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	<title>Il mecenate d&#039;anime &#187; arte</title>
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	<description>Storytelling by Andrea Bettini</description>
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		<title>Arte e design in un&#8217;unica persona &#8211; Elena Tordini</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 07:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…”. Con queste parole Elena Tordini, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Ilmecenatedanime_Elena_Tordini.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>“<em>È stato un viaggio introspettivo… per certi aspetti all’inizio anche doloroso… ma riprendendo in mano quelle matite ho ritrovato tutta quella vitalità derivante dalla consapevolezza di fare qualcosa che sentivo mio…</em>”. Con queste parole <strong><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank">Elena Tordini</a></strong>, conclude un dialogo la cui partenza sembrava infrangersi inesorabilmente su un contesto socio-economico completamente trasformatosi negli ultimi anni.</p>
<div id="attachment_3445" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3445" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena_Tordini_-e1396446439485.jpg" alt="" width="435" height="319" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. by Patrizia Minelli)</p></div>
<p>Siamo a Prato e il resoconto di Elena, va ben oltre a qualunque reportage o servizio giornalistico. È chiaro che non riesce a rimanere distaccata dall’analisi di ciò che è accaduto e sta tutt’ora accadendo in quella provincia. Lei è nata lì. Ha lavorato lì. È stata protagonista delle glorie di un distretto artigianale/industriale. È solo spettatrice della sua scomparsa. Analizzare le cause, individuare i responsabili, provare a fare una previsione di ciò che potrà ulteriormente accadere, non è ne semplice e forse nemmeno possibile. Sta di fatto che quella che chiamano qui “invasione cinese” e lo “scippo” dell’indotto tessile pratese, presenta delle criticità che trovano strette correlazioni con la perdita di valori. Valori legati al lavoro. Valori legati all’etica. Valori legati alla persona.</p>
<div id="attachment_3435" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3435" title="Details  - Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/D-1-finito-e-ridotto_-e1396446868712.jpg" alt="" width="435" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Details</p></div>
<p>In questo scenario la storia di Elena assume un ulteriore significato di riscatto e di volontà di rimettersi in gioco. Lei nipote di un pittore, fin da piccola voleva fare l’artista. Non era il capriccio di una bambina, ma la sua modalità innata di comunicare con gli altri. Però a Prato si lavora, mica si può “perdere tempo” a rincorrere sogni. Un compromesso sembra la scuola per disegnatrice di moda. Estro artistico finalizzato ad un lavoro concreto. Poi comunque permette seppur momentaneamente di uscire dalla propria città. Adempiuti gli studi si inizia subito a lavorare nell’ambito manifatturiero pratese. La strada di Elena sembra essere ben definita, se non fosse che, arriva una maternità e un matrimonio. Elena ha diciottanni e si ritrova subito a dover confrontarsi con responsabilità importanti e progetti sicuramente diversi da quelli programmati.</p>
<blockquote><p>&#8216;<em>Chi cade al suolo si rialza appoggiandosi ad esso</em>&#8216;</p>
<p>(Nichiren Daishonin)</p></blockquote>
<p>In questo periodo Elena però acquisisce nuove competenze. Fa suoi i primi programmi di grafica ed inizia a disegnare loghi, marchi ed altro ancora. Con queste nuove conoscenze, rientra nel mondo tessile applicando le sue capacità grafiche al tessuto. I risultati si vedono e le sue collaborazioni con le imprese locali trovano un buon riscontro. Poi però succede l’imprevisto. Arrivano i primi cinesi. La concorrenza si inasprisce. Tecnici tessili per sopravvivere si propongono come grafici, fino ad arrivare ad oggi, dopo a mala pena il 15% delle imprese pratesi sono sopravvissute.</p>
<div id="attachment_3451" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank"><img class="size-full wp-image-3451" title="Pensieri Nudi a Firenze di Elena Tordini" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Pensieri-Nudi-a-Firenze_-e1396447206808.jpg" alt="" width="435" height="621" /></a><p class="wp-caption-text">Opera di Elena Tordini tratta dalla collezione Pensieri Nudi </p></div>
<p>Elena non demorde cerca nuove strade. Disegno di prodotto. Complementi d’arredo. Adegua la sua creatività. Creatività che trova la sua realizzazione in una linea di oggetti e in un tavolo disegnato che trova il plauso della commissione del Florence Design Week, che invita Elena ad esporre la sua creazione. Ma in un andirivieni di situazioni, accade pure che Elena rimanga coinvolta in un incidente automobilistico, che gli impedisce di lavorare al completamento di quel tavolo che doveva trovare la meritata vetrina durante quell&#8217;appuntamento fiorentino.</p>
<p>Ma è proprio in una situazione come questa, dove ancora una volta, sembra di aver perduto un’importante occasione, che Elena Tordini inizia a fare ciò che non era riuscita a fare prima. Inizia a dipingere a mano. A casa ritrova un vecchio corso di pittura dello zio. Inizia a fare un ritratto. Si sofferma sugli sguardi. Sugli occhi. Riesce a riprodurre l’intensità delle espressioni delle persone. Il bianco e nero che utilizza sembra potenziare tutto ciò. Elena ha la conferma che la pittura insieme al design sono i suoi linguaggi per mettersi in contatto con il mondo. Inizia un nuovo viaggio per Elena. È il dicembre 2013 e nel suggestivo luogo com’è l’Opificio JM di Prato, approdano le prime collezioni pittoriche di Elena: <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.336838526418892.1073741826.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Pensieri Nudi</a> e <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.412594195509991.1073741838.218092518293494&amp;type=3" target="_blank">Details</a>.</p>
