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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; progetti</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Io sono montagna &#8211; Matteo Majer</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 09:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Majer.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita.</p>
<p>Spesso Il mecenate d’anime, ha raccontato di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/10/14/simone-perotti-adesso-basta/" target="_blank">cambiamento</a>, del significato d’<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/07/29/paolo-la-luna-e-con-te/" target="_blank">inseguire un proprio sogno</a>, dell’importanza di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2011/10/19/lafrica-bella-di-simone-mura/" target="_blank">riappropriarsi della propria esistenza</a>. La storia di <strong><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank">Matteo Majer</a></strong> rientra a pieno titolo in questo percorso di ricerca personale.</p>
<p>Matteo, si laurea in psicologia del lavoro in quegli anni dove lo studio abbinato ad esperienze in azienda dava come risultato, un successo professionale assicurato. E così in parte è stato. Il “Dottor” Majer fa le sue prime esperienze come consulente nell’ambito risorse umane, finché come prassi vuole, si confronta dall’interno di un’impresa. A dire il vero più di una ed attraverso questa esperienza come responsabile del personale vive dal di dentro il significato del suo ruolo. Aziende diverse, dinamiche differenti, un’unica costante, Matteo Majer si schiera sempre dalla parte degli onesti, i quali non sempre poi trovavano vita facile in un ambiente relazionale aziendale poco armonico.</p>
<p>Matteo, sempre stimolato dal cambiamento e orientato all’innovazione, decide che è giunta l’ora di continuare con questo lavoro che lo appassiona, ma allo stesso tempo di rallentare i ritmi, per porsi delle domande e soprattutto trovare delle risposte ai motivi del suo passaggio terreno. È così che inizia un percorso professionale e personale che gli permette di raggiungere quel giusto equilibrio tra impegni lavorativi e tempo che dedica a sé. Fa il temporary manager, scegliendo di essere presente in azienda due, tre giorni a settimana. Si dedica alla libera professione, sempre nell’ambito risorse umane, affinando tecniche formative, di valutazione del personale e di ricerca intervento sull’analisi e la gestione dello stress.</p>
<p>E la montagna in tutto ciò? È luogo e simbolo della sua rinascita. Luogo perché ci trascorre quasi cinque mesi all’anno, anche se non in maniera continuativa. Simbolo, perché è la perfetta metafora del suo pensiero esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2304-e1395132963825.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3410" /></a></p>
<p>La montagna è preparazione. È allenamento. Ogni giorno devi fare qualcosa che ti permetta di avvicinarti alla realizzazione del tuo sogno. La soddisfazione di una personalità matura deve essere data dall’individuazione di un progetto e dal suo portarlo a compimento. Ragionare per obiettivi. Fare un percorso, dove il sacrificio ne è parte integrante.</p>
<p>La montagna è conoscenza. Conoscenza dell’ambiente nel quale ci si trova, del territorio circostante, in modo tale da poter valutare in maniera puntuale ed efficace gli obiettivi che si vogliono raggiungere.</p>
<p>La montagna è azione. Un’azione finalizzata ad un apprendimento. Un’azione dove si è concentrati su ciò che si fa e allo stesso tempo c’è gioia, divertimento nell’intraprenderla. Un’azione che prevede il sapersi arrangiare, ma anche confrontarsi e condividere con gli altri. Un’azione vista sempre in un’ottica di risultati raggiunti, anche quando si avverte di non essere arrivati alla meta prefissata.</p>
<p><div id="attachment_3413" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_3379-e1395133252320.jpg" alt="" title="Io sono Montagna - Matteo Majer" width="225" height="399" class="size-full wp-image-3413" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Majer</p></div>Infine la montagna è essenzialità. Alcune cose sono indispensabili, altre è giusto non averle perché sono solo d’ingombro. Tornare ad un contatto con la natura, allontanandosi dai luoghi comuni. Come dice proprio Matteo “lontano dall’estetica per essere più vicini all’etica”, nella ricerca di una sobrietà che ci distacchi dalla macchina compulsiva dei consumi.</p>
