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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; emozioni</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Il volo a vela di Giancarlo Grinza</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 08:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un desiderio da molti condiviso. Un sogno almeno una volta fatto. Un traguardo da alcuni raggiunto. Ma è anche poesia, magnificenza, realtà ed immaginazione messe insieme. È lo sguardo rivolto verso il cielo. Lo sbattere delle ali di un gabbiano. L’aereo di carta da poco lanciato. La curiosità di sapere com’è il mondo da lassù.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/il_mecenate_danime_giancarlo_grinza.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Un desiderio da molti condiviso. Un sogno almeno una volta fatto. Un traguardo da alcuni raggiunto. Ma è anche poesia, magnificenza, realtà ed immaginazione messe insieme. È lo sguardo rivolto verso il cielo. Lo sbattere delle ali di un gabbiano. L’aereo di carta da poco lanciato. La curiosità di sapere com’è il mondo da lassù.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/P1000275mod-e1362556036199.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3132" /></p>
<p><strong>Giancarlo Grinza</strong> era bambino quando vedeva gli altri volare. Accompagnava il padre istruttore di aliante nei campi di volo e con l’innocenza della giovane età ammirava quei silenziosi velivoli galleggiare nell’aria. Fin da subito è per lui naturale la componente del volo. Naturale, ma non priva di fascino. Lo stupore perpetua. La passione prima s’innesca e poi si alimenta. È così che a dodici anni compie il suo primo volo. In compagnia proprio del padre trasferisce la soggettiva da terra all’infinito del cielo. Per Giancarlo è amore. Un amore verso un elemento, quella dell’aria, che non potrà più abbandonare.</p>
<p>A sedici di anni fa il corso. Fa sue le regole di volo. Da inizio ad un percorso dove non si finisce mai d’imparare. È un percorso di crescita, sicuramente sul pilotaggio, aspetto non banale e poi una crescita mentale, quella che ti porta a diventare uomo senza mai perdere però l’entusiasmo. Per ciò che si fa. Per ciò che si è.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/P1060062-e1362556264680.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3134" /></p>
<p>Giancarlo Grinza oggi è un pilota affermato. Fa gare di velocità. Fa parte della squadra nazionale di volo a vela. E’ prossimo alle pre-selezioni per i campionati mondiali ed europei. Ma soprattutto Giancarlo è una persona che ha trovato quel giusto equilibrio tra il lavoro, la famiglia e il volo. È non è tutto. Se il suo spirito di competizione lo porta a gareggiare in giro per l’Europa, è la sua curiosità a confrontarsi con culture diverse e la voglia di continuare ad imparare che vengono premiate attraverso questa sua passione legata al volo.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/L1040919-300x225.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3136" />“<em>Sei tu da solo. Sei tu che entri nel mondo della natura. Voli sopra le montagne. Il Monte Bianco, il Cervino, Briançon, è emozionante vederli da lassù</em>” mi racconta Giancarlo, scandendo le parole, quasi se rallentando il fluire potesse riprodurre e condividere con me quelle sensazioni e continua: “<em>… oppure fare una termica ed incrociare lo sguardo di un’aquila che ti guarda come fossi un extraterreste, ti rendi veramente conto di quanto sei piccolo</em>”.</p>
<p>Momenti di completo benessere. Dove non ci sono le giuste parole per descrivere l’estasi di una situazione straordinaria divenuta ordinaria. Ma il volo a vela non è solo componente emozionale. Il ragionamento è sempre presente ed è fondamentale. Ogni azione che si vuole fare deve essere pensata prima. Capacità di analisi. Capire quale sia la scelta giusta. In anticipo rispetto ad un avversario se si tratta di vincere una gara. In anticipo rispetto alle correnti ascensionali, se si è a duecento chilometri da casa e si deve tornare indietro. È il ragionamento che fa la differenza. Sia nella continua ricerca dell’eccellenza di una prestazione sportiva. Sia nella gestione delle complessità legate al volo a vela.