<p>Il resto? È presente. Il resto è <a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer">Elena Tordini</a>, artista, designer e “spacciatrice di idee”.</p>
<div id="attachment_3453" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="https://www.facebook.com/ElenaTordini.artist.designer"><img class="size-full wp-image-3453" title="Elena Tordini - Arte e design in un'unica persona" src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2014/04/Elena-Tordini-e1396447669615.jpg" alt="" width="435" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Tordini (ph. Patrizia Minelli)</p></div>
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		<title>Una strada in comune: Valerio Tirapani ed Emanuele Di Feliciantonio</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 08:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma nord. Una strada. Una via. A nemmeno cento metri di distanza due abitazioni. Da una di queste un ragazzo esce. Subito dopo una curva a destra, fa un fischio. Il cancello dell’altra casa si apre. E’ un incontro. E’ l’incontro. E’ un rituale che si ripete quasi tutte le sere. E’ un’amicizia nata in passato, che vive il presente e si proietta nel futuro. E’ più semplicemente la storia di Valerio ed Emanuele.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Roma nord. Una strada. Una via. A nemmeno cento metri di distanza due abitazioni. Da una di queste un ragazzo esce. Subito dopo una curva a destra, fa un fischio. Il cancello dell’altra casa si apre. E’ un incontro. E’ l’incontro. E’ un rituale che si ripete quasi tutte le sere. E’ un’amicizia nata in passato, che vive il presente e si proietta nel futuro. E’ più semplicemente la storia di Valerio ed Emanuele.</p>
<div id="attachment_3095" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/DiFeliciantonio-Tirapani-e1360052462935.jpg" alt="" title="Valerio Tirapani ed Emanuele Di Feliciantonio" width="435" height="289" class="size-full wp-image-3095" /><p class="wp-caption-text">Valerio Tirapani ed Emanuele Di Feliciantonio</p></div>
<p><strong><a href="https://www.facebook.com/ermoviola" target="_blank" >Valerio Tirapani</a></strong> ha ventidueanni. Fa il postino. E’ pittore. <strong><a href="https://www.facebook.com/EmanueleDiFeliciantonioPhotoreporter" target="_blank">Emanuele Di Feliciantonio</a></strong> ne ha ventisette ed è un fotografo professionista. Si conoscono fin da bambini. Hanno giocato insieme. Hanno corso. Riso e qualche volta si sono pure azzuffati. Ora condividono parole. Scambiano pensieri. Si confrontano sulla vita. Oggi come ieri una cosa è rimasta intatta. La gioia di stare insieme. La spensieratezza di una paio d’ore passate in compagnia.</p>
<p>Per Valerio c’è un liceo artistico iniziato e un diploma in psicopedagogia conseguito, ma soprattutto c’è il disegno. Quello che ha sempre fatto con una matita in mano. Quello che ha scoperto quando si è ritrovato con gli attrezzi di una pittrice scomparsa. E’ proprio lì che quasi per gioco, quello che era un suo modo di intrattenere il tempo, diventa qualcosa di più strutturato. Da un foglio passa alla tela. Dal pensiero alla pittura. Un giorno prende un quadro acquistato tempo prima all’Ikea. Non gli piace. Forse non gli è mai piaciuto. Lo gira e ne disegna uno lui. E’ una “finestra”. E’ la prima di una lunga serie. Nel guardarle il senso che ne ha è quello di entrarci dentro. E’ quello di entrare nell’anima delle persone. Una visione che prende forma. Per Valerio la soddisfazione è totale.</p>
<p>Emanuele inizia a lavorare a tredici anni.  A quindici riceve la sua prima paghetta. A diciotto passa al professionismo. Da allora è il fotografo ufficiale di tutto ciò che è arti marziali, boxe, sollevamento pesi e molto altro ancora, perché come dice lui “dove si menano io ci sto”. Emanuele è un po’ figlio d’arte in tutto ciò. Il suo legame con lo sport è un legame generazionale. Suo nonno praticamente ha introdotto le palestre a Roma. Suo padre si è occupato di produzioni televisive legate alle arti marziali. Produzioni che dopo la sua scomparsa, Emanuele segue insieme alla fotografia.</p>
<p>In questi due contesti professionali apparentemente lontani, ecco che <a href="https://www.facebook.com/ermoviola" target="_blank" >Valerio</a> ed <a href="https://www.facebook.com/EmanueleDiFeliciantonioPhotoreporter" target="_blank" >Emanuele</a> trovano un punto di contatto. Quasi inevitabilmente tra una chiacchierata e l’altra di una delle tante serate trascorse insieme, si ritrovano a condividere un’idea. Perché non mettere insieme la pittura con la fotografia? Nemmeno il tempo di capire come, che passano immediatamente all’azione. Valerio dipinge le sue finestre sulle schiene di alcune persone. Emanuele che sa cogliere l’essenza di un gesto fisico immortala il tutto. Il risultato è straordinario. E’ straordinario per la bellezza che rappresenta. E’ straordinario perché è il perfetto equilibrio di due forme d’arte. E’ straordinario soprattutto perché è la sintesi di un’amicizia che traspare nella sua completezza.</p>
<div id="attachment_3096" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/stampa-70x100_001-e1360052774347.jpg" alt="" title="Valerio Tirapani feat. Emanuele Di Feliciantonio" width="435" height="304" class="size-full wp-image-3096" /><p class="wp-caption-text">La pittura di Valerio Tirapani incontra la fotografia di Emanuele Di Feliciantonio</p></div>
<p>L’idea non si ferma. Due, tre, quattro fino ad arrivare ad una decina di opere. Opere dove la posizione dei modelli è la cornice e la loro schiena diventa la tela. Il progetto viene mostrato. Prima ad amici. Poi a galleristi ed esperti di arte. Le conclusioni sono sempre quelle. Quelle che ti portano via le parole per lasciare spazio alle emozioni. Iniziano una prima serie di  mostre in giro per l’Italia. I consensi si moltiplicano. Anche i sorrisi, quelli di <a href="https://www.facebook.com/ermoviola" target="_blank" >Valerio</a> ed <a href="https://www.facebook.com/EmanueleDiFeliciantonioPhotoreporter" target="_blank" >Emanuele</a> che sembrano aver trovato una chiave di lettura a tanti discorsi fatti in piacevoli serate trascorse insieme.</p>
