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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; creatività</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Arte e design in un&#8217;unica persona &#8211; Elena Tordini</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 07:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…”. Con queste parole Elena Tordini, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Ilmecenatedanime_Elena_Tordini.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>“<em>È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…</em>”. Con queste parole <strong><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank">Elena Tordini</a></strong>, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.</p>
<div id="attachment_3445" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3445" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena_Tordini_-e1396446439485.jpg" alt="" width="435" height="319" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. by Patrizia Minelli)</p></div>
<p>Siamo a Prato e il resoconto di Elena, va ben oltre a qualunque reportage o servizio giornalistico. È chiaro che non riesce a rimanere distaccata dall’analisi di ciò che è accaduto e sta tutt’ora accadendo in quella provincia. Lei è nata lì. Ha lavorato lì. È stata protagonista delle glorie di un distretto artigianale/industriale. È solo spettatrice della sua scomparsa. Analizzare le cause, individuare i responsabili, provare a fare una previsione di ciò che potrà ulteriormente accadere, non è ne semplice e forse nemmeno possibile. Sta di fatto che quella che chiamano qui “invasione cinese” e lo “scippo” dell’indotto tessile pratese, presenta delle criticità che trovano strette correlazioni con la perdita di valori. Valori legati al lavoro. Valori legati all’etica. Valori legati alla persona.</p>
<div id="attachment_3435" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3435" title="Details  - Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/D-1-finito-e-ridotto_-e1396446868712.jpg" alt="" width="435" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Details</p></div>
<p>In questo scenario la storia di Elena assume un ulteriore significato di riscatto e di volontà di rimettersi in gioco. Lei nipote di un pittore, fin da piccola voleva fare l’artista. Non era il capriccio di una bambina, ma la sua modalità innata di comunicare con gli altri. Però a Prato si lavora, mica si può “perdere tempo” a rincorrere sogni. Un compromesso sembra la scuola per disegnatrice di moda. Estro artistico finalizzato ad un lavoro concreto. Poi comunque permette seppur momentaneamente di uscire dalla propria città. Adempiuti gli studi si inizia subito a lavorare nell’ambito manifatturiero pratese. La strada di Elena sembra essere ben definita, se non fosse che, arriva una maternità e un matrimonio. Elena ha diciottanni e si ritrova subito a dover confrontarsi con responsabilità importanti e progetti sicuramente diversi da quelli programmati.</p>
<blockquote><p>&#8216;<em>Chi cade al suolo si rialza appoggiandosi ad esso</em>&#8216;</p>
<p>(Nichiren Daishonin)</p></blockquote>
<p>In questo periodo Elena però acquisisce nuove competenze. Fa suoi i primi programmi di grafica ed inizia a disegnare loghi, marchi ed altro ancora. Con queste nuove conoscenze, rientra nel mondo tessile applicando le sue capacità grafiche al tessuto. I risultati si vedono e le sue collaborazioni con le imprese locali trovano un buon riscontro. Poi però succede l’imprevisto. Arrivano i primi cinesi. La concorrenza si inasprisce. Tecnici tessili per sopravvivere si propongono come grafici, fino ad arrivare ad oggi, dopo a mala pena il 15% delle imprese pratesi sono sopravvissute.</p>
<div id="attachment_3451" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3451" title="Pensieri Nudi a Firenze di Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Pensieri-Nudi-a-Firenze_-e1396447206808.jpg" alt="" width="435" height="621" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Pensieri Nudi </p></div>
<p>Elena non demorde cerca nuove strade. Disegno di prodotto. Complementi d’arredo. Adegua la sua creatività. Creatività che trova la sua realizzazione in una linea di oggetti e in un tavolo disegnato che trova il plauso della commissione del Florence Design Week, che invita Elena ad esporre la sua creazione. Ma in un andirivieni di situazioni, accade pure che Elena rimanga coinvolta in un incidente automobilistico, che gli impedisce di lavorare al completamento di quel tavolo che doveva trovare la meritata vetrina durante quell&#8217;appuntamento fiorentino.</p>
<p>Ma è proprio in una situazione come questa, dove ancora una volta, sembra di aver perduto un’importante occasione, che Elena Tordini inizia a fare ciò che non era riuscita a fare prima. Inizia a dipingere a mano. A casa ritrova un vecchio corso di pittura dello zio. Inizia a fare un ritratto. Si sofferma sugli sguardi. Sugli occhi. Riesce a riprodurre l’intensità delle espressioni delle persone. Il bianco e nero che utilizza sembra potenziare tutto ciò. Elena ha la conferma che la pittura insieme al design sono i suoi linguaggi per mettersi in contatto con il mondo. Inizia un nuovo viaggio per Elena. È il dicembre 2013 e nel suggestivo luogo com’è l’Opificio JM di Prato, approdano le prime collezioni pittoriche di Elena: <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Pensieri Nudi</a> e <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Details</a>.</p>
<p>Il resto? È presente. Il resto è <a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer">Elena Tordini</a>, artista, designer e “spacciatrice di idee”.</p>
<div id="attachment_3453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer"><img class="size-full wp-image-3453" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena-Tordini-e1396447669615.jpg" alt="" width="435" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. Patrizia Minelli)</p></div>
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		<title>Il volo a vela di Giancarlo Grinza</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 08:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un desiderio da molti condiviso. Un sogno almeno una volta fatto. Un traguardo da alcuni raggiunto. Ma è anche poesia, magnificenza, realtà ed immaginazione messe insieme. È lo sguardo rivolto verso il cielo. Lo sbattere delle ali di un gabbiano. L’aereo di carta da poco lanciato. La curiosità di sapere com’è il mondo da lassù.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Un desiderio da molti condiviso. Un sogno almeno una volta fatto. Un traguardo da alcuni raggiunto. Ma è anche poesia, magnificenza, realtà ed immaginazione messe insieme. È lo sguardo rivolto verso il cielo. Lo sbattere delle ali di un gabbiano. L’aereo di carta da poco lanciato. La curiosità di sapere com’è il mondo da lassù.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/P1000275mod-e1362556036199.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3132" /></p>
<p><strong>Giancarlo Grinza</strong> era bambino quando vedeva gli altri volare. Accompagnava il padre istruttore di aliante nei campi di volo e con l’innocenza della giovane età ammirava quei silenziosi velivoli galleggiare nell’aria. Fin da subito è per lui naturale la componente del volo. Naturale, ma non priva di fascino. Lo stupore perpetua. La passione prima s’innesca e poi si alimenta. È così che a dodici anni compie il suo primo volo. In compagnia proprio del padre trasferisce la soggettiva da terra all’infinito del cielo. Per Giancarlo è amore. Un amore verso un elemento, quella dell’aria, che non potrà più abbandonare.</p>
<p>A sedici di anni fa il corso. Fa sue le regole di volo. Da inizio ad un percorso dove non si finisce mai d’imparare. È un percorso di crescita, sicuramente sul pilotaggio, aspetto non banale e poi una crescita mentale, quella che ti porta a diventare uomo senza mai perdere però l’entusiasmo. Per ciò che si fa. Per ciò che si è.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/P1060062-e1362556264680.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3134" /></p>
<p>Giancarlo Grinza oggi è un pilota affermato. Fa gare di velocità. Fa parte della squadra nazionale di volo a vela. E’ prossimo alle pre-selezioni per i campionati mondiali ed europei. Ma soprattutto Giancarlo è una persona che ha trovato quel giusto equilibrio tra il lavoro, la famiglia e il volo. È non è tutto. Se il suo spirito di competizione lo porta a gareggiare in giro per l’Europa, è la sua curiosità a confrontarsi con culture diverse e la voglia di continuare ad imparare che vengono premiate attraverso questa sua passione legata al volo.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/L1040919-300x225.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-3136" />“<em>Sei tu da solo. Sei tu che entri nel mondo della natura. Voli sopra le montagne. Il Monte Bianco, il Cervino, Briançon, è emozionante vederli da lassù</em>” mi racconta Giancarlo, scandendo le parole, quasi se rallentando il fluire potesse riprodurre e condividere con me quelle sensazioni e continua: “<em>… oppure fare una termica ed incrociare lo sguardo di un’aquila che ti guarda come fossi un extraterreste, ti rendi veramente conto di quanto sei piccolo</em>”.</p>
<p>Momenti di completo benessere. Dove non ci sono le giuste parole per descrivere l’estasi di una situazione straordinaria divenuta ordinaria. Ma il volo a vela non è solo componente emozionale. Il ragionamento è sempre presente ed è fondamentale. Ogni azione che si vuole fare deve essere pensata prima. Capacità di analisi. Capire quale sia la scelta giusta. In anticipo rispetto ad un avversario se si tratta di vincere una gara. In anticipo rispetto alle correnti ascensionali, se si è a duecento chilometri da casa e si deve tornare indietro. È il ragionamento che fa la differenza. Sia nella continua ricerca dell’eccellenza di una prestazione sportiva. Sia nella gestione delle complessità legate al volo a vela.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_6733-m.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/IMG_6733-m-200x300.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3138" /></a>Creatività e ragionamento. Ecco le due anime di questo slancio nel cielo. Ecco le due anime insite anche in Giancarlo. In una disciplina dove è ancora l’uomo che fa la differenza, poter vivere due aspetti così diversi è proprio come gestire le due anime di un uomo, la maturità e la spensieratezza. Tutto ciò traspare dalle parole di Giancarlo: “<em>… quando sei atterrato e cala la tensione fisica e psicologica, ti rendi solo in quel momento conto di quello che hai fatto… rivivi il volo e capita pure di vedere cose che mentre eri lassù non avevi completamente messo a fuoco</em>”.</p>
