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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; libri</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Un giorno speciale &#8211; Manuela Venerandi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 10:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sempre il modo più efficace per ricostruire l’identikit di una persona è quello di analizzarne i suoi tratti somatici. A volte il tono di voce, le parole enunciate, i silenzi condivisi e gli sguardi scambiati, possono dire molto di più, in particolar modo, se quello che si sta cercando è d’intravedere l’anima di quel soggetto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Non sempre il modo più efficace per ricostruire l’identikit di una persona è quello di analizzarne i suoi tratti somatici. A volte il tono di voce, le parole enunciate, i silenzi condivisi e gli sguardi scambiati, possono dire molto di più, in particolar modo, se quello che si sta cercando è d’intravedere l’anima di quel soggetto.</p>
<p>E’ così che in un mattino di fine maggio le porte di una nuova conoscenza si schiudono inesorabilmente. A svelarsi nella sua più completa naturalezza è una donna. Una donna che ha fatto una grande scoperta: “<em>… ho scoperto che un Dono non si attende nulla in cambio… è per questo che ho il piacere di porgerti questi due doni segno tangibile della gioia di condividere!</em>”. Con questo messaggio frutto di un inchiostro impresso sulla carta, mi fa pervenire due suoi libri. Ma questo è solo il gesto finale di un incontro forse già scritto fin dalla notte dei tempi.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Manuela_Venerandi-224x300.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Un giorno speciale" width="224" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2808" />Il suo nome è <strong>Manuela Venerandi</strong>, nome e cognome che messi insieme racchiudono molte cose. Trasparenza. Spontaneità. Sensibilità. Amore, per la vita, quella vita che ti permette di evolvere. Mancano venti minuti alle nove quando Manuela inizia a parlarmi al telefono. Sono sufficienti pochi secondi per capire che mi trovo di fronte ad una persona speciale. La sensazione di ciò è data da come si esprime senza mai dimenticarsi dell’interlocutore. Parla di sé, ascoltando l’altro. Si concede, ricevendo. Il suo non è un monologo, ma un dialogo sulla bellezza. Sulla bellezza dell’esistenza.</p>
<p>I suoi pensieri sono come la magnificenza del flusso di un fiume. Proprio come quel Sile, che lei costeggia per andare a lavoro. Pulsioni in movimento, ma soprattutto la forza positiva di chi è consapevole di avere delle innate predisposizioni ed è proprio allora che basta quel pizzico di coraggio per liberare quell’energia che è la vera essenza dell’essere umano.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Cuoio_incisioni-e1339755518686.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Incisioni in cuoio" width="250" height="187" class="alignleft size-full wp-image-2811" />Ma quali sono questi talenti di Manuela Venerandi? Non è possibile confinarli ad una limitata lista di cose che sa fare. Piuttosto è il suo atteggiamento generale che ha trovato in diverse forme d’arte la sua espressività. Spaziando dalla manualità artigiana come possono essere la realizzazione di incisioni in cuoio o gli abiti da bambina, fino alla stesura di poesie e non solo. Ma tutta la creatività di Manuela sembra ispirata dalla voglia di comunicare. Niente grandi proclami, ma importanti e semplici valori da condividere.</p>
<p>Quando la chiacchierata con Manuela si conclude, c’è ancora nella stanza le vibrazioni delle sue parole. Non sono però sensazioni sospese nell’aria, ma  emozioni che hanno fatto capolinea in me, per poi forse ripartire. Verso altri. Verso un domani che è già oggi.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8890355875/ref=olp_product_details?ie=UTF8&amp;me=&amp;seller=" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Manuela_Venerandi_libri-e1339755690320.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Libri" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2813" /></a></p>
<p>E’ per questo che a distanza di qualche giorno da quella telefonata, quando arrivano i suoi libri a casa, l’atmosfera è proprio di festa. Inizio con lo sfogliare il suo libro di poesie, <strong>La poesia psichica</strong>. Lo tocco con la delicatezza di avere tra le mani qualcosa di fragile. Lo guardo con il compiacimento di essere di fronte a qualcosa di bello. Ne leggo immediatamente alcune pagine. Il cerchio si chiude o forse per meglio dire si amplifica. Quel cerchio fatto da quelle prime buone impressioni su Manuela si allarga come un sasso gettato nello stagno. “<em>Non sigillare il tuo Cuore… mai… </em>“, scrive a conclusione di questa raccolta. Una dedica oppure più semplicemente uno spassionato invito diretto a tutti coloro che si immedesimeranno nelle sue poesie.</p>
<p>Poi prendo in mano l’altro suo libro <strong>Eroma… Amore al contrario</strong>. “<em>Ogni cosa tragica può essere trasformata dalla forza dell’amore…</em>”, mi aveva detto al telefono Manuela, parlandomi di questo libro. Basta leggerne le prime righe per capirne l’intensità, la veridicità. Una storia che va oltre la morte. Una storia che non si prefigge di dare nessun insegnamento se non quello forse di fermarsi un attimo nella rincorsa della nostra vita, per guardare con occhi diversi quello che ci circonda, perché il vero cambiamento deve avvenire nelle coscienze umane di ognuno di noi.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_1.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_1-e1339755869503.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Segnidivento - Abbigliamento bambine" width="250" height="187" class="alignleft size-full wp-image-2816" /></a>Ma non finisce qui. Ricordo che Manuela mi aveva parlato anche di abiti per bambine. Controllo la posta e vedo in una delle sue ultime mail una cartella denominata <strong>Segnidivento</strong> con delle immagini. La apro. Sorrido. Rido. Mi emoziono. Ancora una volta Manuela riesce a stupirmi. E’ un progetto <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_2.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_2-e1339755964383.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Segnidivento - Abbigliamento bambine" width="250" height="333" class="alignright size-full wp-image-2818" /></a>embrionale questo lo so. So pure quanto ci tiene Manuela che questi abiti che ha disegnato e ha fatto realizzare possano trovare una loro completa concretizzazione attraverso la parthership con qualche azienda che possa essere interessata alla produzione in serie di questi capi. Già perché la sua idea è quella di “raccogliere fondi vendendo creatività, fondi da impiegare in quella ricerca che si prefigge di comprendere le ‘cause’ dalle quali traggono origini le malattie, al di là dell’importanza della ricerca dedita ad individuarne i rimedi di cura”.</p>
<p>Mi soffermo sull’intuito, l’estro e la fantasia racchiusi in quei piccoli abiti. Dopodichè ripenso a l’intero incontro con Manuela Venerandi. Mi sento carico come non mai. Eppure non abbiamo parlato di chissà quali cose, ma di semplici momenti di vita. Forse è proprio per questo, per questa condivisione, che oggi mi sembra proprio un giorno speciale.</p>