<p>E’ solo l’inizio. Il passo successivo non è ancora svelato, ma sicuramente sarà un altro entusiasmante viaggio nell’animo delle persone. Intanto è giunta un’altra sera. Dopocena Valerio scende di casa. Dopo pochi passi inizia a fischiare e la porta di casa Di Feliciantonio si apre. Perché alla base di tutto c’è la loro grande amicizia.</p>
<div id="attachment_3097" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2013/02/stampa-70x100_002-e1360052896423.jpg" alt="" title="Valerio Tirapani feat. Emanuele Di Feliciantonio" width="435" height="304" class="size-full wp-image-3097" /><p class="wp-caption-text">Valerio Tirapani feat. Emanuele Di Feliciantonio</p></div>
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		<title>La Principessa del Velo – Argentina Verderame</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 08:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sua storia potrebbe essere il frutto di un racconto passato. Ci sono principi, misteri, coincidenze, ragione e passione. C’è una città che è la culla dell’energia vitale, Napoli. C’è né un’altra in continua sospensione tra sogno e realtà, Venezia. C’è pure un nome che sembra piuttosto lo pseudonimo di un’artista, Argentina. Come quella terra che forse proprio il nonno desiderava raggiungere e che alla figlia aveva assegnato come nome, se non fosse che un tragico incidente gliela strappò con troppo anticipo. Il nome viene tramandato. E la prima femmina ad arrivare è proprio lei, Argentina Verderame.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>La sua storia potrebbe essere il frutto di un racconto passato. Ci sono principi, misteri, coincidenze, ragione e passione. C’è una città che è la culla dell’energia vitale, Napoli. C’è né un’altra in continua sospensione tra sogno e realtà, Venezia. C’è pure un nome che sembra piuttosto lo pseudonimo di un’artista, Argentina. Come quella terra che forse proprio il nonno desiderava raggiungere e che alla figlia aveva assegnato come nome, se non fosse che un tragico incidente gliela strappò con troppo anticipo. Il nome viene tramandato. E la prima femmina ad arrivare è proprio lei, <strong><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank">Argentina Verderame</a></strong>.</p>
<div id="attachment_3042" class="wp-caption alignleft" style="width: 298px"><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Argentina_Verderame_Mistero-288x300.jpg" alt="" title="La principessa del velo - Argentina Verderame - Mistero" width="288" height="300" class="size-medium wp-image-3042" /></a><p class="wp-caption-text">Mistero di Argentina Verderame</p></div>
<p>Tutto ciò sembra il frutto di un’arguta fantasia se non fosse che Argentina Verderame esiste e tutto ciò che si è creato attorno a lei pure esiste. Forse proprio ciò che lei è oggi non è altro che la sintesi di un percorso dove arte ed esistenza si intrecciano in maniera indissolubile, scardinando confini naturali e sovrapponendo l’essere a ciò che fa.</p>
<p>Argentina questo lo sa bene, lei che nasce pittrice, lei che a fatica riesce a contenere il suo estro artistico. Il termine ribelle le viene insignito durante il suo percorso all’<a href="http://www.accademiadinapoli.it/" target="_blank">Accademia delle Belle Arti di Napoli</a> per approfondire le tematiche della pittura e della scenografia. Ma non è un termine consono a lei. Lei che si diploma con il massimo dei voti e che il suo anticonformismo non è il frutto di bizzarrie, piuttosto semmai di una sua personale sensibilità nell’interpretare tutto ciò che è arte. In primis la vita.</p>
<p>Dopo gli studi fa la sua prima mostra personale. E’ un principe a sostenerla. Don Francesco Amoroso d’Aragona diventa il suo mecenate. E’ un successo. Un successo di quelli che a molti potrebbe far intendere di essere arrivati, non certo per lei però. Argentina la cui esistenza è costellata d’incontri, con luoghi, con persone, che le indirizzeranno la vita in direzioni inaspettate, non può accontentarsi di un successo seppur meritato così immediato.</p>
<p>Ed è proprio in un luogo. In una chiesa sconsacrata nel pieno centro storico di Napoli che le nasce un primo desiderio, apparentemente non significante, ma che invece rappresenterà il punto di una nuova partenza. Sente la necessità di dover allestire quello spazio, di fornirgli una veste diversa e il bianco, il bianco del velo di una sposa, è l’elemento che dovrà ridare nuova luce a quel luogo. Ma trovare così tanto materiale per fare ciò non è cosa semplice, soprattutto se non si dispone di ingenti risorse economiche. Ma è il fato, oppure la determinazione nel realizzare ciò, permette ad Argentina di fare un altro incontro, quello con lo stilista <a href="http://www.giannimolaro.it/" target="_blank">Gianni Molaro</a>, che s’innamora della sua idea. Argentina non deve aggiungere altro, dopo qualche mese si ritrova con quattrocento metri di velo da sposa.</p>
<div id="attachment_3045" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Argentina_Verderame_Napoli-225x300.jpg" alt="" title="La principessa del velo - Argentina Verderame" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-3045" /></a><p class="wp-caption-text">La sposa dell'arte a Napoli presso l'Accademia delle Belle Arti di Argentina Verderame</p></div>
<p>A fatica riesce a ricomporlo nella sua stanza da letto dopo averne preso visione. I dubbi su come tagliare quel lungo velo per allestire la Chiesa durano poco. Quel velo assume subito un significato diverso per Argentina. Rappresenta lo strumento per esprimere la sua creatività. Le trasparenze di quel dono, non sono altro che l’essenza di ciò che Argentina può esprimere. Il velo non viene tagliato, ma indossato come fosse il costume per mettere in scena la sua vita. Argentina inizia allora una serie di happening in giro per il mondo. Ogni pezzo di quel velo rappresenta una parte di sé. Un incontro. Una storia accaduta. Un’altra che può accadere. In questo più o meno svelarsi, Argentina racconta qualcosa di sé. Quel velo è il testimone dei suoi viaggi. Quel suo sposarsi con l’umanità.</p>
