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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; radio</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Barnaba Ungaro: storia di una persona</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 10:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia è fatta di persone e di personaggi. L’incontro che vi sto per raccontare oggi rientra a tutti gli effetti nella prima categoria. E’ l’incontro con un essere reale. Un uomo costituito da interessi, passioni e pronto al confronto. Un uomo che ha una sua personalità. Pregi e difetti compresi. Un uomo che non ha bisogno di stereotipi e di modelli. Questa è la storia di un uomo libero.</p>
<div id="attachment_873" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Barnaba_Ungaro_Zona_Cesarini-e1298025591444.jpg" alt="" width="435" height="326" class="size-full wp-image-873" /><p class="wp-caption-text">Barnaba Ungaro nello studio Radio Rai Uno di Roma, a Saxa Lubra, durante la conduzione della trasmissione sportiva Zona Cesarini</p></div>
<p>E’ libero perché non ha bisogno di fingere. Non ha bisogno di filtri per modificare l’intensità della sua anima. Non potrebbe fare la pubblicità per nessun brand. Lui è testimonial di se stesso. Lui è <strong>Barnaba Ungaro</strong>.</p>
<p>Per capire tutto ciò non ci vuole molto. Basta vederlo arrivare all’incontro. In sella alla sua graziella, in pantaloncino corto e t-shirt, ma soprattutto con un grande sorriso.</p>
<p>Sono le undici qui al Lido di Venezia e nella frenesia dei giorni della Mostra del Cinema, troviamo un angolo di tranquillità per bere un caffè e chiacchierare un po’ insieme.</p>
<p>E’ strano intervistare un giornalista. Ho sempre paura di essere un po’ sotto esame. Ma con Barnaba non c’è questo pericolo. E’ proprio lui a togliermi da ogni eventuale situazione di disagio, complimentandosi per il lavoro che sto facendo con <strong>Il Mecenate d’Anime</strong>.</p>
<p>“Tra le ultime letture che sto facendo con <a href="http://www.gianricocarofiglio.com/" target="_blank">Carofiglio</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gilberto_Squizzato" target="_blank">Gilberto Squizzato</a>, ho letto anche alcune delle interviste che hai realizzato e devo dire che riesci a cogliere l’essenza delle persone che incontri” – mi dice prima di parlare delle sue passioni. Passioni nelle quali rientra a pieno titolo la lettura. “Per me leggere ha un suo preciso momento. Leggere è prima di andare a letto, ma non per addormentarmi, ma per viaggiare con la testa. Pensare. Analizzare”.</p>
<p>Ed è proprio per questa funzione che innesca piacevolmente il pensiero, che Barnaba ama anche il mare. “Un elemento naturale che trasmette tranquillità e permette di pensare” – così lo descrive passando la mano nell’aria a riprodurre il movimento delle onde.</p>
<p>A far da collante a tutto ciò c’è lo sport. Che non è solo una passione, ma anche (e felicemente, ndr) il suo lavoro. E’ a partire dal terzo anno di Liceo Classico che Barnaba Ungaro inizia a scrivere di sport. E’ il 1987 quando escono i suoi primi articoli su <a href="http://www.ilgazzettino.it/" target="_blank">Il Gazzettino</a> dedicati alle partite di calcio a livello dilettantistico. Mi racconta di ciò con l’entusiasmo di un bambino che descrive i regali ricevuti al compleanno. Ma questo è solo l’inizio.</p>
<p>Dal calcio si sposta poi al pattinaggio. Realizza dei servizi per la trasmissione “Roller Time”, prodotta dalla <a href="http://www.fihp.org/main/index.php" target="_blank">Federazione Italiana di Pattinaggio</a>. In un certo qual senso questa rappresenterà la svolta per Barnaba. Proprio per la passione con la quale porta avanti il suo lavoro, la Federazione di Pattinaggio gli offre la possibilità di diventare responsabile dell’ufficio stampa.</p>
