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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; cambiamento</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Arte e design in un&#8217;unica persona &#8211; Elena Tordini</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 07:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…”. Con queste parole Elena Tordini, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Ilmecenatedanime_Elena_Tordini.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>“<em>È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…</em>”. Con queste parole <strong><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank">Elena Tordini</a></strong>, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.</p>
<div id="attachment_3445" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3445" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena_Tordini_-e1396446439485.jpg" alt="" width="435" height="319" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. by Patrizia Minelli)</p></div>
<p>Siamo a Prato e il resoconto di Elena, va ben oltre a qualunque reportage o servizio giornalistico. È chiaro che non riesce a rimanere distaccata dall’analisi di ciò che è accaduto e sta tutt’ora accadendo in quella provincia. Lei è nata lì. Ha lavorato lì. È stata protagonista delle glorie di un distretto artigianale/industriale. È solo spettatrice della sua scomparsa. Analizzare le cause, individuare i responsabili, provare a fare una previsione di ciò che potrà ulteriormente accadere, non è ne semplice e forse nemmeno possibile. Sta di fatto che quella che chiamano qui “invasione cinese” e lo “scippo” dell’indotto tessile pratese, presenta delle criticità che trovano strette correlazioni con la perdita di valori. Valori legati al lavoro. Valori legati all’etica. Valori legati alla persona.</p>
<div id="attachment_3435" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3435" title="Details  - Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/D-1-finito-e-ridotto_-e1396446868712.jpg" alt="" width="435" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Details</p></div>
<p>In questo scenario la storia di Elena assume un ulteriore significato di riscatto e di volontà di rimettersi in gioco. Lei nipote di un pittore, fin da piccola voleva fare l’artista. Non era il capriccio di una bambina, ma la sua modalità innata di comunicare con gli altri. Però a Prato si lavora, mica si può “perdere tempo” a rincorrere sogni. Un compromesso sembra la scuola per disegnatrice di moda. Estro artistico finalizzato ad un lavoro concreto. Poi comunque permette seppur momentaneamente di uscire dalla propria città. Adempiuti gli studi si inizia subito a lavorare nell’ambito manifatturiero pratese. La strada di Elena sembra essere ben definita, se non fosse che, arriva una maternità e un matrimonio. Elena ha diciottanni e si ritrova subito a dover confrontarsi con responsabilità importanti e progetti sicuramente diversi da quelli programmati.</p>
<blockquote><p>&#8216;<em>Chi cade al suolo si rialza appoggiandosi ad esso</em>&#8216;</p>
<p>(Nichiren Daishonin)</p></blockquote>
<p>In questo periodo Elena però acquisisce nuove competenze. Fa suoi i primi programmi di grafica ed inizia a disegnare loghi, marchi ed altro ancora. Con queste nuove conoscenze, rientra nel mondo tessile applicando le sue capacità grafiche al tessuto. I risultati si vedono e le sue collaborazioni con le imprese locali trovano un buon riscontro. Poi però succede l’imprevisto. Arrivano i primi cinesi. La concorrenza si inasprisce. Tecnici tessili per sopravvivere si propongono come grafici, fino ad arrivare ad oggi, dopo a mala pena il 15% delle imprese pratesi sono sopravvissute.</p>
<div id="attachment_3451" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3451" title="Pensieri Nudi a Firenze di Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Pensieri-Nudi-a-Firenze_-e1396447206808.jpg" alt="" width="435" height="621" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Pensieri Nudi </p></div>
<p>Elena non demorde cerca nuove strade. Disegno di prodotto. Complementi d’arredo. Adegua la sua creatività. Creatività che trova la sua realizzazione in una linea di oggetti e in un tavolo disegnato che trova il plauso della commissione del Florence Design Week, che invita Elena ad esporre la sua creazione. Ma in un andirivieni di situazioni, accade pure che Elena rimanga coinvolta in un incidente automobilistico, che gli impedisce di lavorare al completamento di quel tavolo che doveva trovare la meritata vetrina durante quell&#8217;appuntamento fiorentino.</p>
<p>Ma è proprio in una situazione come questa, dove ancora una volta, sembra di aver perduto un’importante occasione, che Elena Tordini inizia a fare ciò che non era riuscita a fare prima. Inizia a dipingere a mano. A casa ritrova un vecchio corso di pittura dello zio. Inizia a fare un ritratto. Si sofferma sugli sguardi. Sugli occhi. Riesce a riprodurre l’intensità delle espressioni delle persone. Il bianco e nero che utilizza sembra potenziare tutto ciò. Elena ha la conferma che la pittura insieme al design sono i suoi linguaggi per mettersi in contatto con il mondo. Inizia un nuovo viaggio per Elena. È il dicembre 2013 e nel suggestivo luogo com’è l’Opificio JM di Prato, approdano le prime collezioni pittoriche di Elena: <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Pensieri Nudi</a> e <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Details</a>.</p>
<p>Il resto? È presente. Il resto è <a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer">Elena Tordini</a>, artista, designer e “spacciatrice di idee”.</p>
<div id="attachment_3453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer"><img class="size-full wp-image-3453" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena-Tordini-e1396447669615.jpg" alt="" width="435" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. Patrizia Minelli)</p></div>
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		<title>Io sono montagna &#8211; Matteo Majer</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 09:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/Ilmecenatedanime_Matteo_Majer.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Mentre guarda una sua foto da bambino è pervaso da due sensazioni. La prima è quella di desiderio di libertà. Desiderio, di essere liberato da tutto ciò che “gli altri” si aspettano da lui. La seconda è quella di compiacimento, dato dallo scorrere di una bucket list, dove le cose che aveva desiderato fare, le ha effettivamente realizzate. Su quella foto c’è un altro elemento. È una montagna. Fa da sfondo alla sua immagine di ragazzino spensierato. Quella montagna, è oggi un elemento caratterizzante il suo approccio alla vita.</p>
<p>Spesso Il mecenate d’anime, ha raccontato di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/10/14/simone-perotti-adesso-basta/" target="_blank">cambiamento</a>, del significato d’<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2009/07/29/paolo-la-luna-e-con-te/" target="_blank">inseguire un proprio sogno</a>, dell’importanza di <a href="http://www.ilmecenatedanime.it/2011/10/19/lafrica-bella-di-simone-mura/" target="_blank">riappropriarsi della propria esistenza</a>. La storia di <strong><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank">Matteo Majer</a></strong> rientra a pieno titolo in questo percorso di ricerca personale.</p>
<p>Matteo, si laurea in psicologia del lavoro in quegli anni dove lo studio abbinato ad esperienze in azienda dava come risultato, un successo professionale assicurato. E così in parte è stato. Il “Dottor” Majer fa le sue prime esperienze come consulente nell’ambito risorse umane, finché come prassi vuole, si confronta dall’interno di un’impresa. A dire il vero più di una ed attraverso questa esperienza come responsabile del personale vive dal di dentro il significato del suo ruolo. Aziende diverse, dinamiche differenti, un’unica costante, Matteo Majer si schiera sempre dalla parte degli onesti, i quali non sempre poi trovavano vita facile in un ambiente relazionale aziendale poco armonico.</p>