<p>E’ un peregrinare artistico quello di Argentina. Anche Venezia sembra solo un tappa di questo suo lungo viaggio. Invece qui accade ciò che forse rende ancora più straordinaria la sua storia. Ascolta il consiglio di un amico fotografo che la invita a vivere più intensamente quella città, di entrare più in simbiosi con quel luogo, di scoprirne le bellezze architettoniche. Per Argentina sembra una cosa irraggiungibile. Senonché ancora una volta gli incontri sono l’elemento che invertono ogni forma di probabilità matematica. E’ un uomo che di Venezia conosce ben i segreti a far sì che i palazzi sul Canal Grande si spalanchino alla creatività di Argentina. Per lei tutto ciò rappresenta un altro importante tassello per condividere la sua espressività artistica. Il legame con la città si rafforza. Tant’è che proprio quelle calli e quei ponti, sembrano la naturale scenografia per le rappresentazioni di Argentina.</p>
<div id="attachment_3047" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?id=4500" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Argentina-Verderame-Il-sogno-diventa-realtà-e1355215049545.jpg" alt="" title="Argentina Verderame - Tra il sogno e la realtà" width="435" height="286" class="size-full wp-image-3047" /></a><p class="wp-caption-text">Tra il sogno e la realtà. Happening di Argentina Verderame presso l'Hotel Savoia Jolanda a Venezia</p></div>
<p>Ma il viaggio di Argentina non finisce qui. Seppur ora si divida tra Venezia e Napoli, è l’intero mondo il suo palcoscenico. Il viaggio della principessa del velo continua. D’altronde è una storia epica e come tale non può aver termine. Al massimo può diventare leggenda.</p>
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		<title>Dalla Russia con passione &#8211; Elena Cadic</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 13:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se non me l’avesse detto con quel suo tono pacato, ma intrigante, difficilmente le avrei creduto. Però alla fine tutto quadrava. Perciò anche quella corsa fatta sui colli berici con Putin non solo ci stava, ma era una conferma che tutto può accadere se la costruzione del proprio percorso di vita è ben sostenuta da determinazione, preparazione ed elasticità mentale. Se a ciò si aggiungono delle passioni coltivate e una buona dose di curiosità, le parole di Elena Cadic non sono altro che la testimonianza che “si può fare”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Elena_Cadic_FashionForchetta.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
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<p>Se non me l’avesse detto con quel suo tono pacato, ma intrigante, difficilmente le avrei creduto. Però alla fine tutto quadrava. Perciò anche quella corsa fatta sui colli berici con Putin non solo ci stava, ma era una conferma che tutto può accadere se la costruzione del proprio percorso di vita è ben sostenuta da determinazione, preparazione ed elasticità mentale. Se a ciò si aggiungono delle passioni coltivate e una buona dose di curiosità, le parole di <strong><a href="http://www.fashionforchetta.it/" target="_blank">Elena Cadic</a></strong> non sono altro che la testimonianza che “si può fare”.</p>
<div id="attachment_3017" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a href="http://www.fashionforchetta.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Elena-Cadic-Fashion-Forchetta-e1354715374567.jpg" alt="" title="Elena Cadic - Fashion Forchetta" width="250" height="250" class="size-full wp-image-3017" /></a><p class="wp-caption-text">Elena Cadic, autrice e curatrice del magazine online Fashion Forchetta</p></div>
<p>Nonostante la giovane età Elena non perde un istante per costruire il proprio futuro. A diciottoanni arriva in Italia. Le sue origini russe non si disperdono però. Piuttosto si arricchiscono. Come una spugna s’immerge in una nuova cultura. Con lo stupore di chi non è assuefatto alla bellezza delle cose o più semplicemente è in grado di apprezzarne i contenuti, coglie pienamente quanto di meraviglioso possa esserci nell’arte, nel design, nella moda, nel cibo, nella storia che hanno fatto grande un paese come il nostro.</p>
<p>Per Elena tutto ciò non può che essere un grande punto di partenza. Intraprende il corso di laurea in Storia dell’Arte. Porta rapidamente a compimento il suo percorso di studi ed inizia immediatamente a confrontarsi con il mondo del lavoro. La prima occasione apparentemente sembra lontana da ciò che le sta più a cuore. Diventa assistente ed interprete presso il centro Mességué. E’ pure questa un’esperienza. La possibilità di parlare più lingue le permette di essere elemento prezioso, soprattutto quando gli ospiti di queste strutture sono per lo più stranieri. Poi comunque è l’occasione per fare quella corsa con Putin, che forse non le sarebbe mai accaduta in altre situazioni.</p>
<p>Ma è solo l’inizio. Un passo importante nella direzione che più interessa ad Elena arriva con la collaborazione con un’importante galleria d’arte. E’ qui che inizia a respirare ciò che magari fino a poco tempo prima aveva studiato sui libri di scuola. Opere, artisti, vernissage, la vita di Elena prende un’accelerazione completa. Un anno mezzo, quasi due, dove Elena sette giorni su sette mette a disposizione le proprie competenze e allo stesso tempo non smette il suo continuo apprendimento.</p>
<p>Ed ecco il momento di mettersi in gioco. E’ qui che l’inventiva si sposa con le sue passioni e soprattutto l’intuizione trova sostegno nelle opportunità messe a disposizione da un nuovo modo di comunicare. Internet è lo strumento. <strong><a href="http://www.fashionforchetta.it/" target="_blank">Fashion Forchetta</a></strong> il progetto. Elena Cadic l’ideatrice. A sentirlo raccontare dalle sue parole dopo averla conosciuta, non si può dire altro che doveva finire così. Un nuovo percorso per Elena, che altro non è che l’insieme dei suoi interessi, visti, corretti ed interpretati dalla sua soggettiva. Una soggettiva che è il risultato di un continuo aggiornamento su tematiche di suo interesse. Anche se con Elena non è possibile porre dei confini al suo desiderio di conoscere in una visione globale.</p>
