. Anche l’acqua alta che sta per arrivare al suo livello massimo previsto, sembra rallentare la sua spinta ascensionale. Una forma di rispetto. Forse più semplicemente un modo per partecipare a tutti quei discorsi. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/10/Ilmecenatedanime_sebastiano_marchiò.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Ad un certo punto ci fermiamo.</p>
<p>Davanti ad una vetrina il nostro camminare trova sosta.</p>
<p>Non sappiamo nemmeno che negozio sia quello. D’altronde non è quello che ci interessa. Il flusso delle persone attorno a noi è intenso. Non rappresenta un disturbo, anzi più ascolto le parole di Sebastiano, più il brusio di sottofondo va a scomparire. Anche l’acqua alta che sta per arrivare al suo livello massimo previsto, sembra rallentare la sua spinta ascensionale. Una forma di rispetto. Forse più semplicemente un modo per partecipare a tutti quei discorsi.</p>
<p>Poi la vista prende il sopravvento sull’udito. Succede quando estrae il suo portatile tenendolo su una mano mentre con l’altra fa avanzare la successione delle immagini. Così come fosse la cosa più normale. Mentre i mori da lassù rintoccano le dodici. I turisti invadono le calli ed i veneziani a passo spedito si spostano per la città.</p>
<div id="attachment_2912" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.designnonautorizzato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/10/Sebastiano_Marchiò-e1351236976164.jpg" alt="" title="Sebastiano Marchiò / Design Non Autorizzato" width="435" height="290" class="size-full wp-image-2912" /></a><p class="wp-caption-text">Sebastiano Marchiò, designer industriale</p></div>
<p>E’ tutta questa naturalezza a rendere ancora più vero il suo entusiasmo. Un entusiasmo che era iniziato con la descrizione di chi era. Un entusiasmo arrivato al suo massimo contagio lì, proprio in quel momento. Mentre un computer faceva vedere ciò che lui aveva realizzato e il suo sguardo illuminava codeste immagini.</p>
<p>E’ questo quello che <a href="http://www.designnonautorizzato.com/" target="_blank"><strong>Sebastiano Marchiò</strong></a> era riuscito a fare. Doveva essere un racconto del suo lavoro. Si era trasformata in una dichiarazione d’amore. Una dichiarazione di quanta fosse la passione che metteva in ciò che pensava. Ancor prima di progettarla. Subito dopo averla intuita. Lui che fin da piccolo non mancava di “scarabocchiare” qualsiasi pezzo di carta avesse sotto mano. Lui che man mano negli anni aveva trasformato quei segni in prodotti. Sempre lui che ora aveva sostituito la matita con il digitale, senza per questo perdere l’essenza di ciò che andava a produrre.</p>
<p><div id="attachment_2919" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.designnonautorizzato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/10/fissa-bianca-x-fb-300x265.jpg" alt="" title="Sebastiano Marchiò e Ivan Favretto - Design Non Autorizzato" width="300" height="265" class="size-medium wp-image-2919" /></a><p class="wp-caption-text">Sebastiano Marchiò con Ivan Favretto, fondatori di Design Non Autorizzato</p></div>Sebastiano Marchiò un designer industriale. Un progettista dall’elevata sensibilità. Linee e funzionalità mescolate per raggiungere un prodotto finito in grado di scaturire molteplici sensazioni. Desiderio, nel possederlo. Soddisfazione, nell’utilizzarlo. Un duro lavoro di ricerca dove fortunatamente ha la possibilità di confrontarsi. Già perché in quello studio, denominato del <a href="http://www.designnonautorizzato.com/" target="_blank">Design Non Autorizzato</a>, c’è pure un socio. Per meglio dire c’è un amico. Un amico di quelli importanti. <strong>Ivan Favretto</strong> prima di tutto è quel ragazzo con il quale Sebastiano ha trascorso la giovinezza. Ha condiviso i banchi delle prime scuole e ora si ritrovano a mettere insieme i loro pensieri per realizzare qualcosa di unico. Due identità. Due personalità diverse. Due flussi di energie che trovano il loro perfetto equilibrio a metà strada. La dove la creatività si bilancia con la concretezza. Alla ricerca della semplicità, perché è proprio questa la sfida più difficile.</p>