<p>Certamente le differenze tra un volo legato ad una gara di velocità e un volo di piacere esistono. Nel primo caso c’è da applicare una strategia legata ad un risultato competitivo. Sono emozioni differenti. Forse complementari. Comunque sia in entrambe le situazioni rimane la magia di qualcosa per il quale l’uomo si sente istintivamente attratto. E’ il cosiddetto cambio di prospettiva. Non solo altitudinale. Ma mentale.</p>
<p>Vola Giancarlo, continua a volare, portando lassù con te anche qualche nostro pensiero.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/DSC01840-e1362557000950.jpg" alt="" title="Il volo a vela di Giancarlo Grinza" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3140" /></p>
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		<title>Le borse di Silvia Spelta</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 08:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella notte la terra tremava a Carpi. Era l’inizio. Avrebbe continuato a farlo nei giorni a seguire. Brevi ma interminabili momenti. Sufficienti comunque a rendere straordinario tutto ciò che prima appariva normale nella sua quotidiana ripetizione. In questo staccarsi di calce dai muri e serenità dai cuori, si cercava di ritrovare la normalità di fronte ad una situazione irreale. Quanto accaduto inesorabilmente segnava l’esistenza di chi si era trovato a sua insaputa protagonista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Quella notte la terra tremava a Carpi. Era l’inizio. Avrebbe continuato a farlo nei giorni a seguire. Brevi ma interminabili momenti. Sufficienti comunque a rendere straordinario tutto ciò che prima appariva normale nella sua quotidiana ripetizione. In questo staccarsi di calce dai muri e serenità dai cuori, si cercava di ritrovare la normalità di fronte ad una situazione irreale. Quanto accaduto inesorabilmente segnava l’esistenza di chi si era trovato a sua insaputa protagonista.</p>
<p>La fragilità dell’esistenza. La precarietà della vita. Ma c’è qualcos’altro fortunatamente. C’è una spinta. Un risveglio di una consapevolezza. Una nuova lettura del tempo che scorre, dove la passione trova concretezza nel fare e il fare tramuta le idee in opere.</p>
<p><a href="http://speltasilvia.blogspot.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/09/DSCF4660.jpg" alt="" title="Silvia Spelta" width="240" height="320" class="alignleft size-full wp-image-2875" /></a>In questo scenario <strong><a href="http://speltasilvia.blogspot.it/" target="_blank">Silvia Spelta</a></strong> timidamente mi si avvicina. E’ La timidezza del non voler recare disturbo, ma che viene superata credendo in ciò che si fa. Come quando si vuole condividere un sogno o semplicemente raccontare una storia accaduta.</p>
<p><a href="http://speltasilvia.blogspot.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/09/Daniela-225x300.jpg" alt="" title="Le borse di Silvia Spelta" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2877" /></a>Mentre l’udito cattura le sue parole, lo sguardo viene rapito da un oggetto. E’ una borsa che dalla spalla destra le scivola lungo il fianco, quasi ad essere un tutt’uno con il suo corpo. Forse così è. Una sua estensione fisica, ma ancor di più creativa. Ad un certo punto le frasi da lei pronunciate trovano proprio in quella borsa il suo naturale capolinea. Materiali di recupero, originalità e stile. “<em>Io penso alla donna che la indosserà…</em>”. Non deve aggiungere altro, sono già testimone di tutto ciò. Si capisce che come quella borsa ben rappresenta lei, il suo estro, il suo carattere, così deve essere per quelle che realizza per le sue clienti.</p>
<p>Il percorso di Silvia è il percorso di chi comunque si è sempre confrontato con la ricerca di soluzioni creative alle richieste più disparate. Lei è una stilista, che ha fatto della sua interpretazione dello stile una libera professione. Preziosa consulenza che trova poi realizzazione nel campionario di aziende diverse. Oltre a ciò però Silvia ha avvertito una necessità, quella di mettersi alla prova con una propria linea di prodotti. Fuori da logiche di mercato. Lontana da marchi che spesso vorrebbero imporre invece che interpretare i gusti delle persone.</p>
<p><a href="http://speltasilvia.blogspot.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/09/bimbi-050.jpg" alt="" title="Le borse di Silvia Spelta" width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-2879" /></a></p>
<p>La borsa di una donna è un oggetto di culto per il mondo femminile e di mistero per quello maschile, ignaro e incredulo quest’ultimo per via di tutto ciò che può essere presente e contenuto in essa. Le borse manualmente realizzate da Silvia hanno un ulteriore elemento caratterizzante: la personalità. Una personalità che come per gli individui è diversa l’una dalle altre. In taluni casi risponde alla praticità della sua utilizzatrice, mettendo a disposizione numerose e diversificate tasche. In altri invece è la donna sognatrice che può soddisfare le sue esigenze, con ampie dimensioni e flessibilità in fase di realizzazione. E’ la sensibilità di Silvia comunque a catturare il gusto e i desideri delle sue interlocutrici.</p>
<p><a href="http://speltasilvia.blogspot.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/09/DSCN0122-e1346661436552.jpg" alt="" title="Le borse di Silvia Spelta" width="200" height="150" class="alignleft size-full wp-image-2882" /></a>Una Silvia che da animalista convinta utilizza capi usati o pelle scartata per difetti vari per le sue borse in pelle. E’ così che si aggira per i mercatini e i negozi di usato per recuperare ciò che le può essere d’aiuto nelle sue interpretazioni artigianali.</p>
<p>Le parole di Silvia continuano a scorrere, fissandone il pensiero in maniera energica e coerente. Anche le difficoltà di fare qualcosa che la rappresenti, soccombono alla sua irruente creatività.</p>
<p>Al termine dell’incontro nel girarsi per poi allontanarsi scorgo un altro elemento. Complice il raggio di sole fuoriuscito da una nuvola di passaggio, sulla sua borsa prende evidenza un piccolo quadrifoglio con una fogliolina rossa. Anticipa il suo arrivederci con una spiegazione: “<em>… è un logo che ho creato e il rosso rappresenta la passione che metto in ciò che faccio</em>”. Dopodiché ci lasciamo, senza darci un appuntamento, entrambi sicuri però che ci rincontreremo.</p>
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		<title>Un giorno speciale &#8211; Manuela Venerandi</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2012 10:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sempre il modo più efficace per ricostruire l’identikit di una persona è quello di analizzarne i suoi tratti somatici. A volte il tono di voce, le parole enunciate, i silenzi condivisi e gli sguardi scambiati, possono dire molto di più, in particolar modo, se quello che si sta cercando è d’intravedere l’anima di quel soggetto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Un_Giorno_Speciale_Manuela_Venerandi.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Non sempre il modo più efficace per ricostruire l’identikit di una persona è quello di analizzarne i suoi tratti somatici. A volte il tono di voce, le parole enunciate, i silenzi condivisi e gli sguardi scambiati, possono dire molto di più, in particolar modo, se quello che si sta cercando è d’intravedere l’anima di quel soggetto.</p>
<p>E’ così che in un mattino di fine maggio le porte di una nuova conoscenza si schiudono inesorabilmente. A svelarsi nella sua più completa naturalezza è una donna. Una donna che ha fatto una grande scoperta: “<em>… ho scoperto che un Dono non si attende nulla in cambio… è per questo che ho il piacere di porgerti questi due doni segno tangibile della gioia di condividere!</em>”. Con questo messaggio frutto di un inchiostro impresso sulla carta, mi fa pervenire due suoi libri. Ma questo è solo il gesto finale di un incontro forse già scritto fin dalla notte dei tempi.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Manuela_Venerandi-224x300.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Un giorno speciale" width="224" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2808" />Il suo nome è <strong>Manuela Venerandi</strong>, nome e cognome che messi insieme racchiudono molte cose. Trasparenza. Spontaneità. Sensibilità. Amore, per la vita, quella vita che ti permette di evolvere. Mancano venti minuti alle nove quando Manuela inizia a parlarmi al telefono. Sono sufficienti pochi secondi per capire che mi trovo di fronte ad una persona speciale. La sensazione di ciò è data da come si esprime senza mai dimenticarsi dell’interlocutore. Parla di sé, ascoltando l’altro. Si concede, ricevendo. Il suo non è un monologo, ma un dialogo sulla bellezza. Sulla bellezza dell’esistenza.</p>
<p>I suoi pensieri sono come la magnificenza del flusso di un fiume. Proprio come quel Sile, che lei costeggia per andare a lavoro. Pulsioni in movimento, ma soprattutto la forza positiva di chi è consapevole di avere delle innate predisposizioni ed è proprio allora che basta quel pizzico di coraggio per liberare quell’energia che è la vera essenza dell’essere umano.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Cuoio_incisioni-e1339755518686.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Incisioni in cuoio" width="250" height="187" class="alignleft size-full wp-image-2811" />Ma quali sono questi talenti di Manuela Venerandi? Non è possibile confinarli ad una limitata lista di cose che sa fare. Piuttosto è il suo atteggiamento generale che ha trovato in diverse forme d’arte la sua espressività. Spaziando dalla manualità artigiana come possono essere la realizzazione di incisioni in cuoio o gli abiti da bambina, fino alla stesura di poesie e non solo. Ma tutta la creatività di Manuela sembra ispirata dalla voglia di comunicare. Niente grandi proclami, ma importanti e semplici valori da condividere.</p>