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_6733-m.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_6733-m-200x300.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3138" /></a>Creatività e ragionamento. Ecco le due anime di questo slancio nel cielo. Ecco le due anime insite anche in Giancarlo. In una disciplina dove è ancora l’uomo che fa la differenza, poter vivere due aspetti così diversi è proprio come gestire le due anime di un uomo, la maturità e la spensieratezza. Tutto ciò traspare dalle parole di Giancarlo: “<em>… quando sei atterrato e cala la tensione fisica e psicologica, ti rendi solo in quel momento conto di quello che hai fatto… rivivi il volo e capita pure di vedere cose che mentre eri lassù non avevi completamente messo a fuoco</em>”.</p>
<p>Certamente le differenze tra un volo legato ad una gara di velocità e un volo di piacere esistono. Nel primo caso c’è da applicare una strategia legata ad un risultato competitivo. Sono emozioni differenti. Forse complementari. Comunque sia in entrambe le situazioni rimane la magia di qualcosa per il quale l’uomo si sente istintivamente attratto. E’ il cosiddetto cambio di prospettiva. Non solo altitudinale. Ma mentale.</p>
<p>Vola Giancarlo, continua a volare, portando lassù con te anche qualche nostro pensiero.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/DSC01840-e1362557000950.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3140" /></p>
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		<title>Un incontro (tanto) atteso &#8211; Guido Harari</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 09:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era da un po’ che lo rincorrevo. Come un metallo attratto da un magnete, sapevo che prima o poi ci saremo inesorabilmente incontrati. Il tutto accade quando un anno sta per finire e il suo compleanno è trascorso da appena un giorno. “E’ un eterno presente…” dice rispondendomi sul trascorrere dell’esistenza. “E’ una storia in continua evoluzione” mi verrebbe da rispondergli ripercorrendo il suo cammino professionale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>29 dicembre 2011.</p>
<p>Era da un po’ che lo rincorrevo. Come un metallo attratto da un magnete, sapevo che prima o poi ci saremo inesorabilmente incontrati. Il tutto accade quando un anno sta per finire e il suo compleanno è trascorso da appena un giorno. “<em>E’ un eterno presente…</em>” dice rispondendomi sul trascorrere dell’esistenza. “<em>E’ una storia in continua evoluzione</em>” mi verrebbe da rispondergli ripercorrendo il suo cammino professionale.</p>
<p>Fotografia e musica sono gli ingredienti del suo lavoro. Parti integranti della sua persona forse è più corretto dire. Approfittandone dell’informalità di quei giorni di festa, gli chiedo quale potrebbe essere un ritratto fotografico che ben lo rappresenti e lui, <strong><a href="http://www.guidoharari.it/" target="_blank">Guido Harari</a></strong>, mi risponde così: “<em>Un tempo, quand’ero soprattutto fotografo, mi sentivo un “dilettante ispirato”. Oggi, dopo avere realizzato, libri, mostre, e aver aperto la mia galleria fotografica, <a href="http://www.wallofsoundgallery.com/" target="_blank"><strong>Wall Of Sound</strong></a>, credo di portare avanti a più livelli e con strumenti diversi un’opera di divulgazione non solo sull’immagine della musica, ma sulla musica stessa e sulla realtà di cui è, o è stata, espressione</em>”.</p>
<p>E’ un uomo che non solo ben sa cosa significhi il termine passioni, ma anche ha capito l’importanza di alimentarsi di esse – “<em>…vuol dire tenere sempre accesa la propria scintilla interiore. È qualcosa di molto intimo, impresso da sempre nel proprio Dna. Quando il mondo intorno muore, si può sempre riconnettersi con la propria scintilla interiore per guardare avanti e “credere”. Non ci sono alternative</em>”.</p>
<p>Guido Harari è colui che ha fatto talmente tante cose da poter essere soddisfatto di aver realizzato così tanti sogni, ma che ugualmente parlando di cosa ha ancora rinchiuso nel cassetto, risponde che per quello avrebbe bisogno di una macchina del tempo e di un’altra vita a disposizione.</p>
