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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; luoghi</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Il rappresentante fotografo &#8211; Giovanni Pasinato</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 07:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le mani impugnano il volante. Lo sguardo è fisso sulla strada. L’autoradio suona e i pensieri volano. Fermo ad uno stop strade s’incrociano. Destini pure e la luce del crepuscolo sale. Intanto il paesaggio là fuori cambia. Cambia per chi è in grado di vedere. Cambia per chi è in grado di sentire. È così che accosta la macchina, impugna la sua medio formato ed inizia il suo dialogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Le mani impugnano il volante. Lo sguardo è fisso sulla strada. L’autoradio suona e i pensieri volano. Fermo ad uno stop strade s’incrociano. Destini pure e la luce del crepuscolo sale. Intanto il paesaggio là fuori cambia. Cambia per chi è in grado di vedere. Cambia per chi è in grado di sentire. È così che accosta la macchina, impugna la sua medio formato ed inizia il suo dialogo.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/DSC2613-200x300.jpg" alt="" title="Giovanni Pasinato" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3176" /></a>A fare tutto ciò è <a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><strong>Giovanni Pasinato</strong></a>, una laurea in legge alle spalle, una carriera da legale rifiutata e centomila chilometri all’anno di strade attraversate. Rappresentante per differenti categorie merceologiche, le sue dieci ore di vita quotidiane le trascorre in auto, tra le terre dell’Emilia e quelle marchigiane.</p>
<p>Ma Giovanni non è solo nei suoi viaggi. Non lo è mai stato. Fin da quando veniva scorazzato dai genitori, la sua fedele compagna di viaggio è stata la sua macchina fotografica.</p>
<p>Fotografa Giovanni. Fotografa per immortalare. Fotografa per condividere. Fotografa per capire. È una passione quella sua, ma è pure un innato talento. Dai suoi primi viaggi riceve il plauso dagli amici per quello che riesce a trasferire con quelle sue istantanee. Non sono semplici convenevoli. Sono sinceri ringraziamenti per ciò che riesce a fare.</p>
<p>Inizia a crederci Giovanni. In lui sale la consapevolezza che è questo il suo percorso. Inizia a studiare fotografia. Fa corsi di approfondimento. Affina la tecnica. Preserva la sua spontaneità. Giovanni diventa autore. Autore di emozioni trasferite attraverso l’immagine fotografica.</p>
<p>Tutto questo bagaglio Giovanni lo trasferisce nei suoi spostamenti. I luoghi, i paesi, le terre di provincia attraversate durante il suo lavoro diventano tutte potenziali scenari di un progetto, dove lo stimolo principale sembra essere quello “<em>di chiedersi dove siamo e cosa stiamo facendo</em>”.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/PMB_0129-e1366788899435.jpg" alt="" title="Il rappresentante fotografo - Giovanni Pasinato" width="435" height="294" class="aligncenter size-full wp-image-3179" /></a></p>
<p>Ogni pausa, ogni punto che unisce un incontro da quello successivo sono occasioni uniche per dialogare con ciò che sta intorno a Giovanni. Un dialogo quello di Giovanni “<em>tra le apparenze e i simulacri</em>”, intriso di quella malinconia umana che non necessariamente è elemento di uno stato d’animo negativo. Anzi è la naturale grammatica di Giovanni per entrare in confidenza con il suo paesaggio circostante e il suo paesaggio interiore.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/PMB_0133-e1366789257209.jpg" alt="" title="Il rappresentante fotografo - Giovanni Pasinato" width="435" height="292" class="aligncenter size-full wp-image-3181" /></a></p>
