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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; racconti</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Il mecenate d&#8217;anime is Elvis Inside</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Dec 2013 22:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvistamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Elvis Inside]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell'augurarvi buone feste vi lascio alla lettura di un <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">articolo</a> uscito qualche giorno fa. Per una volta Il mecenate d'anime non ha narrato, ma è stato narrato. Lo segnalo perché le parole che ha utilizzato <a href="http://www.valeriotagliacarne.com/" target="_blank">Valerio Tagliacarne</a> e le fotografie realizzate da <a href="http://www.yorick-photography.com/" target="_blank">Marco Tortato</a>, rappresentano pienamente lo spirito di questo progetto di storytelling.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/"></a><div id="attachment_3343" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/12/ilmecenatedanime_yarich-e1387749509458.jpg" alt="" title="Il mecenate d&#039;anime visto da Yorich Photography" width="435" height="290" class="size-full wp-image-3343" /><p class="wp-caption-text">Il mecenate d'anime visto attraverso la fotografia di Marco Tortato alias Yorick Photography</p></div></p>
<p>È stato un anno ricco di storie, emozioni e grandi protagonisti. Persone che hanno regalato attraverso le loro testimonianze il valore di un&#8217;idea, di un progetto, di un sogno concreto di vita. Persone diverse tra loro, ma tutte accomunate da quei due elementi magici che vanno sotto il nome di <strong>talento</strong> e <strong>passione</strong>.</p>
<p>Non mi rimane che darvi l&#8217;appuntamento al prossimo anno, dove andremo ancora una volta a mettere un riflettore su questi modelli positivi che spesso non trovano spazio nei mezzi di comunicazione tradizionale. Nell&#8217;augurarvi buone feste vi lascio alla lettura di un <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">articolo</a> uscito qualche giorno fa. Per una volta Il mecenate d&#8217;anime non ha narrato, ma è stato narrato. Lo segnalo perché le parole che ha utilizzato <a href="http://www.valeriotagliacarne.com/" target="_blank">Valerio Tagliacarne</a> e le fotografie realizzate da <a href="http://www.yorick-photography.com/" target="_blank">Marco Tortato</a>, rappresentano pienamente lo spirito di questo progetto di storytelling.</p>
<p>E come dice l&#8217;amico <a href="http://www.sebastianozanolli.com/" target="_blank">Sebastiano Zanolli</a> &#8220;<em>il destino de Il mecenate d&#8217;anime è <a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">Elvisinside</a>!</em>&#8220;.</p>
<p>Questo è il <strong><a href="http://www.elvisinside.com/blog/2013/12/elvis-inside-andrea-bettini/" target="_blank">link</a></strong>! Buona lettura e a presto,</p>
<p>Andrea Bettini</p>
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		<title>La donna che viaggiava nel tempo &#8211; Caterina Borgato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Ilmecenatedanime_caterinaborgato.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Ilmecenatedanime_caterinaborgato.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina_Borgato_01-e1321281917399.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2442" /></p>
<p>Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. Non perché fosse un’eroina d’altri tempi o un Marco Polo moderno. Però di cose da raccontare, di mondi da descrivere, di persone da ricordare ne aveva a disposizione.</p>
<p>Il viaggio di <strong>Caterina Borgato</strong> era iniziato fin da subito. Da quando la madre la portava in grembo a visitare terre lontane. La sua era una famiglia di viaggiatori. Di scopritori. Indole che le era stata trasmessa in modo totale, tant’è che per capire a chi assomigliasse dei genitori, non occorreva confrontarne gli elementi fisici, piuttosto chiedere in quali luoghi erano stati.</p>