<p>È questa la direzione che Matteo ha intrapreso. Una direzione che lo sta portando sempre più vicino alla sua autorealizzazione. Una direzione che Matteo mette a disposizione anche agli altri attraverso il suo lavoro. Un lavoro caratterizzato dalla passione e che vuole essere da supporto a tutti coloro che vogliono progettare il proprio futuro, partendo dal presente. Un cambiamento quello di Matteo che si basa prima di tutto sulla consapevolezza, per poi aiutare nell’individuazione dei personali obiettivi, prima di passare ai piani d’azione.</p>
<p>È una scelta quella fatta da Matteo. Sperimentare e provare su sé stesso per poi essere utile ad altri nella fase di presa delle decisioni. O forse è solo un sogno quello di Matteo. Un sogno tangibile, realizzatosi, una volta che è diventato progetto di vita.</p>
<p>Intanto rimette nel cassetto quella sua foto da bambino. Guarda fuori dalla sua baita arroccata tra le dolomiti bellunesi e poi, sorride. Sta per iniziare un nuovo giorno per Matteo Majer. Una nuova vita.<br />
<a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2856-e1395133383418.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3417" /></a></p>
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		<title>L’approccio di vitalità di Franco Bolelli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 21:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
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		<description><![CDATA[Pensate ad un libro che vi fa capire, mentre lo leggete,  che le cose che volete fare si possono realizzare. Pensate ad un libro, che man mano che ne sfogliate le pagine stimoli a tirare fuori le attitudini che esistono in ognuno di voi. Pensate ad un libro che accenda la consapevolezza a tutte le persone positive. Bene questo libro c’è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Pensate ad un libro che vi fa capire, mentre lo leggete,  che le cose che volete fare si possono realizzare. Pensate ad un libro, che man mano che ne sfogliate le pagine stimoli a tirare fuori le attitudini che esistono in ognuno di voi. Pensate ad un libro che accenda la consapevolezza a tutte le persone positive.</p>
<p>Bene questo libro c’è.</p>
<p>Ha un titolo esplicativo <strong><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank">VIVA TUTTO!</a></strong> scritto da due autori particolari: <strong><a href="http://www.soleluna.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Lorenzo “Jovanotti” Cherubini</span></a></strong> e <strong>Franco Bolelli</strong>. Il primo non ha bisogno di presentazioni. Il secondo nemmeno. Già perché se forse ha meno popolarità del primo, è come il primo una vera e propria anima pop.</p>
<div id="attachment_1812" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1812" title="Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/lorodue-e1298988796598.jpg" alt="" width="450" height="309" /></a><p class="wp-caption-text">Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini, autori del libro VIVA TUTTO!</p></div>
<p>Dopo essermi alimentato dell’energia di questo libro proprio con Franco Bolelli mi congratulo.</p>
<p>“<em>Bravi! Era da un po’ che non leggevo un libro così vitale. Mi sono sentito parte di questo percorso che avete costruito, ma non solo. Con questo libro ho sorriso, ho pregato, ho sognato e soprattutto mi è venuta ‘una grande fame’ di fare. Fare cose che ho sempre desiderato, ma che per motivi diversi, per banali giustificazioni, ho spesso lasciato perdere</em>”.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1823" title="VIVA TUTTO! di Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/copertina.jpg" alt="" width="202" height="244" /></a>“<em>Bene mi fa piacere che ti sia capitato ciò… in maniera non tanto celata è quello che speriamo che capiti a tutti dopo averlo letto</em>”, mi risponde Franco e poi aggiunge: “<em>sai questo libro è iniziato con uno scambio di mail, tra me e Lorenzo e doveva raccontare la costruzione del suo nuovo disco… così ha fatto, ma è andato oltre… ne è venuto fuori un viaggio culturale… innovativo</em>”.</p>
<p>Questo è vero. In queste pagine si possono raccogliere gli spunti, i motivi che hanno portato alla nascita di <a href="http://itunes.apple.com/it/album/ora-deluxe-version/id414215120" target="_blank">ORA</a>. Un disco già di per sé straordinario e che acquisisce un valore aggiunto proprio dalla lettura di VIVA TUTTO! . VIVA TUTTO! non è un manuale d’istruzione dell’album, però permette di aggiungerne delle nuove chiavi di lettura.</p>
<p>“<em>… c’è una cosa fondamentale  in questo libro… è il linguaggio… quello che Lorenzo ed io abbiamo fatto è stata proprio un’operazione di linguaggio straordinario</em>” mi dice entusiasta Franco.</p>