<p>Quando la chiacchierata con Manuela si conclude, c’è ancora nella stanza le vibrazioni delle sue parole. Non sono però sensazioni sospese nell’aria, ma  emozioni che hanno fatto capolinea in me, per poi forse ripartire. Verso altri. Verso un domani che è già oggi.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8890355875/ref=olp_product_details?ie=UTF8&amp;me=&amp;seller=" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Manuela_Venerandi_libri-e1339755690320.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Libri" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2813" /></a></p>
<p>E’ per questo che a distanza di qualche giorno da quella telefonata, quando arrivano i suoi libri a casa, l’atmosfera è proprio di festa. Inizio con lo sfogliare il suo libro di poesie, <strong>La poesia psichica</strong>. Lo tocco con la delicatezza di avere tra le mani qualcosa di fragile. Lo guardo con il compiacimento di essere di fronte a qualcosa di bello. Ne leggo immediatamente alcune pagine. Il cerchio si chiude o forse per meglio dire si amplifica. Quel cerchio fatto da quelle prime buone impressioni su Manuela si allarga come un sasso gettato nello stagno. “<em>Non sigillare il tuo Cuore… mai… </em>“, scrive a conclusione di questa raccolta. Una dedica oppure più semplicemente uno spassionato invito diretto a tutti coloro che si immedesimeranno nelle sue poesie.</p>
<p>Poi prendo in mano l’altro suo libro <strong>Eroma… Amore al contrario</strong>. “<em>Ogni cosa tragica può essere trasformata dalla forza dell’amore…</em>”, mi aveva detto al telefono Manuela, parlandomi di questo libro. Basta leggerne le prime righe per capirne l’intensità, la veridicità. Una storia che va oltre la morte. Una storia che non si prefigge di dare nessun insegnamento se non quello forse di fermarsi un attimo nella rincorsa della nostra vita, per guardare con occhi diversi quello che ci circonda, perché il vero cambiamento deve avvenire nelle coscienze umane di ognuno di noi.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_1.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_1-e1339755869503.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Segnidivento - Abbigliamento bambine" width="250" height="187" class="alignleft size-full wp-image-2816" /></a>Ma non finisce qui. Ricordo che Manuela mi aveva parlato anche di abiti per bambine. Controllo la posta e vedo in una delle sue ultime mail una cartella denominata <strong>Segnidivento</strong> con delle immagini. La apro. Sorrido. Rido. Mi emoziono. Ancora una volta Manuela riesce a stupirmi. E’ un progetto <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_2.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/06/Segnodivento_2-e1339755964383.jpg" alt="" title="Manuela Venerandi - Segnidivento - Abbigliamento bambine" width="250" height="333" class="alignright size-full wp-image-2818" /></a>embrionale questo lo so. So pure quanto ci tiene Manuela che questi abiti che ha disegnato e ha fatto realizzare possano trovare una loro completa concretizzazione attraverso la parthership con qualche azienda che possa essere interessata alla produzione in serie di questi capi. Già perché la sua idea è quella di “raccogliere fondi vendendo creatività, fondi da impiegare in quella ricerca che si prefigge di comprendere le ‘cause’ dalle quali traggono origini le malattie, al di là dell’importanza della ricerca dedita ad individuarne i rimedi di cura”.</p>
<p>Mi soffermo sull’intuito, l’estro e la fantasia racchiusi in quei piccoli abiti. Dopodichè ripenso a l’intero incontro con Manuela Venerandi. Mi sento carico come non mai. Eppure non abbiamo parlato di chissà quali cose, ma di semplici momenti di vita. Forse è proprio per questo, per questa condivisione, che oggi mi sembra proprio un giorno speciale.</p>
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		<title>Parole di stoffa &#8211; Anita Arrighi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 14:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi_2-e1308145780866.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2165" /></a></p>
<p>E&#8217; difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.</p>
<p>Ed ecco che un libro di stoffa con un racconto per bambini si trasforma in una poesia. Un quadro in tessuto, in un&#8217;opera d&#8217;arte; una serie di disegni legati da un filo in un&#8217;incantevole favola sognante.</p>
<p>Si crea qualcosa di magico. Ne sono conferma l&#8217;attenzione e lo stupore dei bambini e l&#8217;occhio lucido dei genitori nel momento che ne prendono visione.</p>
<p>E&#8217; un viaggio. Per i più piccoli in un mondo molto vicino a loro; per i grandi in un luogo  troppo rapidamete dimenticato: la fantasia!</p>
<p>Ad introdurci e accompagnarci in questo cammino, una figura femminile: <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><strong>Anita Arrighi</strong></a> .  E&#8217; lei che attraverso i suoi lavori con tessuti, riesce a scardinare anche le porte più chiuse dell&#8217;indifferenza umana. E&#8217; un piacere vederla all&#8217;opera. E&#8217; salutare ammirarne l&#8217;estro artistico.</p>
<p>Siamo a 2 passi da <a href="http://www.fattoriadidatticatraifiliderba.com/" target="_blank">Lucca</a>. Il contesto è quello di una terra che riequilibra l&#8217;uomo con la natura circostante. E nello studio inserito nel suo piacevole  <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank">Bed &amp; Breakfast</a>, Anita ci racconta di come sia nata la sua vena creativa.</p>
<p>&#8220;<em>&#8230; Ricordo ancora quando da piccola andavo dalla mia zia sarta. Le chiedevo un pezzettino di stoffa per  vestire la  mia bambola&#8230;</em>” mi dice Anita, rievocando piacevolmente i suoi ricordi d&#8217;infanzia.</p>
<p>Una passione per i tessuti innata, la sua. Una passione che riusciva a portare avanti nei ritagli di tempo, prima quando doveva studiare per il “pezzo di carta”, poi quando il suo lavoro come contabile, le permetteva una pausa serale. Dopo aver vinto un importante concorso, rinunciò a quell&#8217;incarico che l&#8217;avrebbe portata  lontano da casa,  percependo che ciò l&#8217;avrebbe allontanata dalla sua vera vita.</p>
<p>Continuando così il suo lavoro a Lucca, si imbatte nell&#8217;esperienza del licenziamento.</p>
<p>Ed ecco una prima e importante svolta.</p>
<p>Inizia la sua vera  trasformazione. Quando infatti parliamo di Anita, parliamo di una donna che con il tempo si è trasformata. Da persona schiva e un po&#8217; insicura di prima, alla persona  estroversa, socievole e smaniosa di fare, che è adesso.</p>
<p>Le sue prime composizioni in tessuto, i suoi primi arazzi, i suoi primi quadri  di stoffa! Capisce che l&#8217;utilizzo di questo materiale è per lei il più congeniale. Anita va presto oltre il patchwork. Mette insieme in maniera libera, pezzi di tessuto.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Parole_di_stoffa_Anita_Arrighi-e1308145984369.jpg" alt="" title="Parole di stoffa - Anita Arrighi" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2167" /></a></p>
<p>“<em>&#8230; mi sembrava di aver inventato qualcosa di nuovo&#8230; tanta era l&#8217;emozione nell&#8217;esprimermi attraverso questo tipo di lavorazione&#8230; </em>”</p>
<p>Inizialmente erano solo paesaggi, poi nei suoi lavori di  grandi dimensioni, iniziò ad inserire  presenze di figure femminili &#8211; “<em>&#8230; mi sentivo il dovere di rendere omaggio alla donna!</em>”.</p>
<p>Mentre diversificava la sua attività  artistica inserendo anche produzioni di  oggetti  in tessuto, arrivavano i primi assensi anche da parte della critica. Una rivista del settore riporta un articolo su quanto da lei realizzato.  Segni di incoraggiamento!</p>
<p>Iniziarono così le prime mostre. Confronti diretti con il pubblico e la conferma che il suo operato  piaceva anche ad altri.</p>
<p>Un altro momento evolutivo fu quando si presentò l&#8217;occasione di visitare l&#8217;ospedale psichiatrico di Lucca. Anita fu invitata all&#8217;inaugurazione di una mostra  di opere prodotte da  utenti  nel laboratorio di pittura all&#8217;interno della struttura &#8211; “<em>&#8230; rimasi affascinata dalla gente e dalla produzione artistica realizzata&#8230; e quello che mi colpì maggiormente furono proprio le opere prodotte dai malati di mente, l&#8217;arte accumunava tutti&#8230;</em>”.</p>
<p>Decide così di frequentare come volontaria, i laboratori artistici dell&#8217;ospedale psichiatrico.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;incontro casuale con la psicologa veneta <a href="http://www.perlecolorate.com/" target="_blank">Graziella Pesce</a>, la porta alla conoscenza dell&#8217; Arazzoterapia e dei “libri della vita“ grandi o piccoli volumi polimaterici dove tramite forme, colori e spessori possono essere rappresentati i vari stati d&#8217;animo, anche quelli più nascosti.</p>
<p>“<em>&#8230; un incontro che mi ha cambiato&#8230; poco dopo presentai il progetto di questo laboratorio riabilitativo alla struttura sanitaria di Lucca. Era il 1997  quando iniziai a lavorare con un gruppo di utenti e il risultato fu straordinario; immensi  arazzi e libri di stoffa  realizzati insieme a loro divennero presto testimonianze creative di quello che avevano da esprimere!</em>”.</p>
<p>Un percorso, quello di Anita nato in quel momento e continuato negli anni  con  incarichi nel carcere femminile di Lucca, nei centri per recupero tossici e negli istituti per anziani.</p>
<p>“<em>&#8230; è una formazione che ti permette di capire tante cose&#8230; finché gli altri ti raccontano  storie di  mondi paralleli è un discorso, ma viverlo in primo piano è un arricchimento indescrivibile..</em>.&#8221;.</p>
<p>Dopo queste forti esperienze fu  un processo  naturale l&#8217;approdo al lavoro con i bambini. Iniziarono così i primi progetti con le scuole, i primi laboratori didattici con i ragazzi. Un&#8217;ulteriore condivisione della creatività.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi-e1308146148737.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2169" /></a></p>