<div id="attachment_3025" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://www.fashionforchetta.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/fashion-forchetta-e1354715109466.jpg" alt="" title="Fashion Forchetta | Luxury Lifestyle Magazine di Elena Cadic" width="435" height="230" class="size-full wp-image-3025" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine di Fashion Forchetta, il magazine online di Elena Cadic</p></div>
<p>Moda e cibo. Sono questi i due elementi iniziali di questo suo progetto. Lei che fin da subito ha colto che cosa ci contraddistingue per il nostro made in Italy nel mondo. Il suo è un approccio da citizen journalist, dove alla base c’è prima di tutto l’essere lettrice. Essere informati, approfondire con letture, scendere in profondità su alcune tematiche prima ancora di iniziare a redigere dei propri contenuti. E’ così che attraverso Fashion Forchetta inizia a pubblicare i suoi primi articoli, le sue prime interviste. Chef e stylist parlano del proprio lavoro, spesso e volentieri anche in termini molto analoghi, forse perché comunque la base creativa è comune. Elena incontra questi protagonisti. Elena prova nuovi ristoranti. Elena partecipa alla presentazione di nuove collezioni.</p>
<p><div id="attachment_3030" class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><a href="http://www.fashionforchetta.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/12/Attachment-2-245x300.jpg" alt="" title="Fashion Forchetta" width="245" height="300" class="size-medium wp-image-3030" /></a><p class="wp-caption-text">La creatività di Elena Cadic è anche nel fare. Ecco un esempio di una collana da lei realizzata</p></div>Fashion Forchetta</a> sta crescendo sempre più. Sia in termini  quantitativi con nuovi articoli, sia in termini qualitativi, frutto della sensibilità e preparazione di Elena nel selezionare oltre che redigere. E’ così che a fianco di moda, cibo e vini, in maniera del tutto naturale, così come deve essere, si affiancano arte, design e fotografia, tutto ciò che può più correttamente esprimere il lifestyle italiano.</p>
<p>Quel giorno che Elena quasi timidamente ad un mio incontro alzò la mano per dirmi che forse anche la sua storia poteva essere d’interesse aveva perfettamente ragione. Elena Cadic non solo racchiude talento e passione, ma trasforma in azione ciò che può far sì che un’idea diventi qualcosa di concreto. Lei stessa è alimentata dalla creatività che caratterizza i prestigiosi designer, chef e stilisti che intervista. Quella creatività applicata che le permetterà di fare grandi cose. Fashion Forchetta è l’inizio. L’arrivo è lontano. Ma nel perseguire la sua destinazione, Elena ne avrà di soddisfazioni.</p>
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		<title>Il pescatore di suoni &#8211; Marco Cecotto</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 14:50:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ci sentiamo la sua stanza è illuminata da una fioca luce artificiale. Non è colpa di particolari fusi orari. Sono le undici del mattino sia da me che da lui. Se deve esserci un responsabile quello semmai è il vento. Certo a Trieste si è abituati alla bora, ma quella di questi giorni è di particolare intensità, tanto da far abbassare le persiane di casa ed attendere che Eolo plachi il suo soffio per un po’.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p>Quando ci sentiamo la sua stanza è illuminata da una fioca luce artificiale. Non è colpa di particolari fusi orari. Sono le undici del mattino sia da me che da lui. Se deve esserci un responsabile quello semmai è il vento. Certo a Trieste si è abituati alla bora, ma quella di questi giorni è di particolare intensità, tanto da far abbassare le persiane di casa ed attendere che Eolo plachi il suo soffio per un po’.</p>
<p>Per <strong><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank">Marco Cecotto</a></strong> la situazione ambientale è certamente cambiata. Passare dalla tranquillità della campagna di una piccola frazione dell’entroterra veneziano dal nome <a href="http://maps.google.it/maps?q=la+salute+di+livenza&#038;hl=it&#038;ll=45.656948,12.809286&#038;spn=0.033835,0.077076&#038;sll=41.442726,12.392578&#038;sspn=18.560562,39.462891&#038;hnear=La+Salute+di+Livenza,+Caorle+Venezia,+Veneto&#038;t=m&#038;z=14&#038;iwloc=A" target="_blank">La Salute di Livenza</a> alla città mitteleuropea per eccellenza, il salto è notevole, ma le passioni portano anche a questo. Perché c’è un elemento che è al centro degli interessi del ventinovenne Marco: <strong><a href="http://soundcloud.com/marcocecotto" target="_blank">il suono</a></strong>.<br />
<a href="http://soundcloud.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/marco_1.jpg" alt="" title="Marco Cecotto - Il pescatore di suoni" width="161" height="184" class="alignleft size-full wp-image-2608" /></a><br />
E’ proprio quando inizia a parlarmi di questo suo amore che anche il vento triestino sembra calmarsi quasi a voler curiosamente ascoltare la storia del giovane Cecotto. Tutto sembra essere iniziato con la visione di un video musicale quand’era bambino. Sullo schermo un musicista rock impugnava una chitarra. Nemmeno il tempo che la canzone terminasse e Marco implora la madre a portarlo a suonare quello strumento a corde. Il primo vero contatto con la musica. Non entusiasmante però, perché al di là di lunghi momenti di solfeggio, viene meno quel trasporto completo che si aspettava. Passano gli anni e a sedici il basso elettrico prende il sopravvento ed insieme ad amici mette insieme un gruppo di musica metal noisecore. Un passaggio fondamentale, ma non ancora una svolta definitiva.</p>
<p>“<em>Cominciai a concentrarmi sempre di più sull&#8217;improvvisazione &#8220;noise&#8221;, sul rapporto diretto, non mediato da strutture, con il suono… suoni che poi diventavano irripetibili però…</em>” mi racconta Marco in un crescendo di emozioni. Ed è proprio per cercare di memorizzare queste improvvisazioni che Marco Cecotto si rivolge per la prima volta all&#8217;informatica e, nel corso degli anni, capisce che la sua strada non è quella del musicista, ma quella della <strong>Sound Art</strong>.<br />