<p>Matteo, sempre stimolato dal cambiamento e orientato all’innovazione, decide che è giunta l’ora di continuare con questo lavoro che lo appassiona, ma allo stesso tempo di rallentare i ritmi, per porsi delle domande e soprattutto trovare delle risposte ai motivi del suo passaggio terreno. È così che inizia un percorso professionale e personale che gli permette di raggiungere quel giusto equilibrio tra impegni lavorativi e tempo che dedica a sé. Fa il temporary manager, scegliendo di essere presente in azienda due, tre giorni a settimana. Si dedica alla libera professione, sempre nell’ambito risorse umane, affinando tecniche formative, di valutazione del personale e di ricerca intervento sull’analisi e la gestione dello stress.</p>
<p>E la montagna in tutto ciò? È luogo e simbolo della sua rinascita. Luogo perché ci trascorre quasi cinque mesi all’anno, anche se non in maniera continuativa. Simbolo, perché è la perfetta metafora del suo pensiero esistenziale.</p>
<p><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2304-e1395132963825.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3410" /></a></p>
<p>La montagna è preparazione. È allenamento. Ogni giorno devi fare qualcosa che ti permetta di avvicinarti alla realizzazione del tuo sogno. La soddisfazione di una personalità matura deve essere data dall’individuazione di un progetto e dal suo portarlo a compimento. Ragionare per obiettivi. Fare un percorso, dove il sacrificio ne è parte integrante.</p>
<p>La montagna è conoscenza. Conoscenza dell’ambiente nel quale ci si trova, del territorio circostante, in modo tale da poter valutare in maniera puntuale ed efficace gli obiettivi che si vogliono raggiungere.</p>
<p>La montagna è azione. Un’azione finalizzata ad un apprendimento. Un’azione dove si è concentrati su ciò che si fa e allo stesso tempo c’è gioia, divertimento nell’intraprenderla. Un’azione che prevede il sapersi arrangiare, ma anche confrontarsi e condividere con gli altri. Un’azione vista sempre in un’ottica di risultati raggiunti, anche quando si avverte di non essere arrivati alla meta prefissata.</p>
<p><div id="attachment_3413" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_3379-e1395133252320.jpg" alt="" title="Io sono Montagna - Matteo Majer" width="225" height="399" class="size-full wp-image-3413" /></a><p class="wp-caption-text">Matteo Majer</p></div>Infine la montagna è essenzialità. Alcune cose sono indispensabili, altre è giusto non averle perché sono solo d’ingombro. Tornare ad un contatto con la natura, allontanandosi dai luoghi comuni. Come dice proprio Matteo “lontano dall’estetica per essere più vicini all’etica”, nella ricerca di una sobrietà che ci distacchi dalla macchina compulsiva dei consumi.</p>
<p>È questa la direzione che Matteo ha intrapreso. Una direzione che lo sta portando sempre più vicino alla sua autorealizzazione. Una direzione che Matteo mette a disposizione anche agli altri attraverso il suo lavoro. Un lavoro caratterizzato dalla passione e che vuole essere da supporto a tutti coloro che vogliono progettare il proprio futuro, partendo dal presente. Un cambiamento quello di Matteo che si basa prima di tutto sulla consapevolezza, per poi aiutare nell’individuazione dei personali obiettivi, prima di passare ai piani d’azione.</p>
<p>È una scelta quella fatta da Matteo. Sperimentare e provare su sé stesso per poi essere utile ad altri nella fase di presa delle decisioni. O forse è solo un sogno quello di Matteo. Un sogno tangibile, realizzatosi, una volta che è diventato progetto di vita.</p>
<p>Intanto rimette nel cassetto quella sua foto da bambino. Guarda fuori dalla sua baita arroccata tra le dolomiti bellunesi e poi, sorride. Sta per iniziare un nuovo giorno per Matteo Majer. Una nuova vita.<br />
<a href="http://www.matteomajer.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/03/PIC_2856-e1395133383418.jpg" alt="" title="Io sono montagna - Matteo Majer" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3417" /></a></p>
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		<title>Una chef crudista a tempo di musica &#8211; Lorena Loriato</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 07:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se non fossimo fatti per fare sempre le stesse cose? In un mondo ideale ognuno dovrebbe essere espressione di ciò che è. Un’applicazione spontanea del proprio talento a mansioni equamente retribuite. Ma non solo. Dovrebbero esserci le condizioni per poter cambiare. Fare ciò per il quale si è portati in quel preciso periodo dove la fiamma della passione non ha eguali. E poi? E poi si continua, per strade attigue, per altre apparentemente diverse, con un bagaglio di esperienza in più e un nuovo tassello evolutivo conquistato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>E se non fossimo fatti per fare sempre le stesse cose? In un mondo ideale ognuno dovrebbe essere espressione di ciò che è. Un’applicazione spontanea del proprio talento a mansioni equamente retribuite. Ma non solo. Dovrebbero esserci le condizioni per poter cambiare. Fare ciò per il quale si è portati in quel preciso periodo dove la fiamma della passione non ha eguali. E poi? E poi si continua, per strade attigue, per altre apparentemente diverse, con un bagaglio di esperienza in più e un nuovo tassello evolutivo conquistato.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Lorena-Loriato-e1369292450164.jpeg" alt="" title="Lorena Loriato" width="435" height="244" class="aligncenter size-full wp-image-3216" /></a></p>
<p><strong><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank">Lorena Loriato</a></strong> è una di quelle che l’interrogativo se lo è posto e si è pure data delle risposte. Lei che per natura (fortuna) è uno spirito inquieto non si lascia trascinare dalla stagionalità della vita. Quella dove tutto sembra avere una scadenza prefissata. È lei al timone del suo destino. Viaggio avventuroso, non semplice, ma ricco di soddisfazioni.</p>
<p>Ogni rotta è segnata da un elemento di passione. Come la prima, dove è la musica a richiamare la sua attenzione. C’è un diploma per interpreti conseguito e un lavoro da impiegata commerciale a disposizione. Elementi fuorvianti per alcuni, non per lei. Questo perché il luogo di lavoro ha un nome che è già di buon auspicio “<a href="http://www.newageclub.it/" target="_blank">New Age</a>”, ma soprattutto perché rappresenta uno dei club musicali più interessanti dal punto di vista di concerti ed eventi sonori. Ed è così che Lorena segue l’amministrazione del locale, ma pure l’ufficio stampa, le relazioni con i media e la gestione dei social network.</p>
<p>Questo lavoro per Lorena rappresenta molto. L’indipendenza economica. Il coronamento di una passione. Poi però dopo dieci anni “tra palco e realtà”, la parte artistica, quella più emozionale viene meno. Ed ecco che entra in gioco la sua voglia di sfida. Cambio di rotta. Cambio di città. Cambio di lavoro. Un’altra fonte di passione: il cibo.</p>
<p>Dalla provincia di Treviso, Lorena sbarca a Londra. A dire il vero il suo è un ritorno in questa città. Un richiamo iniziato con un primo viaggio a sedici anni. Continuato poi con un periodo come ragazza alla pari ed ora ambientazione ideale da un anno a questa parte per questa sua nuova fase di vita. Nel trasloco porta con sé tutto, gatto compreso. Un’unica rinuncia, per la paura di rovinarli, la sua interminabile collezione di CD musicali. Ora non rimane che ricominciare.</p>
<p>Lorena riparte da un corso. L’insegnante è <a href="http://therawfoodcoach.com/" target="_blank">Karen Knowler</a>, la filosofia è quella crudista e per Lorena il raggiungimento di un percorso alimentare sperimentato su sé stessa. Come tutte le situazioni dove l’entusiasmo è il volano degli accadimenti la cosa non finisce lì. <a href="http://www.nudocrudo.net/" target="_blank">Vito Cortese</a>, noto chef crudista italiano cerca collaboratori all’estero che possano rappresentare la cucina italiana gourmet. Lorena si candida, la selezione è difficile, ma lei ce la fa. Diventa l’unica collaboratrice per l’Europa del progetto “<a href="http://www.nudocrudo.net/" target="_blank">Nudo&amp;Crudo</a>”.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/photo-1-e1369293525399.jpg" alt="" title="La cucina crudista di Lorena Loriato" width="220" height="220" class="alignleft size-full wp-image-3226" /></a>Inizia a tenere i suoi corsi. “Mani in pasta” è il loro nome. Il divertimento, l’educazione alimentare e l’apprendimento di tecniche di cucina crudista i suoi elementi basilari. Piccoli gruppi di persone raggruppate in sale sparse per Londra a sperimentare cosa significhi preparare piatti crudisti. Persone differenti tra loro. Da chi non ha mai mangiato piatti crudi a chi ha problemi d’intolleranze, fino ad arrivare a persone che semplicemente vogliono apprendere nuovi piatti. Il clima è quello del gioco. Si parla, si scherza e allo stesso tempo ci si applica. In tutto ciò, c’è la professionalità di Lorena e c’è pure il suo sorriso. Quel sorriso frutto della consapevolezza di fare qualcosa che le piace.</p>