<p>Sebastiano sorride ricordando i suoi studi allo <a href="http://www.iuav.it/" target="_blank">I.U.A.V.</a> . Si compiace del legame mantenuto con alcuni suoi compagni. Si rallegra di aver trovato dei maestri, dei punti di riferimento, in alcuni docenti. Annuisce soddisfatto del suo periodo da art director in un’agenzia pubblicitaria. Poi si emoziona parlando del suo incontro con lo scultore giapponese <a href="http://www.yoshinogata.com/" target="_blank">Yoshin Ogata</a> ed infine gli brillano gli occhi per quanto è riuscito a fare al Master del <a href="http://www.polimi.it/" target="_blank">Politecnico di Milano</a>. Progettando  spazi. Aprendo la mente.</p>
<p><div id="attachment_2932" class="wp-caption alignright" style="width: 266px"><a href="http://www.designnonautorizzato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/10/PageMaster-con-libri-256x300.jpg" alt="" title="Page Master by Design Non Autorizzato" width="256" height="300" class="size-medium wp-image-2932" /></a><p class="wp-caption-text">Page Master by Design Non Autorizzato</p></div>Ma ora è su quel monitor che vedo le sue effettive creazioni. Come quella <em>Page Master</em> che riunisce design ed ergonomia in una poltrona in grado di raccogliere anche ciò che si legge. Sono numerose le forme che prendono vita nel senso più ampio del termine da quelle immagini in successione. C’è tutto un mondo da scoprire vedendo la magnificenza di alcuni arredi. C’è la visione dell’artista in altri termoarredi. Si sono anche luci, sedute e altre soluzioni per il vivere gli spazi che hanno come filo conduttore l’eleganza e allo stesso tempo la semplicità.<br />
<div id="attachment_2937" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.designnonautorizzato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/10/interior-glove-a-soffitto-16-9-e1351239029974.jpg" alt="" title="Interior Glove a soffitto by Design Non Autorizzato" width="435" height="244" class="size-full wp-image-2937" /></a><p class="wp-caption-text">Interior Glove a soffitto by Design Non Autorizzato</p></div> Poi prima richiude e subito dopo ripone il portatile nella sua tracolla. Anche la magia di quanto ha detto, di cosa ha fatto vedere sembra terminare. Il rumore della città riprende la sua intensità e anche l’acqua che sembrava distratta ora torna a salire.</p>
<p>Ci lasciamo. Un saluto. Dopodiché due opposte direzioni ci allontanano. Solo allora mi accorgo che qualcosa di incantevole è rimasto. E’ la consapevolezza. La consapevolezza di aver incontrato un talento sospinto da un’innata passione per la creazione.</p>
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		<title>Il pescatore di suoni &#8211; Marco Cecotto</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 14:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ci sentiamo la sua stanza è illuminata da una fioca luce artificiale. Non è colpa di particolari fusi orari. Sono le undici del mattino sia da me che da lui. Se deve esserci un responsabile quello semmai è il vento. Certo a Trieste si è abituati alla bora, ma quella di questi giorni è di particolare intensità, tanto da far abbassare le persiane di casa ed attendere che Eolo plachi il suo soffio per un po’.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Quando ci sentiamo la sua stanza è illuminata da una fioca luce artificiale. Non è colpa di particolari fusi orari. Sono le undici del mattino sia da me che da lui. Se deve esserci un responsabile quello semmai è il vento. Certo a Trieste si è abituati alla bora, ma quella di questi giorni è di particolare intensità, tanto da far abbassare le persiane di casa ed attendere che Eolo plachi il suo soffio per un po’.</p>
<p>Per <strong><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank">Marco Cecotto</a></strong> la situazione ambientale è certamente cambiata. Passare dalla tranquillità della campagna di una piccola frazione dell’entroterra veneziano dal nome <a href="http://maps.google.it/maps?q=la+salute+di+livenza&#038;hl=it&#038;ll=45.656948,12.809286&#038;spn=0.033835,0.077076&#038;sll=41.442726,12.392578&#038;sspn=18.560562,39.462891&#038;hnear=La+Salute+di+Livenza,+Caorle+Venezia,+Veneto&#038;t=m&#038;z=14&#038;iwloc=A" target="_blank">La Salute di Livenza</a> alla città mitteleuropea per eccellenza, il salto è notevole, ma le passioni portano anche a questo. Perché c’è un elemento che è al centro degli interessi del ventinovenne Marco: <strong><a href="http://soundcloud.com/marcocecotto" target="_blank">il suono</a></strong>.<br />
