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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; fantasia</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Parole di stoffa &#8211; Anita Arrighi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 14:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/ilmecenatedanime_anita_arrighi.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/ilmecenatedanime_anita_arrighi.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi_2-e1308145780866.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2165" /></a></p>
<p>E&#8217; difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.</p>
<p>Ed ecco che un libro di stoffa con un racconto per bambini si trasforma in una poesia. Un quadro in tessuto, in un&#8217;opera d&#8217;arte; una serie di disegni legati da un filo in un&#8217;incantevole favola sognante.</p>
<p>Si crea qualcosa di magico. Ne sono conferma l&#8217;attenzione e lo stupore dei bambini e l&#8217;occhio lucido dei genitori nel momento che ne prendono visione.</p>
<p>E&#8217; un viaggio. Per i più piccoli in un mondo molto vicino a loro; per i grandi in un luogo  troppo rapidamete dimenticato: la fantasia!</p>
<p>Ad introdurci e accompagnarci in questo cammino, una figura femminile: <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><strong>Anita Arrighi</strong></a> .  E&#8217; lei che attraverso i suoi lavori con tessuti, riesce a scardinare anche le porte più chiuse dell&#8217;indifferenza umana. E&#8217; un piacere vederla all&#8217;opera. E&#8217; salutare ammirarne l&#8217;estro artistico.</p>
<p>Siamo a 2 passi da <a href="http://www.fattoriadidatticatraifiliderba.com/" target="_blank">Lucca</a>. Il contesto è quello di una terra che riequilibra l&#8217;uomo con la natura circostante. E nello studio inserito nel suo piacevole  <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank">Bed &amp; Breakfast</a>, Anita ci racconta di come sia nata la sua vena creativa.</p>
<p>&#8220;<em>&#8230; Ricordo ancora quando da piccola andavo dalla mia zia sarta. Le chiedevo un pezzettino di stoffa per  vestire la  mia bambola&#8230;</em>” mi dice Anita, rievocando piacevolmente i suoi ricordi d&#8217;infanzia.</p>
<p>Una passione per i tessuti innata, la sua. Una passione che riusciva a portare avanti nei ritagli di tempo, prima quando doveva studiare per il “pezzo di carta”, poi quando il suo lavoro come contabile, le permetteva una pausa serale. Dopo aver vinto un importante concorso, rinunciò a quell&#8217;incarico che l&#8217;avrebbe portata  lontano da casa,  percependo che ciò l&#8217;avrebbe allontanata dalla sua vera vita.</p>
<p>Continuando così il suo lavoro a Lucca, si imbatte nell&#8217;esperienza del licenziamento.</p>
<p>Ed ecco una prima e importante svolta.</p>
<p>Inizia la sua vera  trasformazione. Quando infatti parliamo di Anita, parliamo di una donna che con il tempo si è trasformata. Da persona schiva e un po&#8217; insicura di prima, alla persona  estroversa, socievole e smaniosa di fare, che è adesso.</p>
<p>Le sue prime composizioni in tessuto, i suoi primi arazzi, i suoi primi quadri  di stoffa! Capisce che l&#8217;utilizzo di questo materiale è per lei il più congeniale. Anita va presto oltre il patchwork. Mette insieme in maniera libera, pezzi di tessuto.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Parole_di_stoffa_Anita_Arrighi-e1308145984369.jpg" alt="" title="Parole di stoffa - Anita Arrighi" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2167" /></a></p>
<p>“<em>&#8230; mi sembrava di aver inventato qualcosa di nuovo&#8230; tanta era l&#8217;emozione nell&#8217;esprimermi attraverso questo tipo di lavorazione&#8230; </em>”</p>
<p>Inizialmente erano solo paesaggi, poi nei suoi lavori di  grandi dimensioni, iniziò ad inserire  presenze di figure femminili &#8211; “<em>&#8230; mi sentivo il dovere di rendere omaggio alla donna!</em>”.</p>