<p>E’ il 1995 e per Barnaba inizia una grande avventura. Un’avventura che lo porta a girare per il mondo, ma non solo. In questa sua nuova veste lavorativa ha un primo contatto con la RAI. Concorda con loro le migliori manifestazioni di pattinaggio da inserire nel palinsesto televisivo. Organizza le riprese televisive. Diventa pure Responsabile della <a href="http://www.legahockeypista.it/" target="_blank">Lega Nazionale di Hockey</a>. E’ il commentatore tecnico di questi eventi sportivi. Nonché cura i contatti con tutte le testate giornalistiche.</p>
<p>In quegli anni Barnaba vive a Roma, ma a metà del 2005, complice da un lato la crisi del CONI che non gli può garantire una continuità lavorativa, e dall’altro la nostalgia per il mare, Barnaba torna a Venezia.</p>
<p>Ma il bello deve ancora arrivare, grazie al mezzo di comunicazione che Barnaba predilige: la radio. Questo sempre perché in radio non c’è bisogno di apparire. In radio è necessario avere qualcosa da dire e saperlo raccontare. Ed è Radio Rai, nelle vesti di Marco Martegani ad offrire a Barnaba questa opportunità. La trasmissione è “Poveri ma belli” e per due anni e mezzo, ogni sabato pomeriggio la voce di Barnaba Ungaro fuoriesce dalle onde medie di questa emittente radiofonica: un collegamento di cinque minuti dedicato agli sport minori.</p>
<p>L’unione Barnaba Ungaro, sport e radio diventa sempre più forte, tanto che a marzo del 2007 ritorna a Roma con <a href="http://www.rai.it/dl/portale/radio.html" target="_blank">Radio Rai</a>: ancora <strong>Marco Martegani</strong> gli affida un’intera trasmissione sportiva, “Zona Cesarini”, in onda dal lunedì al giovedì dalle 21 alle 23. Il riconoscimento della sua professionalità.</p>
<p>Ma la mancanza di Venezia torna a farsi sentire e nel giugno dell’anno successivo, Barnaba torna in laguna per lavorare al <a href="http://www.tgr.rai.it/" target="_blank">Tg Regionale Veneto</a> della RAI. Qui inizia ad occuparsi non solo di sport, ma anche di tutto il resto. Ricomincia da zero, ma con il suo animo sportivo accetta con entusiasmo la nuova sfida. Sfida che lo porta anche alla conduzione di “Buongiorno Regione”.</p>
<p>Quest’estate mi confida però che ha realizzato un altro sogno. E’ stato un mese e mezzo a Milano per collaborare con <a href="http://www.raisport.rai.it/" target="_blank">RaiSport</a>. Chissà se il dna sportivo di Barnaba lo porterà a seguire ciò che naturalmente ama.</p>
<p>Intanto abbiamo finito di sorseggiare il caffè insieme. Lui riprende la sua graziella e riparte, non prima di avermi regalato ancora una volta un suo sorriso. Il sorriso di una persona.</p>
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		<title>Gli altrisuoni di Alessio</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 14:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che per me è come tornare a casa.<br />
Via Massena 2 non è solo un indirizzo. E’ la parola magica che mi apre al mio mondo, quello della radio o per meglio dire “la Radio”, visto che da quando è diventata un network nazionale (e ne sono passati di anni), <a href="http://www.deejay.it/dj/home" target="_blank">Radio Deejay</a> è la perfetta frequenza della mia esistenza.<br />
Poi questa sera ho un motivo in più per essere così euforico. Incontrerò chi a Radio Deejay ormai da anni attraverso la sua trasmissione <strong>B Side</strong> trasmette e permette di scoprire un’altra musica, degli “altrisuoni” quelli di <a href="http://www.facebook.com/AlessioBertallot" target="_blank"><strong>Alessio Bertallot</strong></a>.</p>
<p>Broken beat, nu jazz, break beat, new soul, forse è anche limitativo etichettare la musica presentata da Alessio, perché al di là del genere, si tratta comunque di buona musica, di good vibrations.</p>