<p>Quando parla del suo lavoro sono le emozioni ad emergere dalle parole – “<em>Mi emozionano il contatto con l’altro, le potenzialità di approfondimento, di conoscenza. Per un timido cronico come me, il lavoro di fotografo obbliga a saltare tutta una serie di impacci e ad esporti per quello che sei. Non è ammessa finzione. Dunque il mio è un lavoro veramente auto terapeutico e, come tale, irrinunciabile</em>”.</p>
<p>Ma è sugli incontri che irrompono gli elementi distintivi che hanno caratterizzato la sua vita. Come quando mi racconta di come sia avvenuto il suo incontro con la fotografia – “<em>Ho amato la fotografia fin da piccolo, osservando mio padre (che non era certo un professionista) fissare con la sua macchina fotografica i momenti salienti che scandivano la vita della nostra famiglia. Ho imparato ad apprezzare di più le piccole e grandi sorprese della vita proprio per la possibilità di fissarle su pellicola. Questa passione si è presto intrecciata con quella per la musica e ad un certo punto, prima ancora che compissi vent’anni, ha prodotto quello che è diventato il mio ‘lavoro’ </em>”.</p>
<p>Già la musica, un altro incontro incantevole, come lui stesso mi racconta: “<em>Ho scoperto la magia della musica da bambino, infilando 45 giri nel mangiadischi dell’auto di alcuni amici di famiglia. Una specie di primitivo car stereo. Quando sono arrivati i <a href="http://www.beatles.com/" target="_blank">Beatles</a>, compravo già dischi con la mia paghetta, e non c’è voluto molto per capire che quella sarebbe stata la passione di una vita intera. Ho cominciato a ritagliare giornali, collezionare dischi e memorabilia e, più tardi, a fotografare e a scrivere</em>”.</p>
<p><div id="attachment_2564" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.guidoharari.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/GUIDO-HARARI__FRANZ-DI-CIOCCIO-e1327482648463.jpg" alt="" title="GUIDO HARARI &amp; FRANZ DI CIOCCIO" width="435" height="348" class="size-full wp-image-2564" /></a><p class="wp-caption-text">Guido Harari (sulla dx) con Franz Di Cioccio</p></div>Ma la vita di Guido Harari è stata forgiata anche da un altro tipo d’incontri. Quegli incontri che ti possono cambiare la vita – “<em>La mia vita è cambiata quando per la prima volta ho sentito <a href="http://www.elvis.com/" target="_blank">Elvis Presley</a> in un juke-box durante una vacanza in montagna. Avevo otto anni. E poi quando il mio sguardo si è posato sulle fotografie di <a href="http://www.jimmarshallphotographyllc.com/" target="_blank">Jim Marshall</a>, di <a href="http://www.photo-leloir.net/" target="_blank">Jean-Pierre Leloir</a>, di <a href="http://www.nital.it/sguardi/9/news_mostre3.php" target="_blank">Giuseppe Pino</a>, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Annie_Leibovitz" target="_blank">Annie Leibovitz</a>. Avevo diciotto anni. Ogni incontro mi ha segnato, confermandomi nel percorso intrapreso</em>”.</p>
<p>Infine arriviamo a quell’incontro che forse ha dato quell’accelerazione finale affinché mi mettessi in contatto con lui: <a href="http://www.giorgiogaber.it/" target="_blank">Giorgio Gaber</a>. “Ho apprezzato Gaber fin dai primi dischi “dei Navigli”, ma l’ho incontrato tardi, grazie a <a href="http://www.alabianca.it/" target="_blank">Enzo Jannacci</a>, quando insieme riformarono il loro adrenalinico duo, ribattezzandolo Ja.Ga. Bros. Come se non più di <a href="http://www.fondazionedeandre.it/" target="_blank">De André</a>, Gaber è stato la coscienza di più di una generazione. Impossibile non farsi contagiare e travolgere dall’irruenza delle sue performance, dalla corrosività delle argomentazioni, dalle instancabili provocazioni. Gaber resta a tutt’oggi, insieme a <a href="http://www.pasolini.net/" target="_blank">Pasolini</a>, un esempio di serietà, di coerenza, di infaticabile ricerca. Colpiva di lui la dialettica, la sua smania di confrontarsi col pubblico in estenuanti dibattiti, il suo rimettere tutto in discussione – valori, idee, rituali. Ascoltare Gaber significava riaprire piaghe dolorose e gettare lo sguardo nell’abisso delle proprie contraddizioni. Dopo di lui, nessuno, purtroppo”.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/fuori-collana/gaber-lillogica-utopia.