<a href="http://soundcloud.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/marco_1.jpg" alt="" title="Marco Cecotto - Il pescatore di suoni" width="161" height="184" class="alignleft size-full wp-image-2608" /></a><br />
E’ proprio quando inizia a parlarmi di questo suo amore che anche il vento triestino sembra calmarsi quasi a voler curiosamente ascoltare la storia del giovane Cecotto. Tutto sembra essere iniziato con la visione di un video musicale quand’era bambino. Sullo schermo un musicista rock impugnava una chitarra. Nemmeno il tempo che la canzone terminasse e Marco implora la madre a portarlo a suonare quello strumento a corde. Il primo vero contatto con la musica. Non entusiasmante però, perché al di là di lunghi momenti di solfeggio, viene meno quel trasporto completo che si aspettava. Passano gli anni e a sedici il basso elettrico prende il sopravvento ed insieme ad amici mette insieme un gruppo di musica metal noisecore. Un passaggio fondamentale, ma non ancora una svolta definitiva.</p>
<p>“<em>Cominciai a concentrarmi sempre di più sull&#8217;improvvisazione &#8220;noise&#8221;, sul rapporto diretto, non mediato da strutture, con il suono… suoni che poi diventavano irripetibili però…</em>” mi racconta Marco in un crescendo di emozioni. Ed è proprio per cercare di memorizzare queste improvvisazioni che Marco Cecotto si rivolge per la prima volta all&#8217;informatica e, nel corso degli anni, capisce che la sua strada non è quella del musicista, ma quella della <strong>Sound Art</strong>.<br />
<div id="attachment_2610" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/This-Is-Not-an-Object-1b-Found-Object-interactive-sound-installation-e1329143676453.jpg" alt="" title="This Is Not an Object #1b (Found Object) - interactive sound installation" width="435" height="271" class="size-full wp-image-2610" /></a><p class="wp-caption-text">This Is Not an Object #1b (Found Object) - interactive sound installation by Marco Cecotto</p></div></p>
<p>E’ qui che Marco inizia la realizzazione delle sue installazioni sonore. “<em>Sentivo l’esigenza di trasformare il computer in uno strumento che riproducesse i suoni, ma non in modo seriale…</em>” – è così che arriva alla produzione di opere dove l’interazione diventa l’elemento caratterizzante.  “<em>Ciò che faccio è costruire un sistema a partire dal quale ciò che andrà ad accadere sia non la semplice espressione del mio gusto personale, ma il risultato di una situazione complessa… il prodotto dell’azione dello spettatore da un lato e dell’ambiente dove l’installazione si trova dall’altro</em>”. Questo ultimo aspetto non è indifferente nel processo creativo di Marco: “<em>E’ fondamentale sapere dove l’installazione andrà a finire… se sarà possibile accedervi di giorno o di sera… se sarà in uno spazio pubblico o meno… la durata e quant’altro…</em>”.</p>
<p>Sono diverse le anime che caratterizzano Marco Cecotto. Con una laurea in filosofia e una specializzazione in estetica, ora si trova a confrontarsi in prima persona con questo suo grande amore che ha per il suono. Sono tre le componenti inscindibili della sua persona. L’elemento informatico, che gli permette di realizzare da solo le applicazioni alla base delle sue installazioni. L’elemento sonoro, da intendersi come l’aria che si respira e che ci circonda, perciò vitale. Infine l’elemento artistico, quello che gli permette attraverso il suo estro di creare un’opera attraverso l’utilizzo della sua materia prima, il suono appunto.</p>