<p>Mentre diversificava la sua attività  artistica inserendo anche produzioni di  oggetti  in tessuto, arrivavano i primi assensi anche da parte della critica. Una rivista del settore riporta un articolo su quanto da lei realizzato.  Segni di incoraggiamento!</p>
<p>Iniziarono così le prime mostre. Confronti diretti con il pubblico e la conferma che il suo operato  piaceva anche ad altri.</p>
<p>Un altro momento evolutivo fu quando si presentò l&#8217;occasione di visitare l&#8217;ospedale psichiatrico di Lucca. Anita fu invitata all&#8217;inaugurazione di una mostra  di opere prodotte da  utenti  nel laboratorio di pittura all&#8217;interno della struttura &#8211; “<em>&#8230; rimasi affascinata dalla gente e dalla produzione artistica realizzata&#8230; e quello che mi colpì maggiormente furono proprio le opere prodotte dai malati di mente, l&#8217;arte accumunava tutti&#8230;</em>”.</p>
<p>Decide così di frequentare come volontaria, i laboratori artistici dell&#8217;ospedale psichiatrico.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;incontro casuale con la psicologa veneta <a href="http://www.perlecolorate.com/" target="_blank">Graziella Pesce</a>, la porta alla conoscenza dell&#8217; Arazzoterapia e dei “libri della vita“ grandi o piccoli volumi polimaterici dove tramite forme, colori e spessori possono essere rappresentati i vari stati d&#8217;animo, anche quelli più nascosti.</p>
<p>“<em>&#8230; un incontro che mi ha cambiato&#8230; poco dopo presentai il progetto di questo laboratorio riabilitativo alla struttura sanitaria di Lucca. Era il 1997  quando iniziai a lavorare con un gruppo di utenti e il risultato fu straordinario; immensi  arazzi e libri di stoffa  realizzati insieme a loro divennero presto testimonianze creative di quello che avevano da esprimere!</em>”.</p>
<p>Un percorso, quello di Anita nato in quel momento e continuato negli anni  con  incarichi nel carcere femminile di Lucca, nei centri per recupero tossici e negli istituti per anziani.</p>
<p>“<em>&#8230; è una formazione che ti permette di capire tante cose&#8230; finché gli altri ti raccontano  storie di  mondi paralleli è un discorso, ma viverlo in primo piano è un arricchimento indescrivibile..</em>.&#8221;.</p>
<p>Dopo queste forti esperienze fu  un processo  naturale l&#8217;approdo al lavoro con i bambini. Iniziarono così i primi progetti con le scuole, i primi laboratori didattici con i ragazzi. Un&#8217;ulteriore condivisione della creatività.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi-e1308146148737.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2169" /></a></p>
<p>Queste esperienze sono state affrontate in parallelo con la sua realizzazione di arazzi e alle sue occasioni espositive che iniziano ad intensificarsi.</p>
<p>Nuove produzioni di  libri in tessuto. Una casa editrice accetta e sviluppa un&#8217;idea, e poi storie, poesie e tanto altro ancora con un unico denominatore comune: l&#8217;utilizzo del tessuto.</p>
<p>Creatività, fantasia e passione sono stati e restano i cardini della vita di Anita.</p>
<p>Sogni nel cassetto molti ancora.</p>
<p>Portare avanti la sua attività artistica, continuare ad editare i suoi particolarissimi libri, e crearne sempre di nuovi  raccontando così quel mondo nascosto nella parte più intima di tutti noi e spesso soffocato dal quotidiano.</p>
<p>Troppo? Non credo, dal momento che i suoi sogni contengono sempre tanta passione.</p>
<p>Continua a sognare, Anita, e continua a regalarci emozioni attraverso le tue interpretazioni artistiche di stoffa.</p>
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		<title>Con la fantasia accesa nel parco – Luca “C” Matteazzi</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 17:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[associazione amici dei parchi]]></category>