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		<title>Passeggiando con Anna ricordando Massimo &#8211; Anna Pavignano</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E pensare che quel libro era rimasto un paio di settimane sul tavolo. Rigorosamente chiuso. Il primo della pila con la nota celata ‘da leggere’. Prima di addormentarmi ne guardavo la copertina. Al risveglio pure. Già il risveglio. Leggendone il titolo sorridevo. Come facevo pure guardandone l’espressione di lui, anche se in questo caso un velo di malinconia mi pervadeva. Sulla sua sinistra c’era lei, quella lei con la quale ora mi trovo a camminare per le vie di una calorosa Roma. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/annapavignano.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p><a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=619" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/da-domani-mi-alzo-tardi-192x300.jpg" alt="" title="Da domani mi alzo tardi - Anna Pavignano" width="192" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2726" /></a>E pensare che quel libro era rimasto un paio di settimane sul tavolo. Rigorosamente chiuso. Il primo della pila con la nota celata ‘da leggere’. Prima di addormentarmi ne guardavo la copertina. Al risveglio pure. Già il risveglio. Leggendone il titolo sorridevo. Come facevo pure guardandone l’espressione di lui, anche se in questo caso un velo di malinconia mi pervadeva. Sulla sua sinistra c’era lei, quella lei con la quale ora mi trovo a camminare per le vie di una calorosa Roma.</p>
<p>Quasi mi vergogno a dirle che quel libro alla fine non l’ho letto una sola volta. La matita si è consumata rapidamente nel sottolineare alcuni passaggi. Come fosse un saggio. Come fosse materia di studio. Non solo ho scorso avanti e indietro quelle pagine, ma le ho pure consigliate. Non aspettavo altro che qualcuno ponesse il fatidico interrogativo “che libri stai leggendo?”, per scandire quel titolo: <a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=619" target="_blank"><strong>Da domani mi alzo tardi</strong></a>.</p>
<p>E’ lei a togliermi da ogni imbarazzo parlandone per prima. Le avevo anticipato che non era mia consuetudine fare domande, forse anche per questo decide di iniziare proprio da lì. Di fronte ad un fioraio che minuziosamente prepara delle composizioni colorate, <strong>Anna Pavignano</strong> si ferma e mi dice: “<em>Con quel libro ho voluto aprire e chiudere un periodo… avevo bisogno di ripercorrere un pezzo di vita importante e la scrittura… mi è sembrata lo strumento più consono per fare questo</em>”. Mentre mi dice tutto ciò il suo sguardo è fisso su un giallo tulipano, anche se il suo pensiero mi sembra piuttosto lontano da lì.</p>
<p>Per Anna, quel libro ha rappresentato il suo primo romanzo pubblicato. Aveva già scritto libri per ragazzi, ma consapevolmente o meno era la narrativa il suo obiettivo. E per partire avevo scelto un sfida non facile da superare. Scrivere una biografia. Una biografia che raccontasse di sé e di lui. <strong>Massimo Troisi</strong>.</p>
<p>Camminiamo un altro po’. La giornata lo permette. Manca poco a mezzogiorno e la temperatura è di quelle gradevoli. Giusta per sfilarsi la giacca e farla penzolare da una spalla appesa ad un dito. Anche le parole di Anna sembrano plasmarsi nei toni di una primavera in grado di dispensare benessere in chi la sa vedere. “<em>Quello che ho voluto fare con ‘Da domani mi alzo tardi’ è stato ricostruire un periodo inventando cose vere… sembra strano, ma è stata proprio questa modalità, il racconto di un incontro tra me e Massimo ai giorni nostri, l’arcano per mettere su carta ricordi che mi avevano intensamente modificato la vita</em>”. Mi verrebbe da aggiungere che l’ho<img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/il_postino_massimo_troisi-185x300.jpg" alt="" title="Il Postino - Massimo Troisi" width="185" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2728" /> trovato un fantastico romanzo d’amore, cosa non facile da trovare ai giorni nostri, dove il tema viene banalizzato o reso intangibile. Ma ancora una volta preferisco che sia lei non tanto a commentare ciò che ha fatto, ma a condividere delle emozioni che sono ancora ben vive. D’altronde non potrebbe essere diversamente. Il sodalizio con Massimo è stato molto forte. A livello personale non quantificabile. A livello professionale tale, che tutti i film da lui diretti, compreso <strong>Il Postino</strong>, fossero scritti da lei.</p>
<p>Facciamo un’altra tappa proprio di fronte ad una piccola libreria. Una delle poche rimaste dove il libraio sembra aver letto gran parte dei libri presenti, ma soprattutto nella piccola vetrina antistante non ci sono traccia di best sellers. Proprio qui, Anna mi fa un’altra confessione: “<em>Avevo iniziato a studiare psicologia, poi la scrittura, una delle tante possibilità che la vita mi ha offerto, mi ha permesso di realizzare un mio percorso… è una cosa complicata mettere insieme passione e lavoro… in alcuni casi rischia di diventare un’ossessione… nel caso della scrittura pensare solo a quella… mentre è fondamentale l’esperienza di vivere… incontrare persone… visitare nuovi luoghi… lo svago è un arricchimento</em>”.</p>
<p>Con il capo annuisco. Ripenso ai miei incontri. Un senso di euforia mi invade rendendomi conto di essere lì con lei in quel momento. Vengo solo distratto da un desiderio. Conoscere da dove ha inizio la scrittura di Anna. Quand’è che <a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=705" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/copertina-in-bilico-sul-mare-def-186x300.jpg" alt="" title="In bilico sul mare - Anna Pavignano" width="186" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2730" /></a>le prime parole s’infrangono su un foglio per fissarne una storia e lei tranquillamente mi risponde: “<em>Il tutto parte da una riflessione… da un pensiero magari per un po’ di tempo messo da parte, ma che poi non solo ritorna, ma sento la necessità di approfondirne il senso…”. Fa una breve pausa e poi riprende: “Dopo ‘Da Domani mi alzo tardi’ ho scritto ‘<a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=705" target="_blank"><strong>In bilico sul mare</strong></a>’, libro che poi ho pure sceneggiato per il film di <a href="http://www.alessandrodalatri.it/" target="_blank">Alessandro D’Alatri</a>… bene in quel caso il pensiero scatenante era legato alle morti bianche, una delle tante ingiustizie della società ignorate… dovevano ancora accadere casi purtroppo eclatanti come quelli della Thyssen… a me interessava raccontare la storia che c’era dietro ad una di queste persone… spesso fa notizia il numero dei morti, ma ci si dimentica che dietro ad ognuno di loro ci sono delle storie… ci sono delle vite vissute… io racconto le storie interiori… il sentimento è la spinta vitale… perseguendolo più o meno coscientemente</em>”.</p>
<p>Riprendiamo a passeggiare. Anche nelle poche pause di silenzio continuo a sentire le parole di Anna. Come se lei volutamente volesse mettermi su un piatto spunti diversi che trovano nella mia mente poi la giusta collocazione. Siamo quasi arrivati al bivio che ci separerà. Giusto il tempo di chiederle questa volta qualcosa sul suo ultimo romanzo: <a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=973" target="_blank">Venezia è un sogno</a>.</p>