<p><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/Tartarementa-e1369293317637.jpg" alt="" title="Tartare di menta by Lorena Loriato" width="220" height="294" class="alignright size-full wp-image-3223" /></a>“<em>Il modo di avvicinare la gente a questa cucina è l’immagine</em>”, mi dice Lorena. Sarà per questo che i suoi piatti sono appetibili già nel momento in cui si vedono. Poi c’è il suo approccio, privo di ogni forma di rigidità mentale, che invita le persone a provare, rispettando le singole e diverse emotività.</p>
<p>Oggi Lorena Loriato è un’insegnante di tecniche di cucina crudista. La musica dalla sua vita non è completamente scomparsa. Le capita ancora di organizzare alcuni eventi live. Ma ciò che importa è il suo stato d’animo – “<em>… sono molto contenta, tutto è molto colorato se dovessi descrivere la mia esistenza… negli ultimi anni sono tornata sul palco…</em>”, mi racconta sorridendo. Già è tornata protagonista sul palco della sua vita. Naturalmente non mancano nuovi progetti, così come deve essere. Intanto si appresta a preparare un tiramisù crudo. In sottofondo una musica. Così tanto per non farsi mancare niente.</p>
<p>Arrivederci Lorena, chef crudista a tempo di musica.</p>
<div id="attachment_3228" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://lorenaloriato.co.uk/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/05/20130407_ManiInPasta_007AROMAS-e1369293675754.jpg" alt="" title="Una chef crudista a tempo di musica - Lorena Loriato" width="435" height="290" class="size-full wp-image-3228" /></a><p class="wp-caption-text">Lorena Loriato durante una sessione di Mani in Pasta, corsi di apprendimento delle tecniche di cucina crudista </p></div>
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		<title>In viaggio con Riccardo Luna</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 08:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È da quando siamo partiti da Roma che lo sto osservando. Non ha mai alzato lo sguardo da quel portatile. Solo in un paio di occasioni le sue dita hanno fatto sosta su quei tasti. La prima per agevolare la sistemazione del bagaglio da parte di un turista. La seconda, quando un raggio di sole atterrato sul monitor gli impediva di vedere cosa stava componendo. Perché si trattava di un componimento. Lo si capiva bene questo. Dai sorrisi che ogni tanto gli sfuggivano. Dai sospiri che andavano a scandire uno stato d’animo sereno e compiaciuto. Intanto il Frecciarossa continuava la sua risalita dell’Italia e con sé portava sicuramente anche i pensieri di quell’uomo in azione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Ilmecenatedanime_incontra_RiccardoLuna.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Ilmecenatedanime_incontra_RiccardoLuna.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>È da quando siamo partiti da Roma che lo sto osservando. Non ha mai alzato lo sguardo da quel portatile. Solo in un paio di occasioni le sue dita hanno fatto sosta su quei tasti. La prima per agevolare la sistemazione del bagaglio da parte di un turista. La seconda, quando un raggio di sole atterrato sul monitor gli impediva di vedere cosa stava componendo. Perché si trattava di un componimento. Lo si capiva bene questo. Dai sorrisi che ogni tanto gli sfuggivano. Dai sospiri che andavano a scandire uno stato d’animo sereno e compiaciuto. Intanto il Frecciarossa continuava la sua risalita dell’Italia e con sé portava sicuramente anche i pensieri di quell’uomo in azione.</p>
<p><a href="http://www.wired.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/1copertina_wired-224x300.jpg" alt="" title="Wired Italia - Primo numero" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3197" /></a>Mentre tutto ciò accadeva ripercorrevo il momento in cui avevo sentito parlare di lui. Inizi 2009 e dispacci di agenzia davano l’annuncio dello sbarco della versione italiana di <a href="http://www.wired.it/" target="_blank">Wired</a>, citando proprio lui come fondatore e direttore: <strong><a href="http://www.cambiamotutto.it/#et_page_2" target="_blank">Riccardo Luna</a></strong>. Non mi diceva molto quel nome. Come poche erano le aspettative per una rivista, la cui prima versione originale americana conoscevo molto bene. Partivo prevenuto – “<em>ecco faranno la solita rivista patinata, snaturando l’anima di questa bibbia dell’innovazione</em>”, commentavo tra me e me. Mi ricredetti subito. Vedendo la copertina, dove troneggiava Rita Levi Montalcini. Leggendo il suo editoriale. Studiando i diversi articoli presenti. Da allora lui era per me il Direttore. Lo sarebbe sempre stato, come nel gergo calcistico esiste solo ed un unico capitano.</p>
<p>Quanta strada da quel momento. A sua insaputa insieme. Perché allo scandire di ogni nuovo mese l’uscita di un nuovo numero di Wired rappresentava un viaggio. “<em>Storie, idee e persone che cambiano il mondo</em>”. Quella frase ben impressa sulla parte superiore della copertina era una vera e propria dichiarazione d’intenti. Erano le destinazioni che si sarebbero potute raggiungere sfogliando quelle pagine.</p>
<p>La sua energia, il suo entusiasmo, la sua curiosità condivisa poi ebbero modo di esprimersi anche in altre forme. Il <a href="http://www.ilpost.it/riccardoluna/" target="_blank">suo blog su Il Post</a>. La direzione del magazine online “<a href="http://www.chefuturo.it/" target="_blank">che futuro! Il lunario dell’innovazione</a>”. Il coordinamento di <a href="http://www.italia2013.me/" target="_blank">italia2013.me</a> e la guida di <a href="http://startupitalia.eu/" target="_blank">StartupItalia!</a>. Modalità diverse dove la sua capacità divulgativa sul tema innovazione trovava naturale sfogo.</p>
<div id="attachment_3202" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/Riccardo_Luna_foto-300x300.jpg" alt="" title="Riccardo Luna" width="300" height="300" class="size-medium wp-image-3202" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Luna, fondatore e primo direttore di Wired Italia</p></div>Per un attimo torno a guardarlo. Lo faccio rapidamente. Un po’ per non apparire invadente. Un po’ nella purezza del pensiero che quel mio avvistamento rubato possa disturbare il suo processo creativo. Fortunatamente così non è. Continuano a volare le sue mani su quel computer. Tornano a volare anche i miei ricordi. Riposiziono il viso nella traiettoria del paesaggio in movimento fuori dal finestrino. In quel sovrapporsi di luoghi differenti, ripenso anche le dirette streaming delle conferenze di cui lui è stato curatore nonché conduttore. <a href="http://www.happybirthdayweb.it/" target="_blank">Happy Birthday Web</a>, Makers, <a href="http://ischool.worldwiderome.it/" target="_blank">iSchool</a> e il <a href="http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/anteprima-bari2013/" target="_blank">Next della Repubblica delle Idee</a>. Lui era lo straordinario padrone di casa di ospiti le cui storie erano simbolo di trasparenza, partecipazione e collaborazione. Erano storie che tracciavano un cambiamento. Un cambiamento dove l’interruttore andava sotto il nome di innovazione.</p>
<p><a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/cambiamotutto_copertina_libro-200x300.jpg" alt="" title="cambiamo tutto! La rivoluzione degli innovatori - Riccardo Luna" width="200" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3201" /></a>Proprio mentre mi soffermo su questo termine, vengo riportato alla realtà da un interrogativo postomi. “<em>Cosa ne pensi se lo intitolassi <a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank">cambiamo tutto</a>?</em>”. A pormi la domanda è proprio lui e aggiunge poi: “<em>Credo di essere ormai giunto alla conclusione di questo libro… è un libro che parla della rivoluzione degli innovatori… quelli che fanno, quelli che hanno già iniziato, quelli che stanno cambiando e cambieranno sempre più le nostra vite… il modo di fare scienza, di condividere la conoscenza, di fa impresa, di creare posti di lavoro, di produrre, di amministrare la cosa pubblica</em>” e conclude: “<em>si vorrei chiamarlo <a href="http://www.cambiamotutto.it/" target="_blank">cambiamo tutto</a>… con il punto esclamativo… perché non è una supposizione… è una realtà già in atto</em>”.</p>