<p>Tra poco più di un’ora, alle 21.30 inizierà la diretta di B Side, come ogni sera, dal martedì al giovedì. Nel frattempo finché la luce rossa dell’ON AIR è ancora spenta, ci sediamo all’interno dello studio e iniziamo la nostra chiacchierata.</p>
<p><strong>“Avrei un sacco di cose da chiederti, ma non voglio abusare della tua disponibilità e nemmeno sottoporti ad un interrogatorio, per questo vengo subito al dunque. Com’è nata l’idea di un programma come B Side?”</strong></p>
<p>“Da una chiacchiera con Linus, molti anni fa:</p>
<p>< <em>avrei in mente di affidarti un programma serale, dove metti bella musica, cose un po’ raffinate..</em> ></p>
<p>< <em>bello! Ma la musica la scelgo io ?</em> ></p>
<p>< <em>la scegli tu </em>></p>
<p>< <em>ma sei sicuro?</em> ></p>
<p><strong>“Nel tuo programma non solo fai ascoltare dell’ottima musica, ma spesso ospiti direttamente gli artisti nel tuo studio. Qualche giorno fa, qui al mio posto erano seduti i <a href="http://www.kingsofconvenience.com/" target="_blank">Kings of Convenience</a>. Ma la lista di chi è passato dal tuo microfono è molto lunga. Cosa significa per te avere la possibilità di dialogare direttamente con questi artisti?”</strong></p>
<p>“In alcuni casi è un privilegio conoscere artisti che normalmente non avvicinerei. In altri, ( pochi ) è stata una delusione, non corrispondendo l’umanità alla cifra artistica, per così dire. In ogni caso le emozioni più grandi sono state vedendoli suonare: il musicista all’opera, quando è bravo è un prodigio.”</p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/Pn1kgducfLM?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>“Mi puoi dire tra tutti questi incontri, se ce n’è uno al quale sei maggiormente affezionato? Chi ti ha fatto musicalmente emozionare?”</strong></p>
<p>“<a href="http://www.stefanobollani.com/" target="_blank">Stefano Bollani</a>, con la sua capacità di improvvisare col piano jazz sulla techno e la drum’n’bass. E per la sua simpatia: è stato più tempo in radio a fare battute fuori onda che a realizzare intervista e performance. <a href="http://www.myspace.com/finkmusic" target="_blank">Fink</a>, grande bluesman degli anni zero. <a href="http://www.ivanofossati.it/" target="_blank">Ivano Fossati</a>, un vero signore con una visione culturale e poetica.”</p>
<p><strong>“E invece qual è l’artista che non hai avuto ancora modo d’incontrare e ti piacerebbe avere ospite a B Side?”</strong></p>
<p>“Ce ne sono molti: <a href="http://www.paoloconte.it/" target="_blank">Paolo Conte</a>, per esempio. Ma non mi piace molto fare interviste. Sono più interessato ad offrire la possibilità di divulgare il valore della musica suonata, oltre che quella registrata. Ecco perché mi sono inventato : <strong>deejay.it/Bside</strong> , dove puoi vedere le perfomances degli artisti contemporaneamente a quello che accade in radio: non dopo, on demand, perché non vengono registrate. Torniamo al live.”</p>
<p><strong>“Veniamo ad un tema al quale sono molto sensibile: lanciare nuovi bravi artisti. Credo che tu condivida con me l’idea che c’è molto fermento musicale, anche in Italia. Però sistematicamente si ripresenta il solito problema, quello di emergere, di farsi conoscere, di far sentire la propria musica che non sempre collima con le logiche commerciali di quel che rimane dell’industria discografica. Tralasciando i talent show televisivi, come può un giovane creare un proprio solido percorso artistico e farlo conoscere al pubblico?”</strong></p>
<p>“Innanzitutto occorre avere idee nuove. Se sei la copia di qualcuno, sei sempre secondo, se ti va bene. Poi essere consapevoli che avere idee nuove spesso non è considerato un valore dai tuoi possibili interlocutori, anzi: pochi amano rischiare sulle idee nuove, anche se si tratta solo di passare un disco alla radio. Poi avere fiducia e serietà, perché se non hai uno spessore, non vai lontano. Se i più “emergenti” fossero all’altezza di queste premesse, forse metterebbero un sistema stagnante e pavido nelle condizioni di aprirsi maggiormente. Vedo troppo cloni di modelli che hanno funzionato altrove e troppa poca consapevolezza che, senza rischiare sul nuovo, si chiude bottega.”</p>