<p><a href="http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=973" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/copertina-Venezia-un-sogno-192x300.jpg" alt="" title="Venezia, un sogno - Anna Pavignano" width="192" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2733" /></a>“<em>E’ un libro complesso… non tanto per la lettura, ma per come è nato… la suggestione iniziale che può apparire banale è comunque che esiste un luogo dove la gente vive sull’acqua… la normalità all’interno di questa eccezionalità… accanto a questo c’è stato un altro stimolo arrivato dopo la visione del docufilm di Al Gore ‘<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Una_scomoda_verità" target="_blank">Una scomoda verità</a>’… il riscaldamento globale, un tema così importante che riguarda tutti, ma dove si preferisce far finta che il problema non esista… o comunque demandare ad altri… bene questi due elementi mi hanno fatto venire voglia di raccontare una storia di una presa di consapevolezza… dove Venezia diventa il simbolo di una precarietà ben più grande e il protagonista, un giovane americano che s’innamora della città… avrà una reazione individuale che poi per una serie di circostanze lo porteranno addirittura a diventare un eroe per caso…</em>”. Qui Anna si ferma, come se volesse far continuare a me la storia. Una storia che può continuare solo attraverso la lettura. La capisco bene. Per questo non leggo mai le sintesi di quarta di copertina o le recensioni dei critici.</p>
<p><a href="http://www.topipittori.it/it/catalogo/una-cosa-che-ti-scoppia-nel-cuore" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/copertina-Una-cosa-che-ti-scoppia-nel-cuore-189x300.jpg" alt="" title="Una cosa che ti scoppia nel cuore - Anna Pavignano" width="189" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2737" /></a>In concomitanza con questo romanzo uscirà anche un libro per ragazzi sempre scritto da Anna dal titolo <a href="http://www.topipittori.it/it/catalogo/una-cosa-che-ti-scoppia-nel-cuore" target="_blank"><strong>Una cosa che ti scoppia nel cuore</strong></a>. E su questo mi dice: “<em>E’ un libro sulle paure… è un’autobiografia pura… ripercorro la Torino degli anni ’60… il rapporto con i genitori… il rapporto con mia sorella… sono dei ricordi legati a quelle paure che da bambini si innescano in ognuno di noi e che spesso ci accompagnano per un periodo della nostra vita… è un tentativo questo di stare dentro ai ragazzi… di parlare con loro… utilizzando un loro linguaggio…</em>”.</p>
<p>Siamo giunti al termine di questa piacevole passeggiata. Avrei molto cose ancora da chiederle. Come si è ritrovata a<img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/04/anna2-194x300.jpg" alt="" title="Anna Pavignano" width="194" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2738" /> scrivere i film di Massimo. Come è nato il loro amore. Come ha vissuto la sua ascesa al successo. Quali sono gli elementi che privilegia nel raccontare una storia. Troppe cose. Troppo poco il tempo. Ci salutiamo mentre la campana di una chiesa lì a fianco rintocca i suoi dodici suoni. La guardo mentre si allontana. Anche il suo passo sembra preso da un racconto di una fiaba. Prima che la distanza ci separi definitivamente le gridò: “Ti aspetto a Venezia!”. Lei si volta e con la mano fa intendere di sì. Quello di oggi allora è solo un arrivederci. Avrò ancora modo di sentire le sue parole trasportarmi nei racconti di una reale fantasia.</p>
<p>A presto Anna.</p>
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		<title>Un incontro (tanto) atteso &#8211; Guido Harari</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era da un po’ che lo rincorrevo. Come un metallo attratto da un magnete, sapevo che prima o poi ci saremo inesorabilmente incontrati. Il tutto accade quando un anno sta per finire e il suo compleanno è trascorso da appena un giorno. “E’ un eterno presente…” dice rispondendomi sul trascorrere dell’esistenza. “E’ una storia in continua evoluzione” mi verrebbe da rispondergli ripercorrendo il suo cammino professionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/Ilmecenatedanime_GuidoHarari.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>29 dicembre 2011.</p>
<p>Era da un po’ che lo rincorrevo. Come un metallo attratto da un magnete, sapevo che prima o poi ci saremo inesorabilmente incontrati. Il tutto accade quando un anno sta per finire e il suo compleanno è trascorso da appena un giorno. “<em>E’ un eterno presente…</em>” dice rispondendomi sul trascorrere dell’esistenza. “<em>E’ una storia in continua evoluzione</em>” mi verrebbe da rispondergli ripercorrendo il suo cammino professionale.</p>
<p>Fotografia e musica sono gli ingredienti del suo lavoro. Parti integranti della sua persona forse è più corretto dire. Approfittandone dell’informalità di quei giorni di festa, gli chiedo quale potrebbe essere un ritratto fotografico che ben lo rappresenti e lui, <strong><a href="http://www.guidoharari.it/" target="_blank">Guido Harari</a></strong>, mi risponde così: “<em>Un tempo, quand’ero soprattutto fotografo, mi sentivo un “dilettante ispirato”. Oggi, dopo avere realizzato, libri, mostre, e aver aperto la mia galleria fotografica, <a href="http://www.wallofsoundgallery.com/" target="_blank"><strong>Wall Of Sound</strong></a>, credo di portare avanti a più livelli e con strumenti diversi un’opera di divulgazione non solo sull’immagine della musica, ma sulla musica stessa e sulla realtà di cui è, o è stata, espressione</em>”.</p>
<p>E’ un uomo che non solo ben sa cosa significhi il termine passioni, ma anche ha capito l’importanza di alimentarsi di esse – “<em>…vuol dire tenere sempre accesa la propria scintilla interiore. È qualcosa di molto intimo, impresso da sempre nel proprio Dna. Quando il mondo intorno muore, si può sempre riconnettersi con la propria scintilla interiore per guardare avanti e “credere”. Non ci sono alternative</em>”.</p>
<p>Guido Harari è colui che ha fatto talmente tante cose da poter essere soddisfatto di aver realizzato così tanti sogni, ma che ugualmente parlando di cosa ha ancora rinchiuso nel cassetto, risponde che per quello avrebbe bisogno di una macchina del tempo e di un’altra vita a disposizione.</p>
<p>Quando parla del suo lavoro sono le emozioni ad emergere dalle parole – “<em>Mi emozionano il contatto con l’altro, le potenzialità di approfondimento, di conoscenza. Per un timido cronico come me, il lavoro di fotografo obbliga a saltare tutta una serie di impacci e ad esporti per quello che sei. Non è ammessa finzione. Dunque il mio è un lavoro veramente auto terapeutico e, come tale, irrinunciabile</em>”.</p>
<p>Ma è sugli incontri che irrompono gli elementi distintivi che hanno caratterizzato la sua vita. Come quando mi racconta di come sia avvenuto il suo incontro con la fotografia – “<em>Ho amato la fotografia fin da piccolo, osservando mio padre (che non era certo un professionista) fissare con la sua macchina fotografica i momenti salienti che scandivano la vita della nostra famiglia. Ho imparato ad apprezzare di più le piccole e grandi sorprese della vita proprio per la possibilità di fissarle su pellicola. Questa passione si è presto intrecciata con quella per la musica e ad un certo punto, prima ancora che compissi vent’anni, ha prodotto quello che è diventato il mio ‘lavoro’ </em>”.</p>
<p>Già la musica, un altro incontro incantevole, come lui stesso mi racconta: “<em>Ho scoperto la magia della musica da bambino, infilando 45 giri nel mangiadischi dell’auto di alcuni amici di famiglia. Una specie di primitivo car stereo. Quando sono arrivati i <a href="http://www.beatles.com/" target="_blank">Beatles</a>, compravo già dischi con la mia paghetta, e non c’è voluto molto per capire che quella sarebbe stata la passione di una vita intera. Ho cominciato a ritagliare giornali, collezionare dischi e memorabilia e, più tardi, a fotografare e a scrivere</em>”.</p>