<p>Intanto il treno sta per giungere alla Stazione di S. Lucia. Questo viaggio si sta per concludere in una Venezia, città simbolo di un seppur storico cambiamento ai tempi della gloriosa Serenissima.</p>
<p>Non trovo le parole adatte per rispondere affermativamente alla sua domanda, se non un sintetico “<em>mi piace</em>”. Ripresomi da quella inaspettata richiesta aggiungo però: “<em>Ti andrebbe di continuare a parlarmi di questa rivoluzione degli innovatori facendo un pezzo di strada tra calli e campielli?</em>”. E lui sorridendomi mi risponde: “<em>Certo che sì. Andiamo!</em>”</p>
<p><div id="attachment_3211" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.523611717686003.1073741825.169688859744959"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/04/700_7847-e1368540396274.jpg" alt="" title="Riccardo Luna e Andrea Bettini" width="435" height="289" class="size-full wp-image-3211" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Luna con Il mecenate d'anime durante l'incontro del 10 maggio 2013 presso l'Auditorium Santa Margherita di Venezia, all'interno della Ca' Foscari Digital Week (ph. by Alfredo Montresor)</p></div>
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		<title>Pioggia, scelte e vite rinnovate &#8211; Silvio Barbiero</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 08:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pioggia scende, l’asfalto si bagna e il tergicristallo continua ad andare su e giù. Il tutto in forma ciclica. Gocce che ripetono la loro discesa. Pozzanghere che alimentano la loro presenza. Parabrezza delle auto sulle quali si rinnovano forme e disegni. Anche l’incontro con lui era iniziato così. Non per questo è sempre valida la sequenzialità dei fatti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>La pioggia scende, l’asfalto si bagna e il tergicristallo continua ad andare su e giù. Il tutto in forma ciclica. Gocce che ripetono la loro discesa. Pozzanghere che alimentano la loro presenza. Parabrezza delle auto sulle quali si rinnovano forme e disegni. Anche l’incontro con lui era iniziato così. Non per questo è sempre valida la sequenzialità dei fatti.</p>
<p>La sua storia già la conoscevo, ma poche sue parole sono servite per darne un’altra chiave di lettura. Quell’idea di cambiamento, non è che fosse sbagliata. Era semplicemente incompleta. “<em>Silvio… quello che ha lasciato la polizia per dedicarsi al teatro</em>”, a questa affermazione occorreva aggiungere sensazioni e togliere preconcetti. E’ proprio quella pioggia che cade, mentre <strong>Silvio Barbiero</strong> parla a farmi capire tutto ciò. La sua storia non può essere descritta ad un ritmo costante. La temporalità degli accadimenti  potrebbe essere fuorviante.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/Silvio-Barbiero-e1364198372550.jpg" alt="" title="Silvio Barbiero" width="435" height="289" class="aligncenter size-full wp-image-3162" /></p>
<p>La sua vita avanza come una massa di sentimenti pronti per essere plasmati qualora si abbia la sensibilità per farlo. E Silvio questa sensibilità l’ha avuta, modellando al meglio le occasioni che gli si sono presentate. E’ per questo che non si colgono parole di rammarico in lui. Parla con affetto del suo periodo nella polizia. Le relazioni umane. L’analisi costruttiva per un rinnovamento del corpo militare affinché, chi intraprenda questo percorso ne abbia la piena consapevolezza. Ne sia completamente supportato. In termini di strutture. In termini morali. Non è un lavoro comune. E’ una missione che ha le fondamenta nella sicurezza, nella giustizia e nella tutela dei diritti. Silvio ne riconosce l’estremo valore e proprio per ciò, sulla base della sua esperienza, si auspica un miglioramento che permetta ai tanti giovani coinvolti di essere preparati alle diverse necessità. Non si tratta di formare degli eroi. Chi intraprende questo percorso è una persona come tutte le altre. Con le sue forze, con le sue debolezze. Persone che si mettono in gioco, magari inizialmente non sapendo nemmeno a cosa vanno incontro. Anche per Silvio è stato così. Le pressioni di trovare un lavoro. Una laurea in filosofia che stava arrivando, ma che appariva di poche opportunità (questo almeno per gli altri) e un concorso pubblico vinto per entrare nell’arma. Un lavoro sicuro, forse. Un lavoro del quale si conosceva poco se non niente, sicuramente.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/silvio-barbiero-3-300x263.jpg" alt="" title="Silvio Barbiero" width="300" height="263" class="alignleft size-medium wp-image-3164" />Sono ricordi per Silvio ora. Senza connotazioni negative. Senza accentuazioni positive. In tutto ciò c’è l’altro l’elemento che lo identifica. C’è la passione per il teatro. L’accompagna da sempre. Prima di lasciare la sua Pesaro. A Padova durante l’Università. A Roma con il teatro “che conta” e al quale approda forse non ancora maturo. In giro per l’Italia con compagnie teatrali diverse. Passione che nemmeno durante il periodo in Polizia abbandona. Una passione che  si alimenta e si evolve, fino a far nascere in Silvio la convinzione che si possa trasformare quella passione in professione.</p>
<p>Il salto non è indifferente, ma oramai il suo piano di vita sembra chiaro e definito. Lascia l’arma. Ed insieme ad un amico regista apre un piccolo teatro-caffè. Qualcosa di tangibile, per accentuare a sé stesso la veridicità di una scelta. L’esperienza si rivela così straordinaria che poco dopo si presenta la necessità di ampliarla. Il circolo culturale si allarga, i <a href="http://www.carichisospesi.com/"><strong>Carichi Sospesi</strong></a>, questo è il suo nome, apre un nuovo spazio in un luogo simbolo della città di Padova: il Portello. Rassegne, laboratori di animazione teatrale, produzione di spettacoli, sperimentazione di nuovi linguaggi e tecniche, le idee di Silvio Barbiero si concretizzano. Ma è entrando in questo circolo che si può respirare la magia di un sogno, che forse Silvio aveva sempre pensato. Quello che potrebbe essere il retrobottega in un qualsiasi altro locale, diventa la piccola sala teatrale delle espressioni umane di artisti diversi. Si respira tutto ciò. E poi basta fissare lo sguardo, anche per pochi secondi, sul viso di Silvio per trovarne i segni di un’immensa soddisfazione.</p>
<p><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/03/silvio-barbiero-2-e1364198625297.jpg" alt="" title="Silvio Barbiero" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-3166" /></p>
<p>Scelte, cambiamento e passaggi. Ma non sono pioggia. Sono movimenti sincopati di una vita in continua trasformazione. Può continuare a piovere su Padova. Anche mentre Silvio mi riaccompagna in stazione, le gocce continuano a scendere sulla sua auto. Ma è la sua esistenza che non può limitarsi ad un ritmo ripetitivo. La soddisfazione è tanta in lui, ma non abbastanza per fermarsi a guardare questa pioggia che cade.</p>
<p>Il treno riparte, noi ci lasciamo. Quando ci rivedremo potrebbero esserci anche delle altre novità. Anzi ce ne saranno sicuramente. Intanto all’orizzonte sta pure spuntando il sole.</p>
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		<title>Suoni e colori dell&#8217;anima &#8211; Anna Dari</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 08:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è possibile soffocare una passione. Tanto meno se questa è accompagnata dal talento. Perciò anche circostanze della vita che tenterebbero di allontanare da un proprio naturale percorso, non possono arrestare un processo vitale. Riescono a rallentarne il cammino, posticiparne gli straordinari effetti. Poi però succede ciò che deve accadere. E da quel momento tutto sarà diverso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Non è possibile soffocare una passione. Tanto meno se questa è accompagnata dal talento. Perciò anche circostanze della vita che tenterebbero di allontanare da un proprio naturale percorso, non possono arrestare un processo vitale. Riescono a rallentarne il cammino, posticiparne gli straordinari effetti. Poi però succede ciò che deve accadere. E da quel momento tutto sarà diverso.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/Spartitodonna_Newtext1-copia-e1358758161175.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="200" height="166" class="alignleft size-full wp-image-3060" /></a></a>Anche <strong><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank">Anna Dari</a></strong> non avrebbe immaginato di rimettere le mani sui quei tasti bianchi e neri. Erano passati diciotto anni. Troppi. Non abbastanza per sopire i desideri. I motivi della pausa erano i più ordinari, per questo i più complicati. Quelli che a tante donne possono imbrigliare la propria esistenza. C’è un matrimonio. Una famiglia. Dei figli. Un lavoro. Tutto gira attorno a loro, anche quelle responsabilità che non spettano loro. Eppure per Anna suonare il pianoforte era la cosa più normale. Al di là di un diploma al conservatorio, la musica era espressione di lei e lei era espressione della sua musica. Ma quando le cose stanno così non si può relegare tutto al passato. Anna è musica.</p>