<p><strong>“Quindi in tutto questo secondo te la tecnologia può aiutare un giovane artista a farsi conoscere. Però non c’è il rischio, come peraltro succede per l’informazione, di essere in un’era dove abbiamo tanto a disposizione, parlo ad esempio dei nostri computer pieni di files .mp3, ma di non essere in grado di ascoltare veramente, di non saper distinguere tra ciò che è buono e ciò che lo è meno?”</strong></p>
<p>“L’accumulo, senza discrimine, ci rende obesi, non ricchi. Occorre collegare le informazioni, i files, contestualizzarli, controllare la veridicità di quello che “dowloadiamo”, perché l’altra faccia dell’accessibilità della rete è il caos. Bisogna passare dall’informazionismo alla cultura. Occorre anche recuperare un rapporto emotivo con la musica che immagazziniamo: avere solo le cose che riteniamo importanti. Abbandonare il resto. Fare delle scelte costringe a porsi il problema di “cosa è meglio”, a prendere delle posizioni e abbandonare i qualunquismi.”</p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/7LcgaTJO6rM?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>“Ora invece parliamo di fantamusica, ti lancio una provocazione! La RAI ti chiama come nuovo direttore artistico per la prossima edizione del Festival di Sanremo. Cos’è la prima cosa che faresti?”</strong></p>
<p>“Lo farei in radio, anziché in televisione: costringerebbe la gente a “sentire” la musica e non a guardare come sono vestiti i cantanti. I produttori non dovrebbero lottare per avere un primo piano più lungo sulla faccia bella dell’artista. Anche i giornalisti sarebbero costretti a parlare di musica e non di gossip e non sarebbero così determinanti i volti nuovi emersi da altri programmi televisivi. Sicuramente non funzionerebbe.”</p>
<p><strong>“Prima di concludere e mi riaggancio a Sanremo visto che è un palco che diversi anni fa avete solcato, facciamo due parole sugli <a href="http://www.aeroplanitaliani.it/" target="_blank">Aeroplanitaliani</a>. L’esperimento che avete fatto nel 2007 con Perdermi in te, a mio avviso rappresenta un perfetto esempio di come si possa fare una reinterpretazione originale di un brano altrui. Cosa mi dici a riguardo e avete altri progetti nel prossimo futuro come band?”</strong></p>
<p>“Rappresenta anche un ottimo esempio di come sia difficile superare le lungaggini per ottenere i permessi per dare un testo italiano ad una canzone inglese. Abbiamo aspettato 5 anni per avere l’ok da <a href="http://www.damienrice.com/" target="_blank">Damien Rice</a>. E quando l’ha dato a noi, l’avevano già fatto altri in altre lingue.</p>
<p>Per quanto riguarda i nostri progetti futuri…la media è di un disco nuovo ogni 7 anni… neanche i Radiohead si permettono un lusso simile! E non siamo certo un gruppo così importante… è dura vivere di musica in Italia. Devi anche fare altro.”</p>
<p>Ormai mancano pochi minuti alla diretta. <a href="http://www.djaladyn.com/" target="_blank">Dj Aladyn</a> ha già preso possesso della sua consolle ed è giunto il momento di congedarsi da <a href="http://www.facebook.com/AlessioBertallot" target="_blank">Alessio Bertallot</a>. Ancora una volta le sue parole mi hanno regalato qualcosa. Mi hanno fatto capire che c’è tanto entusiasmo e passione attorno alla sua musica, alla nostra musica. Ma ora silenzio, è ora di ascoltare. Inizia B Side.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/XwVVa_DZLBc?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>La poesia di Michele</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 13:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E pensare che per un breve periodo, siamo stati pure colleghi. Io all’epoca rigorosamente in giacca e cravatta. Lui invece in t-shirt, bermuda e Birkenstock. Aveva capito prima di me che non è la forma quella che conta, ma la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E pensare che per un breve periodo, siamo stati pure colleghi. Io all’epoca rigorosamente in giacca e cravatta. Lui invece in t-shirt, bermuda e Birkenstock. Aveva capito prima di me che non è la forma quella che conta, ma la sostanza.<br />