<p><div id="attachment_2564" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.guidoharari.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/GUIDO-HARARI__FRANZ-DI-CIOCCIO-e1327482648463.jpg" alt="" title="GUIDO HARARI &amp; FRANZ DI CIOCCIO" width="435" height="348" class="size-full wp-image-2564" /></a><p class="wp-caption-text">Guido Harari (sulla dx) con Franz Di Cioccio</p></div>Ma la vita di Guido Harari è stata forgiata anche da un altro tipo d’incontri. Quegli incontri che ti possono cambiare la vita – “<em>La mia vita è cambiata quando per la prima volta ho sentito <a href="http://www.elvis.com/" target="_blank">Elvis Presley</a> in un juke-box durante una vacanza in montagna. Avevo otto anni. E poi quando il mio sguardo si è posato sulle fotografie di <a href="http://www.jimmarshallphotographyllc.com/" target="_blank">Jim Marshall</a>, di <a href="http://www.photo-leloir.net/" target="_blank">Jean-Pierre Leloir</a>, di <a href="http://www.nital.it/sguardi/9/news_mostre3.php" target="_blank">Giuseppe Pino</a>, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annie_Leibovitz" target="_blank">Annie Leibovitz</a>. Avevo diciotto anni. Ogni incontro mi ha segnato, confermandomi nel percorso intrapreso</em>”.</p>
<p>Infine arriviamo a quell’incontro che forse ha dato quell’accelerazione finale affinché mi mettessi in contatto con lui: <a href="http://www.giorgiogaber.it/" target="_blank">Giorgio Gaber</a>. “Ho apprezzato Gaber fin dai primi dischi “dei Navigli”, ma l’ho incontrato tardi, grazie a <a href="http://www.alabianca.it/" target="_blank">Enzo Jannacci</a>, quando insieme riformarono il loro adrenalinico duo, ribattezzandolo Ja.Ga. Bros. Come se non più di <a href="http://www.fondazionedeandre.it/" target="_blank">De André</a>, Gaber è stato la coscienza di più di una generazione. Impossibile non farsi contagiare e travolgere dall’irruenza delle sue performance, dalla corrosività delle argomentazioni, dalle instancabili provocazioni. Gaber resta a tutt’oggi, insieme a <a href="http://www.pasolini.net/" target="_blank">Pasolini</a>, un esempio di serietà, di coerenza, di infaticabile ricerca. Colpiva di lui la dialettica, la sua smania di confrontarsi col pubblico in estenuanti dibattiti, il suo rimettere tutto in discussione – valori, idee, rituali. Ascoltare Gaber significava riaprire piaghe dolorose e gettare lo sguardo nell’abisso delle proprie contraddizioni. Dopo di lui, nessuno, purtroppo”.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/fuori-collana/gaber-lillogica-utopia.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/Lillogica_Utopia_Guido_Harari-235x300.jpg" alt="" title="L&#039;illogica Utopia di Guido Harari (ed. Chiarelettere)" width="235" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2566" /></a>Un anno fa proprio Guido, aveva pubblicato un meraviglioso libro fotografico su Gaber dal titolo <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/fuori-collana/gaber-lillogica-utopia.php" target="_blank">L’illogica utopia</a></strong>. – “Era tempo che si restituisse la parola a Gaber a quasi dieci anni dalla sua scomparsa. Per colmare un vuoto troppo ingombrante, per riascoltare la voce dell’intelligenza, per rilanciare nuovi quesiti in un’epoca di finte certezze e di sgradevolissima cosmesi.  Un libro come L’illogica utopia ha significato per me anche il lusso di poter approfondire il percorso e la poetica di Gaber (senza dimenticare l’apporto fondamentale del suo partner <a href="http://www.luporini.it/" target="_blank">Sandro Luporini</a>) attraverso i suoi appunti, le sue interviste e una messe di materiali messi generosamente a disposizione dagli amici della <a href="http://www.giorgiogaber.it/" target="_blank">Fondazione Giorgio Gaber</a>. Di questo non potrò mai ringraziarli abbastanza”.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/quando-parla-gaber-7.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/QUANDO-PARLA-GABER-193x300.jpg" alt="" title="QUANDO PARLA GABER a cura di Guido Harari (ed. Chiarelettere)" width="193" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2568" /></a>Oggi un suo nuovo libro <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/quando-parla-gaber-7.php" target="_blank">Quando parla Gaber</a></strong>. – “… doveva intitolarsi, ben più significativamente, Io non mi sento italiano. È nato dall’esigenza di uscire dall’autobiografismo dell’Illogica utopia per zoomare sugli anni del Teatro Canzone e dell’impegno civile. Di fatto il libro riprende una serie di materiali contenuti nell’Illogica utopia con l’aggiunta di alcuni inediti che si rendevano indispensabili in questa nuova veste. È un piccolo libro Zen da tenere sul comodino o in tasca, pronto in qualunque momento a regalare stimoli e, soprattutto, conforto”.</p>
<p>Prima di concludere questa nostra chiacchierata gli chiedo se secondo lui, nell’ambito artistico, esiste oggi un nuovo Signor G e lui senza esitare mi risponde: “Non potrà mai esserci un nuovo Signor G, come non potrà mai esserci un nuovo De André. La storia avanza e richiede nuovi testimoni, persino nuovi linguaggi. Siamo qui ad attendere chi saprà raccontare questi tempi bui con parole nuove. È già molto che, in questa attesa che si fa sempre più lunga e preoccupante, artisti con una visione come Gaber e De André possano aiutarci a decifrarli e a indovinarne gli sviluppi futuri”.</p>
<p>Finisce così questo nostro primo incontro. Ma sono sicuro che ora che ci siamo conosciuti, ci saranno altre occasioni per parlare, per condividere oppure semplicemente per solo sognare.</p>
<p>A presto Guido.</p>
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		<title>Formentera non esiste &#8211; Stefania Campanella</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si definisce una viaggiatrice mancata. Non lo è. Perché di viaggi ne ha fatti e molti altri ne farà. Piuttosto è una viaggiatrice passionaria, dal momento che con rapidità entra in simbiosi con i luoghi che visita. Luoghi che spesso non hanno in apparenza punti in comune. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Si definisce una viaggiatrice mancata. Non lo è. Perché di viaggi ne ha fatti e molti altri ne farà. Piuttosto è una viaggiatrice passionaria, dal momento che con rapidità entra in simbiosi con i luoghi che visita. Luoghi che spesso non hanno in apparenza punti in comune. Stati Uniti, Thailandia, Spagna comprese le sue Baleari. Luoghi che però lei ha trovato la sua personale chiave interpretativa per viverli. Su tutti primeggia una striscia di terra non più lunga di 23 Km. Si chiama Formentera. Alcuni dicono che non esista. Altri che c’era, ma che poi è scomparsa. Altri ancora ne testimoniano non solo la presenza, ma la sua evoluzione. <strong>Stefania Campanella</strong> è una di questi ultimi.</p>
<p>La incontro a Roma in una giornata dove la luce certamente non manca. Eppure, è proprio su questo punto che si sofferma introducendomi Formentera – “<em>… il segreto di quest’isola è nella sua luce… l’isola della luce… perché Formentera è la luce… è una luce che ti comunica… è la luce che ti coinvolge… è lo spettacolo della luce…</em>”. Dicendo ciò anche l’espressione del suo viso assume una diversa brillantezza, come se sensazioni vissute ed ora ricordate le donassero improvvisamente nuova linfa.</p>