<p>Come in tutte le situazioni apparentemente prive di uscita, bloccate da influenze esterne e da inutili sensi di colpa, c’è bisogno del giusto chiavistello. Quello di Anna è un concerto al quale assiste. E’ una bella sera di fine estate quando nella sua Asti arriva un pianista. Non è un pianista qualunque. Anna la sua musica l’aveva già ascoltata. Non le sue parole però. Quelle che lui usa per presentare i suo brani. La commistione di quella musica e di quelle parole sono una miccia per Anna. Ad accenderla è <a href="http://www.giovanniallevi.com/" target="_blank">Giovanni Allevi</a>.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/06092010728-225x300.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="225" height="300" class="alignright size-medium wp-image-3064" /></a>Anna Dari torna a casa. Si siede davanti al suo pianoforte. Ancora qualche attimo di esitazione e poi procede. Le paure vengono spazzate dalle note. Le incertezze dai suoni. Come in una forma di trance creativo compone prima un brano. Poi un secondo. Poi un terzo. Il suo estro artistico è inarrestabile. Alla fine saranno sette i brani. La gioia espressa molto di più. Inizia a farli ascoltare. Prima ad amici e parenti, poi al pubblico. I primi concerti. Le prime grandi emozioni regalate. I primi complimenti ricevuti. Quel lasso di tempo di astinenza dal suono non sembra credibile ai più. La musica di Anna arriva dritta al cuore. Una musica classica che incontra il blues e non solo. E’ la magia di Anna quella che si sente.</p>
<p>Quasi ad omaggiare colui che l’ha fatta tornare nel suo mondo, dedica un brano al maestro Allevi. Gli affianca una poesia. Poi ne scrive altre. Ogni composizione arriva ad avere una poesia che l’accompagna. E’ la nascita di una raccolta. “<strong><a href="http://www.slanciovitale.blogspot.it/" target="_blank">Suoni e colori dell’anima</a></strong>”, non poteva che chiamarsi così.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/user/AnnaDari" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/01/100_4909-225x300.jpg" alt="" title="Anna Dari - Suoni e colori dell&#039;anima" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3066" /></a>La storia di Anna Dari non finisce qui. Questo è solo il suo risveglio. Ora Anna vuole vivere con la sua musica. Non è semplice. Ci sono delle regole di mercato d’affrontare. Meccanismi discografici. Circuiti per esibirsi dal vivo da interpretare. Tutte cose che hanno poco, se non nulla, da vedere con la sua arte. Tutte cose necessarie per affermarne la sua esistenza.</p>
<p>Il passo più grande Anna lo ha già compiuto. Ora si tratta di muoverne ogni giorno altri nella direzione che le è più consona. Fare conoscere la propria musica, sembra un ossimoro in un Paese dove non s’investe nella cultura. Però qui non si tratta di realizzare un sogno, ma di vivere la propria esistenza. Anna sicuramente si è immaginato il suo traguardo.  Magari non raggiungerà proprio quello. Magari ne verranno fuori altri. Comunque sia sarà uno straordinario viaggio. Per lei. Per coloro che avranno il piacere di ascoltare la sua musica.</p>
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		<title>Il pianista fuori posto &#8211; Paolo Zanarella</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 13:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le lancette dell’orologio della Torre Belfredo segnano le otto. Le saracinesche dei negozi sono ancora abbassate. Una leggera foschia staziona a mezza altezza nell’aria. Non sono molti i passanti di un sabato mattino che a stento vuole risvegliarsi. In questo scenario quasi incantato appare lui. ]]></description>
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<p>Le lancette dell’orologio della Torre Belfredo segnano le otto. Le saracinesche dei negozi sono ancora abbassate. Una leggera foschia staziona a mezza altezza nell’aria. Non sono molti i passanti di un sabato mattino che a stento vuole risvegliarsi. In questo scenario quasi incantato appare lui. La sua sagoma si confonde con ciò che sta trasportando. Su un carrello con un motore d’avviamento preso da una vecchia Y12, troneggia un pianoforte a coda nella sua più completa nera eleganza. Arrivato quasi al centro della piazza, lui con quel insolito bagaglio a mano si ferma. Con un gesto fluido, ma intriso di ritualità, abbassa la pedana del carrello. Il pianoforte prende contatto con il terreno e la base di quel muletto diventa un naturale tavolo dove ospitare CD, depliants e articoli vari di giornali che parlano di lui. Non rimane che fissare un leggio, non per uno spartito, ma per un album fotografico che lo immortala in tante piazze diverse. Lui e il suo immancabile pianoforte.</p>
<p>Fatto questo ci rechiamo in un bar di lì a poco aperto. Mentre una musica anni ’80 fuoriesce dagli altoparlanti del locale ci sediamo attorno ad un rotondo tavolo. Davanti a noi un caffè. Di fronte i nostri sguardi. Ci presentiamo, ma è come se ci conoscessimo già. Mi era bastato incrociarlo qualche giorno addietro in un’altra piazza per conoscerlo. In quell’occasione non c’eravamo detti nulla. Lui stava suonando, io rincorrendo altri pensieri. Per questo gli avevo lasciato un biglietto da visita all’interno di un cappello che faceva da raccoglitore di monete. Forse per questo lui mi aveva richiamato e oggi eravamo lì.</p>
<p><strong><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank">Paolo Zanarella</a></strong> inizia a raccontarmi la sua storia. La passione per la musica. La determinazione nell’apprendere una tecnica da autodidatta. La decisione di inseguire un sogno. Dopo anni di un lavoro certo, la voglia di provarci. Per non lasciare spazio ai rimpianti. Per costruire una felicità. Sua, di conseguenza in chi gli sta attorno.  Ed ecco che il pianoforte mai abbandonato diventa lo strumento per realizzare un desiderio di vita.</p>
<p>Intreccia le note per costruire la sua musica. Una musica classica. Una musica che punta dritta al cuore. Compone brani come se andasse a fissare nel tempo le sue emozioni. Poi condivide il tutto. Per creare nuove suggestioni in chi ascolta e fa propria la musica di cui lui è l’autore. Inizia pure ad esibirsi. Concerti, eventi, appuntamenti. Ma in taluni casi si accorge che non è sempre così facile far accorrere le persone per una musica comunque nuova, per qualcuno che comunque non è ancora noto.</p>
<p>Ed è proprio da una considerazione su questo, che tramuta una potenziale frustrazione in un’idea originale. “<em>Forse non riesco a riempire i teatri, ma la fuori c’è pieno di gente… perché non portare la musica, la mia musica dove le persone ci sono e possono soffermarsi anche per pochi minuti, per poi riprendere il cammino della propria vita</em>”. Da questo pensiero Paolo passa all’azione. Gli ci vuole poco tempo per capire come dipanare apparenti impedimenti. Di meccanica ne sa qualcosa. E’ il suo lavoro, o almeno così è stato fino a quel momento. Progetta quel carrello che gli permette di mettere in movimento il suo pianoforte e dare concretezza a quel suo pensiero. Ora gli è possibile trasportare ovunque la sua musica. Anche in quei luoghi che non sembrano essere deputati a ciò. Soprattutto là. Perché è proprio quella distonia visiva, quello stupore di trovare un pianista fuori posto a rendere il tutto ancora più intenso, più vivo.</p>
<div id="attachment_3008" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/11/331113_10150399337026005_533396004_10435574_1605629059_o-e1353937501523.jpg" alt="" title="Paolo Zarontello - Il pianista fuori posto" width="435" height="326" class="size-full wp-image-3008" /></a><p class="wp-caption-text">Il pianista fuori posto - Paolo Zarontello</p></div>