<a href="http://www.ibs.it/code/9788878414822/morando-michele/non-avrei-mai-pensato.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/non_avrei_mai_pensato_michele_morando.jpg" alt="" width="231" height="400" class="alignleft size-full wp-image-694" /></a><br />
E lui di sostanza ne ha e come se ne ha. Già quando c’eravamo incontrati allora, dimostrava un forte senso creativo, di quelli che difficilmente si riescono ad imbrigliare in schemi predefiniti. Forse un limite, se devi eseguire dei lavori sottoposti a delle regole. Sicuramente un enorme vantaggio, se il tuo essere artista è l’elemento cardine della tua esistenza.</p>
<p>E poi qualche giorno fa mi arriva un invito. Presentazione del libro vincitore della XX Edizione del Premio Nazionale di Poesia Federico Garcia Lorca 2009, Torino: <a href="http://www.ibs.it/code/9788878414822/morando-michele/non-avrei-mai-pensato.html" target="_blank">Non Avrei Mai Pensato di Diventare</a> di <a href="http://www.desiderioumile.it/" target="_blank"><strong>Michele Morando</strong></a>.</p>
<p>Eccolo, lo ritrovo a distanza di anni. Certo non avevo bisogno di un premio per avere conferme sulle sue qualità, però la cosa mi fa piacere. Diciamo che è la giusta ricompensa ad un ragazzo che ha delle capacità. Sì, perché si tratta pur sempre di un poco più di un trentenne che usa la poesia (ma non solo come vedremo) per comunicare i suoi pensieri, le sue emozioni.</p>
<p><strong>“Partiamo dalla fine. Ti ho lasciato a fare il grafico per il web e ora ti ritrovo poeta, nonché premiato. Allora Michele di cosa trattano queste poesie raccolte in Non Avrei Mai Pensato di Diventare?”</strong></p>
<p>“Devo partire dall’inizio per risponderti.</p>
<p>Prima ti dico perché non faccio più il grafico. È strettamente connesso allo scrivere. Un giorno di 8 anni fa, mentre lavoravo al computer, ho avuto un attacco di panico. Di lì a poco, altri, fino ad arrivare a non resistere più di 5 minuti di fronte ad un computer. Ho deciso di smettere di farmi del male e ho venduto il Mac che avevo in casa, sostituendolo con una macchina da scrivere Olivetti Lettera 22, un’anticaglia che ovviamente funziona ancora.</p>
<p>Ho cominciato a scrivere, raccontandomi a me stesso, partendo da questo spavento iniziale.</p>
<p>Le poesie della raccolta Non Avrei Mai Pensato di Diventare sono una parte del discorso che ho cominciato quel giorno. Le poesie trattano della sorpresa di esistere, delle cose di noi che scopriamo, lentamente, giorno dopo giorno, nel bene e nel male.”</p>
<p><strong>“Mi sembra di cogliere che dalla tua privilegiata postazione di osservatore, fai una disamina disincantata sul nostro esistenzialismo, che rischia d’incepparsi nella sua mediocre routine quotidiana. Ma secondo te c’è un modo per riappropriarsi della propria vita e di vivere non in maniera distratta le relazioni umane?”</strong></p>
<p>“Discorso delicato. Premettendo che la vita non è sempre uno spasso o una novità, ma è anche una noia e una rottura di balle colossale affermo quanto segue:</p>
<p>la mia posizione non è di privilegio perché è una precisa volontà che fa di me un osservatore. E di privilegi concreti non ne ho, ho lo stretto necessario. Una volta capito che non si vive di solo pane, mi sono sentito di inseguire la scrittura, fino a quando ha cominciato a mostrare i suoi meravigliosi doni.</p>
<p>Credo che la mediocre routine quotidiana ce la scegliamo noi.</p>