<p>Tendenzialmente Marco registra suoni della strada. Seppur non esista un suono preferito ci sono dei luoghi che predilige, come le stazioni, habitat naturali di una molteplicità di stimoli sonori e informazioni. Ma come mi spiega lui, poi può essere l’inaspettato, il suono che fornisce notevoli soddisfazioni, questo come quando si è trovato ad immortalare il suono prodotto da un pneumatico interposto tra due imbarcazioni ancorate vicine tra loro, al momento del loro momentaneo contatto sulla spinta del moto ondoso. E’ su questo aspetto che bisogna avere una spiccata sensibilità legata al senso uditivo – “<em>… chiudere gli occhi ed ascoltare è una delle esperienze più intense che si possa fare… ricordo ancora l&#8217;esperimento di &#8220;blind listening&#8221; durante un live di <a href="http://www.franciscolopez.net/" target="_blank">Francisco Lopez</a> (un nome di assoluta importanza nel panorama della sound art): privati della prospettiva propria della visione, nell&#8217;esperienza acusmatica ci si trova immersi in una dimensione che porta con se un&#8217;esperienza radicalmente differente dello spazio e del tempo</em>”.</p>
<div id="attachment_2613" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/This-Is-Not-an-Object-2b-Sound-Object-interactive-sound-installation-e1329143795704.jpg" alt="" title="This Is Not an Object #2b (Sound Object) - interactive sound installation" width="435" height="271" class="size-full wp-image-2613" /></a><p class="wp-caption-text">This Is Not an Object #2b (Sound Object) - interactive sound installation by Marco Cecotto</p></div>
<p>Ma la sperimentazione per Marco Cecotto non ha mai termine. La sua ricerca nell&#8217;ultimo periodo si è concentrata sulla tenuta dei limiti di varie tipologie di &#8220;oggetto&#8221;, esplorate, decostruite e trasformate attraverso il medium del suono e la strategia dell&#8217;interazione. I primi tre risultati di questa indagine  (Found Object, Sound Object e Art Object), raccolti sotto il titolo <strong>This Is Not an Object</strong>, rimarranno disponibili al pubblico fino al 21 febbraio allo Spazio Pelodrilli di Treviso, nell&#8217;ambito di un&#8217;esposizione organizzata dalla giovane <a href="http://www.notitlegallery.com/" target="_blank">No Title Gallery</a> che lo vede coinvolto insieme all&#8217;artista 108.  Quello che gli piacerebbe fare ora, la sua ambizione, sarebbe invece quella di &#8220;<em>uscire dall&#8217;idea di speaker</em>&#8220;, nel senso di “<em>trasformare il comune concetto di diffusore audio facendo coincidere le due estremità della catena elettroacustica: la sorgente sonora e il dispositivo predisposto a diffonderne il suono amplificato… in altre parole, trasformare gli speaker in oggetti/strumento, facendo in modo che essi non amplifichino altro che sé stessi… su questo sono stato molto influenzato dalla visionaria e pionieristica &#8220;orchestra di altoparlanti&#8221; sviluppata negli anni &#8217;70 <a href="http://davidtudor.org/" target="_blank">David Tudor</a>, e culminata in &#8220;Rainforest IV&#8221;, ma anche dai recentissimi esperimenti di <a href="http://www.fonurgia.unito.it/" target="_blank">Andrea Valle</a> e dal suo &#8220;Rumentarium&#8221;</em>”.</p>
<p>Prima di lasciarci chiedo a Marco se esca sempre in compagnia del suo registratore e lui simpaticamente mi risponde così: “<em>non sempre, ma spesso… anche se devi sapere che registrare i suoni è un po’ come andare a pesca… può capitare di rimanere del tempo ad aspettare che il giusto suono si presenti… ma è anche questo il bello della pesca… l’attesa</em>”.</p>
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		<title>Nico, il ragazzo che tracciava il campo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 09:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivava attorno alle 18.30. Forse il momento più bello per chi vive la spiaggia d’estate. Il sole ancora alto, ma non sufficientemente per emanare il suo completo calore. Il mare che rallenta il suo battito ondoso e si riappropria di un intenso colore blu. Infine le famiglie, che iniziano i preparativi per tornarsene a casa, richiamando le orde di bambini sparsi per una doccia poco desiderata e cercando di ridare una sembianza d’ordine ad una capanna che li ha ospitati generosamente.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Nico_il_ragazzo_che_tracciava_il_campo.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Nico_il_ragazzo_che_tracciava_il_campo-e1298216516333.jpg" alt="" title="Nico, il ragazzo che tracciava il campo" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-765" /></a><br />