<p>Tutto pronto non rimane che partire. Ed è un cielo stellato di un’estate padovana a fare da cornice a lui e al suo pianoforte per il debutto. Prato della Valle, sembra come tutte le altre sere, ma non per Paolo. C’è una forte emozione. C’è pure una paura per fare qualcosa di nuovo. Ma bastano le prime note, i primi accordi di una sua canzone a spazzare ogni dubbio ed incertezza oltre che catalizzare l’attenzione delle prime persone. E’ fatta. La musica prende il sopravvento. La gioia di Paolo si trasmette attraverso le dita che accarezzano quei tasti bianchi e neri. Le onde sonore che partono dal suo pianoforte regalano emozioni in chi è lì e si trova inaspettato spettatore. Da loro queste sonorità vengono rispedite all’autore sotto forma di applausi o di tacite parole che dagli occhi trovano una loro intensa e compiaciuta espressività.</p>
<p>Da quella notte Paolo e il suo pianoforte non hanno mai smesso di suonare. Hanno girato insieme per innumerevoli piazze, per altrettanti luoghi apparentemente non destinati alla musica.  Il risultato è stato sempre quello: la capacità di trasmettere gioia sotto forma di colonna sonora. Perché la musica è una colonna sonora. Della vita di Paolo Zanarella. Della vita di tutti noi.</p>
<div id="attachment_3009" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.paolozanarella.it/index.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/11/ALB_5277-e1353937804904.jpg" alt="" title="Il pianista fuori posto - Paolo Zanarella" width="435" height="654" class="size-full wp-image-3009" /></a><p class="wp-caption-text">Il pianista fuori posto - Paolo Zanerella a Venezia</p></div>
<p>Al termine di questa chiacchierata ci scambiamo una stretta di mano. Ancor più stretta è la sintonia che ci ha accompagnato nel ricostruire quel suo modo di rendere migliore il mondo. Prima di lasciarci mi fa leggere alcuni commenti lasciati da passanti su improvvisati biglietti. Sono la gratificazione maggiore per la scelta che Paolo ha fatto. Ora però non ha più tempo. Deve iniziare a suonare. Deve iniziare a regalare altri indimenticabili momenti.</p>
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		<title>Parole di stoffa &#8211; Anita Arrighi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 14:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E' difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi_2-e1308145780866.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="299" class="aligncenter size-full wp-image-2165" /></a></p>
<p>E&#8217; difficile emozionarsi di fronte ad un oggetto, però è ancora possibile. Il merito di questo è di chi riesce attraverso la sua creatività, la sua manualità, la sua immaginazione a far suonare il vibrafono dei sentimenti più puri.</p>
<p>Ed ecco che un libro di stoffa con un racconto per bambini si trasforma in una poesia. Un quadro in tessuto, in un&#8217;opera d&#8217;arte; una serie di disegni legati da un filo in un&#8217;incantevole favola sognante.</p>
<p>Si crea qualcosa di magico. Ne sono conferma l&#8217;attenzione e lo stupore dei bambini e l&#8217;occhio lucido dei genitori nel momento che ne prendono visione.</p>
<p>E&#8217; un viaggio. Per i più piccoli in un mondo molto vicino a loro; per i grandi in un luogo  troppo rapidamete dimenticato: la fantasia!</p>
<p>Ad introdurci e accompagnarci in questo cammino, una figura femminile: <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><strong>Anita Arrighi</strong></a> .  E&#8217; lei che attraverso i suoi lavori con tessuti, riesce a scardinare anche le porte più chiuse dell&#8217;indifferenza umana. E&#8217; un piacere vederla all&#8217;opera. E&#8217; salutare ammirarne l&#8217;estro artistico.</p>
<p>Siamo a 2 passi da <a href="http://www.fattoriadidatticatraifiliderba.com/" target="_blank">Lucca</a>. Il contesto è quello di una terra che riequilibra l&#8217;uomo con la natura circostante. E nello studio inserito nel suo piacevole  <a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank">Bed &amp; Breakfast</a>, Anita ci racconta di come sia nata la sua vena creativa.</p>
<p>&#8220;<em>&#8230; Ricordo ancora quando da piccola andavo dalla mia zia sarta. Le chiedevo un pezzettino di stoffa per  vestire la  mia bambola&#8230;</em>” mi dice Anita, rievocando piacevolmente i suoi ricordi d&#8217;infanzia.</p>
<p>Una passione per i tessuti innata, la sua. Una passione che riusciva a portare avanti nei ritagli di tempo, prima quando doveva studiare per il “pezzo di carta”, poi quando il suo lavoro come contabile, le permetteva una pausa serale. Dopo aver vinto un importante concorso, rinunciò a quell&#8217;incarico che l&#8217;avrebbe portata  lontano da casa,  percependo che ciò l&#8217;avrebbe allontanata dalla sua vera vita.</p>
<p>Continuando così il suo lavoro a Lucca, si imbatte nell&#8217;esperienza del licenziamento.</p>
<p>Ed ecco una prima e importante svolta.</p>
<p>Inizia la sua vera  trasformazione. Quando infatti parliamo di Anita, parliamo di una donna che con il tempo si è trasformata. Da persona schiva e un po&#8217; insicura di prima, alla persona  estroversa, socievole e smaniosa di fare, che è adesso.</p>
<p>Le sue prime composizioni in tessuto, i suoi primi arazzi, i suoi primi quadri  di stoffa! Capisce che l&#8217;utilizzo di questo materiale è per lei il più congeniale. Anita va presto oltre il patchwork. Mette insieme in maniera libera, pezzi di tessuto.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Parole_di_stoffa_Anita_Arrighi-e1308145984369.jpg" alt="" title="Parole di stoffa - Anita Arrighi" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2167" /></a></p>
<p>“<em>&#8230; mi sembrava di aver inventato qualcosa di nuovo&#8230; tanta era l&#8217;emozione nell&#8217;esprimermi attraverso questo tipo di lavorazione&#8230; </em>”</p>
<p>Inizialmente erano solo paesaggi, poi nei suoi lavori di  grandi dimensioni, iniziò ad inserire  presenze di figure femminili &#8211; “<em>&#8230; mi sentivo il dovere di rendere omaggio alla donna!</em>”.</p>
<p>Mentre diversificava la sua attività  artistica inserendo anche produzioni di  oggetti  in tessuto, arrivavano i primi assensi anche da parte della critica. Una rivista del settore riporta un articolo su quanto da lei realizzato.  Segni di incoraggiamento!</p>
<p>Iniziarono così le prime mostre. Confronti diretti con il pubblico e la conferma che il suo operato  piaceva anche ad altri.</p>
<p>Un altro momento evolutivo fu quando si presentò l&#8217;occasione di visitare l&#8217;ospedale psichiatrico di Lucca. Anita fu invitata all&#8217;inaugurazione di una mostra  di opere prodotte da  utenti  nel laboratorio di pittura all&#8217;interno della struttura &#8211; “<em>&#8230; rimasi affascinata dalla gente e dalla produzione artistica realizzata&#8230; e quello che mi colpì maggiormente furono proprio le opere prodotte dai malati di mente, l&#8217;arte accumunava tutti&#8230;</em>”.</p>
<p>Decide così di frequentare come volontaria, i laboratori artistici dell&#8217;ospedale psichiatrico.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;incontro casuale con la psicologa veneta <a href="http://www.perlecolorate.com/" target="_blank">Graziella Pesce</a>, la porta alla conoscenza dell&#8217; Arazzoterapia e dei “libri della vita“ grandi o piccoli volumi polimaterici dove tramite forme, colori e spessori possono essere rappresentati i vari stati d&#8217;animo, anche quelli più nascosti.</p>
<p>“<em>&#8230; un incontro che mi ha cambiato&#8230; poco dopo presentai il progetto di questo laboratorio riabilitativo alla struttura sanitaria di Lucca. Era il 1997  quando iniziai a lavorare con un gruppo di utenti e il risultato fu straordinario; immensi  arazzi e libri di stoffa  realizzati insieme a loro divennero presto testimonianze creative di quello che avevano da esprimere!</em>”.</p>
<p>Un percorso, quello di Anita nato in quel momento e continuato negli anni  con  incarichi nel carcere femminile di Lucca, nei centri per recupero tossici e negli istituti per anziani.</p>
<p>“<em>&#8230; è una formazione che ti permette di capire tante cose&#8230; finché gli altri ti raccontano  storie di  mondi paralleli è un discorso, ma viverlo in primo piano è un arricchimento indescrivibile..</em>.&#8221;.</p>
<p>Dopo queste forti esperienze fu  un processo  naturale l&#8217;approdo al lavoro con i bambini. Iniziarono così i primi progetti con le scuole, i primi laboratori didattici con i ragazzi. Un&#8217;ulteriore condivisione della creatività.<br />