<p>C’è routine e routine. Ad esempio la routine di un uomo che lavora 12 ore al giorno, tutti i giorni, per disperazione, perché non sa cos’altro potrebbe fare è ben diversa dalla routine di chi lavora meno ma riesce a vivere il suo tempo con pienezza. Sono convinto che produrre e lavorare così tanto ci faccia del male. Non è ideologia la mia, ma esperienza sul campo.</p>
<p>Tutti abbiamo una routine ed è normale averla, anche utile. Sforzarsi di non averla è stupido. La differenza sta nella qualità della routine.</p>
<p>A chi si sente costretto in una routine quotidiana oppressiva, mi viene da dire di cominciare a cambiare. Serve coraggio, ma se una persona sta male deve farlo.</p>
<p>La distrazione delle relazioni umane è figlia della superficialità e la superficialità è data dallo sfruttamento dell’effimero. La gente ha paura di osservarsi a fondo, perché non ha gli strumenti per farlo.</p>
<p>La superficialità si combatte con la propria presenza, la propria coscienza, con una forma critica. Un modo per riappropriarsi dell’esistenza è essere critici nei suoi confronti. Il pericolo è di diventare superficiali nella critica. Per esempio quando si distrugge senza proporre, questo è negativo e serve a poco. Bisogna “distruggere costruendo”.</p>
<p><strong>“Tu in passato avevi già incontrato la scrittura. Se non sbaglio già nel 2006 avevi pubblicato un libro che raccoglieva dei tuoi lavori. In cosa consisteva?”</strong></p>
<p>“Era la mia prima raccolta di poesie. Avevo fatto una mostra con foto e poesie e avevo poi deciso di ricomporre tutto in un libro. L’ho stampato in poche copie grazie ad un amico che aveva una piccola stamperia e l’ho spedito a qualche editore. Dopodiché è stato ristampato Eugenio Rebecchi di Blu di Prussia (Piacenza). Da li è cominciato tutto, qualcuno in cui credevo mi ha detto: “Belle, continua.”</p>
<p><strong>“Cosa rappresenta per te la poesia? La possibilità di mettere in versi i propri pensieri?”</strong></p>
<p>“Non sono solo pensieri ma sentimenti. È un modo per condividere emozioni, per vedere se la gente è così distante come sembra. E la scoperta è che… no, non lo è. È solo drammaticamente distratta.</p>
<p>La poesia per me è silenzio. È così che la sento, come una perdita continua di parole. Teoricamente parlando vorrei che la mia poesia si facesse sempre più sintetica fino a raggiungere il silenzio, l’assenza di parole. Una delle poesie dell’ultima raccolta parla proprio di questo”</p>
<div id="attachment_696" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.desiderioumile.it/dipinti/slideshow.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Terrazza_a_Granada_Michele_Morando-e1297864182240.jpg" alt="" width="435" height="355" class="size-full wp-image-696" /></a><p class="wp-caption-text">Terrazza a Granada, olio su tavola, 30x30 cm</p></div>
<p><strong>“Ma Michele Morando non è solo poesia. O meglio la tua “poesia”, intesa come sensibilità ad esprimere delle emozioni, trova anche altri strumenti espressivi, vero?”</strong></p>
<p>“Nel disegno. Adoro disegnare e dipingere, ma disegnare e dipingere richiederebbero, per come li intendo io, un lavoro quotidiano e una dedizione totale, fatto di fatica e dispendio di energie fisiche e mentali non indifferenti. Oltretutto non ho uno studio dove poter lavorare. Ce l’ho avuto in passato, ed infatti ho realizzato alcune quadri ma ora mi è veramente impossibile. Senza un luogo dedicato non si può fare un buon lavoro.</p>
<p>Devo avere un spazio fisico e un luogo mentale per poter dipingere, uno spazio (non la camera dove dormo) per poter staccare da tutto e concentrarmi solo sulla tela o sul foglio. Spero un giorno di poterlo fare, vorrei fare il pittore e basta. Ma in un certo senso ho già cominciato, perché il lavoro di ogni giorno, quello che mi da il pane è fare le vetrate per le chiese, mi occupo dei progetti e dei bozzetti.”</p>