<p>Capisco benissimo a cosa fa riferimento. In questo libro non c’è una trama narrativa, bensì è presente una trama evolutiva. Evolutiva perché è un diario che ha una posizione vitale sulla vita. Evolutiva perché è propositivo. Nonostante ci sia una consequenzialità temporale negli accadimenti, il lettore può tranquillamente aprire il libro a caso, leggerne uno scambio e trarne giovamento. Questo perché, anche nei passaggi magari più intensi del libro, dove si parla anche delle difficoltà di realizzare un progetto completamente nuovo, c’è alla base proprio l’approccio VIVA TUTTO!: “<em>anche le cose che non ti piacciono arricchiscono”</em>.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Franco_Bolelli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1814" title="Franco Bolelli" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Franco_Bolelli-e1298989439686.jpg" alt="" width="450" height="298" /></a></p>
<p>E’ difficile descrivere chi è Franco Bolelli. Scrittore. Filosofo. Ogni tentativo potrebbe essere riduttivo. Mi parla dei festival che ha organizzato in passato legati alla creatività <em>“… il festival Frontiere aveva il senso di mettere insieme le persone migliori provenienti da discipline diverse… voleva far emergere il talento, la creatività su piani diversi, sociali, economici ed altro ancora…”.</em></p>
<p>Poi però è lui stesso a darmi la migliore definizione di sé. Lo fa, riprendendo in mano un suo precedente libro, <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788811740681/bolelli-franco/cartesio-non-balla.html" target="_blank">Cartesio non balla</a></strong>. E proprio da quello mi enuncia: <em>“</em><em>… sono cresciuto occupandomi di cose estremamente adolescenziali come il rock, il basket, i film d&#8217;azione, le storie adrenaliniche e in generale tutto ciò che è eccitante… sono passati tanti anni e ora mi occupo di cose estremamente evolute come il rock, il basket, i film d&#8217;azione, le storie adrenaliniche e in generale tutto ciò che è eccitante. Perché quelle stesse cose così creative ed eccitanti mi si sono anche svelate come le più avanzate</em>”.</p>
<p>E’ questo il modello filosofico di Franco. Un Franco che sottolinea che il problema del nostro Paese, fonte di creatività, sta nella sua continuità. Un Paese imprigionato nel proprio passato.  “<em>… il passato non deve essere un totem intoccabile… il passato è energia, però è necessario buttare via ciò che non è tale… solo così si possono avere degli slanci da un Paese… solo così una nazione può innovare</em>”.</p>
<p>Poi aggiunge un’altra cosa “<em>…  prima c’è sempre stato un motivo trainante che riepilogava lo spirito di un’epoca… gli anni ’60 la musica, i ’70 il cinema, gli ’80 il design, i ’90 ancora la musica… poi però siamo passati al globale… ecco da lì in poi possiamo parlare di coevoluzione… le cose imparano una dall’altra</em>”.</p>
<p>E’ piacevole ascoltare Franco. Senza eccessiva enfasi trasmette positività. Si capisce che è una persona che ama la vita. Che ama tutto ciò che è vita, che pulsa, che respira, che rigenera. Franco non è solo un osservatore dell’evoluzione umana. Franco ne è uno stimolatore. Lui stesso mi conferma quanto sia affascinato dalle persone. La direzione antropologica che ha intrapreso.</p>
<p>Tutto ciò si percepisce. Quando parla di innovazione non fa riferimento a qualcosa di stravagante.  Si riferisce ad un percorso naturale di vita. Quando parla di creatività, non si limita alla visualizzazione di un gesto artistico. Parla di una concreta applicazione di un processo creativo alla nostra esistenza.</p>
<p>Provocatoriamente cerco di spostare il discorso sul futuro. Gli chiedo come si immagini il mondo tra venticinque anni. La sua risposta supera l’ostacolo di una semplice visione. Mi risponde di futuro parlando di presente. D’altronde non poteva che rispondermi così. Il futuro è adesso.</p>
<p>Certo si capisce che l’esplorazione della vita, le biotecnologie, sono aspetti che lo attraggono, lo incuriosiscono. Forse è da questi elementi che pensa al futuro. Che vede al presente.</p>
<p>Nel libro lancia due sfide. Realizzare due progetti. Un festival dedicato a cosa sono riusciti a fare gli italiani all’estero, grazie al proprio talento. E poi un altro grande festival dedicato all’innovazione. Talento e innovazione, due elementi che conosco bene pure io. Ora ripensandoci più che sfide, sono programmi che si realizzeranno. Perché l’importante è crederci.</p>