<p>Queste esperienze sono state affrontate in parallelo con la sua realizzazione di arazzi e alle sue occasioni espositive che iniziano ad intensificarsi.</p>
<p>Nuove produzioni di  libri in tessuto. Una casa editrice accetta e sviluppa un&#8217;idea, e poi storie, poesie e tanto altro ancora con un unico denominatore comune: l&#8217;utilizzo del tessuto.</p>
<p>Creatività, fantasia e passione sono stati e restano i cardini della vita di Anita.</p>
<p>Sogni nel cassetto molti ancora.</p>
<p>Portare avanti la sua attività artistica, continuare ad editare i suoi particolarissimi libri, e crearne sempre di nuovi  raccontando così quel mondo nascosto nella parte più intima di tutti noi e spesso soffocato dal quotidiano.</p>
<p>Troppo? Non credo, dal momento che i suoi sogni contengono sempre tanta passione.</p>
<p>Continua a sognare, Anita, e continua a regalarci emozioni attraverso le tue interpretazioni artistiche di stoffa.</p>
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		<title>L’approccio di vitalità di Franco Bolelli</title>
		<link>http://www.ilmecenatedanime.it/2011/03/02/lapproccio-di-vitalita-di-franco-bolelli/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 21:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[cultura pop]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[franco bolelli]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
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		<category><![CDATA[libro]]></category>
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		<description><![CDATA[Pensate ad un libro che vi fa capire, mentre lo leggete,  che le cose che volete fare si possono realizzare. Pensate ad un libro, che man mano che ne sfogliate le pagine stimoli a tirare fuori le attitudini che esistono in ognuno di voi. Pensate ad un libro che accenda la consapevolezza a tutte le persone positive. Bene questo libro c’è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Pensate ad un libro che vi fa capire, mentre lo leggete,  che le cose che volete fare si possono realizzare. Pensate ad un libro, che man mano che ne sfogliate le pagine stimoli a tirare fuori le attitudini che esistono in ognuno di voi. Pensate ad un libro che accenda la consapevolezza a tutte le persone positive.</p>
<p>Bene questo libro c’è.</p>
<p>Ha un titolo esplicativo <strong><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank">VIVA TUTTO!</a></strong> scritto da due autori particolari: <strong><a href="http://www.soleluna.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Lorenzo “Jovanotti” Cherubini</span></a></strong> e <strong>Franco Bolelli</strong>. Il primo non ha bisogno di presentazioni. Il secondo nemmeno. Già perché se forse ha meno popolarità del primo, è come il primo una vera e propria anima pop.</p>
<div id="attachment_1812" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1812" title="Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/lorodue-e1298988796598.jpg" alt="" width="450" height="309" /></a><p class="wp-caption-text">Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini, autori del libro VIVA TUTTO!</p></div>
<p>Dopo essermi alimentato dell’energia di questo libro proprio con Franco Bolelli mi congratulo.</p>
<p>“<em>Bravi! Era da un po’ che non leggevo un libro così vitale. Mi sono sentito parte di questo percorso che avete costruito, ma non solo. Con questo libro ho sorriso, ho pregato, ho sognato e soprattutto mi è venuta ‘una grande fame’ di fare. Fare cose che ho sempre desiderato, ma che per motivi diversi, per banali giustificazioni, ho spesso lasciato perdere</em>”.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-1823" title="VIVA TUTTO! di Franco Bolelli e Lorenzo Jovanotti Cherubini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/copertina.jpg" alt="" width="202" height="244" /></a>“<em>Bene mi fa piacere che ti sia capitato ciò… in maniera non tanto celata è quello che speriamo che capiti a tutti dopo averlo letto</em>”, mi risponde Franco e poi aggiunge: “<em>sai questo libro è iniziato con uno scambio di mail, tra me e Lorenzo e doveva raccontare la costruzione del suo nuovo disco… così ha fatto, ma è andato oltre… ne è venuto fuori un viaggio culturale… innovativo</em>”.</p>
<p>Questo è vero. In queste pagine si possono raccogliere gli spunti, i motivi che hanno portato alla nascita di <a href="http://itunes.apple.com/it/album/ora-deluxe-version/id414215120" target="_blank">ORA</a>. Un disco già di per sé straordinario e che acquisisce un valore aggiunto proprio dalla lettura di VIVA TUTTO! . VIVA TUTTO! non è un manuale d’istruzione dell’album, però permette di aggiungerne delle nuove chiavi di lettura.</p>
<p>“<em>… c’è una cosa fondamentale  in questo libro… è il linguaggio… quello che Lorenzo ed io abbiamo fatto è stata proprio un’operazione di linguaggio straordinario</em>” mi dice entusiasta Franco.</p>
<p>Capisco benissimo a cosa fa riferimento. In questo libro non c’è una trama narrativa, bensì è presente una trama evolutiva. Evolutiva perché è un diario che ha una posizione vitale sulla vita. Evolutiva perché è propositivo. Nonostante ci sia una consequenzialità temporale negli accadimenti, il lettore può tranquillamente aprire il libro a caso, leggerne uno scambio e trarne giovamento. Questo perché, anche nei passaggi magari più intensi del libro, dove si parla anche delle difficoltà di realizzare un progetto completamente nuovo, c’è alla base proprio l’approccio VIVA TUTTO!: “<em>anche le cose che non ti piacciono arricchiscono”</em>.<br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Franco_Bolelli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1814" title="Franco Bolelli" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/03/Franco_Bolelli-e1298989439686.jpg" alt="" width="450" height="298" /></a></p>
<p>E’ difficile descrivere chi è Franco Bolelli. Scrittore. Filosofo. Ogni tentativo potrebbe essere riduttivo. Mi parla dei festival che ha organizzato in passato legati alla creatività <em>“… il festival Frontiere aveva il senso di mettere insieme le persone migliori provenienti da discipline diverse… voleva far emergere il talento, la creatività su piani diversi, sociali, economici ed altro ancora…”.</em></p>
<p>Poi però è lui stesso a darmi la migliore definizione di sé. Lo fa, riprendendo in mano un suo precedente libro, <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788811740681/bolelli-franco/cartesio-non-balla.html" target="_blank">Cartesio non balla</a></strong>. E proprio da quello mi enuncia: <em>“</em><em>… sono cresciuto occupandomi di cose estremamente adolescenziali come il rock, il basket, i film d&#8217;azione, le storie adrenaliniche e in generale tutto ciò che è eccitante… sono passati tanti anni e ora mi occupo di cose estremamente evolute come il rock, il basket, i film d&#8217;azione, le storie adrenaliniche e in generale tutto ciò che è eccitante. Perché quelle stesse cose così creative ed eccitanti mi si sono anche svelate come le più avanzate</em>”.</p>
<p>E’ questo il modello filosofico di Franco. Un Franco che sottolinea che il problema del nostro Paese, fonte di creatività, sta nella sua continuità. Un Paese imprigionato nel proprio passato.  “<em>… il passato non deve essere un totem intoccabile… il passato è energia, però è necessario buttare via ciò che non è tale… solo così si possono avere degli slanci da un Paese… solo così una nazione può innovare</em>”.</p>
<p>Poi aggiunge un’altra cosa “<em>…  prima c’è sempre stato un motivo trainante che riepilogava lo spirito di un’epoca… gli anni ’60 la musica, i ’70 il cinema, gli ’80 il design, i ’90 ancora la musica… poi però siamo passati al globale… ecco da lì in poi possiamo parlare di coevoluzione… le cose imparano una dall’altra</em>”.</p>
<p>E’ piacevole ascoltare Franco. Senza eccessiva enfasi trasmette positività. Si capisce che è una persona che ama la vita. Che ama tutto ciò che è vita, che pulsa, che respira, che rigenera. Franco non è solo un osservatore dell’evoluzione umana. Franco ne è uno stimolatore. Lui stesso mi conferma quanto sia affascinato dalle persone. La direzione antropologica che ha intrapreso.</p>
<p>Tutto ciò si percepisce. Quando parla di innovazione non fa riferimento a qualcosa di stravagante.  Si riferisce ad un percorso naturale di vita. Quando parla di creatività, non si limita alla visualizzazione di un gesto artistico. Parla di una concreta applicazione di un processo creativo alla nostra esistenza.</p>
<p>Provocatoriamente cerco di spostare il discorso sul futuro. Gli chiedo come si immagini il mondo tra venticinque anni. La sua risposta supera l’ostacolo di una semplice visione. Mi risponde di futuro parlando di presente. D’altronde non poteva che rispondermi così. Il futuro è adesso.</p>
<p>Certo si capisce che l’esplorazione della vita, le biotecnologie, sono aspetti che lo attraggono, lo incuriosiscono. Forse è da questi elementi che pensa al futuro. Che vede al presente.</p>
<p>Nel libro lancia due sfide. Realizzare due progetti. Un festival dedicato a cosa sono riusciti a fare gli italiani all’estero, grazie al proprio talento. E poi un altro grande festival dedicato all’innovazione. Talento e innovazione, due elementi che conosco bene pure io. Ora ripensandoci più che sfide, sono programmi che si realizzeranno. Perché l’importante è crederci.</p>
<p>Ho una sensazione. Questo primo incontro che ho avuto con Franco non sarà l’ultimo. Per una straordinaria coincidenza siamo venuti in contatto. Ma come ben sapete per me le coincidenze sono solo dei segnali. E in questo caso l’indicazione è particolarmente chiara. Dare un’accelerazione alla concretizzazione dei sogni.</p>
<p>Insomma in qualunque modo la pensiate leggetevi <a href="http://www.amazon.it/Viva-tutto-Jovanotti/dp/8896873185" target="_blank">VIVA TUTTO!</a> . Sono certo che anche in voi accenderà l’interruttore della vostra voglia di evolvere.</p>
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		<title>La casualità d’essere Renzo Di Renzo</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 11:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso abbiamo una visione parziale e riduttiva delle persone.<br />