<p><a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC05669-e1324460051160.jpg" alt="" title="Formentera non esiste - Stefania Campanella" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-2512" /></a></p>
<p>Ogni parola che utilizza nei confronti di questa isola è come se volesse inciderla in maniera indelebile nel racconto della sua vita. Ne parla come se parlasse di un amante. Di una relazione intensa, pregna di amore, senza risparmiare critiche se qualcosa non perfettamente funziona. Ma sono le lodi che hanno il sopravvento, lodi per un’isola che comunque le ha cambiato la vita.</p>
<p><a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/DSC03920-225x300.jpg" alt="" title="Formentera non esiste - Stefania Campanella" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2514" /></a>Un cambiamento iniziato diversi anni fa. Raccogliendo quindici anni di storie dell’isola in un libro. <a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><strong>Formentera non esiste</strong></a>. Un lavoro durato più di dieci mesi. Un lavoro che l’ha pienamente ripagata in termini di passione. Un lavoro che l’ha messa alla prova, ma dal quale ne è uscita cresciuta professionalmente ed umanamente. Da quel momento, per Stefania Campanella si sono susseguite una serie di fantastici accadimenti. L’apertura di un <a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank">blog</a>. La costituzione di un gruppo <a href="http://www.facebook.com/groups/156448125777/" target="_blank">Formentera Filo Blu</a>, per tutti coloro che amano il mare, ma non solo, gruppo che da poco si è costituito sotto forma di Associazione.</p>
<p>Ad un tratto Stefania mi anticipa la risposta ad una domanda naturale di fronte a questa forma di innamoramento – “<em>Perché Formentera? Perché su quest’isola mi sento realmente ciò che sono… i ruoli cadono quando arrivi a Formentera… vivi tutto in maniera più profonda… infatti o stai molto bene… o stai molto male… non è un caso che sull’isola si facciano incontri diametralmente opposti… dai personaggi spirituali e quelli dannati, quelli che messi di fronte al proprio io non sono riusciti a trovare la propria dimensione…</em>”.</p>
<p>Su un aspetto non mi ritrovo con Stefania, però ne capisco le motivazioni. Riguarda ciò che Formentera era, rappresentava nel suo passato e ciò che è diventata poi con l’apertura al mondo, al turismo. Ma anche questo forse fa parte di naturali dinamiche di cambiamento, come la stessa Stefania mi conferma: “<em>… io ci sono arrivata negli anno ’90, quando l’isola era già così, era già nelle mani degli italiani… ma per me è ancora un’isola incontaminata… non intravedo un problema… secondo me addirittura il turismo è migliorato… comunque sia poi sta nel singolo ritagliarsi un proprio spazio sull’isola… per esempio a me interessa la parte privata dell’isola… quella di chi approdando sull’isola ne percepisce una propria visione… come giusto che sia… non esiste una Formentera… esistono più Formentera a seconda di come uno la vede con i propri occhi… la vive con la propria anima…</em>”.</p>
<p><a href="http://www.pendragon.it/libro.do?id=1869" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/copertina.jpg" alt="" title="Formentera senza vie di mezzo - Stefania Campanella" width="184" height="274" class="alignright size-full wp-image-2516" /></a>A sostegno di ciò che Stefania mi racconta, prendo tra le mani <a href="http://www.pendragon.it/libro.do?id=1869" target="_blank"><strong>Formentera senza vie di mezzo</strong></a>, il secondo libro che ha recentemente pubblicato. Una guida, una guida divertente che comunque lascia libera interpretazione ad una propria visione sull’isola. Poi guardandomi dritta negli occhi mi dice: “<em>Quello che vorrei fare è quello di costruire un ponte chiamiamolo di comunicazione tra Formentera e gli italiani… questo libro è un modo di rafforzare le fondamenta di questa mia impresa</em>”. Non è una dichiarazione d’intenti quella che Stefania Campanella mi fa, più che altro è la condivisione di un progetto che inconsciamente o meno ha iniziato a costruire dal momento che ha messo piede per la prima volta su quell’isola.</p>
<p>Il termine ponte non è casuale, dal momento che comunque Stefania non sarebbe disposta a rinunciare a fare altri viaggi come lei stessa mi dice: “<em>… non vivrei a Formentera… perché se decidessi di trasferirmi lì innanzitutto dovrei essere pronta ad affrontare tre/quattro mesi di solitudine… poi se abitassi sempre lì perderei quello spirito di magia che ho colto in tutti questi anni… lo spirito di un’esperienza di vita non indifferente… poi significherebbe fossilizzarsi… mentre ho intenzione di conoscere ancora nuovi luoghi…</em>”.</p>
<p>Stefania Campanella ha bisogno di continuare a volare nel mondo. Un po’ come un’aquila, come l’aquila della sua amata squadra del cuore, che prima di ogni incontro s’innalza sopra i cieli  dell’Olimpico. Ma questa è un’altra storia. E’ una storia fatta di tifo e anche di donne. E’ una storia che la stessa Stefania ha già raccontato. Ma questo è un altro <a href="http://donnetifose.blogspot.com/2006/04/e-uscito.html" target="_blank">libro</a>.</p>
<p><a href="http://www.formenteranonesiste.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/cap-de-barbaria-e1324460807757.jpg" alt="" title="Stefania Campanella - Formentera non esiste" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-2518" /></a></p>
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		<title>Questione di talento &#8211; Sebastiano Zanolli</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 08:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica sera. Cucina di casa mia. La pizza è stata appena infornata. Nello stesso momento sulla statale che collega Bassano a Marostica lui sta andando in pizzeria. Coincidenza? No, per il momento diciamo solo fame.

Siamo al telefono, lui in auto e io a regolare il mio forno che inizia il countdown ad una temperatura di 220°. E’ da un po’ che ci cerchiamo. E’ da un po’ che dobbiamo parlarci. Quindi questa occasione va più che bene.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Domenica sera. Cucina di casa mia. La pizza è stata appena infornata. Nello stesso momento sulla statale che collega Bassano a Marostica lui sta andando in pizzeria. Coincidenza? No, per il momento diciamo solo fame.</p>
<p>Siamo al telefono, lui in auto e io a regolare il mio forno che inizia il countdown ad una temperatura di 220°. E’ da un po’ che ci cerchiamo. E’ da un po’ che dobbiamo parlarci. Quindi questa occasione va più che bene.</p>
<p><a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/libri/dovresti-tornare-a-guidare-il-camion-elvis/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/dovresti_tornare_a_guidare_il_camion_elvis.jpg" alt="" title="Sebastiano Zanolli - Dovresti tornare a guidare il camion Elvis" width="200" height="345" class="alignright size-full wp-image-2423" /></a>Forse il tutto è nato da degli applausi. Quelli che io ho fatto una notte, non in preda ad impattanti sogni, ma dopo essere arrivato ad una conclusione. Avevo appena terminato il suo libro. A dire il vero gli applausi erano iniziati molto prima. Forse dalla lettura del titolo stesso: “<a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/libri/dovresti-tornare-a-guidare-il-camion-elvis/" target="_blank"><strong>Dovresti tornare a guidare il camion Elvis</strong></a>”. Non era niente male, troneggiava in copertina. Ma come in un rispettoso ascolto concertistico, non mi ero permesso di interrompere la magia di quella lettura.</p>