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		<description><![CDATA[Un giorno ricevo una mail. Poche righe, scritte in modo garbato, con un invito finale: “… se ritiene possibile un incontro, la prego di dirmi come fare. Grazie”. In calce Luca C Matteazzi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno ricevo una mail. Poche righe, scritte in modo garbato, con un invito finale: “<em>… se ritiene possibile un incontro, la prego di dirmi come fare. Grazie</em>”. In calce <a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank"><strong>Luca C Matteazzi</strong></a>.</p>
<div id="attachment_964" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-964" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Luca_C_Matteazzi-e1298050769763.jpg" alt="" width="435" height="244" /></a><p class="wp-caption-text">L&#039;arrivo a Vicenza - Luca C Matteazzi e il Mecenate d&#039;Anime (ph. by Alfredo Montresor)</p></div>
<p>Visito il sito che è segnalato nella mail <a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank">www.luca3c.it</a> dopodiché lo chiamo. Lo chiamo perché in quelle poche parole aveva racchiuso un po’ tutto il senso de Il Mecenate d’Anime. Dare visibilità a persone “normali”, che hanno qualcosa da dire, ma che non trovano l’adeguato spazio nell’informazione tradizionale.</p>
<p>Dopo una decina di giorni ci vediamo.</p>
<p>Siamo a Vicenza, nel parco antistante la stazione. E’ un lunedì di metà ottobre. Una natura amica fa esplodere i perfetti colori d’autunno. Lontane sono le avvisaglie di quello che sarebbe successo da lì a qualche settimana in quelle zone per la pioggia.</p>
<p>Una passeggiata per il parco, prima di sederci a prendere un caffè in un bar. Dopodiché Luca inizia a raccontarmi la sua storia. “<em>Il tutto ebbe inizio durante un carnevale a Venezia” mi dice. “Eravamo circa a metà degli anni ’80, io e un amico avevamo realizzato dei costumi per quell’evento. Tutto è partito da lì!</em>”.</p>
<p>Gli si illuminano gli occhi, mentre ripercorre con la memoria quei momenti. Con una gesticolazione armoniosa, ricostruisce nell’aria, la forma di quegli abiti.</p>
<p>“<em>Erano costumi particolari, che non lasciavano intravedere chi c’era sotto e l’emozione più grande, dopo averne indossato uno, è stata quella di vedere lo stupore della gente di fronte a quelle realizzazioni… io vedevo la gioia negli occhi delle persone che incontravamo, senza essere visto!</em>”.</p>
<p>Per Luca poi il passo è stato naturale. Oltre a continuare a fare costumi per il carnevale di Venezia, inizia a realizzare scene e costumi per laboratori teatrali. Collabora attivamente con scuole e compagnie teatrali. Riceve significativi riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale, ma soprattutto alimenta in modo perpetuo la sua creatività.</p>
<div id="attachment_966" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-966" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/DOGVILLE-2004-ferro-legno-carta-plastica-cm-54x224x11-2-e1298051072465.jpg" alt="" width="220" height="438" /></a><p class="wp-caption-text">DOGVILLE (ferro, legno, carta, plastica)</p></div>
<p>Ed è questo aspetto di <a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank">Luca C Matteazzi</a>, che è catalizzante. Praticamente non pone limiti al suo pensiero creativo. Le modalità attraverso le quali esprime i propri pensieri, i propri sentimenti, cambiano. Si alternano. Si modificano. L’unica cosa che rimane inalterata è la sua curiosità. La sua voglia d’inventare.</p>
<p>Parla entusiastico quando racconta del suo avvicinarsi alla fotografia. “<em>E’ stato forse il mio primo lavoro, ma non lo consideravo come tale. Ricercavo, sperimentavo… mi tenevo aggiornato… guardavo cosa facessero i grandi fotografi, non per copiarli, ma per vedere se si poteva fare qualcosa di nuovo…</em>”.</p>