“Ah, tu fai questo, quindi sei questo”. Dimentichiamo che un individuo è costituito da un insieme di passioni, interessi e predisposizioni che ne fanno un soggetto piacevolmente variegato.</p>
<p>Se poi si ha la fortuna d’incontrare qualcuno che di natura è poliedrico, si ha la certezza che le etichette hanno diritto di esistere solo sui faldoni di un archivio.</p>
<p><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Renzo_di_Renzo.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Renzo_di_Renzo-e1298029150792.jpg" alt="" width="435" height="435" class="aligncenter size-full wp-image-904" /></a></p>
<p>Sono le 9.30 a Venezia. Ho appena attraversato una Piazza San Marco ancora non troppo gremita di turisti e con il sole che illuminando le calli, porge il suo buongiorno ad una Serenissima ancora assonnata.</p>
<p>All’inizio di Strada Nuova si affaccia sul Canal Grande uno dei tanti e meravigliosi palazzi di questa città. Al secondo piano di esso vi è un luogo magico. Un luogo che vuole ricordare <a href="http://www.ibs.it/code/9788831791496/donazzan-beppe/forza-del-sogno.html" target="_blank">La Forza del Sogno</a> di un imprenditore illuminato. Un luogo che vuole promuovere i sogni di tanti giovani artisti e talenti. Si tratta della <a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank">Fondazione Claudio Buziol</a> e ad accogliermi c’è il suo direttore artistico: <strong>Renzo Di Renzo</strong>. E’ con lui che andremo a testare le tante sfaccettature di un essere umano.</p>
<p>Ci accomodiamo in una stanza che accoglie molti degli avvenimenti ed incontri della Fondazione. Osservo Renzo in questa sala settecentesca. Il contesto gli si addice. Con abiti d’epoca, potrebbe tranquillamente impersonificare un nobile del passato.</p>
<p>Iniziamo a conversare. Partiamo dalla fine in termini temporali. Un libro. <a href="http://www.ibs.it/code/9788842543893/zzz99-nuzzolo-m/musica-egrave-il-mio.html" target="_blank">La Musica è il mio radar</a>. <a href="http://www.myspace.com/massimilianonuzzolo" target="_blank">Massimiliano Nuzzolo</a> ne è il curatore. Renzo Di Renzo uno degli autori con un suo racconto.</p>
<p>“Questo è un progetto che premia la passione di chi l’ha portato avanti, Massimiliano Nuzzolo. Già fautore di altre interessanti iniziative, è un ragazzo in gamba, che stimo. Avevo un racconto rimasto fuori dal mio precedente libro (<a href="http://www.ibs.it/code/9788831791519/di-renzo-renzo/motivo-privato.html" target="_blank">Motivo Privato</a> edito da Marsilio, ndr) legato alla musica. A questo aggiungiamo che l’intero ricavato sarà devoluto alla <a href="http://www.amref.it/" target="_blank">AMREF</a> per finanziare dei progetti in Africa, diciamo è stato un piacere parteciparvi.”</p>
<p><strong>Ma che rapporto ha Renzo Di Renzo con la scrittura?</strong><br />
“Per fortuna non è il mio mestiere” mi dice sorridendo. “Anche se ho pubblicato quattro libri, non mi considero uno scrittore. Scrittore è colui che fa solo ed esclusivamente questo, vivendo di ciò. Io non ho i tempi e la loro costanza. Mi sono ritrovato, come per tante altre cose, un po’ per caso a pubblicare un primo libro. Sollecitato dalle persone che mi stanno attorno. E’ andata bene. Però la scrittura rimane una passione. Una delle modalità per esprimermi”.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788879266864/di-renzo-renzo/nero.html" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Nero_Renzo_Di_Renzo-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-908" /></a></p>
<p><strong>Direi che è andata più che bene, visto che <a href="http://www.ibs.it/code/9788879266864/di-renzo-renzo/nero.html" target="_blank">Nero</a> ha vinto il premio Grinzane Junior?</strong><br />
“Certo. Però anche quel libro è nato più che altro da una mia esigenza personale. Volevo attraverso dei racconti per bambini comunicare agli amici, alle persone che mi conoscono, che da lì a breve mi avrebbero visto in un contesto personale diverso. Attraverso la scrittura volevo fargli capire in un certo qual modo cosa sarebbe accaduto. La finalità che diventasse un libro commercializzabile era secondaria. E’ per questo che la proposta editoriale l’ho inviata solo a due case editrici e con una delle due è andata a buon fine.”</p>
<p><strong>Renzo, quindi per te la scrittura è una passione. Ma cosa vuol dire portare avanti una passione?</strong><br />
“Partiamo dal presupposto che spesso la passione deve essere gratuita. E’ per questo motivo che molti giovani creativi e talentuosi, purtroppo si riducono a fare il surrogato di quello che vorrebbero fare. Ottimi fotografi che si ritrovano a scattare foto per dei matrimoni. Promettenti musicisti a suonare in feste di piazza. Bravi fumettisti a fare le caricature ai turisti. Questo è un sistema che non sempre premia il talento delle persone, le quali appunto si ritrovano disilluse a fare qualcosa di diverso per guadagnare.”</p>
<p>Mentre Renzo parla, si capisce dal tono di disappunto con il quale esprime queste parole, che non gli va bene una situazione contingente di questo tipo. Anche perché parte del suo tempo lo dedica alle speranze dei giovani. Ne percepisce le loro potenzialità e allo stesso tempo le loro insoddisfazioni nel non poter seguire un loro amato cammino.</p>
<p><a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Fondazione_Claudio_Buziol-e1298029611839.jpg" alt="" width="200" height="119" class="alignright size-full wp-image-910" /></a></p>
<p><strong>Com’è nata la collaborazione con la <a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank">Fondazione Claudio Buziol</a>?</strong><br />
“Arrivavo da un’entusiasmante esperienza in <a href="http://fabrica.it/" target="_blank">Fabrica</a>. Erano gli anni di <a href="http://www.olivierotoscani.it/" target="_blank">Oliviero Toscani</a>. Gli anni in cui c’era la possibilità di lavorare insieme con tanti giovani in gamba. Vederli arrivare. Vederli crescere per poi lasciarli andare per le loro strade. Una ciclicità di gruppi di lavoro che teneva costantemente  alto il livello di creatività presente. Poi però la necessità dopo sette anni di cambiare. Ripartire da zero per rimettermi in discussione. Ed ecco arrivare la possibilità di collaborare con la <a href="http://www.fondazioneclaudiobuziol.org/" target="_blank">Fondazione Claudio Buziol</a>. Ancora una volta, quasi per caso, ma nel momento ideale per me di cambiare.<br />
Oggi a distanza di tre anni, possiamo contare su un numero cospicuo di attività portate avanti, una serie di collaborazioni di rilievo oltre ad essere considerati a Venezia tra i principali interlocutori culturali.”</p>
<p><a href="http://www.headscollective.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/HEADS_Collective.gif" alt="" width="240" height="80" class="alignleft size-full wp-image-912" /></a></p>
<p><strong>Tu sei fondatore anche di <a href="http://www.headscollective.com/" target="_blank">HEADS Collective</a>. Che periodo è per le agenzie di comunicazione?</strong><br />
“Abbiamo la fortuna per lavorare per grandi marchi. E’ indubbio però che con la crisi economica si siano verificati nelle aziende dei tagli di budget alla comunicazione notevoli. Quindi capita che ci siano richieste importanti da parte dei clienti che non trovano il giusto corrispettivo economico. Il rischio è che si radichi l’abitudine a sottopagare un lavoro spesso articolato.”</p>
<p><strong>A proposito di comunicazione, cosa ne pensi della polemica legata alle affissioni pubblicitarie a Venezia?</strong><br />
“Credo che ci siano cose più brutte delle affissioni. La gente dovrebbe scandalizzarsi di più per i tagli alla cultura. L’intervento dei privati è necessario. Come diceva uno degli ultimi ospiti che abbiamo avuto in Fondazione, il rischio altrimenti è che il pubblico diventi privato. Che la gente venga privata delle immense bellezze artistiche che vengono parcheggiate in stanze inadatte perché non ci sono i soldi per ristrutturare importanti spazi espositivi.<br />
Per quanto riguarda le affissioni a Venezia, si tratta solo di adottare una modalità di linguaggio conforme alla città. Le aziende devono contestualizzare il loro messaggio pubblicitario e questo se non raggiunge determinati criteri qualitativi prestabiliti non può essere affisso.”</p>
<p><strong>Veniamo all’insegnamento. Cosa rappresenta per te?</strong><br />
“E’ un modo per stare attaccato ai giovani. Insegnando <a href="http://www.unirsm.sm/" target="_blank">all’Università</a> da un lato apporto agli studenti la mia esperienza, quello che ho maturato sul campo del mondo del lavoro. Dall’altro ricevo da loro entusiasmo, energia, voglia di fare e poi non ti nascondo, che durante le ore di laboratorio del corso di design/management e comunicazione d’impresa, i ragazzi mi hanno presentato delle proposte che tranquillamente potrebbero trovare commercializzazione da parte di qualche azienda”.</p>
<p><strong>Ma tra scrittura, la Fondazione Claudio Buziol, il tuo studio e l’insegnamento all’Università di San Marino, trovi il tempo per qualcos’altro?</strong><br />
“Oltre la famiglia e le uscite in mountain bike, ci sono altri progetti in cantiere. Il prossimo in uscita sarà Treviso Design. Ufficialmente sarà inaugurato il 2 dicembre e rappresenta la volontà di raggruppare varie situazioni ed iniziative di design presenti nella provincia, sotto un unico modello di sviluppo, in modo tale da non aver dispersioni in un settore in forte fermento.”</p>
<p><strong>Prima di lasciarci non posso non farti questa domanda. Ma sotto sotto, cosa ti senti di essere?</strong><br />
“Un editore. Cerco di presentare contenuti di qualità attraverso modalità diverse e gran parte del merito va ai giovani brillanti che incontro.”</p>
<p>Lascio Renzo e la Fondazione. Me ne torno a camminare per le calli. Me ne torno a viaggiare con i pensieri. Quasi per caso Renzo DI Renzo si è ritrovato ad essere quello che è. Quasi per caso io mi ritrovo a raccontare la sua storia. Quasi per caso qualcuno oggi troverà la propria strada. E questo è un augurio.</p>
