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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; negozio</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>La calzolaia di Venezia &#8211; Daniela Ghezzo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 08:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aperta la porta una catenella m’impedisce di andare oltre. Rimango sorpreso inizialmente. Ma basta qualche secondo, osservare ciò che mi circonda per capire il motivo. Certo è un negozio questo, ma è soprattutto un laboratorio. Nell’antistante retrobottega si realizza. Si danno forme alle idee. Si ricerca l’armonia. E tutto ciò può avvenire solo con la tranquillità. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/ilmecenatedanime_danielaghezzo.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Aperta la porta una catenella m’impedisce di andare oltre. Rimango sorpreso inizialmente. Ma basta qualche secondo, osservare ciò che mi circonda per capire il motivo. Certo è un negozio questo, ma è soprattutto un laboratorio. Nell’antistante retrobottega si realizza. Si danno forme alle idee. Si ricerca l’armonia. E tutto ciò può avvenire solo con la tranquillità. Creando anche una sottile barriera tra il cliente e l’artigiano. Barriera che però sparisce appena gli sguardi s’incrociano. E’ così che <strong>Daniela Ghezzo</strong> qualche istante dopo il mio arrivo, non solo toglie l&#8217;innocuo impedimento che ci separa, ma mi spalanca le porte ad un mondo dove l’arte trova la sua perfetta applicazione.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/La_calzolaia_di_Venezia_Daniela_Ghezzo_.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/La_calzolaia_di_Venezia_Daniela_Ghezzo_-224x300.jpg" alt="" title="La calzolaia di Venezia - Daniela Ghezzo" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2712" /></a><br />
Mentre ci accomodiamo su delle poltroncine che sembrano aver trovato la loro perfetta dimensione in quello spazio, gli occhi non riescono a staccarsi dalla visione di quelle scarpe distribuite su pareti non lunghe, ma imponenti. Per la prima volta capisco cosa significhi essere in un negozio dove le calzature vengono fatte rigorosamente a mano. Non c’è bisogno di luci, musica e un addetto alle vendite. Basta sintonizzare la frequenza del gusto per capire cosa di noi c&#8217;è in quegli oggetti.</p>
<p>Daniela inizia a raccontarmi la sua storia. Il perché di un lavoro come quello. Cosa c’è dietro alla lavorazione di una calzatura. Il suo approccio verso una forma di artigianato che rischia di scomparire. Mi racconta tutto ciò con un sorriso che esprime gioia e felicità. Conferma di un percorso professionale non imposto, ma fortemente scelto. Lei, che inizia fin da giovane a presenziare nella bottega di Rolando. Il maestro. Un figlio d’arte che porta avanti i segreti di un lavoro dove, è la passione l’elemento differenziante. E proprio questi primi assaggi, mentre è ancora al Liceo Artistico, permettono a Daniela di apprendere ancor prima di un’arte un modus vivendi.</p>
<p>Il confronto con un’età adulta. Da un lato con un “datore di lavoro” dove l’estro artistico è il viatico per la realizzazione di un prodotto di qualità. Dall’altro una clientela che prima di tutto bisogna ascoltare. Capirne le effettive esigenze, per proporgli una calzatura che non può essere che la loro. Daniela è una spugna in questo. Come un antropologo studia le dinamiche comportamentali di chi gli sta attorno. Immagazzina stimoli. Metabolizza pensieri che poi gli saranno utili nel suo percorso di crescita.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/La_calzolaia_di_Venezia_Daniela_Ghezzo_01.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/La_calzolaia_di_Venezia_Daniela_Ghezzo_01-e1333354589722.jpg" alt="" title="La calzolaia di Venezia - Daniela Ghezzo" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-2716" /></a><br />
In questa sua duplice veste di lavoratrice e studente, dualismo che la caratterizzerà per molto tempo e sotto forme diverse, intraprende l’Accademia di Belle Arti. Ma si accorge ben presto che c’è una distonia. La bellezza dell’arte viene bilanciata da uno stereotipo di artista, che non tanto velatamente, ha una tristezza di fondo. Poi comunque c’è un impatto emotivo che Daniela Ghezzo, non è disposta completamente a subire. Ha la conferma che il suo animo più che all’artista si identifichi in quello dell’artigiano, dove possono trovare spazio l’utilità e il divertimento.</p>