<p>Il lavoro di due anni di scatti si materializza in sessanta stampe. È un altro Giovanni, <a href="http://www.fotologie.it/umicini.html" target="_blank">Giovanni Umicini</a> ad affiancarlo in questa delicata fase conclusiva di stampa fotografica. Il risultato è straordinario. Quel bianco e nero su negativo 6&#215;9 stampato a mano in laboratorio è la perfetta tecnica interpretativa della fotografia di Giovanni Pasinato. Il suo progetto diventa una <a href="http://galleriabrowning.tumblr.com/post/48046475492/giovanni-pasinato" target="_blank">mostra</a>. Le sue fotografie opere condivise con un pubblico.</p>
<p>Da qualche giorno Giovanni ha intrapreso un nuovo lavoro. Fa l’agente assicurativo. Continuerà a viaggiare. Forse di più. Forse di meno. Con sé comunque ha sempre “<em>un registratore fotografico</em>”, perché comunque Giovanni rimane fotografo o ancora meglio, <a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank">Giovanni Pasinato</a> è autore fotografico.</p>
<p><a href="http://www.giovannipasinato.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/sera-e1366789630789.jpg" alt="" title="Il rappresentante fotografo - Giovanni Pasinato" width="435" height="295" class="aligncenter size-full wp-image-3184" /></a></p>
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		<title>La Principessa del Velo – Argentina Verderame</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 08:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sua storia potrebbe essere il frutto di un racconto passato. Ci sono principi, misteri, coincidenze, ragione e passione. C’è una città che è la culla dell’energia vitale, Napoli. C’è né un’altra in continua sospensione tra sogno e realtà, Venezia. C’è pure un nome che sembra piuttosto lo pseudonimo di un’artista, Argentina. Come quella terra che forse proprio il nonno desiderava raggiungere e che alla figlia aveva assegnato come nome, se non fosse che un tragico incidente gliela strappò con troppo anticipo. Il nome viene tramandato. E la prima femmina ad arrivare è proprio lei, Argentina Verderame.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>La sua storia potrebbe essere il frutto di un racconto passato. Ci sono principi, misteri, coincidenze, ragione e passione. C’è una città che è la culla dell’energia vitale, Napoli. C’è né un’altra in continua sospensione tra sogno e realtà, Venezia. C’è pure un nome che sembra piuttosto lo pseudonimo di un’artista, Argentina. Come quella terra che forse proprio il nonno desiderava raggiungere e che alla figlia aveva assegnato come nome, se non fosse che un tragico incidente gliela strappò con troppo anticipo. Il nome viene tramandato. E la prima femmina ad arrivare è proprio lei, <strong><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank">Argentina Verderame</a></strong>.</p>
<div id="attachment_3042" class="wp-caption alignleft" style="width: 298px"><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Argentina_Verderame_Mistero-288x300.jpg" alt="" title="La principessa del velo - Argentina Verderame - Mistero" width="288" height="300" class="size-medium wp-image-3042" /></a><p class="wp-caption-text">Mistero di Argentina Verderame</p></div>
<p>Tutto ciò sembra il frutto di un’arguta fantasia se non fosse che Argentina Verderame esiste e tutto ciò che si è creato attorno a lei pure esiste. Forse proprio ciò che lei è oggi non è altro che la sintesi di un percorso dove arte ed esistenza si intrecciano in maniera indissolubile, scardinando confini naturali e sovrapponendo l’essere a ciò che fa.</p>
<p>Argentina questo lo sa bene, lei che nasce pittrice, lei che a fatica riesce a contenere il suo estro artistico. Il termine ribelle le viene insignito durante il suo percorso all’<a href="http://www.accademiadinapoli.it/" target="_blank">Accademia delle Belle Arti di Napoli</a> per approfondire le tematiche della pittura e della scenografia. Ma non è un termine consono a lei. Lei che si diploma con il massimo dei voti e che il suo anticonformismo non è il frutto di bizzarrie, piuttosto semmai di una sua personale sensibilità nell’interpretare tutto ciò che è arte. In primis la vita.</p>