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		<title>Ragazzi a tavola&#8230; ha cucinato Natalia!</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 14:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei momenti di sconforto dell’essere genitori si presenta durante il pasto. Quello che si è preparato con tanto amore e passione viene sistematicamente bocciato. I bambini scalpitano per tornarsene a giocare e tutti i buoni propositi di far mangiare qualcosa di buono e sano vanno a scemare. Le verdure non vengono minimamente prese in considerazione, nonostante l’utilizzo di un testimonial d’eccezione come Braccio di Ferro per gli spinaci. La frutta sostituita dai succhi o da yogurt aromatizzati. Insomma, se fate disegnare una pera o un’albicocca ad un bambino, c’è il rischio che la rappresenti attraverso i mini tetra brik con tanto di cannuccia inserita nell’angolo in alto a destra.</p>
<p>In questo scenario tutt’altro che idilliaco, però c’è qualcuno che ci tende una mano… forse anche due.</p>
<div id="attachment_822" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.tempodicottura.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Natalia_Cattelani_and_family-e1297952431557.jpg" alt="" width="435" height="291" class="size-full wp-image-822" /></a><p class="wp-caption-text">Natalia Cattelani in azione con uno staff d'eccezione: le sue quattro figlie</p></div>Pochi giorni fa vedo mia moglie entusiasta nel leggere un sito di ricette, apparentemente uguale a tanti altri – “… vedrai, vedrai, che sorpresa ai ragazzi questa sera…” – commenta ad alta voce, prima di riprendere a leggere con attenzione. Dopo qualche minuto un’altra esternazione intrisa di un senso di vittoria – “… Monica è una sua seguace da diverso tempo… e i risultati si vedono!” – a questo punto la spia della mia curiosità si accende. Conosco Monica e le sue capacità artistiche in cucina e la sua passione nel preparare piatti sempre nuovi alle figlie.</p>
<p>Appena mia moglie si allontana dal computer, vado a sbirciare in cosa consiste l’origine di tanta euforia.</p>
<p>La finestra del browser è aperta su un blog dal nome <a href="http://www.tempodicottura.it/" target="_blank">tempodicottura</a>. Inizio a navigarlo. Vengo subito colpito da foto ricche di colore e molto allegre. E’ raro vedere delle immagini di pietanze così belle. Poi per deformazione personale mi soffermo sui titoli dei post. Non sono semplici nomi di ricette, hanno qualcosa in più, sembrano incipit di poesie. Saltando dagli antipasti, ai piatti unici, dai senza latte a colazione e merenda, fino ad approdare alle idee allegre e agli stuzzichini, leggo, guardo e rileggo.</p>
<p>Vado a vedere chi è l’autore di queste cose. Si chiama <strong>Natalia Cattelani</strong>. E’ un’occasione troppo “ghiotta”, una collega blogger ed inoltre un’artista nella cucina per bambini e ragazzi. Non esito due volte le scrivo una mail per intervistarla. Il giorno dopo siamo già al telefono a fare una simpatica chiacchierata.</p>
<p><strong>“Grazie Natalia per la disponibilità. Era da un po’ che cercavo un’anima da promuovere che parlasse di cucina. In passato ero stato tentato di raccontare la storia di qualche grande chef, poi però mi sono accorto che alcuni di loro hanno degli atteggiamenti un po’ troppo da star e poi spesso hanno una visione “eterea” del cibo. Invece quello che emerge da <a href="http://www.tempodicottura.it/" target="_blank">tempodicottura</a> è una forte passione e gioia. Ma come ti sei avvicinata al mondo della cucina e in particolar modo a quella dedicata ai bambini e ai ragazzi?”</strong></p>
<p>“Quattro figlie bastano? A parte la risposta simpatica (almeno spero), io la passione nei confronti della cucina ce l&#8217;ho da sempre. A nove anni scrissi un tema a scuola, la traccia era libera, ed io l&#8217;intitolai “Domenica ho fatto il gnocco fritto” me lo ricordo ancora come se fosse adesso, presi come voto un bel 10 e lode e il tema fece il giro di lettura in tutte le classi.”</p>
<p><strong>“Praticamente hai fatto un percorso per certi aspetti analogo a tanti altri tuoi colleghi/colleghe, però poi hai iniziato con questo blog che secondo me è stata una fantastica intuizione, anche perché con tutto rispetto, forse ci si poteva aspettare che qualche tua figlia aprisse una sua finestra su Internet e non la madre. Com’è nata l’idea di tempodicottura ?</strong></p>
<p>“Per questo sono molto orgogliosa e alla faccia del mito delle madri casalinghe quarantenni imbranate ho dimostrato alle mie ragazze che la loro mamma vuole andare avanti coi tempi. Pensa che loro hanno anche ricevuto i complimenti dai compagni di scuola che sono diventati miei lettori, fortissimo no? Per quanto riguarda tempodicottura, navigando su Internet, avevo notato la presenza di bellissimi blog e siti di cucina, ma quando cercavo una ricetta per le mia famiglia, una di quelle che devono mangiare tutti per intenderci, c&#8217;era un po&#8217; di difficoltà. Così mi sono detta, perché non provarci? Avevo nel frattempo raccolto le idee per un libro di cucina per bambini uno di quelli che mi sarebbe sempre piaciuto comprare ma che non ho mai trovato in libreria, allora ho pensato, metto tutto su internet, faccio una prova per vedere se sono sulla buona strada, qualcuno che mi leggerà ci sarà pure. Ed ecco che, con l&#8217;aiuto della mia art-director (la ormai famosa Mannu che leggete nei commenti del blog, ovvero mia sorella, senza il cui parere artistico, lo confesso, non riesco più a muovere un passo) è nato tempodicottura”.</p>
<p><div id="attachment_825" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.tempodicottura.it/2009/12/16/oggi-sono-felice/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/hamburger-di-pollo-pn.jpg" alt="" width="400" height="533" class="size-full wp-image-825" /></a><p class="wp-caption-text">Hamburger di pollo con zucchine by Natalia Cattelani Tempodicottura</p></div>
<p><strong>“Tra i vari pregi che ha il tuo blog, un posto di merito lo hanno le immagini. Parlando anche con amici fotografi, tutti mi raccontano di quanto sia difficile fotografare il cibo, ma gli scatti presenti su <a href="http://www.tempodicottura.it/" target="_blank">Tempodicottura</a> sono tuoi?”</strong></p>
<p>“Sì e ne sono molto fiera! Io non sono una fotografa e, sembrerà strano, ma non ho nemmeno la passione per la fotografia, infatti lo scatto del piatto continua ad essere il passaggio da fare più difficile nei miei post. La cosa che mi diverte di più è immaginare la situazione, quello si che mi piace, ma quando prendo in mano la macchina , incrocio sempre le dita!”</p>
<p><strong>“Ora ti faccio la domanda fatidica che viene posta agli artisti. Ma Natalia Cattelani da dove prende ispirazione per le sue ricette?”</strong></p>
<p>“Cosa ti rispondono gli altri? Posso copiare? Va bene dai non scherzo più. Penso che l&#8217;ispirazione venga dalla mia vita, dal mio passato, presente e a volte anche quando mi immagino dal mio futuro. Nella mia testa girano sempre in continuazione, in ogni momento, in ogni situazione pensieri ed idee. Penso che ci voglia comunque una buona dose di fantasia e creatività, ma queste doti si devono coltivare bene attraverso ogni forma di cultura e interesse. Bisogna essere curiosi, non lasciare da parte niente di quello che ti capita sott&#8217;occhio, una pagina di giornale, una camicia di un ragazzo che passa per strada, una pubblicità, un piatto di un grande chef e avere la fortuna di fare una cosa che ti piace tantissimo”.</p>
<p><strong>“Ma il tuo pensiero della buonanotte è rivolto alla ricetta che devi preparare all’indomani?”</strong></p>
<p>“Certo e non solo, l&#8217;altro giorno ero sulla poltrona del dentista e pensavo a come costruire la ricetta da postare per il giorno dopo, che buffo eh?</p>
<p><strong>“Ho visto che indicativamente pubblichi tre ricette alla settimana. Mi confermi che quello che scrivi e vediamo nei tuoi post è quello che mangiate a casa vostra?”</strong></p>
<p>“Si te lo confermo, assolutamente! E&#8217; un modo anche per fare stare tranquilla la mia mamma che non abita a Roma, anche lei, da nonna sprint, va su Tempodicottura, è una questione di famiglia!&#8230;”</p>
<p><strong>“Tu sei una giovane mamma di quattro donne, com’è accolta la tua cucina dalle tue figlie? E in generale come viene vista questa tua attività e passione per la cucina?”</strong></p>
<p>“Non se ne rendono nemmeno conto che in questa casa si mangia bene, per loro è così naturale, ci sono cresciute con queste attenzioni . E&#8217; tutto un po&#8217; scontato, peccato però perché a volte sentirsi dire &#8211; wow mamma che buono -, oppure &#8211; che bel piatto mamma -, non ti nascondo che farebbe anche piacere. Speriamo che comunque “respirino” quest&#8217;aria e si ricordino di me in futuro anche dagli odori che venivano dalla cucina. Per i complimenti per fortuna che c&#8217;è mio marito, il mio eterno adulatore”.<br />
<div id="attachment_827" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.tempodicottura.it/2010/04/06/“mamma-da-dove-escono-gli-spaghetti”/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/trafila-di-spaghettipn.jpg" alt="" width="400" height="533" class="size-full wp-image-827" /></a><p class="wp-caption-text">Spaghetti wurstel e zucchine by Natalia Cattelani - Tempodicottura</p></div></p>
<p><strong>“… è vero che all’inizio ti facevi correggere i post dalle figlie più grandi che fanno il classico?”</strong></p>
<p>“Uhmm, chi ti ha fatto questa confidenza? Una vergogna ed un&#8217;umiliazione pazzesca, me ne dicevano di tutti i colori, che non sapevo scrivere, che facevo frasi contorte che mi ripetevo. Erano anni che non scrivevo, tra l&#8217;altro farlo non è mai stata la mia passione anche a scuola. Non potevo buttarmi senza rete, mi sentivo troppo insicura , così la sera le supplicavo di correggermi le bozze, le ho anche pagate! Poi un giorno mi sono sentita rifiutare il lavoro, allora ho pensato beh, adesso basta vado avanti da sola, ne ho fatta di strada eh?”</p>
<p><strong>“Cosa hai pensato quando hai ricevuto la mail dalla redazione de <a href="http://www.laprovadelcuoco.rai.it/" target="_blank">La Prova del Cuoco</a> che ti proponeva un tuo spazio all’interno della trasmissione nell’edizione del sabato?”</strong></p>