<p>Ho una sensazione. Questo primo incontro che ho avuto con Franco non sarà l’ultimo. Per una straordinaria coincidenza siamo venuti in contatto. Ma come ben sapete per me le coincidenze sono solo dei segnali. E in questo caso l’indicazione è particolarmente chiara. Dare un’accelerazione alla concretizzazione dei sogni.</p>
<p>Insomma in qualunque modo la pensiate leggetevi <a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank">VIVA TUTTO!</a> . Sono certo che anche in voi accenderà l’interruttore della vostra voglia di evolvere.</p>
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		<title>Il Territorio di Steve Bisson</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amo viaggiare in auto. Velocità ridotta. Strade secondarie per quanto possibile. Trasferimenti che permettono di ascoltare della buona musica, perdersi nei propri pensieri e naturalmente, di vedere nuovi scenari. Di solito rimango meravigliato dalle bellezze paesaggistiche che si possono scoprire, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Amo viaggiare in auto. Velocità ridotta. Strade secondarie per quanto possibile. Trasferimenti che permettono di ascoltare della buona musica, perdersi nei propri pensieri e naturalmente, di vedere nuovi scenari.</p>
<p>Di solito rimango meravigliato dalle bellezze paesaggistiche che si possono scoprire, in alcuni casi però prevale lo sconforto per come si possa violentare il nostro territorio.</p>
<div id="attachment_810" class="wp-caption alignright" style="width: 208px"><a href="http://www.urbanautica.com/"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Steve_Bisson-198x300.jpg" alt="" title="Steve Bisson" width="198" height="300" class="size-medium wp-image-810" /></a><p class="wp-caption-text">Steve Bisson visto attraverso il disegno della cuginetta Nina</p></div>A tal riguardo ho avuto il piacere di parlare qualche giorno fa con <strong>Steve Bisson</strong>, un’urbanista con una notevole sensibilità estetica, ma non solo, visto che Steve ha un approccio dinamico nel portare avanti le sue iniziative. Iniziative che hanno come elemento di comunanza la sua visione legata al territorio.</p>
<p>Steve è anche l’ideatore di due innovativi progetti. <a href="http://www.urbanautica.com/" target="_blank"><strong>Urbanautica</strong></a><br />
che ormai è diventato un punto di riferimento a livello internazionale di come sia possibile parlare di territorio attraverso nuovi linguaggi e del recente <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank"><strong>traccia</strong></a>, con il quale Steve offre un originale modo per comunicare un altro elemento fortemente legato alla terra: il vino.</p>
<p><strong>“Steve cosa vuol dire per te occuparsi di urbanistica in modo diverso?”</strong></p>
<p>“Nella società va crescendo l’attenzione verso i “modi di fare” sul territorio. Stiamo diventando meno indifferenti o più sensibili a quello che ci sta attorno. In questo senso serviranno strumenti e linguaggi nuovi per interpretare i bisogni emergenti.”</p>
<p><strong>“In quest’ottica immagino che rientri anche il documentario “Far West” che hai realizzato per rappresentare la zona industriale di Vicenza Ovest. Come viene accolto dagli enti e dalle istituzioni con le quali collabori, questo tuo stile “contemporaneo” nel descrivere il territorio?”</strong></p>
<p>“La rapidità del progresso tecnologico genera divario tra le generazioni che si traduce a volte in un gap di comunicazione fra chi decide e chi crea. Ciò non è accaduto con “Far West”, forse perché abbiamo “girato” in acciaieria la settimana prima della tragedia nella fabbrica Thyssen-Krupp a Torino. ”</p>
<p>Mentre Steve parla, affiorano in me le immagini desolanti dei capannoni che incontro quando faccio ritorno nelle mie zone d’origine della pianura veronese. Immensi scatoloni vuoti sparsi lungo ampie aree che dividono un piccolo comune da un altro.</p>
<p><strong>“Secondo te Steve, com’è possibile trovare una soluzione a questi problemi di eccessiva costruzione in queste zone industriali che ora si ritrovano a fare i conti con un loro inutilizzo?”</strong></p>
<p>“Negli ultimi 30 anni la specie umana ha prodotto più di quanto avesse fatto in tutta la sua storia. La metà circa di queste cose sono edifici produttivi. La soluzione passa per il riutilizzo o il riciclo di queste immensità di materia.”</p>
<p><div id="attachment_813" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/naturae_logo.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/naturae_logo-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" class="size-medium wp-image-813" /></a><p class="wp-caption-text">Logo di naturae, la mostra che Steve Bisson sta organizzando e che rappresenterà il primo salto nell'offline per il progetto Urbanautica</p></div>