<p>Mentre mi parlava mi citava nomi per lo più sconosciuti, o quantomeno incontrati in qualche racconto d’avventura. Lo faceva non per stupirmi, ma per condividere. Questo per lei era un dogma. La sacralità della condivisione. Poi comunque non era saccente nel suo modo di raccontare. Tutt’altro. Se mai era coinvolgente. Emozionante. Trascinante. Con le sue parole sia enunciate sia scritte, sapeva trasportare l’interlocutore in viaggio con sé.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina-Borgato-03-e1321282270294.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2450" /></p>
<p>I suoi non erano solo viaggi lontani. Erano dei veri e propri viaggi nel tempo. Come un’antropologa veniva attirata dai quei luoghi ricchi di storia. Storia spesso dimenticata. Dove il valore umano e sociale era dato da tradizioni che solo gli abitanti di quelle terre conoscevano e custodivano gelosamente.</p>
<p>Anche su questo però Caterina sapeva come muoversi. Prima di tutto rispetto. Poi apriva i pori dei suoi sensi per raccogliere quante più possibili emozioni. Ascoltava i silenzi dei deserti. Guardava oltre i confini dei cieli. Annusava i profumi di spezie rare. Si avvicinava a piante mai incontrate fino ad allora, ma soprattutto comunicava con la gente. Con i gesti. Con lo sguardo. Con il cuore.</p>
<div id="attachment_2447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_02-e1321282087610.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="337" class="size-full wp-image-2447" /><p class="wp-caption-text">L'isola di Socotra (Yemen) fotografata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Come quando mi raccontò di Socotra, l’isola dello Yemen, della quale si era innamorata. Bastarono pochi dettagli per farmi capire i motivi di codesto tanto amore. Un luogo incontaminato, quasi dimenticato. Dove nessuno conosceva la storia di questo posto. Una terra di ricchezze antiche. Un paesaggio alieno. Un regno delle leggende. Un patrimonio botanico, ma in particolar modo una culla di umanità. Umanità data da tutti gli abitanti del luogo.</p>
<p>Le parole con le quali Caterina descriveva quest’isola, sembravano quelle di un narratore che aveva vissuto pienamente un’esperienza, che andava al di là della parentesi legata al viaggio.</p>
<p>Ecco qual era l’elemento catalizzante di questa donna: la temporalità. Il suo viaggio non si concludeva con il ritorno. Il suo viaggio continuava con le sue descrizioni e nello stesso modo era iniziato, ancor prima di arrivare nel luogo da visitare. Mettendo insieme brandelli di storia, Caterina Borgato, poteva così viaggiare nel tempo. Far viaggiare nel tempo. Non aveva bisogno di chissà quali strane macchine per far ciò, ma tanta curiosità e voglia di scoprire.</p>
<div id="attachment_2453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_01-e1321282467929.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="size-full wp-image-2453" /><p class="wp-caption-text">Un'altra immagine di Socotra immortalata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Un altro elemento che si denotava in lei era lo spirito di tolleranza. Aveva incontrato troppe culture, troppe persone così diverse e lontane tra loro per non capire che sarebbe stato stupido la mancanza di rispetto. Era anche per questo che non sopportava l’ignoranza. L’ignoranza di coloro che non aprivano la mente al confronto con gli altri.</p>
<p>Ogni tanto sul suo taccuino annotava qualcosa. Questo le accadeva sempre che fosse in viaggio o meno. Era un modo per fissare dei ricordi. Era un modo anche per appuntare nuovi stimoli. Perché lei era in continuo movimento. Con il pensiero. Con il fisico. Ragion per cui il mezzo che prediligeva per gli spostamenti nei suoi viaggi erano i piedi. Spostamenti lenti che le permettevano di immortalare nella sua memoria tutto ciò che le accadeva attorno.</p>
<p>Passionalità e ratio messi insieme. L’equilibrio raggiunto da Caterina. Lei che amava programmare, per poi partire, ma comunque per poi ritornare. D’altronde lei era la donna che viaggiava nel tempo e in questa circolarità di azioni, il suo viaggio non trovava fine.</p>