<p>Dopo gli studi fa la sua prima mostra personale. E’ un principe a sostenerla. Don Francesco Amoroso d’Aragona diventa il suo mecenate. E’ un successo. Un successo di quelli che a molti potrebbe far intendere di essere arrivati, non certo per lei però. Argentina la cui esistenza è costellata d’incontri, con luoghi, con persone, che le indirizzeranno la vita in direzioni inaspettate, non può accontentarsi di un successo seppur meritato così immediato.</p>
<p>Ed è proprio in un luogo. In una chiesa sconsacrata nel pieno centro storico di Napoli che le nasce un primo desiderio, apparentemente non significante, ma che invece rappresenterà il punto di una nuova partenza. Sente la necessità di dover allestire quello spazio, di fornirgli una veste diversa e il bianco, il bianco del velo di una sposa, è l’elemento che dovrà ridare nuova luce a quel luogo. Ma trovare così tanto materiale per fare ciò non è cosa semplice, soprattutto se non si dispone di ingenti risorse economiche. Ma è il fato, oppure la determinazione nel realizzare ciò, permette ad Argentina di fare un altro incontro, quello con lo stilista <a href="http://www.giannimolaro.it/" target="_blank">Gianni Molaro</a>, che s’innamora della sua idea. Argentina non deve aggiungere altro, dopo qualche mese si ritrova con quattrocento metri di velo da sposa.</p>
<div id="attachment_3045" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Argentina_Verderame_Napoli-225x300.jpg" alt="" title="La principessa del velo - Argentina Verderame" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-3045" /></a><p class="wp-caption-text">La sposa dell'arte a Napoli presso l'Accademia delle Belle Arti di Argentina Verderame</p></div>
<p>A fatica riesce a ricomporlo nella sua stanza da letto dopo averne preso visione. I dubbi su come tagliare quel lungo velo per allestire la Chiesa durano poco. Quel velo assume subito un significato diverso per Argentina. Rappresenta lo strumento per esprimere la sua creatività. Le trasparenze di quel dono, non sono altro che l’essenza di ciò che Argentina può esprimere. Il velo non viene tagliato, ma indossato come fosse il costume per mettere in scena la sua vita. Argentina inizia allora una serie di happening in giro per il mondo. Ogni pezzo di quel velo rappresenta una parte di sé. Un incontro. Una storia accaduta. Un’altra che può accadere. In questo più o meno svelarsi, Argentina racconta qualcosa di sé. Quel velo è il testimone dei suoi viaggi. Quel suo sposarsi con l’umanità.</p>
<p>E’ un peregrinare artistico quello di Argentina. Anche Venezia sembra solo un tappa di questo suo lungo viaggio. Invece qui accade ciò che forse rende ancora più straordinaria la sua storia. Ascolta il consiglio di un amico fotografo che la invita a vivere più intensamente quella città, di entrare più in simbiosi con quel luogo, di scoprirne le bellezze architettoniche. Per Argentina sembra una cosa irraggiungibile. Senonché ancora una volta gli incontri sono l’elemento che invertono ogni forma di probabilità matematica. E’ un uomo che di Venezia conosce ben i segreti a far sì che i palazzi sul Canal Grande si spalanchino alla creatività di Argentina. Per lei tutto ciò rappresenta un altro importante tassello per condividere la sua espressività artistica. Il legame con la città si rafforza. Tant’è che proprio quelle calli e quei ponti, sembrano la naturale scenografia per le rappresentazioni di Argentina.</p>
<div id="attachment_3047" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Argentina-Verderame-Il-sogno-diventa-realtà-e1355215049545.jpg" alt="" title="Argentina Verderame - Tra il sogno e la realtà" width="435" height="286" class="size-full wp-image-3047" /></a><p class="wp-caption-text">Tra il sogno e la realtà. Happening di Argentina Verderame presso l'Hotel Savoia Jolanda a Venezia</p></div>