<p>Il talento. Che cos’è il talento? Cosa vuol dire inseguirlo? Che significa non avere paura di fare ciò per cui si è portati? Domande che spesso mi rivolgo. Domande che ritrovavo tra quelle pagine. Risposte condivise e condivisibili.</p>
<p>Era per questo che dovevamo sentirci e non sarebbe stata una pizza che ci attendeva, a fermarci. Le prime parole sono accompagnate da sorrisi. Non si vedono, ma si sentono partire dal profondo dell’anima. Quasi di compiacimento. Come essersi ritrovati dopo tanto tempo, anche se in questo caso si tratta di trovarsi. E’ una delle prime volte che dedichiamo del tempo a noi due.</p>
<p>Si ripercorrono gli studi fatti, simili. E quelli che si sarebbero voluto fare. Pure questi analoghi. C’è un’isola che ci accomuna. Lui ci ha vissuto, io ci vivo. Ma c’è soprattutto una sintonia, quella fatta di fiducia, ottimismo e forza di volontà.</p>
<p>Dagli studi al lavoro di strada ne ha fatta. E’ un venditore lui. Uno di quelli che tante aziende vorrebbero. Uno di quelli che tanti colleghi desidererebbero. Già perché se è il commerciale la sua indole è pure vero che ha un’innata capacità di trovarsi bene in mezzo a tutte le persone. Sarà il suo modo di trattare con i clienti. Sarà ancor più la sua mancanza di preconcetti.</p>
<p>C’è un altro pilastro che lo contraddistingue. La sua passione per la lettura. Quella lettura trascendentalista americana, dove la positività è sovrana e il migliorarsi è una possibilità a disposizione di tutti.</p>
<p><a href="http://www.sebastianozanolli.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/LGDYorik-200x300.jpg" alt="" title="Sebastiano Zanolli" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2427" /></a><strong><a href="http://www.sebastianozanolli.com/" target="_blank">Sebastiano Zanolli</a></strong> questo è il suo nome, il suo percorso l’ha dovuto costruire. Ancor prima ha dovuto capire quale fosse la sua strada. Come tutti spesso è stato vittima di mortificazioni “non ce la farai mai”, “non fa per te”, “è questo che devi fare”. Intimidazioni che arrivano affettuosamente o meno dalla famiglia, dalla scuola, dalla società.</p>
<p>Forse per questo lo spartiacque nella sua vita è stato un incontro. Era ragazzo quando frequentava le spiagge di Bibione durante l’estate. E quel giorno come tanti altri che stava per sistemare il campetto per giocare a calcio, la sua attenzione venne attirata da un altro ragazzo poco più grande di lui. Capelli lunghi che passava la notte in auto, elementi sufficienti per affascinare un giovane ricolmo di libertà nello spirito come Sebastiano. Ma furono le parole a fare la differenza, mentre si apprestavano a sistemare il campo dopo un acquazzone – “… tu sei uno che si muoverà sempre bene nella vita… perché fai quello che c’è da fare quando bisogna farlo…”.</p>
<p>Effettivamente basta poco per invertire l’interruttore della propria autostima. Soprattutto se avviene in modo inaspettato e da una persona estranea, almeno apparentemente.</p>
<p>E’ così che il suo modo di vedere le cose diventa orientato al crederci. Credere in sé stessi. Credere nelle proprie potenzialità. Credere che si debba agire, per perseguire il proprio cammino.</p>
<p>Sebastiano inizia dei corsi di comunicazione e di motivazione. Alcuni interessanti. Altri meno. Però tutti elementi di spunto che collegati alle sue letture di autori americani di inizio secolo, dove la possibilità è un mantra, fanno ipotizzare che anche lui avesse qualcosa da dire. Inizia così lui stesso a tenere dei corsi, dopodichè visto il suo amore per la scrittura mette su carta quello che ha imparato.</p>
<p><a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/libri/la-grande-differenza/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/LGD-300x201.jpg" alt="" title="Sebastiano Zanolli - La grande differenza" width="300" height="201" class="alignright size-medium wp-image-2429" /></a>Pubblica un suo primo libro “<a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/libri/la-grande-differenza/" target="_blank">La grande differenza</a>”. Un successo. Inizia così a cadenza quasi biennale la sua gestazione letteraria. Segue infatti “<a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/?page_id=164&#038;preview=true&#038;preview_id=164" target="_blank">Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane</a>”, che mette in evidenza l’importanza di raggiungere gli obiettivi attraverso la cooperazione. “<a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/libri/paura-a-parte/" target="_blank">Paura a parte</a>”, invece è una riflessione che si può fare di più se non ci fosse la paura a limitarci. Poi è la volta di “<a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/libri/io-societa-a-responsabilita-illimitata-strumenti-per-fare-la-grande-differenza/" target="_blank">Io, società responsabilità illmitata</a>”, prima di giungere all’attuale “<a href="http://www.sebastianozanolli.com/cms/libri/dovresti-tornare-a-guidare-il-camion-elvis/" target="_blank">Dovresti tornare a guidare il camion Elvis</a>”.</p>
<p>Il suono di un campanello interrompe la nostra chiacchierata. E’ il timer del mio forno. La mia pizza è pronta. Pochi minuti e anche lui si siederà a tavola per questo momento conviviale. Terminiamo la conversazione augurandoci buon appetito. Mai augurio fu più azzeccato. Io e Sebastiano abbiamo fame, ma non solo di cibo. Di vita.</p>
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		<title>Parole di stoffa &#8211; Anita Arrighi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 14:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi_2-e1308145780866.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2165" /></a></p>
<p>E&#8217; difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.</p>
<p>Ed ecco che un libro di stoffa con un racconto per bambini si trasforma in una poesia. Un quadro in tessuto, in un&#8217;opera d&#8217;arte; una serie di disegni legati da un filo in un&#8217;incantevole favola sognante.</p>
<p>Si crea qualcosa di magico. Ne sono conferma l&#8217;attenzione e lo stupore dei bambini e l&#8217;occhio lucido dei genitori nel momento che ne prendono visione.</p>
<p>E&#8217; un viaggio. Per i più piccoli in un mondo molto vicino a loro; per i grandi in un luogo  troppo rapidamete dimenticato: la fantasia!</p>
<p>Ad introdurci e accompagnarci in questo cammino, una figura femminile: <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><strong>Anita Arrighi</strong></a> .  E&#8217; lei che attraverso i suoi lavori con tessuti, riesce a scardinare anche le porte più chiuse dell&#8217;indifferenza umana. E&#8217; un piacere vederla all&#8217;opera. E&#8217; salutare ammirarne l&#8217;estro artistico.</p>
<p>Siamo a 2 passi da <a href="http://www.fattoriadidatticatraifiliderba.com/" target="_blank">Lucca</a>. Il contesto è quello di una terra che riequilibra l&#8217;uomo con la natura circostante. E nello studio inserito nel suo piacevole  <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank">Bed &amp; Breakfast</a>, Anita ci racconta di come sia nata la sua vena creativa.</p>
<p>&#8220;<em>&#8230; Ricordo ancora quando da piccola andavo dalla mia zia sarta. Le chiedevo un pezzettino di stoffa per  vestire la  mia bambola&#8230;</em>” mi dice Anita, rievocando piacevolmente i suoi ricordi d&#8217;infanzia.</p>