<p>Naturalmente anche per Daniela vale la regola degli incontri. Ed è proprio con Gatto, uno straordinario calzolaio romano, specializzato in scarpe da uomo, che la giovane veneziana aggiunge un ulteriore importante tassello nel puzzle della sua vita. Con questo nuovo bagaglio d’esperienza, torna in quella bottega a due passi da Campo S. Luca, dove aveva iniziato come garzone. Propone scarpe che una volta realizzate e messe in vetrina trovano il consenso da parte delle persone. Ma non è sufficiente. Capisce che se vuole fare un lavoro che la renda felice e soprattutto se è decisa a scardinare logiche maschili in un ambiente ancora fortemente legato alla figura dell’uomo, deve acquisire ulteriore credibilità. Non essere attaccabile.</p>
<p>E’ così che inizia un corso di stilismo presso la scuola calzaturiera di Strà. Poi un anno di passaggio in un’azienda di produzione di scarpe ed infine la grande decisione. Nel periodo forse più difficile di completa trasformazione economica e sociale a livello mondiale, con il crollo delle torri gemelle, l’introduzione dell’euro e una crisi finanziaria che si affacciava all’orizzonte, prende in completa gestione il negozio di Rolando.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/La_calzolaia_di_Venezia_Daniela_Ghezzo.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/La_calzolaia_di_Venezia_Daniela_Ghezzo-224x300.jpg" alt="" title="La calzolaia di Venezia - Daniela Ghezzo" width="224" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2718" /></a>Arrivati a questo punto della storia Daniela fa per la prima volta una pausa. Non perché non sappia più cosa dire, ma per farmi intendere che tutto ciò che è accaduto dopo è di fronte ai miei occhi. E’ riuscita in quello che forse in pochi pensavano fosse possibile. Non solo portare avanti una tradizione artigiana. Ma iniettarvi una vitalità moderna in grado di far evolvere un prodotto su misura oltre che, avvicinare anche persone giovani ad un oggetto pervaso dal senso estetico e dall’armonia.</p>
<p>Solo ora che ha vissuto direttamente tutti gli aspetti di una professione artigiana da preservare può ritenersi soddisfatta. Nel frattempo si è attorniata da collaboratori capaci, in grado prima di tutto di sposare un sogno, prima di un lavoro. Dove comunque serietà ed etica presenziano in maniera costante.</p>
<p>Prima di andarmene vengo pure deliziato di cosa significhi per un cliente entrare nel negozio di Daniela. Il fatto rilevante è che proprio quel termine scompare. Non si è clienti. Come all’inizio anche per me si era tempestivamente abbassata quella catenella, così accade per quella signora. E’ entrata una persona. Ora avrà inizio un dialogo. Il risultato finale sarà una scarpa su misura, ma tutto ciò che accadrà nel mentre ha un valore non quantificabile.</p>
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		<title>Uno sguardo riflesso in una perla &#8211; Moulaye Niang</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/ilmecenatedanime_moulayeniang.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/ilmecenatedanime_moulayeniang.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.</p>
<p>Non è il terminal di un aeroporto. Nemmeno la sala d’aspetto di una stazione. Niente valigie. L’unico bagaglio a mano permesso è il sorriso. Ed è così che in uno dei Sestieri dove sono rimasti ancora dei veri veneziani, illumina la Salizada del Pignater, la vetrina di questo negozio. Perché di un negozio si tratta.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400481251026_260244116026_4870703_3184571_n-e1323076741313.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2467" /></a></p>
<p>Niente paura, qui non troneggiano le insegne di noti brand. Qui l’unica scritta che si fa largo ha qualcosa di originale – <a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><strong>Muranero</strong></a> – sillogismo perfetto per descrivere cosa si realizza. Già, perché c’è un altro tassello da aggiungere a questa storia. In questo luogo dove si avvicendano persone ad apportare il proprio saluto, al suo interno c’è un’artista o forse meglio dire, come piace a lui, un umile artigiano. Il suo nome è <strong>Moulaye Niang</strong> ed è lui l’artefice delle opere in vetro che animano questo spazio.</p>