<p>Ma il viaggio di Argentina non finisce qui. Seppur ora si divida tra Venezia e Napoli, è l’intero mondo il suo palcoscenico. Il viaggio della principessa del velo continua. D’altronde è una storia epica e come tale non può aver termine. Al massimo può diventare leggenda.</p>
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		<title>Il pianista fuori posto &#8211; Paolo Zanarella</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 13:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le lancette dell’orologio della Torre Belfredo segnano le otto. Le saracinesche dei negozi sono ancora abbassate. Una leggera foschia staziona a mezza altezza nell’aria. Non sono molti i passanti di un sabato mattino che a stento vuole risvegliarsi. In questo scenario quasi incantato appare lui. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Le lancette dell’orologio della Torre Belfredo segnano le otto. Le saracinesche dei negozi sono ancora abbassate. Una leggera foschia staziona a mezza altezza nell’aria. Non sono molti i passanti di un sabato mattino che a stento vuole risvegliarsi. In questo scenario quasi incantato appare lui. La sua sagoma si confonde con ciò che sta trasportando. Su un carrello con un motore d’avviamento preso da una vecchia Y12, troneggia un pianoforte a coda nella sua più completa nera eleganza. Arrivato quasi al centro della piazza, lui con quel insolito bagaglio a mano si ferma. Con un gesto fluido, ma intriso di ritualità, abbassa la pedana del carrello. Il pianoforte prende contatto con il terreno e la base di quel muletto diventa un naturale tavolo dove ospitare CD, depliants e articoli vari di giornali che parlano di lui. Non rimane che fissare un leggio, non per uno spartito, ma per un album fotografico che lo immortala in tante piazze diverse. Lui e il suo immancabile pianoforte.</p>
<p>Fatto questo ci rechiamo in un bar di lì a poco aperto. Mentre una musica anni ’80 fuoriesce dagli altoparlanti del locale ci sediamo attorno ad un rotondo tavolo. Davanti a noi un caffè. Di fronte i nostri sguardi. Ci presentiamo, ma è come se ci conoscessimo già. Mi era bastato incrociarlo qualche giorno addietro in un’altra piazza per conoscerlo. In quell’occasione non c’eravamo detti nulla. Lui stava suonando, io rincorrendo altri pensieri. Per questo gli avevo lasciato un biglietto da visita all’interno di un cappello che faceva da raccoglitore di monete. Forse per questo lui mi aveva richiamato e oggi eravamo lì.</p>
<p><strong><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank">Paolo Zanarella</a></strong> inizia a raccontarmi la sua storia. La passione per la musica. La determinazione nell’apprendere una tecnica da autodidatta. La decisione di inseguire un sogno. Dopo anni di un lavoro certo, la voglia di provarci. Per non lasciare spazio ai rimpianti. Per costruire una felicità. Sua, di conseguenza in chi gli sta attorno.  Ed ecco che il pianoforte mai abbandonato diventa lo strumento per realizzare un desiderio di vita.</p>
<p>Intreccia le note per costruire la sua musica. Una musica classica. Una musica che punta dritta al cuore. Compone brani come se andasse a fissare nel tempo le sue emozioni. Poi condivide il tutto. Per creare nuove suggestioni in chi ascolta e fa propria la musica di cui lui è l’autore. Inizia pure ad esibirsi. Concerti, eventi, appuntamenti. Ma in taluni casi si accorge che non è sempre così facile far accorrere le persone per una musica comunque nuova, per qualcuno che comunque non è ancora noto.</p>
<p>Ed è proprio da una considerazione su questo, che tramuta una potenziale frustrazione in un’idea originale. “<em>Forse non riesco a riempire i teatri, ma la fuori c’è pieno di gente… perché non portare la musica, la mia musica dove le persone ci sono e possono soffermarsi anche per pochi minuti, per poi riprendere il cammino della propria vita</em>”. Da questo pensiero Paolo passa all’azione. Gli ci vuole poco tempo per capire come dipanare apparenti impedimenti. Di meccanica ne sa qualcosa. E’ il suo lavoro, o almeno così è stato fino a quel momento. Progetta quel carrello che gli permette di mettere in movimento il suo pianoforte e dare concretezza a quel suo pensiero. Ora gli è possibile trasportare ovunque la sua musica. Anche in quei luoghi che non sembrano essere deputati a ciò. Soprattutto là. Perché è proprio quella distonia visiva, quello stupore di trovare un pianista fuori posto a rendere il tutto ancora più intenso, più vivo.</p>