In questo apparente ritorno alla tranquillità e convocato un gruppo di amici, lui iniziava a tracciare metodicamente le righe di un campo degno di ospitare i migliori incontri visti sulle spiagge di Copacabana. Quattro, cinque o sei per squadra e poi si dava inizio ad epiche sfide calcistiche. Questo accadeva ogni sera, per l’intera stagione balneare.</p>
<p>Quel ragazzo, all’anagrafe <a href="http://it.linkedin.com/in/nicolacannata" target="_blank"><strong>Nicola Cannata</strong></a>, sulle spiagge adibite a campi da calcio <strong>Nico</strong>, ancora oggi è protagonista di importanti match. A caratterizzare le sue partite oggi però non sono più il pallone e la sabbia, ma la ricerca, l’insegnamento universitario e le aziende innovative.</p>
<p>Lo recupero telefonicamente alla stazione ferroviaria di Civitanova Marche in uno dei suoi tanti trasferimenti per raggiungere la sua Università, a <a href="http://www.unicam.it/" target="_blank">Camerino</a>. Approfittando anche della mezz’ora d’attesa per la sua prossima coincidenza, iniziamo a chiacchierare e a fare il punto sulla sua situazione di ricercatore e non solo.</p>
<p><strong>“Toglimi subito una curiosità. Cosa c’entri con la scoperta del genoma. Qual è stato il tuo contributo?”</strong></p>
<p>“Benché un premio nobel italiano, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Dulbecco" target="_blank">Renato Dulbecco</a>, sia stato tra i proponenti del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Genoma_Umano" target="_blank">progetto Genoma Umano</a> già nel 1986, è triste dire che poi di fatto l’Italia non ha partecipato direttamente al consorzio internazionale che nel 2000 ha ottenuto la prima sequenza (quasi) completa del DNA presente nel nucleo delle cellule umane. Durante quegli anni, nel gruppo di ricerca dell’<a href="http://www.unipd.it/" target="_blank">Università di Padova</a> presso cui lavoravo, siamo comunque riusciti a realizzare un catalogo (in termini tecnici, un database) di migliaia di geni che abbiamo identificato come attivati (“trascritti”) nei muscoli umani. La ricerca fu finanziata da Telethon, che ogni anno raccoglie, principalmente attraverso la televisione, fondi per finanziare la ricerca sulle malattie genetiche. E’ grazie anche ad organizzazioni come questa ed alla generosità di molti italiani che la ricerca può sopravvivere in Italia. Infatti buona parte di questi soldi, come avvenne per me, servono a pagare borse di studio e contratti di collaborazione a tanti giovani ricercatori (precari).”</p>
<p><strong>“Tu oggi ricopri diversi ruoli professionali strettamente collegati. Partendo appunto dalla figura di ricercatore, riesci a spiegare ad uno come me, poco avvezzo alle conoscenze scientifiche, in cosa consiste il tuo lavoro?”</strong></p>
<p>“Un ricercatore legge e studia molto, soprattutto articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali che presentano nuove scoperte o riassumono lo “stato dell’arte” in un particolare settore della scienza. Non abbiamo orari di lavoro perché si può dire che siamo costantemente in azione 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E’ difficile “spegnere” il cervello, anche durante i periodi di vacanza o addirittura prima di addormentarsi. Nel fondo della nostra mente c’è sempre un problema da risolvere, una spiegazione da trovare, un concetto da elaborare. E talvolta la soluzione fa capolino nei momenti più impensati, magari durante un viaggio o nel mezzo di una notte insonne. Una parte del mio lavoro, faticosa ma piacevole e che dà molte soddisfazioni, è poi la docenza universitaria.”</p>
<p><a href="http://it.linkedin.com/in/nicolacannata" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Nicola_Cannata-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-767" /></a><strong>“In veste di docente cosa insegni e che rapporto hai con l’insegnamento e i tuoi studenti?”</strong></p>
<p>“Mi occupo di trasmettere delle competenze tecniche a studenti delle lauree in informatica, bioscienze e biotecnologie, e scienze biologiche. In particolare insegno agli informatici a progettare e gestire delle basi di dati. Ai biologi insegno i principi dell’informatica e della bioinformatica (la scienza che c’è dietro a scoperte come quella del genoma). Come ti accennavo, dà molta soddisfazione vedere che dei giovani biologi, che magari avevano sempre “litigato” coi computer, alla fine dei miei corsi sono in grado di scrivere dei programmi che li aiutano nei loro esperimenti. Va osservato infatti, che oggi, molta della biologia molecolare non si svolge più al bancone e con le provette, ma al computer.”</p>