<div id="attachment_2610" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/This-Is-Not-an-Object-1b-Found-Object-interactive-sound-installation-e1329143676453.jpg" alt="" title="This Is Not an Object #1b (Found Object) - interactive sound installation" width="435" height="271" class="size-full wp-image-2610" /></a><p class="wp-caption-text">This Is Not an Object #1b (Found Object) - interactive sound installation by Marco Cecotto</p></div></p>
<p>E’ qui che Marco inizia la realizzazione delle sue installazioni sonore. “<em>Sentivo l’esigenza di trasformare il computer in uno strumento che riproducesse i suoni, ma non in modo seriale…</em>” – è così che arriva alla produzione di opere dove l’interazione diventa l’elemento caratterizzante.  “<em>Ciò che faccio è costruire un sistema a partire dal quale ciò che andrà ad accadere sia non la semplice espressione del mio gusto personale, ma il risultato di una situazione complessa… il prodotto dell’azione dello spettatore da un lato e dell’ambiente dove l’installazione si trova dall’altro</em>”. Questo ultimo aspetto non è indifferente nel processo creativo di Marco: “<em>E’ fondamentale sapere dove l’installazione andrà a finire… se sarà possibile accedervi di giorno o di sera… se sarà in uno spazio pubblico o meno… la durata e quant’altro…</em>”.</p>
<p>Sono diverse le anime che caratterizzano Marco Cecotto. Con una laurea in filosofia e una specializzazione in estetica, ora si trova a confrontarsi in prima persona con questo suo grande amore che ha per il suono. Sono tre le componenti inscindibili della sua persona. L’elemento informatico, che gli permette di realizzare da solo le applicazioni alla base delle sue installazioni. L’elemento sonoro, da intendersi come l’aria che si respira e che ci circonda, perciò vitale. Infine l’elemento artistico, quello che gli permette attraverso il suo estro di creare un’opera attraverso l’utilizzo della sua materia prima, il suono appunto.</p>
<p>Tendenzialmente Marco registra suoni della strada. Seppur non esista un suono preferito ci sono dei luoghi che predilige, come le stazioni, habitat naturali di una molteplicità di stimoli sonori e informazioni. Ma come mi spiega lui, poi può essere l’inaspettato, il suono che fornisce notevoli soddisfazioni, questo come quando si è trovato ad immortalare il suono prodotto da un pneumatico interposto tra due imbarcazioni ancorate vicine tra loro, al momento del loro momentaneo contatto sulla spinta del moto ondoso. E’ su questo aspetto che bisogna avere una spiccata sensibilità legata al senso uditivo – “<em>… chiudere gli occhi ed ascoltare è una delle esperienze più intense che si possa fare… ricordo ancora l&#8217;esperimento di &#8220;blind listening&#8221; durante un live di <a href="http://www.franciscolopez.net/" target="_blank">Francisco Lopez</a> (un nome di assoluta importanza nel panorama della sound art): privati della prospettiva propria della visione, nell&#8217;esperienza acusmatica ci si trova immersi in una dimensione che porta con se un&#8217;esperienza radicalmente differente dello spazio e del tempo</em>”.</p>
<div id="attachment_2613" class="wp-caption aligncenter" style="width: 445px"><a href="http://vimeo.com/marcocecotto" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2012/02/This-Is-Not-an-Object-2b-Sound-Object-interactive-sound-installation-e1329143795704.jpg" alt="" title="This Is Not an Object #2b (Sound Object) - interactive sound installation" width="435" height="271" class="size-full wp-image-2613" /></a><p class="wp-caption-text">This Is Not an Object #2b (Sound Object) - interactive sound installation by Marco Cecotto</p></div>
<p>Ma la sperimentazione per Marco Cecotto non ha mai termine. La sua ricerca nell&#8217;ultimo periodo si è concentrata sulla tenuta dei limiti di varie tipologie di &#8220;oggetto&#8221;, esplorate, decostruite e trasformate attraverso il medium del suono e la strategia dell&#8217;interazione. I primi tre risultati di questa indagine  (Found Object, Sound Object e Art Object), raccolti sotto il titolo <strong>This Is Not an Object</strong>, rimarranno disponibili al pubblico fino al 21 febbraio allo Spazio Pelodrilli di Treviso, nell&#8217;ambito di un&#8217;esposizione organizzata dalla giovane <a href="http://www.notitlegallery.com/" target="_blank">No Title Gallery</a> che lo vede coinvolto insieme all&#8217;artista 108.  Quello che gli piacerebbe fare ora, la sua ambizione, sarebbe invece quella di &#8220;<em>uscire dall&#8217;idea di speaker</em>&#8220;, nel senso di “<em>trasformare il comune concetto di diffusore audio facendo coincidere le due estremità della catena elettroacustica: la sorgente sonora e il dispositivo predisposto a diffonderne il suono amplificato… in altre parole, trasformare gli speaker in oggetti/strumento, facendo in modo che essi non amplifichino altro che sé stessi… su questo sono stato molto influenzato dalla visionaria e pionieristica &#8220;orchestra di altoparlanti&#8221; sviluppata negli anni &#8217;70 <a href="http://davidtudor.org/" target="_blank">David Tudor</a>, e culminata in &#8220;Rainforest IV&#8221;, ma anche dai recentissimi esperimenti di <a href="http://www.fonurgia.unito.it/" target="_blank">Andrea Valle</a> e dal suo &#8220;Rumentarium&#8221;</em>”.</p>
<p>Prima di lasciarci chiedo a Marco se esca sempre in compagnia del suo registratore e lui simpaticamente mi risponde così: “<em>non sempre, ma spesso… anche se devi sapere che registrare i suoni è un po’ come andare a pesca… può capitare di rimanere del tempo ad aspettare che il giusto suono si presenti… ma è anche questo il bello della pesca… l’attesa</em>”.</p>
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		<title>I pensieri fatti a mano di Maria Cristina Pizzato</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 09:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