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		<title>Il ricercatore di geografie umane – Pino Petruzzelli</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 12:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilmecenatedanime_pinopetruzzelli.mp3"" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/ilmecenatedanime_pinopetruzzelli.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/Pino-Petruzzelli-e1303216743645.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli" width="350" height="466" class="aligncenter size-full wp-image-2010" /></a><br />
Quando lo raggiungo telefonicamente sento in sottofondo un suono ben riconoscibile. Piccole onde che si adagiano delicatamente sulla battigia. Lui è lì a pochi metri dal mare. Con un copione in mano sta ripassando lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia o forse, sta solo ammirando la bellezza del paesaggio davanti a sé.</p>
<p>Siamo a Varazze, per la precisione a Piani d’Invrea, luogo di rifugio o meglio di riflessione per <strong>Pino Petruzzelli</strong>. Per lui pugliese d’origine, nato a Brindisi, trasferitosi a Bari, poi ad Ancona per giungere infine a Genova, l’elemento marino, tolta la parentesi romana per gli studi, è una costante. Un elemento di vita.</p>
<p>Ma sarebbe limitante confinare Pino in un singolo luogo. Lui ancor prima di essere un artista è un viaggiatore. Ciò che lo spinge a muoversi è la curiosità. La curiosità di fare nuovi incontri, visto che come si definisce lui è “<em>un appassionato ricercatore di geografie umane</em>”.</p>
<p>Pino è sicuramente quel genere di persone (ndr mi ci metto in mezzo pure io) per le quali, arrivati in una nuova città, l’attrazione verso chi abita quelle terre e l’attrattiva verso l’elemento umano, prevalgono sugli aspetti architettonici del luogo stesso.</p>
<p><em>“… ho sempre amato cercare in prima persona… fermarmi a parlare con la gente… il tutto in modo spontaneo, naturale… capita che mi fermi a parlare con una persona e poi di ritrovarmi a pranzo con lei per continuare questa conoscenza…”</em> mi racconta Pino. Già perché per lui conoscere significa entrare in sintonia con l’altro. Ascoltare. E quale momento migliore della condivisione di un pasto, per stare insieme, dialogare.</p>
<p><em>“… la scrittura di questi miei incontri avviene solo in un secondo momento… prima c’è l’ascolto… individuale… con una singola persona… concentrarsi su di essa… prestare attenzione… capire… soprattutto non avere fretta… lasciare che le cose accadano… anche ponendo domande apparentemente banali… sempre con quella propensione alla scoperta che può avere un bambino…”</em> mi dice con tono pacato e rilassato.</p>
<p>Proprio così. Mantenere quello stupore, quell’innocenza conoscitiva, prerogativa dei bambini. Per conoscere gli altri occorre prima eliminare gli stereotipi e i preconcetti che si sono sedimentati in noi a causa di una non conoscenza. Di una conoscenza “<em>dello sentito dire</em>”.</p>
<p>Pino mi fa un esempio a riguardo: <em>“… andando in Marocco mi stupivo che molti bevessero il tè… poi chiedendo, ascoltando… una persona mi ha detto che il Marocco produceva molto zucchero che vendeva al Regno Unito, il quale pagava loro in tè… il tè insieme all’argenteria rappresentava moneta di scambio… ma poi successe un altro fatto… che un gruppo di abitanti del Marocco si trasferì a Manchester e da lì iniziò a produrre argenteria, che poi rivendevano agli stessi concittadini…”</em>.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/04/pino_petruzzelli_gli_ultimi-191x300.jpg" alt="" title="Pino Petruzzelli - Gli Ultimi" width="191" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2008" /></a>Al di là di questo aneddoto, è affascinante come racconta le storie dei suoi incontri Pino. Lui propone. Senza artifizi interpretavi personali. Ne ho riscontro dopo aver letto il suo nuovo libro dal titolo <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/gli-ultimi.php" target="_blank">Gli Ultimi</a></strong>, dove raccoglie i pensieri di dodici persone che ha incontrato nei suoi viaggi. Una prima parte dedicata ad incontri fatti all’estero come Marocco, Albania, Israele e Palestina e una seconda parte fatta d’incontri avvenuti in Italia.</p>