<p><strong>“Se non sbaglio il tuo percorso iniziale era leggermente diverso. Cosa ti ha portato verso il mondo universitario? Quando hai capito che questa poteva essere la tua vera strada?”</strong></p>
<p>“In effetti, da giovane laureato in informatica trovai rapidamente lavoro in aziende del settore. Il mio sogno però era sempre stato quello di fare lo scienziato. Sin da piccolo, quando leggevo “Topolino” rimanevo affascinato da Archimede Pitagorico e dalle sue invenzioni! Così sentii sempre più forte il bisogno di dare anch’io un umile contributo al progresso dell’umanità e, lasciati gli argomenti “gestionali”, grazie all’intuizione di un caro amico, mi ritrovai rapidamente impegnato in partite di gran lunga più impegnative e importanti, che possono significare anche la speranza di sconfiggere delle terribili malattie.”</p>
<p><strong>“Questo cambiamento ti ha fatto approdare, in maniera quasi consequenziale anche al mondo imprenditoriale. Si parla tanto di aziende innovative, qual è la tua testimonianza reale a riguardo?”</strong></p>
<p>“In effetti le capacità tecniche e le conoscenze faticosamente acquisite durante il lavoro di ricerca possono essere molto apprezzate anche da altri gruppi di ricerca o da aziende. Non è facile trovare delle persone costantemente al passo con l’evoluzione della scienza e della tecnologia. Queste ultime progrediscono a velocità spaventose. Pensa che il progetto Genoma Umano impiegò quasi 3 miliardi di dollari e 13 anni di lavoro di moltissimi gruppi di ricerca mentre ora ci sono già delle aziende statunitensi in grado di fornire lo stesso risultato in pochi giorni e al costo di poche migliaia di dollari. Nel prossimo futuro ognuno potrà conoscere il proprio genoma e ricevere medicine (e magari anche diete e indicazioni sugli stili di vita da seguire) personalizzate.</p>
<p>Tornando al presente, purtroppo nell’accademia italiana è difficile (per non dire quasi impossibile) offrire uno sbocco stabile ed economicamente dignitoso ai numerosissimi ricercatori precari. A quel punto rimangono due possibilità: la “fuga del cervello all’estero” (dove i nostri ricercatori sono tra i più apprezzati per l’impegno, spirito di sacrificio e genialità) oppure la costituzione, assieme ai colleghi, di un’azienda innovativa che trasferisca le competenze e gli eventuali risultati della ricerca sul mercato. Io per il momento sto sperimentando la seconda possibilità e attualmente sono impegnato in 3 di queste “avventure” imprenditoriali. Va precisato che anche in questo caso finora sono stati fatti tanti sacrifici e si è solo “seminato”. Speriamo un giorno di raccogliere anche il frutto di tanto lavoro! In Italia siamo comunque in buona compagnia. Negli ultimi anni infatti, sempre di più sono state le aziende “spinoff” innovative uscite direttamente dai laboratori delle università italiane, grazie anche ad una mentalità ed a politiche che stanno lentamente migliorando e che favoriscono iniziative di questo tipo, considerate una ricchezza per l’università e per il paese.&#8221;</p>
<div id="attachment_770" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/camerino_innevato.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/camerino_innevato-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" class="size-medium wp-image-770" /></a><p class="wp-caption-text">Panoramica di Camerino innevata</p></div>
<p>Veniamo interrotti dal passaggio di un Eurostar, che con il suo frastuono c’impedisce di comunicare per alcuni istanti. Il mondo di Nico mi sta appassionando. Approfitto di questa pausa forzata per riordinare le idee prima di addentrarmi meglio nello stato d’animo di un giovane e in gamba ricercatore, di fronte alle difficoltà che quotidianamente incontra.</p>
<p><strong>“Ha ancora un significato oggi la parola ricerca in un Paese come il nostro dove questa funzione (ndr primaria) sembra subire solo l’ostracismo da parte della sua classe dirigente?”</strong></p>