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<p><a href="http://www.pensierifattiamano.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/Cristina_lordBrett-e1323679818672.jpg" alt="" title="Maria Cristina Pizzato - Pensieri fatti a mano" width="435" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-2490" /></a></p>
<p>Mentre sono al telefono con lei mi viene in mente una canzone. Non è una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Anzi, le sue parole si stampano nella mia memoria. Riesco pure a vederle. Eppure quelle note sono lì presenti. Quasi a voler accompagnare il suo discorso.</p>
<p>E’ un riff di chitarra la musica che ho in testa. Non riesco a ricondurla ad un motivo preciso, ma è qualcosa di rock. Di molto rock. Tutto ciò è strano, dal momento che <strong>Maria Cristina Pizzato</strong>, mi sta raccontando della sua passione per la lana. Più lei mi descrive i suoi lavori a maglia e più il suono della chitarra si fa forte.</p>
<p>Terminata la conversazione, cerco di capire il motivo di tale strana associazione. La risposta mi viene ripensando ad una frase di Maria Cristina &#8211;  “<em>… la maglia è sempre stata una costante, a quattro anni mi ha insegnato mia nonna… poi io mi sono evoluta, leggendo le riviste, lavorando in ufficio durante le pause, organizzando dei piccoli seminari con le mie colleghe, con le amiche…</em>”.</p>
<p>Ma è sul termine “<em>evoluta</em>” che mi soffermo. E’ quella parola che mi ha fatto scardinare uno dei tanti stereotipi. Che il lavoro a maglia appartenga ad una generazione passata. Che sia esclusivamente di padronanza femminile. Che sia un’attività di secondo piano, in un certo qual modo, che non vada oltre il sorriso ironico iniziale che può strappare.</p>
<p>Tutto questo Maria Cristina Pizzato lo sa bene. E’ per questo che mi ha parlato dei suoi lavori fatti a mano, alternando l’entusiasmo che può avere un tifoso parlando della propria squadra e l’arguzia di un dirigente d’azienda nel presentare un suo piano di lavoro. Maria Cristina mi ha piacevolmente spiazzato e non mi è rimasto che applaudire a quanto da lei descrittomi.</p>
<p>Da poco superato i quarant’anni. Da molto impegnata in aziende dall’alto contenuto tecnologico come responsabile <a href="http://www.pensierifattiamano.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/Knit-Cafe_16-11-11_9-300x300.jpg" alt="" title="Maria Cristina Pizzato Knit Cafe" width="300" height="300" class="alignright size-medium wp-image-2493" /></a>Marketing. Maria Cristina è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante per questa sua passione. Il suo blog “<a href="http://www.pensierifattiamano.it/" target="_blank">Pensieri Fatti a Mano</a>”, in meno di un anno è diventato uno spazio di riferimento sul web, per quanto riguarda l’arte del lavoro a maglia. I Knit Cafè, gli incontri che organizza periodicamente per tutti gli appassionati del tema, stanno diventando un appuntamento tanto atteso, quanto partecipato. E per sfatare ulteriormente i preconcetti iniziali, l’età media dei presenti è inferiore ai trent’anni.</p>
<p><a href="http://www.pensierifattiamano.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/Gilet_mantellina-300x225.jpg" alt="" title="Maria Cristina Pizzato Gilet mantellina" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2495" /></a>“<em>Serenità!</em>”. Mi risponde così Maria Cristina, alla domanda cosa rappresenti per lei la lana, aggiungendo poi: “<em>Ha qualcosa di terapeutico… ho imparato a togliermi dei blocchi… lavorando la lana i pensieri della mente assumono un ritmo diverso… come un gomitolo attorcigliato che tu piano piano riesci a sbrogliare, così anche il pensiero diventa più fluido, più lineare…</em>”.</p>
<p>Ma non solo il lavorare la lana ha un effetto positivo in chi lo esegue &#8211; si potrebbe dire che aumenti anche la concentrazione e la consapevolezza in ciò che si fa &#8211; ma c’è pure “il tocco”. Il toccare un filato che trasmette sicurezza, rassicura e allo stesso tempo regala un momento di piacevole relax.</p>
<p><a href="http://www.pensierifattiamano.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/abilmente_borsa-300x231.jpg" alt="" title="Maria Cristina Pizzato - Abilmente borsa" width="300" height="231" class="alignright size-medium wp-image-2497" /></a>Il lavorare a maglia è un gesto creativo, forse anche per questo i colori incidono. Come quelli naturali, preferiti da Maria Cristina. Il lavorare a maglia può essere anche l’intreccio di più elementi. Come la borsa realizzata da Maria Cristina per la fiera Abilmente, che prevedeva delle applicazioni in legno fatte dal padre. L’unione di due materiali. L’unione di due abilità. L’unione.</p>
<p>Che Maria Cristina sia portata per le cose “d’avanguardia” lo si capisce. Sperimentare. Apprendere nuovi tecniche di lavorazione. Attenzione verso l’abbigliamento e la cura dei particolari. Poi comunque ha questo approccio di condivisione. Nonostante la maggior parte delle cose che realizzi le regali, cerca spesso di fronte ad una richiesta di rilanciare – “<em>… perché non lo fai tu che t’insegno?</em>”.</p>
<p>Intanto si vanno sempre più a delineare alcune idee. Un cappotto russo, stile zarina, che vorrebbe realizzare utilizzando la sua amata lana e poi nell’ambito dell’arte, arrivare alla realizzazione di quadri attraverso la maglia. Sono sogni o forse solo dei nuovi punti di partenza per far continuare ad evolvere questa sua passione.</p>
<p>Quindi la prossima volta che vedete Maria Cristina Pizzato all’opera, fate pure il solito sorrisino iniziale, ma poi rimanete ad osservare quanto di meraviglioso possa uscire dal suo sapiente utilizzo dei ferri. I ferri del mestiere.</p>
<p><a href="http://www.pensierifattiamano.it/" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/OniricaLab_KnitCafè_7-e1323680575478.jpg" alt="" title="Maria Cristina Pizzato - OniricaLab KnitCafè" width="435" height="326" class="aligncenter size-full wp-image-2500" /></a></p>
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		<title>Uno sguardo riflesso in una perla &#8211; Moulaye Niang</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bettini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ascolta la storia</strong><br />