<p>Una passione per i tessuti innata, la sua. Una passione che riusciva a portare avanti nei ritagli di tempo, prima quando doveva studiare per il “pezzo di carta”, poi quando il suo lavoro come contabile, le permetteva una pausa serale. Dopo aver vinto un importante concorso, rinunciò a quell&#8217;incarico che l&#8217;avrebbe portata  lontano da casa,  percependo che ciò l&#8217;avrebbe allontanata dalla sua vera vita.</p>
<p>Continuando così il suo lavoro a Lucca, si imbatte nell&#8217;esperienza del licenziamento.</p>
<p>Ed ecco una prima e importante svolta.</p>
<p>Inizia la sua vera  trasformazione. Quando infatti parliamo di Anita, parliamo di una donna che con il tempo si è trasformata. Da persona schiva e un po&#8217; insicura di prima, alla persona  estroversa, socievole e smaniosa di fare, che è adesso.</p>
<p>Le sue prime composizioni in tessuto, i suoi primi arazzi, i suoi primi quadri  di stoffa! Capisce che l&#8217;utilizzo di questo materiale è per lei il più congeniale. Anita va presto oltre il patchwork. Mette insieme in maniera libera, pezzi di tessuto.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Parole_di_stoffa_Anita_Arrighi-e1308145984369.jpg" alt="" title="Parole di stoffa - Anita Arrighi" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2167" /></a></p>
<p>“<em>&#8230; mi sembrava di aver inventato qualcosa di nuovo&#8230; tanta era l&#8217;emozione nell&#8217;esprimermi attraverso questo tipo di lavorazione&#8230; </em>”</p>
<p>Inizialmente erano solo paesaggi, poi nei suoi lavori di  grandi dimensioni, iniziò ad inserire  presenze di figure femminili &#8211; “<em>&#8230; mi sentivo il dovere di rendere omaggio alla donna!</em>”.</p>
<p>Mentre diversificava la sua attività  artistica inserendo anche produzioni di  oggetti  in tessuto, arrivavano i primi assensi anche da parte della critica. Una rivista del settore riporta un articolo su quanto da lei realizzato.  Segni di incoraggiamento!</p>
<p>Iniziarono così le prime mostre. Confronti diretti con il pubblico e la conferma che il suo operato  piaceva anche ad altri.</p>
<p>Un altro momento evolutivo fu quando si presentò l&#8217;occasione di visitare l&#8217;ospedale psichiatrico di Lucca. Anita fu invitata all&#8217;inaugurazione di una mostra  di opere prodotte da  utenti  nel laboratorio di pittura all&#8217;interno della struttura &#8211; “<em>&#8230; rimasi affascinata dalla gente e dalla produzione artistica realizzata&#8230; e quello che mi colpì maggiormente furono proprio le opere prodotte dai malati di mente, l&#8217;arte accumunava tutti&#8230;</em>”.</p>
<p>Decide così di frequentare come volontaria, i laboratori artistici dell&#8217;ospedale psichiatrico.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;incontro casuale con la psicologa veneta <a href="http://www.perlecolorate.com/" target="_blank">Graziella Pesce</a>, la porta alla conoscenza dell&#8217; Arazzoterapia e dei “libri della vita“ grandi o piccoli volumi polimaterici dove tramite forme, colori e spessori possono essere rappresentati i vari stati d&#8217;animo, anche quelli più nascosti.</p>
<p>“<em>&#8230; un incontro che mi ha cambiato&#8230; poco dopo presentai il progetto di questo laboratorio riabilitativo alla struttura sanitaria di Lucca. Era il 1997  quando iniziai a lavorare con un gruppo di utenti e il risultato fu straordinario; immensi  arazzi e libri di stoffa  realizzati insieme a loro divennero presto testimonianze creative di quello che avevano da esprimere!</em>”.</p>
<p>Un percorso, quello di Anita nato in quel momento e continuato negli anni  con  incarichi nel carcere femminile di Lucca, nei centri per recupero tossici e negli istituti per anziani.</p>
<p>“<em>&#8230; è una formazione che ti permette di capire tante cose&#8230; finché gli altri ti raccontano  storie di  mondi paralleli è un discorso, ma viverlo in primo piano è un arricchimento indescrivibile..</em>.&#8221;.</p>
<p>Dopo queste forti esperienze fu  un processo  naturale l&#8217;approdo al lavoro con i bambini. Iniziarono così i primi progetti con le scuole, i primi laboratori didattici con i ragazzi. Un&#8217;ulteriore condivisione della creatività.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi-e1308146148737.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2169" /></a></p>
<p>Queste esperienze sono state affrontate in parallelo con la sua realizzazione di arazzi e alle sue occasioni espositive che iniziano ad intensificarsi.</p>
<p>Nuove produzioni di  libri in tessuto. Una casa editrice accetta e sviluppa un&#8217;idea, e poi storie, poesie e tanto altro ancora con un unico denominatore comune: l&#8217;utilizzo del tessuto.</p>
<p>Creatività, fantasia e passione sono stati e restano i cardini della vita di Anita.</p>
<p>Sogni nel cassetto molti ancora.</p>
<p>Portare avanti la sua attività artistica, continuare ad editare i suoi particolarissimi libri, e crearne sempre di nuovi  raccontando così quel mondo nascosto nella parte più intima di tutti noi e spesso soffocato dal quotidiano.</p>
<p>Troppo? Non credo, dal momento che i suoi sogni contengono sempre tanta passione.</p>
<p>Continua a sognare, Anita, e continua a regalarci emozioni attraverso le tue interpretazioni artistiche di stoffa.</p>
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		<title>Raccontare è l&#8217;unico modo per salvarsi &#8211; Marco Ballestracci</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 08:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“… sono una persona fortunata… quello che sognavo da bambino si è realizzato… sognavo di fare lo speaker radiofonico e l’ho fatto… sognavo di viaggiare con la musica e ho iniziato a fare blues e con una band ho girato dentro e fuori l’Italia… sognavo di mettere su carta i miei racconti e ho iniziato a scrivere dei libri…” breve pausa e poi sorridendo riprende “… sognavo di avere un figlio biondo con gli occhi azzurri che si chiami Emanuele e l’ho avuto!”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<div id="attachment_2045" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/207467_1925022295419_1538003709_2042729_921244_n-e1304581955125.jpg" alt="" title="Marco Ballestracci" width="450" height="300" class="size-full wp-image-2045" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Ballestracci accompagnato alla chitarra da Massimo Zemolin</p></div>
<p><em>“… sono una persona fortunata… quello che sognavo da bambino si è realizzato… sognavo di fare lo speaker radiofonico e l’ho fatto… sognavo di viaggiare con la musica e ho iniziato a fare blues e con una band ho girato dentro e fuori l’Italia… sognavo di mettere su carta i miei racconti e ho iniziato a scrivere dei libri…”</em> breve pausa e poi sorridendo riprende <em>“… sognavo di avere un figlio biondo con gli occhi azzurri che si chiami Emanuele e l’ho avuto!”</em>.</p>
<p>Siamo a Castelfranco Veneto, nel cuore della provincia di Treviso. Qui dove la dedizione al lavoro è elevata e l’attenzione alla produttività pure, c’è chi decide che i sogni non sono solo da inseguire, ma anche da realizzare.</p>
<p>A parlare è <strong><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank">Marco Ballestracci</a></strong>, classe ’62, che dopo essersi laureato in Economia e Commercio e aver fatto il responsabile finanziario, decide che non è più il caso di trascorrere metà della giornata lavorativa alla gestione delle relazioni con persone poco affini a lui e cambia la sua vita.</p>
<p>Si ricorda invece delle persone con le quali era stato bene da ragazzo e con loro accetta di gestire la birreria Casa Rossa sempre a Castelfranco. <em>“… ho preferito andare a lavorare con delle persone che mi piacciono… con cui sto bene… delle quali posso fidarmi e non devo perdere tempo a guardarmi alle spalle”</em>.</p>