<p>Gli Ultimi di Pino Petruzzelli non sono da intendere come poveri, nulllatenenti. I suoi ultimi sono le ultime persone belle – <em>“… sono quelle persone che in situazioni di difficoltà riescono a ricominciare… riescono a superare una realtà che li vorrebbe vittime sacrificali… reagiscono con azioni, con la forza della speranza…”</em>.</p>
<p>Ed è attraverso questo filo conduttore che Pino riesce ad accompagnare il lettore in storie diverse, ma accomunate da una grande forza, una grande energia.</p>
<p>Proprio su questo punto si apre un piacevole confronto: <em>“… sai la realtà se la tocchi con mano è umana… purtroppo però ci stanno abituando attraverso i mezzi di comunicazione a vedere una versione della realtà… che spesso è camuffata… oramai anche la povertà vista attraverso la televisione è una realtà virtuale… tu puoi discutere quello che vuoi, ma se vedi una persona che affoga intervieni… sta qui la differenza… il problema non sono i clandestini, gli zingari… ma quello di capire…”</em>.</p>
<p>E’ chiaro l’approccio di Pino. E’ l’approccio di colui che di fronte a situazioni di difficoltà cerca di andare in profondità delle cose. Senza abbattersi e nella convinzione che si possano cambiare determinate situazioni. Lo fa anche ripercorrendo la nostra storia, ridando linfa alla nostra memoria, perché proprio lì si possono ritrovare le indicazioni per una visione più ampia del nostro vivere.</p>
<p><em>“… non ho più voglia di sentire quel becero linguaggio razzistico… perciò preferisco riprendere la nostra storia… ricominciare da ciò che hanno vissuto i nostri nonni… persone che si sono sacrificate… e queste loro storie ci permetteranno di vivere meglio il resto del nostro presente… sono queste le testimonianze di cui mi faccio portavoce… persone che ancora oggi credono in qualcosa per andare avanti… </em>” con tono di speranza mi dice Pino al telefono e poi conclude: <em>“… io me ne frego di quelli che dicono che le cose vanno così… io non ci sto… meglio illusi che cinici</em>”.</p>
<p>Come gli ultimi che racconta nel suo libro <em>“… persone che vivono in modo coerente con le parole e i loro pensieri…</em>”, Pino Petruzzelli è un uomo che cerca di fare cose non tanto diverse da quello che pensa e dice. Sarà per questo che la prefazione del libro è di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gallo" target="_blank">don Andrea Gallo</a>, un amico, una forte stima reciproca che li unisce e sicuramente un modus vivendi simile.</p>
<p>La particolarità di Pino forse sta nella sperimentazione. Infatti alla mia domanda di cosa si sente di essere, mi risponde: <em>“… fare l’attore è una cosa splendida… ancor più quando ho la possibilità di scrivere i testi che rappresento… diciamo che mi piace sperimentare… mi piacerebbe conoscere tutta la gente del mondo… mi piacerebbe conoscere tutti i posti del mondo…”.</em></p>
<p>Nel frattempo partendo da Genova dove dirige il <a href="http://www.teatroipotesi.org/" target="_blank">Centro Teatro Ipotesi</a>, sta portando in giro per l’Italia i suoi spettacoli. ‘La Storia di Tönle’ omaggiando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern" target="_blank">Mario Rigoni Stern</a> oppure ‘Di uomini e di vini’, narrando le storie che ci sono dietro una bottiglia di vino o ancora ‘Non chiamarmi zingaro’, opera letteraria pubblicata nel 2008, che anch’essa poi ha avuto una trasposizione teatrale.</p>
<p>Prima di lasciarci riascolto quel suono del mare. E’ un suono di speranza. Di fiducia. E’ la musica che accompagna Pino. Perché come lui stesso mi dice: <em>“… la cosa più bella nella vita sta nel procedere… come nel teatro… è meglio vivere che arrivare alla conclusione della vita</em>”.</p>
<p>Buon viaggio Pino e spero di rincontrarti in questo tuo cammino di esistenza.</p>
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