<audio src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/ilmecenatedanime_moulayeniang.mp3" controls="controls">Il tuo browser non supporto elementi audio</audio><br />
<a href="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/ilmecenatedanime_moulayeniang.mp3"><em>Scarica la storia (mp3)</em><strong> </strong></a><strong> </strong></p>
<p>Potrebbe essere tranquillamente un set cinematografico se non fosse che qui non si interpreta. Si vive. Comunque sia ha qualcosa di affascinante. Magnetico. Forse anche magico. Sta di fatto che è un luogo dove arrivano e partono persone. E’ un luogo dove i pensieri s’incontrano.</p>
<p>Non è il terminal di un aeroporto. Nemmeno la sala d’aspetto di una stazione. Niente valigie. L’unico bagaglio a mano permesso è il sorriso. Ed è così che in uno dei Sestieri dove sono rimasti ancora dei veri veneziani, illumina la Salizada del Pignater, la vetrina di questo negozio. Perché di un negozio si tratta.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400481251026_260244116026_4870703_3184571_n-e1323076741313.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="301" class="aligncenter size-full wp-image-2467" /></a></p>
<p>Niente paura, qui non troneggiano le insegne di noti brand. Qui l’unica scritta che si fa largo ha qualcosa di originale – <a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><strong>Muranero</strong></a> – sillogismo perfetto per descrivere cosa si realizza. Già, perché c’è un altro tassello da aggiungere a questa storia. In questo luogo dove si avvicendano persone ad apportare il proprio saluto, al suo interno c’è un’artista o forse meglio dire, come piace a lui, un umile artigiano. Il suo nome è <strong>Moulaye Niang</strong> ed è lui l’artefice delle opere in vetro che animano questo spazio.</p>
<p>E’ lui che ha saputo imprimere lo sguardo della sua terra natia, il Senegal, all’antica arte del vetro di Murano. Il risultato è ciò che non riesce a trattenere chi entra nel suo negozio. Stupore per tanta bellezza. Ed è proprio nelle perle in vetro, l’oggetto che maggiormente rappresenta Moulaye, che l’energia di questo incontro si fa più pura. Più intensa.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/19157_260468666026_260244116026_3917172_581528_n-e1323076892179.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="450" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2469" /></a></p>
<p>La sua anima si riflette in ciò che realizza. Il suo spirito emerge dal calore di questo luogo. Un calore umano intenso. Lo sanno bene i vari amici che anche per pochi istanti si fermano a salutare Moulaye. Per ammirarne le opere. Per scambiare qualche parola. Per ritrovare la giusta dimensione del tempo.</p>
<p>“Il tempo deve essere mio…” dice Moulaye. Non è una frase di circostanza. E’ un approccio di vita. E’ il rispetto di quanto necessario per la realizzazione di un’opera. Ma è anche il valore che dà alla propria esistenza. Quella degli altri. Mai prevaricare. Mai imporre.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/MURANERO/260244116026" target="_blank"><img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/29513_400479646026_260244116026_4870657_7020552_n-300x200.jpg" alt="" title="Muranero - Moulaye Niang" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-2471" /></a>La storia di Moulaye Niang potrebbe essere un esempio virtuoso di emigrazione. E’ molto di più. E’ la storia di un ragazzo che con caparbietà e determinazione ha saputo perseguire quella che sentiva essere la sua strada. Questo anche quando andava a bussare alle fornaci di Murano per imparare. Per apprendere un’arte che gli avrebbe permesso di esprimersi attraverso dei manufatti unici. Perché fatti da lui. Mescolando tradizioni diverse. Anche questo è innovare. Evolvere.</p>
<p>Ma l’espressione artistica di Moulaye non si ferma al vetro. Il suo scandire del tempo trova anche un’altra forma d’espressione. La musica. “… la musica è cuore… la musica è emozioni… la musica si suona…”, mi dice iniziando a battere con una bacchetta per scandire il tempo. Lui che voleva essere un bassista ed invece è diventato un batterista. Lui che nonostante le innate doti ritmiche, si ritiene solo un esecutore. Forse perché ha visto cosa vuol dire farsi travolgere dal successo. L’essere famosi e non sapere gestire la notorietà. Come è accaduto ai suoi fratelli. Il clamore che sovrasta l’essenza della musica. Aspetto che Moulaye non sottovaluta mai, anzi che cerca di trasferire anche ai giovani ai quali insegna musica, affinché lo strumento non diventi uno scudo per sentirsi più grande. Per Moulaye la musica è un modo per dare voce alla propria parte emozionale. Forse anche per questo non ha mai voluto approfondire la parte accademica. Conoscerne la parte intellettuale.<br />
<img src="http://www.ilmecenatedanime.it/wp-content/uploads/2011/12/45034_146538305375122_100000568608279_332833_7420777_n-e1323077043383.jpg" alt="" title="Moulaye Niang" width="450" height="301" class="alignleft size-full wp-image-2473" /></p>
<p>Mentre parliamo di tutto ciò ogni tanto veniamo interrotti da qualche amico che entra in negozio. Non sono interruzioni però. Più che altro arricchimenti. Un modo per ampliare i confini dei propri discorsi. Come quando entra un ragazzo entusiasta nel dare conferma che farà parte del gruppo. Dalla musica si passa al viaggio. Il gruppo in questione è quello che Moulaye sta organizzando per andare in Senegal. Dieci giorni. Un paio di settimane. Certo non abbastanza, ma sufficiente per vedere con i propri occhi e non con quelli di stereotipi tramandati, cosa c’è in quella terra.</p>
<p>Intanto a proposito di tempo, i campanili a fianco scandiscono i dodici rintocchi. E’ mezzogiorno. Lascio Muranero non prima di soffermarmi sulla brillantezza di una delle tante opere di Moulaye. Poi guardo i suoi occhi. Ritrovo la stessa brillantezza. Non è un caso. E’ la capacità di ascoltare e riprodurre le emozioni che lo circondano. Bravo Moulaye.</p>
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