<div id="attachment_3008" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/11/331113_10150399337026005_533396004_10435574_1605629059_o-e1353937501523.jpg" alt="" title="Paolo Zarontello - Il pianista fuori posto" width="435" height="326" class="size-full wp-image-3008" /></a><p class="wp-caption-text">Il pianista fuori posto - Paolo Zarontello</p></div>
<p>Tutto pronto non rimane che partire. Ed è un cielo stellato di un’estate padovana a fare da cornice a lui e al suo pianoforte per il debutto. Prato della Valle, sembra come tutte le altre sere, ma non per Paolo. C’è una forte emozione. C’è pure una paura per fare qualcosa di nuovo. Ma bastano le prime note, i primi accordi di una sua canzone a spazzare ogni dubbio ed incertezza oltre che catalizzare l’attenzione delle prime persone. E’ fatta. La musica prende il sopravvento. La gioia di Paolo si trasmette attraverso le dita che accarezzano quei tasti bianchi e neri. Le onde sonore che partono dal suo pianoforte regalano emozioni in chi è lì e si trova inaspettato spettatore. Da loro queste sonorità vengono rispedite all’autore sotto forma di applausi o di tacite parole che dagli occhi trovano una loro intensa e compiaciuta espressività.</p>
<p>Da quella notte Paolo e il suo pianoforte non hanno mai smesso di suonare. Hanno girato insieme per innumerevoli piazze, per altrettanti luoghi apparentemente non destinati alla musica.  Il risultato è stato sempre quello: la capacità di trasmettere gioia sotto forma di colonna sonora. Perché la musica è una colonna sonora. Della vita di Paolo Zanarella. Della vita di tutti noi.</p>
<div id="attachment_3009" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/11/ALB_5277-e1353937804904.jpg" alt="" title="Il pianista fuori posto - Paolo Zanarella" width="435" height="654" class="size-full wp-image-3009" /></a><p class="wp-caption-text">Il pianista fuori posto - Paolo Zanerella a Venezia</p></div>
<p>Al termine di questa chiacchierata ci scambiamo una stretta di mano. Ancor più stretta è la sintonia che ci ha accompagnato nel ricostruire quel suo modo di rendere migliore il mondo. Prima di lasciarci mi fa leggere alcuni commenti lasciati da passanti su improvvisati biglietti. Sono la gratificazione maggiore per la scelta che Paolo ha fatto. Ora però non ha più tempo. Deve iniziare a suonare. Deve iniziare a regalare altri indimenticabili momenti.</p>
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		<title>La donna che viaggiava nel tempo &#8211; Caterina Borgato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina_Borgato_01-e1321281917399.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2442" /></p>
<p>Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. Non perché fosse un’eroina d’altri tempi o un Marco Polo moderno. Però di cose da raccontare, di mondi da descrivere, di persone da ricordare ne aveva a disposizione.</p>
<p>Il viaggio di <strong>Caterina Borgato</strong> era iniziato fin da subito. Da quando la madre la portava in grembo a visitare terre lontane. La sua era una famiglia di viaggiatori. Di scopritori. Indole che le era stata trasmessa in modo totale, tant’è che per capire a chi assomigliasse dei genitori, non occorreva confrontarne gli elementi fisici, piuttosto chiedere in quali luoghi erano stati.</p>