<p>“All&#8217;inizio ad uno scherzo, poi dopo la prima chiacchierata al telefono, ho detto &#8211; E adesso? &#8211; E&#8217; stata (a maggio finirà il contratto) una bella esperienza, nuova, interessante, che mi ha vista coinvolta in un&#8217;attività che amo fare, cucinare con i bambini, trasmettere la gioia di stare in cucina, approfittare di questi momenti per stare con loro e parlare, discutere, imparare e con lo scambio di queste esperienze volersi bene”.</p>
<p><strong>“Quindi non c’è il rischio che devo intervistarti di nuovo tra qualche mese… in veste di star televisiva?”</strong></p>
<p>“Mi sei simpatico, l&#8217;intervista te la concederò ugualmente”.</p>
<p><strong>“Invece quali sono i tuoi prossimi progetti?”</strong></p>
<p>“Devi sapere che il mio motto è e sarà sempre quello di vivere alla giornata, lo so che non si addice molto ad una mamma, ma la mia visione ottimistica della vita, godere di quello che hai mentre ce l&#8217;hai, mi porta a ragionare così. Quindi non ci sono progetti che a tutti i costi devo portare a termine, diciamo che sto lavorando per la pubblicazione del meglio di Tempodicottura che se tutto va bene potrebbe già essere in vendita on-line ai primi di giugno, sarai di sicuro tra i primi a saperlo. Poi chissà la vita è bella per le sue sorprese!”</p>
<p><strong>“Natalia Cattelani prima di essere cuoca, blogger e scrittrice ha una laurea in giurisprudenza. Nessun rimpianto per non aver mai esercitato nell’ambito dell’avvocatura?”</strong></p>
<p>“Assolutamente no! Cosa avrei fatto io dietro i banchi di un tribunale davanti a un giudice, la torta allegra?”</p>
<p><strong>“E invece dei tuoi luoghi d’origine? Sei a Roma dal ’90, qualche nostalgia per Sassuolo e la provincia modenese?”</strong></p>
<p>“Certo, ma porto tutto nel mio cuore, cominciando dalla mia bella famiglia, piena di zii (mio padre aveva nove fratelli e di mia madre ne ho conosciuti sei su undici) e cugini (più di trenta) che hanno riempito la mia valigia delle cose necessarie per la vita, tanto da non dovere quasi quasi più avere il bisogno di portarmi dietro nulla. La mia infanzia serena e piena, la grande famiglia scout che mi ha tenuta con se fino a 25 anni, i miei studi e la mia città che allora mi calzava perfettamente, e che quando mi cominciava a stringere un po&#8217; sostituivo con Modena, allora si era così, semplicemente, contenti!”.</p>
<p>Lascio Natalia, dopo tre quarti d’ora di telefonata. Il tempo di cottura ideale per alcuni dei suoi piatti. Prima di riagganciare però mi faccio suggerire qualche ricetta per i momenti di festa. I compleanni e non solo quelli a casa nostra sono di ricorrente frequenza. Ed ora corro in cucina a sperimentare le sue ricette sicuro che sapranno sicuramente suscitare la curiosità e non solo quella, dei miei bimbi.</p>
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		<title>Carlo &amp; Gabri: una coppia creativa</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I due cuori ci sono. La capanna pure. Ma c’è dell’altro: tanta creatività.</p>
<p>Lui, designer di professione, con radici legate alla terra mantovana, quella vicina al fiume Po. Un fiume che oltre ad essere il più lungo d’Italia, diffonde con il suo lento fluire pensieri e riflessioni negli abitanti adiacenti al suo naturale percorso.</p>
<p>Lei, ceramista per passione, dal forte temperamento, forse in parte dovuto alle sue origini anglosassoni ed una notevole predisposizione alle scoperte, allo stupore d’imparare e riuscire a creare qualcosa con le proprie mani.<br />
<div id="attachment_756" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Carlo_Tinti_Gabriella_Scarpa.jpg"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Carlo_Tinti_Gabriella_Scarpa-e1298216382221.jpg" alt="" title="Carlo Tinti e Gabriella Scarpa" width="450" height="337" class="size-full wp-image-756" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo &#038; Gabri - Pamukkale Turchia</p></div><br />
L’elemento che li accomuna forse è proprio questo: la curiosità. Sapere ancora emozionarsi di fronte ad un disegno, un bozzetto, un semplice tratto lasciato dalla matita. Proprio come i bambini, quando prendono in mano i colori ed iniziano una loro personale opera, senza porsi limiti sulla fattibilità della cose ed entusiasmandosi per quello che stanno facendo.</p>
<p>E’ una magia. Una dotazione naturale che tutti abbiamo a disposizione, ma che per i più viene dimenticata o rimossa.</p>
<p>Era da un po’ che volevo rincontrare <a href="http://www.tntproject.net/" target="_blank"><strong>Carlo Tinti</strong></a> e <a href="http://www.kechicloft.com/" target="_blank"><strong>Gabriella Scarpa</strong></a>, non tanto per fargli un’intervista, ma per conversare piacevolmente insieme. Farmi raccontare a che punto sono i loro progetti. Verificare con mano se quell’energia, che traspare dalle loro opere, è ancora forte e vitale.</p>
<p>Li raggiungo nella loro “<a href="http://www.kechicloft.com/ita_my_house_2.html" target="_blank">capanna</a>”. Uno splendido loft ricavato all’interno di un magazzino storico in terra ferma veneziana, a dieci minuti da Piazzale Roma. Un contesto suggestivo e affascinante che sicuramente sollecita la loro fervida creatività.</p>
<p>“Gabri ci raggiungerà a breve… in questi giorni si sta dedicando anima e cuore ad un nuovo progetto che poi ti racconterà” mi dice Carlo, accogliendomi a braccia aperte, con il suo modo informale di mettere a proprio agio tutte le persone che incontra.</p>
<p>Ci accomodiamo nell’angolo predisposto a cucina della casa, anche se è limitativo porre una suddivisone degli spazi in un open space. Prendiamo comodamente un caffè con delle originali tazzine, realizzate proprio da Gabri, che mi aveva presentato durante uno degli ultimi incontri.</p>
<p><strong>“Allora Carlo, l’ultima volta che ci siamo visti, c’eravamo lasciati con una tua riflessione, un po’ amara, che vogliono trasformare anche il mobile, l’arredamento, in una moda. Sei ancora della stessa idea?”</strong></p>
<p>“Temo di sì, anzi oramai fa parte di un fenomeno di diversificazione delle brands sartoriali. Il vero design, però non è moda, ma etica. La forma deve andare di pari passo con la funzione, quindi la qualità e la durata. I fidanzati passano, gli amici, rimangono. Ecco mi piace pensare ai mobili come a degli amici che ti accompagnano per tutta la vita ”</p>
<p><strong>“Ma dove sta il limite tra proporre cose nuove, originali, “di design” e il seguire la moda o addirittura imporre una moda? Ad esempio i tuoi oggetti da dove nascono, qual è lo stimolo principale che ti fa pensare alla realizzazione di qualcosa di diverso?”</strong></p>
<p>“Prima di tutto parto da un’esigenza, o una domanda : . Se la risposta è SI! Allora procedo con il percorso, che a differenza dell’artista vede molti più attori attorno al processo di realizzazione.”</p>
<div id="attachment_758" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.tntproject.net/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Bicero0K_1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" class="size-medium wp-image-758" /></a><p class="wp-caption-text">Il portacandele Bicero, realizzato da Carlo Tinti</p></div>
<p><strong>“Riesci a descrivermi sinteticamente quali sono i passaggi che portano dall’idea alla sua realizzazione? Fino dove riesci a seguire, ad accompagnare le tue “creature”? Inoltre credo che ogni cosa che realizzi per te sia importante e come per i figli non è possibile dire a chi vuoi più bene. Però qual è stato l’oggetto che hai ideato che ti ha dato maggiore soddisfazione e perché?”</strong></p>
<p>“In genere si parte dallo schizzo, poi lo si verifica con un modellino, di conseguenza si discute con l’azienda, con cui si sta collaborando. Se l’impressione è positiva si parte con la fase della prototipazione. Se il prototipo funziona ed è gia ad un livello accettabile di finitura, l’azienda lo propone in fiera. Se il riscontro con i clienti è OK, si parte con la produzione.</p>
<p>Il portacandele Bicero, è il pezzo a cui sono più affezionato. Si tratta di un tubo industriale di vetro “Pyrex” quello che usano nei laboratori di chimica, che viene piegato a U, scaldandolo e forgiandolo sapienti mani artigianali.</p>
<p>In questo modo ho la sintesi tra industria (testa) e artigiano (cuore). La forma che abbiamo ottenuto è veramente molto poetica.&#8221;</p>
<p><strong>“Senti e cosa mi dici di Carpet Diem? Qualche giorno fa mi è arrivato il tuo invito che esponevi presso la <a href="http://www.maison-objet.com/" target="_blank">Maison &amp; Object</a> di Parigi un tuo pezzo. Di cosa si tratta?”</strong></p>
<p>“Si tratta di una nuova collezione di tappeti che ho progettato per <a href="http://www.casamania.it/" target="_blank">Casamania</a>. Alla fiera di Parigi è stato presentato solo il primo, la famiglia completa sarà a Milano per il Design Week ad aprile 2010. Il tappeto è la metafora di un racconto fatto però di fili che si intrecciano che compongono una trama, un racconto grafico. ”</p>
<p><strong>“Carlo oltre alla tua attività di designer so che ti stai confrontando anche su altri fronti. Al telefono mi dicevi che stanno per ripartire dei tuoi corsi presso il carcere di Venezia. Cosa rappresenta per te un’esperienza di questo tipo?”</strong></p>
<p>“Ho l’esigenza di comprendere il mondo che mi sta attorno, mi affascinano soprattutto le storie border line. Tutto è nato da un incontro con uno psicologo del comune di Venezia, Claudio Vio. Nel modo più spontaneo e naturale possibile è nata questa collaborazione. Oramai è già dal 2006 che organizziamo laboratori di disegno, pittura, nel 2009 siamo riusciti anche a coinvolgere la Gabri, organizzando un laboratorio di ceramica. I ragazzi erano felicissimi, ma la magia più bella è l’energia che ti regalano loro, paradossalmente, abbiamo più soddisfazione con dei “delinquenti” che con le persone normali. Ti apprezzano di più, forse perché non li giudichiamo ma cerchiamo semplicemente di trasmettere dell’energia positiva che li porti fuori dall’incubo del carcere, almeno per 2 ore alla settimana. Quando usciamo dai laboratori siamo carichi di emozioni positive. Tutto ciò si trasmette di conseguenza anche nella vita e nella professione.&#8221;</p>