<p><strong>“Veniamo ai tuoi progetti ora. Partiamo con <a href="http://www.urbanautica.com/" target="_blank">Urbanautica</a>. In due parole in cosa consiste?”</strong></p>
<p>“È un modo per educare lo sguardo attraverso la lettura della fotografia.”</p>
<p><strong>“Qual è stato l’elemento chiave per il successo di Urbanautica?”</strong></p>
<p>“La rete, perchè offre la possibilità di esprimere il proprio talento. Poi viene la selezione dei contenuti che sarà sempre più indispensabile nel futuro per riuscire a convincere e quindi emergere.”</p>
<p><strong>“Quindi in un certo qual senso, mi stai dicendo che sei andato controcorrente alle tendenze dei social network, puntando su meno contenuti, ma con un maggior tasso qualitativo. Quali sono i parametri di selezione per un contributo inviato ad Urbanautica, visto che la qualità è sempre un indice piuttosto soggettivo da gestire?”</strong></p>
<p>“Non ricerchiamo fotografie ma progetti che abbiano qualcosa di non banale da dire. Anche la fotografia poi ha la sua grammatica e va rispettata.”</p>
<p><strong>“Con che spirito gli utenti si avvicinano ad Urbanautica?”</strong></p>
<p>“Ciascuno a modo proprio direi…”</p>
<p><strong>“I Paesi nei quali ha trovato maggiore riscontro in termini numerici Urbanautica quali sono?”</strong></p>
<p>“Ci visitano da 106 Paesi nel mondo. Stati Uniti e Nord Europa i più frequenti. I paesi emergenti Brasile, Russia e Cina. L’Italia naturalmente.”</p>
<p><strong>“Questo è un progetto che parte dal web, ma che a breve farà un salto nell’offline attraverso una serie di mostre. Ci sarà un’anteprima? Come verranno articolati questi eventi?”</strong></p>
<p>“Sì, stiamo curando una mostra internazionale. Sarà un percorso itinerante con un’anteprima al Festival di Savignano, rassegna di spicco per la fotografia contemporanea in Italia.”</p>
<p><strong>“E il futuro di Urbanautica quale sarà?”</strong></p>
<p>“Il mio prossimo sogno è editare delle monografie in serie numerata.”</p>
<p>Le parole con le quali Steve si esprime, fanno intravedere un’anima poetica e sognante che sembra lasciare poco spazio alla sua formazione tecnica ed aziendale. Allo stesso tempo però si respira concretezza e operatività che permettono immediatamente di capire che i suoi progetti sono certamente originali, ma ben ancorati ad una visione di solido sviluppo.</p>
<p><a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/traccia-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-817" /></a></p>
<p><strong>“Raccontami ora di <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank">traccia</a>. Da dove nasce e che finalità ha?”</strong></p>
<p>“Il desiderio è sempre lo stesso, raccontare la bellezza. Siccome avevo questa passione per il vino mi sono lanciato con degli amici. L’idea è di raccontare il vino in modo diverso.”</p>
<p><strong>“Se ho ben capito, traccia è costituita da due aspetti. Da un lato <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank">il sito internet</a>, come luogo virtuale dove parlare di vino non in modo istituzionale. Poi invece c’è la collezione di vino. Siete già riusciti a produrne una?”</strong></p>
<p>“Sì, una produzione limitata di bottiglie di Malbec realizzata assieme ad una giovane cantina argentina.”</p>
<p><strong>“E’ vero che hai scritto un soliloquio per introdurre traccia al pubblico?”</strong></p>
<p>“Certo, poi ne ho stampato un po’ di copie per gli amici perché possano raccontare questa storia a loro volta.”</p>
<p><strong>“Immagino che non seguirà dei canali distributivi tradizionali. Questa collezione come sarà reperibile nei locali?”</strong></p>
<p>“Nel nostro sito segnaleremo i locali che hanno interesse a lasciare una traccia… Nessuna distribuzione tradizionale, visto i numeri al momento preferiamo sviluppare una rete di contatti umani.”</p>
<p><strong>“Colgo sia in <a href="http://www.urbanautica.com/" target="_blank">Urbanautica</a> sia in <a href="http://www.tracciawines.com/" target="_blank">traccia</a> una volontà di far emergere l’eccellenza. Secondo te, Internet da questo punto di vista ha delle regole più meritocratiche in grado di supportare progetti come i tuoi?”</strong></p>
<p>“Sicuramente più della televisione.”</p>
<p>Bene Steve a questo punto non mi rimane altro che assaggiare un bicchiere di vino della collezione traccia per valutarne la qualità (per quanto le mie capacità degustative consentano), ma in particolar modo per fare un grosso brindisi alla tua dote creativa di trovare continue nuove forme innovative per parlare del territorio e di quello che lo circonda.</p>
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