<p>Mentre mi parlava mi citava nomi per lo più sconosciuti, o quantomeno incontrati in qualche racconto d’avventura. Lo faceva non per stupirmi, ma per condividere. Questo per lei era un dogma. La sacralità della condivisione. Poi comunque non era saccente nel suo modo di raccontare. Tutt’altro. Se mai era coinvolgente. Emozionante. Trascinante. Con le sue parole sia enunciate sia scritte, sapeva trasportare l’interlocutore in viaggio con sé.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina-Borgato-03-e1321282270294.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2450" /></p>
<p>I suoi non erano solo viaggi lontani. Erano dei veri e propri viaggi nel tempo. Come un’antropologa veniva attirata dai quei luoghi ricchi di storia. Storia spesso dimenticata. Dove il valore umano e sociale era dato da tradizioni che solo gli abitanti di quelle terre conoscevano e custodivano gelosamente.</p>
<p>Anche su questo però Caterina sapeva come muoversi. Prima di tutto rispetto. Poi apriva i pori dei suoi sensi per raccogliere quante più possibili emozioni. Ascoltava i silenzi dei deserti. Guardava oltre i confini dei cieli. Annusava i profumi di spezie rare. Si avvicinava a piante mai incontrate fino ad allora, ma soprattutto comunicava con la gente. Con i gesti. Con lo sguardo. Con il cuore.</p>
<div id="attachment_2447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_02-e1321282087610.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="337" class="size-full wp-image-2447" /><p class="wp-caption-text">L'isola di Socotra (Yemen) fotografata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Come quando mi raccontò di Socotra, l’isola dello Yemen, della quale si era innamorata. Bastarono pochi dettagli per farmi capire i motivi di codesto tanto amore. Un luogo incontaminato, quasi dimenticato. Dove nessuno conosceva la storia di questo posto. Una terra di ricchezze antiche. Un paesaggio alieno. Un regno delle leggende. Un patrimonio botanico, ma in particolar modo una culla di umanità. Umanità data da tutti gli abitanti del luogo.</p>
<p>Le parole con le quali Caterina descriveva quest’isola, sembravano quelle di un narratore che aveva vissuto pienamente un’esperienza, che andava al di là della parentesi legata al viaggio.</p>
<p>Ecco qual era l’elemento catalizzante di questa donna: la temporalità. Il suo viaggio non si concludeva con il ritorno. Il suo viaggio continuava con le sue descrizioni e nello stesso modo era iniziato, ancor prima di arrivare nel luogo da visitare. Mettendo insieme brandelli di storia, Caterina Borgato, poteva così viaggiare nel tempo. Far viaggiare nel tempo. Non aveva bisogno di chissà quali strane macchine per far ciò, ma tanta curiosità e voglia di scoprire.</p>
<div id="attachment_2453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_01-e1321282467929.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="size-full wp-image-2453" /><p class="wp-caption-text">Un'altra immagine di Socotra immortalata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Un altro elemento che si denotava in lei era lo spirito di tolleranza. Aveva incontrato troppe culture, troppe persone così diverse e lontane tra loro per non capire che sarebbe stato stupido la mancanza di rispetto. Era anche per questo che non sopportava l’ignoranza. L’ignoranza di coloro che non aprivano la mente al confronto con gli altri.</p>
<p>Ogni tanto sul suo taccuino annotava qualcosa. Questo le accadeva sempre che fosse in viaggio o meno. Era un modo per fissare dei ricordi. Era un modo anche per appuntare nuovi stimoli. Perché lei era in continuo movimento. Con il pensiero. Con il fisico. Ragion per cui il mezzo che prediligeva per gli spostamenti nei suoi viaggi erano i piedi. Spostamenti lenti che le permettevano di immortalare nella sua memoria tutto ciò che le accadeva attorno.</p>
<p>Passionalità e ratio messi insieme. L’equilibrio raggiunto da Caterina. Lei che amava programmare, per poi partire, ma comunque per poi ritornare. D’altronde lei era la donna che viaggiava nel tempo e in questa circolarità di azioni, il suo viaggio non trovava fine.</p>
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