<p><strong>“Invece ora parlami di <a href="http://www.mestresweetcity.org/" target="_blank">Mestre Sweet City</a>. A che punto è questo progetto? Quando me ne avevi parlato circa un anno fa, era ancora in fase embrionale, ma mi aveva subito colpito. Anzi forse ti avevo addirittura detto che se fossi stato un investitore istituzionale, un’azienda che cerca modi differenti per comunicare, non ci avrei pensato due volte a finanziare questo progetto. Come sta andando?”</strong></p>
<p>“Vedo che hai una buona memoria. Assieme ad Alvise e Alessandro, due architetti mestrini, stiamo portando avanti quello che molte persone, anche inconsciamente si chiedono nei confronti del proprio ambiente urbano; cosa possiamo fare per la nostra città? mestresweetcity.org è la nostra palestra del dopo lavoro. La missione che ci siamo prefissati è di rigenerare le zone abbandonate della città. possibilmente in modo omeopatico, non troppo invasivo e con un budget adeguato ai tempi, ovvero massima resa e minima spesa.”</p>
<p><strong>“Infine se non sbaglio c’è un’iniziativa collegata al tuo vecchio Istituto d’Arte di Castelmassa, il luogo che ti ha visto crescere, creativamente parlando. Cos’è l’attività relativa all’Anniversary dei 30 anni?”</strong></p>
<p>“Non so ancora bene come porteremo avanti questo ultimo progetto, mi sembra che si tratti di una sorta di Remeber Yesterday, dove i vecchi compagni della quinta del 1985 cercheranno di manifestare attraverso un video riassuntivo la nostra esperienza e le caratteristiche della scuola stessa, cercando di non dimenticarci di far dialogare l’istituto d’arte con il territorio polesano. Il risultato verrà presentato nel nuovo spazio multiculturale di Castelmassa, all’epoca teatro di un murales eseguito dagli alunni, tra i quali il sottoscritto della mitica 5° che ti dicevo. Mai dimenticarsi da dove veniamo! ”</p>
<div id="attachment_760" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.kechicloft.com/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/02/Foglia_Gabriella_Scarpa-e1297932633910.jpg" alt="" width="435" height="326" class="size-full wp-image-760" /></a><p class="wp-caption-text">La foglia, una delle opere realizzate da Gabriella Scarpa</p></div>
<p>Intanto arriva anche la <a href="http://www.kechicloft.com/" target="_blank">Gabri</a>. E’ raggiante. Nel suo sguardo s’intravede la gioia di qualcuno che ha appena fatto una sua piccola conquista. Non le lascio nemmeno il tempo di togliersi la giacca che inevitabilmente le chiedo a cosa è dovuta tale euforia.</p>
<p>“Sai sto aprendo il mio studio finalmente! E&#8217; vero che da qualche anno lavoro già in casa, ma mi si è presentata l’occasione di allestire uno studio fuori e ho accettato pensando in questo modo di poter dedicare un po’ più di tempo alla mia passione. Questo spazio è fantastico perché è collocato all’interno di un vecchio forte ed è immerso nel verde. Perfetto per poter finalmente lavorare un po’ anche con la techica raku che deve essere fatta En Plein Air”.</p>
<p><strong>“Ma questa associazione, questo laboratorio, lo vedi un punto di arrivo oppure è solo una tappa intermedia per qualcosa di più grande? Quali sono le tue aspettative a riguardo?”</strong></p>
<p>“Ottima domanda! Questo laboratorio è infatti un’associazione di cerativi che permette a me ed alle mie socie di sviluppare una passione, quella appunto della ceramica, ma che mette anche a disposizione di chiunque voglia in un qualche modo fare arte, di avere un luogo nel quale presentarsi attraverso mostre, corsi, performance, incontri. <strong>La Fata Concreta</strong> è pensata come luogo fatato che come per magia riesce a concretizzare i sogni degli artisti che qui, con estrema semplicità e libertà, possano dare spessore alla propria creatività.</p>
<p>Come vedi per me è un punto d’arrivo anche se essendo ancora in fase embrionale deve diventare qualcosa di più grande. ”</p>
<p><strong>“Gabri, ma come ci si avvicina alla scultura, al mondo della ceramica? Diciamo pure che non è una delle prime passioni che vengono in mente ad una persona. Com’è avvenuto il tuo “primo incontro”?”</strong></p>
<p>“Mah! Non ricordo come sia avvenuto il mio primo incontro con la scultura, immagino che sia sempre stata una necessità per me quella di divertirmi utilizzando dei materiali e creandone qualcosa. Già da piccola preferivo creare delle barchette con i gusci delle noci piuttosto che giocare con le bambole.</p>
<p>Non mi definirei però una scultrice, mi sento di più un’artigiana, una ceramista che non ama seguire le tecniche e l’estetica della tradizione, preferisco sperimentare e divertirmi con le forme e con i colori creando oggetti che partono dallo studio del movimento delle forme e delle creature della natura.</p>
<p>Le passioni non ti vengono in mente, partono piuttosto dal tuo corpo e nel mio caso le mani hanno sentito il bisogno di entrare in contatto con l’argilla e di imparare a conoscerla e ad avere un rapporto con lei.”</p>
<p><strong>“Quanto è vero che parte delle tue realizzazioni arrivano anche da errori? Cioè sperimentando tecniche e forme nuove ti sei ritrovata su percorsi alternativi di scultura. Se fosse così, mi confermeresti l’importanza della <a href="http://ilbetta.blogspot.com/2009/06/sbagliando-simpara.html" target="_blank">rivalutazione dell’errore</a>.”</strong></p>
<p>“L’errore è fondamentale nella lavorazione e nella decorazione della ceramica, nel modo in cui io mi metto in gioco in questo mondo io vivo di errori e sono a loro molto grata. Mi spiego meglio, io lavoro in modo empirico, non provengo da una scuola di ceramica e tutto ciò che so lo devo al tempo che ho trascorso con persone che hanno la mia stessa passione, agli scambi di esperienze e quindi di errori, quindi spesso alla scoperta di nuove tecniche di decorazione provenienti dai nostri errori. Ciò che si ottiene dalla sperimentazione non è sempre bello, ma è sempre utile ed eventualmente utilizzabile diversamente ed in altri momenti allo scopo di ottenere qualcosa di bello.”</p>
<p><strong>“E alla tecnica raku come ti sei avvicinata?”</strong></p>
<p>“La <strong>tecnica raku</strong> è un mio nuovo amore, da molto tempo desideravo avvicinarmi a questa tecnica ma il momento è arrivato solo quando ho lasciato Venezia. Questa tecnica richiede spazi aperti che permettano l’estrazione di pezzi incandescenti dal forno ed a volte la loro immersione in materiali combustibili come la segatura, e poi in acqua, queste operazioni possono sprigionare molto fumo e gas tossici dovuti all&#8217;utilizzo di ossidi metallici per le colorazioni. A Venezia tutto ciò non è impossibile, ma è molto complicato, quindi ho preferito lavorare con la maiolica, mezza maiolica, ingobbi e lustri se volevo ottenere effetti metallici. L’effetto metallico e il craquelè (superficie dello smalto crepata) però mi hanno sempre affascinata e non c’è tecnica migliore del raku per ottenere tali effetti. E’ vero però che è anche la filosofia che sta alla base di questa tecnica giapponese ad essere in sintonia con me, ma per non annoiarti troppo ti dico solo due parole, immediatezza e spontaneità”</p>
<p><strong>“Invece cosa mi dici degli effetti terapeutici dell’argilla. Leggende o c’è qualcosa di vero? Quali sono le tue percezioni mentre la lavori?”</strong><br />
“Io sono una vera sostenitrice degli effetti terapeutici dell’argilla, non a caso tengo un laboratorio di ceramica in un carcere.</p>
<p>C’è anche da dire che l’argilla è ampiamente utilizzata nella medicina, gli impacchi di argilla vengono spesso prescritti dai medici per sfiammare parti del corpo infiammate, ma l’argilla si può anche bere (non è esattamente gradevole) per problemi gastrici o intestinali.</p>
<p>L’effetto su di me è simile a quello di un incantesimo, mi fa completamente perdere la percezione del tempo, posso lavorare per ore e pensare che siano passati alcuni minuti, devo rispettare i suoi tempi quindi a volte torno sui miei pezzi in piena notte prima che siano troppo asciutti.</p>
<p>Lavorando l’argilla mi capita spesso di sentire una sorta di fluido uscire dalle mie dita, è una sensazione moto particolare simile a quella che si prova accarezzando l’acqua del mare. ”</p>
<p>Mentre Gabri parla è un piacere vedere lo sguardo di Carlo su di lei. Chissà quando incide il legame di amore con quello che stanno facendo. A questo punto non mi rimane che elegantemente verificarlo.</p>
<p><strong>“Ma ditemi c’è uno scambio, un confronto di idee nei vostri lavori, oppure preferite lasciare al di fuori quello che fate dalla vostra relazione? E poi un’altra cosa, chi dei due ha mai ispirato l’altro?”</strong></p>
<p>Si guardano e dopo una risata esordisce CARLO: “Già , il nostro momento di osmosi totale è nel viaggiare, che è un atto creativo, in cui i nostri corpi e il nostro spirito raggiungono la catarsi, ovvero entrano in una dimensione quasi metafisica. La Gabri è quella che organizza le mete, io adoro seguire i suoi itinerari alternati tra mare e presenze archeologiche. Questi sono i veri nostri momenti magici dove torniamo sempre con taccuini pieni di emozioni e progetti. La foto che ti abbiamo consegnato ci ritrae a Pamukkale in Turchia, la montagna sullo sfondo è di calcare e al momento del tramonto si colora di arancione. Suggerisco per chi può, almeno una volta nella vita di andarci”.</p>
<p>GABRI aggiunge: “Noi parliamo sempre delle nostre passioni e ci confrontiamo, credo che questo ci sia reciprocamente molto utile anche se spesso abbiamo punti di vista opposti. Carlo è un designer e guarda prima alla funzionalità delle cose, io creo oggetti che vengono dal mio cuore e dalle mie mani e trasmettono ciò che è rimasto dentro di me nell’osservazione spesso della natura, come il movimento delle foglie o delle meduse e ciò ha ben poco di funzionale.”</p>
<p>Prima di concludere, guardando l’orologio alla parete, Gabri mi dice: “E’ quasi l’una ti fermi da noi a pranzo?”. Non mi faccio desiderare, anche perché so le capacità di Gabri anche ai fornelli. E poi è un buon motivo per continuare la nostra chiacchierata. Loro sono curiosi di sapere qualcosa di me, di come sta andando il mio viaggio di scrittura. E poi da lì chissà di quante altre cose parleremo. Chissà magari un giorno pubblicherò pure il backstage di questi meravigliosi incontri. Anzi forse no, è giusto mantenere un alone di magia attorno ad essi.</p>
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