<p><strong>“Parlami un po’ del disegno, della tua pittura. Che tecniche usi? Quali sono i temi trattati?”</strong></p>
<p>“Non ho temi, che io sappia. Mi piace usare la penna bic e l’inchiostro per disegnare, l’olio e gli acrilici per dipingere. Sto cercando di capire quale mi sia più affine. Ma pure qui, torniamo al punto centrale, serve lo spazio minimo dove poter lavorare fino a trovare una strada e dei temi se vuoi. Fino a due anni fa condividevo con altri pittori un atelier ma non ero ancora pronto a sacrificarmi, pensavo a troppe cazzate che non servono se vuoi essere un pittore vero. Pensavo a divertirmi, ad uscire ecc. Adesso che saprei allegramente fregarmene di divertirmi un casino perché è sabato l’atelier non ce più e soffro come un cane.”<br />
<div id="attachment_698" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.desiderioumile.it/film/il_continente_04/il_continente_04.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/il_continente_sommerso_backstage-e1297864408503.jpg" alt="" width="435" height="348" class="size-full wp-image-698" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine tratta dal backstage del film Il continente sommerso - Michele Morando, Leonardo Rozio, Letizia Giorgiolet e Guido Roberti</p></div></p>
<p><strong>“E del cinema che mi dici? So che hai scritto e diretto alcune pellicole, una delle quali è stata presentata pure a Cannes.”</strong></p>
<p>“Nel 2001 ho girato il mio primo video <a href="http://www.desiderioumile.it/film/panta_rei_01/panta_rei_01.html" target="_blank">Panta Rei</a>, dalla finestra di camera mia. Era la mia prima vera incursione artistica (per usare un termine comprensibile) nella realtà. Era la prima volta che esprimevo un concetto con il video. È stato emozionante, così cominciai a pensare di farne altri, di dedicarmi al video. Così ho scritto Il continente sommerso, con l’amico filosofo Federico Faccioli e ho cominciato così a lavorare duramente ad un cortometraggio con una struttura narrativa.</p>
<p>Dopo due anni di lavoro ho imparato moltissime cose sul cinema anche se il risultato è acerbo. Il nostro corto (dico nostro perché ho lavorato con persone splendide che l’hanno fatto gratis) è stato presentato a Cannes ad alcuni produttori e venditori. Ma non ha avuto fortuna.&#8221;</p>
<p><strong>“Addirittura sei riuscito a portare il cinema in radio. Sembra un ossimoro, ma ce l’hai fatta. In cosa consisteva il tuo contributo nel talk show culturale radiofonico <a href="http://www.desiderioumile.it/mdg/mai_di_giovedi.html" target="_blank">Mai di giovedì</a>?”</strong></p>
<p>&#8220;A Mai di giovedì sceglievo con Federico Castagna (ideatore e conduttore del programma) i temi e i film che ogni giovedì sera presentavo in trasmissione. Ad ogni puntata affrontavamo un tema, ad esempio con il tema de L’IMMAGINAZIONE il film era 8emezzo di Fellini oppure quando abbiamo parlato di CATTIVERIA il film allegato è stato IL SERVO di Joseph Losey poi per LA PUREZZA ho portato INTO THE WILD di Sean Penn e così via. Questo ogni giovedì per un totale di 35 temi e 35 film. Selezionavo tre brevi estratti sonori, tre scene che trattassero il tema affrontato in puntata e lo mandavamo in onda. Il tema veniva discusso da noi conduttori e dagli ospiti. È stata un’esperienza molto bella e veramente ben riuscita, ma che non ha avuto il seguito che meritava. Qui succede spesso che le cose si fermino raggiunto un certo livello… ma è meglio se mi fermo, non vorrei essere uno di quelli che distrugge senza proporre.</p>
<p>Ciao a tutti, grazie.</p>
<p>M.M.</p>
<p>Che dire Michele di strada ne hai fatta, ma ho una convinzione… sei solo all’inizio e vedo un lungo percorso costellato di soddisfazioni. In bocca al lupo e buon cammino!</p>
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