<p>Poi invece mi parla dell’utilizzo dei materiali, di cosa si possa realizzare attraverso la combinazione di carta, ferro, legno e plastica. E mi racconta sempre con la sua verve descrittiva di borse, bracciali, collane ed orecchini. Dalle sue parole escono colori, forme, intuizioni.</p>
<div id="attachment_969" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-969" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/SOLE-2005-ferro-legno-carta-plastica-vernice-cm-155-x-110-x-13-e1298051580676.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">SOLE (ferro, legno, carta, plastica, vernice)</p></div>
<p>Ma l’eclettismo di Luca non finisce qui. Ho un flash. Ricordo di aver visto sul suo sito delle panchine alquanto originali. Chiedo informazioni in merito e mi si apre un ulteriore mondo. “<em>Stai facendo riferimento alla <a href="http://www.luca3c.it/blog/anno/2010/panchina-dartista-2010-2010" target="_blank">Panchina d’Artista</a>! E’ un’idea, un progetto, che sto portando avanti insieme all’<a href="http://www.csv.vicenza.it/ORG.ASP?org_code=79" target="_blank">Associazione Amici dei Parchi</a> e <a href="http://www.ilgiornaledivicenza.it/" target="_blank">Il Giornale di Vicenza</a>. Da una prima realizzazione che ho fatto io, abbiamo pensato poi di costituire un concorso. Abbiamo ricevuto proposte da tutta Italia… tutte di elevata qualità. L’idea è quella di realizzare una serie di progetti per il pubblico, dove i cittadini possano intervenire concretamente sugli spazi della città</em>”.</p>
<p>Ancora una volta Luca riesce a stupirmi. Non solo perché dimostra di avere delle innate doti creative, ma anche perché pensa a delle cose che prevedano il coinvolgimento delle persone. Una forma d’arte “interattiva”.</p>
<div id="attachment_971" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-971" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Luca_C_Matteazzi1-e1298051866349.jpg" alt="" width="435" height="244" /></a><p class="wp-caption-text">Luca C Matteazzi mentre descrive il suo modo di fare arte (ph. by Alfredo Montresor)</p></div>
<p>Poi guardando il parco e indicando il prato verde mi dice: “<em>… mi dispiace tu non abbia visto le installazioni che ho realizzato in collaborazione con <a href="http://www.michelagruppach.it/" target="_blank">Michela Gruppach</a> per il giardino del Teatro Olimpico o quelle per l’Aiuola 2010 a Villa da Schio in fiore… natura ed arte messe insieme!</em>”.</p>
<p>In questo tourbillon di progetti, non mi rimane che chiedergli su cosa sta lavorando o ancor meglio su cosa gli piacerebbe confrontarsi. E naturalmente anche qui la risposta non poteva essere scontata.</p>
<p>“<em>Sicuramente voglio continuare sia sul discorso installazioni sia sulla realizzazioni di pezzi d’arredamento. Non voglio tralasciare le collaborazioni per l’allestimento di mostre però… c’è una cosa che ultimamente è presente nei miei pensieri… vorrei realizzare un flash mob… sì proprio così un flash mob, togliendone quella impropria funzione di promozione che ne ha fatto il marketing, ma elevandone le sue potenzialità di espressione artistica collaborativa</em>”.</p>
<p>Dopo questa risposta non posso trattenere la gioia per aver accettato l’invito di Luca ad incontrarlo oggi. Ho avuto il piacere di conoscere una persona che trasforma le emozioni in arte. Arte intesa nel senso più ampio del termine, senza porre limitazioni strutturali alla fantasia.</p>
<p>Saluto <a href="http://www.luca3c.it/" target="_blank">Luca C Matteazzi</a> (alla fine non gli ho chiesto cosa sta per quella “C” tra il nome e cognome, buon motivo per rincontrarlo) e faccio a ritroso il pezzo di parco che avevo fatto con lui inizialmente.</p>
<p>Mentre cammino mi sembra di scorgere le panchine d’artista delle quali mi raccontava. Tra i fiori colgo anche qualche installazione realizzata da Luca. Stanchezza? Suggestione? No, è solo fantasia. Quella che Luca è riuscito ad accendere in me.</p>
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