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/Lillogica_Utopia_Guido_Harari-235x300.jpg" alt="" title="L&#039;illogica Utopia di Guido Harari (ed. Chiarelettere)" width="235" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2566" /></a>Un anno fa proprio Guido, aveva pubblicato un meraviglioso libro fotografico su Gaber dal titolo <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/fuori-collana/gaber-lillogica-utopia.php" target="_blank">L’illogica utopia</a></strong>. – “Era tempo che si restituisse la parola a Gaber a quasi dieci anni dalla sua scomparsa. Per colmare un vuoto troppo ingombrante, per riascoltare la voce dell’intelligenza, per rilanciare nuovi quesiti in un’epoca di finte certezze e di sgradevolissima cosmesi.  Un libro come L’illogica utopia ha significato per me anche il lusso di poter approfondire il percorso e la poetica di Gaber (senza dimenticare l’apporto fondamentale del suo partner <a href="http://www.luporini.it/" target="_blank">Sandro Luporini</a>) attraverso i suoi appunti, le sue interviste e una messe di materiali messi generosamente a disposizione dagli amici della <a href="http://www.giorgiogaber.it/" target="_blank">Fondazione Giorgio Gaber</a>. Di questo non potrò mai ringraziarli abbastanza”.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/quando-parla-gaber-7.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/01/QUANDO-PARLA-GABER-193x300.jpg" alt="" title="QUANDO PARLA GABER a cura di Guido Harari (ed. Chiarelettere)" width="193" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2568" /></a>Oggi un suo nuovo libro <strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/quando-parla-gaber-7.php" target="_blank">Quando parla Gaber</a></strong>. – “… doveva intitolarsi, ben più significativamente, Io non mi sento italiano. È nato dall’esigenza di uscire dall’autobiografismo dell’Illogica utopia per zoomare sugli anni del Teatro Canzone e dell’impegno civile. Di fatto il libro riprende una serie di materiali contenuti nell’Illogica utopia con l’aggiunta di alcuni inediti che si rendevano indispensabili in questa nuova veste. È un piccolo libro Zen da tenere sul comodino o in tasca, pronto in qualunque momento a regalare stimoli e, soprattutto, conforto”.</p>
<p>Prima di concludere questa nostra chiacchierata gli chiedo se secondo lui, nell’ambito artistico, esiste oggi un nuovo Signor G e lui senza esitare mi risponde: “Non potrà mai esserci un nuovo Signor G, come non potrà mai esserci un nuovo De André. La storia avanza e richiede nuovi testimoni, persino nuovi linguaggi. Siamo qui ad attendere chi saprà raccontare questi tempi bui con parole nuove. È già molto che, in questa attesa che si fa sempre più lunga e preoccupante, artisti con una visione come Gaber e De André possano aiutarci a decifrarli e a indovinarne gli sviluppi futuri”.</p>
<p>Finisce così questo nostro primo incontro. Ma sono sicuro che ora che ci siamo conosciuti, ci saranno altre occasioni per parlare, per condividere oppure semplicemente per solo sognare.</p>
<p>A presto Guido.</p>
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		<title>La donna che viaggiava nel tempo &#8211; Caterina Borgato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina_Borgato_01-e1321281917399.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2442" /></p>
<p>Aveva qualcosa di nordico. I lineamenti. Quegli occhi azzurri che brillavano nel viso. Niente a che vedere con il temperamento. Loquace, sorridente e determinata. L’eccessiva umiltà forse la frenava. Le impediva di gioire completamente di fronte alle sue imprese. Non perché fosse un’eroina d’altri tempi o un Marco Polo moderno. Però di cose da raccontare, di mondi da descrivere, di persone da ricordare ne aveva a disposizione.</p>
<p>Il viaggio di <strong>Caterina Borgato</strong> era iniziato fin da subito. Da quando la madre la portava in grembo a visitare terre lontane. La sua era una famiglia di viaggiatori. Di scopritori. Indole che le era stata trasmessa in modo totale, tant’è che per capire a chi assomigliasse dei genitori, non occorreva confrontarne gli elementi fisici, piuttosto chiedere in quali luoghi erano stati.</p>