<p>“Purtroppo come dici bene te, questa classe dirigente sembra avere ben altre preoccupazioni e priorità. In periodi di crisi come questi si dovrebbe investire sui giovani, sulla cultura e sulla formazione, sulla ricerca, sulla green economy e sulle fonti di energia rinnovabile. Siamo o non siamo considerati “il paese del sole”? In pratica si dovrebbe investire sul futuro. Invece l’Italia continua a veleggiare sempre tra gli ultimi posti nella classifica degli investimenti in ricerca tra i paesi cosiddetti sviluppati. Il sistema universitario è attualmente in gravi difficoltà economiche e più di qualche università italiana sta rischiando la bancarotta a causa del drastico taglio governativo dei fondi per il funzionamento ordinario. Ma in generale è buona parte del sistema Italia, che non ha saputo o voluto investire sull’innovazione e sul futuro e ora ne stiamo vedendo le tragiche conseguenze nella chiusura di moltissime realtà industriali. Anche nell’università si fatica a superare la mentalità dei privilegi e degli interessi personali. Mi ritengo fortunato di far parte di un piccolo ma vivace ateneo, come quello di Camerino. Lassù viviamo in una sorta di laboratorio in cui vengono sperimentate e spesso anticipate quelle che diventeranno poi leggi o comunque tendenze per tutta l’università italiana. Come ti accennavo prima, se l’Italia ha ancora una speranza di avere un domani, è anche grazie ai sacrifici e alla passione di tanti giovani ricercatori, quasi sempre, come nel mio caso, precari.”</p>
<p><strong>“Di fronte a ciò, qual è il sentimento che primeggia in te? Sconforto o voglia di combattere?”</strong></p>
<p>“Devo dirti che è dura! E’ faticoso lavorare senza molte sicurezze per il futuro e contando su uno stipendio che in Europa sarebbe attribuito a malapena ad un giovane diplomato. Ma io vado avanti! D’altra parte nel calcio mi sono sempre piaciuti i gregari e i “guerrieri” che si sacrificano per la squadra, l’Italia non avrebbe vinto i mondiali di calcio senza i Marini, gli Oriali, i Gentile, i Bergomi, i Graziani, i Cannavaro, i Gattuso, i Materazzi, i Perrotta&#8230; Grazie a costoro, le squadre diventano delle macchine perfette e possono così esprimersi al meglio anche i Bruno Conti e i Paolo Rossi, i Del Piero e i Totti…”</p>
<p><strong>“Permettimi una domanda personale. L’amore ti ha già portato all’estero. Hai mai pensato di lasciare anche professionalmente l’Italia?”</strong></p>
<p>“Si, la tentazione è sempre forte. In Italia ci sono però anche tante cose belle che all’estero ci invidiano. Ad esempio il sole, il cibo, l’arte, le montagne ed il mare, ma anche la genuinità e la solidarietà di tante persone. Purtroppo questi ultimi valori si notano sempre meno nelle nuove generazioni. Il futuro del nostro paese è davvero un gran punto di domanda, anche se, storicamente, nei momenti più duri, l’Italia ha sempre dimostrato di cavarsela.”</p>
<p><strong>“Ma alla fine qual è il sogno di Nico? Qual è il sogno di quel ragazzo che con tutta la sua passione organizzava quelle memorabili partite sulle spiagge?”</strong></p>
<p>“Il mio sogno è quello di essere un giorno finalmente ripagato dei molti sacrifici fatti in tutti questi anni, di svolgere sempre un lavoro che possa essere utile alla scienza e al buon progresso della società, sicuramente affrontando anche partite impegnative, ad esempio alla scoperta dei programmi che fanno “funzionare” gli organismi viventi. Tutto questo vorrei che avvenisse possibilmente in un paese bello, pulito, onesto, sano con mari blu, aria pulita, montagne innevate, cibo genuino, tanto verde e tanti boschi, soprattutto un paese con tanto sole&#8230;”</p>
<p>La voce degli altoparlanti avvisa dell’arrivo dell’ultimo treno, per oggi, di <a href="http://it.linkedin.com/in/nicolacannata" target="_blank">Nicola Cannata</a>. Tra poco sarà a destinazione. Ad accoglierlo ci saranno le speranze dei suoi studenti e le competenze dei suoi colleghi. Chissà se ancora una volta Nico troverà l’entusiasmo per tracciare le righe per questa nuova partita. Chissà se la grandezza delle idee dell’uomo avranno la meglio sulla mediocrità della politica. Chissà.</p>
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