<p>Parlando con Marco la sensazione è quella di trovarmi di fronte ad un esemplare ormai raro di umanità. E’ il prototipo positivo di questo territorio, dove impegno, sudore e caparbietà possono portare a realizzare cose inimmaginabili. Il tutto però nel rispetto degli altri. Di chi ti sta attorno e ti stima. Ma anche di chi non condivide quello che fai o comunque non va oltre al proprio essere.</p>
<p>Marco è un po’ come quei personaggi che rimangono ben ancorati alle proprie origini, ma allo stesso tempo questo non li limita nella loro evoluzione. Anzi sono stimolati al rinnovamento, senza perdere però quei valori che sono ben impressi nella loro memoria.</p>
<p>In alcuni momenti sembra uscito da qualche film neorealista. In altri appare come un Guccini nostrano. Addirittura mi saltano alla mente le atmosfere della provincia di metà anni ’70, ben rappresentate da Ligabue in Radiofreccia. Marco è tutto questo, ma anche molto di più. Non è possibile etichettarlo, perché comunque con il suo naturale modo di fare è solo ed esclusivamente Marco Ballestracci.</p>
<p>La sua esistenza è stata, e lo è tuttora, una concatenazione fortuita di eventi. Da quando appunto decide di fare lo speaker radiofonico. Sono i primi periodi delle radio private e lui è l’emblema di una passione. Quella del parlare. Quella di comunicare, sfruttando la magia di un mezzo come la radio che ti dà la possibilità di mischiare parole e musica. Un amore per questo strumento, che lo porta a fare dirette estenuanti con orari assurdi, ma non per lui.</p>
<p>Ed è proprio con la radio che inizia a scrivere. Scrive di musica. Prende i primi contatti con riviste di blues. Per lui che è anche musicista di armonica a bocca e cantante, il passaggio al live è quasi naturale.</p>
<p>Lascia la radio e inizia a girare con la sua band. Insieme a loro partecipa ad importanti festival di musica blues all’estero, ma allo stesso tempo non c’è diniego a serate in qualche pub della provincia. Perché comunque lui arriva da lì e sa cosa vuol dire dispensare musica anche in piccole realtà locali. In quel periodo non conta tanto dove si esibisce, l’importante è avere un pubblico, qualcuno da allietare con la propria musica.</p>
<p>Mentre Marco mi racconta di questi passaggi da un mestiere all’altro mi dice: <em>“… abbiamo una vita a disposizione per imparare il più possibile… quando faccio qualcosa… ed è qui la concatenazione… una concatenazione comunque cercata… cerco di fare qualcosa da imparare… per apprendere qualcosa di nuovo… questo è il mio atteggiamento di vita”</em>.</p>
<p>Con questo atteggiamento inizia anche il suo percorso letterario. Scrive un primo libro dal titolo <a href="http://www.ibs.it/code/9788876060458/ballestracci-marco/compagno-di-viaggio-nove.html" target="_blank">Il Compagno di Viaggio (nove racconti in blues)</a>. Ne scrive un altro <a href="http://www.ibs.it/code/9788876061295/ballestracci-marco/bluespadano.html" target="_blank">Blues Padano</a>, che poeticamente ritrae le storie di quelle band che sorgono sulla via Emilia. Un libro questo così vero e umano, che viene citato anche in un articolo del <a href="http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/ritratti/2010/04/02/news/dove_il_po_sfocia_nel_mississippi-5382/" target="_blank">National Geographic</a> che parla del blues in Italia.</p>
<p>Ma Marco non si ferma qui. Sulla scia dei suoi ricordi d’infanzia, scrive delle vere e proprie dediche d’affetto allo sport – <em>“… con lo sport  in bianco e nero… cose che succedevano solo la domenica… e le magliette erano talmente strette che al primo sudore diventavano un tutt’uno con la pelle…”</em>. Ed è così che pubblica <a href="http://www.ibs.it/code/9788862610261/ballestracci-marco/a-pedate-11-eroi.html" target="_blank">A Pedate</a> con il quale vince la 46° edizione del Premio Selezione Bancarella Sport e <a href="http://www.ibs.it/code/9788846101020/ballestracci-marco/ombra-del-cannibale.html" target="_blank">L’ombra del Cannibale</a>, in onore del grande Eddy Merckx.</p>
<p><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Storia-balorda-198x300.jpg" alt="" title="La Storia balorda - Marco Ballestracci" width="198" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2047" /></a>Proprio in questi giorni sta per uscire il suo nuovo lavoro. Il titolo è <strong>La Storia Balorda</strong>, ed ancora una volta ci sono tutti i presupposti affinché le parole di Marco, le storie di Marco, ci portino in un viaggio tra storia e finzione ai confini però delle emozioni.</p>
<p>In tutto questo tourbillon creativo, Marco riprogetta anche il suo modo di stare su un palco: <em>“… ad un certo punto ho deciso di cambiare il punto di riferimento… è per questo che ho introdotto le parole nei miei concerti… parole non solo cantate, ma parlate…”</em>. Ora infatti che per scelta ha deciso di ridurre il numero di date a suonare, ha introdotto anche un nuovo modo di fare le sue serate.</p>
<p><em>“… lo scrivere e il parlare sono facilmente comprensibili a tutti… mentre con la musica il DO è DO, ma può essere interpretato in maniera diversa in chi ascolta… è per questo che nei miei nuovi spettacoli accompagnato alla chitarra da Massimo Zemolin… c’è un alternarsi di parole e suoni… nell’intento di raccontare delle storie…</em>”.</p>
<p><a href="http://marcoballestracci.blogspot.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Marco_Ballestracci-200x300.jpg" alt="" title="Marco Ballestracci" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2049" /></a>Quello di Marco non è uno spettacolo standard. E’ uno spettacolo a cui forse non siamo più abituati ad assistere. E’ uno spettacolo che richiede l’ascolto. E’ uno spettacolo che coinvolge all’ascolto. E’ un modo ancora una volta nuovo per comunicare, perché come lo stesso Marco mi dice: <em>“… io ho come esigenza quella di comunicare… anche perché raccontare è l’unico modo per salvarsi”</em>.</p>
<p>La storia di Marco potrebbe essere paragonata quasi ad una favola. Nato e vissuto a Castelfranco Veneto, figlio di operai e che dalla provincia arriva al Salone del Libro di Torino. La sua stessa vita è un racconto. Ricorda ancora con emozione quando la madre gli chiedeva perché perdeva tempo, quando voleva fare la radio, ma allo stesso tempo nelle sue parole c’era tutto l’amore e l’orgoglio per lui come figlio.</p>
<p>Allo stesso tempo mi parla con gioia del suo essere padre oggi. Di come il suo amore non voglia condizionare le scelte di un figlio <em>“che faccia quello che gli piaccia… quello che lo farà stare bene…”</em>, quasi mi sussurra.</p>
<p>E prima di concludere mi dice: <em>“… sono contento dei miei anni… perché non ho invidie… non ho rimpianti… e c’è sempre stata e sempre ci sarà la musica che mi gira intorno…”</em>.</p>
<p>Siamo ai saluti, ma non potevamo che finire in musica, infatti mi domanda: <em>“Conosci i <a href="http://www.tinariwen.com/" target="_blank">Tinariwen</a>? Ascolta Aman Iman… e poi mi saprai dire</em>”.</p>
<p>E con questo consiglio, dato da chi di musica ne fa un elemento di costante presenza della sua vita, non mi rimane che salutare Marco, magari chissà ci rincontreremo in qualche suo spettacolo in giro, oppure anche per bere una birra alla sua Casa Rossa mentre ci racconteremo nuove storie.</p>
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	</channel>
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