<a href="http://www.affittacamerecasaanita.com/home.php" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/06/Anita_Arrighi-e1308146148737.jpg" alt="" title="Anita Arrighi" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2169" /></a></p>
<p>Queste esperienze sono state affrontate in parallelo con la sua realizzazione di arazzi e alle sue occasioni espositive che iniziano ad intensificarsi.</p>
<p>Nuove produzioni di  libri in tessuto. Una casa editrice accetta e sviluppa un&#8217;idea, e poi storie, poesie e tanto altro ancora con un unico denominatore comune: l&#8217;utilizzo del tessuto.</p>
<p>Creatività, fantasia e passione sono stati e restano i cardini della vita di Anita.</p>
<p>Sogni nel cassetto molti ancora.</p>
<p>Portare avanti la sua attività artistica, continuare ad editare i suoi particolarissimi libri, e crearne sempre di nuovi  raccontando così quel mondo nascosto nella parte più intima di tutti noi e spesso soffocato dal quotidiano.</p>
<p>Troppo? Non credo, dal momento che i suoi sogni contengono sempre tanta passione.</p>
<p>Continua a sognare, Anita, e continua a regalarci emozioni attraverso le tue interpretazioni artistiche di stoffa.</p>
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		<title>Un adolescente di terza età &#8211; Claudio Giovenzana</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 08:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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Una domanda ingombrante, che lascia intravedere che ciò che abbiamo fatto non ci ha completamente soddisfatti. O magari non abbiamo avuto il necessario tempo per fare tutto quello che desideravamo.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2097" title="Claudio Giovenzana" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/cla-e-toporso-su-moto-Version-2-e1306253021679.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a></p>
<p>Cosa fareste con una seconda vita a disposizione?</p>
<p>Una domanda ingombrante, che lascia intravedere che ciò che abbiamo fatto non ci ha completamente soddisfatti. O magari non abbiamo avuto il necessario tempo per fare tutto quello che desideravamo.</p>
<p>Cosa succede se questo interrogativo se lo pone un non ancora trentenne? Può accadere che dalle parole si passi ai fatti. Che un pensiero si trasformi in azione. Che una nuova vita abbia inizio.</p>
<p>Marocco, Natale del 2007. Il ragazzo in questione sta leggendo il giro del mondo in Vespa di <a href="http://www.giorgiobettinellifansclub.it/" target="_blank">Giorgio Bettinelli</span></a>. I suoi dubbi cominciano a diventare certezze. La smania che lo accompagna da un po’ si tramuta in energia di rinnovamento. “L’idea era quella di aprire una parentesi… sospendere quello che stavo facendo per costruire qualcosa di nuovo…” – A parlare è <strong><a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank">Claudio Giovenzana</a></strong>. Laurea in psicologia. Due master di specializzazione alle spalle. Un lavoro nel campo sociale.</p>
<p>“Ho fatto tutto ciò che c’era da fare… tirocinio, corsi di formazione, lavorato tantissimo&#8230; co.co.pro. … co.co.co… cooperativa sociale… lavori diversi accomunati da impegno, sacrificio e dedizione… più andavo avanti però, più mi accorgevo che la qualità della mia vita era bassa…” mi racconta Claudio.</p>
<p>Di fronte a questo malessere, Claudio reagisce. Viaggi e storie gli illuminano la strada. Gli fanno da spartiacque tra un prima e il dopo. Ad aiutarlo viaggiatori come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Chatwin" target="_blank">Chatwin</a>, reporter come <a href="http://www.tizianoterzani.com/" target="_blank">Terzani</a>.</p>
<p>“… la mia idea non era solo quella di viaggiare… io sentivo la necessità di raccontare… raccontare la storia di persone orientate alla felicità…”. Definito questo, mancava solo di decidere il mezzo per gli spostamenti. La scelta ricade su una Moto Guzzi “California” del ’97. Per prepararsi al viaggio otto mesi in un’officina meccanica &#8211; “… dovevo prepararmi per intervenire manualmente sulla moto in caso di guasti… e poi mentalmente… mi serviva un arco di tempo per capire che quello che stavo facendo era la scelta che volevo…”.</p>
<p>Una preparazione tecnica ed interiore. Una consapevolezza che è divenuta tale solo nel momento della partenza. Biglietto aereo in mano. Moto spedita.  Ad accompagnare Claudio Giovenzana in questa avventura il Toporso – “… un orsacchiotto… è il simbolo di questo viaggio… un viaggio che definirei di un adolescente di terza età… il punto d’incontro tra il mondo reale e la capacità di sognare… un viaggio fatto con il disincanto dei bambini…” mi dice Claudio con voce vibrante.</p>
<p>Il viaggio ha inizio. Prima tappa New York. Poi Canada. Discesa nella West Coast. E ancora Messico, Guatemala e poi di ritorno in Messico. Tre anni sono trascorsi. Tre anni di viaggio. Tre anni in viaggio. Tre anni dall’inizio della seconda vita di Claudio.</p>
<p>Un riferimento sul web. <a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank">Longwalk</a>, immagini, video e testi che immortalano gli incontri fatti. Modalità diverse per comunicare emozioni.</p>
<p><a href="http://www.longwalk.it/it/libri/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2103" title="TRANSCANADA - CLAUDIO GIOVENZANA" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Copertina-400-pixel-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Un libro. <a href="http://www.longwalk.it/it/libri/" target="_blank">Transcanada</a>. Il racconto dei primi 10.000 km. 130 pagine di parole e foto.</p>
<p>Collaborazioni. Diverse. Quotidiani, magazine e altro ancora ospitano le testimonianze di Claudio.</p>
<p>“… se guardo indietro a questi tre anni trascorsi mi sembra un sogno… o meglio ancora tanti sogni… quelli che sono riuscito a vivere attraverso gli occhi e le parole delle persone che ho incontrato… sogni non come qualcosa di onirico… ma come desideri… qualcosa di tangibile… realizzabile…”, sottolinea Claudio.</p>
<p>La città di Taxco, 150 km da Città del Messico, è il luogo dove Claudio si è fermato a raccogliere idee ed a consolidare la sua altra professione di fotografo, ma è solo una nuova tappa. L’intenzione di Claudio è quella di riprendere il viaggio prima a Nord del Messico per poi invece dirigersi vero il Chiapas – “… è la parte più indigena di questa terra… da lì il Guatemala per poi scendere a sud… in Argentina”.</p>
<p>Nel frattempo Claudio ha diversi progetti. In questo momento di apparente staticità, la sua mente è in continuo movimento – “… questa pausa mi serve anche un per mettere su carta quello che finora ho fatto… sto scrivendo nuovi racconti… sto pure riorganizzando il materiale video e fotografico… è necessario per capire quello che ho fatto e quello che potrò fare…”.</p>
<p><a href="http://www.longwalk.it/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2101" title="Toporso Temascal 2" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/Toporso-Temascal-2-e1306253880253.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<p>La cosa che lascia più entusiasti di Claudio però è la serenità. Sentirlo parlare, vederlo gesticolare lascia intravedere che la strada che ha intrapreso è quella giusta – “… i confini di questa mia nuova vita si stanno sempre più delineando… vado avanti e mi accorgo che voglio sempre più essere un reporter… focalizzarmi sulle cose che contano… voglio studiare e applicare questo stile narrativo ai miei incontri… incontri diversi, ma che hanno come tratto comune il tema fondamentale della nostra esistenza… la felicità”, questa volta mi dice sorridendo Claudio.</p>
<p>La narrativa come terapia. Potremo sintetizzare così il lavoro di ricerca di Claudio. Un lavoro che si sta affinando sempre di più. Un viaggio che ha avuto un suo inizio, ma forse che non avrà una fine. Un percorso particolare, che mette al centro l’uomo. I suoi sentimenti.</p>
<p>Una speranza che prende forma. Un’insoddisfazione che innesca un cambiamento. La costruzione di una nuova vita che ha preso forma da un sogno.</p>
<p>Non è semplice quello che Claudio Giovenzana sta facendo. Non si tratta di mettersi in moto e viaggiare. La moto qui è solo un mezzo di trasporto, forse il più idoneo per il tipo di viaggio, ma la cosa va ben oltre. Si tratta di sostenere con dei contenuti, dei buoni contenuti quello che si vede. Quello che si sente.</p>