<p>Mentre mi parlava mi citava nomi per lo più sconosciuti, o quantomeno incontrati in qualche racconto d’avventura. Lo faceva non per stupirmi, ma per condividere. Questo per lei era un dogma. La sacralità della condivisione. Poi comunque non era saccente nel suo modo di raccontare. Tutt’altro. Se mai era coinvolgente. Emozionante. Trascinante. Con le sue parole sia enunciate sia scritte, sapeva trasportare l’interlocutore in viaggio con sé.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Caterina-Borgato-03-e1321282270294.jpg" alt="" title="La donna che viaggiava nel tempo - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2450" /></p>
<p>I suoi non erano solo viaggi lontani. Erano dei veri e propri viaggi nel tempo. Come un’antropologa veniva attirata dai quei luoghi ricchi di storia. Storia spesso dimenticata. Dove il valore umano e sociale era dato da tradizioni che solo gli abitanti di quelle terre conoscevano e custodivano gelosamente.</p>
<p>Anche su questo però Caterina sapeva come muoversi. Prima di tutto rispetto. Poi apriva i pori dei suoi sensi per raccogliere quante più possibili emozioni. Ascoltava i silenzi dei deserti. Guardava oltre i confini dei cieli. Annusava i profumi di spezie rare. Si avvicinava a piante mai incontrate fino ad allora, ma soprattutto comunicava con la gente. Con i gesti. Con lo sguardo. Con il cuore.</p>
<div id="attachment_2447" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_02-e1321282087610.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="337" class="size-full wp-image-2447" /><p class="wp-caption-text">L'isola di Socotra (Yemen) fotografata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Come quando mi raccontò di Socotra, l’isola dello Yemen, della quale si era innamorata. Bastarono pochi dettagli per farmi capire i motivi di codesto tanto amore. Un luogo incontaminato, quasi dimenticato. Dove nessuno conosceva la storia di questo posto. Una terra di ricchezze antiche. Un paesaggio alieno. Un regno delle leggende. Un patrimonio botanico, ma in particolar modo una culla di umanità. Umanità data da tutti gli abitanti del luogo.</p>
<p>Le parole con le quali Caterina descriveva quest’isola, sembravano quelle di un narratore che aveva vissuto pienamente un’esperienza, che andava al di là della parentesi legata al viaggio.</p>
<p>Ecco qual era l’elemento catalizzante di questa donna: la temporalità. Il suo viaggio non si concludeva con il ritorno. Il suo viaggio continuava con le sue descrizioni e nello stesso modo era iniziato, ancor prima di arrivare nel luogo da visitare. Mettendo insieme brandelli di storia, Caterina Borgato, poteva così viaggiare nel tempo. Far viaggiare nel tempo. Non aveva bisogno di chissà quali strane macchine per far ciò, ma tanta curiosità e voglia di scoprire.</p>
<div id="attachment_2453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/11/Socotra_01-e1321282467929.jpg" alt="" title="Socotra - Caterina Borgato" width="450" height="299" class="size-full wp-image-2453" /><p class="wp-caption-text">Un'altra immagine di Socotra immortalata da Caterina Borgato</p></div>
<p>Un altro elemento che si denotava in lei era lo spirito di tolleranza. Aveva incontrato troppe culture, troppe persone così diverse e lontane tra loro per non capire che sarebbe stato stupido la mancanza di rispetto. Era anche per questo che non sopportava l’ignoranza. L’ignoranza di coloro che non aprivano la mente al confronto con gli altri.</p>
<p>Ogni tanto sul suo taccuino annotava qualcosa. Questo le accadeva sempre che fosse in viaggio o meno. Era un modo per fissare dei ricordi. Era un modo anche per appuntare nuovi stimoli. Perché lei era in continuo movimento. Con il pensiero. Con il fisico. Ragion per cui il mezzo che prediligeva per gli spostamenti nei suoi viaggi erano i piedi. Spostamenti lenti che le permettevano di immortalare nella sua memoria tutto ciò che le accadeva attorno.</p>
<p>Passionalità e ratio messi insieme. L’equilibrio raggiunto da Caterina. Lei che amava programmare, per poi partire, ma comunque per poi ritornare. D’altronde lei era la donna che viaggiava nel tempo e in questa circolarità di azioni, il suo viaggio non trovava fine.</p>
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