<p>E’ lui che ha saputo imprimere lo sguardo della sua terra natia, il Senegal, all’antica arte del vetro di Murano. Il risultato è ciò che non riesce a trattenere chi entra nel suo negozio. Stupore per tanta bellezza. Ed è proprio nelle perle in vetro, l’oggetto che maggiormente rappresenta Moulaye, che l’energia di questo incontro si fa più pura. Più intensa.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/19157_260468666026_260244116026_3917172_581528_n-e1323076892179.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2469" /></a></p>
<p>La sua anima si riflette in ciò che realizza. Il suo spirito emerge dal calore di questo luogo. Un calore umano intenso. Lo sanno bene i vari amici che anche per pochi istanti si fermano a salutare Moulaye. Per ammirarne le opere. Per scambiare qualche parola. Per ritrovare la giusta dimensione del tempo.</p>
<p>“Il tempo deve essere mio…” dice Moulaye. Non è una frase di circostanza. E’ un approccio di vita. E’ il rispetto di quanto necessario per la realizzazione di un’opera. Ma è anche il valore che dà alla propria esistenza. Quella degli altri. Mai prevaricare. Mai imporre.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400479646026_260244116026_4870657_7020552_n-300x200.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-2471" /></a>La storia di Moulaye Niang potrebbe essere un esempio virtuoso di emigrazione. E’ molto di più. E’ la storia di un ragazzo che con caparbietà e determinazione ha saputo perseguire quella che sentiva essere la sua strada. Questo anche quando andava a bussare alle fornaci di Murano per imparare. Per apprendere un’arte che gli avrebbe permesso di esprimersi attraverso dei manufatti unici. Perché fatti da lui. Mescolando tradizioni diverse. Anche questo è innovare. Evolvere.</p>
<p>Ma l’espressione artistica di Moulaye non si ferma al vetro. Il suo scandire del tempo trova anche un’altra forma d’espressione. La musica. “… la musica è cuore… la musica è emozioni… la musica si suona…”, mi dice iniziando a battere con una bacchetta per scandire il tempo. Lui che voleva essere un bassista ed invece è diventato un batterista. Lui che nonostante le innate doti ritmiche, si ritiene solo un esecutore. Forse perché ha visto cosa vuol dire farsi travolgere dal successo. L’essere famosi e non sapere gestire la notorietà. Come è accaduto ai suoi fratelli. Il clamore che sovrasta l’essenza della musica. Aspetto che Moulaye non sottovaluta mai, anzi che cerca di trasferire anche ai giovani ai quali insegna musica, affinché lo strumento non diventi uno scudo per sentirsi più grande. Per Moulaye la musica è un modo per dare voce alla propria parte emozionale. Forse anche per questo non ha mai voluto approfondire la parte accademica. Conoscerne la parte intellettuale.<br />
<img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/45034_146538305375122_100000568608279_332833_7420777_n-e1323077043383.jpg" alt="" title="Moulaye Niang" width="450" height="301" class="alignleft size-full wp-image-2473" /></p>
<p>Mentre parliamo di tutto ciò ogni tanto veniamo interrotti da qualche amico che entra in negozio. Non sono interruzioni però. Più che altro arricchimenti. Un modo per ampliare i confini dei propri discorsi. Come quando entra un ragazzo entusiasta nel dare conferma che farà parte del gruppo. Dalla musica si passa al viaggio. Il gruppo in questione è quello che Moulaye sta organizzando per andare in Senegal. Dieci giorni. Un paio di settimane. Certo non abbastanza, ma sufficiente per vedere con i propri occhi e non con quelli di stereotipi tramandati, cosa c’è in quella terra.</p>
<p>Intanto a proposito di tempo, i campanili a fianco scandiscono i dodici rintocchi. E’ mezzogiorno. Lascio Muranero non prima di soffermarmi sulla brillantezza di una delle tante opere di Moulaye. Poi guardo i suoi occhi. Ritrovo la stessa brillantezza. Non è un caso. E’ la capacità di ascoltare e riprodurre le emozioni che lo circondano. Bravo Moulaye.</p>
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