<p>Sono da poco trascorse le 18 qui in Italia. Da qualche minuto ho terminato la chiacchierata con il Messico. Mi metto a sfogliare Transcanada. Ricordo le parole di Claudio, che ora di anni ne ha trentuno. Vedo i risultati di quello che ha fatto. Sogno pure io. Gran bel lavoro Claudio. Complimenti.</p>
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		<title>E se fosse stata tutta &#8220;colpa&#8221; del camper? &#8211; Elisa Loriato</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 07:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[camper]]></category>
		<category><![CDATA[consulente per viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[elisa loriato]]></category>
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		<description><![CDATA[Il camper è molto di più di una semplice scelta di vacanza. Forse si avvicina ad una forma di nomadismo. Con una particolarità però, ci si sposta alla scoperta del mondo portandosi con sé un pezzo di casa. Già perché comunque il camper è un’estensione della propria residenza fisica. Meglio ancora il camper è una seconda casa viaggiante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/ilmecenatedanime_elisa_loriato.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/ilmecenatedanime_elisa_loriato.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Il camper è molto di più di una semplice scelta di vacanza. Forse si avvicina ad una forma di nomadismo. Con una particolarità però, ci si sposta alla scoperta del mondo portandosi con sé un pezzo di casa. Già perché comunque il camper è un’estensione della propria residenza fisica. Meglio ancora il camper è una seconda casa viaggiante. I veri camperesti hanno sempre il camper pronto per partire. Stoviglie apposite. Lenzuola su misura. Carte da gioco, forse quelle sì, rubate al soggiorno di casa. L’atmosfera che si respira è quella familiare, tipica di una casa in perfetta armonia.</p>
<p>Cosa succede se una persona fin da bambina trascorre parte del suo tempo viaggiando su questa casa in movimento? Può succedere che si innamori. Si innamori dei viaggi. Si innamori della scoperta. Si innamori di un approccio dinamico del pensiero. Aprire gli occhi. Abbattere confini fisici e mentali di barriere geografiche, pur mantenendo ben presente le proprie origini.<br />
<div id="attachment_2061" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/famiglia-114-e1305272220502.jpg" alt="" title="Elisa Loriato - E se fosse stata tutta colpa del camper?" width="450" height="317" class="size-full wp-image-2061" /></a><p class="wp-caption-text">Elisa Loriato con la sorella durante i primi viaggi in camper</p></div></p>
<p>Forse deve essere successo proprio questo a <strong><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank">Elisa Loriato</a></strong>. Figlia di camperesti. In viaggio già all’età di cinque anni. Innumerevoli Paesi visitati. Diverse culture conosciute. Il suo imprinting non poteva essere diverso. Il viaggio era e rimane la sua passione.</p>
<p>E’ per questo che la storia di Elisa diventa nella sua semplicità un racconto emblematico. Si laurea velocemente in lingue e culture per il management turistico. Entra presto a far parte del mondo del lavoro. Ma se esser giovani dovrebbe rappresentare un vantaggio, questo elemento nelle aziende troppo spesso viene limitato ad un aspetto contributivo. Per il resto l’indice anagrafico rimane una sorta di ordine gerarchico. Il più piccolo taccia e faccia solo ciò che gli venga richiesto.</p>
<p>In parte a questo supplizio di camuffata gavetta, Elisa viene risparmiata. Viene assunta all’interno dell’ufficio legale di una fashion company internazionale. Certo non ci sono i viaggi, ma c’è una nuova lingua da parlare e ancor di più uno straordinario rapporto con i colleghi da coltivare.</p>
<p>Ed è proprio da questo ufficio che Elisa riceve nuova linfa. In particolar modo dai due diretti responsabili di madrelingua inglese, Elisa ha la possibilità di amplificare la sua già dinamica impostazione mentale – <em>“… un’impostazione che ti aiuta ad essere quello che sei… un percorso che ti mette ripetutamente alla prova, che però è ricco di soddisfazioni” </em>mi dice.</p>
<p><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/P1000454-40-e1305272627639.jpg" alt="" title="Elisa Loriato" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2063" /></a></p>
<p>E’ così che Elisa piano piano prende sempre più coscienza di sé. Dei propri limiti <em>“… non potevo trattare direttamente un contratto perché comunque non potevo giustamente cogliere quelle chiamiamole sfumature date da una lingua diversa dalla mia…</em>”. Delle proprie passioni <em>“… in parte ero soddisfatta perché potevo finalmente parlare in inglese, però più passava il tempo più mi rendevo conto che soffrivo d’intolleranza nei confronti della scrivania…”</em>.</p>
<p>A tutto a ciò si devono aggiungere alcuni aspetti. Gratificazioni. Dall’ufficio non mancavano. Dalla Direzione non sempre giungevano. Poi, il contatto con la gente. Certo in azienda non scarseggiava, ma nel suo ruolo forse era un po’ limitato. Infine, la capacità organizzativa. Elisa prendeva sempre più coscienza di esserne dotata.</p>
<p>Gli ingredienti ormai c’erano tutti. Viaggi, lingue, persone e organizzazione. Mancavano solo le istruzioni di come ben amalgamarli tutti insieme.</p>
<p>Nel frattempo Elisa si avvicinava sempre di più verso quella manovra che porta il nome di cambiamento.</p>
<p>Prende il patentino di accompagnatore turistico. Si diletta a dispensare consigli agli amici che devono andare in viaggio. Il dado è tratto. Nella sua mente si fa largo tra sistematici dubbi, una risposta. Con questa certezza quasi raggiunta, Elisa fa un altro passo. Personale. Anche se non sempre è possibile scindere quello che si fa da quello che si è. C’è un matrimonio e un lungo viaggio in Australia. Il coronamento di un sogno per una viaggiatrice come lei.</p>
<p><a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/05/P1010397-e1305272798266.jpg" alt="" title="Elisa Loriato" width="450" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-2065" /></a></p>
<p>Di ritorno in azienda la comunicazione delle dimissioni. L’atto finale di una scelta meditata da tempo. Sono trascorsi cinque anni da quando aveva varcato per la prima volta il cancello di quella sua prima formante esperienza lavorativa. E’ il 23 dicembre del 2010 quando per l’ultima volta si lascia la facciata alle spalle, prima di salire in auto. Il tragitto fino a casa è un interrotto pianto. Poi arriva il sorriso. Quel sorriso dato dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta.</p>
<p>Elisa Loriato si ritrova all’inizio del nuovo anno con un futuro tutto da scrivere. Riprende in mano i tasselli delle sue passioni e allo stesso tempo la sua vita. Una frase le gira per la testa <em>“&#8230; rendere felice chi viaggia…</em>”. Infatti mi dice: <em>“…. io che avevo sempre la valigia in mano… che avevo ricordi bellissimi legati ai miei viaggi… non potevo capire chi non desiderava fare altrettanto… forse si trattava solo di fargli vivere la giusta esperienza… quella più adatta… fargli vivere un’esperienza unica</em>”.</p>
<p>E così che Elisa diventa <a href="http://www.cartorange.com/elisaloriato/" target="_blank">consulente per viaggiare</a>. Trova una struttura che le mette a disposizione le informazioni e nel giro di poco ciò che prima faceva in modo naturale, dispensare consigli sui viaggi, lo fa diventare un’attività. Ed ecco che Elisa tra un passa parola ed un altro si ritrova non solo con gli amici, ma anche con “<em>coloro che non hanno tempo o chi non ha l’abilità nell’utilizzo di Internet”</em> a fare ciò che ha sempre fatto.</p>
<p>Ma questo è solo l’inizio. Il sogno di Elisa è qualcosa di più articolato. Il passo successivo innanzitutto sarebbe quello di accompagnare chi va in viaggio – <em>“… fargli conoscere i posti dove sono stata io… valorizzare anche il territorio dove vivo…</em>”. Poi c’è un progetto molto più ambizioso. E’ ancora in fase embrionale. E’ legato ai camper, d’altronde non poteva essere diversamente. Si tratta di ridare una valenza culturale oltre che economica a questo modo di viaggiare.</p>
<p>Tutto è pronto. Il camper è acceso. La traiettoria è segnata. Non rimane che partire con Elisa.</p>
<p>Buon viaggio a tutti!</p>
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